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martedì 27 giugno 2017

La Storia Della Coppa America Di Vela: Tutte Le Edizioni 1851-2017

La storia della (futura) America's Cup (Coppa America) di Vela iniziò nel 1848, quando la Regina Vittoria autorizzò la creazione della Hundred Guinea Cup per l'Esposizione Universale del 1851.
Dopo la vittoria dell'equipaggio USA nella prima edizione, la coppa cambiò appunto nome diventando America's Cup.
Nel 1851 un consorzio guidato da John Cox Stevens salpò da New York a bordo della goletta America.
Il creatore dell'impresa era talmente fiducioso che non volle essere pagato prima di aver portato la barca alla vittoria.
Il 22 agosto, la barca statunitense sfidò sedici vascelli del Royal Yacht Club al largo dell'isola di Wight.
America vinse, distaccando di 18' il primo inseguitore.
Cox e i suoi compagni vendettero la barca e si tennero la Coppa.
L'8 di agosto 1870 la gara ebbe inizio dal porto di New York.
Fu una regata caratterizzata da numerose collisioni, con la barca inglese Cambria che si classificò decima e America che arrivò quarta.
La Coppa rimase a New York, grazie a Magic.
Nel 1871 Cambria è sostituita d Livonia, finirà comunque 4-0 per gli americani.
Nelle due edizioni successive entrano come sfidanti due imbarcazioni canadese, entrambe facilmente sconfitte dagli americani.
Nel 1885 tornano in gara gli inglesi, il Defender del NYYC è il 94 piedi Puritan che ha come skipper Aubrey J.Crocker, il risultato è ancora, per la terza edizione consecutiva, di 2 a 0 sul 96 piedi Genesta.
Va sottolineato però che nella seconda una avaria costrinse il Puritan al ritiro.
Sorprendentemente il proprietario inglese di Genesta, Sir Richard Sutton ordina al suo skipper John Carter di ritirarsi anch'esso considerando poco dignitoso vincere senza avversario.
Sutton, grazie a quel gesto, impersonò l'ideale della lealtà sportiva diventando molto popolare.
Nel 1986, 1987 e 1893 le imbarcazioni inglesi vengono sconfitte più o meno nettamente e la coppa rimane ancora una volta in America.


IL TURBOLENTO CONTE INGLESE DI DUNRAVEN
Nel 1895 il difensore, disegnato è Defender.
Lo sfidante, firmato ancora una volta da Gorge Watson è l'imbarcazione inglese Valkirye III e anche il timoniere è lo stesso di due anni prima: William Cranfield.
Valkyrie III perde regolarmente la prima regata, ma nella stessa sera il NYYC riceve una protesta scritta da parte del conte di Dunraven.
Due gli argomenti del conte: l'intrusione di barche degli spettatori nella zona di partenza che lo avrebbero danneggiato e una irregolarità nella zavorra di Defender.
Benchè la prima notazione del conte fosse fondata il NYYC non poteva essere in grado nel 1895 di controllare i già numerosi spettatori ma a partire dall'edizione successiva, la Marina Militare USA, si prese carico del problema.
Per quanto riguarda la zavorra invece Defender e Valkyrie III furono rimisurate e trovate in regola.
Come se non bastasse, la mattina successiva, nelle concitate fasi del prepartenza il boma di Valkyrie III danneggiò il paterazzo (un cavo che sostiene la parte posteriore dell'albero) di Defender che si trovò gravemente danneggiato e fu costretto al ritiro.
Vittoria inglese e 1-1? Niente affatto.
Per non essersi fermato a verificare i danni subiti dall'avversario e per non aver esposto la bandiera di protesta Valkyrie III venne squalificato.
Defender offre la possibilità di ridisputare la regata ma il conte rifiuta sdegnato e il giorno seguente, poco dopo aver attraversato la linea di partenza fa ritirare il suo Valkyrie III.
Defender prosegue da solo per la terza e decisiva vittoria: 3 a 0.
Questi avvenimenti, insieme alla mai spenta disputa riguardo la zavorra di Defender, portarono ad una controversia che coinvolse ammiragli, storici, ambasciatori e naturalmente avvocati.
Ma infine si risolse con l'espulsione del conte di Dunraven dal NYYC.
La situazione comunque si fece sempre più aspra, con gli inglesi che si rifiutarono di sfidare gli USA fino al 1934.


SIR THOMAS LIPTON
Il magnate britannico delle spezie Sir Thomas Lipton lanciò la prima di cinque sfide che durarono per 31 anni.
Nonostante le sconfitte con le varie Shamrock, Lipton (il cui nome è ora associato ad una nota marca di tè) fu premiato dal sindaco di New York con un trofeo speciale, una sorta di attestato di simpatia.
Nel 1903 si ricordi che nell'ultima regata cala la nebbia sul camp e Shamrock III non riesce neppure a tagliare il traguardo entro il tempo massimo.
Dopo la sconfitta del 1920, anche Lipton si scoraggiò ma proprio allora vennero modificate le regole.
Newport divenne il nuovo scenario della gara, e per la prima volta furono imposte precise restrizioni sulle caratteristiche delle imbarcazioni.
Ciò nonostante, nella categoria J-boat l'ottantenne Sir Lipton con la sua Shamrock V fu sconfitto dall'Enterprise di Vanderbilt.
Shamrock V di Charles Nicholson viene sconfitto 4-0 da Enterprise nel 1930.
Lipton invece morirà 1 anno dopo.


IL RITORNO DEGLI INGLESI
Nel 1934 T.O.M. Sopwith guidò il ritorno degli inglesi.
Endeavour era un'ottima barca.
Una volta arrivato a Newport il suo equipaggio professionista chiese un generale aumento di stipendio al quale Sopwith rispose licenziando tutti.
Furono imbarcati dilettanti volenterosi, non evidentemente all'altezza degli allenatissimi predecessori.
Nonostante l'handicap le regate cominciano con due vittorie magistrali di Endeavour, nettamente superiore a Rainbow col vento in poppa.
E nella terza, a metà percorso, prima di riprendere la bolina, lo sfidante inglese ha 6 minuti e 39 secondi di vantaggio, cioè è davvero vicino al 3 a 0.
Talmente vicino che a bordo di Rainbow Vanderbilt lascia il timone e scende sottocoperta a consolare il rappresentante del NYYC.
Tutto sembrava perduto.
Ma il destino aveva deciso altrimenti: Sherman Hoyt prende la guida di Rainbow e comincia a volare.
Non solo, ma uno dei più clamorosi salti di vento della storia della regata porta Rainbow dritto in boa mentre Endeavour è costretto a 4 virate.
Dal possibile ko al 2 a 1.
Vanderbilt corre ai ripari ingaggiando (grazie al giorno di riposo concesso) il velaio di Yankee, Franck Paine, che porta in dote i propri spinnaker.
Da quel momento Rainbow vince tre regate consecutive salvando la Coppa.
Ma lo fa tra nuove polemiche: nella quarta regata una collisione tra le due barche pare favorire Rainbow.
Endeavour protesta, ma la sua protesta non è accolta per un errore di procedura.
Anche nella sesta regata gli inglesi conducono gran parte della prova prima di venire sconfitti definitivamente di soli 55 secondi: finirà 4-2 per gli americani.


GLI ANNI DELLA GUERRA
Nel 1937 la barca inglese Endeavour viene sconfitta 4-0 da Ranger, si ritorna a correre nel 1958 dopo la sospensione forzata per via della seconda guerra mondiale.
Lo scozzese David Boyd firma il disegno di Sceptre su commissione Hugh Goodson.
Sceptre però nasce male e ciò è dimostrato anche dalle difficoltà con le quali riesce a battere il vecchio Evasine (datato 1939) di Owen Aisher nelle selezioni per il ruolo di challenger del Royal Yacht Squadron.
Columbia è troppo forte e la finale si chiude con un impietoso 4 a 0 per gli americani.
Il secondo consecutivo per uno sfidante inglese.


APERTURA VERSO NUOVE FRONTIERE
Fino al 1958, in XVII edizioni di Coppa America, gli inglesi erano stati scelti come sfidanti per 15 volte, praticamente sempre se si eccettua la presenza canadese del 1876 e del 1881.
Il tabellino statistico racconta, nel 1958, di un totale di 50 regate di finale con sole 5 vittorie (una nel 1870 e due ciascuno nel 1920 e nel 1934) contro 45 sconfitte.
E grande anche il rischio che la regata si identifichi con una sfida senza speranza, ancora furiosi per la sconfitta del 1851, che cercano di reagire.
Il "nuovo" del quale la Coppa America ha bisogno è perfettamente rappresentato dall'Australia.
Terra giovane e molto appassionata di vela.
Nel 1962 Sir Franck Packer è un ricco editore di Sydney che acquista il vecchio Vim di Vanderbilt e lo usa come "barca lepre" per il nuovo Gretel che ha commissionato ad Alan Payne.
Al timone c'è Jock Sturrock.
I defender snobbano un po' la prima sfida di "down under" e viene fatto costruire un solo nuovo 12 metri, Nefertiti disegnato e timonato da Ted Hood.
Nonostante il genio di Hood (uno degli inventori della vela moderna) a Nefertiti viene preferito il vecchio Weatherly disegnato da Philip Rhodes per l'edizione del 1958.
Weatherly vince per 4 a 1.
Nel 1964 tornano gli inglesi che con Sovereign perdono 4-0 contro Constellation.
Nel 1967 Intrepid (USA) batte la sfidante australiana Dame Pattie finirà 4-0 per gli americani.
Nel 1970 sempre l'australiana Gretel II viene sconfitta 4-1 da Intrepid, la regata comunque è accesissima sin dalla prima prova quando una protesta del timoniere australiano viene respinta consentendo a Intrepid una facile vittoria.
Nel secondo atto succede anche di peggio.
Gretel II vince la regata, ma a causa di una protesta di Intrepid per una collisione in partenza, viene squalificata.
Qui succede il finimondo con gli australiani che protestano e minacciano di abbandonare la competizione.


DENNIS CONNER E L'ALLARGAMENTO
Da un punto di vista di regolamenti l' edizione del 1974 è la prima che offre una giuria internazionale in luogo di quella del NYYC. 
Già, la Coppa America si disputava con la Giuria composta di membri dello stesso circolo per il quale gareggiava uno dei contendenti.
Sono le conseguenze del supposto maltrattamento ricevuto da Gretel II quattro anni prima e dunque implicitamente un modo per riconoscerne il fondamento.
Oltre ai giudici cambiano anche le norme per la costruzione degli scafi.
Viene ammesso l'alluminio, destinato rapidamente a sostituire il legno.
Lo sfidante australiano Southern Cross è timonato da John Cuneo e disegnato da Bob Miller, un progettista originale.
Scontento anche del suo nome, che qualche mese dopo otterrà di mutare in Ben Lexcen, costui cambierà un destino che pare inalterabile.
Ma bisognerà ancora aspettare 9 anni.
Tra i defender invece al timone c'è il grande Ted Hood.
Ma anche Hood si convince che, almeno in partenza, c'è un ragazzo californiano al quale conviene lasciare la guida.
Il suo nome è Dennis Conner, probabilmente il miglior specialista di questa competizione in un secolo e mezzo di storia.
Anche lui lega da questo momento il proprio nome alla Coppa America.
Finirà 4-1 per gli americani.
Nell'edizione successiva del 1977 lentamente ma inesorabilmente il campo dei partecipanti si allarga.
Questa volta arrivano da tre nazioni diverse: Australia (Australia), Francia (France II sempre del barone Bich come il precedente France) e la debuttante Svezia (Sverige).
L'americana Courageous batterà 4-0 Australia.
Australia non è più lenta di Courageous, ma gli americani hanno maggiore voglia di vincere.
Un po' strano a pensarci bene.
Le motivazioni più forti dovrebbe averle chi non vince da un secolo, anzi, non ha mai vinto.
Turner passerà alla storia negli anni successivi per la creazione delle rete televisiva CNN e per il matrimonio con l'attrice Jane Fonda.


LA FINE DELL'EGEMONIA AMERICANA
Il 1983 fu l'anno dell'imbarcazione italiana Azzurra: ma a sfidare gli americani andò Australia II, la barca di Alan Bond, con John Bertrand come skipper. 
La barca australiana è velocissima così Conner commissiona a Johan Valentijn, nel frattempo diventato cittadino statunitense, un nuovo scafo: Liberty.
Nel frattempo molte energie vengono distolte dal lavoro in mare con una lunga vertenza promossa dal team di Conner che vuole dimostrare in vari modi l'illegalità di Australia II.
Prima si accusano gli australiani di aver effettuato test in Olanda (violando il principio che vuole che lo scafo presentato sia il frutto dell'ingegno dei soli connazionali alla sfida) poi ci si concentra su la misteriosa chiglia.
Di fatto, come vittime di un complesso di colpa, quasi volessero espiare la responsabilità di tante decisioni a senso unico a favore ai padroni di casa, stavolta le decisioni sono tutte contrarie a Conner, Australia II è regolarmente ammessa alla regata.
Lo skipper americano è furioso.
Gli australiani batterono 4-3 Liberty di Conner grazie anche all'accorgimento della "chiglia segreta", ponendo fine ad un'egemonia che durava da 132 anni e 25 sfide, in cui i detentori vinsero 86 delle 78 gare corse.


STARS & STRIPES E LE POLEMICHE
Nel 1987 ci si trasferisce in un assolato club (il Royal Perth YC) su lo Swan River, fiume che bagna Perth, capitale del Western Australia.
Le regate sono organizzate al largo di Fremantle, in oceano, dove ogni pomeriggio arriva "The Doctor", un vento chiamato così perchè capace di lenire i fastidi del sole quindi del caldo.
"The Doctor" è furioso rispetto alla placida meteorologia di Newport.
Spesso vicino ai 30 nodi.
Tra gli sfidanti i migliori sono Dennis Conner (che ora corre per lo YC di casa sua: San Diego, California) e il suo Stars & Stripes, USA di San Francisco (con Tom Blackaller al timone e Paul Cayard alla tattica), New Zealand con Chris Dickson come timoniere e skipper.
New Zealand è il primo 12 metri ad essere costruito in vetroresina.
Si merita il soprannome di "Plastic Fantastic" (e qualche polemica di illegalità) perchè perde solo una delle prime 32 regate ma quando si trova di fronte Conner viene sconfitto.
Gli australiani, ormai diventati perfetti nel ruolo di sfidante, scoprono quanto sia difficile fare il defender.
Alan Bond, eroe nazionale per aver portato la Coppa in Australia, ritiene che sia una specie di suo diritto gestire la difesa.
Ma sulla sua strada trova Kevin Parry, deciso a strappargli il diritto dalle mani.
La lotta tra i due (e le loro barche la serie degli Australia arriva alla IV, quella dei Kookaburra di Parry alla III) diventa feroce e in mare va avanti a suon di proteste.
Alla fine prevale Kookaburra III.
Ma il difensore viene sconfitto 4 a 0 da Conner e soci.
Il sogno australiano è durato solo 4 anni.
La Coppa America torna a casa.
Ma stavolta in California, a San Diego.
Nel 1988 Team New Zealand arrivò a sfidare gli statunitensi: qui sorsero polemiche sul tipo di barche (la prima era di 90 piedi, la seconda di 60), con il risultato che sul 2-0 per Stars&Stripes i neozelandesi fecero ricorso, senza successo.
Costretto a ricorrere ad un gruppo di avvocati per difendere il proprio diritto a gareggiare con un 12 metri di vetroresina in Australia, il banchiere di Auckland Michael Fay, l'armatore di New Zealand, scopre una serie di buchi nel regolamento della Coppa.
Pensa di sfruttarli a proprio vantaggio.
Di fatto Fay fa costruire New Zealand (progettista è Bruce Farr), un monoscafo lungo 90 piedi e pretende di gareggiare con quello.
A San Diego sono sorpresi ma reagiscono con altrettanta scaltrezza commissionando un catamarano di 60 piedi.
Stars & Stripes travolge New Zealand per 2 a 0 con distacchi superiori ai 18 minuti per la prima regata e ai 21 per la seconda.
La regata passa alla storia come la più controversa ma anche come una nuova vittoria per lo skipper Dennis Conner. 


ANNI 90 E BLACK MAGIC
Dopo le polemiche dell'edizione 1988 che ha avuto 2 anni di strascichi in tribunale, viene scelta la IACC una barca (75 piedi la lunghezza) che nasce sulla carta da una serie di riunioni di specialisti.
Alta tecnologia e velocità.
Questo è quanto richiesto ai nuovi scafi.
Rispetto ai 12 metri gli IACC sono il 20% più lunghi, hanno il 66% in più di superficie velica, e sono il 34% più leggeri..
La richiesta di maggiore spettacolarità è però difficile da assecondare a San Diego, dove il vento è piuttosto raro.
Ad ogni modo nel 1992 il Moro di Venezia, la barca italiana, guidata da Paul Cayard, riuscì a sfidare America3 del miliardario Bill Koch, cedendo solo all'ultimo atto per 4-1.
Nel 1995 i neozelandesi di Black Magic vinsero negli Stati Uniti portando il trofeo ad Auckland (Nzl).
Young America di Dennis Conner fu sconfitta 5-0.
Tra gli sfidanti della Louis Vuitton Cup, OneAustralia ha John Bertrand, lo stesso di Australia II, come skipper.
Nel corso delle semifinali in una, a San Diego, rara giornata ventosa, One Australia si spezza in due, affondando in pochi secondi e in diretta televisiva.
L'equipaggio fa in tempo a gettarsi in mare (anche perché su una barca di Coppa America nessuno sta sottocoperta) e pochi giorni dopo, avendo attrezzato la barca di riserva, si ripresenta in regata indossando il giubbotto salvagente.
Tra i defender invece sono in gara in tre.
Il Bill Koch di America 3 stavolta alle prese con un equipaggio quasi interamente femminile (Mighty Mary lo scafo), John Marshall (Young America) e Conner, che si avvale di Paul Cayard (Stars & Stripes).
Conner, che è il più forte, ha l'organizzazione più povera.
Le altre due sono veloci, ma complessivamente inesperti.
Rocambolescamente, Conner conquista il ruolo di defender e ancora una volta, forzando il regolamento, consapevole dei limiti del proprio scafo, ottiene di poter utilizzare Young America.
L'escamotage non gli fa evitare il tracollo: 5-0 per Black Magic come detto.
5 anni dopo, nel 2000, Black Magic difenderà facilmente il titolo battendo 5-0 l'imbarcazione italiana Luna Rossa.


ALINGHI...MA IL MARE DOV'E'?
Nel 2003 si disputa la seconda edizione della Coppa America in Nuova Zelanda, la terza sotto l’equatore (va aggiunta quella di Fremantle, Western Australia, del 1987).
Al primo tentativo l’industriale farmaceutico svizzero Ernesto Bertarelli riesce dove hanno fallito Thomas Lipton, Marcel Bich, Patrizio Bertelli e molti altri, vincere la regata più importante al mondo.
Il risultato è Alinghi, uno scafo nero e rosso che ha per numero velico SUI 64 che prima batte per 5 a 1 nella finale della Louis Vuitton cup lo scafo americano del St.Francis Yacht Club (sede a San Francisco) Bmw Oracle e infine, con un inequivocabile, 5 a 0 sul defender (che schiera il giovane Dean Barker al timone) conquista la coppa America.
Il “problema” è che Alinghi è svizzera e non ha sbocchi sul mare indispensabili, regolamento e tradizione della regata insieme, per organizzare la Coppa America.
La coppa fece dunque ritorno in Europa, dove era rimasta solo per la prima sfida.
La scelta del defender cadde sulla città spagnola di Valencia.
Il nuovo regolamento della coppa ha previsto che si disputassero, in giro per l'Europa, delle regate preliminari di flotta e match race, denominate Louis Vuitton Acts, valide ai fini della classifica finale. Nel quadro di questi Acts, per la prima volta l'Italia ha ospitato, nei mesi di settembre e ottobre del 2005, alcune regate della Louis Vuitton Cup.
La squadra di Alinghi ha difeso con successo il trofeo nel 2007.
Gli sfidanti di New Zealand vinsero la Louis Vuitton Cup: dopo avere vinto 17 delle 20 regate del Round Robin i neozelandesi si imposero 5-2 la semifinale contro Desafío Español 2007 e col punteggio di 5-0 la finale contro Luna Rossa.
Gli svizzeri, come detto, difenderanno la Coppa vincendo 5-2.


LE DISPUTE LEGALI
La 33a edizione della America's Cup del 2010 si "apre" con una disputa legale tra il "defender" Alinghi e BMW Oracle Racing Team (di Larry Ellison),in rappresentanza del Golden Gate Yacht Club.
Originariamente infatti Alinghi aveva accettato quale Challenger Of Record il team Desafío Español ma gli americani si appellarono in tribunale.
Con la sentenza del 2009, la Corte Suprema di New York riconosceva, definitivamente, nel Golden Gate Yacht Club il nome del Challenger Of Records della 33esima America's Cup.
Dopo varie dispute è stata ufficializzata, dal Defender Alinghi, la data della competizione: la 33esima America's Cup si è svolta dal 1º al 25 febbraio 2010 di nuovo nelle acque di Valencia.
La competizione si è svolta seguendo le antiche norme del Deed Of Gift (come era già accaduto nel 1988).
BMW Oracle Racing(con il trimarano USA17) ha battuto Alinghi per 2-0.
Nel 2013 gli americani riusciranno a difendere il titolo.
Poiché i nuovi AC72 possono sviluppare una velocità superiore a quella del vento reale, essi possono navigare in condizioni di vento sfavorevoli a barche della loro stazza (anche sotto i 10 nodi). L'America's Cup vera e propria è stata disputata, come ormai consuetudine, tra il vincitore della Louis Vuitton Cup e il detentore della Coppa, in una serie di regate nella Baia di San Francisco, edizione particolare visto che questa edizione verrà vinta dall'imbarcazione che avrebbe raggiunto 9 punti.
Viene assegnato un punto per ogni vittoria.
Oracle vince 9 a 8 dopo una rimonta di 8 vittorie consecutive su New Zealand (in realtà Oracle, nel mezzo, aveva vinto 2 regate ma i punti non gli erano stati assegnati per irregolarità sulla stazza della barca.
Nel 2017 invece vince la terza edizione della sua storia New Zealand (dopo i successi del 1995 e 2000) battendo per 7-1 BMW Oracle nelle acque di Bermuda (35esima edizione).




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domenica 25 giugno 2017

Le Mascotte Sportive Più Turbolente: Insulti, Risse ed Espulsioni

Inventate per far divertire il pubblico, molte mascotte si sono rese protagoniste di episodi incresciosi, risse ed addirittura ferimenti.
In questo articolo vedremo quelle più "turbolente", abbracciando il calcio inglese e gli sport americani.



CALCIO INGLESE
Tra le più accese, sicuramente "Robbie The Bobby", la mascotte del Bury (ai tempi in League One).
Nel 2001 venne espulsa per ben tre volte: una volta per rissa con la mascotte del Cardiff, un'altra volta per aver strappato le orecchie a quella del Peterborough ed infine per aver mostrato il fondoschiena ai tifosi dello Stoke City.


Sempre nel 2001, "Cyril The Swan", il cigno dello Swansea staccò la testa a "Zampa The Lion" (mascotte del Millwall).
Staccata la testa la lanciò verso gli spettatori.
Zampa The Lion, poco prima, aveva provato (senza riuscirci) a decapitare Cyril The Swan.
Le 1000 sterline di multa se le becca solo lo Swansea.


Durante il big match tra Queens Park Rangers e Burnley, gara di Championship del 2013, "Bertie Bee" (la mascotte del Burnley) è stato allontanata dal campo per comportamento antisportivo verso il guardalinee.
A seguito di alcune decisioni dubbie, la mascotte del club di Turf Moor si è avvicinata al collaboratore dell’arbitro suggerendogli l’utilizzo di un paio di occhiali.
Un gesto goliardico che non è piaciuto al fischietto Simon Hooper.
Immediata la cacciata di Bertie dal rettangolo verde.
Poco dopo sul profilo twitter del club è stata postata una foto in cui la mascotte veniva immortalata dietro a delle sbarre, con la testa tra le mani, come a voler riflettere sulle conseguenze del gesto compiuto.
Non è la prima volta che Bertie Bee si rende protagonista di questi episodi.
Alcuni anni fa, in una gara notturna contro il Preston North End, era stata proprio la mascotte a fermare, con un placcaggio, un tifoso che, completamente nudo, aveva invaso il terreno di gioco.



BASEBALL MLB
"Souki" fu la prima mascotte dei Montreal Expos (franchigia che militò in MLB dal 1979 al 2004) e durò una sola stagione (1978), una figura in uniforme Expo con una palla da Baseball gigante al posto della testa.
Souki, aveva strane antenne sporgenti ai lati della testa.
Sembrava qualcosa che era arrivato dallo spazio e faceva spaventare i bambini che avevano paura di lui.
Durante una partita nel tardo autunno, un padre attaccò Souki dopo che questo aveva spaventato suo figlio.


"Youppi!", mascotte dei Montreal Expos, era nato per incitare e rendersi simpatico al pubblico che affollava gli spalti dello Stadio Olimpico di Montreal mentre assisteva alle partite degli Expos.
Disegnato da Bonnie Erickson, uno dei creatori dei Muppet, il 23 agosto 1989 Youppi stabilì il curioso primato di essere la prima mascotte a essere allontanata dal campo durante una partita.
Nel match contro i Los Angeles Dodgers, durante gli extra-innings, il peloso gigante arancione si era messo a dare fastidio ai giocatori avversari, diretti, dal manager Tom Lasorda, noto per il suo carattere molto acceso.
Sebbene in Canada fosse un’istituzione,quando la squadra lasciò il Quebec per essere trasferita in USA, diventando gli attuali Washington Nationals, Youppi! fu messo in soffitta e sostituito da Screech, un’aquila.
Tornò alla “vita attiva” nel 2005, quando divenne la nuova mascotte dei Montreal Canadiens, franchigia storica di NHL.
Anche in questo caso marcò un primato: fu infatti la prima mascotte, nella storia dello sport professionistico americano e canadese, ad aver cambiato disciplina nel corso della sua vita.
Youppi! indossa una casacca che, invece di portare un numero sulla schiena, presenta un punto esclamativo.


"Crazy Crab" fu la mascotte dei San Francisco Giants per la stagione 1984.
A differenza di altre mascotte, Crazy Crab fu ideata come una "anti-mascotte", una presa in giro della mania delle mascotte che dilagava in quel momento.
I fan furono incoraggiati a fischiare la mascotte (interpretato da Wayne Doba) ed il manager Frank Robinson appariva in uno spot televisivo con il crostaceo, dove veniva trattenuto mentre cercava di picchiarlo.
Tale incoraggiamento funzionò così bene, che i fan dei Giants regolarmente gettavano vari oggetti a Crazy Crab, comprese le bottiglie di birra e le batterie, tanto che il vestito della mascotte dovette essere rinforzato con un guscio di protezione in fibra di vetro.
Il granchio era così odiato, che giocatori e persino i tifosi avversari potevano gettare sacchetti di resina e altri oggetti alla mascotte.
Wayne Doba citò in giudizio i San Diego Padres, dopo che due dei loro giocatori lo affrontarono, provocandogli delle lesioni.


"BJ Birdie" è stata la mascotte ufficiale per i Toronto Blue Jays dal 1979 al 1999.
Fu espulso in una partita nel 1993 per aver fatto dei gesti che l'arbitro aveva ritenuto troppo offensivi. Venne sostituito, nel 1999, con Ace e Diamond.


Nel 1991 "San Diego Chicken" (la mascotte dei San Diego Padres attiva dal 1977) fece lo sgambetto a Kimberly Smith (cheerleader dei Bulls) rotolandosi sopra.
Quest'ultima si ruppe la mascella e perse il suo posto (verrà risarcita con 300mila dollari).


"Phillie Phanatic" dei Philadelphia Phillies (prima apparizione nel 1978) è tra le mascotte ad aver subito più processi.
Ferì diversi spettatori: danno ad un ginocchio per uno in tribuna più altri feriti dopo averli lanciati in piscina con una sdraio.
Si ricordano anche accesissime risse contro i Los Angeles Dodgers e in particolare con Lasorda nel 1988 che ne ebbe abbastanza delle sue provocazioni ed andò a spintonarlo scaraventandolo a terra (la mascotte stava deridendo un manichino con addosso la divisa dei Dodgers).


"The Oriole Bird" è la mascotte ufficiale dei Baltimore Orioles, ed è una caricatura dell’uccello che ha lo stesso nome.
The Bird nacque il 6 aprile 1979 da un uovo gigante al Memorial Stadium di Baltimora.
The Bird è famoso a Baltimora per la sua danza sopra i dugout e le beffe/insulti alla squadra ospite.


"Mariner Moose" è la mascotte dei Seattle Mariners, nel 1995, durante l’American League Division Series, tra i Mariners e i New York Yankees, Moose guadagnò l'attenzione nazionale quando si ruppe una caviglia sbattendo contro il muro degli esterni al Kingdome durante una corsa su pattini in linea trainato da un ATV.
Un altro episodio che l’ha reso famoso è quando ha investito, con la sua ATV, Coco Crisp nel 2007, sollevando le ire del pitching coach dei Red Sox, John Farrell.


Nel 2000 un tifoso dei Florida Marlins perse conoscenza, dopo esser stato colpito alla testa da una maglietta scagliata con un cannone "lancia t-shirt" da "Billy The Marlin" (mascotte dei Florida Marlins).
Billy fu poi portato in tribunale ma venne scagionato.


"Mr.Met" dei New York Mets (attiva dal 1964, fu la prima mascotte) riuscì a farsi licenziare dalla sua stessa squadra.
In particolare il 31 maggio 2017, i Mets perdono 7-1 contro i Milwaukee Brewers, lui mostra il dito medio ai tifosi avversari che si prendono comunque gioco di lui insultandolo.
Colui che impersona la mascotte viene licenziato.


FOOTBALL AMERICANO
Nel 2010, campionato NCAA, i Cincinnati Bearcats ospitano Pittsburgh.
Dion Lewis di Pittsburgh realizza un touchdown, la mascotte Bearcats incita i tifosi di casa a bersagliarlo con palle di neve.
Così avviene, la mascotte dei Bearcats ("The Bearcat") viene arrestata.


Durante un derby NCAA con due squadre della Florida a sfidarsi, il clima si fa subito incandescente.
"Chief Osceola" di Florida State, entra in campo a cavallo imitando un capo indiano con tanto di lancia con una fiamma accesa.
La mascotte di Miami vuole spegnere le fiamme e si munisce di estintore.
Placcata dai poliziotti, viene bloccata e messa sotto osservazione per alcune ore.



BASKET NBA
Curioso il pasticcio che creò "Jazz Bear" degli Utah Jazz, mentre stavano festeggiando (con una torta) un tifoso dei Jazz.
La mascotte inclinò troppo il vassoio che cadde di sotto sulla testa di una ragazza.



HOCKEY NHL
La mascotte dei Calgary Flames "Harvey The Hound" provocò a tal punto il coach degli Edmonton Oilers (Craig MacTavish) che questi gli tirò la linguona fino a staccargliela.




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La Storia Di Tiger Woods: I Successi, I Tradimenti e L'Arresto

E’ finita probabilmente 1 mese fa la carriera di Tiger Woods.
Non per colpa del fisico, ma di un arresto per guida in stato d'ebrezza e sotto l'effetto di droghe.
Ha subito pagato la cauzione e se n’è tornato a casa dopo tre ore di scarsa lucidità.
Però è l’ennesima spallata alla sua immagine e testa, deve essere durissima riprendersi da una botta così.
Tiger Woods ha dominato la scena per 20 anni.
Ha raccolto l' eredità di Jack Nicklaus, le ha dato una bella ripulita e ha portato il golf nella dimensione moderna.
A suon di record.
Come la vittoria al Masters del '97, a 21 anni, suo primo Major.
Tiger è stato l' alfiere della definitiva trasformazione del golf da sport di abilità a disciplina atletica. Le doti naturali vanno bene, ma contano nulla (o poco) se non sono sorrette da una rigorosa preparazione fisica.
Per non parlare della concentrazione.
Un giorno, il golfista John Daly, eccentrico ed eccessivo in quanto a stile di vita, dopo una gara, gli chiese come mai non si fermasse, per una volta, a bere una birra in club house.
Tiger gli rispose senza esitazione: «Se avessi il tuo talento potrei permettermelo, ma siccome non ce l' ho corro in campo pratica ad allenarmi».
Rimase in testa al ranking per 683 settimane grazie a 79 gare vinte nel Tour americano e 14 Majors.
I Majors tutti vinti tra 1997 e 2008.


TRADIMENTI, INCIDENTI STRADALI E PRESUNTE VIOLENZE DOMESTICHE
La parabola discendente dell'ex campione californiano non inizia tuttavia 1 mese fa ma diversi anni fa.
Da quando nel 2009 venne malmenato e poi abbandonato dalla moglie, la modella svedese Elin Nordegren, stanca dei suoi tradimenti, Tiger, non ha più rialzato la testa.
Nordegren, avrebbe infatti chiesto spiegazioni sulle dichiarazioni fatte a ottobre da una pr, Rachel Utichel, al tabloid National Enquirer, in cui sosteneva di essere andata a letto molte volte con Tiger. La discussione si fece incandescente e Woods salito a bordo della sua Cadillac Escalade per andarsene, venne inseguito e colpito più volte sul vetro del portellone della sua vettura, finendo contro un idrante e poi contro un albero.
Woods spiegò alle forze dell'ordine che stava prendendo un antidolorifico per un infortunio e questo spiegherebbe perchè sarebbe apparso stordito a chi lo ha soccorso.
La messinscena dell'incidente stradale potrebbe essere servita a Woods per nascondere ai media l'imbarazzante vicenda ed evitare a lui e sua moglie guai con la giustizia americana, molto severa in materia di violenze domestiche.
Di certo l'incidente apparve subito molto strano agli osservatori: avvenuto alle due e mezza di notte, un'ora insolita per uno sportivo di uscire di casa, e con una dinamica bizzarra.
Senza contare che venne nascosto per più di 12 ore prima che la notizia finisse tra le "breaking news" di tutte le TV americane.
L'ex moglie negò al campione di golf anche di vedere i suoi figli, fuggendo in Europa e chiedendo ben 300 milioni di dollari del suo patrimonio.
In seguito trascorse qualche tempo in una clinica specializzata per curare la sua dipendenza "da sesso" (si parlava di una ventina di amanti durante la convivenza con la svedese e in totale di 120 in vita), fidanzandosi con Lindsey Vonn, la campionessa statunitense di sci che lo ha abbandonato pure lei in seguito per una questione di tradimenti.
A differenza di quanto successo con l'ex moglie svedese, che scoprì le infedeltà di Woods controllando il suo cellulare, in questa occasione l’ex numero uno del PGA ha voluto confessare alla Vonn la scappatella di una notte perché sapeva di essere stato visto con quella donna e temeva che la storia venisse fuori, così ha voluto essere lui a raccontarla a Lindsey.
L’episodio risaliva al Farmer’s Insurance Classic di San Diego quando Woods si ritirò per colpa del mal di schiena.
In seguito è tornato a giocare, si è bloccato di nuovo alla schiena tanto da finire in infermeria ad aprile, prima di essere arrestato nel già citato episodio di prima.
L’arresto di maggio 2017 per guida in stato di ebrezza e sotto l'effetto di droghe, effettuato tecnicamente a Jupiter, sancisce la fine di un fenomeno, rovinato dai suoi eccessi e dall’incapacità di governare l’inevitabile declino.




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giovedì 22 giugno 2017

Dabo Swinney e Le Metodologie Usate A Clemson (Football NCAA)

L'università di Football di Clemson ha un record di 28-2 nelle ultime 2 stagioni (14-1 e 14-1), annate che non capitano tutti i giorni.
In generale un complessivo 89-28.
Il merito è sicuramente del manager Dabo Swinney, esatto contrario di allenatori autoritari come Urban Meyer e Nick Saban (i più vincenti degli ultimi 10 anni).
Swinney ha portato Clemson due volte alla finale nazionale e 1 titolo (nel 2016 sconfiggendo la "sua" Alabama).
Immagine irriverente e provocatoria, grazie al suo "Nae Nae" (balletto Hip Hop, esibito davanti ai suoi giocatori e alle TV nazionali).
Prima di ogni partita guarda un film con la sua squadra (gli altri invece, generalmente, studiano l'avversario) trovando una morale per il giorno dopo.
Nel suo centro sportivo ha fatto mettere tre TV da 70 pollici per giocare ai videogame, un campo di minigolf, una sala di realtà virtuale, un campo da Beach Volley, uno per il Basket, due corsie per giocare a Bowling, due tavoli da Ping Pong e uno scivolo per scendere dal primo piano al pian terreno (in alternativa alle canoniche scale).
Il divertimento non manca di certo a Clemson e come detto in apertura nemmeno gli ottimi risultati.
Del resto il Football Universitario è, si, un piccolo business ma anche divertimento.
Swinne nacque nel 1969 in Alabama, venne soprannominato in seguito "Dabo" perchè il fratello lo chiamava "That Boy" (la pronuncia in Alabama è simile a "Dabo").
Grazie al padre conosce il Football ed Alabama di cui divenne tifoso.
Al liceo, la sua famiglia medio-borghese finisce in bancarotta e il padre, sommerso dai debiti (250mila dollari), inizia a bere.
La madre chiede il divorzio e la famiglia si sfascia, madre e Swinney cominciano a vagare come vagabondi tra un motel e l'altro.
Nel 1988 s'iscrive all'Università dell'Alabama e prova a giocare a football ma non è molto portato: lo presero come ricevitore nella squadra che simula gli schemi avversari.
L'anno successivo però non gli rinnovano la sovvenzione per studenti disagiati e non sa come pagare le tasse universitarie sino a che, misteriosamente, non trova una carta di credito con 1.000 dollari nella sua casella postale.
Finì poi in squadra grazie ad infortuni e l'allenatore gli diede una borsa di studio: "Non era dotato di talento ma aveva un grande cuore".
Nel 1992 vinse il titolo nazionale e poi divenne assistente.
Nel 2000 venne licenziato insieme a tutto lo staff ma 3 anni dopo, Tommy Boyden, gli offrì di allenare i ricevitori dei Clemson Tigers.
Nel 2008 lo sostituì come Head Coach, poi i record citati prima sono cosa nota.
Così come i metodi di "allenamento".
Oggi guadagna quasi 6 milioni di euro l'anno.




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giovedì 15 giugno 2017

La Storia Di Wimbledon: Evoluzione Dell'Erba, Velocità e Tipo Di Rimbalzi

La lunga storia di Wimbledon è datata 1877, quando si tenne la prima edizione del singolare maschile sotto il controllo dell’All England Lawn Tennis, disputata con appena 22 iscritti (vinse l'inglese Spencer Gore) e su un campo (rigorosamente in erba) nei pressi di Worple Road.
Fissato il terreno di gioco, vennero ovviamente fissate alcune regole circa le dimensioni del campo e l’altezza della rete.
L’erba era la superficie degli attaccanti, il tempio del serve & volley.
Veniva utilizzata una miscela di semi che rendevano i campi piuttosto morbidi, con un paio di effetti collaterali: la palla schizzava via, bassa, veloce, incontrollabile.
E palleggiare da fondocampo era impossibile, oltre che controproducente.
Tutti cercavano fortuna a rete, persino i terraioli più incalliti.
Tanto per intenderci l'accoppiata Wimbledon-Roland Garros era l'impresa più difficile da compiere, quasi impossibile.
Questo almeno in passato, poi negli ultimi 20 anni, è stata cambiata la mistura d'erba utilizzata.


CAMPI
Il campo principale è il Centre Court ed è li che si svolgono sempre gli incontri finali del torneo.
Dal 2009 è stato costruito un tetto, a causa del cattivo tempo che storicamente affligge la città londinese.
Fuori dal centrale ricordiamo l'Henman Hill dedicata al tennista di casa Tim Henman.
Il Campo N.1 fu soggetto a una notevole ristrutturazione nel 1997.
Il vecchio Campo N.2, demolito e ricostruito dopo l'edizione 2008, portava il soprannome de "Il cimitero dei campioni" poiché era lì che, nel corso degli anni, molti dei tennisti più quotati e favoriti per la vittoria del torneo subirono sconfitte inaspettate, soprattutto nei primi turni.


L'ERBA DI WIMBLEDON
L’erba di Wimbledon è composta oggi esclusivamente da loietto inglese (molto resistente) e dev’essere alta 8 millimetri.
Durante il torneo i giardinieri tagliano, innaffiano, ridisegnano quotidianamente le linee dei campi. Ogni giorno misurano anche il grado di usura del campo, la durezza della superficie e il rimbalzo della palla.
Nel corso dell’anno i campi vengono fertilizzati e irrigati continuamente.
Nei mesi precedenti al torneo viene seminata una tonnellata di erba che una volta cresciuta viene pressata con rulli pesanti centinaia di chili e disinfestata da lumache, funghi e altri animali.


RIMBALZI
Sull'erba la pallina rimbalza più rapida e veloce e spesso ha rimbalzi irregolari rispetto alla terra rossa e anche alle varie superfici dure (cemento ed indoor).
Il servizio rimane un colpo molto efficacie perchè la palla schizza velocemente.
Con colpi smorzati e tagliati la palla rimane bassa.

Rod Cross (Fisico): «I parametri chiave per definire le prestazioni di un campo da Tennis sono due: il coefficiente di frizione, COF, che indica l’attrito tra pallina e terreno al momento del contatto, e il coefficiente di restituzione, COR, che indica l’altezza del rimbalzo della pallina dopo il contatto con la superficie. L’erba ha un coefficiente di frizione COF intorno a 0,55/0,6, contro un COF di 0,8 per i campi in terra rossa. Questo vuol dire che la pallina scivola via sull’erba molto di più di quanto non faccia sulla terra. Il coefficiente di restituzione COR è invece, sull’erba, compreso tra 0,70 e 0,78, mentre sulla terra è di 0,85»
Il rimbalzo su erba è quindi più basso rispetto alla terra.
Tra 2006 e 2007 sono stati effettuati dei test a Wimbledon dove è stato misurato per il servizio degli uomini uno spin medio della palla (dopo il colpo) di 2.497 giri al minuto (rpm), che salivano in media 3.104 rpm dopo il rimbalzo sul campo in erba.
Per le donne sono stati registrati spin sommato simili nei valori medi, ma con una maggiore variabilità di situazioni, a indicare, hanno poi concluso gli autori dello studio, che le tenniste mettono in campo una maggiore variabilità di tattiche sul servizio rispetto agli uomini.
In generale lo studio dimostra indirettamente come mai il servizio slice su erba possa avere una sua notevole efficacia.
Le palle rimbalzano più basse sull’erba, così può darsi che chi gioca meglio a Wimbledon lo fa perché preferisce colpire le palle basse o perché ha riflessi più rapidi, dato che i rimbalzi su erba sono più veloci e la pallina non rallenta molto dopo l’impatto con il terreno.
Le condizioni di gioco sull’erba possono cambiare molto, anche in base all’umidità della giornata o dell’usura dei campi.
Con l’introduzione del tetto di chiusura del centrale di Wimbledon si è notato, in certe occasioni, che la palla tendeva rimbalzare più alta e lenta con il tetto chiuso.
L’elevata umidità sviluppata nello stadio con il tetto chiuso aveva reso le palline più pesanti, provocando un rimbalzo più alto del normale.
Nei giorni finali del torneo, poi, la risposta dei terreni di Wimbledon è profondamente diversa rispetto alla prima settimana, con ampie zone che si comportano più come campi in terra che in erba.
Non sembra azzardato, quindi, pensare che a Wimbledon possano prevalere i tennisti con maggiore capacità di adattamento e in grado di giocare, in una stessa partita e secondo le situazioni, colpi “da erba” o colpi “da terra”.
L'altezza del rimbalzo dipende anche dal terreno sotto l'erba.
Un terreno argilloso, quando si secca, diventa molto duro e questo fa rimbalzare le palline maggiormente.
Questo quando la superficie è molto dura.


DIFFERENZE CON ALTRI TERRENI DI GIOCO
Dunque sui campi in erba naturale, come quello di Wimbledon, la palla tende a rimbalzare bassa e sembra che acceleri, specialmente se è stata colpita con “underspin” (di rovescio e tagliata): favoriti i giocatori con servizio veloce e gioco sotto rete.
Sui campi in terra rossa il rimbalzo della palla è medio-alto, lento e irregolare, a causa delle sconnessioni che si creano col passare del tempo di gioco.
L’atleta può compiere movimenti più sciolti: è possibile anche la scivolata.
Giocatori favoriti sono quelli di fondo campo.
Sui campi in sintetico (tornei di Flushing Meadows e Australian Open) il rimbalzo è alto e regolare: permette un gioco sia di attacco che di difesa.
I terreni indoor dipendono sostanzialmente dal tipo di superficie: si tratta di terreni di gioco veloci o lenti a seconda del tipo di materiale.


EVOLUZIONE DEL TIPO DI ERBA: MENO VELOCE DEL PASSATO
Il prestigioso slam londinese si è trasformato nel corso degli anni da un torneo su erba a un torneo su erba battuta, dove il rimbalzo alto e il servizio in kick sono diventati caratteristiche peculiari.
Seaward è stato per più di 22 anni il capo giardiniere responsabile dell’erba di Wimbledon e solo dopo l’Olimpiade del 2012 ha lasciato spazio all’attuale responsabile della manutenzione Neil Stubley.
Dall’inizio del nuovo millennio però, Mr. Seaward soprannominato The Grass Whisperer, ha cambiato il modo di fare i prati.
L’erba più famosa del mondo è stata infatti per anni il risultato di una mistura: al 70% si utilizzava la Lorrina Perennial Ryegrass (il loietto perenne) e al 30% il Barcrown Creeping Red Fescue (la festuca perenne).
Un misto che garantiva un manto più soffice ma decisamente meno regolare e affidabile nel rimbalzo.
Dal 2001 invece i campi di Wimbledon sono realizzati esclusivamente a Perennial Ryegrass, il loietto inglese, e questo oltre a un differente e ben più marcato lavoro con i rulli (più pesanti rispetto al passato), ha cambiato Wimbledon.
Il mono-tipo d’erba tagliato a 8 millimetri su un fondo decisamente più compattato ha fatto sì che le palline avessero un rimbalzo molto più alto, regolare e prevedibile.
La semina di loietto puro ha fatto sì che l’erba crescesse più dritta mentre il mix precedente permetteva ai fili di erba di spingere verso il basso il loietto, creando una sorta di tappeto molto più scivoloso.
Per questa ragione la palla tendeva a rimanere più bassa ma soprattutto a schizzare molto più velocemente, rendendo il gioco decisamente più veloce. Nel corso degli anni invece il loietto in purezza ha fatto sì che la differenza col passato si rendesse sempre più marcata, rallentando sensibilmente il campo (specie nella seconda settimana).
Fino all’inizio degli anni 2000, l’aspetto più importante, che faceva la differenza erano grandi servizi, volée con il taglio sotto, tutti i colpi con rotazione all’indietro e laterale (le esecuzioni slice, sia con i rimbalzi che con il servizio), e in generale una grande reattività e capacità di produrre colpi anticipati e poco liftati consentivano anche a giocatori relativamente pesanti e non mobilissimi di ottenere grandi risultati nei tornei sul “verde”.
Questo avveniva per l’estrema rapidità, e bassissima restituzione dei rimbalzi, tipici dell’erba “classica”.
Per i cosiddetti “arrotini” dell’epoca (cioè giocatori che giocavano da fondo), nessuna speranza di eccellere su tale superficie: la loro meccanica di gioco che produceva lift carichi di top-spin letali sulla terra rossa, non riusciva a far male agli avversari in nessun modo.
Impossibile poi difendere su palle basse.
Si ricordino ad esempio grandi campioni della terra battuta quali Thomas Muster e Sergi Bruguera (oltre a tanti altri spagnoli) totalmente incapaci di esprimersi nello Slam londinese, incappando in sconfitte precoci, e arrivando perfino a disertare il torneo.
Nel 2002 Tim Henman, un altro epigono del tennis che non c’è più, dirà: "Ma che succede? Sono in un torneo su erba ed è la superficie più lenta sulla quale ho giocato quest’anno"
Will Brierley (che cura il manto erboso): "Ci sono stati cambiamenti molto rilevanti da quando ho iniziato. Sui campi utilizziamo erba diversa poiché alcune nuove coltivazioni e tipologie sono state create e rese disponibili: tutto viene fatto nell'ottica di ottenere il miglior colore, la maggior resistenza allo stress e all'uso, la capacità di sostenere un taglio molto basso. Quindi sebbene ci siano altri tipi di erba, non ce ne sono di migliori di questa per il nostro uso specifico. Abbiamo anche smesso di utilizzare alcuni prodotti chimici, sostituendoli con altri più eco-compatibili. Sono cambiati i macchinari: abbiamo strumenti che ci permettono di fare un lavoro migliore in minor tempo. 
Non abbiamo fatto nulla per rallentare i campi, e penso che si possa notare come la velocità della palla non è scesa come molte persone sostengono. 
Semplicemente i campi sono più sodi, stabili, e la palla rimbalza più alta. 
Questo forse dà l'impressione che vada più lentamente, ma in realtà è il rimbalzo più alto a dare ai giocatori maggior tempo di reazione. 
I campi si sono sicuramente sedimentati nel corso degli anni, dopo innumerevoli ore di gioco e lavoro. Inoltre il suolo utilizzato è ad alto contenuto di argilla, per riuscire ad avere un buon rimbalzo di palla. Posso immaginare che gradualmente il suolo sia stato modificato aggiungendo la quantità di argilla, ma non è mai stato cambiato da quando sono qui. 
Spesso rizolliamo i campi per allentarne la durezza, ma altre volte lo compattiamo con i rulli per ottenere più consolidamento. 
L'obiettivo è avere un terreno perfettamente bilanciato tra solidità e non eccessiva durezza"

Come detto, dopo la “rivoluzione” dei manti erbosi di Wimbledon, che ha portato la superficie a una restituzione del rimbalzo molto maggiore, ha reso efficace anche con la pressione da fondocampo senza essere necessariamente costretti alla ricerca della rete il prima possibile.
L’erba comunque potrà anche essere stata rallentata e i rimbalzi più alti ma almeno le scivolate (che si vedono su terra battuta( rimangono assolutamente controproducenti (fortunatamente).
Oggi certamente l’erba rimane la superficie più rapida, dopo la scomparsa dei velocissimi indoor anni ’90, così come l’efficacia del servizio specialmente in slice, e la manualità nelle variazioni in back e nei tocchi a rete, sono qualità importanti e spesso decisive ma se si è capaci di arrivare ben coordinati sulla palla anche un gioco standard di potenza e top-spin da fondo, magari con qualche aggiustamento di ritmo e anticipo più che di esecuzioni vere e proprie, è tranquillamente sufficiente per vincere.


NUMERO DI COLPI
Come si sarà capito, oggi che si tratti dell’erba di Wimbledon o dei campi veloci degli US Open, gli scambi sono essenzialmente gli stessi.
Un’analisi statistica condotta da IBM, infatti, ha analizzato gli ultimi quattro tornei major evidenziando che non ci sono grandi differenze sulla costruzione del punto da parte dei giocatori ATP nello slam americano rispetto a quello inglese.

"Un campo in erba oggi è essenzialmente un campo in cemento" ha spiegato Craig O’Shannessy, strategy analist di Wimbledon, dell’Australian Open e dei tour maschili e femminili.
"Abbiamo questa idea romantica e un po’ antiquata di come siano i campi in erba. Dobbiamo togliercela dalla testa"

I dati:
0-4 scambi --> US OPEN 2015 70% - AUS OPEN 2016 69% - ROLAND GARROS 2016 67% - WIMBLEDON 2016 71%
5-8 scambi --> US OPEN 2015 20% - AUS OPEN 2016 20% - ROLAND GARROS 2016 21% - WIMBLEDON 2016 20%
9+ scambi --> US OPEN 2015 10% - AUS OPEN 2016 11% - ROLAND GARROS 2016 12% - WIMBLEDON 2016 9%

Ha aggiunto O’Shannessy: "Questi numeri a Wimbledon ci mostrano che non c’è praticamente differenza tra l’impostazione del punto sul campo in cemento o sull’erba"
"Sembra diverso e le sensazioni sono diverse e certamente devi spostarti in campo in modo differente, ma il modo di strutturare il punto è identico"

Wimbledon è l’unico torneo Slam nel quale i giocatori competono sul terreno originale.
Nel 2000 l’All England Club ha cambiato i semi del terreno optando per un 100% Loglio inglese rispetto al vecchio 70% di segale e 30% di festuca rossa cespitosa.
Questo rinnovamento della superficie ha reso molto più regolari i rimbalzi: "I cattivi rimbalzi sono spariti. I campi oggi sono livellati e la preparazione è talmente immacolata che ormai sembrano esattamente dei campi in cemento" ha aggiunto lo strategy analist britannico.

Delle statistiche dimostrano la riduzione degli scambi che finiscono in un tempo minore di 5 secondi su tutte le superfici, e c’è un aumento di quelli che finiscono fra i 5 e i 10 secondi ma il dato particolarmente interessante è che entro i 10 secondi si concludono l’80% dei punti sulle superfici rapide (e senza sostanziali differenze fra erba e cemento) e il 70% sulla terra.
Uno scarto solo del 10%, che statisticamente non è così significativo, mentre in passato la distribuzione delle % dimostrava una chiara differenza a seconda delle superfici: finivano infatti entro i 10 secondi il 78% degli scambi sulla terra, l’84% sul cemento e ben il 98%, sull’erba.


SERVE & VOLLEY
Per capire quanto abbia influito questo rinnovamento del manto erboso basta pensare che fino agli anni ’90 a dominare erano giocatori serve & volley.
Dagli anni 2000 invece hanno preso piede giocatori che giocano molto di più dal fondo.
Secondo un'analisi statistica, quando, nel 2003, Federer vinse il suo primo Wimbledon giocò il 48% dei punti in battuta facendo serve & volley, mentre nel 2012, quando conquistò il settimo titolo, la suddetta percentuale fu del 9%.
Si ricordi ad esempio il caso del gran battitore Albano Olivetti che in un'edizione recente del torneo scese a rete 107 volte infilando 108 vincenti e 56 ace ma, nonostante questo, uscì sconfitto dal campo.
La velocità di palla sull’erba è ormai la stessa del cemento, l’unica differenza è che (sul verde) rimbalza leggermente di meno.
Dunque anche la caratteristica del serve & volley con il tempo è andata persa, basta dare un'occhiata a questi dati (e si parla dei primi anni del 2000 quando la trasformazione era già in atto).
Percentuale sul totale dei punti giocati:
2003 - 29%
2004 - 27%
2005 - 22%
2006 - 17%
2007 - 14%
2008 - 12%
2009 - 11%
2010 - 9%
2011 - 7%
2012 - 7%

Per rendere ulteriormente l'idea, in finale nel 2015, Federer e Djokovic giocarono a rete 32 punti.
Nel 2001 Rafter ed Ivanisevic...243!
Quando Federer battè Pete Sampras nel quarto turno del 2001, fece serve & volley 109 volte.
Quando vinse il suo primo titolo nel 2003 su Philippoussis lo fece 35 volte, nel 2012...solo 11 volte.


STORIA DEL TORNEO E VINCITORI
Proprio sui questi campi furono eseguiti per la prima volta alcuni colpi fondamentali: la volée fu un’ “invenzione” proprio del primo vincitore Spencer Gore, che grazie ai numerosi colpi a rete conquistò il titolo dando vita ad una lunga disputa sulla validità di questo colpo che fu poi approvato e regolamentato.
L'anno successivo Frank Hadow, sfidando proprio il campione uscente con la formula del challenge round (cioè il vincitore aspettava in finale), lo eliminò grazie ai primissimi pallonetti.
Infine Herbert Lawford, vincitore nel 1887 e finalista in altre quattro occasioni, fu il primo a stupire il pubblico e gli avversari con un colpo inedito: lo smash.
Della prima era si ricordano anche i gemelli William ed Ernest Renshaw, che dominarono il torneo dal 1881 al 1890 con l’unica eccezione della vittoria di Lawford.
A causa dell’importanza che il torneo aveva raggiunto, i Championships vennero spostati in una sede più grande, a Church Road, per volontà di Re Giorgio; fu abolita inoltre la formula del challenge round.
Si ricordino altri grandi tennisti quali René Lacoste, Henri Cochet, Jean Borotra e Jacques Brugnon che ebbero il monopolio sul torneo dal 1924 al 1929.
Loro successori furono Fred Perry, vincitore delle edizioni 1934, 1935 e 1936, e Donald Budge che, dopo la prima vittoria nel 1937, con quella del 1938 pose uno dei quattro tasselli che gli consentirono di mettere a segno il primo Grande Slam della storia del tennis.
Dopo la sospensione per via della seconda guerra mondiale, molto importante è il 1947 che dà il l al professionismo.
Solo nel 1968, con la nascita dell’Era Open, si unificarono i due rami del tennis che si erano creati, quello dilettantistico e quello professionistico.
Dal 1952 al 1972 dominarono gli australiani: il primo fu Frank Sedgman, seguito da Hew Load, Ashley Cooper, Neal Fraser, Rod Laver (vincitore di quattro edizioni e che realizzò due volte, nel 1962 e nel 1969, il Grande Slam), Roy Emerson e John Newcombe.
Degna di nota nel 1966 la vittoria di Manuel Santana, primo spagnolo a trionfare sull’erba londinese ed unico fino alla vittoria di Rafael Nadal nel 2008.
Questo torneo non è mai stato visto di buon occhio dagli spagnoli che l'hanno spesso disertato: troppo irregolari i rimbalzi, gioco da fondo assente, importanza di servizio e volee (colpi storicamente poveri per gli spagnoli).
Dopo il dominio australiano fu la volta degli americani Stan Smith, Jimmy Connors e Arthur Ashe e nel 1973, l’anno del “boicottaggio” (tentato dalla neonata ATP nei confronti del torneo, per protesta contro un’ingiusta squalifica del giocatore Niki Pilic).
Dal 1976 al 1980 fu l’era dello svedese Björn Borg che, dopo aver trionfato sui campi del Roland Garros, non lasciò speranze a nessuno neppure a Church Road: le sue caratteristiche di straordinario giocatore da fondo campo sembravano non bastargli per trionfare anche sull’erba ma Borg, noto anche per il suo temperamento glaciale e la volontà di ferro, si seppe adattare e stabilì il record di cinque vittorie consecutive a Wimbledon.
La finale del 1980 disputata contro McEnroe fu uno dei match più combattuti e spettacolari della storia del tennis, terminato con il punteggio di 1-6 7-5 6-3 6-7(16) 8-6.
Nel 1981 John McEnroe si prese la rivincita sullo svedese in una dura battaglia di quattro set e vinse il primo dei suoi tre titoli londinesi, intervallati dalla vittoria di Jimmy Connors nel 1982.
Nel 1985 si fece notare un giovane tedesco: Boris Becker.
Facendo un excursus nel torneo femminile, in quest'edizione suscita scandalo l'abbigliamento di Anne White che si veste di bianco (come le regole del torneo impongono) ma con un body attillatissimo.
Dal 1988 al 1990 i nomi dei due finalisti furono sempre gli stessi, Stefan Edberg e Boris Becker: il primo, svedese, conquistò i titoli del 1988 e 1990 grazie al suo serve&volley; Becker, dopo aver lottato le altre due finali, si prese una rivincita nell’edizione del 1989.
Nel 1992 si distinse Andrè Agassi, co-protagonista poi della grande rivalità con Pete Sampras, che batté la “mina vagante” dal servizio più potente del circuito, Goran Ivaniševic.
Dal 1993 al 1995 fu poi vincitore Sampras.
Nel 1995 si ricordi la diatriba tra Jeff Tarango e l'arbitro Bruno Rebeuh, con Jeff che grida al pubblico di starsene zitti (a seguito di qualche punto contestato).
L'arbitro lo caccia dal campo, lui esce con la moglie Benedicte che finisce per prendere a schiaffi l'arbitro.
Nel 1996 la finale venne giocata tra l’olandese Richard Krajicek, giustiziere di Sampras nei quarti di finale e vincitore del titolo, e l’americano Malivai Washington.
In quest'edizione ci fu il primo caso di streaker nel Tennis: mentre i due posano per le foto di rito, passa davanti a loro una ragazza di 23 anni completamente nuda (Melissa Johnson).
Dal 1997 il vincitore dei Championships fu nuovamente Pete Sampras, fino al 2000.
Sampras venne poi sconfitto nel 2001 al quarto turno, a sorpresa, da un giovane promettente di nome Roger Federer, che sarà poi indicato da molti come il suo erede.
Il 2002 vide la vittoria dell’australiano Lleyton Hewitt.
Nel 2003 ebbe poi iniziò la già annunciata era di Federer, che dominò sui campi di Wimbledon fino al 2007 eguagliando il record di Borg: dopo una prima vittoria contro Mark Philippousis, l’elvetico si impose per due volte e senza perdere un set sul “kid” del Nebraska Andy Roddick, che nonostante il potentissimo servizio non fu all’altezza di Roger venendo sempre sconfitto nei confronti diretti.
Nel 2006 e con lo stupore di molti raggiunse la finale Rafael Nadal, che l’anno prima era stato eliminato dal lussemburghese Gilles Muller al secondo turno.
Nel 2007 il match clou si disputò nuovamente tra i due eterni rivali ed ebbe nuovamente la meglio Federer, ma con più fatica.
La finale del 2008 fu epica, per alcuni la miglior partita della storia: si contendevano nuovamente il titolo Roger Federer e Rafael Nadal, con lo spagnolo che guidava negli scontri diretti ed aveva compiuto enormi progressi sul cemento e sull’erba, oltre a dimostrare in campo grande carisma e qualità di lottatore che spesso l’elvetico aveva mostrato di soffrire.
Dopo 4h 48minuti sarà proprio il maiorchino a trionfare sull’erba londinese, secondo spagnolo dopo Manolo Santana.
Nel 2009 è nuovamente Federer a trionfare, in un’altra finale contro Andy Roddick che cede sul 16-14 al quinto set, in un’altra lunghissima e spettacolare finale che dà il trofeo all’elvetico per la sesta volta.
Nel 2010 il detentore del titolo cade però inaspettatamente nei quarti, per mano del ceco Tomas Berdych, che viene però a sua volta sconfitto in finale da Rafael Nadal che torna al successo con il punteggio netto di 6-3 7-5 6-4.
Il 2010 è l'anno della partita più lunga di tutti i tempi tra Isner e Mahut, finita 70-68 al quinto set, dopo 11h 05 minuti di durata totale.
Nel 2011 trionfò Djokovic, vincitore anche nel 2014 e 2015.
Le sue vittorie furono inframezzate da quelle di Federer nel 2012 e di Murray nel 2013, capace di riportare i Britannici al successo nel torneo più importante, dopo l'ultimo successo di Fred Perry.
Murray bisserà il successo anche nel 2016.
A livello giovanile si ricordi la questione Gabriella Taylor che si sente male durante un match: secondo i medici si tratta di leptospirosi (trasmissibile tramite urina di topi).
Forse avvelenamento ma il colpevole non viene mai scoperto.




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mercoledì 14 giugno 2017

La Sabermetrica Degli Houston Astros: Dal Tanking Al Ground Control (MLB)

Nati nel 1962 gli Houston Astros non hanno mai vinto una World Series.
Non solo, l'unica finale giocata risale al 2005, quando vennero travolti 4-0 dai White Sox.
Sono la franchigia più vecchia a non aver mai vinto un titolo.
Eppure da circa 2 anni le cose sembrano essere cambiate.
Nel 2013 chiudono con 51-111, nettamente ultimi..
L'anno successivo le cose migliorano con 70-92 ma i playoff rimangono una chimera (quarti nella loro division).
L'86-76 del 2015 li manda ai playoff, dove nelle division series perdono solo da Kansas per 3-2 (i Royals poi battendo i Mets, vinceranno le World Series).
Scorsa stagione potrebbe parlarsi di un piccolo passo indietro: l'84-78 non basta per la postseason.
Il 2017, stagione in corso, li vede guidare la West Division con un impressionante 43-18.
L'autore della trasformazione della franchigia è Jeff Luhnow, una laurea alla University Of Pennsylvania e un master alla Northwestern, studia «i mercati, le tendenze e le best practice emergenti, in ogni settore e regione, localmente e globalmente».


SABERMETRICA E VIVAIO AI ST.LOUIS CARDINALS
Sull’onda delle teorie sabermetriche, William DeWitt, Jr, proprietario dei St.Louis Cardinals, decise che era giunto il momento di cambiare l’approccio del proprio team aprendo alla nuova frontiera dei big data.
Per saperne di più vi rimando a questi articoli: La Storia Della Sabermetrica (Billy Beane e Gli Oakland Athletics) e L'Aspettativa Pitagorica Di Bill James: Proj W e Proj L
La scelta comunque cadde su Luhnow appunto.
Luhnow cominciò a lavorare sui giovani per farli crescere nei team satelliti.
Negli anni della gestione Luhnow nessuna squadra di MLB ha fatto esordire tanti ragazzi provenienti dal draft come la squadra del Missouri.
Addirittura nelle World Series del 2013 ben 16 dei 25 giocatori del roster dei Cardinals erano giocatori del progetto Luhnow.
Si aggiunse a Luhnow, Sig Mejdal, un ingegnere della NASA dedicatosi, durante la permanenza nell’ente aerospaziale, a studiare i modelli di riposo degli astronauti in modo da ottimizzare i loro periodi di sonno.
Secondo Mejdal un pilota ubriaco volava meglio di uno sobrio alla cloche (quattro ore dopo il normale orario in cui andava a letto).
Formatosi durante le estati passate a dare le carte a un tavolo del blackjack in un casino del lago Tahoe: «Chiedere carta con un 17 contro il 7 del banco non sembra giusto. Con centinaia di dollari sul tavolo sembra ancora meno giusto. Ma ciò non vuol dire che sia sbagliato».
Secondo Luhnow è l’uomo giusto con cui cominciare a lavorare su un database utile per valutare le prestazioni dei giocatori.
Tuttavia per diatribe con la dirigenza lascia la squadra del Missouri.


HOUSTON ASTROS E IL TANKING
L’occasione gli viene offerta da Jim Crane, che alla fine del 2011 ha appena rilevato gli Astros.
«Se hai informazioni migliori e più veloci dei tuoi avversari li puoi stracciare» è il credo di Crane, che in questo modo ha fatto fortuna nel settore della logistica.
A Luhnow e Mejdal non sembra vero: hanno piede libero e possono fare ciò che vogliono.
Bene, adesso perdiamole tutte
Come detto, l'ultima stagione d’oro degli Astros risaliva al 2005, con la sconfitta alle World Series contro i White Sox, che culminava un periodo in cui i texani avevano raggiunto i playoff 6 volte in 9 stagioni.
All’arrivo della nuova proprietà nel 2011 gli Astros avevano appena messo insieme la peggiore stagione di sempre, con 56 vittorie e 106 sconfitte, la quarta perdente nelle ultime cinque.
Luhnow e Crane dovevano progettare qualcosa che permettesse di accorciare i tempi, per portare la franchigia al top.
La soluzione proposta da Lunhow era di quelle che fanno venire i brividi: finora siamo andati male; bene, d’ora in poi dobbiamo andare anche peggio.
Il piano era più o meno lo stesso di quello attuato ai Cardinals: pescare a piene mani dal draft, utilizzando chiamate alte proprio in virtù dell'ultima posizione dell'anno precedente, pensando al futuro senza curarsi minimamente del presente.

«Nel 2017 non interesserà a nessuno sapere se nel 2012 abbiamo perso 98 o 107 partite. Interesserà sapere quanto saremo vicino a vincere il titolo» ribadiva Luhnow.

Ed effettivamente oggi è proprio così.
Un presente che si tradusse in 107 sconfitte nel 2012 e addirittura 111 nel 2013, l’anno che segnò anche il passaggio dalla National League Central all' American League West.
Intanto Luhnow faceva piazza pulita di qualunque giocatore avesse ancora un minimo di valore e un minimo di appeal sul mercato.
Soltanto i Mets del 1962-64, persero più partite nella storia del Baseball rispetto agli Astros nel triennio 2011-13.


GROUND CONTROL
Non si trattava solo di valutare statistiche e prestazioni sul campo, ma anche una serie di informazioni qualitative: caratteristiche meccaniche di lancio o dello swing, fisicità, salute, personalità, situazione familiare; il tutto all’interno di un database che raccoglie milioni di giocatori utili per confrontare stats e tutto il resto.
Era nato il Ground Control, situato nel cuore pulsante dell’organizzazione, la “Nerd Cave”, l’ufficio in cui Mejdal e i suoi assistenti, tra cui un ex economista della Barclays specializzato nel valutare l’andamento delle obbligazioni, rendono reale il progetto.
La progettazione ha richiesto un anno di tempo, ma ora, in linea con i desideri di Jim Crane, permette al management degli Astros di aver in tempo reale su PC e portatili una miniera di notizie sull’intero sistema Baseball, tanto da far dire a Luhnow che se prima aveva bisogno di ore per poter imbastire una trattativa di mercato adesso gli basta una rapida occhiata al Ground Control (i Cardinals furono indagati per aver hackerato questo database nel 2015).
Il sistema suggerisce lo schieramento della difesa, i match-up Pitcher-Battitore, etc.
Da qui proviene l’estremo uso dei defensive shift da parte degli Astros.
Il tanking (cioè perdere di proposito) portò per tre anni consecutivi la prima scelta al draft, più una marea di chiamate nei giri successivi.
Anche in questo caso gli Astros hanno operato tenendo fede ai propri principi, ovvero facendo cose che normalmente sembrano strane, alcune rivelatesi azzeccate, altre meno.
Nel 2012 hanno pescato Carlos Correa, un interbase portoricano di 17 anni, la cui scelta ha stupito molti.
Nonostante Correa si sia rotto praticamente subito una caviglia nel 2015 ha esordito, peraltro molto bene, in MLB proponendosi come candidato al titolo di rookie dell’anno.
Nel 2013 la prima scelta è ricaduta su Mark Appel, ad oggi, non ancora pervenuto.
Nel 2014 selezionano Brady Aiken, un lanciatore mancino proveniente dall’high school.
Dopo aver negoziato con il giocatore un contratto di 6,5 milioni di dollari lo staff medico rileva una anomalia nei legamenti del suo gomito.
Da questo momento il management comincia con Aiken un’asta al ribasso, ma il giovane lanciatore, infuriatosi per il trattamento subito, rifiuta tutte le offerte del club, non firmando l’accordo e facendo così perdere agli Astros la prima scelta.
Luhnow però si consola, perché la MLB gli offre in compensazione la seconda chiamata nel 2015 (arriverà un altro interbase, Alex Bregman da Louisiana State).
Il sistema delle Minors degli Astros diventa uno dei più importanti del Paese, ricco di giocatori e di talento, tanto che Sports Illustrated decide a giugno 2014 di uscire con una copertina forte: “I vostri vincitori delle World Series del 2017”.
Trainati da Collin McHugh, un sinkerballer rilasciato da Colorado dopo una stagione assolutamente da dimenticare (0 vinte e 3 sconfitte con 9,95 di Era), McHugh viene pescato perché qualcuno nella Nerd Cave ha notato che la sua curveball ha una velocità di rotazione superiore rispetto alla media.
Quando Brent Strom, l’allenatore dei lanciatori, glielo spiega i risultati sono pazzeschi: chiude la stagione 2014 con 11 vittorie e 2.73 di Era.
Dallas Keuchel, un altro giocatore sottostimato, il cui arrivo agli Astros è precedente alla gestione Luhnow.
Keuchel possiede una fastball piuttosto lenta, in genere sotto le 90 miglia orarie, ma sa benissimo dove piazzarla: bassa e laterale.
L’arrivo in panchina di A.J. Hinch, insieme a giocatori come Luke Gregerson e Pat Neshek, gente come José Altuve, il già citato Carlos Correa, George Springer, il fenomenale pitcher Lance McCullers Jr. porta i texani nell'olimpo del Baseball e tra le favorite per le World Series 2017.




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