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lunedì 8 maggio 2017

Da Mike Webster A Dave Duerson: L'Encefalopatia Traumatica Cronica In NFL

Che il football fosse, almeno in teoria, uno sport molto pericoloso è risaputo.
In quasi 100 anni di storia della NFL sono stati molteplici, non solo i gravi infortuni debilitanti, ma persino le morti.
La prima svolta epocale fu nel 1905 quando, sotto le pressioni del presidente Teddy Roosvelt (e dei 15 morti sul campo in quell’anno) si introdusse il passaggio in avanti sancendo la fine del Rugby e la nascita del football come lo conosciamo oggi.
Ma dagli anni ’30 fino alla rivoluzione dei caschi degli anni ’70 sono stati oltre 700 i morti dall’high school al professionismo.
Secondo il medico Bennet Omalu l' “ETC” (Encefalopatia Traumatica Cronica) è causata dalle ripetute commozioni cerebrali subite durante le carriere dei giocatori professionisti di football americano (NFL).
Inoltre essa spiega la pazzia di molti di loro al termine dell’attività agonistica.
Tutto è partito dal caso di Mike Webster, leggendario centro dei Pittsburgh Steelers (eletto nella Hall Of Fame), morto a 50 anni nel 2002 per arresto cardiaco, dopo un calvario di follie messe in atto a partire dal 1990, anno del suo ritiro dalla National Football League americana.
Tra le altre cose: urinava nel forno, si lavava i denti con la colla, utilizzava le scariche elettriche della pistola per autodifesa allo scopo di perdere conoscenza e riuscire a dormire, vincendo così per qualche ora la sofferenza provocata dai dolori alla schiena che lo accompagnavano durante la veglia. Rimasto senza niente (nè soldi né casa), morì d'infarto nel camion nel quale si era ridotto a vivere, finestrino rotto e rattoppato da un sacco della spazzatura.
Il cadavere fu analizzato dal dottor Omalu, all’epoca medico legale della contea di Allegheny, in Pennsylvania.
L’autopsia aveva come dato di partenza il quadro clinico di Webster prima di morire: depressione, paranoia, aggressività e perdita di memoria.
Ai tempi si parlava di “sindrome da demenza pugilistica”.
Ma il cervello di Webster non presentava né evidenti contusioni (come nei pugili) né atrofie (come per i casi di Alzheimer).
L’ostinazione del medico portò, dopo mesi, alla scoperta di un enorme accumulo di proteine tau in quelle zone del cervello che governano l’umore, le emozioni ed il comportamento: si trattava dunque di una malattia, battezzata “ETC”, associabile ai continui traumi alla testa riportati nelle centinaia di partite disputate dai professionisti del football americano durante la loro carriera.
Ovvia la presa di distanza della NFL americana con tanto di lettera di smentita alla pubblicazione della scoperta del dottor Omalu da parte di altri tre scienziati.
Da allora, sono tantissimi gli ex giocatori morti di questa malattia: Terry Long (ex Pittsburgh Steelers) nel 2005 all’età di 45 anni (bevendo anticongelante), Andre Waters (ex Philadelphia Eagles e Arizona Cardinals) nel 2006 a 44 anni (sparandosi in bocca), Justin Strzelczyk (ex Pittsburgh Steelers) nel 2004 a 36 anni (schiantandosi volontariamente a 150 km/h nella corsia opposta contro un camion trasportante acido, perché si sentiva inseguito dai demoni), senza scordarci di Dave Duerson (ex Chicago Bears e New York Giants) che a febbraio 2011 all’età di 50 anni si sparò con un colpo di pistola al torace, dopo un sms alla sua ex moglie: “Per favore, controlla che il mio cervello sia dato alla banca-cervelli della NFL”.
Dal dicembre 2009 la NFL sembra aver accettato l’evidenza scientifica del nesso causale esistente fra le commozioni cerebrali durante i match di football e la “ETC”.
Il Centro di Boston confermò i timori di Duerson: il 50enne soffriva di “ETC”, malattia degenerativa e incurabile che compromette l’attività neuronale e può essere scoperta solo dopo la morte, attraverso l’autopsia cerebrale.
Si può citare anche Jovan Belcher.
L’ex dei Kansas City Chiefs che aveva ucciso la fidanzata suicidandosi poi di fronte ai compagni di squadra: anche in questi due casi, gli esami post-mortem avevano evidenziato la presenza di estesi danni neurologici.
Suicidio anche per Ray Easterling, morto a 62 anni.
Si può ricordare anche l’escalation di violenza che vide coinvolti numerosi altri giocatori, tra i quali Ray Rice (che prese brutalmente a pugni la sua fidanzata), Adrian Peterson (che picchiò violentemente suo figlio di 4 anni) e Greg Hardy (anche qui violenza domestica).
Chiudiamo la lista con Junior Seau, Tom McHale, John Grimsley, Lou Creekmur, Mike Borich, Cookie Gilchrist, Wally Hilgenberg, Ollie Matson.


DANNI
La commozione cerebrale avviene quando la testa accelera rapidamente per poi bloccarsi in seguito all’urto, o quando la stessa ruota rapidamente attorno al suo asse.
Il trauma violento depolarizza le cellule del cervello e produce una cascata di neurotrasmettitori che inondano il cervello anestetizzando i recettori dell’apprendimento e della memoria.
Ciò porta ad uno stato di confusione, vista annebbiata, temporanea perdita di memoria e nausea.
Il problema è che i giocatori colpiti da commozione cerebrale non manifestano sintomi immediati evidenti (oltre lo stordimento) e anche gli eventuali esami radiologici non mostrerebbero gonfiori come pure ematomi.
I caschi sono costruiti per contrastare forze d’urto lineari, non angolari e cioè per evitare le rotture della scatola cranica, non per proteggere dalle commozioni cerebrali.
Dal 2004 l’università della North Carolina utilizza caschi dotati di accelerometri, grazie ai quali i medici a bordo campo sono in tempo reale informati di impatti violenti, cause possibili di commozioni cerebrali.
In tal senso la pericolosità del football americano sta tutta nei dati raccolti: durante un’intera stagione un giocatore della North Carolina ha subito 537 colpi alla testa, 22 dei quali superiori a 80 G (cioè 80 volte la gravitò, un po' come se un’auto va sbattere a 32 km/h contro un muro di cemento) e 2, tra questi casi, seguiti da commozioni cerebrali.
Un impatto laterale di 100 G porta alla commozione cerebrale nell’1% dei casi (non rilevabili senza accelerometri).
Dal 2010 i giocatori che non passano un test neuropsicologico a bordo campo, dopo l’uscita in barella, non possono tornare in campo.
I contatti casco-casco verso i giocatori indifesi (quarterback e ricevitori) sono puniti con multe e pesanti squalifiche.

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