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lunedì 27 febbraio 2017

Placcaggi e Ruck: La Strategia Difensiva Di O'Shea e Venter (Rugby)

"Sembra totalmente sbagliato che non può che essere giusto"


La tattica adottata dal'Italia contro l'Inghilterra vista nella terza giornata dei 6 Nazioni (36-15 per l'Inghilterra) è stata messa appunto dal coach inglese Conor O'Shea e soprattutto dal tecnico della difesa sudafricano Brendan Venter durante la partita contro l'Irlanda.
Statistiche alla mano, l'Italia aveva placcato tanto contro Galles (7-33) e Irlanda a Roma (10-63), senza ottenere risultati decenti e quindi si è dovuta reinventare (rimanendo in partita sino alla meta di Nowell al 69esimo, poi finirà 36-15 per l'Inghilterra).
Si tratta di rivoluzionare il concetto di "placcaggio" e "ruck".
In caso di placcaggio solitamente si forma appunto una ruck, con due giocatori di una squadra contro uno dell'altra appoggiati sulle proprie gambe.
Una volta formata la ruck, i difensori devono stare dietro la linea del fuorigioco e non possono intervenire sul pallone (altrimenti è infrazione).
L'Italia a Twickenham però non permetteva alla ruck di formarsi: una volta placcato l'avversario (uno contro uno), si disinteressavano dello stesso, permettendo quindi a due italiani di piazzarsi sulla linea del pallone, senza incappare nella regola del fuorigioco.
Non formandosi il raggruppamento gli italiani erano liberi di andare sul mediano avversario senza essere in fuorigioco avvicinandosi sino ad 1 metro e mezzo disturbando le linee di passaggio (entrare direttamente sulla palla sarebbe invece stata entrata laterale, idem caricare il mediano).

Conor O'Shea: "Osservando le % di placcaggi fatte contro Galles e Irlanda nelle prime due partite abbiamo osservato che erano piuttosto alte, ma non così redditizie e da qui assieme allo staff tecnico abbiamo pensato di modificare il nostro sistema difensivo"

Per il resto placcaggi raddoppiati, piede tattico, stare vicini ai compagni senza isolarsi, rallentare l’ovale costruendo bene le mini unit.
E poi la strategia come detto di non contestare la ruck e marcare a uomo nel loro campo con nove giocatori.
Una mossa difensiva che ha indispettito il pubblico presente allo stadio prima, i giocatori inglesi (Hartley si è sentito rispondere dall'arbitro francese: "Io sono il referee, non il tuo coach") e il ct inglese Eddie Jones poi.
Per Jones una mossa contraria allo spirito del gioco.

Eddie Jones: "Per un tempo l'Italia non ha giocato a Rugby, credo che sarebbe stato giusto restituire il costo del biglietto perché chi era venuto allo stadio voleva veder giocare..."

Conor O'Shea: "Tutto Twickenham vi fischierà, ma voi fregatevene. Lo ammetto, quando ho sentito il pubblico fischiare ho provato una certa soddisfazione.
L'arbitro ci aveva detto che avremmo potuto andare oltre se la palla non veniva contestata dal placcatore, che questa era l’interpretazione che dava World Rugby per arrivare a migliorare il gioco. Ma nessuno poteva toccare il mediano di mischia avversario, solo mettersi in mezzo.
Fra l’altro il giocatore degli Wasps che lo ha fatto rubando il pallone ai francesi e dando il via a una azione da meta, Nathan Hughes, ieri era in campo ma non ha capito lo stesso quello che stava accadendo.
Sono stanco di sentire che se qualcosa di nuovo viene fatto dai Wasps o dall'Australia è fantastico, e se lo facciamo noi invece è contro le regole. 
Oggi eravamo venuti per vincere e sono orgoglioso della prova della squadra, abbiamo giocato secondo le regole e con un impegno incredibile. Il Rugby è anche stimolare le persone, contribuire ai cambiamenti.
Abbiamo incontrato l'arbitro ieri prima della partita, ci ha spiegato che il sentimento circa l'interpretazione della ruck è cambiato. 
E' stata una riunione interessante, ma l'idea di adottare questa strategia difensiva non è nata ieri, ci abbiamo lavorato dall'inizio della settimana. 
Difendere è voler riconquistare il pallone per giocare, esattamente ciò che abbiamo fatto: è stato molto divertente preparare la partita nel corso della settimana. 
Non posso essere contento, sono una persona molto competitiva e oggi abbiamo perso la partita, ma ci sono molte cose positive. Eravamo venuti per giocare e penso che abbiamo conquistato un bel po' di rispetto là fuori contro la miglior squadra al mondo insieme agli All Blacks"



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venerdì 24 febbraio 2017

La Storia Di Ugueth Urbina e Il Tentato Omicidio Nella Sua Fattoria (MLB)

Ugueth Urbina, closer venezuelano classe 1974, vinse le World Series nel 2003 con i Florida Marlins.
Giocò per dieci anni in Major League con Expos Montreal, Boston Red Sox, Texas Rangers, Florida Marlins e Detroit Tigers.
Nella Lega Venezuelana si accasò con i Leones Caracas.
Due volte All Stars.
Il suo repertorio di lanci comprendeva fastball e slider.
Anche il changeup e splitter erano nel suo bagaglio tecnico.
Inoltre fu leader di salvataggi (41) nella National League nel 1999.
Quando i Marlins sconfissero gli Yankees nelle World Series del 2003, Urbina totalizzò 4 salvataggi nella serie finale.
Nel 2004, la madre di Ugueth venne rapita nel sud-ovest del Venezuela e ciò lo colpì molto.
I sequestratori chiesero un riscatto di 6 milioni di dollari ma la famiglia di Urbina si rfiutò di pagare il riscatto.
Fortunatamente per loro un'unità anti-sequestro risolse l'operazione il 18 febbraio 2005.
Nello stesso anno, Urbina venne arrestato a Caracas avendo sparato in aria nella Francisco Fajardo Avenue.
Non aveva porto d'armi, inoltre era ubriaco.
Abbandonò la MLB nel 2005, chiudendo con un ERA di 4.13 per i Philadelphia Phillies.
In 11 anni di Major, Urbina chiuse con 3,45 ERA in 6971/3 inning.
237 furono i salvataggi totali in carriera, assolutamente non male.


LAVORATORI UBRIACHI NELLA SUA PROPRIETA'
In seguito comprò una "finca", cioè una tenuta da sogno (con tanto di fattoria e piscina) a Valles Del Tuy, 50 km da Caracas.
Mise sotto contratto dei giovani lavoratori affinchè curassero il bestiame e per altri lavori simili nei campi.
Un giorno del 2005, 16 ottobre precisamente, decise di andare con il figlio a passare un po' di tempo lì nella sua tenuta.
Lo spettacolo che si ritrovò davanti fu inquietante.
Gli stessi ragazzi che curavano il bestiame avevano organizzato una maxi festa lì dentro, senza chiedere il permesso.
Ugueth li ritrovò completamente ubriachi (e in seguito imbarazzati per quanto successo), rimase ovviamente perplesso ma poi sorrise, salutò tutti e ritornò a casa con il suo camion.
Non prima però di aver firmato qualche autografo, ad esempio a Vinkler Gallego.
Pericolo scampato per tutti, del resto quello che i suoi "dipendenti" avevano fatto non era esattamente qualcosa che accade tutti i giorni.
Una tenuta privata è una tenuta privata.
Tutto finito però, almeno così sembra.


LA VENDETTA
Tuttavia nella nottata Ugueth, un altro Ugueth (almeno a livello di personalità), ritornò indietro con 5 uomini e si fece giustizia da solo: vengono brutalmente picchiati e presi a bastonate e con un machete, poi minacciati di morte (loro e le famiglie).
Gli assalitori cospargono la benzina su coloro rimasti a terra e provano a dargli fuoco: la maggiorparte se la cavano, altri subiscono gravissime ustioni.
Argenis Farias Tovar, Myckelín Echenique, Tony Rodriguez, Bernardo Navarro e Jonathan Duarte denunciarono immediatamente l'incredibile aggressione subita.

Osal: "Ci ha colpito come animali, era fuori di sè ed ha minacciato di uccidere le nostre famiglie se avessimo denunciato l'accaduto"

Tovar: "A me disse tu sarai il primo a morire", minacciando di appiccare un incendio.

Secondo Rodriguez, tre delle vittime furono date alle fiamme.
In primo luogo, cosparsi con diluenti per vernici, benzina e poi con benzene.
Vennero salvati per miracolo, grazie alla velocità con cui si gettarono in piscina, dove tutto cominciò.
Navarro e Duarte vennero ricoverati in ospedale.
Giorni dopo, Navarro si ricordò che Urbina fu colui che "lo bagnò" con la benzina provando a dargli fuoco con un fiammifero (aveva gravi ustioni su tutto il corpo: collo, orecchie e viso soprattutto).
Gallegos aveva lividi sulle ginocchia.
Farias soffriva di una frattura allo zigomo.
Il motivo per il drastico cambiamento di personalità fu che durante"la festa" erano spariti diversi oggetti, tra cui una pistola.
La mattina dopo, il 16 ottobre, Urbina interrogato dalle autorità fece finita di niente.
Era gentile, tranquillo, sereno.
Molti credettero alle sue parole.
"La storia descrive un mostro e non ci tocca perchè Ugueth non lo è", disse Ariel Prat, presidente del Lions Caracas con cui giocava.
Per il suo avvocato si tratta di un ricatto, di una trappola, di un complotto contro Ugueth (che a loro dire stava dormendo).
Poi alla fine cedono e confessano.
Ugueth viene condannato il 28 marzo 2007, a 14 anni e 4 mesi di carcere, per tentato omicidio nei riguardi di 7 persone ma ne sconta solo 7.
Esce nel 2012 per buona condotta (7 anni perchè in realtà era agli arresti già dal 2005) e torna a giocare a 40 anni con i Leones.


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domenica 19 febbraio 2017

Dylan Hartley e Tutte Le Sue Squalifiche (Rugby)

"I migliori poliziotti si reclutano fra i malviventi"


Dylan Hartley nato nel 1985, tallonatore dei Northampton Saints e della nazionale inglese ha dietro di sè una lunga serie di squalifiche.
Dal 2007, ben 60 settimane di squalifiche.
L'ultima beccata a dicembre 2016, fortunatamente per lui il Sei Nazioni 2017 non gli è stato precluso.
Invece la squalifica del 2015 gli era costata niente meno che la convocazione alla Rugby World Cup. Famosa anche l'espulsione per insulti all'arbitro nella finale di Aviva Premiership del 2013, Hartley era il capitano dei Saints e per la prima volta in una finale del campionato inglese un giocatore venne espulso!
A gennaio 2016, 29enne, con 66 cap con l'Inghilterra (ma escluso da Gatland nell'ultimo tour dei Lions), oltre essere stato richiamato in Nazionale venne nominato capitano al posto di Chris Robshaw che pagò a caro prezzo l'eliminazione al primo turno degli inglesi nel mondiale di casa.
Hartley è stato il più giovane capitano della Premiereship, guidando Northampton dal 2009 al 2014 negli anni di maggior successo del club inglese.
Inoltre indossò la fascia di capitano della Rosa nel 2012 durante il match con Sudafrica subentrando a Robshaw uscito per un cambio.

Il CT Eddie Jones: "Dylan è un onesto e duro lavoratore, io ammiro il suo approccio aggressivo e senza compromessi nel gioco. Assieme allo staff abbiamo pensato che ha tutte le qualità necessarie per guidare un gruppo. Lavoreremo molto strettamente assieme per costruire un team vincente"


SQUALIFICHE IN CARRIERA
Aprile 2007 - Squalifica di 26 settimane per dita negli occhi ad Haskell & O'Connor

Marzo 2012 - Squalifica di 8 settimane per aver morso l'irlandese Stephen Ferris durante il Sei Nazioni

Dicembre 2012 - Squalifica di 2 settimane per aver colpito Rory Best

Maggio 2013 - Squalifica di 11 settimane per aver insultato l'arbitro (era la finale di Aviva Premiership e Hartley era il capitano dei Saints)

Dicembre 2014 - Squalifica di 3 settimane per gomitata al giocatore del Leicester Matt Smith

Maggio 2015 - Squalifica di 4 settimane per aver dato una testata al tallonatore dei Saracens Jamie George (George è stato convocato con l'Inghilterra al suo posto)

Dicembre 2016 - Squalifica di 6 settimane dopo essere stato espulso per placcaggio pericoloso sul terza linea dell’Irlanda Sean O’Brien al 58’ minuto di Northampton-Leinster (Champions Cup).
La pena normalmente sarebbe stata di 5 settimane ma è stata aumentata di una, in base alla “cattiva condotta” degli ultimi anni di Hartley.


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mercoledì 15 febbraio 2017

I Record Del Wunderteam Austriaco Negli Anni 90 (Sci Alpino)

Lo Sci Alpino, negli anni 90, fu monopolizzato dal Wunderteam Austriaco.
Difficilmente a livello sportivo si era mai visto un qualcosa del genere.
E' vero, negli ultimi anni, Marcel Hirscher ha vinto 5 Coppe del Mondo consecutive (record di tutti i tempi) ed è quasi imbattibile nello Slalom Speciale e in Gigante, tuttavia l'Austria non è più la potenza di un tempo.
Anzi, gli austriaci soffrono molto proprio nello specialità che li hanno consacrati nella leggenda di questo sport: ovvero Discesa Libera e Super Gigante.
I tempi di Hermann "Herminator" Maier sono ormai lontanissimi.
Eppure dietro quello squadrone che ha dominato in lungo e largo, monopolizzando le specialità veloci ed anche il Gigante, spesso quà e là sono emersi dei dubbi dietro certe prestazioni disumane.
Sia a livello di singoli che soprattutto a livello di squadra.
In particolare l'oggetto del mistero fu soprattutto quel Bernd Pansold, colui che aveva dopato la Germania DDR.
Pansold negli anni 90 si era ricostruito una nuova vita nel centro olimpico di Obertauern e nella squadra di Sci Alpino austriaca.
Costruendo, parallelamente, la carriera di nuovi, formidabili atleti.
Pansold fu licenziato dagli stessi austriaci a fine anni 90, quando seppero che il medico era stato incriminato in questioni quantomeno ambigue (aveva somministrato ormoni a nuotatrici minorenni, inoltre come detto aveva dopato molti atleti tedeschi).
Per "lesioni personali" Pansold venne condannato ad una multa di 14 milioni.
La federazione austriaca invitò Maier e il direttore del centro di Obertauern, Heinrich Bergmueller, a prendere le distanze da lui.
Bergmueller rispose, col più pesante dei provvedimenti: "Pansold sarà congedato il 31 dicembre, anche se il suo contratto continuerà fino a giugno. Nel frattempo, saranno gli altri sei medici del centro olimpico ad occuparsi di Maier".
Quanto ad "Herminator", la questione fu più delicata.
Maier e Pansold non chiarirono mai del tutto il loro rapporto.
Il campione austriaco disse di essersi affidato sempre per la sua preparazione a Bergmueller, quindi al centro olimpico, e non in particolare ad un medico.
Pansold invece aveva sempre ribadito che seguiva sia Maier che Schilchegger, un altro talento dell'epoca.
Il segreto del medico, prima del licenziamento, era questo: troppo Sci fa male.
Sono gli attrezzi ad andare veloci, quindi per migliorare bisogna analizzare.
Studiare il corpo dello sciatore, e portare la forza solo dove è necessario.
E' la parabola stessa di Hermann Maier a lasciare sorpresi.
Un' infezione alle ginocchia gli complica l' adolescenza, a 14 anni è sottopeso ed escluso dalle giovanili.
Va a lavorare come muratore, attività che lascia solo nell'ottobre ' 95, all'età di 23 anni.
Grazie ad un recupero incredibile e ad una forza di volontà fuori dal comune, riesce a entrare in nazionale e vincere la prima gara di Coppa del Mondo nel gennaio '97.
Il suo coraggio (nella discesa di Nagano una delle cadute più spettacolari e pericolose della storia dello Sci) e la sua forza fisica gli permettono di diventare il numero uno.
Al di là di tutto, Herminator è stato in grado di portare lo Sci Alpino in una nuova dimensione.
Di lui si ricorderà anche l'incredibile rivalità interna con Eberharter...gli appassionati, però, difficilmente avranno dimenticato il gesto all'arrivo di Rahlves in SuperG: gioire di fronte a milioni di tifosi austriaci per la sconfitta del compagno di squadra Eberharter fu forse sconveniente e soprattutto antisportivo.
Ma Herminator era anche questo.


VITTORIE DEL WUNDERTEAM
Hermann Maier chiuderà con 54 vittorie (secondo di tutti i tempi), 96 podi, 2 ori Olimpici, 3 ori Mondiali, 4 Coppe del Mondo e 10 Coppe di Specialità (5 in SuperG, 2 in Discesa e 3 in Gigante).
Il suo più grande rivale come detto fu Stephen Eberarther che chiuderà la carriera con 1 oro Olimpico, 3 ori Mondiali, 2 Coppe del Mondo e 5 di Specialità (3 di Discesa e 2 di SuperG).
Riguardo altri atleti vincenti si possono citare: Michael Walchofer (3 Coppe di Discesa Libera nel 2005, 2006 e 2009), Hannes Reichelt (Coppa di SuperG nel 2008) e Christian Maier (coppa di Gigante nel 1994)
Un po' antecedente a questa generazione fu Benjamin Raich che riuscirà a vincere 2 Olimpiadi, 3 Mondiali, 1 Coppa del Mondo e 5 di Specialità (3 di Slalom e 2 di Gigante).
Sempre rimanendo alle discipline tecniche (Slalom) si ricordano due grandi atleti quali Thomas Sykora, Thomas Stangassinger e il "pazzo" Rainer Shoenfelder vincitori rispettivamente di 2 Coppe di Specialità ed 1 per gli ultimi due.


RECORD PIAZZAMENTI
In realtà, come vedremo sotto, gli atleti in grado di vincere e dominare le posizioni alte della classifica in ogni gara erano molti di più.
Nella storia di tutti gli appassionati (austriaci e non) rimarrà per sempre impresso il SuperG di Innsbruck quando gli austriaci piazzarono 9 atleti nelle prime 9 posizioni, cancellando il vecchissimo record di diversi decenni prima che apparteneva alla Francia femminile (prime 6 posizioni).

Discesa Libera di Beaver Creek (6 dicembre 1997):
1) A.Schifferer AUT
2) H. Maier AUT
3) S.Eberharter AUT
4) F.Strobl AUT
5) H.Trinkl AUT

SuperG di Birds Of Prey (7 dicembre 1997):
1) H.Maier AUT
2) S.Eberharter AUT
3) H.Knauss AUT
4) J.Strobl AUT

Gigante di Soelden (25 ottobre 1998):
1) H.Maier AUT
2) S.Eberharter AUT
3) H.Schilchegger AUT
4) C.Mayer AUT

SuperG di Innsbruck (21 dicembre 1998):
1) H.Maier AUT
2) C.Mayer AUT
3) F.Strobl AUT
4) S.Eberharter AUT
5) R.Salzgeber AUT
6) H.Knauss AUT
7) P.Wirth AUT
8) A.Schifferer AUT
9) W.Franz AUT

Discesa Libera di Bormio (29 dicembre 1998):
1) H.Maier AUT
2) F.Strobl AUT
3) S.Eberharter AUT
4) H.Knauss AUT
5) W.Franz AUT
6) H.Trinkl AUT

Discesa Libera di Lake Louise (4 dicembre 1999):
1) H.Trinkl AUT
2) H.Maier  AUT
3) S.Eberharter AUT
4) J.Strobl AUT
5) A.Schifferer AUT

Discesa Libera di Bormio (29 dicembre 2004):
1) J.Grugger AUT
2) M.Walchhofer AUT
3) F.Strobl AUT
4) Klaus Kroell AUT









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giovedì 9 febbraio 2017

La Storia Di Lawrence Taylor: Cocaina, Incidenti Stradali e Giri Di Prostituzione (NFL)

"...era un ragazzo che amava le sfide. Mentre i suoi fratelli avrebbero chiesto il permesso per fare qualcosa, lui l’avrebbe fatta e basta, inventando incredibili storie se fosse stato scoperto"

Lawrence Taylor, conosciuto anche come "Reckless" (folle), è considerato unanimemente tra i più grandi giocatori della storia della NFL, nonostante una carriera molto travagliata ed afflitta da gravi problemi di droga ed abuso di alcolici.
Giocò tutta la carriera professionistica come linebacker per i New York Giants.
E' stato classificato come il miglior difensore della storia della lega da giocatori, allenatori, membri dei media e numerose testate online come NFL Network.
Taylor è il giocatore che ha ridefinito il ruolo di outside linebacker, obbligando gli offensive coordinator avversari ad escogitare strategie nuove per cercare di bloccarlo o, almeno, limitare i danni che la sua forza e velocità straordinaria portavano nei backfield offensivi avversari.
Dopo una carriera universitaria nei Tar Heels di North Carolina, Taylor venne scelto con la seconda selezione assoluta dai New York Giants nel 1981.
Indicato da molti come prima scelta assoluta, non venne scelto dai New Orleans Saints, che gli preferirono il runningback George Rogers.

Phil Simms, il QB che avrebbe guidato il team al Super Bowl, lo definiva, prima dell’inizio della stagione “Un animale nella pass rush. Ti è sempre intorno, tranne quando non ti è sopra!” e, più tardi, ammise di aver atteso con impazienza la prima giornata di campionato “perché almeno non avrei più dovuto giocargli contro”.
L’ultima partita di pre-season fu giocata dai Giants contro Pittsburgh.
Terry Bradshaw, QB degli Steelers, che incontrò Taylor solo in quell’occasione, diversi anni dopo ricordò: “Mi ha quasi ucciso, io continuavo a chiedermi chi diavolo fosse quel ragazzo e lui continuava a sbucarmi dal lato cieco e a farmi a pezzi le costole”.

Nel 1986 Taylor giocò una delle più grandi stagioni della storia della NFL per quanto riguarda un ruolo difensivo: mise a segno 20.5 sack, dominando questa classifica, fu nominato Defensive Player Of The Year e divenne uno dei soli tre giocatori difensivi capaci di vincere il titolo di MVP.
I Giants dominarono la NFC East con un record di 14-2 e giunsero al Super Bowl XXI nel quale batterono i Denver Broncos.
Taylor fu protagonista di una giocata chiave quando, nel corso del primo quarto, salvò un TD fermando sulla goal-line una corsa di John Elway.
Secondo Bill Belichick, all’epoca defensive coordinator dei Giants "ciò che rendeva Taylor così grande, così aggressivo, era il completo disprezzo del suo corpo. Una volta, dopo una commozione celebrale, ho dovuto nascondergli il casco per evitare che tornasse in campo".
Il 15 gennaio 1993 i Giants persero nettamente, al secondo turno dei playoff, contro i San Francisco 49ers e Taylor fu sorpreso in lacrime, durante le fasi finali dell’incontro, dalle telecamere.
Durante la conferenza stampa del dopo partita Taylor annunciò la sua decisione: “Sono arrivato a giocare dei Super Bowl, a giocare i playoff. Ho fatto cose che altra gente non è mai riuscita a fare prima in questo sport. Dopo 13 anni, è giunto il momento di andare”.
La sua maglia, numero 56, è stata ritirata dai Giants il 10 ottobre 1994 e nel 1999 LT è stato introdotto nella Hall Of Fame.
I numeri dei suoi 13 anni di carriera NFL (tutti a New York) sono impressionanti: 10 convocazioni al Pro Bowl consecutive, 10 nomination nella All-Pro consecutive, un titolo di MVP NFL, 3 titoli di Defensive Player Of The Year, 1 titolo di Defensive Rookie Of The Year, 2 Super Bowl, 132,5 sack ufficiali (più i 9,5 del suo anno da rookie quando la statistica dei sack era ancora ufficiosa), 9 intercetti e ben 1088 placcaggi.


GLI ACCORGIMENTI PER CONTENERLO
Bill Walsh, l’head coach dei San Francisco 49ers, preferì cercare di bloccare Taylor assegnando le responsabilità del blocco ad una guardia o un tackle.
Dovendolo affrontare due volta l’anno, l’head coach dei Washington Redskins Joe Gibbs si inventò la figura dell’H-back, per cercare di contrastare i suoi raid.
Joe Gibbs: "Dovevamo adottare, in qualche modo, un piano speciale solo per Lawrence Taylor. Ora non succede spesso, ma vi assicuro che è perché abbiamo imparato la lezione. Da lui"
Quindi lo stesso Gibbs spostò il runningback a fianco del tight end, un passo indietro per mantenerlo nel backfield.
L’esperimento si rivelò efficacissimo contro linebacker “normali”, meno con Taylor.
Ad ogni modo l’H-back, assieme alle formazioni a doppio tight end, si vedono spesso ancor oggi sui campi NFL.
Taylor inoltre eseguì meglio di tutti gli altri la tecnica del “chopping” (colpo portato con il braccio sul braccio del quarterback inteso a fargli perdere la palla, durante il placcaggio del quarterback avversario).
Le sue armi forti erano la velocità, forza fisica, reattività, l'istinto ed ovviamente la passione.


LA FINE DELLA CARRIERA DI JOE THEISMANN
Lawrence Taylor mise involontariamente fine alla carriera del quarterback Joe Theismann procurandogli la frattura scomposta di tibia e perone con uno dei suoi terribili sack.
Duro, ma sempre corretto (almeno in campo), e quello di Theismann fu un episodio sfortunato, anche a detta dello stesso Joe.
La correttezza nel gioco non sempre corrispondeva alla disciplina, sia in campo che fuori.
Spesso Taylor faceva di testa sua ignorando gli assegnamenti degli schemi, ma ottenendo quasi sempre ottimi risultati.


ALCOOL E COCAINA DURANTE LA CARRIERA SPORTIVA
In contrasto con il suo successo sul campo di gioco, la vita personale di Lawrence Taylor è stata segnata da abuso di alcolici, uso di droga ed altre polemiche.
Taylor ebbe infatti uno stile di vita controverso, durante e dopo la sua carriera professionistica.
Egli ammise di aver fatto uso di droghe come la cocaina nel secondo anno nella NFL e fu sospeso diverse volte dalla lega per aver fallito dei test anti-droga.
Quando a Taylor venne chiesto che cosa avrebbe potuto concedersi rispetto agli altri linebacker, la sua risposta fu "bere".
Come detto, l'abuso di alcol non è stato il più grande dei suoi problemi.
Risultò positivo alla cocaina nel 1987 e venne sospeso per 30 giorni nel 1988, dopo aver fallito un secondo test antidoping.
Dopo il suo secondo test positivo fallì un terzo test antidoping, sempre per cocaina.
Mentre si avvicinava la fine della sua carriera sportiva disse: "Sniffare è forse  l'unico punto luminoso nel mio futuro".


ABUSO DI COCAINA DOPO IL RITIRO
Dopo il suo ritiro, iniziò l' abuso di droghe su base regolare.
Infatti il suo abuso di droga aumentò dopo il ritiro, venendo arrestato tre volte per detenzione di sostanze stupefacenti.
Finì per 2 volte in riabilitazione per due volte nel 1995, solo per poi essere arrestato due volte in un arco di tre anni per aver tentato di acquistare cocaina da agenti di polizia in borghese.
Durante questo periodo, visse con altri tossicodipendenti con lenzuola bianche che coprivano le finestre dell'appartamento.
Taylor dirà "stavo veramente male. Voglio dire quel posto era quasi come una casa di morti".
Nella sua seconda autobiografia, Taylor ammise di aver iniziato a utilizzare droghe già prima della sua stagione da rookie nella NFL.


GIRO DI PROSTITUZIONE, INCIDENTI STRADALI E RAPPORTI CON MINORI
Taylor ha inoltre sostenuto di aver assunto e inviato prostitute nelle camere d'albergo avversarie la notte prima di una partita, nel tentativo di stancare i giocatori e che al suo picco, ha speso migliaia di dollari al giorno sugli stupefacenti.
Ha anche raccontato molti altri casi di comportamenti aberranti, tra cui arrivare a una riunione della squadra nel corso della sua carriera da giocatore in manette dopo aver trascorso una notte con alcuni ragazze squillo.
Egli ha anche detto che per superare i test antidroga della NFL, ha regolarmente presentato le urine dei suoi compagni di squadra.
Nel 2009, Taylor ha iniziato ad avere nuovamente problemi nella sua vita personale.
L'8 novembre, venne arrestato a Miami-Dade County, in Florida, dopo aver colpito un altro veicolo con la sua Cadillac Escalade ed essser fuggito.
Aveva già commesso lo stesso reato nel 1996, quando fuggì con la sua Lexus dopo aver provocato un incidente.
Venne rilasciato su cauzione di $500.
Poco dopo venne arrestato per aver fatto sesso con una ragazza di 16 anni in un Holiday Inn situato a New York.
Venne accusato di stupro di terzo grado, con l'accusa di essersi impegnato in un rapporto sessuale con una ragazza sotto i 17 anni.
E 'stato anche accusato di aver pagato la minorenne $300 per fare sesso con lui.
Taylor è dichiarato colpevole il 22 marzo 2011 e condannato a sei anni di libertà vigilata come parte di un patteggiamento, in cui si è dichiarato colpevole per i reati di cattiva condotta sessuale.
Il 9 giugno 2016, la moglie di Taylor è stata arrestata per violenza domestica in Florida dopo aver gettato "un oggetto" e che colpì Taylor alla parte posteriore della testa.


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mercoledì 8 febbraio 2017

La Storia Di Stu Ungar: Le Vittorie, L'Abuso Di Droga, La Bancarotta e L'Overdose (Poker)

"È possibile che verrà un giorno in cui qualcuno sarà un giocatore di Poker No Limit migliore di me. Ne dubito, ma è possibile. Ma non ci sarà mai un giocatore di Gin Rummy migliore di me. 
E soprattutto non ci sarà mai un giocatore in senso assoluto migliore di me"

Stu Ungar, detto anche "The Kid", è stata una leggenda del Texas Hold’em.
Su di lui si è scritto di tutto, trattandosi di un personaggio che incarna perfettamente l’idea del genio ribelle, diviso tra tossicodipendenza, eccessi, vittorie, clamorose cadute, ricchezza e povertà assoluta.
Stu nasce a New York, il padre era un usuraio: quindi già da ragazzino, inizia a giocare a Gin Rummy nelle bische gestite proprio dal padre.
Grazie alle sue incredibili capacità di calcolo diventa imbattibile o quasi.
Nonostante vincesse tantissimo, perdeva tutto scommettendo nelle corse dei cavalli e dei cani.
Questa sua passione sfociò in una dipendenza accumulando tantissimi debiti: fu costretto a trasferirsi a Las Vegas.
Il padre morì nel 1968, la madre divenne disabile per via di una malattia, Stu si dà sempre più al gioco d'azzardo illegale.
Nel mentre sbanca qualsiasi Casinò.
Superata la maggiore età entra in rapporti amichevoli con Victor Romano, un membro della cosca mafiosa dei Genovese.
Romano, condivise con Ungar l'interesse per il calcolo delle probabilità nel gioco d'azzardo.
Ungar era conosciuto anche per i pesanti insulti che rivolgeva ai suoi avversari.
La sua amicizia con Romano lo proteggeva dai giocatori che non accettavano il suo modo di comportarsi al tavolo.
Pare che un avversario, dopo essere stato sonoramente sconfitto da Ungar, cercò di colpirlo in testa con una sedia.
Qualche anno più tardi Ungar racconterà che, pochi giorni dopo l'episodio, quell'uomo fu trovato morto, ucciso a colpi di arma da fuoco.
Venivano da tutto il mondo per sfidarlo a Gin e se ne tornavano a casa con un pugno di mosche in mano e le tasche vuote.
Era impossibile batterlo, anche quando ti concedeva tutti i vantaggi possibili (handicap).
Un giorno un amico lo avvertì che il suo avversario stava truccando le carte.
Lui rispose: "Me ne sono accorto, tranquillo", e vinse ugualmente.
Era impossibile avere la meglio sulla sua memoria, bastavano poche pescate dal mazzo e avrebbe saputo dirti tutte e dieci le carte che avevi in mano.
E spesso lo faceva, con grande imbarazzo dell’avversario di turno, già multimilionario che aveva attraversato il mondo per sfidarlo.


BANDITO ANCHE DAI TAVOLI DI BLACKJACK
Poteva contare tutte le carte di un sabot di Blackjack con sei mazzi completi.
Vinse anche una scommessa da 100.000 dollari perché nessuno poteva credere che sarebbe riuscito a farlo davvero, Bob Stupack (proprietario di un Casinò) pagò a caro prezzo una simile mancanza di fiducia.
In un altro torneo pare che tutti gli altri avversari si ritirarono per netta inferiorità.
Ormai non c’era più nessuno disposto a battersi con lui nel Gin Rummy, gli fu proibito di iscriversi ai tornei, avvicinarsi ai tavoli del Blackjack nemmeno a parlarne (al Caeser Palace, vinse 83,000 dollari finchè il manager della sala non lo fermò: con la sua memoria fotografica ormai riusciva a contare le carte mancanti, e per questo fu cacciato dal casinò e la sua foto messa in bella mostra negli uffici dei boss dei casino del Nevada. Come si sa, contare le carte al Blackjack è vietato nella quasi totalità dei casinò USA)..
Non gli rimaneva che cambiare gioco.


TEXAS HOLD'EM: RICCHEZZA E POVERTA'
In seguito arriva il passaggio naturale al Texas Hold ‘em.
Quando le WSOP iniziarono nel 1970 Stu era già considerato il miglior giocatore di Gin nel mondo, ma solo dieci anni dopo avrebbe cementato il suo status come giocatore di Poker.
Nel 1980 e 1981 Ungar vinse il Main Event e continuò ad accumulare soldi e vittorie per tutto il corso degli anni 80.
Vinse a soli 27 anni.
Di lui si dice che pagò di nascosto il mutuo al suo vecchio amico Michael "Baseball Mike" Salem, rimasto al verde.
Oppure che una sera passeggiando per le strade di Las Vegas con Doyle Brunson fu avvicinato da un mendicante.
Ungar gli diede 100 dollari e quando Brunson appuntò che non sapeva nemmeno chi fosse, Stu disse: "Se lo avessi saputo gliene avrei dati 200".
Oppure che un giorno, venuto a sapere di alcune difficoltà economiche del suo avvocato, si presentò in studio con 10mila dollari e un messaggio: "Prendili e ridammeli quando puoi. E se non puoi ridarmeli va bene lo stesso".
Ungar vedeva il mangiare come qualcosa che andava fatto in fretta, perché di fatto il tempo per mangiare era sottratto al gioco.
Era solito telefonare in anticipo ai ristoranti affinché tutti i piatti (per lui ed i suoi ospiti) fossero già in tavola al suo arrivo.
Ungar pagava sempre per tutti, indipendentemente dal costo del pasto ma non era possibile discutere il suo metodo.
Stu entrava di corsa nel ristorante, divorava il cibo il più velocemente possibile, lasciava i soldi per pagare più una generosa mancia sul tavolo ed era pronto ad andare via, anche se i suoi ospiti erano ancora agli aperitivi o agli antipasti.
Ungar in una occasione vinse circa 1,5 milioni di dollari scommettendo ai cavalli ed organizzò una festa per i suoi amici in uno strip club.
La serata vide Ungar ed i suoi amici divertirsi in una sala VIP con numerose ragazze e parecchie bottiglie di champagne Crystal.
Ungar pagò quasi 9mila dollari, senza chiedere mai a nessuno dei partecipanti di contribuire in alcun modo.
Al di là di questi episodi di generosità, dopo ogni grosso premio vinto, riusciva comunque a sperperare il resto dei suoi soldi nel gioco d'azzardo.
Una volta 900,000$ in scommesse sportive, oppure riusciva a dilapidare un milione di dollari giocando ai dadi, per poi spillare a Larry Flint ben 5 milioni di dollari in varie sessioni di Poker.


LE ACCUSE DI BROGLI E LO STILE DI GIOCO
Le sue capacità mnemoniche e la sua abilità nel conteggio delle carte furono controverse e su di lui, ad un certo punto, gravò il sospetto di essere un baro.
Nel 1982, venne accusato di imbroglio in un casinò di Atlantic City, Stu Ungar fu inizialmente condannato dalla Commissione sul Gioco d'Azzardo del New Jersey, al pagamento di 500 dollari di multa.
Il casinò sosteneva che Ungar ponesse di nascosto delle fiche extra sulle sue giocate vincenti, per garantirsi una vincita maggiore.
Ungar negò ogni addebito e portò la causa in tribunale e la vinse, evitando la multa.

Newman in tempi recenti ha provato a fare luce sul motivo per cui Ungar aveva un livello di ragionamento superiore alla maggior parte dei giocatori di Poker del suo tempo: "Ungar giocava uno strano lagTAG solido, con un valore di VPIP (soldi messi volontariamente preflop) intorno a 30 e un valore PFR (Raise Prelfop) intorno a 20. E' molto importante anche la size di rilanci di Stu Ungar pari a 3,5 x a 3x, al giorno d'oggi un rilancio del genere può apparire addirittura esagerato, ma in quegli anni era di routine aprire 4x o 5x, sotto questo punto di vista un precursore"
Chan: "Nessuno poteva battere Stu, tranne lui stesso"

Secondo altri Ungar avrebbe potuto vincere ancora molto di più se avesse rallentato il gioco contro avversari nettamente inferiori, dandogli l'illusione di poterlo battere, in modo da fargli scommettere più soldi.
Invece, lui praticava un gioco troppo aggressivo, visto che cercava di sconfiggere i propri avversari nel peggior modo possibile.


L'ABUSO DI COCAINA E CRACK: L'OVERDOSE NEL 1990
E' più o meno nel periodo di massimo splendore che Ungar inizia ad abusare di droghe pesanti che lo porteranno alla rovina.
Dopo il suicidio del suo figlio adottivo, nel 1986 si separa dalla moglie e incontra la droga (consigliato da alcuni giocatori, secondo i quali li aiutava a tenerli svegli la notte durante le nottate interminabili a giocare a Poker).
Fa uso di cocaina e alcol, in seguito crack.
Siamo a fine anni 80.
Nnel 1990, Stu ha 37 anni: la droga piano piano lo stava consumando.
Al di là di ciò per tutti è considerato il più forte giocatore di tutti i tempi, l’unico allora ad essere riuscito a vincere per tre volte il Main Event delle World Series Of Poker (poi è stato eguagliato da John Moss): addirittura molti pensano che i successi sarebbero saliti a quattro se un’overdose di cocaina non gli avesse impedito di prendere parte al Day 3 del 1990 (non si presentò, in quanto come detto collassò nella sua stanza), dove era in gara da chip leader.
L’assenza dal tavolo consegnò la vittoria a Monsour Matloubi, lui per via delle tante chips accumulate nei giorni precedenti terminerà comunque al nono posto, incassando 20mila dollari.


LA SFIDA A MATLOUBI
Due anni dopo, durante un altro Main Event delle WSOP, Stu pensò fosse arrivato il momento di ristabilire le gerarchie.
Dotato di spirito competitivo fuori dal comune, non impiegò molto a decidere di sfidare l’avversario in un celebre Heads Up dal buy-in di 50.000 dollari che inizialmente vide andare in vantaggio Matloubi ma poi ristabilì effettivamente le gerarchie tra i due rendendo Stu protagonista di un call sorprendente.
Stu è in leggero vantaggio, $60.000 per lui e 40.000 per il suo avversario e decide da SB di rilanciare con Td9c fino a 1.600 $ ricevendo il call con 4d5c.
Al flop cadono 337 rainbow e Stu decide di bettare $ 6.000; call di Mansour.
Con il K del turn entrambi optano per un check, river Q e Mansour decide di andare in all In per i suoi restanti 32.000 $.
Stu si prende solo qualche secondo prima di dichiarare il call, aggiungendo al suo avversario: “You have 4-5 or 5-6; i’m gonna call you with this” (Tu dovresti avere 4-5 o 5-6; ti chiamo con questi), scoprendo i suoi T-8 e portando a casa il piatto con dieci alta!
La dipendenza dalle droghe comunque continua a divorarlo e lui continua a sperperare le sue vincite al Poker tra droga e scommesse.
Ha problemi al naso non può più sniffare, per questo abbandona la cocaina e passa al crack.


LE WSOP 1997 E LA MORTE NEL 1998
Nel 1997, a lottare per il Braccialetto erano in 312 ed il montepremi riservato al vincitore era di un milione di dollari.
Indimenticabile il final table a Fremont Street, naturalmente a Las Vegas, dove furono erette delle gradinate per gli spettatori.
Ungar iniziò il final table con un vantaggio consistente di chips, nonostante questo giocò in modo aggressivo.
La sua superiorità era palese: sembrava fosse capace di vedere attraverso le carte degli avversari.
Nel momento della bolla nessuno dei 6 giocatori voleva essere eliminato e Stu Ungar fu incredibilmente abile ad approfittarne.
Rilanciò sette mani di seguito e nessuno osò vedere.
Tutti erano impauriti tranne Ungar, le cui chips aumentavano esponenzialmente.
Fu forse la finale più squilibrata che le WSOP possano ricordare.
Quando Ungar vinse il Main Event delle WSOP 1997 e il primo premio di $ 1 milione, i suoi amici e la famiglia speravano che gli avrebbe dato l'opportunità di cambiare la sua vita, cosa che non avvenne.
Sperperò subito i soldi vinti in droga e scommesse, iniziò a mendicare vicino le sale da Poker.
Non si presentò alle WSOP del 1998, inoltre viene anche arrestato per possesso di stupefacenti.
Il 22 novembre 1998 Stu fu trovato morto in una stanza dell'Oasis Motel di Las Vegas con 800 dollari in tasca dopo una partita al Bellagio.
Lui si alzò dal tavolo con più di 800 dollari, ma il resto non fu mai trovato.
L’autopsia dimostrò che non aveva assunto una quantità sufficiente di droga per portarlo alla morte; il medico legale concluse che era morto per un attacco cardiaco (malgrado si ventilasse di overdose di droga e farmaci).
Calava il sipario sul giocatore più forte di tutti i tempi: ormai sommerso dai debiti, nonostante avesse accumulato vincite per oltre 30.000.000 di dollari nel corso della sua carriera, Ungar avrebbe infatti giocato le sue ultime partite di Poker a credito grazie ai prestiti dell’amico Billy Baxter.

"Shuffle Up And Deal"


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lunedì 6 febbraio 2017

Quando Il Terreno Da Calcio è Rovinato Di Proposito: Fango, Pioggia, Buche e Sabbia

Storicamente, a livello calcistico, sono state tante le furbate di avversari inferiori che hanno provato a fermare in qualche modo gli avversari più quotati.
Come si sa, campi fangosi, distrutti di proposito, ridotti nelle dimensioni, bagnati/non bagnati, favoriscono gli avversari tecnicamente inferiori.
Banalmente una partita di Calcio su un campo regolare, avrà un certo esito.
Se questa stessa partita di Calcio viene giocata sul ghiaccio o su una laguna di fango, il divario tecnico si azzera o quasi.
Ovviamente ci sono delle regole che vietano di fare ciò che si vuole ma c'è chi, di tanto in tanto, ci prova fornendo terreni di gioco al limite della praticabilità.
Vediamone i più noti e curiosi.


ALESSANDRIA (ANNI 40 E 50)
L'Alessandria, club che sino agli anni 50 ottenne buoni risultati in campionato italiano, anche nelle torride ed afose estati giocava su terreni pesantissimi: per sfruttare meglio le doti dei propri giocatori, il campo veniva infatti bagnato prima delle partite ed anche i tifosi aiutavano a gettare secchiate d’acqua sull’erba per creare il pantano.
Fu così in occasione di quel 7 luglio 1946 quando i Grigi sconfissero 5-0 la Reggiana e ritornarono in Serie A.
Ma fu così anche più avanti, nelle gare di un’altra esaltante promozione dalla C alla B, quella maturata al termine del campionato 1952-‘53: praticamente tutte le “big” italiane caddero al “Moccagatta”.
Il Grande Torino di Grezar, Gabetto e Mazzola venne umiliato il 19 gennaio 1947: 2-0 con reti di Bertoni e Stradella.
Pochi giorni dopo, il 23 febbraio 1947: Alessandria-Juvents 2-0, reti di Rosso e Pietruzzi.
L’asso di Litta Parodi sradicò la palla da una pozza di fango e fulminò il portiere Sentimenti IV.
Poi Alessandria-Roma 4-0 il primo gennaio 1948.
Nel torneo dell’ultima promozione in A dei Grigi, il 1956-‘57, ottenuta dopo lo spareggio contro il Brescia a San Siro, l’Alessandria trafisse al “Moccagatta” la capolista Verona.
Il 20 settembre 1959 ancora al “Moccagatta”, prima giornata del campionato di Serie A, tre reti dell’ala oriunda Juan Carlos Tacchi misero al tappeto il Milan campione d’Italia.
Per onor del vero va comunque ricordato che ai tempi, i terreni di gioco erano molto pesanti più o meno ovunque però forse ad Alessandria se ne approfittavano rendendoli ancora più pesanti.


MALTA-INGHILTERRA (QUALIFICAZIONI EUROPEE 1971)
Era il 3 febbraio 1971 e fu uno dei primi casi, palesi, in cui una squadra, provò a sabotare gli avversari.
I maltesi seguivano molto il calcio inglese (ancora oggi è il torneo più seguito) ed ai tempi erano tutti tifosi di Manchester United, Ipswich Town, Tottenham Hotspurs, Liverpool, Arsenal, Norwich e compagnia.
Quel mercoledi si giocava allo Gzira Stadium che poteva contenere 15mila spettatori (anche se ce n'erano 30mila).
I cancelli vennero aperti ben prima del fischio d'inizio e la zona antistante dello stadio fu chiusa (traffico limitato).
La stampa inglese aveva caricato molto il match prima dell'inizio, tant'è vero che il clima nello stadio era abbastanza caldo.
E' una partita di cui sull'isola di Malta si parla ancora oggi, eletti ad eroi, nonostante la sconfitta per 0-1.
A deciderla fu Peters.
Fu eletta sull'isola di Malta come "Il match del secolo".

L'Inghilterra schierava una squadra di tutto rispetto:
Banche (Stoke)
Reaney (Leeds)
Hughes (Liverpool)
Mullery (Spurs)
McFarland (Derby)
Hunter (Leeds)
Ball (Everton)
Chivers (Spurs)
Royle (Everton)
Harvey (Everton)
Peters (Spurs)
Alan Mullery, capitano dell'Inghilterra quel giorno, ricorda bene la gara ma non necessariamente per la vittoria: "Il campo da gioco era piccolo perchè era stato ristretto, ma fu il terreno che mi lasciò colpito. Era stato coperto di sabbia e c'era a malapena qualche filo d'erba su di esso.
Sopra molle e sotto molto duro.
E' stato qualcosa che non avevamo mai incontrato prima. Avevamo giocato già in passato su campi fangosi, ma mai su uno totalmente coperto di sabbia"

Le lamentele di Mullery trovarono conferma al ritorno, visto che l'Inghilterra vincerà 5-0, praticamente non facendo mai vedere la palla ai maltesi.


GERMANIA OVEST-POLONIA (MONDIALE 1974)
La scelta d'irrigare il campo o comunque di modificarne le caratteristiche dell'erba è un qualcosa che si perde dalla notte dei tempi.
Si ricordi anche questa partita, semifinale del mondiale 1974, giocata a Francoforte dove nonostante una pioggia battente che aveva anticipato il match i tedeschi bagnarono ulteriormente il campo per renderlo più pesante (i polacchi ai tempi avevano una squadra molto tecnica).
La decise Gerd Muller al 75esimo.


MILAN-BARCELLONA (CHAMPIONS LEAGUE 2012)
Il Milan riuscì a tenere la porta inviolata portando a casa lo 0-0.
In compenso la figuraccia la fece tutto il calcio italiano per colpa delle pessime condizioni del campo del Meazza, che indusse il Barcellona a presentare una formale protesta all'UEFA.
Il terreno rizollato è pericoloso e costituisce un ostacolo allo spettacolo.
Gli scivoloni di Messi provocarono un incidente diplomatico.
Il Barça ritenne che il Milan abbia disatteso l'accordo di bagnare il campo, preso prima della partita, e lo fece presente all'UEFA.
Alves ("un campo di patate") e Piqué ("non riescono proprio a risolvere il problema, meno male che adesso si giocherà su un bel campo, il nostro: lì la differenza la faremo noi con la nostra tecnica").
In seguito arrivò la replica da via Turati alla protesta ufficiale inoltrata alla UEFA dal Barcellona: "L'innaffiatura del campo, da farsi entro un'ora prima dell'inizio della partita come concordato nella riunione organizzativa di ieri mattina e come da Regolamento della Uefa Champions League al punto 14.15, non è stata effettuata viste le condizioni di elevata umidità del campo stesso. Le condizioni generali del campo, sul quale il Barcellona si era regolarmente allenato la sera prima senza sollevare alcun problema, sono state ritenute idonee sia dagli arbitri sia dai Delegati UEFA nel corso del sopralluogo di ieri mattina".


ATLETICO MADRID-BARCELLONA (SUPERCOPPA SPAGNOLA 2013)
Un qualcosa di analogo succede l'anno dopo in Supercoppa di Spagna, quando nuovamente il Barcellona si lamenta a seguito del match (finito 1-1) contro l'Atletico Madrid, Xavi dice: "L'Atletico non ha bagnato il campo".
Intervenuto ai microfoni della stampa al termine della gara, Xavi ha espresso un certo disappunto verso il campo del Vicente Calderon, che non era stato bagnato prima della gara: "E' stata una partita difficile in un campo asciutto. Non ci hanno lasciato spazio, abbiamo provato in tutti i modi ma loro non avevano bagnato il campo e questo non ci ha permesso di far muovere velocemente il pallone.
Al ritorno giocheremo sul nostro campo che sarà bagnato, sarà un vantaggio per noi.
Il risultato è comunque positivo per noi".


MALMO-REAL MADRID (CHAMPIONS LEAGUE 2015)
Cambiando un po' strategia, gli svedesi del Malmo studiarono un accorgimento per rendere meno comoda la vita degli spagnoli: il campo venne ristretto di quasi un metro per lato (2 metri in totale da ambo i lati).
Nelle partite internazionali, la FIFA stabilisce che il campo deve avere una lunghezza compresa tra 100 e 110 metri, e una larghezza tra 64 e 75.
Nell'idea degli svedesi, il fatto che gli attaccanti madridisti avrebbero avuto meno spazio per i loro fraseggi e i difensori di casa meno terreno da coprire.
Sul campo dello Swedbank Stadion, era perfettamente visibile la vecchia striscia coperta con l’arretramento di quella nuova.
Uno stratagemma, insomma, per provare a fermare la squadra ai tempi allenata da Benitez che si presentava in Svezia senza Gareth Bale, Sergio Ramos, Pepe e Danilo ma con un Cristiano Ronaldo ansioso di ritrovare la strada del gol dopo tre partite a secco.
Finirà 0-2 (8-0 per gli spagnoli al ritorno).


BLACKPOOL
In Italia, sia in A che nelle serie inferiori, avere campi in pessime condizioni è la regola.
A volte non si tratta neanche di furbizia (anche se probabilmente c'è chi ci marcia sopra) ma proprio di campi mal curati, per questo sarebbe inutile citare gli innumerevoli esempi.
In Inghilterra invece i campi sono sempre perfetti, anche se ci sono pochissime eccezioni, tipo Bloomfield Road del Blackpool.
Un vero e proprio terreno di gioco che sembra esser direttamente uscito dagli anni 40, 50, 60 e 70.
Un "bagno" di fango ricopre la superficie del terreno di gioco di Bloomfield Road, spesso circondato da vere e proprie buche.
È interessante notare, che il Blackpool negli anni (soprattutto a gennaio) utilizza il suo terreno di gioco per sessioni di allenamento della prima squadra, peggiorando così lo stato della superficie di gioco.
Molti hanno definito il campo una "fattoria", altri una "palude", altri ancora dicendo che è il "campo da calcio peggiore che abbiano mai visto".


WIGAN
Un altro campo inglese, storicamente in pessime condizioni, è il JJB Stadium di Wigan.
Generalmente è al suo peggio tra dicembre e gennaio.
Oltre ad una mancanza di cura e alle condizioni atmosferiche, ad influenzare ciò il fatto che oltre a giocarci la squadra di calcio, ci sono anche i Wigan Warriors (club d'elite del Rugby League).
Dave Whelan presidente del Wigan, ormai stanco delle critiche, in tempi recenti ordinò ai Warriors di spostare la loro partita di coppa dal Venerdì al Lunedi.
Il JJB, per via delle buche, venne più volte paragonato ad un "tavolo da biliardo".


BARNET
Da citare anche Underhill del Barnet.
Qui non si tratta di un terreno di gioco in pessime condizioni, nè di campi ristretti, nè di erba irregolare...semplicemente di un campo in discesa/salita!
Si, proprio così.
Il Barnet ha sede nel quartiere londinese High Barnet, nel nord di Londra.
Sempre avari di gloria e di successi, a render noto il club appunto il suo stadio: l’Underhill Stadium (6.200 spettatori), la cui straordinarietà sta come detto nell’avere il campo in discesa: "Un dislivello di parecchie decine di centimetri, ma nessuno s’è mai lamentato perché all’intervallo si cambia e tutti giocano 45’ in salita e 45’ in discesa".



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giovedì 2 febbraio 2017

Come Diventare Un Grande Allenatore? Il Coach Reputation Ranking

Secondo un'agenzia spagnola (Comunicar Es Ganar) un allenatore per trovare un panchina deve rispettare determinate caratteristiche.
In parole povere, nel calcio moderno, i solo risultati non bastano ma serve anche altro.
In poche parole, serve saper comunicare, costruirsi un'immagine ed essere interessanti agli occhi dei media.
I parametri che influenzerebbe la scelta di X al posto di Y, sono (in ordine d'importanza):

1) I risultati nel recente passato (20%)
2) Autoproduzione di video e messaggi promozionali (16%)
3) Partecipazione a campagne di beneficenza (13%)
4) Qualità degli sponsor (11%)
5) Presenza e partecipazione sui Social Network (10%)
6) Capacità di lanciare messaggi pubblici (8%)
7) Rapporto con media e giornalisti (7%)
8) Comunicazione non verbale (5%)
9) Proprio Website (5%)
10) Leadership percepita (5%)

"Riguardo la strategia di promozione, non c'è nulla di diverso rispetto ad una campagna elettorale o alla gestione di una crisi"

Sito ufficiale: CoachReputationRanking

La stessa agenzia utilizzando i parametri citati ha anche varato un Coach Reputation Ranking trimestrale:

Dunque Antonio Conte con il suo Chelsea in testa, l'ultima classifica vedeva in testa Pep Guardiola del Manchester City, ormai spodestato e finito al quarto posto.
Non solo i cattivi risultati in Premier ma anche una pessima comunicazione mediatica hanno fatto crollare lo spagnolo.
Si ricordi ad esempio il post-partita nervoso contro il Burnley (finita 2-1).

"Accetteremo le 3 o 4 giornate di squalifica per Fernandinho (espulso al 32' per un'entrataccia su Gudmundsson), ma quello su Claudio Bravo era fallo. 
In tutto il mondo il gol del Burnley era da annullare per fallo su Claudio. 
La regola dice che se il portiere viene toccato all'interno dell'area piccola, è fallo. 
A quanto pare però in Inghilterra ci sono delle regole speciali. 
Io lo sto capendo solo ora, ce ne dovremo fare una ragione. 
Come ho già detto, accettiamo le decisioni e le accetteremo in futuro ma potremmo cambiare il nostro stile di gioco. Ho sempre cercato di far giocare a calcio le mie squadre, ma in qualche modo dovremmo adattarci alle regole. Questa sera abbiamo battuto gli avversari e una serie di circostanze avverse. In 10 contro 11 non era facile, per questo siamo molto contenti del risultato finale"

Guardiola faceva riferimento al gol con il quale il Burnley ha accorciato le distanze al 70', una rete viziata da una carica su Claudio Bravo, impegnato in un'uscita alta.



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