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giovedì 28 dicembre 2017

La Storia Di Alan Pardew: Litigi, Risse, Testate e Risultati Sportivi

Nato a Wimbledon (Londra) nel 1961, la prima esperienza di Alan Pardew come manager fu alla guida del Reading in una sconfitta con l' Huddersfield Town il 21 marzo 1998.
Dopo la nomina di Tommy Burns come manager, rimase come allenatore della squadra di riserva fino alla fine della stagione 1998/99, poi venne nominato assistente.
Nel 2001/02 portò il Reading dalla League Two alla League One.
La prima stagione di Pardew nella divisione superiore fu impressionante, visto che il club chiuse al quarto posto, perdendo poi ai play-off contro il Wolverhampton Wanderers.


PERIODO WEST HAM E I LITIGI CON WENGER
In seguito venne adocchiato dal West Ham, anche se il Reading non gli diede il permesso di parlare per trovare un accordo, tuttavia Pardew si dimise il 10 settembre 2003, diventando manager del West Ham.
Partì una causa legale ma il Reading fu costretto a cedere.
Nel mentre la BBC lo etichetta come un manager molto difficile a livello d'interviste e pubbliche relazione per via di continue frasi avventate.
Nella prima stagione al West Ham, Pardew subì una sconfitta nella finale dei play-off di Championship contro il suo ex club da giocatore (Crystal Palace).
Nella stagione successiva viene molto criticato dai fans per qualche risultato altalenante ma alla fine il West Ham riesce ad ottenere la promozione in Premier League dopo aver sconfitto il Preston North End nella finale dei play-off.
In seguito guidò gli Hammers al nono posto nella Premier League nella stagione 2005/06, perdendo in finale di FA Cup ai calci di rigore contro il Liverpool (dopo il 3-3 dei regolamentari).
Nel marzo 2006, litigò con Arsène Wenger, dopo aver criticato l'Arsenal per non aver schierato un giocatore inglese nella vittoria in Champions League contro il Real Madrid.
Wenger suggerì che Pardew fosse xenofobico, Pardew si giustificò citando il suo matrimonio con una donna svedese.
Nel novembre 2006, litigò nuovamente con Wenger dopo aver celebrato una vittoria del West Ham contro l'Arsenal.
Tra una spinta e l'altra i due arrivarono quasi alle mani, ad essere multato fu però Wenger.
Nella stessa stagione (2006/07), Pardew venne criticato dopo che il West Ham subì la peggiore serie di sconfitte in oltre 70 anni di storia, inclusa un'uscita dalla Coppa UEFA a Palermo nel primo turno e una sconfitta a Chesterfield.
Verrà esonerato l'11 dicembre 2006, dopo una sconfitta per 4-0 in casa del Bolton Wanderers.


IL CHARLTON E LA RISSA CON L'HULL CITY
In seguito va al Charlton Athletic che si trova in una posizione di classifica disastrosa: 19esimo posto in Premier League, con soli 12 punti e una differenza reti di -20, la peggiore del campionato.
I risultati migliorarono ma Pardew ottenne la prima retrocessione in carriera come manager e come giocatore.
Quelli al The Valley sono anni comunque così così, sino alla separazione nel novembre 2008.
Viene ricordato anche per quello che successe nell'ottobre del 2007, quando Pardew scese in campo in una partita contro Hull City per tentare di interrompere una maxi rissa tra i giocatori del Charlton e dell'Hull dopo che Lloyd Sam e Ian Ashbee erano stati espulsi.
Pardew, intervenendo, fu accusato di aver peggiorato la situazione.


PERIODO SOUTHAMPTON E DICHIARAZIONI SU ESSIEN
Alan venne nominato nuovo manager del Southampton (League One) il 17 luglio 2009, a St.Mary ebbe il merito di portare giocatori del calibro di Rickie Lambert e Lee Barnard, il primo dei quali costato 1 milione di sterline.
Nonostante una penalizzazione di 10 punti in classifica, riuscì a mantenere il club a galla per la zona playoff.
Permise alla squadra anche di vincere il League Trophy battendo 4-1 il Carlisle United.
La vittoria diede al club il primo trofeo dal 1976.
Poco dopo comunque, venne licenziato per conflitti con il presidente Nicola Cortese.
Anche al Southampton si ricordano sue infelici insinuazioni su Essien del Chelsea a seguito di uno scontro con Chad Evans del Manchester City (quel giorno era ospite di Match Of The Day 2) dove per lo scontro di gioco usò la parola "rapes" (cioè violentare).


IL NEWCASTLE E IL DIFFICILE RAPPORTO CON I FANS
Il 6 dicembre 2010, l'irlandese Chris Hughton viene licenziato dal Newcastle United.
Tre giorni dopo, il club nominò Pardew come nuovo manager del club con un contratto di cinque anni e mezzo.
Sky Sports riportò che di 40.000 fan che presero parte a un sondaggio su chi sarebbe dovuto diventare il futuro manager, Pardew ricevette il sostegno del solo 5,5% dei votanti.

Pardew ha dichiarato: "Non sono uno Geordie, naturalmente, ma sono una persona di calcio con un amore per il gioco e posso assicurarvi che porterò grande spinta, desiderio e impegno. 
Chris Hughton ha fatto un ottimo lavoro stagione, guidando il club in Premier League, e ha continuato questo buon lavoro in questa stagione, il mio obiettivo è quello di costruire su questo e portare avanti il club. Mi dicono 'devi essere pazzo di andarci', è una prospettiva scoraggiante ma qualcosa che non posso rifiutare"

Nella sua prima partita in carica, Pardew portò il Newcastle a vincere per 3-1 sul Liverpool con gol di Kevin Nolan, Joey Barton e Andy Carroll.
Poi rifilò un 5-0 al West Ham.
Il mese seguente, Pardew guidò i Magpies in uno dei momenti più memorabili della loro storia recente, quando il Newcastle pareggiò 4-4 contro l' Arsenal in una partita assolutamente pazzesca giocata nel febbraio 2011.
Il Newcastle perdeva 4-0 all'intervallo.
Il 7 maggio 2011, con una vittoria per 2-1 sul Birmingham, portò il club a metà classifica.
Questo risultato fu seguito da un pareggio per 2-2 al Chelsea e un 3-3 contro il West Bromwich Albion che lasciò il Newcastle fuori dalle prime 12 della classifica.
All'inizio della stagione 2011/12, Pardew portò il Newcastle al loro miglior inizio in Premier League degli ultimi 17 anni, con una striscia imbattuta di 11 partite in tutte le competizioni.
Due giorni prima dell'ultima partita della stagione, Pardew vinse il premio di "Premier League Manager Of The Season", diventando il primo manager del Newcastle a raggiungere questo traguardo. Del resto aveva riportato, dopo anni, il Newcastle in Europa.
Vinse anche il premio di "Manager Of The Year" (della FA), che lo ha reso il primo ed unico manager inglese a vincere i due premi individuali in una singola stagione di Premier League.
L'anno successivo raggiunge i quarti di finale in Europa League dopo otto anni, sconfiggendo 1-0 in aggregate i russi dell' Anzhi Makhachkala (verranno poi eliminati proprio ai quarti dal Benfica, poi finalista).
Sempre nel 2012/13 si ricorda nella partita d'esordio stagionale contro il Tottenham Hotspur, Pardew che diede una spinta all'arbitro per cercare di accelerare la ripresa del gioco (la palla sembrava andare oltre la linea di fondo, ma l'arbitro ha ritenuto che fosse ancora in gioco).
Il 6 dicembre 2013, Pardew vince il premio di "Manager del mese di novembre" della Premier League , dopo aver guidato il Newcastle a quattro vittorie su quattro.
Riuscì a battere anche il Manchester United 0-1 il 7 dicembre 2013, dopo più di 40 anni dall'ultimo successo.
Comunque seguì un crollo totale nelle rimanenti partite della stagione: 15 sconfitte in 21 partite ufficiali.
Il malcontento dei fan si fece per la prima volta sentire, quando Pardew (e il proprietario del club Ashley) ricevettero insulti pesantissimi (nonostante una vittoria per 3-0 sul Cardiff City).

Il giornale Chronicle commentò: "Questo è stato probabilmente il peggior abuso personale che un allenatore del Newcastle abbia dovuto affrontare in qualsiasi partita: è stato un pomeriggio straziante per tutti gli interessati"

Nel gennaio 2014, durante una partita di Premier League contro il Manchester City, Pardew insultò Manuel Pellegrini manager del Manchester City.
Pellegrini inizialmente affrontò Pardew sulla linea che delimita il terreno di gioco accusando Pardew di contestare frivolamente ogni decisione dell'arbitro e di ingannare illecitamente la terna anche quando era una decisione ovvia a favore del City.
Dopo la prima scaramuccia, Pardew venne incastrato dalle telecamere di Sky Sports dopo averlo etichettato come "una fottuta vecchia femminuccia".
Il 1° febbraio 2014 a St.James’s Park si gioca il Tyne-Wear Derby (l’anno precedente si era concluso con un secco 0-3 a favore del Sunderland, cosa che non accadeva dal 2000, con l’incontenibile esultanza di Paolo Di Canio), Pardew venne chiamato a riscattare una stagione incolore ma venne sconfitto con il medesimo punteggio dell’anno precedente.
La contestazione esplode.
Al 90′ un tifoso entra il campo per riconsegnare l’abbonamento al tecnico.
Nel marzo 2014, Pardew venne espulso dopo aver colpito con una testata il giocatore dell' Hull City David Meyler.
La palla andò fuori dal terreno di gioco vicino a Pardew e Meyler lo superò rapidamente per riprendere il gioco, a quel punto Pardew colpì Meyler.
Sebbene Pardew si sia scusato per le sue azioni, venne multato per £ 100.000 dal Newcastle United e gli venne inflitto un avvertimento formale.
L'11 marzo, la FA squalificò Pardew per sette partite.
Venne multato anche di £ 60.000 dalla FA.
Nel settembre 2014, con il club in fondo alla Premier League, alcuni fan crearono un sito web, Sackpardew.com, per istigare il suo licenziamento.
Vennero pianificate anche proteste prima di una partita contro Hull City, che comprendeva la stampa di 30.000 fogli A4 che chiedevano il suo licenziamento: "Sack Pardew", "Pardew Out", "Pardew is a muppet".
Poi sondaggi, altri insulti, critiche (anche nei riguardi del presidente Ashley).
Pardew: "Soffrano d'isteria di massa, sino a prova contraria, sono ancora io l'allenatore"

La contestazione è un vero successo per dimensioni ed eco e prosegue anche nelle due successive trasferte contro Stoke e Swansea.
Nel novembre 2014, malgrado ciò, Pardew guidò il Newcastle a sei vittorie consecutive in tutte le competizioni (seconda volta dopo il suo incarico come manager del club).
Prima della sfida con la capolista Chelsea, l’emittente FoxSport trasmise un documentario di 15 minuti azzardando, nonostante non si era ancora a metà stagione, un paragone tra il Chelsea di Mourinho e l’Arsenal degli Invincibili che nel 2004 vinse una Premier senza perdere una partita.
Molti degli addetti ai lavori erano convinti che Mourinho potesse emulare l’Arsenal.
Molti ma non Pardew.
Alla vigilia del match contro i Blues, dichiarò: "è una squadra molto forte, il miglior Chelsea che abbia mai visto, ma non penso che resterà imbattuto. Lo sa anche Mourinho"
Il 6 dicembre 2014, la squadra di Pardew chiuse appunto l'imbattibilità del Chelsea in tutte le competizioni, quando il Newcastle riuscì a batterli per 2-1 a St James Park (issandosi al sesto posto in classifica).
Anche qui viene eletto Manager del mese di novembre 2014 ma continuano gli abusi e le proteste dei fans.
Nelle ultime 9 partite però il Newcastle totalizzò: 7 vittorie, 1 pareggio ed 1 sconfitta.
Media punti da titolo.
Il 29 dicembre 2014, dopo il licenziamento di Neil Warnock, a Pardew viene concesso il permesso di parlare con Crystal Palace con un risarcimento concordato.
Il giorno dopo, John Carver assunse le funzioni manageriali della prima squadra, con Pardew assente e in prossimità di trasferirsi a Londra.
Malgrado ciò le polemiche non si placano.
Infatti, così come l’ex tecnico fu bersaglio di critiche per mesi e mesi alla guida della squadra, in seguito come nuovo obiettivo venne scelto proprio il presidente Mike Ashley.
Infatti, i tifosi volevano che mettesse in vendita il club.
Fra i motivi principali, la faccenda che vedeva Ashley essere proprietario del club del nord d’Inghilterra, e di una % dei Glasgow Rangers, squadra scozzese.
Secondo le regole della UEFA, in questo modo le due squadre rischiavano di non poter prender parte a competizioni di ambito europeo.
Così come si stavano muovendo in Scozia, allo stesso modo i supporters bianconeri (tra tutti il gruppo Newcastle United Supporters Trust) avevano iniziato a protestare in modo sempre più veemente.
Tornando al calcio giocato, Pardew lasciò la squadra a pochi punti dall'Europa League, Carver inaugurerà invece una lunga serie di sconfitte che porteranno il Newcastle quasi in fondo alla classifica.
Riusciranno a salvarsi solo all'ultima giornata, battendo 2-0 il West Ham.


LA SUA SQUADRA: IL CRYSTAL PALACE
Il 3 gennaio 2015, Pardew venne quindi nominato manager del Crystal Palace(ex leggenda del club avendoci giocato negli anni 80 e 90), firmando un contratto di tre anni e mezzo. Due giorni dopo, nella sua prima partita in carica, il Palace vinse per 4-0 contro il Dover Athletic nel terzo turno di FA Cup.
La sua prima partita di campionato in carica fu una vittoria casalinga per 2-1 contro il Tottenham Hotspur.
Il Crystal Palace, dato per spacciato praticamente da tutti e lasciato da Warnock in piena zona retrocessione (terz'ultimo), rinvigorì sotto Pardew con due vittorie consecutive, tra cui una vittoria per 3-2 sul Southampton (quarto turno di FA Cup).
Poi le vittorie consecutive in trasferta divennero addirittura 4 (record del club).
Nel mentre, Alan, trova il tempo ancora di litigare con Pellegrini del Manchester City.
A fine stagione comunque, Pardew guidò il Crystal Palace al loro miglior piazzamento di sempre in Premier League (decima posizione, per 10 vittorie in 18 partite).
La stagione 2015/16 iniziò bene per Pardew: le vittorie su squadre come Chelsea, Aston Villa e Liverpool fecero si che si parlasse addirittura di un possibile spot per la qualificazione in Europa League.
A dicembre il Newcastle, suo ex club nemico, venne umiliato 5-1 a Selhurst Park.
Dopo 19 partite, a metà stagione, il Palace era al quinto posto in Premier League.
Tuttavia, questo obiettivo alla fine non sarebbe stato raggiunto, dal momento che il Palace iniziò male il 2016.
Arrivò una lunga striscia senza vittorie di 14 partite, poi arrestata con una vittoria per 1-0 sul Norwich.
Finirono quindicesimi a fine stagione.
Probabilmente fu la FA Cup a distrarre Pardew e i suoi, visto che il Palace raggiunse la finale dopo una vittoria per 2-1 sul Watford grazie ai gol di Yannick Bolasie e Connor Wickham.
Successivamente però persero la finale di coppa 2-1 contro il Manchester United.
Dopo un inizio negativo nella stagione 2016/17 e risultati mediocri nell'anno solare 2016, Pardew venne licenziato il 22 dicembre 2016; il Palace aveva vinto solo 6 partite su 36 giocate nel 2016.
Steve Parish presidente del Palace dichiarò che "lo stile di bel gioco di Pardew non ha più funzionato".


E IL NEWCASTLE?
A posteriori si può tranquillamente dire che le disgrazie sportive del suo vecchio Newcastle non si sono dimostrate sue, in quanto dai risultati del 2015 e del 2016 si percepisce come a Newcastle i problemi ci siano stati e siano andati ben oltre le colpe del manager.
Pardew qualche anno prima aveva conquistato un ottimo quinto posto con i Magpies, poi immediatamente scordato dall'ambiente.
Inoltre dal 2010 lasciò la squadra con una plus-valenza di +35 milioni, perdendo anno dopo anno i migliori giocatori: Carroll, Nolan, Cabaye, Demba Ba, Debuchy, Forster, Ben Arfa, Remy, Mbiwa, L.Enrique.
Alan, come detto, andato al Crystal Palace ad inizio 2015 lo salvò portandolo dal terz'ultimo posto al decimo.
Durante quella metà stagione, il Palace sotto Neil Warnock, aveva colto appena 3 vittorie nelle prime 20 partite giocate, accumulando solo 17 punti.
Andato a Londra, le fortune dei due club hanno subito una netta inversione di tendenza.
Nelle 15 partite giocate dal Newcastle sino ai primi di maggio 2015, John Carver raccolse solo 9 punti, invece il Crystal Palace totalizzò 25 punti nelle 14 partite sotto Pardew.
In quel momento solo quattro squadre (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester United) avevano fatto meglio degli uomini di Pardew.
Come si vede nelle classifiche di sotto, il Newcastle lasciato da Pardew quasi in zona Europa League (a 5 punti dal Tottenham), nello stesso anno (2015), poi si salvò solo all'ultima giornata.
L'anno successivo Pardew chiuse quindicesimo con il Palace (raggiungendo anche una finale di FA Cup), invece il Newcastle (dopo aver speso oltre 110 milioni di euro tra mercato estivo ed invernale) retrocesse mestamente in Championship con il duo McClaren-Benitez.



WEST BROMWICH
Il 29 novembre 2017, Pardew viene nominato nuovo allenatore del West Bromwich Albion, in sostituzione del licenziato Tony Pulis, firmando un contratto che durerà fino alla fine della stagione 2019/20.


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martedì 26 dicembre 2017

Le Più Grandi Rivalità Degli Sport Americani (MLB, NFL, NBA, NHL ed NCAA)

In quest'articolo vedremo le principali rivalità (storiche e non) nei quattro sport americani per antonomasia: MLB, NFL, NBA e NHL.
Particolare occhio di riguardo anche per college quindi NCAA.


BASEBALL MLB
Boston Red Sox v New York Yankees
Boston Red Sox v Tampa Bay Rays
Texas Rangers v Houston Astros
Los Angels Angels Of Anaheim v Texas Rangers
New York Mets v Philadelphia Phillies
New York Mets v Atlanta Braves
Chicago Cubs v St.Louis Cardinals
Chicago Cubs v Milwaukee Brewers
Chicago Cubs v Chicago White Sox
Baltimore Orioles v Washington Nationals
Cincinnati Reds v Cleveland Indians
Kansas City Royals v St.Louis Cardinals
Los Angels Angels Of Anaheim v Los Angeles Dodgers
New York Yankees v New York Mets
Oakland Athletics v San Francisco Giants
Miami Marlins v Tampa Bay Rays
San Francisco Giants v Los Angeles Dodgers
Cincinnati Reds v Los Angeles Dodgers
New York Yankees v Los Angeles Dodgers
Philadelphia Phillies v Pittsburgh Pirates
Philadelphia Phillies v Oakland Athletics
Brooklyn Dodgers v New York Giants
Toronto Blues Jays v Montreal Expos


BASEBALL COLLEGE
Mississippi State v LSU
Auburn v Tennessee
Florida v Florida State
Miami v Florida State
USC v Clemson


FOOTBALL NFL
Green Bay Packers v Chicago Bears
San Francisco 49ers v Dallas Cowboys
San Francisco 49ers v Seattle Seahawks
New York Giants v Philadelphia Eagles
Pittsburgh Steelers v Baltimore Ravens
Baltimore Ravens v New England Patriots
Indianapolis Colts v New England Patriots
New England Patriots v New York Jets
Carolina Panthers v New Orleans Saints
Tennessee Titans v Houston Texans
Washington Redskins v Philadelphia Eagles
Washington Redskins v Dallas Cowboys


FOOTBALL NCAA
Ohio State v Michigan
Clemson v Florida State
Alabama v Auburn
Oklahoma v Oklahoma State
Oklahoma v Texas
Wiscosin v Minnesota
Iowa v Minnesota
USC v Notredame
Stanford v California
Oregon Ducks v Oregon State


BASKET NBA
Los Angeles Lakers v Boston Celtics
Philadelphia 76ers v Boston Celtics
Miami Heat v Chicago Bulls
New York Knicks v Indiana Pacers
New York Knicks v New Jersey Nets
New York Knicks v Chicago Bulls
Orlando Pacers v Detroit Pistons
Detroit Pistons v Boston Celtics
Detroit Pistons v Chicago Bulls
Golden State Warriors v Los Angeles Clippers
Sacramento Kings v Los Angeles Lakers
Phoenix Suns v Los Angeles Lakers
Los Angeles Lakers v San Antonio Spurs
San Antonio Spurs v Dallas Mavericks


BASKET NCAA
UConn v Syracuse
Stanford v Cal
Iowa v Iowa State
Illinois v Missouri
Kansas v Missouri
Villanova v La Salle
Indiana v Kentucky
Michigan v Michigan State
Duke v Maryland
Michigan v Ohio State
Syracuse v Georgetown
Kentucky v Florida
Indiana v Purdue
Georgetown v Villanova
UCLA v Arizona
Louisville v Kentucky
Duke v North Caroline
Kansas v Kansas State


HOCKEY NHL
Ottawa Senators v Toronto Maple Leafs
Boston Bruins v Buffalo Sabres
Boston Bruins v Montreal Canadiens
Detroit Red Wings v Toronto Maple Leafs
Detroit Red Wings v Anaheim Ducks
Detroit Red Wings v Colorado Avalanche
Detroit Red Wings v St.Louis Blues
Montreal Canadiens v Ottawa Senators
New Jersey Devils v New York Rangers
New Jersey Devils v Philadelphia Flyers
New York Islanders v New York Rangers
Pittsburgh Penguins v Columbus Blue Jackets
Boston Bruins v New York Rangers
Detroit Red Wings v Pittsburgh Penguins
Chicago Blackhawks v Nashville Predators
Chicago Blackhawks v St.Louis Blues
Chicago Blackhawks v Los Angeles Kings
Chicago Blackhawks v Detroit Red Wings
Chicago Blackhawks v Minnesota North Stars
Anaheim Ducks v San Jose Sharks
Edmonton Oilers v Calgary Flames
Edmonton Oilers v Los Angeles Kings
Edmonton Oilers v Winnipeg Jets
Calgary Flames v Winnipeg Jets
San Josè Sharks v Los Angeles Kings
Anaheim v Los Angeles Kings
Vancouver Canucks v Calgary Flames


HOCKEY COLLEGE
Boston College v Boston University
Alaska-Anchorage v Alaska-Fairbanks
Michigan Tech v Northern Michigan
Clarkson v St.Lawrence
Maine v New Hampshire
Minnesota v North Dakota
Cornell v Harvard
Colorado College v Denver
Michigan v Michigan State
Minnesota v Wisconsin


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sabato 23 dicembre 2017

Tutte Le Sfide Tra Pugili, Lottatori ed UFC

Muhammad Ali: "Non voglio truffare la Boxe, sarà tutto vero"

Dopo il recente confronto misto tra Floyd Mayweather e Conor McGregor, (vinto dal pugile), facciamo un piccolo passo indietro su tutte le sfide che hanno visto implicati pugili e lottatori.
Il primo match è datato 1976 quando Muhammad Ali si scontra contro il wrestler Antonio Inoki.
Il fatto di miscelar fighter di discipline diverse, seppur disprezzato dai media, fece invece impazzire i fan.
Gli appassionati volevano vedere uno sport di combattimento che non fosse ristretto a degli stili singoli, e sia a Tokyo, che a New York, si registrò il tutto esaurito.
Ci sarebbero voluti altri 30 anni per avere degli sport da combattimento ibridi “reali”, ma con questo giorno match iniziò la storia delle MMA.
Ali ai tempi godeva di una fama internazionale così ampia che ciò gli permise anche di partecipare al primo WrestleMania, dove la sua figura di reale fighter, si miscelò con quelli che sono di fatto anch’esse delle “superstar”.
Ali combattè uno dei primi match di MMA della storia contro il già citato Antonio Inoki, wrestler storico che combatteva da Shooter e che combattè contro Pugili, Judoka, Karateka, esperti di kung fu, e lottatori di sumo.
Praticamente anticipò di non poco quelle che sarebbero diventate le MMA tantissimi anni dopo.
Questi match ovviamente erano truccati ed erano fatti unicamente per dare spettacolo.
L’idea di far affrontare fighters con background totalmente diversi all’epoca era una follia.
Il match fu abbastanza noioso, e qualunque fan reale degli sport da combattimento sarebbe volentieri andato contro quella farsa di combattimento al Tokyo’s Budokan Hall.
Già a partire dalla regole, tutto era strano.
15 round lentissimi e noiosi, nei quale Inoki tirò qualche Low Kick, mentre Ali andò a segno con solo 1 pugno.
Tutti persero tempo a parlare di quanto il match avesse fatto realmente schifo, ma pochi si concentrarono su come quel match, col suo impatto, aveva fatto aumentare la popolarità dello Shoot Wrestling, sia in USA che in Giappone.
Prima del match, Ali, come era solito fare, creò Hype insultando un po’ Inoki definendolo “un pellicano” per via del suo largo mento, disse poi che se non aveva paura di camminare per Harlem, non avrebbe certo avuto paura di Inoki, il quale rispose che gli avrebbe fatto rimangiare le sue parole.
Si parlò delle regole, e fra queste vi era la mancanza di suplex, testate, colpi a mano aperta e colpi sopra la cintura, regole ovviamente ben diverse da quelle della MMA attuali.
La cosa pazzesca è che le regole sarebbero state differenti fra i due.
Ali doveva combattere da pugile, ma avrebbe avuto la possibilità di colpire in GnP.
Mentre il wrestler poteva grapplare e wrestlare come voleva, ma senza colpire a terra.
Il match consistette in Inoki seduto a terra la maggior parte del tempo, a colpire Ali con del calci alle gambe invitandolo a scendere per grapplare, mentre Ali saltellava girandogli intorno facendo trash talking per invitarlo ad alzarsi.
Entrambi si rifiutarono di fare ciò che diceva l’altro.
Quindi si girarono intorno per 15 round; furono quindi 45 minuti di presunto match che includevano insulti, calcetti, discussioni ma nessuna reale azione fisica o tecnica.
Il match finì in pareggio e i fan lanciarono spazzatura nel ring, mentre quelli a New York si limitarono ad andarsene delusi.
I media descrissero il tutto come una farsa, ed alcuni schernirono anche Ali invitandolo ad un match contro il noto cestista Wilt Chamberlain e contro la tennista Billie Jean King.

Oltre ai match di Wrestling, uno dei match tenutosi dal vivo a New York fu anche quello fra il pugile Chuck Wepner e il gigantesco wrestler Andre The Giant.
Wepner, che in carriera affronterà anche Ali stesso, prendendo delle mazzate terrificanti ma andando KO solo al 15° round, ispirò la figura di Rocky Balboa, anch’esso capace di prendere tantissimi colpi senza mai arrendersi.
Wepner 1.96 di altezza, subito in difficoltà al cospetto di Andre (accredito di un 2.24 m di altezza per 210 kg).
Match senza storia visto che Wepner non riuscì praticamente mai a portare a segno i suoi jab e fu demolito da una testata e sbattuto fuori dal ring nel terzo round.
Andre The Giant: "Avrei potuto vincere al primo round ma si aggrappava alle corde"


ULTIMATE FIGHTING CHAMPIONSHIP
Nel 1993 invece, da un’idea di Rorion Gracie, 8 atleti di 8 discipline diverse diedero vita al primo torneo dell’Ultimate Fighting Championship negli USA.
Lo scopo dell’iniziativa era quello di scoprire quale tra le diverse arti marziali e sport da combattimento avrebbe vinto in un torneo di combattimenti senza regole.
Ai tempi in molti ritenevano che il miglior atleta della famiglia Gracie fosse Rickson, ma Rorion decise di far scendere in campo Royce Gracie (183 cm per meno di 80 kg), una sua vittoria avrebbe consentito di generare maggiori consensi verso il Brazilian Jiu Jitsu presso il pubblico.
Royce riuscì a non deludere le aspettative dei famigliari impostando gli incontri nella misura di combattimento a lui più congeniale, vale a dire portando gli avversari al suolo nel più breve tempo possibile imponendo così il suo stile di lotta a terra fatto di leve, strangolamenti e sottomissioni.
Royce vinse così il primo torneo UFC sottomettendo il pugile Art Jimmerson (29 vittorie e 5 sconfitte sul ring), lo shootfighter veterano del Pancrase Ken Shamrock e in finale il campione del mondo di Savate Gerard Gordeau.
Royce Gracie e il Brazilian Jiu Jitsu avevano così mostrato al mondo intero le proprie potenzialità in un combattimento reale.
La musica non cambiò nel secondo UFC disputatosi circa un anno dopo, Royce sottomise nell’ordine il Karateka Minoki Ichihara, l’esponente del Kung Fu Jason Delucia, il Judoka Remco Pardoel e in finale il Kickboxer Patrick Smith ribadendo ancora una volta la propria superiorità in questo tipo di match senza regole.
Nella terza edizione dell’Ultimate Fighting Championship Royce si trovò davanti Kimo Leopoldo. Kimo, 190 cm per 110 kg circa, mise in seria difficoltà il brasiliano che riuscì comunque a vincere ma si ritirò dal torneo perchè non aveva più energie.
Royce nell’ UFC 4 battè Ron van Clief, Keith “The Giant Killer” Hackney e nella finale del torneo trovò ad attenderlo Dan Severn.
Severn, un fortissimo lottatore ben 30 kg più pesante di Royce, non potè nulla contro la tecnica di Royce a terra che anche questa volta vinse il match per sottomissione (triangolo).
Royce ritornò a combattere 5 anni dopo in occasione del Pride – Grand Prix 2000.
Dopo aver vinto il match contro Nobuhiko Takada, Royce venne sconfitto dai low kicks di Kazushi Sakuraba.
Tre anni dopo la sconfitta, Royce ritornò al Pride affrontando la medaglia d’oro olimpica di Judo Hidehiko Yoshida in un match di MMA con regole limitate; in quell’incontro l’arbitro interruppe il match mentre Yoshida stava effettuando uno strangolamento, ma Royce si rialzò subito affermando di non avere perso i sensi.
Successivamente Royce affrontò l’ex campione di Sumo Chad “Akebono” Rowan, vincendo per sottomissione nel primo Round, e il giapponese Hideo Tokoro, con il quale diede vita ad un altro match di MMA sulle basi della rivalità Judo v BJJ che terminò con un pareggio.
Nel 2006 si assistette al ritorno di Royce Gracie all’UFC dopo un’ assenza lunga più di 10 anni.
L’avversario di Royce sarebbe stato il fortissimo campione dei pesi Welter Matt Hughes.
All’UFC, Hughes dominò il dominatore delle prime edizioni vincendo per KO tecnico nella prima ripresa, dimostrando ancora una volta quanto le MMA si fossero evolute negli ultimi tempi.
Nel 2007, Royce affrontò Sakuraba 7 anni dopo il loro primo scontro.
Dopo un match tutt’altro che esaltante i giudici assegnarono a Royce la vittoria per decisione unanime.
A seguito di questo incontro Royce fu però trovato positivo al Nandrolone e squalificato dalle competizioni sportive fino al maggio 2008.


PUGILI CONTRO LOTTATORI
Nel 2002 Eric Esch (91 match di Boxe con sole 10 sconfitte) perse onorevolmente ai punti contro Larry Holmes.
Ray Mercer, ex campione dei massimi ai giochi di Seul e ai tempi 48enne, sconfisse con un destro terrificante (in appena 9 secondi) Tim Sylvia (campione UFC).
Nel 2010 il pugile James Toney (campione IBF) non riuscì praticamente mai a colpire Randy Couture.
Scaraventato a terra, fu sconfitto in meno di 5 minuti.
Ricardo Mayorga, campione dei welter e dei superwelter tra il 2001 e il 2005, ha disputato tre match in MMA perdendoli tutti e tornando quindi al pugilato.


PUGILI CONTRO WRESTLERS
Si ricorda poi nel 2007 il match farsa tra Evander Holyfield contro il wrestler Matt Hardy.
Holyfield riempì di pugni il rivale.
E la faida dell'anno successivo tra Floyd Mayweather e Big Show con il pugile che ruppe il naso a Big Show (anche qui tutto prestabilito ma rottura del naso reale) e poi la sfida a Wrestlemania con Floyd uscito vincitore grazie ad alcune sediate e all'uso di un tirapugni.


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martedì 19 dicembre 2017

Il "7 Seconds Or Less" Di Mike D'Antoni: Gioco Offensivo e Tiri Da 3

I Golden State Warriors, la squadra di Steve Kerr, è l’estremizzazione dello "Small Ball": nessun “5” puro ma tutti esterni, tiratori, passatori, velocisti, poi movimento continuo di uomini e palla, tagli e penetrazioni per creare superiorità numerica, scarichi per tirare da 3 come se piovesse.
Posizioni e ruoli flessibili quindi intercambiabili.
Lo stadio evolutivo odierno è passato anche dalla variazione delle regole di gioco: dai 24 secondi (1954) all’arrivo del tiro da tre nel 1979.
Agli inizi, gli allenatori lo consideravano un espediente a cui far ricorso solo in disperate situazioni di gara: allora si tentavano in media circa 3 tiri dall’arco a partita, oggi le squadre di Mike D’Antoni ne provano in media una 40ntina a partita.
Giocare in velocità non è mai stato una novità assoluta, ma è il tiro da tre che ha portato il Basket verso nuove frontiere.
Così tra gli anni ’80 e ’90 si fece strada il concetto di "Small Ball", di cui coach Don Nelson fu pioniere a Milwaukee, Golden State e Dallas.
Senza dimenticarci di Doug Moe a Denver, Paul Westphal a Phoenix e Dave Arseneault, visionario allenatore di una piccola università dell’Iowa, Grinnell College, che dal 1989 pratica un sistema di gioco dai ritmi forsennati e velocissimi.
Quintetto “piccolo” (4 esterni e 1 centro, rispetto al canonico 3-2), lunghi coinvolti nel tiro da tre, esterni alti.


7 SECONDS OR LESS DI MIKE D'ANTONI A PHOENIX
Il "7 Seconds Or Less" (cioè bisogna prendere un tiro entro 7 secondi dall'inizio del possesso) di Mike D'Antoni è un'estremizzazione del "Run&Gun Offence", applicato ai Phoenix Suns dal 2004 al 2008 ha fruttato il 65% di vittorie e due premi di Mvp a Steve Nash.
L'idea alla base è quella di non permettere agli avversari di schierarsi in difesa.
D’Antoni trasformò i Suns nella squadra più divertente d’America con una filosofia semplice: ogni buon tiro va preso, anche ad azione appena cominciata.
Essendo piccoli di statura bisogna correre di più, in ogni ruolo ci va il più veloce in quel ruolo.
Il quintetto era qualcosa di mai visto ai massimi livelli: Shawn Marion spostato da ala piccola a grande e Amar’e Stoudamire da ala grande a centro estremamente mobile.
Con Nash play e faro del gioco, in guardia e ala piccola Quentin Richardson e Joe Johnson erano pronti a ricevere gli scarichi del continuo pick and roll tra Nash e Stoudamire.
Insomma l'idea era di trasformare i punti deboli in punti di forza.
Secondo le statistiche, i tiri a più alta percentuale sono quelli al ferro e da tre: corri e tira.
Quindi nessun mid range (che vuol dire bassa produttività).
I Suns, seppur forti, non vinsero niente...e da lì si diffuse comunque l'opinione che fosse impossibile vincere senza un centro puro e senza la giusta attenzione alla difesa.
Lasciata Phoenix e dopo le scialbe esperienze a Knicks e Lakers, il coach italo-americano ha ritrovato in Texas condizioni e interpreti adatti a ricreare il suo Basket, diventato nel frattempo stile di successo in NBA grazie ai Warriors di Steve Kerr.
La rivoluzione di D’Antoni in Arizona non passò inosservata.
I Suns erano talvolta denigrati come evanescenti, incapaci di diventare qualcosa di serio.
Ma quello stile non era un fuoco di paglia o una sperimentazione fine a se stessa.
In seguito anche gli Orlando Magic, arrivati alle finali nel 2009, proposero un gioco basato su linee esterne.
Il 4-1 di Stan Van Gundy prevedeva un Dwight Howard come centro per catalizzare difensori e raddoppi, Jameer Nelson play, Hedo Turkoglu, Rashard Lewis e J.J. Redick spediti sull’arco.
In seguito il tiro da tre nei playoff 2016 è stato fondamentale per i Cleveland Cavaliers.
Gioco perimetrale, ruoli uniformi, spaziature e ritmi alti saranno sempre più presenti.
I lunghi tradizionali, al pari di quanto succedeva una volta con i tiratori puri, appaiono scalati al ruolo di specialisti, da utilizzare in particolari frangenti della partita, per produrre tanti punti in brevi intervalli, sfruttando le aree interne poco affollate.


IL RUN & GUN A HOUSTON
È il GM Daryl Morey (grande appassionato di statistiche avanzate) a volere D’Antoni ai Rockets, la squadra che oggi corre di più insieme ai Warriors.
D'Antoni a Houston ha subito allontanato Howard appena ha potuto, prendendo giocatori più congeniali al suo gioco.
Houston come si può facilmente immaginare è una squadra che in attacco rifiuta tiri dalla media distanza a meno che non sia costretta, prediligendo attaccare il ferro o tirare da tre: in questo modo i tiri presi sono quelli a più alta percentuale reale dal campo.
Oltre 110 di punti in media a partita ed oltre 100 possessi.
L'idea è di adattare il “7 Second Or Less” di Phoenix al "Run & Gun" di Harden, a quel suo stile unico che gli consente di creare metri di spazio per i tiratori senza correre, senza faticare a vuoto, accelerando negli spazi stretti e per poi subito fermarsi e indietreggiare e sbilanciare la difesa.
Il gioco dei Rockets è tutto sommato semplice: pick and roll centrale Harden-Capela/Anderson.
Quello che rende così tanto letale un semplice pick and roll è la quantità di soluzioni offensive che ottieni: Harden può armare 3 tiratori sul perimetro o, in caso di penetrazione, subire fallo o alzare per Capela sull'aiuto del centro.
Molto semplice ma non facilissimo da marcare.
Anche se il rischio è quello che l’attacco risulti troppo poco bilanciato e prevedibile.
La difesa inoltre non propriamente è la specialità della casa.
Almeno quella dal perimetro.
D'Antoni preferisce concedere 3 punti "difficili" piuttosto che 2 punti "facili" perchè 3 punti la sua squadra, con i tiratori che possiede, li mette facilmente...
I Rockets concedono molto anche dentro, a causa della loro difesa sempre molto aggressiva, cosa che li porta a difendere bene il mid-range e a rubare oltre 8 palloni a partita.
Houston ha degli ottimi difensori, come ad esempio Patrick Beverley, Clint Capela o Trevor Ariza, ma ha anche un James Harden che spesso si perde uomini o si dimentica di marcare.
“Il barba” era un buon difensore ai tempi di OKC e questa metamorfosi può essere dovuta in parte a problemi di volontà e in parte al fatto che, entrando in tutti i giochi della fase offensiva, abbia bisogno di riposarsi.
Quello che comunque si può dire è che Harden va molto più spesso a rimbalzo.
Così facendo permette alla sua squadra di essere pericolosa appena recuperata palla: non è strano infatti vedere Harden lanciare un proprio compagno, scappato immediatamente in attacco dopo il tiro degli avversari.
Gli Houston Rockets effettuano tanta transizione offensiva e nonostante gli avversari non ci provino neanche ad andare a rimbalzo d’attacco, Harden è bravo a distribuire assist perfetti in ogni zona del campo.
Per quanto riguarda la disposizione dei giocatori, i texani posizionano due giocatori negli angoli e uno nel mezzo angolo (o destro o sinistro non cambia).
Quello che  rende gli esterni dei biancorossi così terrificanti è la loro tendenza a stare molto al di fuori della linea da tre punti.
I Rockets infatti sono la squadra che ha tentato più triple tra i 7.5 e i 9 metri di distanza, con ben tre giocatori (Gordon, Harden e Anderson) tra i primi cinque della NBA per tentativi a partita.
Come ovvio che sia anche in attacco a volte la macchina da guerra si inceppa: soprattutto contro avversari in grado di cambiare su ogni blocco e che fanno sentire la loro fisicità, costringendo Houston a tirare praticamente solo da 3.


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martedì 12 dicembre 2017

La Storia Di "The First Hooligans": Eddie Cavanagh (FA Cup 1966)

Siamo nel 1966 allo stadio di Wembley dove va in scena la finale di FA Cup tra Sheffield Wednesday ed Everton.
Tra le 100mila persone che affollano le tribune dell'Empire Stadium c'è anche John Lennon e Paul McCartney: il duo Beatles.
Oltre a loro anche Eddie Cavanagh: colui che verrà battezzato come "The First Hooligans".
Eddie nacque a Huyton, un sobborgo di Liverpool ed è un grande tifoso dell'Everton.
Talmente tifoso che le pareti delle stanze del cottage nel quale vive sono tutte pitturate di blu: i colori dei Toffees.
Egli, inoltre, giocò per qualche anno nelle giovanili del club, ma non ebbe molta fortuna.


FINALE DI FA CUP 1966
Tuttavia il 14 maggio del 1966 entrerà definitivamente nella leggenda dei Toffees, ma anche in quella del football made in England.
Come sempre al seguito della sua squadra si presenta ai cancelli di Wembley per assistere alla finale. L'Everton dopo pochi minuti va sotto di una rete per via di una rete di McCalliog e poi di due reti al 54esimo visto che a segnare è Ford.
Eddie, come tutti i tifosi evertoniani, è abbattuto.


L'INVASIONE DI CAMPO
Ma l'Everton nel giro di 5 minuti con una doppietta di Trebilcock impatta sul 2-2.
I tifosi sono in visibilio e Eddie non resiste, scavalca quella cancellata che lo separa dal campo ed entra sul terreno di gioco.
Vuole andare ad abbracciare l'autore della doppietta.
La sua corsa nel campo è festante ma i poliziotti ovviamente lo inseguono, ma lui vuole a tutti i costi abbracciare Trebilcock.
Un poliziotto corre più forte di lui e lo afferra per la giacca.
La sua corsa pare terminata, ma arriva il colpo di genio.
Eddie Cavanagh si lascia sfilare immediatamente la giacca e il poliziotto perde l'equilibrio e cade a terra con la giacca di Cavanagh in mano.
Lo stadio esplode in un boato come neanche per un gol.
Eddie nel frattempo prosegue la sua corsa, ma ormai è braccato e un altro poliziotto lo atterra.
A quel punto anche i giocatori dell'Everton, increduli e divertiti allo stesso tempo, si avvicinano al tifoso ormai circondato da poliziotti e lo abbracciano.
Cavanagh non verrà arrestato.
Verrà semplicemente rispedito sugli spalti e sorvegliato a vista.
L'Everton segnerà ancora con Temple e vincerà la FA Cup ma Eddie stavoltà se ne rimarrà buono sulle gradinate.
Il giorno dopo tutti i giornali daranno ampio risalto all'exploit di Cavanagh che si guadagnerà l' appellativo di "The First Hooligan".
La cosa curiosa è che quella del 1966 fu la 3° FA Cup vinta dall'Everton, dopo 33 anni d'astinenza (1933 appunto).
Tornando ad Eddie Cavanagh, lui muore nel dicembre del 1999 a seguito di una malattia incurabile.
Ma il suo nome rimarrà indelebile nell'immaginario collettivo dei tifosi inglesi.


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mercoledì 6 dicembre 2017

Le Ruote Lenticolari Nel Ciclismo: Vantaggi e Svantaggi

Le ruote lenticolari, a differenza delle classiche ruote “a raggi”, sono progettate per assumere una forma tipicamente discoidale/lenticolare.
In queste ruote particolari (usate su pista e nelle prove contro il tempo nel ciclismo da strada) al posto dei raggi troviamo una struttura composta da due parti solitamente in fibra di carbonio o in resina che richiama il profilo di una lente.
Il vantaggio è la maggiore resa aerodinamica dovuta all’assenza di vortici creati dai raggi.
Alla base della scelta di queste ruote vi è il concetto del momento d’inerzia che è una quantità meccanica che misura la facilità con cui è possibile far ruotare un corpo rispetto a un asse.
Se consideriamo due corpi geometricamente simili e dotati della stessa massa, con momenti d’inerzia differenti rispetto lo stesso asse, le rotazione rispetto a quell’asse risulta semplificata per il corpo avente momento minore.
Una ruota a raggi è assimilabile a un anello, mentre una lenticolare a un disco; il momento d’inerzia della prima rispetto all’asse di rotazione per il centro vale I=MR^2, mentre per la seconda vale I=½ MR^2 (M=massa, R=raggio).
Come si può facilmente capire, la rotazione risulta facilitata per una ruota lenticolare che per inerzia continuerà a girare anche se la spinta sui pedali diminuisce.

Prof. Antonio Dal Monte (l'ideatore): "Quando pensai a questa tipologia di ruote mi sono ispirato ai Radar degli aerei Awacs che avevano proprio questa forma. 
E se l’hanno adottata su quegli aerei difficilmente mi sarei sbagliato. 
In una prova in pianura, una volta vinta la resistenza inerziale, l’energia in più spesa per il mantenimento della velocità è trascurabile rispetto al vantaggio che se ne ottiene"
Il peso di queste ruote è infatti maggiore rispetto a modelli tradizionali di pari livello.
La quantità di materiale impiegato per la realizzazione è superiore ma l’aggravio di peso è accettato per i notevoli vantaggi aerodinamici che si ottengono con le ruote lenticolari.


DIFFICILE GUIDABILITA'
Una ruota fatta con struttura unica non permette il passaggio dell’aria al suo interno e, inoltre, non subisce quelle piccole deformazioni che permettono al ciclista una guida agevole della bicicletta.
Utilizzando ruote lenticolari si sentirà la bicicletta molto più dura nell’affrontare le curve e nell’assorbire le sollecitazioni della strada.
Ci vuole tempo per abituarsi poiché la prima sensazione sarà avere diverse difficoltà nel curvare.
Un altro problema può essere il vento laterale che può influire parecchio sulla guidabilità della bici. Folate improvvise possono causare sbandamenti pericolosi specialmente se è di tipologia lenticolare anche la ruota anteriore del mezzo.


REGOLAMENTO UCI
Il regolamento dice che le biciclette utilizzate nelle competizioni ufficiali non possono avere carenature.
Nel caso delle ruote lenticolari la problematica è stata aggirata affermando che la struttura della ruota è tutta portante, come se fosse un raggio unico.
Si tratta evidentemente di una spiegazione atta ad aggirare elegantemente il regolamento (le ruote lenticolari di fatto non vengono montate per la portanza della loro struttura ma proprio per il vantaggio aerodinamico) ma, di fatto, inconfutabile.


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giovedì 30 novembre 2017

La Storia Dei Dale e La Rochdale Division (1974-2010)

Fondati nel 1907, il Rochdale AFC detiene un curioso primato: i Dale hanno giocato infatti ben 36 stagioni consecutive nella League Two (più precisamente nella quarta divisione, visto che prima non si chiamava così) della Football League dal 1974 al 2010, il più lungo periodo di tempo in cui una squadra è rimasta nella stessa divisione.
A seguito di ciò la quarta serie, in modo derisorio, è stata ribattezzata "la divisione del Rochdale".
Il Rochdale ha la posizione media più bassa tra tutti i club che si sono succeduti continuamente nella Football League (dalla sua espansione a quattro divisioni nel 1921/22 cioè 76esimi, passando per la sua espansione a 92 club nel 1950/51 ovvero 79esimi).
Inoltre, il club ha la particolarità di aver giocato più stagioni nella Football League senza raggiungere i primi due livelli (ben 89 stagioni fino al 2016/17) o essere retrocesso nella National League (dal 1921 non sono mai retrocessi tra i dilettanti: tantissima quarta serie e qualche stagione di terza serie).
Non solo record negativi però visto che il club ha raggiunto la finale della Coppa di Lega nel 1962 . Questa è stata la prima volta che un club di divisione inferiore ha raggiunto la finale di una competizione così importante (perdendo però contro il Norwich City).


PROMOZIONI E RETROCESSIONI QUESTE SCONOSCIUTE
Durante la sua storia, il club ha avuto tre promozioni e tre retrocessioni: promozione nel 1969, nel 2010 e nel 2014.
Retrocessione nel 1959, 1974 e 2012.
La retrocessione del 1959 ha seguito la ristrutturazione avvenuta l'anno precedente che vide la scissione delle due sezioni della Terza Divisione in Terza e Quarta Divisione.
Nella ristrutturazione, il Rochdale è riuscito ad assicurarsi un posto nella Terza Divisione, ma è stato relegato alla fine della stagione.
La prima promozione in terza serie è datata 1969 grazie a Len Richley.
Nelle prime fasi della stagione 1969/70, il Rochdale era in testa alla Terza Divisione, accendendo le speranze per una seconda promozione consecutiva.
Tuttavia la forma della squadra diminuì significativamente verso il Natale del 1969.
Le tre stagioni seguenti videro il club finire nelle posizioni più basse della Terza Divisione, scampando ogni volta alla retrocessione.
Walter Joyce venne scelto come manager per la stagione 1973/74.
Questa mossa non riuscì a pagare, e il Rochdale retrocesse in quarta serie dopo aver vinto solo 2 partite delle 46 giocate.
Il club arrivò ultimo nel 1977/78, ma riuscì a ottenere il ripescaggio.
Venne retrocesso il Southport.
Stessa cosa successe nel 1979/80, dove venne preferito all' Altrincham.
Poi sola League Two sino all'arrivo di Keith Hill, sicuramente il manager di maggior successo del club fino ad oggi.
Hill e il suo assistente, David Flitcroft, portarono il Rochdale al 5° posto nel 2007/08, assicurandosi uno spareggio promozione.
Dopo aver battuto il Darlington 5-4 ai rigori nella semifinale, il Rochdale raggiunse Wembley per la prima volta nella sua storia.
Vennero però sconfitti 3-2 dallo Stockport County.
L'anno successivo, il Rochdale raggiunse nuovamente gli spareggi di League Two per la seconda stagione consecutiva, finendo sesto in classifica con 70 punti ma anche questa volta niente da fare.
La stagione 2009/10 invece, si concluse finalmente con una promozione in League Two, dopo ben 41 anni di attesa, grazie ad una vittoria sul Northampton Town che permise ai Dale di finire terzi ottenendo la promozione diretta.
Un digiuno durato 41 anni.
41 anni dall'ultima promozione del 1969.
Così come 41 erano gli anni di Keith Hill, il manager autore di quest'impresa.
Gli anni in League Two invece furono 36 (dal 1974 al 2010).
Il Rochdale continuò la sua storia sotto Hill, nel 2011 chiusero al 9° posto in campionato con 68 punti, eguagliando il loro miglior campionato dal 1969/70.
Dopo 2 stagione, il Rochdale retrocesse nuovamente in League Two ma l'anno successivo, precisamente il 26 aprile 2014, dopo aver battuto il Cheltenham Town per 2-0 vennero di nuovo promossi in terza serie.


FAN PIU' SOFFERENTI DEL CALCIO INGLESE
Nel 2014 i fans dei Dale sono stati nominati quelli più sofferenti del calcio inglese.
È stato chiesto all'English National Football Archive di compilare un "Long-Suffering Fan Index" e di classificare 92 club della Football League.
Al 2014, il Rochdale aveva trascorso ben 78 stagioni nell'ultima serie professionistica del calcio inglese.


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giovedì 23 novembre 2017

Le Truffe Di Alvin "Titanic" Thompson (Gambler)

Quando gli chiesero come si chiamava, uno che aveva appena perso una scommessa contro di lui, rispose: "Titanic, perché se giocate contro di lui siete sicuri di sprofondare"

Alvin Clarence Thomas detto "Titanic Thompson" fu un golfista, giocatore di Poker ma soprattutto scommettitore ed abile truffatore (tra i più grandi di tutti i tempi).
Nacque nel 1893 e morì nel 1974.
Leggenda voleva che il nome Titanic nascesse dal fatto che fosse riuscito a salvarsi da quella famosa nave che stava affondando travestendosi da donna.
Principalmente era un giocatore di carte ma giocava come detto anche a Golf e scommetteva su un po' tutto: dai dadi al Biliardo, passando per scommesse proprie inventate da lui.
Nato nel Missouri, venne abbandonato dal padre giocatore d'azzardo come lui.
Viene arruolato nell'esercito e durante la Grande Guerra, riesce a guadagnare più di 50mila dollari sottratti ai suoi commilitoni compagni di carte!
Tornato nel Missouri affina le sue doti da scammers, inventandosi scommesse al limite dell’imbroglio.
Guadagnò tanto ma la sua rovina saranno le corse di cavallo.
Viaggiò in lungo e in largo negli Stati Uniti con una sacca con le mazze da Golf, per giocatori destri e mancini, nel bagagliaio della sua Piece Arrow, oltre a una palla da bowling, alcuni ferri di cavallo, una pistola e un mucchio di contanti alla ricerca di obiettivi da imbrogliare.
I suoi obiettivi erano persone famose o chiunque fosse così folle da sfidarlo a una partita a Biliardo, a Golf, a Poker, al lancio della moneta o da accettare una delle sue bizzarre scommesse non convenzionali.
Era particolarmente interessato alle probabilità di esito positivo di scommesse contrarie al senso comune nel gioco dei Dadi, nel Poker e nel lancio di una moneta.
La statistica, il significato delle sue scommesse, l'attenzione al dettaglio, il tempismo, la comprensione del linguaggio del corpo sono tutti fattori che lo resero un precursore dei suoi tempi nel valutare le debolezze comportamentali di chi aveva di fronte.
Forse anche per questo nel 1970, in occasione della prima edizione delle WSOP, quella vinta per votazione da Johnny Moss, a Titanic gli è stato consegnato una sorta di premio alla carriera, come antesignano del Poker moderno.


OMICIDI
Si sposò 5 volte.
5, esattamente come il numero degli uomini da lui uccisi.
Il primo omicidio l’ha compiuto a 18 anni quando un tizio chiamato Jim Johnson lo accusava di barare ai dadi.
I due si trovavano su una barca, da lui vinta al gioco il giorno prima, poi iniziò la discussione.
Thomas prese un martello e lo colpì due volte in testa, buttandolo poi in acqua.
Fine della storia.
Interrogato dallo sceriffo, Thompson disse che non era colpa sua se l’altro non sapeva nuotare.
Lo sceriffo si fece consegnare la barca come risarcimento ed intimò a Titanic di lasciare per sempre la città.
Altri tempi, altra giustizia.
Gli altri quattro uomini uccisi da Alvin Thomas sono stati tutti per legittima difesa, perché a suo dire tentavano di derubarlo dalle vincite ottenute.
Al massimo splendore della sua carriera pokeristica, Titanic Thompson si presentava sempre ai tavoli di Poker cash game con due guardie del corpo che lo scortavano costantemente.
Fece inoltre finire in bancarotta Rothstein, poi assassinato nel 1928 per debiti di gioco.


TRUFFA DEL TAVOLO DI BILIARDO
Nel 1912, esattamente nel periodo in cui il Titanic stava per affondare, trovò il modo di raggirare una sala Biliardo, chiamata Snow Clarks, per una cifra uguale al salario medio annuo del tempo.
Titanic stava uscendo dalla sala quando notò un cartello sul quale c'era scritto: "$200 a chiunque riesca a saltare oltre il mio nuovo Biliardo".
Qualsiasi persona che frequentava quel posto considerava quel cartello in maniera ironica, ma Titanic la prese come una sfida.
La sua bravura fu quella di comprendere immediatamente che una scommessa, come quella di saltare un tavolo da Biliardo senza toccarlo, in apparenza poteva sembrare impossibile, ma guardandola da una prospettiva diversa si poteva rivelare a suo favore.
Facendosi prendere in giro da tutte le persone del posto si vantò dicendo: "Sono in grado di farlo". Anche se in qualche modo Titanic fosse riuscito nell'impresa di saltare il tavolo, Snow Clark e i suoi clienti pensavano che la sfida fosse così pericolosa che gli infortuni che avrebbe subito non giustificassero la ricompensa quindi non l'avrebbe mai fatto.
Thompson uscì, lasciando che i dubbiosi pensassero che fosse stato deriso, ma tornò dopo soli 10 minuti, tirandosi dietro un materasso che aveva comprato in un motel nelle vicinanze.
Saltò il tavolo utilizzando il materasso per attutire la caduta, guadagnò $200 e un nome che si portò dietro per tutta la vita.
Titanic, perché secondo la sala Snow Clark: “Ha mandato tutti a picco".


TRUFFA DEL GOLF
Una volta scommise che avrebbe potuto tirare una pallina da Golf, con una mazza particolare, ad oltre 500 metri di distanza, quando un professionista riusciva a lanciarla al massimo a 200 metri. Definita l’entità della scommessa, Titanic Thompson lanciò la pallina sul letto del lago Michigan, completamente ghiacciato dove per via del ghiaccio la pallina scivolò ben oltre i 500 metri previsti.


TRUFFA DELLA DAMA
Lock Renfro, un campione di Dama, aveva lanciato una sfida da $10.000 a chiunque avesse avuto il coraggio di sfidarlo, Titanic ovviamente accettò nonostante la sua esperienza del gioco si limitasse a quella appresa ai tempi della scuola.
Una volta seduto davanti al campione, Titanic si mostrò nervoso e monotono, ma guadagnò il diritto a muovere per primo giocando come se fosse il suo sport.
Renfro non sapeva che attraverso uno spioncino nel soffitto il campione di Scacchi statunitense, Harry Lieberman, stava fornendo consigli a Titanic con un martelletto attaccato alla sua gamba!


TRUFFA DEL LANCIO DEL FERRO DI CAVALLO
Il lancio del ferro di cavallo prevede semplicemente l'infissione di un paletto (picchetto) a terra e poi si lanciano i ferri per cercare di fare centro.
Se non si colpisce il paletto, a seconda dell'errore commesso in termini di distanza, viene attribuito un punteggio da 5 a 2 punti (o nullo l'ultimo tiro).
Thompson venne a conoscenza che un lanciatore di nome Frank Jackson aveva organizzato una sfida aperta a tutti per qualsiasi cifra.
Thompson non aveva alcuna preparazione specifica in questo sport, anche se il movimento del braccio dall'alto verso il basso era simile a quello del Bowling, ma guidò fino a Des Moines in Iowa e preparò il terreno di gioco in un vicolo fuori dal suo hotel per allenarsi.
Dopo aver, volutamente, lanciato male qualche ferro, Titanic convinse Jackson a giocare per $10.000. Mentre Titanic mise a segno tutti i lanci, Jackson totalizzò un punteggio minore.
Quello che non poteva sapere era che il paletto nel campo di Titanic, dove aveva trascorso ore e ore ad allenarsi, si trovava a una distanza di 12,49 metri, invece che a 12,19 metri.


LA SFIDA AD UN PESO MASSIMO
Durante un soggiorno in un hotel incontrò un pugile professionista presuntuoso, il suo ego lo rendeva un obiettivo perfetto.
Scommise con il pugile $1.000 che lui non sarebbe riuscito a metterlo KO mentre i due si trovavano in piedi sullo stesso foglio di giornale.
Allora Thompson stese un giornale lungo l'uscio di una porta in modo che potesse stare faccia a faccia con il pugile, successivamente allontanò il foglio per chiudere la porta e riprese la sua posizione.


TRUFFA DELLA DISTANZA
Un pomeriggio, sulla via del ritorno verso casa, dopo una gita di pesca con due giocatori di Poker, Beanie Benson e Hickory McCullough, i tre passarono davanti ad alcuni operai della manutenzione stradale che stavano piantando un segnale stradale che segnalava una distanza di 20 miglia per arrivare a Joplin.
La volta successiva che il trio andò a pesca, Thompson continuò a offrire da bere agli altri due e sulla via del ritorno disse che il segnale era sbagliato, non mancavano 20 miglia.
Beanie disse: "Certo che è giusto, stanno attenti a queste cose"
Thompson rispose: "Scommetto $100 che la distanza è inferiore a 15 miglia"
Beanie replicò: "Scommetto $500 che hai torto", 500 dollari equivalevano a più di un buon salario mensile.
Hickory si unì: "Ne metto altri 500"
"Ragazzi, puntate accettate", e la scommessa ebbe inizio.
I tre avevano gli occhi incollati al contachilometri della macchina e facevano silenzio mentre tornavano a Joplin, il risultato fu che il tragitto era inferiore alle 15 miglia.
Maledicendo l'ente stradale i due pagarono e giurarono che non avrebbero più scommesso con Titanic.
Ovviamente quello che Benson e McCullough non sapevano era che Titanic aveva visto il segnale quando era stato piantato, aveva pagato qualcuno per riportarlo al luogo in cui era stato messo da Joplin per poterlo rimuovere e spostare cinque miglia più vicino alla città.


TRUFFA DEL LANCIO DI NOCCIOLINE E FRUTTA
Era una delle caratteristiche di Titanic: inventare tipologie di gioco e scommettere su tutto.
Il lancio di una nocciolina, di una noce o di un pezzo di frutta oltre un edificio era tra le sue truffe preferite.
Le sue vittime erano, comprensibilmente scettiche e accettavano la sua sfida, incluso Al Capone.
La maggior parte delle volte Thompson pagava un fruttivendolo per consegnargli un prodotto appesantito, con del piombo, in modo che avesse un peso sufficiente per vincere la sfida.
A volte queste scommesse si basavano solo sulle parole.
Una sfida come "Scommetto di riuscire a mandare un'anguria in cima a quel palazzo" poteva essere vinta prendendo un'ascensore e l'uscita di sicurezza con un frutto sotto braccio.


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giovedì 16 novembre 2017

Classifica Squadre Più Fallose Della Storia Della Premier League (1992-2017)

Secondo uno studio di DirtyTeams.co.uk, l'Everton è stato considerato la squadra più "sporca" della storia della Premier League per quanto riguarda rossi, gialli e falli.
Il sito ha utilizzato un sistema punti per classificare i club dalla nascita della Premier League (1992) in poi.
Le varie squadre hanno totalizzato 25 punti per ogni rosso, 5 per il cartellino giallo e 1 per ogni fallo.
Il club della Merseyside ha accumulato 21.211 punti in 962 partite mentre lo Swindon Town è in fondo alla classifica con 486 punti, anche se il loro calcolo è basato su solo 42 partite (stagione inaugurale con 22 squadre).
L'Everton è una delle 6 squadre ad aver giocato ogni stagione della Premier League insieme ad Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester United e Tottenham Hotspur.
Essendoci stati ben 50 derby di Liverpool, ciò non deve sorprendere.
Tutte e 6 le squadre sono nelle prime dieci posizioni.
Segue il Chelsea con 20.572 e l'Arsenal con 20.048.
Il Derby County è la squadra più fallosa in media con quasi 26 punti per partita.
Hanno anche più cartellini gialli (2.02) e falli per partita (14.28) rispetto a qualsiasi altra squadra.
Per quanto riguarda i gialli, a seguire troviamo lo Stoke, Sunderland, Watford, Barnsley, Hull e Bolton.
La stagione 1998/99 del Blackburn Rovers è stata la più "dirty" della storia della Premier League, con 8 cartellini rossi e 80 gialli (725 falli) mentre il Coventry City detiene la stagione più pulita (nel 1993-94 con solo 12 cartellini gialli).
Lo studio ha anche rivelato che il numero complessivo di falli è diminuito nel tempo e la scorsa stagione ha visto pochi licenziamenti dal 1993-94.


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sabato 11 novembre 2017

Paul Salata e Il Draft NFL: Mr.Irrelevant e Il Lownsman Trophy

Il Draft NFL non finisce certo con le prime scelte, anzi.
O forse si perchè quelli decisivi che ti fanno vincere il Super Bowl, tendenzialmente, sono le primissime scelte.
In ogni caso la formula attuale prevede 7 giri di chiamate, ed appunto all’ultimo giocatore chiamato in assoluto, spetta il titolo di “Mister Irrelevant”.
Il detentore di tale titolo vince una settimana di vacanza a Newport Beach (nella cosiddetta "Irrelevant Week": tra cui biglietto per Disneyland, regata velica, un torneo di Golf e una cena di beneficienza) e il Lownsman Trophy (una parodia dell’Heisman in cui il giocatore non è ritratto mentre porta la palla, ma mentre commette un Fumble).
A scanso di equivoci, va comunque precisato che essere draftati, seppur per ultimi, è sempre e comunque un successo.
Il tutto nacque grazie ad un'idea di Paul Salata, ex ricevitore che ha giocato per il San Francisco 49ers di AAFC / NFL (1949-1950) e i Baltimore Colts di AAFC (1950).
Negli anni successivi, Salata è diventato noto appunto per la creazione del Mr.Irrelevant, aggiudicato annualmente all'ultima scelta del draft.


MR.IRRELEVANT FAMOSI
Raramente i Mr.Irrelevant sono stati capaci di diventare “rilevanti” per il loro team, solo pochi sono riusciti a costruirsi una solida carriera NFL.
Il primo fu Kelvin Kirk, selezionato al numero 487 del draft del 1976.
Kirk credeva che lo stessero prendendo per i fondelli quindi decise di non presentarsi alle "celebrazioni".
In seguito venne contattato da Salata e company che gli notificarono che non si trattava di uno scherzo ma quando doveva partire perse l'aereo.
Gli organizzatori trovarono un macellaio (che assomigliava a Kirk) e si spacciò per lui.
Kirk poi arrivò e, come se nulla fosse, prese il suo "ruolo" sostituendo il macellaio.
Nel 1979 i Los Angeles Rams, con la penultima selezione, hanno deliberatamente "lasciato passare" affinchè i Pittsburgh Steelers, con l'ultima selezione, scegliessero prima di loro.
Gli Steelers passarono pure loro.
Le due squadre continuarono a rifiutare di scegliere un giocatore fino a quando il commissario della NFL Pete Rozelle costrinse le due squadre a scegliere.
L'incidente portò alla "Salata Rule", che vieta ai team di "passare" per ottenere la scelta finale.
Ebbero una discreta carriera il FB Jim Finn (Giants) e il più “rilevante” di tutti che fu forse il Kicker Ryan Succop, che è stato titolare nei Chiefs con un buon 80% di realizzazione nei FG.
Marty Moore dello Special Team è diventato il primo Mr.Irrelevant a giocare in un Super Bowl, con i New England Patriots nel Super Bowl XXXI.
Mike Green ha giocato dal 2000 al 2008 su discreti livelli.
Sempre in tempi recenti David Vobora, è diventato titolare nel 2009 con i Rams.
Prima di lui Tim Toone (Detroit Lions).
Squadre e giocatori tendenzialmente la prendono a "ridere" e, nel suo piccolo, rimane una scelta sempre curiosa ma va ricordato il caso di McGriff.
Unico a non presentarsi alle festività, ritenendole offensive, fu appunto Tyrone McGriff, scelto al numero 333 (c'erano più giri di scelta, all'epoca) dai Pittsburgh Steelers nel 1980.
Curiosamente McGriff tornò poi nel 1981 come...guardia del corpo del Mr.Irrelevant di quell'anno, Phil Nelson, che al contrario di McGriff nella NFL non giocò mai.
Ed infine c’è lo strano caso di Jimmy Walker, scelto dai Saints.
Una chiamata piuttosto strana, se si considera che Jimmy, al College, non aveva mai giocato a football!
Walker infatti declinò l’offerta dei Saints, per diventare, pochi mesi dopo, la prima scelta assoluta nel Draft a lui più gradito, quello NBA!
Da Mr.Irrelevant a prima scelta assoluta, seppure in due sport diversi.


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domenica 5 novembre 2017

Lonzo Ball, LaVar Ball e Gli Insulti Ai Giocatori (NBA)

"Mia moglie sapeva che volevo tre ragazzi, ed è quello che ho avuto"

I tre figli di LaVar Ball vengono battezzati seguendo una tradizione che pulsava forte nell’albero genealogico della famiglia Ball (i fratelli di Lavar erano in ordine: LaValle, LaFrance, LaRenzo, LaShon) e investiti da subito di un compito gravoso ma allo stesso entusiasmante: cambiare il gioco.
I tre figli Lonzo, LiAngelo e LaMelo diventano la ragione di vita di LaVar, che abbandona ogni sua aspirazione professionale per allenare giorno e notte i suoi ragazzi.
Si trasferiscono in una canonica villetta nella zona residenziale di Chino Hills, a est di Los Angeles, tra Anheim e Riverside: tre camere, cucina, piscina sul retro, ma soprattutto un canestro attaccato al muro nel giardino.
Poi allenamenti durissimi.
I suoi estenuanti allenamenti, modellati su principi inaccettabili fino a pochi anni fa, trovano la loro consacrazione in campo.

"L’unico brutto tiro è un tiro su cui non ci si è mai allenati. È meglio tirate da otto metri completamente smarcati piuttosto che da più vicino ma con un uomo addosso"

Negli ultimi mesi LaVar Ball ha inanellato una serie di sparate da incorniciare, alzando esponenzialmente l’asticella della spavalderia fino ad entrare nei territori della fantascienza.
In un’intervista rilasciata ad USA Today dal titolo “LaVar Ball and his boys are here to change the world”, LaVar, spiega chiaramente la sua ricetta: anche chi non ha la minima intenzione di volerlo ascoltare, prima o poi sarà costretto a farlo. E non importa che se ne parli bene o male: l’importante è che se ne parli.
Il percorso di avvicinamento al Draft 2017 del figlio maggiore Lonzo Ball è stato trasformato in un interminabile reality show che non ha eguali nella storia recente.
Viene scelto dai Los Angeles Lakers come seconda scelta assoluta.
Prima della fama nazionale, degli haters, delle comparsate in ogni show televisivo, prima che Lonzo si trasferisse nel campus di Westwood rompendo l’equilibrio dell’adolescenza, l’attore principale di questa saga familiare rimane ovviamente il padre.
È lui che domina ogni aspetto del branding dei suoi figli.
In un’epoca che ha trasformato tutti in influencer e in “imprenditori di se stessi”, nella famiglia Ball vige ancora una visione novecentesca in cui i figli fino al raggiungimento della maggiore età sono sotto la tutela del padre.
E se a lui sono concessi tutti gli istrionismi immaginabili, Lonzo, LiAngelo e LaMelo devono rigare dritto.
Niente feste, cattive compagnie o atteggiamenti sopra le righe: i tre conducono una vita estremamente monotona, che sfiora il monacale se non andassero a scuola con fuoriserie a tre zeri.
Durante una lite con Stephen A.Smith, nel momento culmine del litigio, quando entrambi sono rossi in viso e al limite di passare alle mani, improvvisamente l’opinionista di ESPN si ferma e gli fa i complimenti per come, nonostante tutto, abbia cresciuto i propri figli.
Cioè in un ambiente ostile, dovendo affrontare tutte quelle difficoltà che definiscono la vita di un afroamericano in America.


LONZO MEGLIO DI STEPH CURRY?
Nelle interviste LaVar ha sempre definito suo figlio Lonzo Ball molto più forte del due volte MVP Steph Curry dei Golden State Warriors.

"Ho piena fiducia in ciò che il mio ragazzo sta facendo. Lasciamelo dire ora, per me è meglio di Steph Curry. Mettete Steph Curry nella squadra di UCLA in questo momento e il mio ragazzo a Golden State e vedete cosa succede. Se non sapessi di cosa è capace mio figlio non avrei fatto quella dichiarazione. Steph avrà problemi a marcarlo. Fateli giocare 1 vs 1"

Le aspettative di LaVar Ball non si limitano al figlio maggiore:
"Penso che tutti e tre i miei ragazzi [Lonzo, LiAngelo, LaMelo] saranno all’ All Star Game NBA un giorno. Non sono diventati forti tutt’un tratto. Lo sono stati fin da piccoli, sono migliorati e migliorati e quando arriveranno al top alzeranno ancora di più il livello"


IL LITIGIO CON MICHAEL JORDAN
LaVar poi ha sfidato Michael Jordan in uno contro uno, finendo per lanciare la sua linea di scarpe.

"Nei miei giorni migliori avrei fatto il culo a Michael Jordan in uno contro uno.
Non ci sarebbe partita, io sarei stato in grado di segnare sia di gancio destro che di gancio sinistro, e lui avrebbe dovuto puntare tutto sul tiro da tre punti, che non era il suo forte, perchè io ero più veloce di lui e se avesse penetrato per attaccare il ferro gli avrei rubato il pallone ad ogni azione"

Queste le audaci parole rilasciate a Josh Peter di USA TODAY Sports.
Durante una sessione di Q&A in California, Michael Jordan ha risposto alla provocazione: "LaVar ha giocato al college, giusto? 2.2 punti di media a partita, davvero? Non meriterebbe una replica, ma rispondo perché me lo avete chiesto. Non mi batterebbe neanche se avessi una gamba sola"


LA POLEMICA CON LEBRON JAMES ED KYRIE IRVING
Sia LeBron James che Kyrie Irving hanno sollevato il problema di quanto l’influenza di LaVar possa alla lunga risultare dannosa per il figlio, ricevendo indietro insulti in carta bollata.
Addirittura a Irving ha risposto che lui non si può permettere di metter bocca perché "non sa com’è crescere con entrambi i genitori"  (la madre di Irving è morta quando lui aveva 4 anni).
A James invece non sono piaciuti i commenti fatti da LaVar sui figli di vari giocatori NBA, soprattutto quando è stato nominato anche suo figlio maggiore, ed ha voluto mandare un messaggio a Ball.

LaVar: "La questione è che bisogna valutare le possibilità. Ci sono stati un sacco di grandi giocatori, e tutti i loro figli sono scarsi. Kareem ha figli, Jordan ha figli, Shaq ha figli. No ok, il figlio di Shaq è abbastanza bravo [dopo che il giornalista Chris Broussard lo aveva incalzato sottolineando che Shareef, il figlio di O’Neal, è anch’egli proiettato verso una buona carriera almeno per il momento]. Mentre per quel che riguarda i mostri della NBA, loro non avevano dei padri particolarmente forti. Erano ok, ma ad esempio il vecchio Curry [Dell, padre di Steph e Seth] non era nemmeno un All Star, sapeva tirare ma non era freddo. Anche Kobe Bryant aveva un padre che non era poi così bravo, mentre lui è diventato un mostro. Parlando di LeBron, sarà difficile affermarsi per i suoi figli. La gente li guarderà e gli dirà “Devi essere come tuo padre”, mettendo enorme pressione sulle loro spalle. Penseranno “Perché devo essere come mio padre? Non posso essere me stesso?. E alla fine diranno che sono troppo soft o non abbastanza bravi, perché le aspettative sono troppo alte.

James: "Mi piace come gioca suo figlio, veramente, ha un ottimo gioco. Però suo padre, può parlare di quello che vuole, del suo brand, di suo figlio, di basketball, può persino parlare male di me, ma deve tenere la mia famiglia fuori da tutto questo"


LA POLEMICA CON PHILADELPHIA
La notte del Draft, dopo che i Philadelphia 76ers avevano chiamato alla n°1 Markelle Fultz, preferendolo proprio a Ball, i neo-compagni del prodotto di Washington Ben Simmons e Joel Embiid si erano apertamente schierati al suo fianco non lesinando qualche piccola frecciatina al suo rivale per la primissima chiamata assoluta, Lonzo Ball appunto.
In particolare un tweet di Embiid non aveva lasciato dubbi sul (relativo) gradimento del centro camerunense quando il soggetto del discorso è la famiglia Ball: "Ti prego schiacciagli in testa così forte da far correre suo padre in campo a salvarlo", l’invito rivoltO da Embiid a Simmons, con Lonzo Ball bersaglio (indiretto) della sua frustrazione.
La reazione di papà LaVar ovviamente non si è fatta attendere, ed è arrivata con una telefonata alla trasmissione 97.5 The Fanatic (talk show sportivo di una radio): "Quando non vinci, non fai neppure i playoff e non resti neppure in campo abbastanza, tutto quello che ti rimane da fare è twittare qualche stupidata. Nessun altro lo fa, perché i giocatori veri sono in palestra ad allenarsi. Questi ragazzini non hanno giocato una partita, sono sempre infortunati, sono ancora in fondo allo status NBA. Vogliono un consiglio? Portate il vostro didietro in palestra".

Parole che non sono ovviamente passate inosservate a Philadelphia, e che hanno generato un'inequivocabile risposta dallo stesso Embiid, mai timido pure lui quando c’è da fare notizia.
In un Instagram Live, il centro dei Sixers viene pizzicato mentre usa la famosa “f word” americana per mandare sostanzialmente a quel paese il padre del rookie dei Lakers.
Dopo il draft, indossando il cappellino giallo del proprio marchio, invece di quello dei Lakers, LaVar ha detto: "Lonzo riporterà i Lakers ai playoff".
Il figlio non ha stoppato il padre: "E’ l’obiettivo: si gioca per vincere, del resto".


LA DIATRIBA CON CHARLES BARKLEY E I PRESUNTI ELOGI
LaVar ha indicato Barkley come il suo giocatore preferito, nonchè uno dei giocatori più forti di sempre, anche più di Michael Jordan.

"Chiaro di carnagione, forte, che poteva correre, veloce, sicuro di sè. Questo è il mio ragazzo! Ma adesso ha superato i 50 e ha iniziato a parlare come un pazzo, è ok, capisco che sia cambiato.
Lui non ha vinto nulla. 
Non ha titoli, ma quel ragazzo era proprio il mio tipo. Forte, appena si metteva in moto. 
Recuperava la palla. Giocava semplicemente con coraggio e dava tutto se stesso. 
Ma era un cattivo ragazzo quando giocava. Era un cattivo ragazzo. 
Michael Jordan era un po’ troppo magro per i miei gusti. 
Charles era grosso come me. Sapeva muoversi, saltare. Era forte e ben piazzato. Mi piaceva il suo modo di giocare. Le persone potrebbero dire 'Oh, Lavar (specialmente quando sono diventato calvo) assomigli un po’ a Michael Jordan'.
E io rispondo ‘non assomiglio di più a Charles Barkley?’ Pelle chiara. Duri. Dai, siate realisti"


GLI INSULTI A PATRICK BEVERLEY
Prima partita di Lonzo Ball nella NBA e, puntuale, arriva già la prima polemica che lo riguarda, ovviamente alimentata dal padre LaVar, a cui hanno dato parecchio fastidio le parole pronunciate all’esterno dello spogliatoio dei Clippers da Patrick Beverley: "Portate questo fenomeno in campo, datemelo da marcare e lo distruggo", la versione (molto) edulcorata uscita dalla bocca dell'ex giocatore di Houston, dopo una gara in cui nei 29 possessi che lo hanno visto accoppiato con Lonzo Ball il rookie di L.A. è riuscito solo a prendersi due tiri, sbagliandoli entrambi.
Giunte alle orecchie di papà LaVar, le parole della guardia dei Clippers hanno scatenato la sua immediata reazione.
"Chi è Patrick Beverley?", ha chiesto in maniera sarcastica.
"Che chiuda quella bocca, che tanto non prenderà mai un soldo più di quelli che già prende. È stato in campo tutto l’anno scorso e nessuno ha mai parlato di lui. Oggi ha tutti i riflettori puntati su di lui e l’unica ragione è che ha marcato mio figlio. Ora vediamo le sue prossime cinque partite, vediamo se avrà la stessa intensità che ha messo in campo oggi o se invece tornerà a fare il suo classico 0/5 al tiro con due-tre rimbalzi al massimo. A nessuno frega nulla di uno così, l’unico modo perché possa ottenere che si parli di lui è associando il suo nome a quello di Lonzo. Ho visto il modo in cui mi guardava mentre era in panchina, cercando di stabilire un contatto visivo con me, ma vi dico la verità: l’ho ignorato, perché per me Beverley non è nessuno, mentre noi siamo Big Baller [il nome del brand ideato e commercializzato da LaVar Ball stesso]".


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