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martedì 27 settembre 2016

L'Inchiesta Del Telegraph Su Allardyce: Trasferimenti e TPO

«Voi mi date l'agenda, io vengo a Hong Kong o Singapore, mi riunisco con questi investitori e torno indietro uno o due giorni dopo»

Il quotidiano inglese Telegraph, tramite un'inchiesta sotto copertura durata 10 mesi, accusa Sam Allardyce (ct dell'Inghilterra) di aver suggerito a finti businessmen di Singapore come infrangere impunitamente le regole della TPO (Third Party Ownership) redatte dalla FA nel 2008 (l'Inghilterra è una delle nazioni ad averle vietate).
In poche parole si tratta di fondi d'investimento usati, nel calcio, per determinate trattative con società ed agenti di calciatori.
In altre parole si tratta di giocatori il cui cartellino è di proprietà di una società calcistica e allo stesso tempo di una società di terze parti (al di fuori del calcio) o altri investitori.
La società di calcio ottiene un "finanziamento economico" dal TPO per l'acquisto di un calciatore dietro la concessione di una determinata % sulla futura vendita del calciatore stesso.
Una società terza dell'ordinamento sportivo investe una % sul trasferimento o sul tesseramento del calciatore affinché successivamente gli venga riconosciuta una %.
Si ricordi ad esempio il trasferimento dal Corinthians al West Ham dei calciatori Carlos Tevez e Javier Mascherano.
I diritti economici di questi due calciatori non appartenevano alla società Brasiliana ma ad un fondo, chiamato Media Sport Investements di proprietà del Sig. Joobarachian.
La FA si trovò davanti una situazione "nuova" che vedeva protagonista di un trasferimento un fondo esterno al calcio.
Pertanto decisero di indagare sul tale fondo ed aprire un'indagine che porto ad una sanzione per il West Ham consistente in una multa di 5,5 milioni di sterline.
Altri esempi sempre in Inghilterra, il trasferimento di Anderson dal Porto al Manchester Utd e di Jo dal CSKA al Manchester City.
Secondo le regole in vigore, esiste un divieto di intervento di soggetti terzi nel calcio, tali da poter influenzare le dinamiche o gli eventi collegati ad un tesseramento di un calciatore.
Tale sistema può rilevarsi utile allo sviluppo di piccole società che potrebbero, tramite "l'aiuto" finanziario delle TPO, colmare il gap con le grandi squadre mediante l'acquisto di calciatori che non potrebbero permettersi e che gli stessi non avrebbero possibilità di mettersi in luce in club di "seconda fascia".
Dal lato opposto si crede che l'utilizzo delle TPO all'interno del sistema calcio possa alterare l'integrità delle competizioni e dei campionati, nonché la stabilità contrattuale dei calciatori stessi che potrebbero essere invitati più volte a trasferirsi tra club appartenenti allo stesso fondo per generare guadagni falsando il mercato.


ALLARDYCE E I FINTI INVESTITORI DI SINGAPORE
Big Sam, dal 22 luglio sulla panchina dei Three Lions, è stato filmato durante gli incontri con un presunto rappresentante di un'azienda dell'Estremo Oriente che aveva dichiarato la sua volontà di incassare soldi attraverso operazioni finanziere nel ricco mercato della Premier League.
L'importo pattuito per la consulenza era di 400mila pounds.
Nei due incontri, durati un totale di 4 ore, Allardyce ha spiegato ai suoi interlocutori come fosse facile aggirare le norme introdotte nel 2008 in Inghilterra per regolare la proprietà dei "cartellini" da parte di soggetti diversi dal club o dal calciatore stesso.
Il ct inglese ha spiegato inoltre che il modo di fare soldi è comprare direttamente i cartellini dei calciatori e che la strategia migliore per controllare un giocatore è controllare in primis il suo agente.
Tutto questo prima che Allardyce dirigesse il primo allenamento della nazionale inglese.
Ha aggiunto anche che ci sono molti agenti che lo fanno abitualmente e che è un mercato molto redditizio.
Agli incontri era presente anche il suo agente, Mark Curtis, e il suo consulente finanziario Shane Moloney.
A far da tramite è stato l'agente Scott McGarvey, un amico di lunga data di Allardyce, che non era a conoscenza del coinvolgimento dei giornalisti sotto copertura.
Il Telegraph ha dettagliato le sue conclusioni in una e-mail inviata ieri mattina alla Football Association, contenente 18 domande su Allardyce e i suoi commenti durante gli incontri.
In uno dei video diffusi dal Telegraph, Big Sam definisce “ridicola” la regola della FA sulla possibilità di terze parti di possedere i cartellini dei giocatori di calcio.
In serata è arrivata la decisione della FA che ha sollevato dal suo incarico, l'ex manager di Bolton, Blackburn, West Ham e Sunderland.
Il mandato flash è durato solo 67 giorni.


GLI ATTACCHI DI ALLARDYCE
Nei video, Allardyce ce l'ha con tutti: da Hodgson alla FA stessa, passando per i principi William e Harry.
Su Hodgson: «Non ha la personalità per parlare in pubblico, farebbe addormentare tutti».
Sui giocatori: «Hanno un blocco mentale che non possono superare e che li rende incapaci di giocare per l'Inghilterra. I giocatori che non giocano regolarmente per i club non dovrebbero essere chiamati, come Hart, Wilshere o Chamberlain».
Sulla ricostruzione di Wembley: «Un'idea stupida, sono state sprecate 870 milioni di sterline e continuiamo a pagare. La FA vuole solo fare soldi».
Per saperne di più su Allardyce: La Storia Di Sam Allardyce: Metodo Scientifico, Prozone e Yoga


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lunedì 26 settembre 2016

Migliori Enforcers Della NHL: Risse e Combattimenti

Nel corso della sua storia, la NHL ha ospitato e legittimato la presenza di giocatori la cui primaria funzione era quella di proteggere i compagni di squadra più talentuosi (e magari meno dotati fisicamente), intimidendo gli avversari e dispensando punizioni fisiche ai trasgressori.
Risse, botte da orbi, colpi legali e non, spallate, sportellate e chi ne ha più ne metta.
Stiamo parlando degli Enforcer: giocatori poco dotati tecnicamente che picchiano come fabbri.
Ovviamente non si tratta di un ruolo ufficiale, spesso si parla anche di "fighter", "tough guy", o "goon".
Come ben si sa, in NHL le risse sono quasi ufficialmente accettate dal regolamento.
Ok, ci sono sanzioni e minuti di penalità ma lo scontro fisico non viene bloccato sul nascere.
Ad ogni modo, il compito di un Enforcer è quello di rispondere al gioco sporco o violento degli avversari.
Quando si verifica ciò, l'Enforcer è mandato in campo per rispondere in modo aggressivo, combattendo o intimidendo l'autore del gioco violento.
Vengono presi di mira spesso stelle e portieri avversari ma quasi sempre arriva l'Enforcer avversario a rispondere pan per focaccia, accendendo mega risse furibonde.


DIFFERENZE TRA ENFORCER E PEST
Gli Enforcers sono diversi dai Pests.
I Pests sono giocatori che cercano di provocare gli avversari senza necessariamente combattere.
Il ruolo primario dei Pests è di aizzare gli animi in modo tale da far comminare sanzioni ai giocatori avversari.
Tra i Pests più famosi: Bob Kelly, Matt Cooke, Esa Tikkanen, Tomas Holmström, Darius Kasparaitis, Ian Laperrière, Tyson Nash, Todd Harvey, Kris Draper, Matthew Barnaby, Bill Lindsay, Jamal Mayers, Steve Staios, Sean Avery, Claude Lemieux, Steve Ott, Jordin Tootoo, Jarkko Ruutu, Matt Cooke, Alexandre Burrows, Chris Neil, Darcy Tucker, Chris Simon.
Enforcer e Pest spesso giocano insieme sulla stessa linea, di solito la quarta linea.
Attualmente nella NHL, le squadre in genere non portano più di un giocatore il cui ruolo primario è quello di Enforcer.
Enforcer possono giocare in avanti o di difesa, anche se sono più frequentemente utilizzati come ali in 4a linea.
Apprezzati principalmente per la loro aggressività e per la propensione alle risse.
Sono meno dotati tecnicamente rispetto ai loro compagni di squadra.
Segnano pochi punti, pochissimi assist, giocano pochissimo ma prendono più minuti di penalità di qualunque altro giocatore.
Tendono a spostarsi di squadra in squadra e di solito gli stipendi sono bassi.
Alcuni comunque hanno storicamente goduto di ottima popolarità facendo il lavoro più pericoloso di questo sport: proteggere le stelle della propria squadra.
Questi giocatori a volte prendono lezioni di Boxe per migliorare la loro lotta.
Alcuni giocatori combinano aspetti del ruolo Enforcer con comunque discrete abilità sportive: Tiger Williams, Bob Probert e Chris Simon ad esempio.
Non va dimenticato anche Terry O'Reilly che una volta totalizzò 90 punti in una stagione, essendo il primo giocatore a finire tra i primi dieci marcatori stagionali avendo totalizzato almeno 200 minuti di penalità.


PRE ENFORCER
Sprague Cleghorn (1909-1929)
Giocò per Ottawa, Montreal e Toronto, prima di approdare a Boston.
Noto per sia la sua natura competitiva e per il suo temperamento violento, Cleghorn è considerato uno dei più difficili e provocatori giocatori del suo tempo.
Rispettato dai suoi compagni di squadra e odiato dai suoi avversari, Cleghorn usò frequentemente il bastone come arma ed era regolarmente tra i leader della sua squadra per i gol e penalità.
Almeno 50 alterchi in cui l'avversario ha lasciato il campo in barella.
Quando dopo poco tempo conduceva la classifica delle penalità con 80 minuti, qualcuno provò anche a fare la richiesta per bandirlo dalla NHL.
E 'stato inserito nella Hockey Hall Of Fame nel 1958.

Gordie "Mister Hockey" Howe (1946-1980)
Neppure qui parliamo di un Enforcer in senso stretto però vista la sua importanza per il gioco non può non essere citato.
Giocò la maggior parte della sua carriera nei Detroit Red Wings, con cui vinse 4 Stanley Cup (1950, 1952, 1954 e 1955), ed il suo numero di maglia (il 9) venne ritirato dalla società.
Venne soprannominato Mr. Hockey.
A lui si deve il nome della Gordie Howe Hat Trick, definizione di una prestazione che prevede un gol, un assist ed un combattimento vinto nella stessa partita (nonostante ciò, Howe ha eguagliato questa prestazione solo due volte).
Nel 1972 è stato inserito nella Hockey Hall Of Fame.
Howe già nel suo anno da rookie fece subito capire di che pasta era fatto mettendo KO un altro tuff guy leggendario, Rocket Richard (Montreal), con un solo pugno.
La sua rissa più celebre forse quella con Lou Fontinato in un Madison Square Garden gremito nel 1958.
Ci ha lasciato nel 2016.


ENFORCERS
Dave "The Hammer" Schultz (1972-1980)
Durante la stagione 1972-1973 i Philadelphia Flyers, mediocri come squadra, vennero soprannominati con il nome intimidatorio "Broad Street Bullies", un soprannome coniato da Jack Chevalier e Pete Cafone del Philadelphia Bullettin il 3 gennaio 1973 dopo una megarissa contro gli Atlanta Flames.
Schultz era il capo della Broad Street Bully, e nella corsa dei Flyers alla loro seconda Stanley Cup consecutiva (1974-75) portò a casa solo nei playoff 472 minuti di penalità.


Dave "Tiger" Williams (1974-1988)
Nessuno ha trascorso tanto tempo in panca puniti come Tiger che raggiunse un totale di 4.421 minuti di penalità.
Venne scelto dai Toronto Maple Leafs nel Draft 1974.
Williams era più noto per il suo ruolo come enforcer, ma era anche in grado di segnare gol.
A Toronto, ha rotto molti record di penalità, conducendo questa classifica due volte con 338 minuti nel 1976-77 e 298 nel 1978-79.
Con Vancouver, Williams accumuò 343 minuti di penalità in 77 partite.
Dopo Vancouver, Williams ha giocato per i Detroit Red Wings per una parte della stagione 1984-85, prima di essere ceduto ai Los Angeles Kings quello stesso anno.
Durante la sua permanenza a Los Angeles, in una stagione totalizzò 358 minuti di penalità battendo il suo precedente record.


Willi Plett (1975-1988)
E 'abbastanza sicuro di dire che Willi Plett sia stato l'unico paraguaiano a raggiungere 2.500 minuti di penalità nella NHL.
Plett trascorso 13 stagioni tra Flames (Atlanta e Calgary), Minnesota North Stars e Boston Bruins, ed è ricordato soprattutto per la sua feroce botta a due mani sulla testa di Greg Stefan (portiere di Detroit).


Dave John Semenko (1977-1988)
Nato a Winnipeg, Semenko giocò principalmente per gli Edmonton Oilers.
Il suo scopo era ovviamente quello di salvaguardare le proprie superstar.
Ad esempio gente della sua squadra come Wayne Gretzky, Mark Messier, Paul Coffey e Jari Kurri che grazie a lui sul ghiaccio avevano maggiore libertà.
Senza di lui, definito come uno dei giocatori più duri di tutti i tempi, forse Gretzky avrebbe qualche titolo di meno.
Semenko si guadagnò un seguito di culto tra gli appassionati, che affettuosamente lo definirono "Head Cement".


Chris Nilan (1980-1991)
Giocò per Montreal, Rangers e Boston Bruins.
Conosciuto come "Knuckles", proprio per la sua propensione alla rissa.
Nilan ha stabilito il mirabolante record di 10 penalità (6 penalità minori, 2 maggiori, 10 minuti per cattiva condotta, penalità partita) in una sola storica partita contro Hartford nel 1991.
10 penalità per 42 minuti in totale.
In carriera ha superato i 3mila minuti di penalità con una media di quasi 5 a partita.
Ritiratosi, abbandonò l'Hockey, per poi ritornarci da coach.
In carriera Nilan divenne dipendente da antidolorifici, e poi da droga, e per poco non morì in un incidente d'auto.
Ora parla ai giovani sui pericoli della dipendenza.


Dale Hunter (1980-1999)
Accumulando l'incredibile cifra di 3565 minuti di penalità, Hunter detiene il secondo posto nella classifica totale di minuti di penalità, battuto solo da Dave Williams (anche se Hunter ha giocato 1.407 partite rispetto alle 972 partite di Williams).
Giocò per Washington e Colorado.
E' principalmente ricordato per il suo brutto colpo rifilato a Pierre Turgeon che gli costò una sospensione di 21 partite.
E' stato l'unico giocatore a segnare più di 1.000 punti accumulando più di 3000 minuti di penalità.
Nel settembre 2005, Hunter da allenatore venne sospeso dalla Ontario Hockey League per 4 partite dopo che un suo giocatore lasciò la panchina per avviare una rissa durante la partita.
Il 20 gennaio del 2006, Hunter è stato sospeso per 2 partite e il suo team multato $ 5.000 per insulti.
Nel maggio 2006, altra multa per Hunter stavolta $ 5.000 sempre per insulti.
Nel luglio 2006, Hunter venne arrestato con l'accusa guida sotto l'effetto di droghe e stupefacenti.
Nel settembre 2006, altra sospensione di 2 partite perchè il suo giocatore Matt Davis lasciò la panchina per scatenare una rissa in campo.
Le regole OHL affermano che vi è una sospensione automatica sia per il giocatore che per l'allenatore, se un giocatore lascia la panchina per essere coinvolto in una rissa.


Dave Brown (1982-1996)
Formidabile Enforcer di Philadelphia ed Edmonton che finì la sua carriera a San Jose. 
Brown era un fighter duro e puro che ricordò ai fans dei Fyers, l'epoca d'oro dei Broad Street Bulliers,
Come Enforcers dei Phillies si ricordano Chris Nilan, Tim Hunter, Jay Miller ed Enrico Ciccone. 
Fece parte della rissa scoppiata in campo contro Montreal nei playoff del 1987 che, secondo alcuni, introdusse ufficialmente i combattimenti nella NHL. 
Venne sospeso per 15 partite per aver rotto la mascella a Tomas Sandstrom dei NY Rangers (che soffrì anche di una commozione cerebrale).
Ai tempi questa sanzione fu un record o giù di lì.


Marty McSorley (1985-2000)
Il canadese Marty ebbe l'importante compito di proteggere le spalle di Wayne Gretzky in quel di Los Angeles.
Poi passato a Boston nel 2000 è stato sospeso a tempo indeterminato per aver volontariamente colpito al volto con la stecca Donald Brashear.
Era il 21 febbraio 2000, McSorley colpì Donald Brashear (Canucks) con il bastone in testa a 4,6 secondi dalla fine della partita.
Brashear cadde all'indietro battendo la testa e perse conoscenza (trauma cranico di grado III). McSorley venne sospeso dalla NHL per il resto della stagione 1999-2000 (compresi i playoff) quando mancavano 23 partite.
Venne dichiarato colpevole di aggressione e condannato a 18 mesi di libertà vigilata.
Il processo è stato il primo per una rissa sul ghiaccio, da quello di Dino Ciccarelli nel 1988 (che colpì con la mazza il rookie Luke Richardson: 1000 dollari di multa ed 1 giorno di prigione).
Tornando a Marty, be' fu sospeso a vita, almeno dalla NHL.


Bob Probert (1985-2002)
Alto 190 cm per 102 kg, Probert è stato un bad boy sia dentro che fuori dal ghiaccio.
Insieme a Joey Kocur è stato uno dei "Bruise Brothers" di Detroit e nel 1987-88 ha pure partecipato all'All Stars Game.
Probert proteggeva soprattutto il capitano Steve Yzerman.
Si ricordi ad esempio la rissa con Kevin Maguire dei Buffalo Sabres (23 dicembre 1987),
una rivalità di lunga data con Wendel Clark dei Toronto Maple Leafs.
Due scontri con Craig Coxe dei Vancouver Canucks a metà degli anni 1980.
Durissimi confronti con Tie Domi dei New York Rangers, Winnipeg Jets e Toronto Maple Leafs (con tanto di prese in giro mimando al pubblico il gesto della cintura al cielo, come si fa negli incontri di Boxe o Wrestling).
Si ricordano anche dure battaglie con Stu Grimson, tra cui una lotta nel dicembre 1993, quando i Mighty Ducks di Anaheim hanno fatto la loro prima visita a Detroit.
Una lotta memorabile anche il 17 dicembre 1993, con il suo ex compagno di squadra Joey Kocur dei Rangers, nel corso di una rissa che coinvolse diversi giocatori di entrambe le squadre.
Probert e Kocur avevano afferrato l'avversario più vicino senza rendersi conto di che era, approvato che erano gli ex amici, i pugni sono continuati.
Il 4 febbraio del 1994, contro Marty McSorley dei Pittsburgh Penguins, la lotta durò quasi 2 minuti. L'altro nemico era l'enforcer Donald Brashear.
Si ricordano anche le risse con Jody Shelley in ciascuno dei tre periodi il 10 gennaio 2002.
Tre scontri tra gli stessi due avversari in una singola partita NHL divenne un record, poi eguagliato nel 2016 quando Evander Kane e Alex Petrovic si resero protagonisti il 9 febbraio 2016.


Joey Kocur (1985-1999)
Come detto era l'altra metà dei "Bruise Brothers" di Detroit: totalizzò 2.519 minuti di penalità.
Poi approdò ai NY Rangers e dopo in Canada, a Vancouver.
Per descrivere il personaggio: Kocur in un attimo di frustrazione/follia distrusse il suo casco a via di pugni; anche se il casco assorbì la maggior parte dei colpi, si fece male alle gengive, non riuscendo poi a mangiare per 2 giorni.
I pugni di Kocur spesso hanno ferito gravemente i giocatori, come tra gli altri Brad Dalgarno dei New York Islanders (guancia distrutta e mascella rotta).


Tony "The Twister" Twist (1989-1999)
Alto 185 cm per 100 kg "lo svitato" è stata la nona scelta dei Blues nel 1988.
Con le sue gesta ha ispirato il fumettista creatore di Spawn che ha usato il nome Anthony "Tony Twist" Twistelli per un suo personaggio (causa da 15 milioni di dollari).
Era conosciuto per i suoi devastanti pugni.


Stu "The Grim Reaper" Grimson (1989-2002)
Alto 195 cm per 108 kg, è stata la decima scelta dei Detroit Red Wings nel 1983 e poi ha cambiato squadra 8 volte segnando 17 goals e totalizzando 2.113 minuti di penalità.
Tra Calgary, Chicago, Anaheim, Nashville.
Gli scontri maggiori in carriera si ricordano quelli con il già citato Probert.


Rob "The Rayzor" Ray (1989-2003)
Ottava scelta di Buffalo nei draft del 1988, Ray era famoso per togliersi la maglia durante i combattimenti e per essere completamente depilato prima delle partite, in modo tale che i suoi avversari facessero più fatica a trattenerlo.
Anche Brad May sempre dei Sabres usava la stessa tecnica.
La NHL considerando le scazzottate parte integrante del gioco introdusse la "Rob Ray Rule": chi perde il maglione è punito per cattiva condotta.


Jeff Odgers (1990-2003)
Il ragazzo di Saskatchewan Jeff Odgers giocò per i San Jose Sharks, Boston Bruins, Colorado Avalanche, Atlanta Thrashers.
Chiuderà la carriera con 2.364 minuti di pena e più di 240 risse. 
Dopo il pensionamento, ha lavorato come commentatore per gli Atlanta Thrashers, dove aveva terminato la sua carriera da giocatore, prima di tornare a Saskatchewan ad allenare la squadra minore di suo figlio. 


Tie Domi (1990-2005)
Nonostante l'altezza non certo di un colosso 178 cm (per 97 kg) l'ex di Toronto ha saputo farsi rispettare in tutte le piste che ha calcato.
Ispirato dal suo idolo di infanzia Tiger Williams, Domi è il terzo di tutti i tempi per minuti di penalità.


Donald Brashear (1992-2015)
Qui parliamo di uno degli Enforcers più temuti durante la sua carriera nella NHL, al punto tale da essere nominato "Enforcer del decennio" da Hockey News. 
Montreal, Vancouver, Philadelphia, Washington, NY Rangers.
Il 21 febbraio 2000 nella partita fra i Canucks e Boston Bruins, Brashear come detto in precedenza fu coinvolto in una rissa con Marty McSorley. 
Brashear comodamente vinse il duello, insultando la panchina dei Bruins. 
Nel proseguo della partita si scontrò con il portiere dei Bruins, Byron Dafoe. 
Per il resto della partita, McSorley tentò di combattere con Brashear, che ha sempre rifiutato. 
Con 4,6 secondi dalla fine della partita, McSorley colpì la testa di Brashear con una botta a due mani con il suo bastone.
Brashear perse conoscenza e subì una commozione cerebrale di terzo grado. 
Garth Neve provò a combattere McSorley, ma McSorley venne immediatamente espulso con 2,8 secondi dalla fine della partita. 
McSorley ricevette una sospensione a tempo indeterminato, a seguito del processo riuscì ad evitare il carcere perchè si difese dicendo che voleva colpirlo alla spalla.
18 mesi di libertà vigilata.
Tornando a Brashear fu sicuramente un abile combattente addirittura professionista, visto che nel 2011 diverrà un combattente di arti marziali miste, abbattendo il suo primo avversario con un TKO in 21 secondi. 
In seguito tornò all'Hockey, prima con Rivière-du-Loup del LNAH e poi una breve esperienza in Svezia con i Modo. 


Matthew Barnaby (1993-2007)
Iniziò a Buffalo ma chiuse la sua carriera in Texas, a Dallas con gli Stars.
1.85 per 93 kg.
Non certo un colosso: 20 kg di media ceduti a qualsiasi Enforcer della lega ma sicuramente un grande provocatore (forse più un Pest).
Rispetto agli altri, oltre alle differenze fisiche, solo 335 minuti di penalità.
Comunque spesso coinvolto in alterchi e risse sul ghiaccio, fece notizia nel 1996, quando in una partita contro i Philadelphia Flyers, dopo aver subito un paio di colpi finì sdraiato sul ghiaccio presumibilmente ferito, poi partì una maxi rissa tra le due squadre.
Con la rissa in pieno svolgimento, Barnaby disteso a terra venne toccato con il bastone da Garth Neve (portiere dei Flyers), Matthew a sorpresa balzò in piedi colpendo Garth Neve con una raffica di pugni.


Wade Belak (1996-2011)
L'ultima stagione nel 2010/11 nei Nashville Predators, dopo essere stato anche ai Florida Panthers, ai Toronto Maple Leafs, ai Calgary Flames e ai Colorado Avalanche.
Per lui 125 risse, 1.263 minuti penalità in carriera.
Il 31 agosto 2011, Belak venne trovato strangolato in un condominio a One King Street West di Toronto.
Il caso venne archiviato come suicidio.
Fu la terza morte di un giocatori di NHL nel giro di pochi mesi (Derek Boogaard e Rick Rypien gli altri due).
La madre dichiarò che soffriva di depressione.
Il funerale di Belak si tenne a Nashville, con gli amici, la famiglia ed ex compagni di squadra presenti.


Georges Laraque (1996-2010)
Ormai 39enne, Laraque nel 2010 si è ritirato.
Detto "The Rock" per il suo fisico da record con i suoi 191 cm per 110 kg, in anni recenti è stato ancora in grado di dire la sua nelle varie squadre in cui giocava: da Edmonton a Phoenix.
Si ricordano durissimi scontri con un altro peso massimo: il compianto Derek Boogaard deceduto nel 2011.


Scott "The Sheriff" Parker (1998-2008)
Detto "The Sheriff" non ha avuto una lunga carriera NHL ma è stato assolutamente fondamentale per la Stanley Cup di Colorado nel 2001, basta chiedere a Joe Sakic, Peter Forsberg, Milan Hejduk e Alex Tanguay.
Parker è ricordato anche per il suo momento di follia quando tentò di scavalcare il vetro per fare a botte con Brendan Witt. 
Parker ora vive una vita più tranquilla a Castle Rock, in Colorado.
Barbiere.


Todd Fedoruk (1999-2010)
Inizia la carriera nel 1999 con i Philadelphia Flyers, poi Anaheim, Dallas, Minnesota, Phoenix e Tampa Bay.
1.88 per 110 kg.
Nel 2003 Fedoruk venne coinvolto in una rissa con Eric Cairns dei NY Islanders.
Fedoruk sembrò avere la meglio ma un diritto incassato da Cairns procurò lui un grave infortunio.
Fedoruk subito l' intervento chirurgico tornò sul ghiaccio non molto tempo dopo.
Il 24 ottobre 2006, venne abbattuto da Derek Boogaard con un devastante pugno che gli frantumò lo zigomo.
Fu costretto ad un intervento chirurgico per ricostruire il lato del viso colpito.
Di lui si ricorda anche la terribile botta subita dall'enforcer Colton Orr in cui Fedoruk venne abbattuto a causa di un diritto selvaggio di Orr (portato via in barella dopo esser rimasto diversi minuti a terra).


Derek "Boogie" Boogaard (2005-2010)
201 cm per 113 kg, fu uno da cui stare alla larga come può confermare Todd Fedoruk di Anaheim che venne subito messo KO nella prima rissa tra i due.
Solo il già citato Laraque riusciva a contrastare un simile colosso.
Costretto al ritiro dopo trauma cranico a dicembre 2010 12 trauma cranici nella sua breve carriera).
Di lui si ricordano 61 risse, per un totale di 589 minuti di penalità.
Boogaard ci lasciò giovanissimo a 28 anni, nel 2011.
Venne trovato morto nel suo appartamento di Minneapolis, a causa di un mix letale di alcool ed antidolorifici che ne avevano provocato il decesso (forse suicidio).
Dopo la sua morte, il cervello del giocatore è stato sottoposto ad attenta analisi.
Ciò che hanno scoperto gli esperti del settore indica che il giocatore se non fosse successa la tragedia avrebbe avuto delle gravi complicazioni più in là negli anni a causa degli evidenti danni cerebrali provocati da una carriera vissuta da “tough guy”.


NUOVE SANZIONI, INFORTUNI, MORTI
Gli scontri con l'entrata in regola di nuove regole nell'ultimo decennio, tra cui maggiori sanzioni, sono diminuiti nel tempo.
Basti dire che si è passati dal 41,14% di partite con risse del 2003/04 (ultima stagione con le vecchie regole) al 33% per 2006/07.
La frequenza è costantemente diminuita nel tempo: da 1,3 scontri a partita alla fine degli anni 80 a 0,5 nel 2012.
Un'altra possibile ragione per il calo dei combattimenti e dell'uso dell'Enforcer è una maggiore consapevolezza dei rischi derivanti da trauma cranico (encefalopatia traumatica cronica).
Come detto durante l'estate del 2011, tre Enforcers NHL sono morti.
Derek Boogaard è morto all'età di 28 a seguito di una miscela di antidolorifici e alcool.
Rick Rypien è morto all'età di 27 da quello che è stato successivamente confermato come un suicidio. Wade Belak è stato trovato morto all'età di 35 nella sua stanza d'albergo a Toronto (anche qui suicidio).


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sabato 24 settembre 2016

Tutti I Ruoli Di MLB: General Manager, Field Manager, Coach e Scout

In Major League Baseball, il Team Owner è il proprietario della squadra (detto anche Chairman).
Andando più nello specifico invece, il General Manager controlla le transazioni dei giocatori e ha la responsabilità primaria per quanto riguarda conto i contratti dei giocatori.
Un altro suo compito è quello di assumere e licenziare lo staff tecnico, il Field Manager che funge da Head Coach (chiamato anche impropiamente Manager). Nel baseball, il termine direttore usato senza qualificazione quasi sempre si riferisce al direttore di campo, non il direttore generale.
In rari casi, un General Manager può avere responsabilità anche per quanto riguarda l'amministrazione del ballpark e il broadcasting (diritti TV).
Ed Barrow, George Weiss e Gabe Paul sono stati tre General Manager noti per le loro capacità amministrative: sia per quanto riguarda i giocatori che per altri aspetti amministrativi.
Poi ci sono tutti una serie di ruoli quali: l'Executive Vice President (per la finanza e l'amministrazione), l'Assistant General Manager più altri delegati per strategie di Marketing e Business.


SCOUTING
Gli Scouts valutano eventuali promesse.
Ciò sia sul campo sia grazie all'aiuto della tecnologia.
La valutazione però non riguarda solo giovani giocatori ma anche professionisti da tradare o da mettere sotto contratto.
Molti osservatori sono ex allenatori o giocatori in pensione, mentre altri hanno fatto la carriera solo di Scout.
Scout esperti che aiutano a determinare quali sono i giocatori che si adattano bene con una data organizzazione può essere la principale differenza tra il successo e il fallimento di una stagione, nonchè di eventuali problemi finanziari (nel caso le scelte si rivelassero sbagliate).
Possiamo distinguere: lo Scout Advance (segue gli avversari che la propria squadra affronterà da qui a breve, per fornire informazioni sul pitching, strategia e difensiva ed offensiva), Major League Scout e Professional Scout (spesso il più anziano ed assistente del General Manager) controllano eventuali giocatori MLB da mettere sotto contratto, invece i Pro Scout revisionano le Minor League.
International Scout controllano i giocatori non provenienti dagli Stati Uniti, Porto Rico e Canada. Quindi oltre a Repubblica Dominicana, Venezuela, Messico e altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, anche Giappone, Corea, Australia ed Europa.


FIELD MANAGER
Il Field Manager (comunemente indicato come Manager) è responsabile per quanto riguarda la strategia di squadra sul campo e la scelta dei giocatori da mandare in campo.
I Field Manager sono di solito assistiti da sei Assistant Coaches.
Sotto certi versi potremmo considerarlo l'allenatore.
Sceglie l'ordine di battuta e il lanciatore iniziale prima di ogni partita, oltre che le sostituzioni (rilievi e non).
Alcuni scelgono anche il posizionamento difensivo, le decisioni di bunt, di rubate, pitch out, etc mentre altri delegano per questi compiti un assistente (Assistant Coach) o anche un giocatore (di solito il Catcher).
Alcuni manager delegano per certi compiti anche il Coach di prima base o quello di terza base, al fine anche di comunicare più da vicino con i baserunners.
In genere, il titolo di "manager" è usato solo nel baseball professionale, con il titolo di "capo allenatore" utilizzata in altri livelli di gioco.
In molti casi, un manager è un ex giocatore professionista, spesso ex Ricevitore come ad esempio Mike Matheny, John Gibbons, Brad Ausmus, Joe Torre, Mike Scioscia, Joe Girardi etc
Le responsabilità comunque sono limitate alle decisioni di partita, gestione di transazioni, trade e gestione del roster come detto spettano al General Manager.


COACH
I Coach fanno da assistenti per il Field Manager.
The Bench Coach serve come consulente per il Field Manager ma anche per decidere situazioni di gioco.
Se il Manager viene espulso, il Beanch Coach diventa il responsabile per quanto riguarda sostituzioni e strategie di gioco.
Lo sostituisce anche in caso di licenziamento.
Spesso è il responsabile di allenamenti, stretching routine prima di una partita, sia della squadra maggiore che di quella giovanile.
Il Pitching Coach consiglia il Manager sulla condizione dei lanciatori e su eventuali sostituzioni.
Si tratta di solito di un ex lanciatore.
Un'eccezione è Dave Duncan, ex Pitching Coach dei St. Louis Cardinals, che era un catcher.
Bullpen Coach è simile al Pitching Coach, ma lavora principalmente con i rilievo nel Bullpen.
Lui non fa visite sul monte per eventuali sostituzioni del pitcher in campo, ma sta con i rilievi nel Bullpen.
L'Hitting Coach lavora con i giocatori affinchè questi migliorino la loro tecnica nel colpire (Hitting appunto).
Egli monitora le prestazioni dei giocatori durante la partita e nel corso della stagione, consigliando loro eventuali modifiche da adottare.
Responsabile anche di pratica ed allenamenti.
Con l'avvento della tecnologia sono sempre più utilizzati video per analizzare i movimenti dei battitori avversari ed eventuali scouting di avversari.
Ci sono inoltre due Coach sul campo quando la squadra è in battuta.
Si tratta del First Base Coach e del Third Base Coach che assistono i baserunners, aiutando a prevenire eventuali pickoffs e trasmettendo i messaggi inviati dal manager in panchina per corridori e battitori.
Il Coach di prima base assiste i battitori ed indica ad un corridore se conviene fermarsi in prima, avanzare o tentare eventuali rubate.
Quello di terza base ha più responsabilità: i suoi compiti prevedono l'holding e l'aiutare a decidere se un corridore debba provare ad avanzare in terza, oltre a prendere decisioni critiche in una frazione di secondo decidendo se conviene provare a segnare o meno (a seconda di un hit nei pressi del diamante o di un Sacrifice Fly o ancora di una palla probabilmente non presa al volo dalla difesa).
Al Bench Coach, a quello di terza e prima base spesso vengono assegnate responsabilità supplementari per assistere i giocatori in aree specifiche, in particolare in difesa.
Altri ruoli importanti: Outfield Instructor (per i giocatori esterni), Infield Instructor (per gli interni), Catching Instructor (per il ricevitore) e Baserunning Instructor (per i giocatori in base).


ALLENAMENTI ED ALTRI RUOLI
Per quanto riguarda i carichi di allenamento in palestra e non ci sono l'Athletic Trainer e lo Strength And Conditioning Coach.
Altri ruoli: Bullpen Catcher e il Batting Practice Pitcher.


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mercoledì 21 settembre 2016

La Storia Di Keith Gillespie: Casinò, Scommesse e Bancarotta

"Il sabato pomeriggio vado al bar con gli amici a guardare i risultati di calcio, ogni tanto piazzo una scommessa da 20 sterline, ma non riesco nemmeno a ricordare l'ultima volta che ho scommesso sul calcio. 
Le corse di cavalli sono state la mia rovina più grande e ora non ho più alcun interesse verso di loro. 
Quando arrivi alla mia età, hai modo di cogliere gli aspetti positivi della vita, imparando le lezioni che essa ti riserva. Io sicuramente non proseguirò su questa strada di nuovo"


Keith Gillespie nasce nel 1975 in una cittadina del Nord Irlanda chiamata Larne.
Figlio di un ufficiale di una prigione e di un'infermiera, passa un'infanzia non certo immerso nell'oro con i genitori che gli ricordano costantemente che "senza lavoro duro non si va da nessuna parte".
Viene subito notato dal Manchester Utd quando aveva 16 anni ma nel club di Old Trafford dove si era da poco insediato Sir Alex Ferguson non sfonda.
Già in questa fase viene coinvolto in casinò e gioco d'azzardo.
Quindi a 15/16 anni, Gillespie spende gran parte dei suoi soldi in casinò e bookmakers.
46 sterline a settimana.

"Probabilmente ero troppo giovane per discoteche in quella fase, ma in certi momenti quando volevo uscire, non potevo permettermelo. 
E' stato abbastanza difficile gestire le cose. 
Quando lasciai casa vivevo in un posto malridotto con Robbie Savage. 
Robbie è stato il mio compagno di stanza, il che significava ogni mattina svegliarsi al suono della sua asciugacapelli: era la mia sveglia.
Noi giovani, al termine degli allenamenti, pulivamo spogliatoi e gli scarpini dei grandi. 
Io mi occupavo di quelli di Lee Sharpe e Russell Beardsmore.
A 17 anni però firmai un contratto di 4 anni per un valore iniziale di £230 a settimana, complessivamente £ 20,000. 
Mi sentivo come un vincitore del Lotto.
Ferguson aveva spie ovunque a Manchester: sapeva che ero sempre in ricevitoria"

Partecipò comunque con la "Class Of 92" (Giggs, Scholes, Gary Neville, Butt più Robbie Savage e Beckham) alla vittoria nella FA Youth Cup.
Gillespie debuttò per i Red Devils nel campionato 1992-1993 segnando la prima rete contro il Bury nel terzo turno della FA Cup 1992-1993.
Ferguson, a posteriori, dirà che si trattò di un ottimo giocatore e non si spiegò perchè non riuscì a sfondare a Manchester (probabilmente la sua carriera sarebbe potuta essere migliore anche nelle altre squadre in cui, più o meno, si affermò).


IL PERIODO A NEWCASTLE: CASINO', SCOMMESSE E LA RISSA CON ALAN SHEARER
Dopo il prestito al Wigan, si trasferì a Newcastle United il 10 gennaio 1995, in cambio di Andy Cole e conguaglio (Andy Cole...uno che invece ad Old Trafford farà "discrete" cose).
Dopo qualche mese, l'esterno destro Kancelskis si trasferì all'Everton e l'unico calciatore in rosa per sostituirlo a Manchester era il giovanissimo David Beckham.
Ferguson rivuole Gillespie ma non se ne farà niente.
Gillespie rimase al Newcastle (firmando un contratto per superiore a quello dei tempi di Manchester) per tre anni e mezzo e, in questo periodo, giocò 143 partite, incluse 15 in Europa (sia Champions League che Coppa UEFA) e ha segnato 13 reti.

"A Newcastle, ho vissuto in un hotel per 5 mesi. Io non conosco nessuno che fece la stessa cosa, il mio modo di frenare la noia consisteva nello spendere soldi in casinò o dandogli agli allibratori.
Avevo 19 anni, stavo tornando a casa dopo i mesi passati in una camera d'albergo e fu più o meno qui che mi sfuggì la situazione di mano. 
Poco dopo forse il punto più basso: 48 ore non stop.
Persi £ 47.000 in un solo giorno e £ 15.000 il successivo. 
Il salario di un anno in 48 ore.
Ero ormai dentro e sapevo che ero ormai in grossi guai.

In seguito, l'introduzione di conti di scommesse online e tramite telofono era la cosa peggiore che potesse capitare. 
In passato, dovevo andare dagli allibratori, ora non c'era più bisogno di dare i soldi fisicamente al bookmakers"

Tra 96 e 97 guidò il Newcastle a raggiungere il secondo posto in Premier League, dietro alla sua ex squadra, il Manchester United.
Con gli stessi raggiunse anche la finale di FA Cup 1997-1998, anche se i Magpies furono sconfitti dall'Arsenal.
Keith Gillespie ed Alan Shearer erano grandi amici che passavano sempre serate e pomeriggi insieme a giocare a carte sul bus del Newcastle.
Sino a che nel febbraio 1998, in un bar di Dublino, si scatenò una furiosa rissa tra i due per motivi mai chiariti.
Gillespie ubriaco finì in ospedale.


BLACKBURN E LE ACCUSE DI STUPRO A LEICESTER
L'anno successivo viene acquistato dai Blackburn Rovers.
Durante le cinque stagioni passate a Ewood Park, giocò 138 partite.

"A Blackburn guadagnavo £ 14.000 a settimana di stipendio ma chiamavo così tanto Ladbrokes per scommettere che quando la persona all'altro capo udiva la mia voce, dicevano, "Mr Gillespie, numero di conto QT3561439 , vero? "Ero arrivato al punto che scommettevo più o meno su qualsiasi cosa. Ero sempre alla ricerca del prossimo vincitore: gare di cavalli, di cani, etc"

Poi arrivò un nuovo prestito al Wigan e la cessione al Leicester.
Nel 2004 Keith Gillespie venne accusato di stupro a La Manga.
Notti sicuramente indisciplinate quelle del soggiorno spagnolo ma a suo dire distorte da un tessuto di menzogne ​​ed esagerazioni.
Lui e i compagni di squadra Paul Dickov e Frank Sinclair vennero ingiustamente accusati di stupro.

"E' qualcosa che ha lasciato cicatrici profonde con me. E 'stato un momento molto difficile per me e per gli altri giocatori coinvolti"


L'ESPULSIONE PIU' VELOCE DI TUTTI I TEMPI CON LO SHEFFIELD UTD
Successivamente nel 2005, Gillespie firmò per lo Sheffield United, giocando un ruolo chiave nella promozione dello Sheffield in Premier League.

"Con lo Sheffield United mi sono reso conto che avevo un problema reale: le scommesse online erano divenute un incubo per me. Spendevo continuamente un minimo di 100 dollari al giorno. 
Sapevo che dovevo smettere"

Il 20 gennaio 2007, durante un incontro al Madejski Stadium contro il Reading, venne espulso per condotta violenta (una gomitata a Stephen Hunt) 12 secondi dopo essere entrato in campo.
Questa, nel calcio inglese, divenne l'espulsione più veloce di un giocatore appena entrato in campo.
In realtà fu probabilmente l'espulsione più veloce della storia del calcio perchè venne espulso prima che la palla rientrasse in gioco, perciò è come se avesse giocato 0 secondi (insomma un record difficilmente battibile).
Il giorno dopo l'accaduto, chiese alla società di essere ceduto.
La sua carriera calcistica, grossomodo, finisce qui: tanti saranno i prestiti quà e là, sino al ritorno in patria dove viene comprato dal Glentoran.
Nel 2010, per scelte sbagliate (acquisto di sindacati per la produzione di film e serie TV) finisce in bancarotta.
Si ritira nel 2013 dopo 2 stagioni al Longford Town (Irlanda).
Con la nazionale Nord-Irlandese chiude con 86 presenze.
Si è calcolato che Keith Gillespie, durante i suoi 18 anni di carriera calcistica, abbia speso 7.215.875 di sterline, la maggior parte dei quali in scommesse e casinò.
Con punte massime di 100mila sterline al giorno.


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sabato 17 settembre 2016

A.J.Preller Dei San Diego Padres Sospeso Per Trasferimenti Irregolari

A.J. Preller general manager dei San Diego Padres (franchigia di Major League Baseball) è sicuramente uno dei personaggi più cotnroversi dell'intero panorama.
Preller cresciuto a Long Island, New York, si diplomò nel 1995 alla Walt Whitman High School e poi frequentò la Cornell University, laureandosi con lode nel 1999.
Dopo la laurea, entrò nei Philadelphia Phillies, prima di unirsi al front office dei Los Angeles Dodgers.
Nel 2004, venne assunto come Scouter per i Texas Rangers, prima di diventare Assistant General Manager.
Qui a capo delle "international operations" dei Rangers viene sospeso per trasferimenti irregolari, accetta la squalifica senza batter ciglio.


GENERAL MANAGER A SAN DIEGO
Il 6 agosto 2014, è assunto dai Padres come nuovo direttore generale, sostituendo Josh Byrnes a seguito di un mandato di due anni e mezzo.
Preller fece molto discutere per il suo modo avventato di fare mercato, ad ogni modo fece numerose transazioni nel 2014/15 in quello che divenne noto come "Prellerpalooza".
Scambiò  Yasmani Grandal per Matt Kemp dei Los Angeles Dodgers e Tim Federowicz.
Partecipò ad una trade mettendo sotto contratto dai Rays Wil Myers e spedendo in Florida Ryan Hanigan.
Scambiò alcuni prospetti per Justin Upton dei Braves.
Mise sotto contratto James Shields per 4 anni, idem il closer dei Braves Craig Kimbrel poche ore prima dell'inizio della stagione inaugurata il 5 aprile.
Nonostante i tanti proclami di playoff e i soldi sperperati in trade di dubbia utilità per il futuro della franchigia, i Padres a giugno 2015 erano in grave crisi di risultati.
Questo portò al licenziamento di Bud Black il 15 giugno 2015.
Come successore viene scelto Pat Murphy, head coach presso la squadra affiliata di Triplo A di El Paso (ai tempi record di 180 vittorie e 172 sconfitte).
Scelto da A.J. Preller, per la sua leadership, nonché la familiarità con l’ambiente e il suo rispetto per la clubhouse.
Lo stesso Murphy allenatore di lunga data a livello collegiale, veniva da più di mille vittorie in 15 anni di Arizona State University, prima di esser finito nell’occhio del ciclone per alcune frodi inerenti reclutamenti e violazioni vaie del regolamento universitario.


I TRASFERIMENTI IRREGOLARI E LA SOSPENSIONE NEL 2016
Anche il 2016 non inizia nel migliore dei modi e dopo un frustrante periodo con 1 vittoria e 7 sconfitte, tra cui una umiliante contro i Mariners, il proprietario della franchigia Ron Fowler perse la pazienza:

“Sono un uomo competitivo e credo di aver vinto più di quanto ho perso nella mia vita. 
L’esperienza nel Baseball è stata molto frustrante, molto imbarazzante...avere un partente come Shields che renda così male come ha fatto ieri è un imbarazzo per la squadra ed un imbarazzo per lui”

In risposta alle dichiarazioni di Fowler, James Shields disse di non essere stato per niente imbarazzato dalla prestazione contro i Mariners, in cui subì 10 punti.
Schields tra l'altro era accostato ad alcune voci di mercato (infatti poi finirà ai Chicago White Sox) ed il suo contratto è uno dei più costosi della franchigia californiana.
Ad ogni modo, Fowler ha continuato a mettere benzina sul fuoco, in particolare sul lavoro di A.J. Preller: “Sembra che in ogni turno manchi qualcosa. Nel 2014 avevamo un ottimo monte di lancio e mancava solo qualche mazza in più, ma poi il 2015 si è rivelato un fallimento miserabile. Abbiamo mantenuto alcuni giocatori chiave. Pensavamo di essere una squadra da .500, ma bisogna ammettere che da tutti gli affari che abbiamo fatto non siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo. Credo che non ci siano GM più brillanti di A.J. Preller, però i risultati non ci sono.”
“Abbiamo assunto A.J. perché sapevamo che dovevamo sviluppare un vivaio. Credo che questo Draft ed il periodo delle firme per i free agent internazionali del 2 luglio ci daranno una visione migliore della abilità di A.J. 
Dirò che ha fatto un lavoro spettacolare nella costruzione dello sviluppo del vivaio e credo che il gruppo di giovani sia migliore rispetto a quelli passati”

Per l'imminente Draft, la franchigia californiana aveva il terzo pool quindi tre selezioni nei primi turni.
Tra le tante Trade e principalmente cessioni degli ultimi mesi (i deludentissimi della stagione precedente Matt Kemp, James Shields, Joaquin Benoit, Will Middlebrooks e Melvin Upton), a luglio 2016 viene tradato Colin Rea: il lanciatore destrorso passò insieme all'altro pitcher Cashner dai Padres ai Marlins, ma dopo solamente una partenza con la squadra della Florida si infortunò al gomito venendo subito rispedito in California, con tanto di accuse nei confronti di San Diego circa il silenzio riguardo la salute di Rea.
Il 14 luglio un "malandato" Drew Pomeranz è spedito a Boston.
La conferma di queste tendenza truffaldine avviene qualche mese dopo.
Infatti il 15 settembre, 2016, Preller viene sospeso per 30 giorni dal Commissioner Robert Manfred della MLB che prese questa decisione a seguito di un’indagine in cui si sono scoperte delle irregolarità nel trasferimento che 2 mesi prima aveva portato il già citato lanciatore Pomeranz da San Diego a Boston.
Preller venne ritenuto colpevole di non aver correttamente informato i Red Sox e la Major League circa il fatto che al momento della trade il pitcher stava prendendo dei farmaci.
Ogni franchigia di MLB utilizza un Athlete Health Management System, cioè un database dove si rendono note le condizioni di ogni singolo giocatore.
Lui utilizzava un database aggiuntivo per mascherare eventuali problemi/infortuni per quanto riguarda i giocatori.
Insomma due tipi di database: uno pubblico e l'altro privato.


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venerdì 16 settembre 2016

Classifica Dei Servizi Più Veloci (Tennis)

Gran parte dei record di velocità superiori a 230 km/h sono stati realizzati nel nuovo millennio e in parte a fine anni 90.
Qui citeremo i record più notevoli.
Greg Rusedski nel 1998 ad Indian Wells, contro lo svedese Enqvist, fece registrare 240 km/h (superando di 10 km/h il suo precedente record all'US Open quando aveva battuto i 229 km/h dell'australiano Mark Phillipoussis).
L'inglese chiuderà la carriera con 7605 aces in 693 incontri disputati.
Mancino dotato di un potentissimo servizio ad uscire, ebbe il suo anno di grazia nel 1997 quando raggiunse i quarti sull’erba di Wimbledon, la finale agli US Open venendo sconfitto in quattro set da Rafter e vinse il Master Series di Parigi battendo Pete Sampras.
Il record durò sei anni, infatti Andy Roddick nel 2004, in Coppa Davis, fece fermare le lancette a 241.3 km/h superando il precedente record detenuto dall'inglese.
Poco dopo, sempre nella stessa Coppa Davis contro la Bielorussia, l'americano segnò l'incredibile velocità di 249 km/h.
Roddick ha potuto godere per molti anni di uno dei più forti servizi di sempre, ritoccando di stagione in stagione il record di velocità.
Alla fine saranno 9074 gli aces messi a referto in 780 incontri dall’ex campione americano, padrone degli US Open 2003.
L'americano detenne il record, dal 24 settembre 2004 al 5 marzo 2011, per poi essere superato da Ivo Karlović, sempre in Coppa Davis.
Attualmente l'americano detiene il record per il servizio più veloce in una prova dello Slam: 244 km/h (152 mph), ottenuto al primo turno dello US Open del 2004 contro Scoville Jenkins.
Dicevamo di Ivo Karlovic il gigante croato che nei primi anni di carriera sorprese il campione uscente di Wimbledon, l'australiano Leyton Hewitt, eliminandolo incredibilmente al primo turno.
Tornando alla velocità di servizio, Ivo Karlovic battè appunto il record di Roddick con una palla di servizio che viaggiava a 251 km/h (battuta nel marzo 2011 in un incontro di Coppa Davis contro la Germania).
Record battuto da John Isner nel 2016, nella netta vittoria degli Stati Uniti sull’Australia, durante un match di Coppa Davis contro Tomic.
L'americano è stato protagonista assoluto con il suo solito straordinario servizio.
Contro Tomic, sconfitto 6-4 6-4 5-7 7-6 (4), l’americano, mise a segnò ben 49 ace e, tra questi, il nuovo record di velocità ATP: 253 km/h (nuovo record ovviamente anche per la Coppa Davis).
Come si può vedere nella classifica di sotto, poi, altri hanno battuto i record di Rusedski e Roddick che però rimangono ragguardevoli per gli anni in cui sono stati realizzati (ricordiamoci che anche i materiali si evolvono, idem le superfici).


RECORD NON OMOLOGATI
Come si può vedere sopra, il record di servizio più veloce di tutti i tempi appartiene all' australiano Samuel Groth quando nel 2012, ai tempi numero 340 del mondo, con una prima fece segnare l'incredibile velocità di 263 km/h, nel corso di un torneo Challenger in Corea del Sud.
Il record precedente era detenuto dal francese Albano Olivetti che in un Challenger aveva battuto a 257.5 km/h.
Entrambi questi record però non sono riconosciuti dall'ATP essendo arrivati in Challenger.
Stesso discorso per Bill Tilden che nel 1931 avrebbe fatto registrare la velocità disumana di 293.3 km/h ma qui i motivi della non omologazione sono diversi: le apparecchiature non erano precise e sicuramente sfasate.


ALTRI GRANDI BATTITORI
Tra gli altri grandi che hanno realizzato un numero considerevole di aces, senza però raggiungere certe velocità, si possono citare l'olandese Richard Krajicek, conosciuto per aver vinto lo Slam londinese nel 1997
Vanta 7694 aces in 616 match giocati.
Avversario che non avrà dimenticato Pete Sampras, che nel 1996 perse contro Krajicek l’unico match all’All England Club dal 1993 al 2000.
Ovviamente l'appena citato Pete Sampras conosciuto come "Pistol Pete" per la sua potente battuta, l’americano è stato uno dei più grandi giocatori di sempre.
Un avversario più che temibile, capace di alternare ottimi serve and volley, ad un efficace gioco da fondo campo.
Vinse 14 slam (record prima di essere superato da Federer), in totale battè 8858 aces in 961 match, alcuni dei quali messi a segno anche con la seconda palla di servizio.
Infine chiudo con Goran Ivanisevic, colui che verrà anche ricordato per l’inaspettato trionfo a Wimbledon come Wild Card, il primo di sempre a riuscirci.
Ivanisevic, pur non avendo potenza e grandi velocitò, riusciva a trovare angolazioni impossibili con la mano sinistra, realizzando in carriera 10.237 aces in 895 partite.


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lunedì 12 settembre 2016

Il Celtic, La Storia Dei Lisbon Lions e La Morte Di Jock Stein

I primi calci dati ad un pallone, furono tirati in Inghilterra ma Glasgow e la Scozia arrivò subito dopo.
La fondazione del Celtic risale al lontano 1887, quando un frate appartenente alla chiesa cattolica di Santa Maria raccolse una squadra che sostenesse iniziative benefiche a favore dei cittadini cattolici della città di Glasgow.
Club radicato con il cattolicesimo, anche i colori lo dimostrano.
Negli anni, la rivalità non solo cittadina ma anche religiosa con l’altra squadra cittadina dei Rangers ha caratterizzato la vita calcistica del Celtic.
Vecchia faccenda, ovvero Old Firm, in Scozia ma le due squadre sono state protagoniste anche in Europa.
Celtic in particolare, avendo vinto la Coppa dei Campioni nel 1967.
Primo club britannico a riuscirci.


LISBON LIONS
Il 1966-67 fu l'anno per antonomasia per il Celtic (e il sogno per qualsiasi club calcistico): campionato, coppa nazionale, Coppa di Lega e Glasgow Cup, tutti trofei finiti nella bacheca dei Bhoys.
Più la Coppa dei Campioni appunto.
L'arteficie di tutto Jock Stein, primo manager protestante nella storia della società.
Stein e il suo 4-2-4.
Dall' 1 all' 11: Craig, Gemmell, Murdoch, McNeill, Clark, Johnstone, Wallace, Chalmers, Auld, Lennox.
O se preferite The Lisbon Lions.
Le stelle della squadra erano sicuramente Johnstone, Chalmers, Gemmell e Lennox.
La particolarità di questa squadra, fortissima, è che tutti i giocatori erano scozzesi.
Non solo.
Erano nati e cresciuti a non più di 30 chilometri da Parkhead, ai più noto come Celtic Park.
Insomma tutti di Glasgow e dintorni.
Provenienti tutti dal vivaio, non tutti cattolici però.
Per un tifoso dei Bhoys quella data rappresenta il punto più alto mai raggiunto nella storia del club battendo l' Inter del catenacciaro Helenio Herrera.
Per il Celtic rimane anche l’unica messa in bacheca, ciliegina sulla torta di una stagione in cui il club vinse tutto.
Il Celtic fu plasmato a immagine e somiglianza di Stein, squadra offensiva, veloce e con valori tecnici elevati.
La formula dell’allora Coppa dei Campioni non prevedeva la fase a gironi, ma un primo turno eliminatorio (composto di andata e ritorno) seguito dagli ottavi di finale, quarti, semifinali fino ad arrivare alla finale.
La marcia trionfale del Celtic iniziò contro gli svizzeri dello Zurigo, battuti per 2-0 e 0-3.
Vi furono poi gli ottavi di finale, dove fu la volta del Nantes, regolato con un doppio 3-1.
Le cose si complicarono nei quarti, quando il Vojvodina batterono i biancoverdi per 1-0, ma nella gara di ritorno in un Parkhead pieno all’inverosimile un gol allo scadere fissò il punteggio sul 2-0, aprendo le porte della semifinale.
Tra il Celtic e la finale di Lisbona c’erano i cechi del Dukla Praga.
In Scozia terminò 3-1, 0-0 invece a Praga.
In finale invece c'era l’Inter del catenacciaro Herrera, che aveva sbattuto fuori i campioni uscenti del Real Madrid.
Stein sapeva dei numerosi sacrifici che migliaia di tifosi avrebbero sostenuto per non perdersi quel momento storico.
Sapeva che il suo gioco spettacolare ed aggressivo si sarebbe scontrato con il catenaccio eretto da Herrera.
Eppure, disse semplicemente ai suoi giocatori “Andate in campo e divertitevi”.
Solito 4-2-4 di ordinanza ma l’inizio non fu incoraggiante, con l’Inter che passò in vantaggio dopo pochi minuti grazie a un calcio di rigore di Mazzola.
I Bhoys pareggiarono a metà della ripresa con Gemmell (tiro al volo dal limite dell’area) e piazzarono la zampata vincente a 5’ dalla fine con una deviazione sottoporta di Chalmers.
Finì 2-1 e quando l’arbitro emesse il triplice fischio una folla bianco-verde ebbra di gioia si riversò in campo a festeggiare.
Da Dublino a Glasgow, tutto i tifosi fecero festa nei pub e nelle strade, celebrando quegli eroi di Lisbona che passarono alla cronaca come The Lisbon Lions per la tenacia e la voglia di vincere dimostrate in quella finale.
11 scozzesi, cresciuti tirando calci al pallone a non più di 30 chilometri da Parkhead, diretti dal primo manager non cattolico nella storia del Celtic che elogiò a fine partita i suoi ragazzi: “Abbiamo vinto meritatamente, ce l’abbiamo fatta giocando un calcio meraviglioso, puro e fantasioso. Sono l’uomo più felice del mondo, soprattutto per il modo con cui abbiamo vinto”.
Tra il 1966 e il 1974 arrivarono anche 9  titoli nazionali consecutivi, 5 FA Cup, 5 Coppe di Lega.
A fare da cornice, un’altra finale nel 1970 (battuti dal Feyenoord) e due semifinali di Coppa dei Campioni.
Ai Lisbon Lions fu dedicata una stand del Celtic Park, idem al manager Jock Stein.


LA MORTE IN PANCHINA DI JOCK STEIN
Jock Stein, dopo una breve parentesi con il Leeds, successivamente divenne CT della Scozia, infondendo la propria filosofia anche alla Nazionale.
Il 10 settembre 1985, al Ninian Park di Cardiff in Galles, si giocava Galles v Scozia, incontro decisivo per la qualificazione ai Mondiali di Messico ’86.
Agli scozzesi, privi di qualche giocatore, sarebbe bastato un pareggio per accedere agli spareggi contro la modesta Australia, invece il Galles era obbligato a vincere.
All’ 81, con un gol di Cooper (Rangers), su rigore, la Scozia pareggiò il gol del gallese Mark Hughes.
Stein, dopo aver sfogato la propria tensione contro un fotografo che gli aveva ostruito la visuale del rigore, ebbe un improvviso attacco cardiaco.
A nulla servirono i soccorsi.
Morì sul campo, pochi minuti dopo.
Terminato il match, nel manto erboso circolò subito la notizia dello svenimento del Ct Stein, che prima di accasciarsi al suolo si era portato le mani al petto.
Le telecamere lo inquadrarono per un attimo mentre venne portato negli spogliatoi.
Il clima di euforia dei giocatori fu presto rimpiazzato dal gelo, quando il giovane Alex Ferguson (Aberdeen), collaboratore di Stein e non ancora allenatore del Manchester United, raccontò cosa era accaduto al momento del triplice fischio.
La notizia della morte del tecnico raggiunse i giocatori negli spogliatoi, quando Ferguson ne diede l’annuncio. «Calò il silenzio», raccontò il difensore Alex McLeish: «Nessuno parlò per un’ora negli spogliatoi, così come nessuno parò nella strada per l’aeroporto».
I giocatori furono sconvolti, così come fu sconvolto lo stesso Ferguson, che considerava Stein il suo mentore.
La Scozia sarebbe andata in Messico, dopo aver vinto lo spareggio, guidata in panchina da proprio da quell' Alex Ferguson che poi con il Manchester Utd diverrà l'allenatore più vincente di tutti i tempi della storia del calcio.


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sabato 10 settembre 2016

St.Andrews e L'Old Course: Tra Golf, Castelli e Fantasmi

Che il Golf nacque in Scozia non ci sono dubbi, così come ovviamente la paternità del primo campo.
Anche se, al contrario di quanto si crede, non fu St.Andrews il primo campo da Golf ma il Musselburgh Links (East Lothian) detto anche The Old Golf Course, che esiste tutt'ora.
Tuttavia il campo di Golf per antonomasia, quello dove si scrisse (e si continua a scrivere) la storia è St.Andrews: la casa del Golf.
Il gioco piaceva così tanto che nel 1457 il parlamento scozzese bandì lo stesso “Gowf” poiché distraeva le milizie dalle pratiche militari.
Tuttavia il divieto venne totalmente disatteso dalla popolazione, che nel 1502 con il ritiro del bando da parte del re Giacomo I d’ Inghilterra poté finalmente dedicarsi liberamente a questo gioco.
Le prime regole del golf vennero redatte nel 1744.
Successivamente le regole del gioco vennero riscritte dalla Royal And Ancient Golf Club Of St.Andrews.
Ancora oggi quest’ultima redige le regole del gioco per l’Europa, mentre per gli Stati Uniti l'organo preposto è la USGA, fondata nel 1894.
Le prime partite di Golf non venivano giocate su veri e propri percorsi, è proprio per questo motivo che nacque la figura del caddie che cercava di creare "varchi" ai giocatori e garantire la sicurezza necessaria.
I primi campi di Golf erano a ridosso del mare e non avevano un percorso ben preciso.
I bunker non erano altro che delle profonde fosse scavate da pecore ed altri animali.
Fu solo nel 1764 che venne stabilito in 18 il numero delle buche.
Il primo links ad ospitare il British Open, tuttavia, non fu l’Old Course, bensì il Prestwick Golf Club, che dopo aver ospitato il torneo nelle prime 12 edizioni fu "bandito" per problemi di ordine pubblico, (con la folla diventata incontenibile per la polizia per essere entrata dentro al campo. Il risultato? Tanti colpi deviati dalla gente, accuse di torneo falsato e dubbi sul possibile ritorno di Prestwick nella rotazione dei campi).
La prima edizione a St.Andrews risale al 1877 con la vittoria dell'idolo di casa, Tom Kidd (premio finale? 11 sterline).
Il primo non scozzese a trionfare fu J.H. Taylor nel 1895 (72 buche divise in 2 giorni con premio finale di 30 sterline).
Il primo al di fuori del Regno Unito, l'americano J.Hutchinson nel 1921 (che interruppe le 11 vittorie di fila britanniche: 9 scozzesi e 2 inglesi).
In epoca recente il tutto si è maggiormente equilibrato con vittorie non solo britanniche ed americane ma anche di australiani e sud africani più il successo dello spagnolo Ballesteros.
L'ultimo inglese a vincere qui fu Nick Faldo nel 1990 (85mila sterline il premio).
Ultime due edizioni nel 2010 e 2015 con premi che ormai han quasi raggiunto il milione di sterline.


ST.ANDREWS: STORIA E PERCORSO
Saint Andrews che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo è conosciuta per i suoi grandi campi da Golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale.
Vicino al Royal And Ancient Golf Club Of St Andrews, circa 300 anni era stato fondato il percorso più famoso del mondo al momento, quell’Old Course riconoscibile al primo sguardo per le sue caratteristiche.
Si tratta ovviamente del Major più antico del mondo.
Il British Open (o Open Championship o The Open), infatti, ha anticipato lo US Open (il secondo più antico) di ben 35 anni, essendo nato nel 1860.
Il Royal And Ancient Golf Club Of St Andrews è ora semplicemente un Golf club con oltre 2.000 membri iscritti da tutto il mondo.
A nessuna donna è mai stato offerto il titolo di membro di questo club.
Nonostante fosse tradizione offrirlo al rettore dell'Università di St Andrews, quando a salire alla cattedra è stata una donna il Golf Club non ha onorato la tradizione e non ha offerto il titolo.
St.Andres è un links, cioè un'area di rough erboso tra il mare e la terra.
Il vero suolo links è sabbioso e, grazie alla scarsa umidità, l’erba tende corta ma con radici lunghe.
L’erba nel rough è spesso lunga ed esile e rende il gioco molto difficoltoso anche quando il lie è buono.
I percorsi links drenano molto bene e forniscono una superficie su cui giocare molto compatta tutto l’anno.
Sono percorsi siti vicino a zone di mare quindi coste e non ci sono alberi alti (a differenza dei percorsi Parkland siti nell'entroterra quindi "protetti" dagli alberi).
Per quanto riguarda il percorso, si tratta di un Par 72 di 6.146 metri che presenta 18 buche molto ostiche con molti "colpi ciechi".
Molto importanti anche le condizioni meteo ed in particolare il vento dato che influiscono nettamente sul punteggio.
Forse sono la 11, la 14 e la 17 le buche più difficili.
La 11 (High) è molto complicata per il piccolo green con pendenze ripide, ma soprattutto per la presenza di un profondissimo bunker a protezione.
La 14 (Long) è la buca più lunga con un fuori limite a destra, mentre a sinistra ancora bunker insidiosi (famoso in particolare l’Hell’s Bunker).
Ed eccoci alla 17, la temibile Road Hole: il solito Road Hole bunker, ma anche un fairway strettissimo con rough alto a sinistra e fuori limite a destra.
Presente anche un muretto dietro al green stesso.
Tra le caratteristiche di St Andrews quella di avere molto spazio a sinistra, dove è possibile sbagliare meno, ma difficilmente si riesce ad attaccare la bandierina.
Alcuni green sono strettissimi, altri molto grandi dove i tre putt sono dietro l’angolo.
Come già detto le condizioni meteorologiche sono spessi decisive: vento in primis (cambiando rapidamente direzione).


CATTEDRALE E CASTELLO
St.Andrews è nota anche per le sue cattedrali e castelli.
L’imponente cattedrale di Saint Andrews domina la baia del porto.
Una volta edificio religioso più grande di tutta la Scozia e sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi.
Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina.
Oggi rimangono sole delle suggestive rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri monastici.
La parte più suggestiva è probabilmente la parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri.
In ogni caso si tratta di un luogo mistico e pieno di pace, la cui quiete è interrotta solo dal rumore delle onde e dal vento.
Poco distante dalla cattedrale, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio che si affaccia sul mare.
Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton.
Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio.
Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici d’Inghilterra il castello venne distrutto dagli scozzesi.
In seguito il castello venne interamente ricostruito e fu usato anche come prigione: il "bottle dungeon".
O meglio detta "prigione a bottiglia", un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali.
In seguito venne aggiunta una nuova torre per artiglieria per difendere il castello.
La fortezza inoltre fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello.
Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari.
L’assedio venne interrotto da Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il castello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.
Come sempre succede in questi casi, dicerie dicono che il Cardinale Beaton ucciso nel castello, infesti con il suo fantasma l'interno e l'esterno.
Stesso discorso per James Sharp.
Poi si parla di "monaci spettrali" ed altri episodi misteriosi.
Il monaco Robert De Montrose, aveva l'abitudine in notti al chiaro di luna, di scendere dalle scale a spirali per ammirare il panorama.
Quando una sera, poco prima di Natale, in cima alla Torre, venne accoltellato alla schiena con un piccolo pugnale e gettato dal lato nord della vecchia torre.
Da quel momento in poi, una volta ucciso era stato spesso visto sbirciare oltre la torre, e a volte cadendo da essa, in una triste rievocazione della sua morte.
Da menzionare anche la "White Lady" che staziona nella cattedrale o nei pressi del castello vicino alla stazione.
Ultimi testimoni la descrivono con guanti di pelle bianca.
Ci sono stati molti avvistamenti negli ultimi 200 anni.
Poche persone si avventurano da sole in queste zone, per paura di un incontro.
La sua identità precisa è sconosciuta.
Ma nel 1868 si è verificato un incidente che forse fa un po ' di luce sul mistero.
Due muratori, riparando le pareti della Torre "stregata", hanno fatto irruzione in una camera stagna e trovato diverse bare.
Una di queste venne aperta e conteneva il corpo di una giovane donna in abito bianco e guanti di pelle bianca.
Gli avvistamenti si concentrano durante le notti di luna piena, tra ottobre e novembre quando la nebbia in quelle zone la fa da padrone.


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