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giovedì 28 luglio 2016

Cos'è Il Doping Meccanico: Tecniche e Tipi Di Motore

Un reportage andato in onda sulla TV France 2 e intitolato “Moteur, Ca Tourne” mostrò per la prima volta motori nascosti all’interno delle bici in corse professionistiche (Doping Meccanico) e rilevati da telecamera termiche utilizzate in moto o nei pressi della strada.
La telecamera lavora sulla differenza di temperatura tra la bici e il calore prodotto dal motore (range tra 40 e i 200 watt).
Vengono mostrate immagini registrate con una telecamera termica che dimostrerebbero come 7 partecipanti alla Strade Bianche di Siena e alla Coppi & Bartali abbiano corso con motorini elettrici nascosti nel telaio.
In 5 casi i motorini erano nel movimento centrale e spingevano sui pedali.
In 2 nel pacco pignoni, per fornire trazione posteriore alla bici.
La telecamera termica mostra sensibilissime variazioni di temperatura: calore generato da un motore.
L'UCI, un po' a caso, controlla periodicamente i corridori all'arrivo (sia nelle classiche che nei grandi giri).
La bici viene sigillata con una fascetta e portata dietro al palco delle premiazioni, dove l’UCI predispone una tenda accessibile solo agli ispettori.
Sempre nello stesso reportage si vedono le immagini di un controllo a sorpresa a Contador durante il Giro D'Italia.
Le immagini mostrano Faustino Munoz, storico meccanico dello spagnolo, armeggiare attorno alla ruota della sua bici e all’orologio che portava al polso.
E poi, con una seconda telecamera nascosta, gli strumenti di controllo usati nella tenda: un martello con cui lo stesso Munoz smonta il movimento centrale (davanti ad un ispettore distratto).
La ruota non viene nemmeno toccata, eppure anche lì si può nascondere un doping meccanico (ruota ad induzione magnetica).
I federali preposti alle ispezioni s'aggirano anche tra le carovane e le ammiraglie dei corridori con un tablet per verificare la presenza, fra le bici sui tetti delle ammiraglie, di motori spenti.
Usano apparecchi chiamati teslametri, che non possono garantire la stessa attendibilità dei visori termici per la natura del campo magnetico.


CASI SOSPETTI
Già nel 2010 fece molto discutere un video che mostrava delle improvvise accelerazioni in alcune corse del ciclista svizzero Fabian Cancellara, ma anche in quel caso non c’erano abbastanza elementi per dire con certezza se era Cancellara a essere particolarmente forte o se era la sua bicicletta a essere truccata.
Un altro caso sinistro che ha lasciato molti perplessi riguarda il ciclista canadese Ryder Hesjedal, vincitore del Giro 2012.
Alla settima tappa della Vuelta 2014, Hesjedal cade in una curva a sinistra, scivola per qualche metro sul fianco sinistro con il pedale destro agganciato.
Poi, quando è praticamente fermo, si sgancia e appena la ruota posteriore tocca terra la bici riprende repentinamente velocità.
Compie un giro di 180° con la leva del freno sinistro a terra che fa da perno, quello che i motociclisti chiamano “burnout”, bloccato dall’impatto contro la moto di un cameraman che gli passa sopra mentre il canadese cerca goffamente di riacciuffare la sua bici.


IL PRIMO CASO UFFICIALE
I sospetti sono diventati certezze il 30 gennaio 2016 quando, ai Mondiali di ciclocross di Zolder in Belgio, la ciclista belga Femke Van Den Driessche è stata trovata in possesso di una bici effettivamente dotata di un vero e proprio motore elettrico.

Verdy: «Lo scorso luglio ci arrivarono informazioni attendibilissime sull’uso di motori al Tour, con nomi e cognomi di atleti top. Avvertimmo l’UCI: nessuna risposta, nessun controllo»

La bici non risulta essere stata utilizzata in gara ma è stata trovata fra quelle a disposizione di Van Den Driessche.
È il primo caso del genere nel ciclismo professionistico, sebbene della tecnologia in questione si parli già da diversi anni.
La belga si è vista infliggere 6  anni di squalifica, una multa di 20.000 franchi svizzeri e il pagamento delle spese del procedimento oltre, alla restituzione di medaglie e premi in denaro ricevuto nel periodo coperto dalla squalifica.
Van Den Driessche si è difesa dicendo che la bicicletta sequestrata dagli ispettori non è sua, ma di un amico che aveva provato il percorso prima della gara e poi ha lasciato la bici con il motore tra quelle della sua squadra.


TECNICHE DI DOPING MECCANICO ED ELETTROMAGNETICO
Il propulsore viene nascosto nel tubo verticale (come nel caso della Belga) o addirittura nella ruota posteriore: può arrivare a costare anche 200 mila euro.
Doping meccanico il primo, con un motore che muove il movimento centrale tramite un ingranaggio conico (ora in plastica per renderlo silenzioso).
Elettromagnetico il secondo, con la ruota di trazione assistita dall'emissione di energia.
Ad esempio il motore Gruber Assist non sostituisce la pedalata del ciclista, ma l'assiste.
Lungo 22cm è composto dall’unità di motore, un ingranaggio planetario, e un innesto a ruota libera. Il motore viene inserito da sopra, nel tubo verticale piantone, ed è innestato attraverso un ingranaggio fonico, in modo permanente sul perno della pedivella.
Premendo un pulsante posto sul manubrio, per un secondo, il motore si accende; premendo il pulsante per una seconda volta questo viene disattivato.
Se si tiene premuto per 3 secondi è possibile memorizzare il giro di pedalate al minuto con le quali il motore l’assiste.
Sotto le 30 pedalate al minuto il motore dopo 3 secondi si spegne automaticamente.
Premendo il pulsante per un secondo il motore tornerà ad agire con il giro di pedalate al minuto memorizzate in precedenza.
Il Vivax Assist, evoluzione del metodo precedente, funziona più o meno come il motore di una bicicletta elettrica, solo che lo fa in maniera invisibile, occupando pochissimo spazio: il piccolo motore a batteria può essere nascosto facilmente nel telaio della bicicletta.
Il motore pesa circa 2 chili e può essere azionato da un pulsante collocato sul manubrio, vicino alla leva dei freni.
Il Vivax Assist può generare una potenza di quasi 200 watt: più che sufficiente a un corridore professionista per staccare, senza il minimo sforzo, tutti i suoi rivali.
 In un video del 2011 Davide Cassani afferma che una bicicletta dotata di una tecnologia simile esiste dal 2004 e che l’ha ricevuta da un meccanico, che gli ha detto di sapere che alcuni ciclisti professionisti l’avevano usata in gara.
«Vi potrei dire che se io corressi con questa bicicletta potrei vincere delle tappe al Giro d’Italia, nonostante abbia cinquant’anni», dice Cassani.
Esistono anche propulsori cilindrici da 200 watt (non modulabili) inseribili nel tubo obliquo. Testandolo sulla salita, le telecamere termiche hanno individuato macchie che si accendono in salita e si spengono in discesa sul movimento centrale (mostrando comunque delle anomalie quindi sono rintracciabili diciamo).
La ruota ad induzione magnetica è una carcassa in carbonio con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio.
Grazie a un “ponte” generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette di guadagnare almeno 60 watt.
La ruota non è rintracciabile ai controlli se non si usa un rilevatore di campo magnetico potentissimo.
Costa oltre 50 mila euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti.


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mercoledì 27 luglio 2016

I Circuiti Americani Più Pericolosi: NASCAR, F1, Indycar e Moto

La Daytona International Speedway è sede della Daytona 500, la gara NASCAR più prestigiosa.
Daytona è famosa anche per la 200 Miglia.
Difficile credere che a fine anni 40, la città della Florida ospitava un circuito balneare!
La pista fu inaugurata nel 1959 fino ad allora le gare si svolgevano sulla spiaggia cittadina, un "circuito naturale" garantito da una spiaggia costantemente battuta dalle maree e quindi molto compatta.
La Daytona 200 divenne leggendaria proprio sulle dune di Daytona Beach il tracciato sabbioso era lungo 3,2 miglia per poi passare a 4,1 miglia nel 1948 (circa 6,6 km).
Dopo ben 18 edizioni (la prima nel 1937) la gara nel 1960 traslocò sul nuovo circuito per questioni di sicurezza: le moto ormai raggiungevano velocità tali da rendere troppo pericoloso lo svolgimento della corsa su un terreno "naturale".
Quanto ad oggi è uno dei circuiti in cui vengono utilizzate "piastre" (Air Restrictor) per diminuire la potenza delle vetture quindi la velocità.
Questa politica venne applicata soprattutto a causa del drammatico incidente accorso a Bobby Allison a Talladega (Alabama) nel 1987.
Detto questo, incidenti (anche mortali) hanno continuato a verificarsi a Daytona anche dopo l'applicazione del limite dei cavalli.
Questo circuito leggendario è costato la vita a 36 piloti (e non solo) nel corso degli anni.
Incidenti includono normali incidenti, attacchi di cuore ed altri membri delle squadre travolti in qualche modo.
Tra le vittime illustri si ricordano Billy Wade, Don MacTavish, Prince, Hassler, Don Williams, Bruce Jacopi, Joe Young, Booher, Bonnet, Orr ma probabilmente la morte più illustre fu quella di Dale Earnhardt Sr., che è stato ucciso durante il giro finale del Daytona 500 (anno 2001) quando sbattè contro il muro a 160 mph.
Si ricordano anche i 30 spettatori feriti nel 2013.



Il Talladega Superspeedway, conosciuto anche come 'Dega, è un circuito sito in Alabama.
E’ l’ovale più lungo del campionato NASCAR con i suoi 4283 metri di lunghezza.
Il gemello di Daytona (così viene definito) ha dalla sua un’ ampiezza di tracciato ineguagliabile per ogni altro tipo di circuito dato che si riesce a correre in ben quattro file di auto affiancate.
Un altro singolare record sono i 36° di pendenza alle curve 1 e 2 che fanno del 'Dega il tracciato più inclinato nella NASCAR.
Entrambi sono dei SuperSpeedway quindi poco freno ed acceleratore al massimo, una delle caratteristiche principali sono il numero spropositato di incidenti con le auto che corrono fianco a fianco separati da centesimi di secondo ed infine l’alta probabilità di un arrivo in volata a 42 auto.
Si ricordano vittime quali Larry Smith e Tiny Lund negli anni 70.
Dopo l'incidente di Edwards nel 2009, venne installata una nuova rete di protezione in acciaio (quella precedente era di metallo fragile) nel rettilineo principale, installata anche nel rettifilo di fondo a inizio 2010.
Negli anni 90, prima dell'installazione degli Air Restrictor, era (con Daytona) il circuito più veloce della Nascar.
Bandito dalle Indycar visto che si superavano i 400 km/h.



Charlotte Motor Speedway venne progettato da Bruton Smith nel 1959 a Concord (nei pressi di Charlotte appunto).
La prima gara mondiale 600 NASCAR si tenne lungo i 2,4 km del Motor Speedway il 19 giugno 1960.
Il circuito vide un alto numero di decessi.
Basti dire che Russell Phillips nel 1995 fu il nono pilota a perire da quando la pista venne aperta nel 1960.
Fireball Roberts e Jimmy Pardue morirono nel 1964, Harold Kite un anno più tardi.
David Gaines nel 1990 vicino al luogo che vide morire Batson nel 1992 con la macchina che prese fuoco.
Blaine Oxendine morì nel 1974, Thomas DeBlass su moto nel 1978.
Si ricorda inoltre che nel 2000, una parte della passerella del bridge dove erano assiepati i fans cadde su una strada a Concord.
In totale, 107 fan rimasero feriti quando la parte alta 5 metri e rotti del ponte crollò.
Gli investigatori dissero che l'azienda (Tindall Corp) che costruì il ponte, utilizzò un additivo improprio mescolato con il cemento per velocizzare il tutto.
L'additivo era cloruro di calcio, che corrose i cavi in acciaio della struttura determinando il crollo.



La Indy 500, ovvero l'Indianapolis Motor Speewday, è sicuramente la gara più prestigiosa al mondo: tutti vogliono vincerla almeno una volta in carriera.
Del resto, varcato l'ingresso, si legge «The Racing Capital Of The World», la capitale mondiale delle competizioni.
E le tribune con 225mila spettatori in totale sono imponenti.
Ma la pericolosità di questo circuito è inaudita.
Dal 1909, 56 persone sono state uccise su questo circuito.
La pista 2,5 miglia è un ovale rettangolare con due lunghi e due brevi rettilinei.
I tratti più lunghi permettono alle automobili di aumentare la velocità di molto.
Le velocità medie possono essere ovunque nell'intervallo 160-230 mph a seconda della gara.
Molte vetture hanno coinvolto fatalmente anche meccanici ed altri operatori di gara.
All'aumentare della velocità c'è una perdita di trazione, di solito negli angoli.
Si ricordi a questo proposito quando nel 2003, Tony Renna perse la vita e il controllo del suo veicolo sbattendo contro le recinzioni.
Per quanto riguarda la F1, nel nuovo millennio si tornò a gareggiare sulla celebre pista della 500 Miglia.
Venne però costruito, all’interno del catino, un circuito stradale che si snodava tra i parcheggi e le strade di servizio e più adatto a far correre le moderne monoposto, il quale utilizzava solo in parte il velocissimo anello (per la precisione, la curva 1 del catino ed il rettilineo di arrivo, da percorrere in senso di marcia opposto a quello abituale).
Nel 2005, la gara vide solo sei piloti al via a causa del ritiro alla fine del giro di ricognizione delle vetture gommate Michelin per problemi di sicurezza.
La casa francese non ritenne sufficientemente affidabili le proprie gomme per la percorrenza ripetuta della curva finale sopraelevata a velocità di gara, specie dopo l’incidente occorso al tedesco della Toyota Ralf Schumacher nelle prove libere.



Il Longhorne Speedway era un circuito sito a Langhorne, periferia nord di Philadelphia (Pennsylvania).
Ospitò sia gare automobilistiche che la NASCAR dal 1949-1957.
Il paesaggio del famoso autodromo è stato alterato dopo che venne disputata l'ultima gara più di 40 anni fa.
Quasi immediatamente dopo la chiusura di Langhorne, la zona è stata rasa al suolo per far posto a un centro commerciale.
Inaugurato nel 1926, si trattava di una circolare strada sterrata di un miglio.
La pista divenne noto come uno dei circuiti più pericolosi al mondo.
Larry Mann, Frank Arford, Bobby Marvin, John McVitty, Joe Russo, Mike Nazaruk e Jimmy Bryan persero la vita su questa pista.
Molti altri piloti noti sono stati coinvolti in incidenti gravi, a causa delle alte velocità raggiunte sulla strada in sterrato.
Nel 1965, qui venne compiuta una delle rimonte più spettacolari della storia con Mel Kenyon protagonista.
Kenyon dopo essere rimasto ferito, tornò a correre per posizionare terzo alla Indy 500.



Il Watkins Glen International (New York) ospitò per ben 15 volte la F1 ma anche Indycar e la NASCAR.
Il Glen era un circuito veloce ma allo stesso tempo molto pericoloso: nel 1969 Graham Hill ebbe un incidente in cui riportò gravi fratture alle gambe.
Nel 1973 morì nelle prove Francois Cevert e l’anno dopo perse la vita Helmuth Koinig, un altro giovane e promettente pilota.
Nel 1981 fu abbandonato per questioni di organizzazione e soprattutto di sicurezza.



Il Fair Park Dallas (Texas) durò pochissimo in F1 (e in generale).
Era un tracciato automobilistico occasionale, disegnato attorno allo stadio Cotton Bowl.
Era costituito da ben 23 curve, molte delle quali ad angolo retto.
Numerose anche le chicane, costituite dalle curve 7 e 8, 10 e 11, 12 e 13, e infine 17 e 18.
Ciò nonostante, la pista offriva molte chance per il sorpasso, grazie anche a vetture poco aerodinamiche e alla presenza di rettilinei medio-lunghi tra le curve 9 e 10, 13 e 14, e 18 e 19, dove con una buona accelerazione in uscita era possibile sfruttare la scia e tentare l'azzardo nella 'staccata' successiva.
I muretti che delimitavano la carreggiata rappresentarono una vera e propria sfida per i piloti, divenendo teatro di numerosi incidenti
L’unica gara disputata a Dallas nella storia F1 vide alcuni eventi drammatici: nel corso delle prove, Martin Brundle si fratturò le gambe in un incidente con la sua Tyrrell Ford.
Il giorno della gara, l’asfalto presentò problemi in alcuni punti particolarmente impegnativi e i commissari decisero di annullare il warm-up per permettere i lavori di riparazione, riducendo di dieci giri la lunghezza prevista della gara.
La corsa vide numerosi incidenti contro i muretti e venne interrotta allo scadere delle due ore.
Il caldo torrido provocò anche un malore a Nigel Mansell, vittima di un guasto al cambio nei pressi del traguardo e costretto quindi a concludere la gara spingendo la propria vettura.



Dopo Dallas, la F1 scelse il Detroit Street Circuit: il circuito si snodava tra le strade attorno al Renaissance Center, delimitate da guardrail e da muretti in cemento.
Circuito molto tortuoso e con una sede stradale piuttosto stretta, delimitata da muretti realizzati con blocchi di cemento.
La prima gara disputatavi venne interrotta al sesto giro per incidente e poi definitivamente dopo 62 giri per il raggiungimento del limite massimo delle due ore.
Per la cronaca venne vinta da John Watson su Mclaren per somma di tempi.
Poco dopo la F1 abbandonò anche Detroit.



Il Raceway Laguna Seca (California) è un tracciato infido teatro di carambole pazzesche, nonchè uno dei circuiti più pericolosi al mondo.
Per via dei muretti abbastanza vicini, delle scarse vie di fuga e del mitico "Cavatappi".
Costruito nel 1957 e lungo 3600 metri, più che per automobilismo, viene utilizzato in motomondiali o Superbike.
La configurazione della pista è diversa dalle altre piste del resto del mondo.
La sezione più famosa è senz'altro quella di cui fa parte il Cavatappi, una chicane spettacolare posta in cima alla collina, che si affronta a 80 km/h e che si snoda su di un dosso molto inclinato.
Un altro punto del circuito da tenere in considerazione è il rettilineo del traguardo, molto corto e con due lievi cambi di direzione dove viene raggiunta la velocità massima, che per le moto delle categorie Superbike e MotoGP è di circa 270 km/h, mentre per le auto di classe LMP1 si sfiorano i 300 km/h.
Nella gara MotoAmerica, tra gli altri, si ricordano 2 morti nel 2015, un'altra carambola pazzesca fu nel 1998 quando Laguna Seca rappresentava il GP USA di Superbike (nel medesimo punto in cui i due piloti persero la vita nel 2015).



Un altro circuito molto difficile è Road America (Wiscosin).
Caratterizzato da continui saliscendi e da un rettilineo principale dove si superano i 300 km/h di velocità di punta.
Tra i punti caratteristici del tracciato vi è la curva "the kink", una veloce e pericolosa piega a destra posta su un dosso situato nella zona ovest del circuito, priva di via di fuga.
Nel 2003 questa curva ha visto l'unico ritocco alla pista nella sua storia dovuto all'aggiunta di una chicane opzionale denominata The Bend, resosi necessario per aumentare la sicurezza dei motociclisti, che affrontavano "the kink" a velocità superiori a 200 km/h rischiando di impattare col muro di cemento adiacente alla pista (visto l'impossibilità di ampliare le vie di fughe, dato che alle spalle del muro si trova una ferrovia molto trafficata).


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domenica 24 luglio 2016

La Storia Di Sam Allardyce: Metodo Scientifico, Prozone e Yoga

"A me questa stronzata del tippy-tappy non piace proprio. Porta la palla nel campo avversario più in fretta che puoi e mandala avanti oltre la difesa: questo è decisamente il miglior attacco. Che la smettano di parlare di bel calcio che non ne sanno proprio nulla"


Il successore di Roy Hodgson sulla panchina della nazionale inglese sarà Sam Allardyce, detto anche Big Sam.
Scavalcata quindi la concorrenza di Steve Bruce dell'Hull City, Eddie Howe del Bournemouth, Glenn Hoddle e il CT degli USA Jurgen Klismann.
Dopo 1 anno alla guida del Sunderland, il tecnico classe 1954 saluta i Black Cats.
Appena il giorno prima aveva guidato la formazione biancorossa nell'amichevole pre-campionato ad Hartlepool.
Allenatore burbero, tosto e spesso predisposto al litigio.
I detrattori ovviamente non hanno tardato a manifestarsi: Sam non ha mai vinto trofei, è considerato per certi versi antiquato per stile di gioco (i critici gli imputano un ricorso eccessivo al lancio lungo dalle retrovie) e il suo atteggiamento vulcanico è proprio il contrario del pacato Hodgson (anche se non è detto che questo sia un male).
La media vittorie in Premier League e del 33,6% (in generale invece del 39%. Media mediocre ma che non contestualizzata con le squadre allenate dice poco e niente. Allardyce, tra l'altro, non è mai retrocesso dalla Premier League).
Dalla sua c'è sicuramente un punto di forza non da poco: l'esperienza.
È il quarto manager nella storia della Premier League per panchine collezionate: 467, dietro solamente a Sir Alex Ferguson, Harry Redknapp e Arsene Wenger.

Allardyce: "Per me questo è il miglior lavoro possibile. Farò tutto il possibile per aiutare l'Inghilterra a fare bene e per dare alla nostra nazione e nazionale il successo che meritano. Dobbiamo far felice gente e tifosi: tutto il paese deve essere orgoglioso di noi"


LA CARRIERA DA GIOCATORE, PROZONE, OPTA E YOGA
Come giocatore cresce nella squadra locale: il Bolton.
Difensore centrale.
Negli anni 80 Sunderland, Millwall, Tampa Bay (USA), Coventry, Huddersfield, ancora Bolton, PNE e West Bromwich Albion.
Paradossalmente la sua visione calcistica cambia con l'esperienza negli USA.
Per via di aspetti e di un'organizzazione che in Inghilterra veniva ignorata.
E' proprio lì che apprende nozioni fondamentali che poi lo contraddistingueranno da manager: fisioterapia, bagni ghiacciati post match, alimentazione sana, idratazione, yoga, metodo scientifico.
Allardyce da manager utilizza un approccio scientifico, oltre che la tecnologia e un sacco di statistiche per plasmare le sue squadre.
Stiamo parlando della "Prozone".
La preparazione tattica e quest'insieme di tecniche matematiche, fisiche e di nutrizione permette alle sue squadre di avere una migliore organizzazione e stabilità difensiva.
Prozone ed Opta sono la scienza statistica applicata al calcio.
Big Sam maturò questo modo di intendere calcio (e di costruire le squadre) quando negli States incontro Billy Beane (general manager degli Oakland Athletics, squadra di MLB).
Venivano prese in considerazione: velocità, corsa, sprint (metriche per il possesso palla) più altre statistiche tattiche, fisiche, tecniche e psicologiche.
In poche parole: La Sabermetrica.

Allardyce: "Ho incontrato Billy (Beane) anni fa. 
Ho iniziato ad utilizzare quanto appreso nel 2001 al Bolton. 
Siamo andati anche in America per verificare che la strada intrapresa fosse quella giusta.
Abbiamo ideato una strategia basata su quattro indicatori chiave di prestazioni: tecnici, tattici, fisici e psicologici. 
Era palese ad esempio che Gary Speed fosse nella parte finale della sua carriera. 
Tuttavia, sapevamo che l'età non era un problema, perché le statistiche che stava producendo dimostravano che avesse meno anni di quelli effettivi. 
Non era mai stato soggetto a lunghi infortuni, era un giocatore magnifico, fisicamente e tecnicamente eccezionale. 
A quel prezzo, fu un affare"
Jay Jay Okocha: "Nel preparare le partite non c'è nessuno come Allardyce. Ha statistiche su ogni cosa ed è in grado di dirti prima cosa succederà nella varie situazioni di gioco: puoi solo ascoltare ed imparare"

Non solo Gary Speed ma anche Ivan Campo, Okocha, Youri Djorkaeff, Fernando Hierro: tutti giocatori sottovalutati in quanto in là con gli anni che però fecero la fortuna del Bolton.
Questo progetto verrà portato avanti anche a Blackburn, a Londra con il West Ham e nella breve esperienza con il Sunderland.
Allardyce ha anche una reputazione per l'utilizzo di "long ball", anche se a suo dire è una percezione assolutamente sbagliata (infatti anche le statistiche lo dimostrano).

Allardyce: "Le accuse di palla lunga sono state formulate da Arsene Wenger, David O'Leary, Graeme Souness e Rafael Benítez dopo che li avevo sconfitti. 
Quando sono le loro squadre ad alzare la palla dalle 50 yard è un passaggio elegante, quando lo fanno le mie squadre, è un'azione della disperazione"

Con Benitez litigò e i due si riappacificarono solo 10 anni dopo, quando l'allenatore spagnolo che guidava il Chelsea, invitò Allardyce a bere una birra.
Con Wenger invece si ricordano spesso mancate strette di mano (anche se pure questo rapporto con il tempo si è rappacificato).
Dati alla mano, Big Sam ha sempre fatto di necessità virtù.
La "long ball" era una prerogativa di Bolton e Blackburn, squadre costruite in un certo modo.
Infatti lo stesso Bolton segnava la metà dei suoi gol su calcio piazzato.
L'arma segreta era proprio lo studio maniacale di statistiche atte alla preparazione dei match.
Un altro aspetto che contraddistingue Allardyce è quello della psicologia.
Michael Bridges (ex giocatore ai tempi del Bolton), ricorda continui incontri fissati tra giocatori ed analisti.


CARRIERA DA ALLENATORE
Nella sua lunga carriera da manager, ha conquistato due promozioni nella massima serie con il Bolton (allenato dal 1999 al 2007) e il West Ham (sua squadra tra il 2011 e il 2015).
In realtà la sua carriera inizia in Irlanda alla guida del Limerick (portato nella massima serie irlandese), poi inizia la sua epopea in Inghilterra con il Blackpool .
Blackpool che finì la stagione 1994-1995 al 12° posto.
L'anno successivo arrivarono terzi, perdendo la promozione diretta all'ultima giornata, per poi essere battuti dal Bradford City in semifinale dei playoff.
Tangerines che avevano vinto 2-0 in trasferta alla Valley Parade, per poi perdere 3-0 nella gara di ritorno a Bloomfield Road.
Allardyce venne esonerato dal presidente Owen Oyston (mentre quest'ultimo, curiosamente, si trovava in carcere per accuse di violenza sessuale nei confronti di 2 donne).
Nel 1997 viene scelto dal Notts County (ormai quasi spacciato), nella sua autobiografia disse che i giocatori "non recepivano" i suoi metodi di allenamento.
Tuttavia, portò subito il club alla promozione alla fine della stagione 1997-98.
Promozione costruita su una difesa a tre e con 10 vittorie consecutive.
Il Notts County battè diversi record: vinse il titolo con un margine di 19 punti e divenne la prima squadra dal dopoguerra ad essere promossa a marzo.
Allardyce rimase in carica a Meadow Lane sino al 14 ottobre del 1999, quando si dimise per divergenze di mercato.
Nel 1999 approdò al Bolton, all'epoca impegnato nella First Division (oggi Championship).
Allardyce sostituì Colin Todd, che si era dimesso per protestare contro la vendita di Per Frandsen( il club stava cercando di raccogliere fondi da utilizzare per il nuovo stadio: il Reebok).
Assunto con i Wanderers nella parte bassa della classifica, riuscì a portare il Bolton ai playoff perdendo però in semifinale contro l'Ipswich.
Bolton che nello stesso anno (2000) mancò la finale di FA Cup sconfitto ai rigori dall'Aston Villa.
Allardyce accusà l'arbitro Barry Knight, reo di aver sfavorito il Bolton.
Nell'estate 2000 Allardyce vende qualche giocatore e focalizza le risorse disponibili per migliorare le strutture del club e lo staff tecnico, credendo che il denaro speso in queste aree permetterebbe al Bolton di competere con le big (dotate di budget enormemente superiori).
In questa stagione viene promosso in prima squadra il giovanissimo Kevin Nolan.

Ivan Campo: "Allardyce mi ha insegnato tutto quello che so. E' un grande manager, il migliore che ho avuto" (Campo era stato anche allenato da Hiddink, Del Bosque ed Aragones)
Bolton nello stesso anno raggiunse la finale playoff battendo il Preston North End 3-0 ottenendo finalmente la promozione in Premier League.
Seguono annate dure per il Bolton sempre a lottare per la permanenza in Premier, sino al 2003/04
quando Big Sam porta i suoi in finale di Coppa di Lega.
Il Bolton perse 2-1 contro il Middlesbrough con Allardyce che accusò l'arbitro Mike Riley di non aver visto un netto fallo di mano di Ugo Ehiogu.
Ormai consolidato in Premier League, il Bolton riuscì a mettere sotto-contratto internazionali del calibro di Gary Speed ​​e Fernando Hierro, di 35 e 36 anni rispettivamente (giocatori sottovalutati dai più).

Michael Bridges: "Mi ha aperto gli occhi facendomi conoscere aspetti del calcio per me totalmente oscuri. Nutrizione, analisi tattica, il modo di monitorare i giocatori. Ci faceva studiare gli avversari nei minimi dettagli, organizzava seminari sull'alimentazione: era avanti 100 anni rispetto a chiunque altro"

Dopo un buon inizio di stagione, ad Allardyce viene offerta la panchina del Newcastle United, ma lui rifiuta e firma un nuovo contratto di cinque anni con il Bolton.
Bolton finì al sesto posto nel 2004-05, qualificandosi per la prima volta nella sua storia in Coppa UEFA.
I Wanderers nel 2005-06, si qualificarono ai gironi battendo i bulgari del Lokomotiv Plovdiv e poi superando la fase a gironi dopo aver battuto lo Zenit San Pietroburgo (Russia).
In un girone che comprendeva anche Siviglia (Spagna), Beşiktaş (Turchia) e Vitória Guimarães (Portogallo), prima di perdere contro il Marsiglia (Francia) nelle fasi ad eliminazione diretta.
Questi grandi risultati per un piccolo club e non certo dal budget florido, misero Allardyce sulla bocca di tutti, visto che venne indicato come successore di Sven-Göran Eriksson sulla panchina inglese (al fianco di Alan Curbishley, Steve McClaren e Martin O'Neill).
La scelta poi ricadrà, con risultati disastrosi, su Steve McClaren.
Intanto Big Sam chiude all'ottava posizione in campionato.

Kevin Davies: "Sam sa bene come far ambientare i giovani. Sono pochissimi i giocatori che non sono stati felici di essere allenati da lui"

Nel 2006-07, Allardyce acquista Nicolas Anelka dal Fenerbahçe e prova a comprare altri rinforzi.
L'obbiettivo è la Champions League.
Tuttavia il rapporto di Allardyce con il presidente Phil Gartside divenne sempre più teso sino a che il 29 aprile 2007, al termine di un emozionante 2-2 contro il Chelsea, Allardyce si dimette (il Bolton era al quinto posto in classifica).
Per il Bolton da lì a poco inizieranno anni duri con l'onta della retrocessione in Championship e poi in League One nel 2015/16.

Il 2006 è anche l'anno in cui la BBC accusò alcuni allenatori della Premier League di avere intascato "tangenti" per l' acquisto di giocatori (18 in tutto).
Due agenti, veterani del mercato dei calciatori, vennero filmati a loro insaputa mentre parlavano di bustarelle prese da Sam Allardyce (Bolton), da Harry Redknapp (Portsmouth) e da Frank Arnesen (allenatore delle giovanili del Chelsea).

Allardyce: "Nego qualsiasi accusa, ho già affidato la questione ai miei avvocati, con la BBC ci vedremo in tribunale"

La FA aprì immediatamente un' inchiesta, chiedendo la piena collaborazione della BBC.
Le tangenti, secondo la BBC, servivano a persuadere i tecnici a richiedere al proprio presidente l' acquisto di un determinato giocatore: una pratica di cui si sente parlare da anni nel campionato inglese, tanto che la Federcalcio aveva già commissionato un' indagine interna sull' argomento, affidata a Lord Stevens, ex-capo della polizia.
Nel 1995 l' allora allenatore dell' Arsenal George Graham fu sospeso per un anno per avere intascato una bustarella da 400 mila sterline, circa 600 mila euro.
Tornando alla questione 2006, circa un anno e mezzo dopo, Lord John Stevens accusò cinque club: Chelsea, Newcastle, Bolton, Portsmouth e Middlesbrough (tutti accusati di avere violato le regole sui trasferimenti).
Allardyce, venne tirato in ballo per il conflitto di interessi (con suo figlio e suo ex procuratore Craig e con la sua stessa squadra il Bolton Wonderers).
Furono 17 i trasferimenti di calciatori finiti nell’inchiesta.
Quattro riguardavano il Newcastle (Emre Belozoglu, Jean Alain Boumsong, Amady Faye e Albert Luque), quattro il Bolton (Ali Al-Habsi, Tal Ben Haim, Blessing Kaku e Julio Correia), tre il Chelsea (Didier Drogba, Petr Cech e Michael Essien), tre il Portsmouth (Collins Mbesuma, Benjani Mwaruwari e Aliou Cisse) e due il Middlesbrough (Aiyegbeni Yakubu e Fabio Rochemback).

Allardyce quando l'indagine partì guidava ancora il Bolton, invece quando la stessa si concluse si era accasato al Newcastle : siamo nel 2007 (era cercato anche dal Manchester City ma poi con il cambio della proprietà non se ne fece più nulla).
Nello stesso periodo anche il Newcastle dovette affrontare un cambiamento di proprietari, con Mike Ashley che completò l' acquisizione del club.
Vennero venduti Scott Parker e Kieron Dyer che permisero ad Allardyce di mettere sotto contratto Mark Viduka, Alan Smith, Joey Barton, José Enrique, Habib Beye e il difensore Abdoulaye Faye.
Il Newcastle iniziò bene la stagione (5 vittorie e 2 pareggi nelle prime 9).
Tuttavia, ebbe una serie di risultati deludenti nel periodo che precede il Natale.
Allardyce venne esonerato il 9 gennaio 2008 (forse esonero frettoloso ma potremmo considerarlo come l'unico passo falso della sua carriera).
L'anno successivo, 2008/09, va al Blackburn Rovers.
Paul Ince lasciò la squadra al 19 ° posto con solo 3 vittorie su 17 partite.
L'esordio di Allardyce fu un 3-0 allo Stoke City ad Ewood Park tre giorni più tardi.
Questo fu il primo di 9 risultati utili consecutivi, i Rovers finiranno la stagione a 15° posto.
L'anno successivo 10° posto e semifinale di Coppa di Lega.
Si deve anche ad Allardyce la trovata, nelle situazioni disperate, di mettere difensori centrali in attacco per sfruttare la loro altezza (si ricordi Samba).
Tuttavia il club viene messo in vendita nell'estate 2010.
Ad Allardyce è offerto il posto all' Al-Ahli di Dubai, ma non poteva lasciare il Blackburn senza pagare un risarcimento al club e così rimase in carica ad Ewood Park.
Ironia della sorte, Allardyce con il Blackburn 13esimo verrà esonerato il 13 dicembre 2010 e sostituito da Steve Kean (il cui agente Jerome Anderson era una figura molto influente nella famiglia Venky, nuovi proprietari del club).
Il Blackburn poi sprofonderà, neanche a dirlo, in Championship.
Allardyce verrà nominato manager del retrocesso West Ham United il 1 ° giugno 2011, firmando un contratto di due anni.
Promise un "calcio attraente", il ritorno del West Ham in Premier League e respinse le accuse che lo volevano come un cultore della "long ball".
Il 19 maggio 2012, il West Ham è promosso in Premier League dopo una sola stagione, battendo 2-1 il Blackpool nella finale play-off.
L'anno successivo in Premier, comprati l'ex portiere del Bolton Jussi Jääskeläinen, il difensore Mohamed Diame, il gallese James Collins, l'ala Matt Jarvis ed Andy Carroll (in prestito) arriva un ottimo decimo posto.
Nell'estate 2013 Andy Carroll è comprato a titolo definitivo (15 milioni di sterline al Liverpool), anche se quest'ultimo subì un grave infortunio facendo saltare i piani a Big Sam.

Dopo uno 0-0 contro il Chelsea, Mourinho: "Cos'altro potevamo fare? Ci mancava solamente un black and decker per buttare giù il muro che avevano eretto davanti alla porta. Calcio del 19esimo secolo"

Allardyce rispose: "C'è rimasto male eh? Mourinho non sopporta il fatto che l'abbiamo messo nel sacco dal punto di vista tattico. 
Che dica pure quello che vuole, onestamente non me ne frega un cazzo. 
A me piace molto vedere i giocatori del Chelsea che continuano a protestare nel tentativo d'influenzare l'arbitro con Josè che salta come un grillo nella sua area tecnica: è divertentissimo!"
Allardyce divenne manager del mese nel febbraio 2014 a seguito di una serie di quattro vittorie e un pareggio nelle cinque partite mensili di Premier League.
Ad aprile 2014, nel corso di una partita fuori casa contro il West Bromwich Albion, alcuni tifosi del West Ham espressero il loro disgusto per lo stile di gioco di Allardyce esponendo uno striscione con su scritto "Fat Sam Out, Killing WHU".
Probabilmente sempre gli stessi tifosi appesero un altro striscione con la scritta "Fat Sam Out" fuori dalla casa del presidente del club, David Sullivan nell' Essex.
Nonostante le proteste, il 20 maggio 2014, il club annunciò che Allardyce sarebbe rimasto al suo posto, supportato però dal nuovo assistente Teddy Sheringham per la stagione 2014-15, quest'ultimo avrebbe garantito "maggiore divertimento ed un calcio più offensivo".
Nel mese di ottobre 2014, esperti di BBC come Robbie Savage etichettarono il modo di giocare di Allardyce come "più attraente ed offensivo".
Allardyce divenne manager del mese di ottobre 2014, dopo tre vittorie su quattro partite giocate.
La stagione per gli Hammers viene chiusa al 12esimo posto, Big Sam lascia il West Ham il 24 maggio 2015.
Il 9 ottobre 2015, Allardyce è nominato manager del Sunderland, in sostituzione di Dick Advocaat.
Diventa quindi il primo manager ad aver guidato sia Newcastle che Sunderland.
Quando Allardyce è nominato, i Black Cats sono 19esimi.
Il 25 ottobre, nella sua seconda partita guidò il Sunderland ad una vittoria per 3-0 proprio contro il Newcastle United.
Il 6 febbraio 2016, il Sunderland segnò due gol rimontando 2-2 il Liverpool ad Anfield.
Poco dopo l' ala Adam Johnson, chiamato a processo per una presunta violenza sessuale su una minorenne, viene licenziato dal club dopo aver dichiarato di aver fatto sesso con la ragazza (dicendo di non sapere che fosse minorenne).
Il Sunderland rimase in zona retrocessione per gran parte della stagione 2015-16, prima di battere il Norwich City 3-0 a Carrow Road il 16 aprile e portarsi a -1 dalla salvezza.
Allardyce portò il Sunderland fuori dalla zona calda definitivamente con il 3-0 alll'Everton, sancendo per giunta anche la retrocessione degli eterni rivali del Newcastle.
Allardyce si guadagnò molti elogi per la gestione del Sunderland da parte di alcuni critici, in particolare per il suo approccio ai match e per la forte organizzazione difensiva.

Allardyce: "Ho allenato Blackburn e Bolton ma io non sono manager di quella categoria. Sarei più adatto per l'Inter, Real Madrid, Manchester United. Non avrei nessuna difficoltà a guidare club di quel livello, anzi, vincerei il double ogni anno. Ho sempre allenato squadre di medio basso livello e mi sono sempre dovuto adattare ma non è quella la mia dimensione. Io sono uno da grande squadra"


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lunedì 18 luglio 2016

Partenti, Rilievi e Position Player: L'Importanza Di Avere Lanciatori Mancini (MLB)

Durante la stagione regolare, un allenatore di MLB ha a disposizione 25 giocatori nel roster divisi tra battitori e lanciatori.
Generalmente un allenatore inizia la stagione con 14 battitori ed 11 pitchers.
La suddivisione standard per quanto riguarda l'affaticamento dei giocatori prevede una rotazione di 5 lanciatori partenti (starters), con 5 rilievi ed 1 closer.
Secondi studi, la rotazione dei lanciatori partenti deve essere formata da 5 giocatori: infatti un lanciatore dopo aver effettuato in una partita una media di 100 lanci, necessita di 4 giorni di riposo per rendere al meglio nella successiva partita.
Nei Playoffs invece si passa ad una rotazione a 4 giocatori.
Il primo posto nella rotazione dei partenti spetta all'asso della squadra, al lanciatore su cui maggiormente si punta ad inizio stagione.
Assegnato il posto nella rotazione al nostro miglior lanciatore si procede a completare la rotazione assegnando il secondo e terzo posto ai lanciatori con maggiore esperienza e bravura, lasciando gli ultimi due posti ai lanciatori più giovani.
Il mercato va fatto con un'alternanza tra lanciatori destri e sinistri: una rotazione di lanciatori destro-sinistro-destro può mettere maggiormente in difficoltà i battitori avversari i quali avranno maggiori difficoltà nel leggere i lanci degli avversari.
Ad un partente viene richiesto il completamento di almeno due terzi di una partita, ovviamente dipende anche dalla sua giornata (e da quella degli avversari).
Ci sono pitchers che riescono con facilità a superare i 100 lanci, altri no (primi segni di appannamento possono essere la riduzione di velocità della fastball e la perdita di controllo dei lanci).
Qui spetta al manager decidere quando conviene cambiare lanciatore.
Sostituito il partente, entrano in gioco i rilievi.
Il rilievo lungo è colui che dispone di buona resistenza essendo in grado di lanciare per tre o quattro inning senza particolari problemi di stanchezza.
Spesso in questo ruolo troviamo ex lanciatori partenti (in fase di slump) o quelli in là con gli anni. Entrano in campo soltanto in particolari situazioni, tipo quando lo starter è in cattiva giornata (o s'infortunia) e viene sostituito nei primi inning di gioco.
Un altro rilievo è quello che viene chiamato al sesto o settimo inning, a volte per affrontare soltanto un battitore su cui ha delle buone statistiche.
Qui l'alternanza tra lanciatori destri e sinistri diventa strategicamente fondamentale, e sta al manager conoscere alla perfezione il "matchup" (storico) tra lanciatore e battitore, cioè la possibilità che ha il proprio lanciatore di eliminare il battitore avversario in base alle statistiche accumulate negli anni.
Una volta arrivati al nono inning, se la nostra squadra si trova con un vantaggio di 3 R o meno, arriva il momento del cosiddetto closer.
Come dice il nome stesso, il closer ha la responsabilità di chiudere la partita mantenendo il vantaggio che gli altri lanciatori hanno accumulato.


COACH
Il Bench Coach è il principale supporto strategico del capo allenatore, l'uomo con il quale studiare prima e durante la gara la strategia vincente.
Egli ha la responsabilità di sistemare la squadra in difesa spostando i giocatori sul diamante in base alle caratteristiche dei battitori avversari, ed ha la responsabilità di segnalare al catcher quando lanciare in prima base se vi è un corridore avversario pronto ad effettuare una rubata.
Molti allenatori inoltre discutono con il loro Bench Coach durante la partita su molti aspetti del gioco, ascoltando con attenzione quello che gli viene segnalato.
Altri ruoli fondamentali sono quelli del Batting Coach (l'allenatore dei battitori) e del Pitching Coach (l'allenatore dei lanciatori).
Il Batting Coach ha la responsabilità di allenare i giocatori in battuta, correggere i loro difetti ed istruirlo sul lanciatore avversario che andranno ad affrontare.
Suggerisce inoltre al capo allenatore la scelta del pinch-hitter da mandare a battere, avendo ben presente la forma dei suoi giocatori in panchina ed il match-up con il lanciatore avversario.
Egli dà ad ogni battitore un preciso piano di gioco, istruendolo sul come va affrontato ogni lanciatore. Il Pitching Coach ha il compito di far conoscere al nostro lanciatore le caratteristiche principali dei battitori avversari.
E' inoltre sua responsabilità chiamare i lanci, comunicare cioè al ricevitore il tipo di lancio da effettuare ed insegnare, ai più giovani, una corretta meccanica di lancio.
E' infine un aiuto importantissimo per il manager nella scelta del lanci.


PITCHER MANCINI E DESTRI
Uno dei motivi per cui avere lanciatori mancini in squadra è fondamentale dato che la grande maggioranza dei battitori è di mano destra.
Questo perchè i battitori hanno maggiori difficoltà nel leggere un left-hander pitcher.
Quando un lanciatore mancino lancia una palla curva o slider, diventa difficilissimo per i battitori ribattere, a causa dello strano effetto imposto alla palla.
I giocatori giovani hanno poca esperienza nell’affrontare lanciatori mancini in quanto sono una minoranza.
Quando i battitori affrontano lanciatori mancini in partita non sono a loro agio come lo sono contro i destri.
Molte squadre utilizzano una macchina lancia-palle che imita i mancini per allenare i propri battitori.
E’ stato ormai accertato che è più difficile battere contro lanciatori che tirano dallo stesso lato  (destri contro destri e mancini contro mancini), ma per i battitori mancini le difficoltà aumentano drasticamente.
Lanciatori mancini hanno un naturale movimento laterale del braccio che tiene la palla lontano dai destri, inoltre preferiscono lanciare sulla parte esterna del piatto.
Battitori destri tendono a “tirare” la palla, di conseguenza battitori destri cercano sempre di battere di potenza contro lanciatori mancini.
Tenere i corridori vicino al sacchetto è una grossa componente nel bagaglio tecnico del lanciatore.
Se un lanciatore non è in grado di “tenere” i corridori adeguatamente, la squadra avversaria ha un notevole vantaggio nel rubare le basi.
Mentre i lanciatori destri potranno avere un leggero vantaggio nel tenere i corridori in seconda, certamente i lanciatori mancini avranno un grosso vantaggio nel tenere i corridori in prima.
Alcuni hanno l'innata abilità di anticipare la rubata del corridore.
Quando possiedono questa dote è più facile per loro eliminare il corridore con il pick off.
Non solo è più facile per i mancini fare gli out in prima, ma limitando il vantaggio dalla prima, offrono più tempo ai difensori di eseguire un doppio gioco e riducono le possibilità al corridore di conquistare extra basi a seguito di una battuta.
Altra ragione per cui i mancini sono importanti è perché bilanciano lo staff.
Inoltre avere un lanciatore mancini mantiene i battitori avversari fuori ritmo.
Se si utilizzano tutti destri si dà una sensazione di familiarità al battitore.
Se si ha l’opportunità di avere uno o due mancini nella rotazione, si forza il battitore a fare degli aggiustamenti già prima che abbia inizio la partita.
Avere più di un mancino nel bullpen offre più opzioni nelle finali quando le gare sono nelle fasi decisive.
Molte squadre hanno forti battitori mancini nel lineup e se non ci sono lanciatori mancini in grado di neutralizzarli, quelle mazze potrebbero essere decisive per sovvertire il risultato.
Bisogna sempre tenere presente che anche la squadra avversaria cerca di bilanciare il suo attacco, e se sanno che non ci sono mancini nel bullpen, inseriranno più mancini possibile nel lineup, ben consci che non sarete in grado di ostacolarli adeguatamente con i destri.
In definitiva un lanciatore mancino che possiede le stesse caratteristiche di un destro avrà sempre una maggiore valorizzazione rispetto ad un destro perché è più difficile trovare un buon lanciatore mancino.


MANCINI COME POSITION PLAYER
Per quanto riguarda i position player, avere un prima base mancino è preferibile.
Ciò per una questione pratica: le palle battute lungo la linea di foul ma anche per quanto riguarda i bunt (il mancino raccoglie la palla e la passo direttamente verso la seconda o terza base, il destro invece deve girare intorno per fare questi tiri).
Tra esterni sinistri e destri non c'è differenza.
Un mancino ha il vantaggio su una palla colpita lungo la linea di foul a sinistra, allo stesso modo il destro sulle palle colpite giù la linea di foul a destra.
In entrambi i casi, la mano con il guanto è più vicina alla linea di foul e ciò da un vantaggio nelle rispettive zone del campo.
I mancini invece non sono preferibili in seconda base, terza base, SS e catcher.
I mancini presentano un chiaro svantaggio in queste posizioni.
Presa una palla a terra, i mancini schierati in quelle posizioni (prima base ed esterni esclusi) devono girare intorno per lanciare in prima base.
Per quanto riguarda i catcher, i destri sono avvantaggiati perché la maggior parte dei battitori è di mano destra.
Quando c'è un battitore destro, per un catcher mancino è molto difficile lanciare in seconda o in terza base quando un corridore sta cercando di rubare una base.


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sabato 16 luglio 2016

La Storia Della Corrida: Toreri Incornati e Morti

Per Corrida s'intende lotte contro i tori.
La corrida de toros è attualmente praticata in varie zone della Spagna, in Portogallo e in altre nazioni dell'America Latina.
Il torero è la persona che nella corrida affronta il toro, sia come matador sia come membro della cuadrilla (squadra del torero).
La Corrida è il simbolo della Penisola Iberica ed affonda le sue radici nella tauromachia, arcaico scontro tra l'uomo e il toro.
Il popolo spagnolo è fortemente diviso tra i sostenitori della corrida, i quali credono fermamente nella tradizione e sostengono che per il toro è più dignitoso morire in combattimento piuttosto che in un macello, altri invece che si oppongono, considerando la corrida uno squallido spettacolo di ingiustificata violenza contro gli animali.
In Spagna esistono ben 400 Plaza de Tores, ognuna delle quali ha una piccola cappella in cui ogni torero viene benedetto prima dell'incontro.
La Corrida dura circa un'ora e mezza e viene realizzata durante le festività tra proteste e consensi, lo scontro avviene tra 6 tori e 3 toreri ed ogni anno a tale scopo vengono uccisi ben 30.000 tori, mentre nell'ultimo secolo solo 40 toreri sono caduti durante l'evento.
La Corrida vera e propria appare per la prima volta nel XIV secolo e solo nel 1670 prende piede a Siviglia la prima scuola di tauromachia.
Con la dittatura Franchista si cercò di dare meno importanza all'evento, in modo da non pubblicizzare un'immagine violenta della Spagna.
Durante la Corrida il toro, dapprima indebolito, entra nell'arena ed inizia da subito lo scontro con il suo avversario, il torero, che, vestito secondo la tradizione e munito del capote, un grande panno di tela rosa, e di banderillas, piccole lance, provocherà ripetutamente le cariche dell'animale per poi trafiggerlo più volte.
Quando il toro apparirà provato dai colpi, avrà iniziò la fase saliente dello spettacolo: il torero si armerà di un piccolo pezzo di stoffa rosso vivo e di una spada per sferrare il colpo mortale dritto al cuore dell'animale.
Al termine dell'incontro se il torero avrà ucciso il toro verrà acclamato, altrimenti verrà fischiato, ogni animale verrà infine privato della coda e delle orecchie come trofeo dell'avvenuta corrida.
Dunque è il pubblico a decidere se applaudire (sventolando un fazzoletto bianco) o fischiare il torero a fine corrida.


TORERI PIU' FAMOSI
I toreri più famosi della storia sono stati:
Rafael Molina Sánchez detto "Lagartijo", nato il 27 novembre 1841 a Cordoba, morì nella stessa città nel 1900.
Venne incornato seriamente per 7 volte.

Salvador Sánchez Povedano detto "Frascuelo", nato il 23 dicembre 1842 a Granada.
Dopo l'infanzia a Saragozza, si trasferisce a Madrid e a 25 anni divenne torero.
Prese parte a 1236 corride e matò 3801 tori.
Morì a 56 anni per una polmonite.

Ignacio Sánchez Mejías, nato a Siviglia nel 1891 e morto a Madrid nel 1932, figura di spicco della cultura popolare spagnola prima della guerra civile.
Di famiglia agiata, scappò di casa e divenne torero.
Si ritirò a metà degli anni ’20, ma nel 1932 decise di ritornare nelle arene.
Morì a causa della cancrena, conseguenza di una cornata durante una corrida nell’arena di Manzanares.
Il suo successo era dovuto alle sue ostentazioni temerarie.

Juan Belmonte García, nato a Siviglia nel 1892 e morto a Utrera nel 1962, è stato il grande rivale di Ortega (la loro rivalità fece sì che la popolarità della corrida divenne enorme in Spagna).
Fondatore del toreo moderno, era soprannominato “el Pasmo de Triana“ (“la meraviglia di Triana”, quartiere di Siviglia).
Si ritirò nel 1936 dopo 109 corride.

José Gómez Ortega, soprannominato “Joselito” o “Gallito“.
Nato a Gelves nel 1895 e morto nel 1920 a Talavera de la Reina, discendeva da una famiglia di toreri (il padre ed il fratello erano toreri famosi, conosciuti come “El Gallo“, da cui il soprannome di Juan Gomez).
Fu il più giovane torero (17 anni) ad ottenere il titolo di matador de toros, all’età di diciassette anni. Morì durante una corrida a 25 anni, colpito da una cornata al ventre.

Manolete, nato nel 1917 a Cordova come Manuel Rodríguez Sánchez, è considerato uno dei più grandi toreri di tutti i tempi.
Dallo stile elegante e serio, eccelleva nella suerte de matar (l’uccisione del toro).
Dal 1940 fu il protagonista delle più importanti corride spagnole, e nel 1945 si esibì in Messico, Colombia, Perù e Venezuela, dove fu acclamato come il più grande torero del mondo.
Morì il 28 agosto 1947 in una corrida a Linares.
Franco decretò tre giorni di lutto nazionale.

Luis Miguel González Lucas, conosciuto come "Luis Miguel Dominguín", nacque nel 1926 a Madrid.
Iniziò la carriera a 11 anni e conobbe la massima popolarità nei primi anni 40.
Dopo un primo ritiro, tornò alle corride nel 1971, per ritirarsi definitivamente nel 1973.
Morì nel 1996 per un infarto.

Francisco Rivera Pérez, soprannominato "Paquirri" nacque a Barbate nel 1948, figlio di un torero. Anche sua moglie Carmen Ordóñez discendeva da una famiglia di toreri.
Morì nel 1984 nell’arena di Pozoblanco, quando una cornata recise le vene iliaca e femorale. L’emorragia non poté essere contenuta Paquirri morì nel tragitto verso l’ospedale.
 Dopo la sua morte le arene furono obbligate per legge a dotarsi di strutture mediche adeguate.

Juan Josè Padilla, detto "Ciclon De Jerez", nato il 23 maggio 1973 a Jerez divenne torero a 21 anni.
Nell’ottobre del 2011, durante un’esibizione a Saragozza, scivolò e fu incornato da un toro al viso, perdendo un occhio, l’udito dall’orecchio sinistro e parte della mascella.
Divenuto famoso per via della benda all'occhio.
A cinque mesi dall’incidente, Padilla, che adesso viene chiamato “il Pirata”, tornò a sfidare un toro nell’antica arena di Olivenza, nel sud-ovest della Spagna, facendo molto discutere per il coraggio.


ANNI RECENTI
La Catalogna ha messo al bando le corride e le feste con i tori in strada (ferias) nel 2012.
Cresce in Spagna il movimento che vorrebbe vietare la corrida su tutto il territorio nazionale, ma è uno spettacolo tradizionale che nel 2014 ha attirato 6,5 milioni di spettatori generando un giro d’affari di 3,5 miliardi di euro in 1.868 spettacoli legati ai tori.
Nel 2014 iniziò male la stagione delle corride in Spagna.
Lo spettacolo del festival di San Isidro, patrono di Madrid, primo appuntamento stagionale, venne sospeso per mancanza di matador dopo il ferimento grave di tutti i toreri, tre, incornati senza pietà da due tori dal peso di mezza tonnellata nel tempio della corrida, la Plaza de toros de Las Ventas.
Un episodio storico visto che l' unico precedente risaliva al 1975, quando per lo stesso motivo vennero sospese addirittura due corride.
Lo spettacolo è durato un’ora.
Alle 20 gli altoparlanti dell’arena hanno annunciato la fine dello spettacolo.
Deslio, un toro di 532 chilogrammi, non si è fatto ingannare dal capote (il panno grande) di David Mora, lo ha incornato alla spalla e ha più volte scaraventato a terra il matador, che ha riportato l’arteria femorale recisa, una ferita da 30 centimetri al quadricipite e un’altra all’ascella.
Il secondo torero, Antonio Nazare, ha ucciso il toro, ma è finito a sua volta in infermeria poco dopo, colpito dal secondo toro, che gli ha lesionato la rotula destra.
Il secondo toro (537 chilogrammi) ha avuto la meglio anche sul terzo matador, Saul Jimenez Fortes, incornandolo al petto prima di essere colpito letalmente dalla spada del giovane torero di Malaga.
Nel 2015 a Ferragosto morirono quattro persone in varie parti del paese mentre a Salamanca il torero Saul Jimenez Fortes rimase ferito da una cornata al collo.
Nuovo sangue che fece gonfiare ulteriormente le polemiche sempre più forti attorno alla corrida ed alle feste con i tori, da secoli nei geni della cultura spagnola, oggi sempre più contestate da animalisti, sinistre e indipendentisti.
Ai tempi le nuove giunte comunali targate Podemos a Madrid, Saragozza, Valencia, La Coruna, annunciarono tagli dei fondi pubblici e divieti contro la Fiesta Nacional, provocando la rivolta dei toreri.
Come detto, a Salamanca, il matador Jimenez Fortes venne colpito dal toro contro il quale combatteva mentre era inginocchiato, per eseguire una mossa di virtuosità tecnica.
«È stata una cornata tremenda» ha detto il suo portavoce, «che è entrata dal collo e ha colpito la lingua, la regione del naso, il palato ed è arrivata fino alla base del cranio».
Il torero era già stato ferito al collo da una cornata durante una corrida in maggio a Las Ventas di Madrid.
Un altro noto matador, Francisco Rivera Ordonez detto "Paquirri", figlio e nipote di famosi toreri, è stato gravemente ferito a Huescada una cornata che gli ha squarciato il basso ventre.
Suo padre appunto era morto 20 anni fa, ucciso da un toro con una cornata quasi identica.
Nel luglio 2016 muore a 29 anni Victor Barrio, incornato e ucciso a Teruel nel corso di una corrida che veniva trasmessa in diretta in televisione.
È il primo torero professionista morto in Spagna nel corso di una corrida da 31 anni.
L'ultimo era stato appunto José Cubero "El Yiyo", morto a 21 anni nel 1985 per una incornata al cuore.
Nel 1992 a Siviglia morirono i due banderilleros Manolo Montoliu, 38 anni, e Ramon Soto Vargas, 39.
Barrio invece è stato ucciso dal toro Lorenzo, un animale di 4 anni e 529 chili di peso.
Il 29enne è stato incornato ai polmoni e un corno ha reciso l’aorta.


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sabato 9 luglio 2016

Glenn Hoddle ed Eileen Drewery: Intervista Del Times, Disabili e Karma (1999)

Glenn Hoddle divenne CT inglese nel luglio 1996 rimpiazzando Terry Venables.
Vinse due FA Cup con il Tottenham nel 1981 e 1982, poi una Coppa UEFA nel 1984 ed anche il campionato francese con il Monaco nel 1988.
Il suo regno alla guida della nazionale di sua maestà o, se preferite, dei maestri del calcio durò sino al 1999.
Si era già all'epoca nell'era del calcio multimiliardario della Premier League, dei diritti TV, si cominciavano ad affacciare i primi presidenti stranieri, gli stadi erano già ultra-moderni e il moralismo la faceva già da padrone.
Ai tempi 40enne, fu il più giovane selezionatore della storia dei Three Lions.
Squadra inglese che ai tempi giocava un buon calcio (schierati con il 3-5-2/5-3-2, moduli poi portati alla ribalta anche da Van Gaal) ma il suo bilancio complessivo fu solo discreto:  17 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte.
In un'intervista rilasciata nel 1998 a BBC Radio 5 Hoddle disse: "Penso che se sbagliamo in una vita, il nostro spirito debba tornare indietro alla purezza e imparare. Ecco perché esistono le ingiustizie nel mondo, ecco perché ci sono alcune persone che nascono con problemi fisici terribili . E' solo Karma"
Ma non fu questa l'intervista ad essergli fatale.
Verrà infatti cacciato a seguito di un'altra intervista rilasciata questa volta a Matt Dickinson del Times nel gennaio 1999, divenendo quindi il primo CT inglese ad essere allontanato dal 1974 (anno in cui ad essere respinto fu Alf Ramsey).
Hoddle infatti ricevette un sacco di critiche e "cadde" in un' intervista rilasciata volutamente al già citato Times, parlando di religione, spiritismo e disabili.
Credenze spiritualiste, concetti neocristiani e ritagli di religioni orientali, induismo e buddismo.
Al Times ribadì di credere nella reincarnazione: per spiegarsi, disse, che è proprio questa la ragione delle sofferenze di cui è pieno il mondo.
Sotto certi versi un concetto simile a quanto affermato dai Medium, secondo i quali una persona che vive in condizioni di particolare difficoltà, è proprio perché deve espiare colpe avute in vite precedenti.

"Le mie convinzioni sono mutuate negli ultimi 8-9 anni. Ognuno di noi trae insegnamenti da quanto fatto in passato: azioni buone o negative che siano. 
Voi e io abbiamo ricevuto due mani, due gambe, un cervello mediamente decente. 
Altre persone non sono nate così, e la ragione è una: il karma funziona con riguardo a una vita anteriore. Bisogna guardare le cose che ci succedono in vita e chiedersi perchè. Ognuno raccoglie ciò che semina"

Immediate e durissime furono le reazioni delle associazioni dei disabili e di quelle assistenziali.
Le convinzioni sulla reincarnazioni provocarono sarcasmi da parte degli stessi disabili.
"E io forse sono stato un pessimo allenatore di calcio nella mia vita precedente" commentò David Blunkett, non vedente, segretario di Stato all'Educazione.
La solidarietà a Hoddle venne solo da piccoli circoli di buddisti.
Intervennero presto i politici, il sottosegretario allo sport e infine lo stesso primo ministro: ai tempi Tony Blair.
In un'intervista successiva sul Mirror disse di essere stato male interpretato: "Sono cristiano".
Ma i cristiani non hanno mai creduto nella reincarnazione, dal terzo secolo in qua.
Così Hoddle cadde nuovamente in contraddizione.
Con una decisione di grande spessore morale, la Football Association lo cacciò dalla nazionale inglese.
Non poteva più restare al suo posto dopo quelle idee sui deficit dei disabili, che sarebbero testimonianze di errori in altre vite.
Anche Tony Blair aveva subito condannato Hoddle: "Dopo le sue dichiarazioni sarebbe offensivo che rimanesse al suo posto".
Il licenziamento venne comunicato da Geoff Thompson, presidente ad interim della Football Association, e dal direttore esecutivo David Davies, al termine di 24 ore di colloqui con i massimi dirigenti della federazione e con lo stesso Hoddle.
"E' stato chiaro a tutti che questo era il provvedimento migliore" diceva Davies.
Pesavano, oltre le frasi di Hoddle, anche le prese di posizione del mondo politico.
"Indifendibile", era stata giudicata la posizione del CT dal ministro dello Sport Tony Banks.
La nazionale venne subito affidata al direttore tecnico della federazione, Howard Wilkinson.


L'INCONTRO CON EILEEN DREWERY, IL MAGO URI GELLER ED ALTRE STRANEZZE
Hoddle aveva mutato una simile versione della vita quando conobbe Eileen Drewery, una guaritrice spirituale.
Fu da lì che cominciò a sposare credenze religiose sempre più strane, scelte di squadra a volte incomprensibili (tipo l'esclusione di Paul Gascoigne) e difficili rapporti con i media.
Molti osservatori ritengono che la signora Drewery fu la più grande influenza su Hoddle dal momento che, all'età di 18 anni, venne portato da lei dopo uno strappo al bicipite femorale.
Rifiutò di aiutarlo passo passo, ma promise di guarirlo in sua assenza.
Il giorno dopo, la ferita era scomparsa e lui era miracolosamente guarito.

Eileen Drewery: "Quello che si semina, si deve raccogliere. Diciamo che se in una lotta hai spezzato la schiena di qualcuno, allora nella prossima vita soffrirai per ciò che hai commesso nella precedente"

Il resto delle sue convinzioni erano un misto tra tradizioni orientali e filosofia New Age.
Karma e reincarnazione sono idee centrali in diverse religioni dell'Asia meridionale, ma gli osservatori hanno sempre ritenuto che le opinioni di Hoddle fossero piuttosto differenti.
Guhya Pati, uno scrittore sul Buddismo, disse: "Si parla un sacco di reincarnazione, anche se credo sia poco più che una pseudo-superstizione spirituale.
Certo che c'è una tradizione del karma nelle religioni orientali, utilizzato come strumento per insegnare che tutte le azioni hanno conseguenze e che le persone possono avere un'enorme responsabilità per la loro futura vita. Tuttavia l'idea che le persone sarebbero gravate da una disabilità a causa di qualcosa di negativo che hanno fatto in una vita precedente non è una rappresentazione accurata".
A ben vedere la religione di Hoddle era un curioso cocktail preparato in casa: nè anglicana, nè cattolica, nè battista, nè avventista, solo qualche idea semplice e contraddittoria ispirata dall'ossessione per Eileen Drewery e che Hoddle stesso inserì nello staff della nazionale inglese.
Hoddle afferma che "Eileen è uno strumento di Dio, come Gesu" e rivela che almeno tre quarti dei convocati la consultavano regolarmente.
Pare inoltre che poco tempo prima i mondiali del 98, lui ed Eileen Drewery andarono dal mago Uri Geller partecipando ad una seduta di guarigione.
Il "mago" di origine israeliana, accanito tifoso della nazionale inglese, raccontò in seguito che si era portato di nascosto a casa la Coppa del Mondo per trasmettere i suoi fluidi magici al trofeo a favore dei bianchi.
Inoltre affermò anche di aver seminato dei cristalli sul terreno di gioco dello stadio di Marsiglia (che da lì a poco avrebbe ospitato la nazionale inglese durante la Coppa del Mondo).
Hoddle smentì comunque la famosa visita e in un comunicato definì le cose raccontate dal "mago" "un' accozzaglia straordinaria di menzogne, imprecisioni, esagerazioni e insinuazioni fuorvianti".
Ma confessa che il suo più grande errore ai Mondiali del 1998 è stato quello di non portarsela dietro. Altrimenti, sostiene il CT, Beckham non sarebbe stato tanto stupido (si riferisce al calcetto dato a Simeone che costò l'espulsione dell'esterno del Manchester Utd, portando poi ALla seguente eliminazione ai rigori).

Hoddle: "Due giorni prima della sfida contro il Marocco, avevo sognato che Gazza era seduto dall'altra parte del tavolo e piangeva, al momento non capii il significato del sogno/profezia"

La vittima principale di Hoddle fu il già citato Gascoigne.
Hoddle racconta che quando gli comunicò di averlo escluso dalla rosa per la Francia, Gazza, ubriaco fradicio, entrò in camera sua in albergo, ricoprendolo di insulti, e dopo aver preso a calci una sedia sfasciò una lampada di vetro con un pugno.
Lo stesso Hoddle, all'indomani, aveva minimizzato di fronte ai media, definendo "invenzioni" le frammentarie cronache che ventilavano la reazione furibonda di Gascoigne.
Steve McManaman, paragonò i metodi di allenamento di Hoddle a quelli di una "setta", accusandolo di favorire quei giocatori che sceglievano di abbracciare le sue convinzioni.

David Beckham: "durante le convocazioni sembrava di essere al mercato 'tu si, tu no'. Furono modi sbagliati. Lui poi ci faceva sedere in cerchio e diramava la formazione titolare, poi agli esclusi toccava parlare nelle conferenze stampe come se la formazione non fosse mai stata annunciata.
Annunciò la lista dei titolari che avrebbero giocato contro la Tunisia, leggendoli da un pezzo di carta, poi disse i nomi di quelli che nel pomeriggio avrebbero parlato in conferenza stampa con i giornalisti e tra quelli c'ero anche io. Molti allenatori cercano d'ingannare la stampa e la squadra avversaria ma quella volta mi sembrava che stesse imbrogliando uno dei suoi giocatori".

Glenn Hoddle (spiegò i motivi dell' esclusione di Beckham dalla partita contro la Tunisia a France 98): "Sono tutti a giocare a golf e lui se ne sta con la sua ragazza, non è un buon segno per lo spirito di squadra".

David Beckham: "Non ero stato scelto tra i titolari perchè avevo passato la giornata con la mia ragazza, quell'esclusione mi sembrò assurda. Invece prima della partita contro la Colombia annunciò che avrebbe voluto provare un nuovo tipo di punizione: un giocatore alza la palla ed io avrei calciato al volo scavalcando la barriera. Per via un tendine stirato e per paura d'infortunarmi, superai gli uomini in barriera e calciai con un tiro ad effetto, Glenn si arrabbiò moltissimo: 'Non lo sai fare? Beh, se non sei capace, lasciamo perdere' ".

Gary Neville: "Uno dei massaggiatori chiese al personale di allenarsi sul campo in senso antiorario durante la partita contro l'Argentina per creare energia positiva".

L' immagine "spirituale" di Glenn Hoddle venne però in parte persa dopo il divorzio dalla moglie, Anne.
Hoddle negò ferocemente di essere stato infedele.
Eppure la sua relazione con un'altra donna venne citata nella domanda di divorzio della moglie.
Queste controverse comunque non impedirono ad Hoddle di trovare una nuova squadra: nel 2000 allenerà il Southampton.
Poi 3 stagioni al Tottenham sino al 2003, infine il Wolverhampton dal 2004 al 2006.


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giovedì 7 luglio 2016

L'Italia e Il Mondiale "Fascista" Del 1934: Arbitri Accomodanti ed Errori Vari

Dopo il primo mondiale del 1930 organizzato in Uruguay, nel 1934 la coppa del mondo di calcio
giunge in Italia.
Ai tempi la situazione storico-politica era molto ingarbugliata tra rivoluzione cinese, l'ascesa d' Hitler in Germania (nominato da poco tempo fuhrer del Terzo Reich), paesi sudamericani tipo Bolivia e Paraguay lacerati da guerre interne e regime fascista in Italia con al potere Benito Mussolini.
In questo scenario viene organizzato in Italia il secondo mondiale di calcio, il regime di Mussolini, che già governava il paese, voleva sfruttare a fini propagandistici tale evento in modo da dare maggior spessore internazionale all’Italia e creare al tempo stesso un maggior senso di coesione nazionalista all’interno del paese.
Tra agevolazioni per quanto riguarda trasporti, merci e sgravi fiscali il regime appoggia in pieno l'organizzazione del mondiale costruendo anche stadi ex novo.
C'erano più o meno tutte le nazioni più forti, tranne i maestri inglesi (ed in generale le nazionali britanniche) che continuavano a ritenere inutile partecipare a questi mondiali in quanto inventori del gioco del calcio (situazione che durerà sino al 1950) ed Uruguay per ripicca nei confronti dell’atteggiamento ostruzionistico mantenuto dagli europei quattro anni prima.
Alla fine i paesi partecipanti furono 16 dei quali 12 europei.
Precisamente: Austria, Belgio, Germania, Italia, Francia, Cecoslovacchia, Ungheria, Svizzera, Romania, Spagna, Svezia, Olanda, Argentina, Brasile, Stati Uniti ed Egitto.


GLI ARBITRI ACCOMODANTI SOTTO LO SGUARDO DI MUSSOLINI
La nazionale italiana era composta principalmente da giocatori oriundi.
Le partite iniziarono alla fine di maggio con la formula ad eliminazione diretta, l’Italia di Pozzo esordì con un impegno agevole agli ottavi contro gli Stati Uniti a Roma vincendo per 7-1.
Da questo turno in poi cominciarono le feroci polemiche arbitrali.
Dopo aver superato facilmente gli ottavi, nei quarti di finale a Firenze, c'era la temibile Spagna del portiere Zamora, del terzino Quincoces e degli attaccanti Langara e Rugeiro.
La partita finì 1-1 anche dopo i tempi supplementari, nell’occasione gli spagnoli si lamentarono molto dell’arbitraggio considerato nettamente filo-italiano: durante la partita Monti procurò un infortunio all’attaccante Langara mettendolo fuori gioco per il resto della competizione, impedendogli così di disputare la seconda partita (all’epoca non erano previsti i calci di rigore quindi la partita si rigiocò il giorno seguente).
Inoltre venne annullato un goal regolare agli spagnoli e il pareggio dell'Italia era irregolare (carica sul portiere spagnolo).
Tante se ne sono raccontate sul replay di quell’Italia-Spagna, si disse che esponenti fascisti entrarono nello spogliatoio spagnolo ordinando di non far giocare il fortissimo Zamora nella seconda partita.
Non a caso, nella ripetizione della partita, la Spagna si ripresentò in campo senza il suo portierone, cambiando ben sette undicesimi della formazione scesa in campo il giorno prima (molti infortunati anche a seguito della prima partita).
L'Italia vincerà 1-0 il replay grazie ad un altro goal controverso e a ben 2 reti regolari annullate agli spagnoli, l'arbitro svizzero Mercet dopo questa partita verrà sospeso dal dirigere match internazionali.
L'Italia dopo aver superato gli spagnoli, faticosamente e in situazioni poco chiare, si trasferiscono a Milano per affrontare l’Austria in semifinale, gli austriaci erano insieme agli ungheresi i grandi favoriti per la vittoria finale ed avevano molti campioni in squadra.
Prima della partita, l’allenatore austriaco Meisl che aveva già capito l’aria che tirava dichiarò: “temo l’Italia, ma temo molto di più l’arbitro”, in effetti fece molto discutere l’arbitro in particolare nell’occasione del gol partita dove Meazza rubò il pallone dalle mani del portiere Platzer con una netta carica.
La cosa curiosa che nelle prime due partite fu sempre lo svizzero Mercet ad arbitrare (roba impensabile nel calcio moderno) più il belga Baert (la prima contro la Spagna).
L’Italia arriva così in finale, spinta dagli arbitri e dal regime fascista, ad attenderla vi era la Cecoslovacchia che in semifinale superò la Germania grazie ad una tripletta di Nejedly.
La partita giocata nello stadio nazionale fascista di Roma fu molto combattuta e come la semifinale Italia-Austria venne arbitrata dallo svedese Eklind.
L'arbitro Eklind, prima di quest'ultima partita, si recò in tribuna d'onore per rendere omaggio alle autorità fasciste, oltre ad essere stato visto a colloquio personale con lo stesso Mussolini (che sedeva accanto a Jules Rimet, l'inventore dei mondiali calcistici).
Inchieste giornalistiche successive riporterebbero come fosse stato lo stesso Mussolini ad imporre alla FIFA gli arbitri delle singole partite, incluso quello della finale
Parlando della partita, a passare in vantaggio a circa 20 minuti dalla fine fu la Cecoslovacchia con un gol di Puch (cechi che sfiorano il 2-0 e colpiscono 3 legni), l’Italia però pareggiò all'81esimo minuto con Orsi fece partire un gran destro che infilò il portiere Planicka.
Si arrivò ai tempi supplementari, durante i quali arrivò il gol del bolognese Schiavio a siglare il definitivo 2-1.
La stampa internazionale, in particolar modo quelle francese, austriaca e cecoslovacca, denunciò un'atmosfera di pressione sugli arbitri, tesa a favorire la nazionale di casa.


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