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giovedì 24 marzo 2016

Il Manager Più Espulso Di Tutti I Tempi: Bobby Cox (MLB)

Con 161 espulsioni in 32 anni da head coach (1968-2010) Bobby Cox è il primatista MLB sotto questo punto di vista ed è l'unico cacciato 2 volte durante le World Series.
Record ben superiore ai vari John McGraw, Leo Durocher o Earl Weaver.
Come manager lo ricordiamo ad inizio carriera con gli Atlanta Braves, poi 3 anni a Toronto, infine dal 1990 al 2010 con il ritorno ai Braves.
Uno dei pregi principali di Cox era la fedeltà incrollabile che ha sempre mostrato verso i suoi giocatori, che a loro volta erano motivati ​​a dar tutto l'impegno possibile
Se sono proteste giuste o sbagliate, Cox proteggeva e supportava sempre i suoi giocatori sia dentro che fuori dal campo.
Anche per questo, probabilmente, nel 2007 divenne il quarto manager più vincente di tutti i tempi della MLB.


ESPULSIONI
Anche se gli arbitri potevano fare a meno delle invettive di Bobby, non avevano quell'animosità verso di lui che avevano, invece, verso Earl Weaver o Billy Martin.
L’arbitro Dale Scott disse: "Io rispetto molto Bobby, e, anche se non so se gli piacciono davvero gli arbitri, lui comunque ci rispetta".
"E' un dato di fatto che entri in conflitto con noi, e i suoi giocatori sanno che se c'è un problema con gli arbitri, ci sarà lui a prendersi cura di loro.
Noterete che sono pochi i giocatori dei Braves espulsi".
Scott racconta la storia di una discussione con Cox:

"Fu un errore di Bobby che scatenò il mio scambio più memorabile con lui. Un battitore dei Braves aveva colpito un pop sulla linea dell’esterno destro che il mio partner arbitrale Ron Kulpa chiamò Foul. Bobby uscì fuori dal Dugout per discutere".

Esasperato, si rivolse a me e gridò: "Dai, Sam! Sai che ha sbagliato!".
Ron Kulpa disse: "Um, Bobby? Il suo nome è Dale".

Quello che è successo dopo è stato molto divertente perché tutti e tre stavamo cercando faticosamente di non ridere.
Passarono alcuni secondi prima che Bobby alla fine dicesse: "Oh Dio, mi dispiace".
Gli dissi che andava tutto bene, ero stato chiamato in modi peggiori.
Poi impassibile disse: "Sono sicuro che avete capito".

La sua prima espulsione invece è datata 1° maggio 1978: contro i New York Mets.
Cox è stata l'unica persona tra tutti i giocatori e dirigenti ad essere stato espulso in due partite di World Series (1992 e 1996).
Venne espulso nel nono inning di gara 3 delle World Series 1992 per aver lanciato un casco in campo allo Skydome di Toronto.
Cacciato anche dalle World Series 1996 dopo aver protestato per una chiamata su Marquis Grissom. Anche se i replay mostrarono Grissom salvo, l'arbitro Terry Tata lo chiamò Out.
In una partita di luglio 2006, Cox riuscì a salvare dall'espulsione l'esterno Jeff Francoeur.
Nel giugno 2007, cacciato da Ted Barrett, raggiunse la 132esima espulsione superando John McGraw fermo a 131.
"Solo" 124 per Leo Durocher e 97 per Earl Weaver.
Barrett chiamò il terzo Strike su Chipper Jones, per Cox invece era Ball.
Riguardo il record battuto:
"Non significa nulla. Significa solo sono stato in giro per molto tempo. Questo è tutto"

Dopo aver discusso con Barrett, Cox si diresse verso la panchina, ignaro di essere stato espulso (per la verità era stato abbastanza evidente il gesto dell'empire).
Ovviamente, niente fuochi d'artificio o cerimonie sul campo per il record, poco nobile, appena battuto.
Tra l'altro, sembrava che solo una piccola parte dei 36,186 tifosi presenti si rese conto che Cox era stato espulso.
Questa del 23 giugno era la sua settima espulsione della stagione e che appunto gli permise di superare McGraw (che ricevette 14 delle sue espulsioni nel corso della sua carriera da giocatore).
Il 17 settembre 2010, Cox è stato espulso per la 158esima volta nella sua carriera da allenatore durante il secondo inning di una partita contro i New York Mets.
Poi altre 4 sino al 11 ottobre 2010, giorno del suo ritiro.


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mercoledì 23 marzo 2016

La Rivalità Tra Celtic e Rangers: Scontri, Incidenti, Morti

Oggi parlerò della rivalità più vecchia e forse anche più accesa della storia del calcio: l'Old Firm, ovvero Rangers e Celtic di Glasgow.
Entrambe le squadre godono di una tifoseria fantastica: pensate che il Celtic vanta il record di tifosi in trasferta (Porto-Celtic del 2003, ben 80000 persone allo stadio), ed i Rangers negli anni di crisi finanziaria che han portato il club in quarta serie ha registrato il record di abbonati (quasi 40000 in uno stadio che ne contiene 50000).

"At the going down of the hun and in the morning, we will remember them" 

Così i supporters del Celtic accolgono l’ingresso in campo dei loro cugini, ricordando la loro caduta, il drammatico fallimento del 2012, riadattando l’”Ode Of Remembrance”, ossia l’ode in memoria dei caduti nella Prima Guerra Mondiale, ricorrenza molto cara alle autorità e al popolo Britannico e di conseguenza ai tifosi dei Rangers, che rispondono goliardicamente ai sostenitori del Celtic “The Monkeysdied” (scimmie morte).

Questa rivalità comunque travalica il solo significato sportivo perchè affonda le sue radici anche nella religione, e subito dopo nella politica, già perchè per poter spiegare da dove nasce questa rivalità dobbiamo proprio partire dalla storia.
Tutto nasce nel 1532, quando Enrico VIII pone un veto alla chiesa Romana, lo stesso verrà scomunicato e da qui inizierà la scissione della chiesa Romana (da quella che poi sarà la chiesa Anglosassone).
Qui inizia anche una divisione interna nel regno.
I fondatori del Ranger, i fratelli Mc Neil, Mc Beath e Campbell, erano fervidi sostenitori del protestantesimo, ed appassionati di Rugby.
Un giorno scoprono il gioco del calcio e decidono di fondare una propria squadra, che trae origine dal nome di una squadra inglese di Rugby.
Nascono così i Rangers di Glasgow.
Per vedere però il primo derby, bisogna attendere il 1888, anno in cui Frate Walfrid, originario irlandese, decise di fondare un club di Calcio, in modo da raccogliere soldi per i poveri della città, che in larga parte erano irlandesi e cattolici.
Il club, ricevette la benedizione nella chiesa di Santa Maria nell'East Rose, e venne chiamato Celtic, per rimarcare le origini celtiche delle popolazioni irlandesi e scozzesi.
Altri richiami all'Irlanda sono i colori della divisa e lo stemma (quadrifoglio) richiamo al trifoglio di San Patrizio.
Ci si mise anche il fiume Clyde a dividere la città: protestanti da una parte e cattolici dall'altra.
I Bould Boys sfidarono subito l'altra squadra della città, ovvero i Rangers.
La partita finì 5 a 2 per i "cattolici" e fu accolta, la vittoria, come un evento fuori dal comune.
Una cosa simile accadde anche ad Edimburgo dove con le stesse radici cattoliche nasceva l’Hibernian Football Club, antagonista nella capitale scozzese dell’Hearts Of Midlothian, i cuori granata di Edimburgo, di chiara matrice protestante. 
Fratello Walfrid sceglie il nome di Celtic per richiamare le origini celtiche della popolazione, mentre a Edimburgo il nome Hibernian non poteva che alludere all’antico nome latino “Hibernia” dell’odierna Irlanda.


GREEN BRIGADE ED INTER CITY FIRM
I sostenitori più accesi del Celtic costituiscono un’autentica eccezione nel mondo del tifo nel Regno Unito: si definiscono ultras e si riconoscono sotto il nome della Green Brigade, gruppo formatosi nell’estate del 2006 che occupa il settore 111 al Celtic Park. 
I membri del gruppo sono descritti come un "un vasto fronte anti-fascista, anti-razzista e contro la discriminazione settaria". 
La Green Brigade è celebre inoltre per le coreografie coinvolgenti, fatte di striscioni, bandiere e torce sul modello del movimento ultras continentale.
Elemento imprescindibile della Green Brigade è la forte identità nazionalista irlandese presente al suo interno e la totale avversione alla corona del Regno Unito e a tutte le nazioni che opprimono i popoli in cerca di libertà.
Discorso completamento diverso invece per i tifosi dei Rangers. 
La frangia più violenta dei supporters della parte unionista di Glasgow è rappresentata dall’Inter City Firm (ICF). 
Il fenomeno hooligan nella parte protestante della città è in stretta relazione con la storia del movimento. 
I vari scontri che videro protagonista la ICF portarono addirittura il club negli anni ’60 e ‘70 all’esclusione dalle coppe europee.
Rispetto al passato la frangia violenta del tifo dei Gers si è tranquillizzata anche a causa del fallimento nel 2012.
Spesso i tifosi dei Gers intonano le canzoni di Bob Marley, tra le quali spicca Three Little Birds, mentre sugli spalti di Ibrox molte volte i tifosi espongono numerose Union Jack e intonano cori di scherno rivolti verso uno dei simboli dell’indipendenza dell’Irlanda, il Bobby Sands tanto apprezzato dai sostenitori del Celtic. 
Celebre il "Could you go a chicken supper, Bobby Sands?" in riferimento alla sciopero della fame che lo portò a morire dopo 66 giorni di digiuno nel 1981.


OLD FIRM E CANTI DI SETTARISMO ED UNIONISMO VIETATI
La rivalità, nei primi anni, per quanto fosse accesa, si limitava al rettangolo di gioco.
Con il passare degli anni, le squadre raccoglievano sempre più consensi, chi in città (Celtic) chi nelle zone limitrofe (Rangers) e questo ha portato le persone a vivere anche in politica lo scontro calcistico. Se sei un Celtic, vieni dal proletariato, se sei un Ranger, sei borghese.
Se tieni Celtic sei indipendentista (Repubblica), se sei Ranger sei unionista (Regno Unito).
Diventeranno le due squadre più vincenti di Scozia e qui verrà coniato il termine “Old Firm” per indicare il tandem di Glasgow e più nello specifico il derby dei derby.
“Vecchio Affare” è un termine che nasce con una connotazione spregiativa: sono gli avversari che li chiamano così per far riferimento al connubio vincente “made in Glasgow”.
Che si giochi a Celtic Park o ad Ibrox, non c’è match che sia sotto controllo speciale dalle forze dell’ordine.
Negli ultimi anni si è deciso spesso e volentieri di giocare l’Old Firm ad orario di pranzo, soprattutto per favorire una migliore sorveglianza.
La storica inimicizia tra le due tifoserie e le due comunità, è sfociata ormai in un’ondata di violenza che ha causato anche diversi morti.
Allo stadio sono banditi canti che hanno connotati di settarismo, ma l’odio prosegue ed è annidato in canti che inneggiano all’I.R.A. (cioè gruppo terroristico che mira a riunire le due Irlande) su sponda Celtic, e all’unionismo e alle marce orangiste lato Rangers. Lo stesso avviene, forse anche in maniera più accentuata a livello sociale, a Belfast.
Nel capoluogo dell’Irlanda del Nord si tifa Celtic o Rangers a seconda dell’appartenenza sociale.
Anche lì abbiamo il Glentoran (considerato cattolico) e il Linfield (protestante e in buoni rapporti con i Rangers. Usano anche lo stesso colore di maglia).
Basta farsi un giro per i quartieri della città portuale dell’Ulster per “leggere” sui murales l’astio atavico tra due comunità, che nonostante la pace firmata e la deposizione delle armi da parte di gruppi paramilitari come I.R.A e U.D.A , sono ben lungi dal voler guardare ad un futuro comune e ad una storia condivisa.


PRIMI SCONTRI
I primi scontri tra tifosi si registrano già nel 1901.
Il 1931 passò alla storia perchè vide la morte del portiere John Thomson che rimase ucciso in campo dopo che si era gettato coraggiosamente sui piedi dell'avversario Sam English, riportando una grave frattura al cranio che ne causò la morte in ospedale la sera stessa
Tornando alla rivalità, per passare da inimicizia a vera e propria rivalità infuocata si deve attendere l'1 febbraio del 1933.
La partita finirà 0 a 0, ma gli scontri nel rettangolo di gioco furono duri, durissimi, nessuna delle due squadre avrebbe accettato la sconfitta, e quello che si vedeva in campo andava oltre la concezione del gioco del calcio.
In qualche modo tutto ciò fece precipitare la situazione al Celtic Park, dove 42000 persone, all'uscita dello stadio, si scontrarono dando vita a violenti scontri che di fatto fecero nascere la rivalità e l'odio tra le due squadre.
Da lì, che sia all'Ibrox Stadium o al Celtic Park, il clima di guerriglia urbana sarà più o meno sempre presente.
Nel 1941, in clima bellico (seconda Guerra Mondiale) Celtic Park viene chiuso per 1 mese per via di violenti scontri con i sostenitori dei Rangers avvenuti nei pressi d'Ibrox.
Anche nel 1949 il clima è tesissimo e in Coppa Di Lega la maxi rissa è evitata per pochissimo.


LA COPPA DEI CAMPIONI E YOU'LL NEVER WALK ALONE (CELTIC)
Tra le stracittadine memorabili spicca quella del 1957 con una vittoria biancoverde 7-1: per la prima volta dagli spalti dell’Hampden Park si levò l’inno You’ll Never Walk Alone.
Nel 1965 il Celtic vince la Coppa Di Lega ad Hampden con i tifosi dei Rangers che invadono il campo.
Comunque l’apoteosi calcistica per il Celtic fu la Coppa dei Campioni del ‘67 conquistata a Lisbona contro l’Inter di Mazzola: il Celtic divenne il primo club britannico e nord europeo a vincere la competizione.
E i giocatori biancoverdi che scesero in campo sono ancora oggi ricordati come Lisbon Lions (Leoni di Lisbona) (quei giocatori avevano anche una peculiarità: erano tutti giocatori "di casa", nati e residenti nel raggio di pochi chilometri dallo stadio del Celtic).
Il calore dei tifosi ha fatto registrare un record di spettatori che resiste nelle competizioni europee dal 1970, quasi 134 mila persone per la sfida con il Leeds United.


LE VITTORIE IN PATRIA, LA COPPA DELLE COPPE E LA SQUALIFICA EUROPEA (RANGERS)
I Rangers sono tra le squadre più vincenti al mondo avendo vinto più di 100 trofei e detenendo il record di campionati vinti e di Coppa di Lega vinte.
Inoltre nel 1972 vinsero anche la Coppa delle Coppe, eliminando 3-1 il Bayern Monaco in aggregate e battendo 3-2 in finale la Dinamo Mosca a Barcellona.
Finale che vide scontri tra tifosi prima e dopo la partita ed anche un'invasione di campo di circa 10.000 scozzesi ubriachi a un minuto dalla fine dell'incontro; invasione ripetuta al fischio finale, che impedì la cerimonia di premiazione e che diede vita ad accesi scontri non privi di brutalità con la polizia spagnola.
L'invasione costò ai Rangers la squalifica internazionale per due stagioni, poi ridotte a una dall'UEFA, dunque la squadra protestante non poté difendere nella stagione successiva la Coppa vinta.


ANNI 70 E IL SECONDO DISASTRO DI IBROX
Seppur Glasgow all'epoca sia ben lontana dal clima di terrore che si viveva negli anni ’70 e ’80 a Belfast, dove le differenze ideologiche portavano spesso a numerosi omicidi per le strade, la tensione politica è tanto forte quasi quanto quella religiosa. 
Non a caso, infatti, al Celtic Park sono più frequenti le bandiere della Repubblica d’Irlanda, o di qualsiasi nazione che voglia autogovernarsi, rispetto a quelle della squadra. 
E per un motivo analogo ad Ibrox, la casa dei Rangers, i vessilli del Regno Unito predominano su quelli del club. 
Comunque tra gli anni '70 ed '80 si registrò un numero cospicuo e preoccupante di morti a causa dell'Old Firm, dato che portò il premier scozzese ad adottare misure drastiche attraverso la somministrazione di pene severe e rigide. 
Dopo il primo disastro d'Ibrox avvenuto nel 1902 in un incontro tra Scozia ed Inghilterra(25 morti ed oltre 300 feriti), il secondo incidente sempre nello stadio dei Rangers si verificò durante la partita contro il Celtic il 2 gennaio 1971. 
Verso l'89esimo il Celtic passò in vantaggio, e molti tifosi del Rangers abbandonarono lo stadio. Tuttavia, negli ultimi secondi del recupero, Colin Stein segnò il goal del pareggio.
Mentre la folla si apprestava ad abbandonare lo stadio, la calca sulla scalinata 13 aumentò. 
Secondo le ricostruzioni qualcuno, cadde, causando una tragica reazione a catena. 
La tragedia portò alla perdita di 66 vite umane. 
La maggior parte dei decessi fu causata dall'asfissia. 
Oltre 200 tifosi rimasero feriti.
Inizialmente si pensò che alcuni fan avessero lasciato lo stadio con un leggero anticipo quando segnò il Celtic, e che fossero tornati verso il campo attirati dai canti di gioia per il pareggio di Stein; in questo modo si sarebbero scontrati con i tifosi che stavano lasciando lo stadio al termine della partita.
Per approfondire: I Due Disastri Dell'Ibrox Stadium (1902 e 1971)


LA RISSA DI HAMPDEN (ANNI 80)
Dopo la finale di Scottish Cup del 1980 un’invasione di campo di entrambe le tifoserie porta a una battaglia sul terreno di gioco di Hampden Park conclusa con 1 morto, violente cariche e oltre 200 arresti.
In un primo momento furono distrutte le recinzioni con i tifosi dei Rangers che buttavano di tutto in campo: tra sedie, bandierine e lattine.
Poi tutti in campo: circa 9000 tifosi.
Allora si disse che il problema era la situazione politica in Irlanda del Nord, e la risposta fu il divieto di vendita di alcool negli stadi.
Una pagina molto amara nella storia europea biancoverde fu scritta in occasione della Coppa delle Coppe 1984-1985, nel corso della gara di ritorno degli ottavi di finale contro il Rapid Vienna.
Dopo esser stati sconfitti per 3-1 in Austria, il Celtic stava vincendo per 3-0 a Glasgow, quando Rudolf Weinhofer del Rapid, si gettò a terra, sostenendo di essere stato colpito da una bottiglia lanciata dagli spalti dai sostenitori del Celtic.
Nonostante le immagini televisive dimostrassero che il giocatore non fosse stato minimamente sfiorato, l'UEFA decise di annullare la partita, e di farla rigiocare in campo neutro.
Al Celtic fu anche comminata una multa di 17.000 sterline e la squalifica del campo per una partita. La ripetizione si disputò all'Old Trafford di Manchester, dove il Rapid si impose per 1-0 e guadagnò il passaggio del turno.
Nel 1987 invece l'Old Firm vede un clima tesissimo in campo con 3 cartellini rossi e 62 arresti.
In campo i vari Frank McAvennie, Chris Woods, Graham Roberts, Terry Butcher se l'erano date di santa ragione.


GIOCATORI CATTOLICI NEI RANGERS?
Sono pochissimi dal dopoguerra in poi i giocatori che hanno vestito entrambe le casacche.
Forte polemica suscitò il passaggio dell’attaccante Mo Johnston ai Rangers nel 1989 che ai tempi venne acquistato da Graeme Souness. 
I “Gers” lo prelevarono dal Nantes, ma il giocatore, di fede cattolica, aveva giocato in precedenza per il Celtic. 
I tifosi dei Blues cercarono di boicottare il passaggio che alla fine però si fece. 
Verrà accolto a Celtic Park come "Judas".
Ad Ibrox col tempo hanno giocato altri giocatori cattolici, tra cui Lorenzo Amoruso che ne è anche stato il capitano. 
Kenny Miller, in anni recenti, è più volte passato da una sponda all'altra della città: giocando per i Rangers, poi nel Celtic ed infine tornando ai Rangers.


ANNI 90 E 2000
Dal 1996 al 2003 si registrano ben 8 morti e centinaia di feriti.
Nel 1996 ci fu un morto, nel 1999 nella partita vinta sul campo del Celtic che consegnò il titolo ai Rangers arbitri e giocatori vennero colpiti da seggiolini e aste di bandiera lanciati in campo. 
E se gli arresti furono "solo" 113 gli scontri tra le due tifoserie si diffusero a macchia d’olio in tutta la città. 
Nel 1997/98, Paul Gascoigne ai tempi con i Rangers, segna e corre a festeggiare sotto alla curva del Celtic mimando un suonatore di flauto (e la canzone "The Sash" una popolare canzone degli Unionisti di Ulster), scatenando l’apocalisse. 
Gascoigne in seguito ricevette una multa di 40mila sterline e soprattutto minacce di morte da parte dell'I.R.A.
Nel 2002 si registrano oltre 70 feriti.


L'ARBITRO HUGH DALLAS
C'è davvero di tutto nell'Old Firm, come quando l'arbitro Hugh Dallas nel 1999, dopo esser stato colpito da oggetti fu caricato da 4 tifosi del Celtic mentre stava ricevendo le cure.
Dallas era stato protagonista di alcune decisioni arbitrali controverse come l'espulsione di Mahe.
Lo stesso in seguito divenne designatore arbitrale del campionato, verso di lui il Celtic si è sempre sentito danneggiato perché sospettato di anticattolicesimo. 
In una sua email del 2010 sarebbero partiti messaggi diffamatori contro il Papa in occasione della visita in Scozia. 
Quella in cui Benedetto XVI fece un mea culpa sui preti pedofili. 
Più che messaggi diffamatori era una vignetta satirica che ritraeva il papa con in mano un bambino e con su scritto "attenzione".
Il portavoce della Chiesa di Scozia, Peter Kearney, scrisse una lettera alla Federazione scozzese che intanto stava indagando per conto suo sulla vicenda: «Abbiamo atteso le vostre verifiche, ora chiediamo una risposta: se le mail contro il Papa sono vere, chiediamo il licenziamento di Dallas. E una dichiarazione pubblica che la Federazione non è contro i cattolici».
Hugh Dallas, accertata la sua colpevolezza, verrà licenziato dalla federazione.


NEIL LENNON: I PROBLEMI IN NORD IRLANDA E IL PACCO BOMBA
Neil Lennon cattolico, nativo di Lurgan, in Irlanda del Nord, è diventato negli anni 2000 il bersaglio preferito dei fanatici unionisti. 
Nel 2002 fu addirittura costretto a lasciare la nazionale nordirlandese. 
A poche ore dalla partita con Cipro in cui sarebbe stato il primo capitano cattolico romano dell’Irlanda del Nord, la polizia lo fece scendere dal bus della squadra diretto allo stadio. 
La formazione paramilitare lealista, Loyalist Volunteer Force (LVF), non aveva usato troppi giri di parole: «Lennon is a taig, and we didn’t want him to play at Windsor Park». 
Un taig, «uno sporco cattolico che non doveva giocare a Windsor Park» lo stadio di Belfast del Linfield. 
LVF “lasciò” scegliere a Lennon se «vivere o morire» qualora avesse deciso di scendere in campo. 
E l’allora capitano del Celtic sapeva bene che quei fanatici non scherzavano affatto, avendo compiuto 18 omicidi in cinque anni, tra cui l’assassinio dell’amico e giornalista cattolico Martin O’Hagan. 
Le milizie lealiste cominciarono a dipingere murales con i suoi ritratti sigillati da inviti funebri: «Neil Lennon RIP» (“Neil Lennon riposa in pace"). 
E suo padre fu colto da un infarto.
Dopo aver lasciato la nazionale, i fondamentalisti protestanti l’hanno seguito anche in Scozia: qualche anno fa in un derby con i Rangers fu aggredito senza pietà (perse coscienza e si risvegliò solo in ospedale). 
Un altro episodio che lo vide protagonista fu il pacco-bomba recapitatogli nel 2011 quando era l’allenatore del Celtic, rivolto a lui e a due suoi conoscenti, un avvocato e una parlamentare, entrambi sostenitori del club “cattolico”. 
La polizia scozzese intercettò i tre ordigni ed ha assicurato sulla reale intenzione di colpire per «uccidere o mutilare».


IL SEGNO DELLA CROCE DI BORUC (2006)
Svariati sono gli aneddoti quasi al limite del possibile.
Nel 2006, Artur Boruc, in carica al Celtic, prima del fischio iniziale bacia il palo e fa il segno della croce, tutto questo sotto la curva dei protestanti!
Potete immaginare quanti "militari" siano serviti affinchè quel derby potesse iniziare con una sufficiente sicurezza per il portiere polacco.
Boruc venne anche accusato dalla magistratura e rischiò di comparire davanti al giudice, per aver cercato di aizzare gli animi.


LA GUERRIGLIA DEL 2011
Nel marzo 2011 si sono registrati, in un derby di Coppa ben 34 arresti e 229 fermi.
Il 2 marzo del 2011, infatti, le due squadre si sono ritrovate negli ottavi di finale della FA Cup scozzese.
Il Celtic vinse 1-0 con gol di Mark Wilson, ma il derby è stato definito vergognoso dalla polizia e dalle autorità scozzesi.
13 i giocatori ammoniti, 3 gli espulsi e continui tafferugli sugli spalti.
Le autorità giudiziarie e politiche minacciano di cancellare il derby, per metter fine a questa violenza.
Tutto inutile.
Sempre nello stessa partita da ricordare anche le risse tra Ally McCoist (allenatore in seconda ed ex leggenda dei Rangers) e Neil Lennon (si, ancora lui, il focoso Nord-Irlandese più volte minacciato di morte).
Essere del Celtic o essere dei Rangers è qualcosa scritto nel DNA e non lo si può limitare.


LA CRISI DEI RANGERS E LA RINASCITA
Purtroppo i soldi riescono a rovinare questa rivalità ed infatti i Rangers entrano in liquidazione nell'Ottobre del 2012, ripartendo quindi dalla Scottish Third Division, forse in fondo anche con il rammarico dei tifosi del Celtic che dovranno aspettare per godersi una sfida con così alta emotività.
Come detto in apertura nel momento più buio della loro storia, nella prima partita di Scottish Third Division erano presenti 50.000 spettatori ad Ibrox. 
In quella circostanza fu stabilito il record mondiale di presenza per una partita di quarta serie, numero più volte riconfermato nel corso delle stagioni trascorse nelle serie minori.
Dopo duri anni nelle serie inferiori (duri a livello d'introiti) i protestanti di Glasgow riescono nel 2014/15 ad essere promossi in seconda serie ma mancheranno la promozione.
Nel 2015/16, l'anno successivo, la risalita dei Rangers è quasi completa.


I DERBY POST OFFENSIVE BEHAVIOUR ACT
L'introduzione nel 2012 dell’Offensive Behaviour At Football And Threatening Communications Act, proibisce alle tifoserie di cantare gli storici cori identitari dei club: Billy Boys e The Famine Song per i Rangers, Ira e Ibrox Disaster Song per i Celtic.
Chi sgarra rischia fino a cinque anni di prigione.
Quando viene giocato un Old Firm di rito anche le visite della polizia che fa ad entrambe le società chiedendo ai giocatori di non esagerare nelle esultanze, pena l’arresto, “per incitazione alla violenza”.
Di rito anche gli avvisi alle tifoserie: nessuno striscione o bandiera che richiami all’identità religiosa o politica delle due squadre è permesso.
Dopo il match del 2012, le due squadre si re-incontrano in coppa a febbraio del 2015 con il Celtic ovviamente che vincerà il campionato, invece i Rangers mancheranno la promozione (beffati dagli Hearts).
Old Firm tutto sommato tranquillo dove si registrano solo 19 arresti, più che altro per cori offensivi ed esplosione di petardi ed ordigni.
Il fatto è che la rivalità, volente o nolente, non avrà mai fine.
Il calcio, a Glasgow, è tutto questo.


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lunedì 21 marzo 2016

Curt Schilling e La Calza Insaguinata Contro Gli Yankees (ALCS 2004)

Il 2004, a Boston e non solo, viene visto come annata storica, dato che vede tornare alla vittoria i Boston Red Sox dopo 86 anni di miti, maledizioni e leggende.
La vittoria dei bostoniani al di là  di qualsiasi riferimento a presagi e maledizioni, non è stata un'assoluta sorpresa dato che comunque gli Yankees di A-Rod (soffiato all'ultimo proprio ai Red Sox), se erano più forti, lo erano non di molto.
Red Sox che in quella stagione grazie all'ingaggio di Curt Schilling e a quello di Keith Foulke avevano rinforzato sia la rotazione che il bullpen, tornato finalmente ad una normale amministrazione dopo gli esperimenti di gestione del 2003.
I Boston Red Sox hanno iniziato a far parlare di se già all'inizio stagione soprattutto per la loro attitudine informale, subito messa in contrasto con l'immagine seria dei rivali del Bronx.
Questo modo di affrontare la stagione e la competizione in generale è stata la chiave vincente delle 4 partite consecutive che i Red Sox hanno vinto contro New York nella finale per il titolo dell'American League.
Sullo 0-3 a sfavore contro una squadra come gli Yankees chiunque avrebbe abbandonato ogni speranza, loro invece ci hanno sempre creduto sino a ribaltare completamente la serie.
World Series che saranno poi portate a casa: battuti 4-0 i St.Louis Cardinals.


LA CALZA INSANGUINATA: GARA 6 ALCS 2004 (BLOODY SOCK)
Tornando alle ALCS contro gli Yankees la cosa che rimarrà impressa nella mente di tutti è la calza insanguinata di Curt Schilling in gara 6.
Il lanciatore soffriva di un problema alla gamba.
Lo stesso infortunio che aveva portato Schilling a lanciare in modo disastroso in Gara 1.
Infatti per permettere a Schilling, lanciatore dei Red Sox, di giocare al 100% i medici si erano inventati un nuovo tipo di intervento (provato prima su un cadavere).
L’intervento è consistito in tre punti di sutura applicati alla caviglia, con cui legare pelle e muscoli sottostanti per creare una sorta di muro che tenesse al suo posto il tendine ballerino del giocatore.
Pare che, a parte un po’ di sangue e siero che hanno bagnato la calza di Schilling durante la partita, l’intervento abbia funzionato perfettamente.
Secondo i "maligni" (e poco romantici) invece, Schilling non soffrì di nessuno infortunio.
Il tutto fu messo in scena dallo stesso Curt e dal suo staff, di modo tale che se avesse lanciato bene sarebbe diventato un eroe, altrimenti avrebbe avuto una scusa.
Cos'era quindi? Vernice o semplice ketchup.
Infatti il 27 aprile del 2007, il giornalista Gary Thorne disse di aver sentito dire dal catcher Doug Mirabelli dei Red Sox che il sangue sul calzino usato da Schilling era stato in realtà dipinto.
Mirabelli accusò Thorne di aver mentito e poco dopo aver parlato con lo stesso, Thorne fece marcia indietro dicendo di aver male interpretato quello che era stato inteso come uno scherzo.
Schilling ha risposto nel suo blog dicendo quanto segue:
Al di là di com'è la storia, quella stessa calza è stata venduta all'asta per 92mila dollari.


LITIGI E CRITICHE
Conoscendo Schilling comunque, ciò sarebbe una sorpresa sino ad un certo punto: infatti tante sono le controversie che lo riguardano.
Ad esempio nel 1993 con i Phillies ebbe alcuni conflitti con i compagni di squadra Mitch Williams, Larry Andersen e Danny Jackson per via della sua condotta durante le World Series del 1993.
Ogni volta che Mitch Williams saliva sul monte di lancio, telecamere CBS inquadravano Schilling che in panchina si nascondeva il viso con un asciugamano.
Venne accusato dai compagni di protagonismo: ovvero essere inquadrato più tempo in TV.
Sempre in questo periodo litiga con il front office dei Phillies etichettandoli come "incompetenti".
Durante una partita con Diamondbacks nel 2003, ha danneggiato una macchina fotografica QuesTec con una mazza dopo che stava litigando con l'arbitro.
Ciò portò Schilling ad una multa e ad uno scambio d'insulti con il capo esecutivo della Major League Sandy Alderson.
Sempre in questo periodo duri sono i conflitti con ESPN e in particolare con il giornalista Pedro Gomez che lo etichettò più volte come un "manipolatore che cercava solo di ripulire la sua immagine" e disse che l'amicizia tra lui e il compagno di squadra Randy Johnson era fittizia.
Le repliche di Schilling non si fanno attendere: "c'è un sacco di gente cattiva nel settore giornalistico: Pedro Gomez, Joel Heyman, solo per citarne alcuni. Le persone con così poca abilità nella loro professione hanno bisogno di speculare e di scrivere cose insensate e quindi interessanti da stampare. Ciò che li rende persone cattive? Forse la gelosia, l'amarezza, la necessità di essere diversi.
Nel corso di un programma radiofonico l' 8 maggio 2007 Schilling ha criticato Barry Bonds, affermando: "Ha ammesso che tradisce la moglie, non paga le tasse ed ha pure barato nel Baseball".
Poco dopo, Schilling ha pubblicamente chiesto scusa per simili affermazioni.


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Il Viaggio Di Ernest Shackleton Al Polo Sud (Spedizione Endurance)

"Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti"

Si narra che fu questo l'annuncio del britannico di origine irlandese Ernest Shackleton, apparso sul Times nel 1914, volto alla ricerca dell'equipaggio necessario per la spedizione diretta verso quello che restava l'ultimo baluardo dell'esplorazione: il Polo Sud.
Ernest Shackleton tenta inizialmente due volte l'impresa: nel 1902 a bordo della nave Discovery (il punto più a Sud che raggiungono è 480 miglia dal Polo) e poi tra 1907 e 1907 a bordo della nave Nimrod (a soli 180 km dal Polo. Condizioni estreme fecero propendere all'equipaggio di rientrare, Shackleton dirà "meglio un asino vivo che un leone morto").


SPEDIZIONE ENDURANCE (1914)
Le prime due spedizioni come detto sono fallimentari ma caparbio nel 1914 raccoglie 27 uomini disposti a tutto.
La spedizione dell’Endurance dura tre anni ed è tra le avventure di viaggio che maggiormente incantano.
Nel mentre Amundsen e Scott avevano già raggiunto il Polo Sud quindi l'unica conquista di rilievo/innovativa era la traversata del continente Antartico da ovest ad est (da mare a mare).
L'idea era quella di attraversare l'Antartide, dal mare di Weddell (oceano Atlantico), al mare di Ross (oceano Pacifico), passando per il Polo.
Soltanto un altro esploratore aveva tentato di realizzare un'impresa del genere.
Si trattava del tedesco Wilhelm Filchner che nel 1911 raggiunse con la sua spedizione la costa Luitpold sino a spingersi nella baia di Vahsel a 78° sud.
Il fallimento dei tentativi di realizzare una base sul continente lo obbligarono però a tornare in Europa ancor prima di iniziare la traversata.
Il piano di Shackleton prevedeva che l'Endurance raggiungesse la baia di Vahsel per poi utilizzare questo territorio già conosciuto dai resoconti di Filchner come luogo di partenza per la traversata.
In realtà la spedizione partita da Plymouth fallisce quasi ancor prima d'iniziare: infatti la nave Endurance rimase ancorata a Grytvyken (Georgia del Sud) per circa un mese e salpò diretta verso il mare di Weddel il 5 dicembre del 1914, il 10 gennaio 1915 raggiunse il mare di Weddell e circa una settimana dopo rimase incastrata nel pack.
Iceberg di oltre 30 metri.
La nave, incastrata nei ghiacci, andò alla deriva il 27 ottobre e dovette essere abbandonata, il 21 novembre fu completamente distrutta dalla pressione dei ghiacci polari.
L'equipaggio recupera provviste e quant'altro e tramite scialuppe di salvataggio abbandonano la nave.
Shackleton fece trasferire l'equipaggio sulla banchisa in un accampamento d'emergenza chiamato "Ocean Camp" dove rimasero fino al 29 dicembre quando si trasferirono, trasportando al traino tre scialuppe di salvataggio sul un lastrone di banchisa in quello che chiamarono Patience Camp.
Le provviste scarseggiano e l'equipaggio è costretto a vivere in una situazione disperata con venti polari che portano le Temperature a -45°.
Portata principale? Foche e pinguini.
L'acqua è prodotta dall'olio di foca.
Vengono montate le tende ma come detto la situazione è disperata.
Shackleton trasferisce l'equipaggio in un accampamento d'emergenza ma la banchisa inizia a sciogliersi mettendoli in fuga.


L'ISOLA ELEPHANT E LA GEORGIA DEL SUD
Dopo una traversata molto insidiosa a bordo di scialuppe raggiungono la costa dell'isola Elephant.
Le probabilità di ritrovamento restano pressoché nulle perchè l'isola coperta completamente da neve e ghiaccio è un luogo selvaggio ed inospitale ed inoltre è molto lontana dalle rotte di navigazione dell'epoca.
Quindi Shackleton insieme ad altri cinque dell'equipaggio per cercare aiuto decide di raggiungere, utilizzando una scialuppa (la James Caird), la Georgia del Sud distante circa 1500 km.
Salpa insieme a cinque uomini e riesce ad attraccare dopo 15 giorni di navigazione su appena 6 metri di imbarcazione, in condizioni meteorologiche terribili.
Onde di 7 metri(maggiori della barca) che raggiungono anche i 20 metri per quello che è uno dei tratti di mare più tempestosi al mondo (venti che spirano a 60/70 km/h).
Provviste per 4 settimane: infatti secondo Shackleton quello sarebbe stato il tempo limite.
Prolungare la scorta di provviste non avrebbe avuto senso perchè durare per più di 4 settimane in condizioni del genere sarebbe stato impossibile.
Più probabile rimanere dispersi tra i mari antartici.
Comunque l'impresa esce, anche se Shackleton pur avendo avvistato terra preferisce non attraccare di notte su un'isola sconosciuta ed aspettare l'alba.
Nel mentre scoppia una terribile tempesta con l'equipaggio che lotta tra la vita e la morte, evitando iceberg e scogli.
Una volta sbarcato (il 10 maggio), sfortuna vuole che si ritrovino dalla parte opposta dell'isola quindi i tre sono costretti a scalare a piedi montagne innevate e ghiacciai della Georgia in cerca d'aiuto.
Il viaggio durerà 36 ore sino all'arrivo in una stazione dove vengono ospitati.
Grazie a loro, ritornano sull’isola Elephant ed esattamente il 30 agosto del 1916 a bordo di una nave cilena, riescono a portare in salvo tutti i restanti 22 uomini.
Tra questi anche Frank Hurley, fotografo, che rischia la vita tuffandosi nell'acqua gelida per recuperate pellicole cinematografiche e lastre di vetro che registrano gli eventi straordinari della Endurance.
Riesce a salvare 120 lastre, mentre le restanti 400 restano sul relitto.


LA DERIVA DELL'AURORA E IL RECUPERO DEGLI ALTRI SUPERSTITI
Secondo i piani originali di Shackleton, l'equipaggio dell'Endurance sarebbe dovuto essere recuperato dall'Aurora, andata però alla deriva a maggio del 1915 ed immobilizzata tra i ghiacci sino a marzo dell'anno successivo.
Mentre 10 uomini vengono lasciati nel loro destino in Antartide, la nave ha bisogno d'importanti riparazioni e fa rotta verso la Nuova Zelanda (Hut Point) dove arriverà in aprile.
Ma il viaggio è molto lungo e ricco d'insidie, quà e là vengono costruiti depositi e rifugi.
Tra venti fortissimi e temperature glaciali, Mackintosh e Spencer Smith incapaci di camminare vengono trasportati su delle slitte.
Mackintosh è lasciato in tenda, Spencer Smith muore 5 giorni prima di raggiungere l'obiettivo.
Joyce, Richards, Hayward, Mackintosh e Wild sono dunque sopravvissuti al duro viaggio di ritorno, ma adesso il gruppo è bloccato a Hut Point con poche provviste.
Mackintosh ripresosi dal congelamento ed in grado nuovamente di camminare, annuncia, tra le obiezioni dei compagni, che tenterà la traversata (insieme a Hayward) per cercare di raggiungere Capo Evans.
Poche ore dopo la partenza si scatena però una forte tempesta di neve.
Joyce, Richards e Wild attendono la fine della tormenta per iniziare le ricerche, ma il 10 maggio riescono soltanto ad individuare le tracce della slitta di Mackintosh e Hayward che terminano sul bordo della banchisa rotta.
I due sono probabilmente caduti nelle gelide acque del mare antartico quando il ghiaccio troppo sottile si è rotto al loro passaggio.
Richards, Joyce e Wild decidono di attendere sino al giugno, il mese più freddo, per intraprendere l'analogo viaggio.
Giunti finalmente a Capo Evans non trovano ad attenderli alcuna barca e si uniscono a Jack, Gaze, Cope e Stevens.
Completamente all'oscuro del destino di Shackleton e del suo gruppo del mare di Weddell e colpiti dalla tragica fine di Mackintosh e Hayward, i 7 si preparano a trascorrere un altro inverno in Antartide.
Nel dicembre 1916, dopo aver salvato gli uomini rimasti sull'isola Elephant, Shackleton si mette in viaggio per la Nuova Zelanda con l'Aurora (che ha appena terminato le riparazioni) alla volta dell'isola di Ross alla ricerca degli uomini dispersi ormai da oltre un anno.
Il 10 gennaio 1917 Richards, impegnato a cacciare foche, vede la barca all'orizzonte: è l'Aurora. Shackleton si informa  delle cause di morte di Mackintosh, Hayward e Spencer-Smith ed imbarca i superstiti per Wellington.


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domenica 20 marzo 2016

Il Brentford, Griffin Park e I Pub Ai Quattro Angoli Dello Stadio

Il Griffin Park  é uno stadio situato nel London Borough Of Hounslow, a Londra ed é la casa del Brentford FC.
Ha una capacità di 12.300 spettatori.
Venne costruito nel 1904 ed inaugurato da una sfida contro il Plymouth Argyle.
Nel 1929/30 da sottolineare il record segnato dai londinesi: 21 partite casalinghe...21 vittorie.
Tra 1940 e 194, durante la seconda guerra mondiale, l'impianto fu colpito da due bombe altamente distruttive.
Nel 1983(1° febbraio) alle 23:30 scoppiò un incendio mai chairito nella Braemar Road Stand, probabilmente a causa di un guasto elettrico.
60 persone furono evacuate dalle case vicine e si stimarono danni complessivi per 150.000 sterline.
Il Griffin Park si compone di quattro tribune: la Braemar Road (la stand principale, di recente denominata "Bees United Stand"), l' Ealing Road (una terrace coperta), la Axbey Bill Stand (in passato "New Road")e la Brook Road Stand (settore destinato agli avversari, composto di più livelli: al di sotto, troviamo una terrace e al di sopra posti a sedere).
Inoltre, l' impianto si trova "incastonato" tra le abitazioni della zona.
La cosa particolare di Griffin Park, sono i quattro pub agli angoli dello stadio dove ogni weekend scorre tanta birra ed alcool.
Inutile dire che si tratta dell'unico impianto di tutto il Regno Unito ad avere questa caratteristica.

I pub ai quattro angoli sono:
1) The Griffin (visibile nel film Green Street)
2) The Royal Oak
3) Princess Royal
4) The New Inn

Il primo pub che si trova e' usato dai tifosi locali, si trova proprio vicino alla Terrance Home ed al Club Shop.
Gli altri due pub dietro al settore Away, sono un mix di tifosi ospiti e locali, l'ultimo pub invece è sede del Celtic West London.

Tifosi amabili e storicamente tranquilli quelli del Brentford.
Basti dire che l'unica volta in cui Griffin Park è stato chiuso a causa di problemi di ordine pubblico fu il 12 settembre del 1925 (partita di Terza Divisione contro il Brighton & Hove Albion).
Decisioni arbitrali avverse scatenarono problemi sulle terraces e seguente rapporto dell'arbitro.
Ai tempi la FA chiuse lo stadio per 14 giorni.
La seguente partita in casa (contro il Crystal Palace) i Bees la giocarono a Selhurst Park, dove il Brentford subì una sconfitta per 2-0 (partita che tra l'altro sancì la loro retrocessione).


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Spy Story In Formula 1: McLaren e Ferrari (2007)

Fuori dal mondo delle corse le dispute nei tribunali per violazioni di brevetti o sottrazioni indebite di informazioni sono all'ordine del giorno o quasi, si pensi al mondo dell'information technology, dove la cause fra i grandi nomi dell'hardware e del software assumono dimensioni multimiliardarie e chiamano in causa l'utilizzo (non autorizzato) di tecnologie coperte da copyright.
Nella F1 il discorso è un po' diverso.
Si parla sempre di violazione della proprietà intellettuale ma lo si fa per mettere spalle al muro chi si ritiene abbia deliberatamente copiato il tal particolare sulla macchina, magari approfittando di informazioni (fotografie, disegni, file) avute per "gentile concessione" da fotografi, da tecnici che cambiano scuderia o da fornitori di componenti magari compiacenti.
Come impedire però che un meccanico che cambia scuderia si porti dietro le conoscenze tecniche maturate in un team per metterlo a disposizione di quello che l'ha appena ingaggiato, magari con un congruo aumento di stipendio?
La cosa certa è che questo non fu il primo caso di Spy Story in F1: basta ricordare la storia della Shadow e la nascita nei decenni successivi dell'Arrows (copia carbone del team anglo-americano).


L'INIZIO DELLA SPY STORY
Il tutto inizia con l'entrata in scena del capo dei progettisti della McLaren Mercedes Mike Coughlan, che ricevette da Nigel Stepney documenti e disegni della Ferrari F2007.
In poche parole: spionaggio industriale.
In realtà la storia viene a galla per via di un sabotaggio nel GP di Monaco.
Il tutto sarebbe stato opera dell'ex-capo meccanico Nigel Stepney, che avrebbe sparso nei serbatoi delle vetture di Räikkönen e Massa una polvere bianca.
Questo porterà alla Spy Story.
Comunque tra Stepney (Ferrari) e Coughlan (McLaren), i due protagonisti principali di questa storia, c'era un'amicizia di lunghissima data: insieme alla Lotus negli anni ‘80, poi fianco a fianco in pista con la Benetton e quindi sempre a braccetto nel '93 nella sede inglese della Ferrari, ingaggiati da John Barnard.
Poi ognuno per la propria strada, il primo a sgomitare a Maranello per diventare (invano) capo delle operazioni in pista e il secondo a tentare carriera nella Arrows prima di approdare nel 2002 alla McLaren.


IL FONDO IRREGOLARE DELLA FERRARI E LA FUGA D'INFORMAZIONI
Stepney ha sempre negato di aver tenuto una condotta sbagliata perchè a suo dire la Ferrari F2007 era irregolare: alettone posteriore e fondo flessibile.
Di questo si confidò con Coughlan dicendo che una situazione del genere, anche se non se n'era accorto nessuno, era intollerabile.
Effettivamente il fondo verrà ritenuto irregolare dalla FIA.
Cioè la Ferrari corse (almeno nel GP d’Australia, prima non si sa) con un sistema di zavorra mobile posta sotto al fondo piatto che quando l’auto accelera si spostava in avanti compensando il beccheggio e in frenata si spostava indietro mantenendo l’assetto costante da terra con notevoli vantaggi.
Dal suo canto Ron Dennis (capo della McLaren) non fece ricorso, anche se affermò che era chiaro che la Ferrari aveva usufruito di un vantaggio illegale.
La zavorra mobile sotto al fondo doveva essere l’arma vincente della stagione Ferrari, ma col divieto federale tutto veniva rimesso in discussione.
Jean Todt e Stefano Domenicali cominciano a porsi delle domande: ovvero, come faceva la McLaren, che poi aveva informato la FIA, a sapere del sistema montato a bordo?
Era nascosto, invisibile alle verifiche tecniche che si occupavano solo di misurare il fondo piatto e la sua eventuale flessibilità.
La verità si fece largo: qualcuno ha parlato.
Qualcuno della squadra, pensarono e infatti cominciarono subito i controlli incrociati.
Da quell’anno Nigel Stepney non andava più in pista, era stato spostato a un ruolo di coordinamento all’interno della fabbrica, ruolo che Nigel non apprezzava.
Voleva altro, un ruolo importante in pista, là dove c’è l’azione, non dietro le quinte.
Quell’inquietudine gli fece commettere il passo falso decisivo: parlarne con l’amico Mike Coughlan della McLaren chiedendo di essere assunto a Woking come vendetta contro la Ferrari.
Si cominciò a capire chi fu l’artefice della soffiata quando, qualche gara dopo, in mano alla McLaren arrivarono le mail con indicati gli standard operativi delle prove.
Ovvero con quanta benzina si provava, le procedure interne, i sistemi in uso, tutto quello che una squadra mette a punto nel corso degli anni e che rimane in teoria top secret.
Mike Coughlan non resiste alla tentazione e chiama nel suo ufficio Paddy Lowe e Jonathan Neal sottopone loro i grafici, i diagrammi e tutto il materiale che Stepney ha fatto arrivare dalla Ferrari: «Incredibile, ecco come fanno in prova e perché in gara reagiscono così» dissero.
In seguito passarono le informazioni anche ai propri piloti (Hamilton, Alonso e il collaudatore De La Rosa).
Todt della Ferrari ha la certezza che c’è stata una fuga di informazioni verso terzi e la squadra sporge formale denuncia alle autorità preposte.
Non solo, l’attività di Nigel Stepney viene messa sotto controllo dai compagni di squadra.
Siamo arrivati alla vigilia del GP di Montecarlo.
La sera di domenica, prima che le macchine vengano spedite in pista, il capo meccanico della Ferrari, fa un ultimo sopralluogo per verificare che tutto sia in ordine.
I telai, alettoni, pezzi di ricambio, etc.
A un certo punto, vicino al bocchettone del serbatoio, dirà di aver visto una polverina strana, che analizzata risulta essere fertilizzante.
Che ci fa del fertilizzante su una macchina di F1?
Si teme il sabotaggio, Todt viene avvisato, Domenicali chiede lo smontaggio e la verifica delle monoposto, tutto il personale viene allertato tranne uno: Nigel Stepney.
Parte una indagine interna della security che, aprendo l’armadietto di Stepney, trova tracce della polverina nelle tasche dei pantaloni da lavoro.
Scatta la denuncia, il licenziamento in tronco e la consegna del materiale all’autorità giudiziaria.
Il computer di Stepney è stato sequestrato e verificato e si scoprono le prove delle mail fra la Ferrari e la McLaren.
In Inghilterra, invece, vicino a Guildford, dove Barnard aveva la sede della Ferrari England, un oscuro bottegaio diventa l’eroe per caso della vicenda.
Infatti, Mike Coughlan era andato a farsi fare delle copie dei progetti della Ferrari F.1 che Stepney gli aveva passato in uno dei suoi contatti.
Infatti, per non farsi vedere alla McLaren mentre faceva le copie, si rivolse a una oscura copisteria di provincia.
Senza sapere che il titolare, oltre alle copie per Coughlan, ne fece alcune che mandò a Maranello alla Ferrari informandoli di quanto accaduto.


LE INDAGINI DELLA FIA
La FIA, la Federazione Internazionale dell'Automobilismo, avviò subito un'inchiesta sui fatti accogliendo l'espresso invito recapitagli dalla stessa McLaren, che 24 ore dopo aver sospeso Coughlan e ribadito con un comunicato che "opere d'ingegno della Ferrari non sono state passate ad altre persone del team o incorporate nelle macchine" ha messo a disposizione le proprie monoposto per le ispezioni e le revisioni del caso.
L'allora McLaren MP4/22 e Ferrari F2007 erano oltretutto concepite con filosofie costruttive molto diverse ma l'eventuale dolo rimane a monte, nell'entrare in possesso di informazioni strategiche della scuderia rivale.
Certo è che la Ferrari presentò alla Procura di Modena un esposto (contro Stepney) perché si sentì defraudata dell'intero progetto tecnico della nuova vettura: processi di sviluppo, aerodinamiche, motore, utilizzo delle gomme.
Stepney, parte per qualche giorno nelle Filippine, una volta tornato apprende di essere stato licenziato in tronco.


LE SENTENZE
La McLaren comunque è accusata dalla Ferrari di avere utilizzato i disegni a proprio vantaggio, mentre la casa inglese sostiene di non sapere niente e che il tutto era noto al solo Coughlan.
La McLaren viene ritenuta colpevole di essere entrata in possesso di materiale confidenziale Ferrari, ma non viene presa nessuna sanzione in quanto non esistono prove che il materiale sia stato effettivamente utilizzato dal team inglese.
In seguito la FIA emette una nuova sentenza a sfavore della McLaren: alla casa inglese vengono tolti tutti i punti del mondiale costruttori e le viene inoltre comminata una multa di 100 milioni di dollari.
Dopo la condanna per Stepney (1 anno e 8 mesi di carcere), nonché una breve interdizione dall'ambiente della F1, nel 2010 inizia a collaborare con la squadra JRM Racing attiva nella categoria LMP1
Muore il 2 maggio 2014, all'età di 55 anni, a seguito di un incidente stradale nel Kent: travolto da un camion.


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mercoledì 16 marzo 2016

Il Mistero Della Shadow: Don Nichols, La CIA e L'Arrows

Nel mondo del motori da sempre ci sono state squadre e personaggi dalle origini misteriose.
Addirittura c'erano uomini dentro il mondo dei servizi segreti (per intenderci la CIA americana), ad esempio Roy Winkelmann e soprattutto Don Nichols e la sua Shadow.
Nato in Inghilterra Roy Winkelmann si spostò con la famiglia negli USA durante gli anni ’50.
Durante la “Guerra Fredda ” tornò come base operativa in Inghilterra e appassionato di corse incontrò nei circuiti inglesi Alan Rees con cui strinse subito amicizia e con lui approdò alla Brabham nel 1964. Winkelmann con la sua attività alla CIA aveva a disposizione grosse cifre economiche, così Alan Rees lo convinse ad acquistare delle vetture e creare un proprio team.
Nacque così il Roy Winkelmann Racing, team di F.2 ed anche rivendita di ricambi da corsa.


LA SHADOW E DON NICHOLS
La storia della scuderia Shadow nasce nella mente di un personaggio misterioso come probabilmente nessuno nella storia della Formula 1: “Don” Nichols.
Di lui si tramanda che sia stato impiegato: nella seconda guerra mondiale, in Corea (Nord e Sud), Giappone, Vietnam.
Alla fine degli anni ’60, Don Nichols si butta nel motori.
Inizialmente Nichols lavorava per la Firestone ma successivamente fonda la Advanced Vehicle Systems Inc. con lo scopo di progettare e costruire macchine da corsa (in particolare per correre nella categoria Nord-americana CanAm per vetture sport).
Tutte le macchine prodotte dalla Advanced Vehicle Systems Inc. si chiamano Shadow(Ombra) e hanno come logo un’uomo in impermeabile, cappello nero e la posizione tipica di una spia sotto copertura.
Macchina americana ma con sede a Northampton: Inghilterra.
Licenza americana dal 73 al 75, quella inglese dal 76 all'80.
La Shadow ha tutto per sfondare e nel 1973, con il patrocinio della UOP ( Universal Oil Products), il team di Don Nichols sbarca in Formula 1, debuttando al Gran Premio di Sudafrica.
La livrea è semplicemente nera ma molto particolare ed innovativa.
Con i piloti Oliver e Follmer, la Shadow ottiene nell’anno del debutto due podi in Francia e Spagna e l’agente speciale Don Nichols piazza il colpo vendendo i telai alla Embassy-Hill di Graham Hill, ma il campione del mondo 1962 e 1968 non porterà a casa risultati di rilievo.
Per il 1974, la Shadow ingaggia come piloti Jean-Pierre Jarier e Peter Revson.
La morte del promettente pilota erede della dinastia Revson costringe Don Nichols a sostituirlo prima con Brian Redman, poi con il gallese Tom Pryce.
La Shadow DN3 progettata da  Southgate e Wass ottiene come miglior risultato un terzo posto con Jarier a Monaco.
Nel 1975, la DN5 ottiene 3 pole e con Pryce vince le Race Of Champions.
Il 1976 sancisce la fine dei rapporti con la UOP e Don Nichols fatica a trovare fondi per continuare il progetto in Formula 1.
La Shadow porta a casa un podio e qualche piazzamento a punti chiudendo campionato al 10° posto. Jean-Pierre Jarier se ne va a fine anno.
Nel 1977 la Shadow riprende grazie allo sponsor Ambrosio si rilancia.


LA MORTE DI THOMAS PRYCE
Il Sudafrica rimane un posto maledetto per la Shadow DN8 che vede morire in un cruento incidente Tom Pryce.
Pryce ha un problema durante il primo giro e si ritrova ultimo ma comincia a recuperare con un ottimo ritmo, supera Perkins, Lunger, Zorzi, Hayje, Ribeiro, Binder, Regazzoni, Nilsson e Laffite.
A Zorzi, invece, si rompe una conduttura della benzina, il motore si ammutolisce ed il trentino ferma la sua Shadow in prossimità del traguardo, dal lato opposto ai box.
La DN8 ha un principio di incendio, Zorzi, già sceso dalla macchina, aziona l'estintore di bordo ma dai box partono 3 commissari reclutati all'ultimo momento tra alcuni volontari e quindi non addestrati.
In quel punto il tracciato si fatica a vedere se arrivano delle vetture e, allo stesso tempo, i piloti lanciati a 270 all'ora non riescono a vedere eventuali ostacoli.
I tre incauti lasciano passare Fittipaldi e Stuck, poi attraversano.
In quel momento arrivano Pryce e Laffite, il gallese non ha il tempo per tentare alcuna manovra ed investe in pieno il 18enne Frederick Van Juuren smembrandolo.
L'estintore che il giovane porta con sè va a colpire il casco di Pryce strappandolo dalla testa del pilota che muore sul colpo.
La DN8, senza controllo, continua la sua corsa e, alla staccata della Crowthorne, colpisce in pieno la Ligier dell'incolpevole Laffite.
La scena che si presenta ai soccorritori dei 2 sfortunati giovani? Raccapricciante.
Thomas Maldwyn Pryce era considerato una delle più forti giovani promesse dell'automobilismo britannico.
Aveva 27 anni.
Tutto il team, Don Nichols compreso, sono scossi dalla perdita dell’asso gallese ma non mollano.
Alan Jones, sostituto di Pryce, coglie in Austria la prima e unica vittoria nella storia della Shadow.


IL PLAGIO DELL'ARROWS, LA CAUSA LEGALE E IL FALLIMENTO DELLA SHADOW
Nel 1978 accade l’incredibile: Tony Southgate, Alan Rees e Jackie Oliver mollano Don Nichols e la Shadow per formare la Arrows (Ambrosio Racing Team).
Chi finanzia il progetto? Franco Ambrosio (lo stesso della Shadow).
La Arrows FA1 (concepita in soli 53 giorni!) è praticamente la gemella della Shadows DN9.
In pratica il progettista e il team manager (Southgate e Rees) prima di licenziarsi dalla Shadow sono passati negli uffici californiani e si sono presi i disegni della vettura che avevano progettato poco tempo prima: spionaggio industriale.
La spia CIA Don Nichols vittima di un furto tra i più clamorosi della storia della Formula 1.
Don Nichols porta in tribunale i vertici Arrows e vince la causa (condannati per plagio)
Addirittura pare che l'Arrows FA1 montasse pezzi con il simbolo della Shadow.
La sentenza è bella pesante: distruzione delle tre monoposto, multa salata e risarcimento di 500mila dollari.
L'Arrows comunque si riprenderà egregiamente e in poco tempo verrà creata una nuova monoposto.
In seguito Ambrosio, colui che stava sponsorizzando la squadra, viene arrestato per reati fiscali ed è costretto a ritirare la sponsorizzazione della squadra (la rinata Arrows comunque farà quarto posto nella classifica costruttori ma non gli verranno erogati i bonus per via della Spy Story).
La Shadow invece perse 3 pedine fondamentali del suo organico, va in piena crisi.
Nel 1980, Don Nichols cede una quota della Shadow al magnate cinese Teddy Yip e nasce la Theodore-Shadow, ma è il canto del cigno di un team tra i più gloriosi della storia della Formula 1.
I risultati per DN10, DN11 e DN12 sono scadenti e la Shadow chiude i battenti in Formula 1 a metà 1980.
Finita l’avventura in Formula 1 anche Don Nichols scompare.
Si dice che sia defunto nel 1992, ma in perfetto stile dei servizi segreti la notizia rimane avvolta nel mistero.


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lunedì 7 marzo 2016

I Motivi Del Lockout: Cos'è e Come Funziona (NBA)

Il Lockout è una trattativa tra l’associazione giocatori NBA (con a capo un giocatore) e l’associazione dei proprietari delle squadre.
In realtà ad essere coinvolti non sono solo i giocatori ma anche dirigenti ed arbitri.
Lockout è il corrispettivo in italiano di "serrata" o meglio ancora di "sciopero".
Prima che iniziasse il campionato 2009/2010 erano stati gli arbitri a minacciare un Lockout perché non era stato trovato un accordo per le condizioni su salari e rimborsi spese, ma poi tutto era rientrato.
Invece nella stagione 2011/2012 toccò ai giocatori.
In realtà il primo caso fu nel 1998/99 la stagione venne sospesa per 3 mesi(l'accordo fu trovato solo a gennaio) e durò in tutto 50 partite.


BRI, INTROITI, DIRITTI TV E REVENUE SHARING
Il "Basketball-related Income", rappresenta il totale degli incassi collegati al mondo NBA, globali e locali, dagli incassi derivanti dai contratti collettivi ai biglietti delle partite.
Quasi tutte le regole finanziarie collegate al funzionamento della lega sono collegate al BRI: il Salary Cap non è una cifra fissa, bensì viene calcolato automaticamente prendendo come base una percentuale del BRI.
I diritti TV nazionali ed internazionali vengono ridistribuiti collettivamente, viceversa gli introiti locali(parcheggi, biglietti, ristoranti, etc) ovvero il Revenue Sharing restano quasi esclusivamente a disposizione della franchigia che li genera.
Infatti la squadra ospite prende solo il 6% e solamente sulla vendita dei biglietti.
Le grandi aeree metropolitane ne traggono vantaggio, come i Los Angeles Lakers che riescono ad incassare 2 milioni di dollari per ogni partita interna, mentre squadre di mercati più piccoli non arrivano a 500 mila dollari.
Inoltre c'è anche la questione che riguarda il palazzetto: se privato o pubblico (qui le % di guadagno diminuiscono).
Il BRI rappresenta gli introiti della lega nel suo complesso.
Agli incassi però si contrappongono i costi, e il costo principale per le franchigie NBA, come per tutte le attività produttive, è rappresentato dal salario destinato ai giocatori.
I salari rappresentano appunto una % del BRI (51%, 57%, etc a seconda degli accordi).
Nell'altro 43% sono comprese le altre spese del carrozzone NBA: dipendenti, affitto delle strutture, costi di viaggio, vitto, alloggio delle squadre ed ovviamente Commissioner e tutto il resto.
Per dirla in parole povere, causa del Lockout, generalmente sono mancati accordi con BRI e Revenue Sharing.
Si gioca con queste %: il Lockout del 2011 fu provocato appunto da quel 57% del BRI (che per gli owner era troppo sbilanciato in favore dei giocatori).
Ad esempio nel 2011 i grandi proprietari avrebbero voluto rivoluzionare il Salary Cap, tagliando i contratti in modo radicale.
Va da sé che l’associazione giocatori ovviamente non può sposare una trattativa del genere andando contro gli interessi degli stessi giocatori.
Nel momento in cui non si trova l'accordo tra le due parti, parte il Lockout.
Agli stipendi dei giocatori era garantito il 57% dei ricavi della lega, % che i proprietari avrebbero voluto ridurre di un terzo introducendo anche un sistema di tetto salariale più rigido che limitasse il monte totale degli stipendi.


LE RAGIONI DEL LOCKOUT
Come si sarà capito le ragioni che portano alla serrata sono tre:
1) La durata minima del contratto
2) La distribuzione % degli introiti
3) L'ammontare del Salary Cap (introdotto dall'allora Commissioner David Stern negli anni 80)

Durante il Lockout, tutte le attività sono ferme a tempo indeterminato.
Non si gioca, non è possibile prendere accordi di mercato con le altre squadre ed ovviamente i giocatori non percepiscono lo stipendio.
L'unica cosa permessa: il trasferimento in Europa.
Ai tempi molti giocatori NBA, durante lo sciopero, finirono in Europa.


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David Stern, Patrick Ewing e Il Draft Del 1985: Truccato?

David Stern nato a New York nel 1940, esattamente 40 anni dopo(nel 1980) verrà nominato come Executive Vice President della NBA dall'allora commissioner O’Brien, per poi succedergli l’1 Febbraio 1984 come nuova entità suprema della Lega.
Rimarrà in questo ruolo sino al 2014.
Ai tempi comunque la lega non se la passava affatto bene: tra crisi economica e copertura televisiva praticamente nulla (addirittura la NBC trasmesse una partita delle Finals in differita).
Inoltre, risse ed uso di droga da parte di diversi giocatori (secondo uno studio datato 1982 del Los Angeles Times, circa il 75% dei giocatori) aveva allontanato i vari sponsor pronti ad investire del denaro che avrebbe fatto comodo.
Stern dunque si ritrovò tra le mani un prodotto decisamente fallimentare e in crisi quindi decide di aggiustare i conti anche dal punto di vista finanziario, ponendosi come obiettivo quello di sanare i conti delle franchigie: stipula un contratto con la CBS e poi la NBC, riportando quindi la NBA in TV, producendo quindi denaro.
Poi, a seguito di riunioni storiche, vara una nuova linea economica: il Salary Cup.
Un sistema di amministrazione finanziario che non permette troppe disparità economiche tra le squadre.
Inoltre a fine anni 80 amplierà la NBA facendo entrare altre squadre: grossi bacini quali la Florida (Miami ed Orlando) e Minnesota.
E sarà anche sotto di lui che nel 1989 arriverà il primo europeo in NBA: Sharunas Marciulonis che firmerà per i Golden State Warriors.
Inoltre nel 1990 introdurrà la regola secondo la quale, durante un rissa, i giocatori dalla panchina che vanno in campo verranno sospesi per una partita (ne faranno le spese Diaw ed Amar Stoudemire nel 2007, nella serie Playoff tra Spurs e Suns).


IL DRAFT DEL 1985: TRUCCATO?
Tra gli aspetti negativi del regno di Stern o come dire tra le teorie cospiratorie, la più celebre è legata al Draft 1985, il primo col meccanismo della Lottery, altra innovazione del Commissioner.
Era il primo anno in cui le scelte del Draft venivano assegnate con il metodo dell’estrazione e dall'urna uscirono i New York Knicks.
Il più grande mercato commerciale d’America (e non solo).
Detto in altri termini: un grosso mercato da rilanciare.
Nell’anno in cui tra i papabili c'era quel fenomeno dal sicuro assicurato: Patrick Ewing.
Non solo Ewing ma anche Chris Mullin, Karl Malone, Joe Dumars.
Ce n’era a sufficienza per gridare allo scandalo.
Le regole erano semplici: una serie di buste dentro un’urna, ognuna con all’interno il logo di una squadra.
Si procede all’estrazione, una busta per volta.
L’ultima che rimane è quella vincente.
Secondo i teorici del complotto, Stern riuscì a decidere le sorti della Lottery perché la busta dei Knicks era riconoscibile al tatto.
A seconda delle versioni era stata riscaldata, messa nel freezer oppure aveva particolari stropicciature agli angoli.
Ewing rimarrà ai Knicks dal 1985 al 2000, sarà ovviamente matricola dell'anno 1986 e sarà introdotto nell'Hall Of Fame nel 2008.


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sabato 5 marzo 2016

La Storia Dell'Heritage Classic, Del Winter Classic e Delle Stadium Series (NHL)

La prima gara in cui una formazione NHL è scesa sul ghiaccio lontano dalla classiche arene di Hockey è stato il 2 febbraio 1954.
Si tratta dei Detroit Red Wings, gli avversari erano alcuni detenuti della Marquette Branch Prison, squadra anch’essa del Michigan.
Dell’incontro è tenuto a referto soltanto il primo periodo, terminato 18-0.
Per la prima gara tra due formazioni della NHL si deve risalire al 1991.
Il 27 settembre i Los Angeles Kings e i New York Rangers (terminata 5-2).
La location era un parcheggio, vicino al Caesars Palace di Las Vegas (Nevada).
Poi, nel 2006, è stata la volta del “Cold War Match", la partita che ha visto di fronte le squadre dell’Università del Michigan e del Michigan State.
I locali Spartans e i Wolverines hanno dato vita a una gara molto bella, terminata con un pareggio per 3-3.
Gli spettatori allo Spartan Stadium furono 74.544!
Il record sarebbe stato battuto l’11 dicembre del 2010, nella ripetizione a campo invertito.
Al Michigan Stadium infatti venne annunciata la presenza di 113.411 persone, più della capienza officiale dell’impianto.
Per la cronaca finirà 5-0 per i Wolverines.


HERITAGE CLASSIC
Edmonton 2003, in balia del freddo pungente di -19 gradi (-30° durante le raffiche di vento).
Si perchè come si sarà capito: si gioca all'aperto
A sfidarsi gli Edmonton Oilers e i Montreal Canadiens.
Gli Oilers di Gretzky, Messier e Kurri contro i Canadiens di Lafleur, Lambert e Lemaire.
Nel 2003? Si, trattasi, ovviamente di un match di vecchie glorie.
Fu un vero e proprio evento che trasformò solo in un contorno la seguente partita vera e propria di NHL tra i Canadiens e gli Oilers dei tempi, vinta da Montreal per 4-3.
Partita che aprì quella stagione di NHL.
In realtà fu un’iniziativa sullo slancio del record di spettatori registrato due anni prima nel "Cold War Match" tra l’University Of Michigan e il Michigan State University in uno stadio di Football.
Partita all’aperto che ha poi ispirato altre iniziative in Europa.
Visto il successo dell’edizione 2003 l’NHL decise di ripetere questo tipo di match all'aperto.
Ad esempio nel 2011 si giocò a Calgary tra Flames e Canadiens(4-0) al McMahon Stadium, impianto costruito per il Football Americano dove giocano i Calgary Stampeders nella Canadian Football League.
Temperature? Ovviamente sotto lo 0 (-16°).
Nel 2013/14 invece si gioca a Vancouver in quello che possiamo definire un palasport (tetto ovviamente retrattile): vincono i Senators 2-4 contro i Canucks.
Nacque così l'Heritage Classic: match all'aperto a cadenza non fissa tra franchigie canadesi.


WINTER CLASSIC
L’idea dell’NHL all’aperto piacque molto ai telespettatori nord-americani tanto che nel 2008 diedero vita al Winter Classic: una regolare partita di regular season giocata lontana dai soffitti delle ordinarie arene dell’Hockey.
Da sempre s’è scelta la giornata di capodanno per celebrare quest'evento.
Inizialmente aperto solo a squadre americane, poi negli anni sono state sorteggiate anche squadre canadesi.
Nel 2008 la prima partita della serie fu tra Buffalo Sabres e Pittsburgh Penguins, vestiti con le divise della stagione 1970-71.
Finì all’overtime 1–2 per i Penguins e venne giocata al Ralph Wilson Stadium di New York (adibito al Football) con la bellezza di 71.217 spettatori.
Passò alla storia come "Ice Bowl".
Nel 2009 è stata la volta di uno stadio del Baseball, il Wrigley Field di Chicago, ad ospitare il Winter Classic.
Sul diamante i Detroit Red Wings (maglia del 1926-27) batterono per 6-4 i Blackhawks (divisa del 1935-36 con logo del 1948).
L’anno successivo: i Bruins (maglia del 1958-59 con logo del 1948) batterono 2-1 all’overtime i Philadelphia Flyers (casacca del 1973-74) allo stadio Fenway Park di Boston (Baseball) con più di 38.000 spettatori.
In quest'edizione ci fu la prima rissa della storia dell'evento tra Dan Carcillo dei Flyers e Shawn Thornton dei Bruins.
L'edizione del 2011 invece si disputò nell'Heinz Field di Pittsburgh, con i Pittsburgh Penguins sconfitti dai Washington Capitals per 3-1.
Quest'edizione fu posticipata a causa della pioggia.
Quella del 2013 invece fu cancellata a causa del lockout.
Il record spettatori (oltre 105.000!) si registra nel 2014 quando i Toronto Maple Leafs batterono al Michigan Stadium i Detroit Red Wings.


STADIUM SERIES
Infine nel 2014, rispecchiando la stessa tipologia (match all'aperto), vennero create le Stadium Series.
La differenza risiede che nella prima edizione vennero invitate addirittura sette franchigie (tre stadi diversi: Dodgers Stadium di Los Angeles, Yankees Stadium di New York, Soldier Field di Chicago).
I New York Rangers vinsero entrambe le partite battendo i New Jersey Devil e i New York Islanders.
Nel 2016 nel spettacolare palcoscenico del TFC Bank Stadium di Minneapolis tutto esaurito e contornato dalla neve, son scesi in campo i Minnesota Wild e i Chicago Blackhawks.
Partita a senso unico per i Wild.
Sei giorni dopo invece a Coors Field match tra Avalanche e Red Wings.


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mercoledì 2 marzo 2016

La Storia Di Chris Jones: L'Ascia, Le Risse e Le Due Squalifiche A Vita

Chris Jones, abbandonato il Rugby nel 1987 (29 anni), ammette candidamente che ai tempi non c'era nulla che non avrebbe fatto per vincere una partita.
Giocatore rinomato per la sua violenza dentro e fuori dal campo.

"Ho avuto una pessima reputazione. Assolutamente terribile. Venivo chiamato psicopatico e uomo selvaggio"

Jones fu abbastanza bravo da essere selezionato per i gallesi Under 15 e Under 19, ma la sua mancanza di altezza, era un handicap che avrebbe potuto superare solo giocando in modo aggressivo (e sporco).
Di ruolo iniziò come Flanker ma poi passò ad Hooker(Tallonatore).
Cominciò a giocare all'età di 11 anni, partecipando in seguito ad alcune esibizioni dell'Under 15 e dell'Under 19 della nazionale gallese.
Passò al Treorchy nella tarda adolescenza, quando ormai il suo carattere era già formato.
Era già quel giocatore “selvaggio” che si sarebbe presto rivelato al grande pubblico.
Il rugby al tempo non era proprio lo stesso sport conosciuto oggi, fatto di terzi tempi:

“Vigeva la legge della giungla, il gioco era duro e sopravvivere era difficile. Per questo ero disposto a fare di tutto, arrivando presto ad avere una pessima reputazione”.


LE ESPULSIONI E LE DUE SQUALIFICHE A VITA
Per mettere la sua carriera in prospettiva, i giocatori sono raramente banditi a vita dal Welsh Rugby Union: infatti sono necessarie ben cinque espulsioni.
Jones invece, ricevette addirittura due squalifiche a vita.

"Ai tempi ero solito portare un'ascia nella mia borsa.
Io non so come il tutto è iniziato. So solo che ero pazzo, pazzo ed ancora pazzo.
Mi ricordo che una volta inseguii Nigel Bezani intorno al Tylorstown Rugby Club"

Le cose cominciarono ad andare davvero fuori controllo il giorno di Santo Stefano nel 1982, quando venne cacciato (etichettato come "un completo idiota") dal'arbitro per via di una maxi rissa con qualsiasi avversario del Treherbert che gli capitasse a tiro.
Il tutto cominciò quando venne colpito suo fratello Clive Jones e l'arbitro non se ne accorse, al che Chris Jones si fece giustizia provocando una maxi rissa.
Cacciato, si rifiutò di lasciare il campo e spinse l'arbitro, minacciando di picchiare anche qualcuno tra la folla.
Per questo, ricevette una sospensione di 28 settimane.
“Succedevano cose che se si verificassero oggi porterebbero all'arresto. Aspettavi che l'arbitro voltasse le spalle e poi via: calci, pugni e quanto altro. C'erano circa 10 risse a partita. Tutto questo ha influenzato la mia personalità e il mio temperamento. Una volta vidi una seconda fila prendere la palla fuori dopo il kick off ed essere preso a calci. Ho visto due pack durante una mischia con il pilone destro su un lato che tirò un calcio in faccia all'avversario visto che l'arbitro si era distratto per via di un giocatore infortunato.
Ricordo la battaglia di Tynewydd Park, quando ci fu una rissa tra Andy Millard e John Richardson. 
Vennero entrambi cacciati ma la rissa continuò anche negli spogliatoi!
Tutto quello da fare ai tempi era aspettare che l'arbitro voltasse le spalle e quindi via di pugni e calci. Era la normalità, ogni squadra aveva i suoi uomini duri

L'inattività è seguita da una dozzina di partite distribuite in tre anni durante le quali è stato sospeso due volte a vita.
In Coppa di Galles contro il Cardiff ci fu una rissa con gli avversari e scazzottata con il pubblico.
Venne espulso insieme ad altri 3 giocatori (3 suoi compagni più Jeff Whitefoot del Cardiff).

"C'erano tanti giocatori espulsi per Treorchy nei malfamati derby locali. Una volta la WRU "chiuse" il club per due settimane".

6 mesi di squalifica, ritorna, altra megarissa e seguente squalifica a vita: "sine die" (sino alla morte).
Dopo quasi 2 anni scrive una lunga lettera di scuse alla federazione e viene riammesso.
Poche partite, altra rissa, avversario lasciato svenuto a terra (l'arbitro inizialmente non lo cacciò perchè non lo vide).
Nuova squalifica a vita, questa volta definitiva.
Anche se dopo circa 1 anno verrà perdonato nuovamente ma per problemi fisici lascerà il Rugby giocato.


LA CARRIERA D'ALLENATORE, L'ARRESTO PER RISSA E LA FEDE
Così Jones, tra eccessi di alcool e droga, andò ad allenare con il fratello Clive, prima a Pontypridd e poi il suo ex club: il Treorchy RFC.

“Ero un matto, allenavo esattamente  come giocavo. Volevo una squadra brutale, giocatori pronti a prendere a calci in testa l'avversario” 

Ai tempi la sua vita al di fuori del Rugby continuò ad essere un disastro, che culminò con il suo arresto al Brecon Jazz Festival nel 1990 per rissa e disordini violenti.
Dentro la cella si rivolse a Dio per essere aiutato, da quel giorno la sua vita cambiò per sempre.
“Avevo paura, ma soprattutto mi vergognavo. In cella ho avuto il tempo di riflettere sulla mia vita, volevo cambiare. E' in quel momento che ho avuto la mia prima esperienza spirituale, difficile da spiegare. Mi rivolsi a Dio chiedendogli di aiutarmi a migliorare, in cambio gli avrei dedicato la mia vita. Non ho sentito cori angelici o visto luci accecanti, ma ho avuto una sensazione stupenda, di pace, sentivo che Dio mi era vicino”.
Jones venne riconosciuto colpevole, ma se la cavò con un'ammenda pecuniaria.
Da allora non toccò più alcool e droga e dopo aver abbandonato il pensiero che il problema della sua foga/aggressività non fosse lui ma il Rugby, tornò ad allenare.


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martedì 1 marzo 2016

Lista Di Libri Sul Football Americano (NFL)

Lista di libri in italiano sul Football Americano (NFL):

Dove Gli Uomini Diventano Eroi
Football Americano. Guida Completa Per Giocatori Di Ogni Categoria
Football & Texas
I Mastini Di Dallas
Il Professionista
Il Vincente
L'Allenatore
L'Europa Lunga Un Piede: Come Il Football Americano Ha Conquistato Il Vecchio Continente


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