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domenica 28 giugno 2015

Lo Scandalo Dei Match Truccati: City College (1950/51)

Nel 1950, il City College compì forse la più grande impresa nella storia del basket, vincendo vari titoli collegiali.
Un anno dopo il procuratore distrettuale Frank Hogan incriminò per "fixing" (match truccati) diversi giocatori da quattro college di New York, tra cui City College.
Le altre scuole incriminate di New York furono Manhattan College, New York University e Long Island University.
Lo scandalo si allargò a sette scuole e a 32 giocatori di tutto il paese.


FIXING MATCH
Il tutto iniziò il ​​17 gennaio 1951, quando Henry Poppe e Jack Byrnes ex di Manhattan college e tre fixers: Cornelious Kelleher e i fratelli Benjamin e Irving Schwartzberg, che erano bookmakers e criminali pregiudicati, furono accusati di corruzione e cospirazione per aver violato la sezione 382 del codice penale(il disegno di legge approvato dal legislatore di New York nel 1945, che stabilì come illegale il tentativo di corrompere un partecipante di un evento sportivo, amatoriale o professionale).
Poppe e Byrnes in realtà "aveva fatto affari" con Kelleher nella stagione 1949-50 ed avevano ricevuto 50 dollari a settimana durante la prima parte di stagione di quell'anno, più 3.000 dollari per assicurarsi la sconfitta di 1 punto di Manhattan contro Siene, Santa Clara e Bradley al Madison Square Garden.
Gli stessi avrebbero ricevuto un supplemento di 2.000 dollari ciascuno per perdere di oltre 1 punto nei match contro San Francesco College Of Brooklyn e New York University.
Kellogg rifiutò un'offerta di 1.000 dollari dal suo ex compagno di squadra, Hank Poppe.
Poppe chiese a Kellogg di ripensarci e suggerì un incontro tre giorni dopo, tuttavia il 14 gennaio Kellogg prontamente segnalò l'offerta ricevuta da Poppe al suo allenatore Ken Norton, che informò il fratello Bonventure Thomas, presidente di Manhattan College, che appoggiò l'idea di andare alla polizia.
La polizia incaricò Kellogg di accettare l'offerta di Poppe per vedere l'evoluzione dei fatti.
L'incontrò avvenne in un parcheggio a Manhattan, i due poi si spostarono in un bar vicino al campus a Broadway 242 Street.
Kellogg accettò l'offerta e chiese a Poppe cosa avrebbe dovuto fare.
Venne istruito riguardo i vari errori che avrebbe dovuto commettere (ed ammonito di non commettere errori troppo plateali).
Poppe a bordo campo, prima della partita, disse a Kellogg che Manhattan era stata data favorita di 10 punti, lui doveva fare in modo che vincessero con un'handicap inferiore.
Manhattan vinse di tre, 62-59, come voluto da Kellogg.
L'incontro tra Kellogg e Poppe sarebbe dovuto essere al bar di Gilhooley sulla 8th Avenue vicino al giardino, dove Poppe avrebbe dovuto saldare il suo "debito".
Poppe, sorvegliato dalla polizia, non si presentò ma venne arrestato nella sua casa del Queens alle 3 del mattino.
Fu comunque cooperativo e collaborò con le forze dell'ordine, invece Byrnes(altro suo complice) venne arrestato due ore dopo.
Venne incolpato anche l'arbitro Sol Levy, complice dell'ex giocatore Eddie Gard, fu sospeso per aver indirizzato sei partite NBA nel 1950.


LO SCANDALO SI ALLARGA
Il vero putiferio scoppiò il 18 febbraio 1951 quando i giocatori Ed Warner, Ed Romani e Al Roth furono arrestati con l'accusa di corruzione a Penn Station(New York), dopo il ritorno da Philadelphia, dove batterono Temple City 95-71.
Alla fine, il procuratore distrettuale Frank Hogan arrestò 32 giocatori provenienti da sette scuole che "aggiustarono" 86 partite tra il 1947 e il 1950.
Due giorni dopo (20 febbraio), Sherman White , LeRoy Smith e Adolph Bigos di LIU furono arrestati per aver accettato tangenti.
Il giorno precedente, White era stato nominato "Giocatore dell'Anno" da The Sporting News.
Anche Norman Mager, Irwin Dambrot e Herbert Cohen furono implicati nella faccenda.
La partita LIU-Cincinnati prevista per il ​​22 febbraio presso il Garden venne annullata ma il match CCNY-Lafayette venne comunque giocato con NY vincente 67-48.
Floyd Layne, che segnò 19 punti contro Lafayette, venne arrestato il 27 febbraio.
Un mese dopo (26 marzo), vennero arrestati gli ultimi giocatori rimasti di City College: Irwin Dambrot, Norman Mager e Herb Cohen.
Il 30 marzo, l'ex giocatore di LIU Louis Lipman venne arrestato per violazione del codice penale.
Eli Klukofsky, alias Eli Kaye, venne incolpato il 28 aprile per aver corrotto i giocatori di City College nella stagione 1949-1950.
Hogan arrestò Klukofsky il 20 luglio (oltre ai giocatori di City College, riuscì a corrompere anche quelli di Toledo Università: Bill Waller, Carlo Muzi, Bob McDonald e Jack Freeman per match di 2 e 3 anni prima).
Due giorni più tardi, Jackie Goldsmith, ex stella LIU, venne anche egli arrestato.
Goldsmith ha avuto un ruolo attivo nel truccare le partite di LIU nelle stagioni che precedono la stagione 1950/51 ed è stato anche coinvolto con la Manhattan College nei match fixed che coinvolgevano Byrnes e Poppe nello stesso periodo.
Il 24 luglio 1951, i giocatori Gene Melchiorre, Bill Mann, Bud Grover, Aaron Preece e Jim Kelly ammisero di aver preso tangenti contro Oregon State a Chicago.
Nei primi di ottobre, Melchiorre, Mann e Chianakos vennero dichiarati colpevoli e ricevettero 3 anni di carcere (Melchiorre era stato scelto anche nel draft NBA, ovviamente fu impossibilitato perchè ricevette una squalifica a vita).
Il 20 ottobre Hogan arrestò a Kentucky i cestisti Ralph Barba, Alex Groza e Dale Barnstable per aver accettato 500 dollari di tangenti contro Loyola in un match giocato al Madison Square Garden nel 1949.
Il giudice Streit li rilasciò con la condizionale rimettendoli in libertà vigilata a tempo indeterminato ma gli venne impedito di partecipare a competizioni sportive per 3 anni.
Anche il commissario NBA Maurice Podoloff sospese il trio.
Sicuramente questo fu uno dei più grandi scandali di match truccati che coinvolse la pallacanestro collegiale.


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domenica 21 giugno 2015

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martedì 16 giugno 2015

St.Louis Cardinals Indagati Per Hacking (MLB)

La F.B.I. e i procuratori del Dipartimento di Giustizia stanno indagando sui St.Louis Cardinals, una delle squadre di MLB più vincenti degli ultimi due decenni, per una presunta violazione dei database degli Houston Astros per cercare di rubare informazioni sui giocatori.
L'annuncio è stato riportato dal giornalista Michael Schmidt sulle pagine del New York Times.
I Cardinals sarebbero accusati di aver rubato informazioni private come statistiche, scouting report e trattative con altre squadre e giocatori.
Inutile dire che sarebbe il primo caso di spionaggio informatico di un team rispetto ad una squadra rivale.
Gli Houston Astros sono guidati da da Jeff Luhnow che era stato assunto proprio dai Cardinals nel 2003 ed aveva aiutato a far crescere la franchigia per quanto riguarda lo sviluppo dei giocatori e lo scouting.
Dal 2005 al 2011 è stato il direttore dello scouting college/high school ed internazionale.
Sotto la sua guida la squadra del Missouri ha formato quel nucleo di giocatori capace di vincere la World Series del 2011.
Nel suo periodo ai Cardinals ha inoltre contribuito a creare un sistema chiamato Redbird il quale comprendeva un database che serviva per racchiudere analisi, statistiche ed informazioni sui giocatori(un sistema sulla scia di Moneyball).
La stessa cosa ha fatto una volta arrivato ad Houston come General Manager nel dicembre 2011.
Secondo quanto affermano gli inquirenti, i funzionari dei Cardinals avrebbero cercato di distruggere il lavoro che Luhnow e gli Astros hanno fatto mettendo anche in piedi il Ground Control, un sistema simile a RedBird.
Le due franchigie ovviamente sono state anche rivali divisionali dal 1994 al 2012 (prima del passaggio degli Astros nell'American League).
Gli hacker dei Cardinals si sarebbero introdotti, tramite un computer riconducibile proprio all'organizzazione del Missouri, usando una serie di password che lo stesso Luhnow ed il suo staff usavano in Redbird.


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lunedì 15 giugno 2015

Le Città Maledette Negli Sport Americani: Digiuno Da Titoli e Misery Score (MLB, NFL, NBA, NHL)

Considerando le vittorie di titoli nei principali sport americani (MLB, NFL, NBA, NHL) dal 1965 in poi (insomma gli ultimi 50 anni) fuoriesce una classifica curiosa.
O, come meglio dire, una classifica che mette in evidenza le più lunghe astinenze da titolo per ogni città americana.
Nel conteggio sono state prese in considerazione solo le città con almeno 2 squadre, quelle con 1 solo team (come Orlando e Sacramento) o quelle recenti (Nashville o Charlotte) non sono state prese in considerazione (molte non hanno mai vinto 1 titolo).
Nel conteggio Los Angeles Angels ed Anaheim Ducks fanno parte di Los Angeles, invece i Green Bay Packers di Milwaukee e i Golden State Warriors sia di Oakland che di San Francisco(Bay Area).

1) Cleveland=147 Stagioni Senza Titoli (0 Vittorie dal 1965)
2) Buffalo=101 Stagioni Senza Titoli (% migliori rispetto alle altre, potendo contare solo su 2 squadre: Sabres e Bills. Ultimo titolo quello NFL dei Bills nel 1965)
3) Minneapolis=87 Stagioni Senza Titoli
4) Washington=79 Stagioni Senza Titoli
5) Atlanta=70 Stagioni Senza Titoli  (Unico Titolo: le World Series dei Braves nel 1995)
6) Oakland=69 Stagioni Senza Titoli (ma Golden State è vicino ad interrompere la striscia)
7) Kansas City=57 Stagioni Senza Titoli
8) Houston=55 Stagioni Senza Titoli
9) Phoenix=55 Stagioni Senza Titoli
10) Cincinnati=48 Stagioni Senza Titoli
11) Philadelphia=27 Stagioni Senza Titoli (interrotta una striscia lunghissima d'insuccessi, grazie ai Phillies di MLB)



MISERY SCORE
E' una particolare classifica che misura la "sofferenza" dei fan di sport americani, provocati dal digiuno di vittorie.
Essa assegna un certo punteggio a ciascuna franchigia americana, in base a determinati fattori.
Una squadra ottiene un punto di demerito per ogni anno a partire:
1) Dall'ultimo Playoff svolto
2) Dall'ultima serie di Playoff vinta
3) Ultimo titolo vinto

A ciò è aggiunto 30, perché è l'età media dei fans che seguono i principali sport americani (una via di mezzo tra i 42/43 anni e i 12/13 di quando uno comincia veramente a seguire lo sport in questione).
Questi punti si sommano e per ogni squadra si otterrà un punteggio che varia da 0 (se la squadra ha vinto un campionato la scorsa stagione) a 90 (se la squadra non ha fatto i playoff negli ultimi 30 anni).

Infine, per ogni città, è presa una media tra i vari punteggi totalizzati da ogni squadra.
Ci sono inoltre 4 categorie: verde (0-15), giallo (15-30), arancione (30-45) e il rosso (45).
Verde significa che avete bisogno di guardare indietro, in media, di circa 5 anni per vedere un successo (Boston).
Giallo indietro di circa 10 anni (St.Louis), arancione indietro di 15 anni (Atlanta) e rosso oltre 15 anni (Cleveland, Toronto, etc).

1) Cleveland=53.3 (ultimo titolo: titolo NFL per i Browns nel 1964)
2) Toronto=50.4 (ultimo titolo: World Series dei Blue Jays nel 1993)
3) New York City(Mets, Jets, Islanders)=49.6 (ultimo titolo: World Series dei Mets nel 1986)
4) Houston=39.3 (ultimo titolo: titolo NBA dei Rockets nel 1995)
5) Minnesota=37.5 (ultimo titolo: World Series dei Twins nel 1991)



RAPPORTO STAGIONI/TITOLI
Tenendo conto anche delle franchigie scomparse e di quelle che hanno traslocato da una città all'altra (considerando ad esempio per San Diego, non solo Padres e Chargers ma anche Rockets e Clippers trasferitesi rispettivamente ad Houston e Los Angeles), abbiamo questa classifica:

1) Atlanta=162 Stagioni Per Titolo
2) San Diego=109 Stagioni Per Titolo (1 solo Titolo in 109 Stagioni: quello dei Chargers del 1963)
3) Phoenix=107 Stagioni Per Titolo (1 solo Titolo in 107 Stagioni: quello dei Diamondbacks nel 2001)
4) Buffalo=53 Stagioni Per Titolo (le squadra considerate: Bills, Sabres e Braves)
5) Kansas City=42 Stagioni Per Titolo (3 Titoli in 127 Stagioni)
6) Denver=37 Stagioni Per Titolo (vittorie non solo Broncos ma anche degli Avalanche nella NHL)
7) Houston=36 Stagioni Per Titolo
8) Cleveland=33 Stagioni Per Titolo (7 Titoli in 230 Stagioni)


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sabato 13 giugno 2015

La Tragedia Di Le Mans Del 1955 (Storia)

L'11 giugno di 60 anni fa la 24 ore di Le Mans fu funestata dall'incidente, forse, più drammatico della storia dell'automobilismo nel quale persero la vita 83 persone (compreso il pilota francese Pierre Levegh) e rimasero ferite 120 persone.
Quella tragedia cambiò per sempre l'interesse nei confronti della sicurezza da parte del mondo della velocità
Per vari decenni la 24 di Le Mans fu uno degli avvenimenti sportivi più esaltanti.
Nacque nel 1923 per iniziativa di Charles Faroux, figura di grande importanza nell'automobilismo francese e mondiale.
La sua idea era di organizzare un banco di prova per testare l'affidabilità e la qualità delle macchine prodotte: macchine sportive, ma anche automobili di tutti i giorni.
Non passò molto tempo e la gara si trasformò in una ribalta per macchine speciali: vetture da Grand Prix.
Erano permessi prototipi, purché il costruttore si dichiarasse disposto a costruirne un dato numero.
Ecco perché alla stessa gara partecipavano Mercedes, Ferrari e Jaguar, accanto a Panhard con motori da 745 cc.
Se questo era motivo di grande rischio per i piloti, costituiva però anche forte attrattiva sul pubblico.
Gli spettatori arrivavano con ogni mezzo, da tutto il mondo, e si sistemavano per la notte, trasformando la cittadina in una rutilante Las Vegas, piena di luci, colori, suoni, pub aperti, tende, ristoranti improvvisati.
Una vera e propria città in miniatura (“Le Village”) sorgeva al centro del circuito.
Lì si poteva fare di tutto: bere un birra, comprare un'automobile, farsi una doccia, mangiare.
La stragrande maggioranza dei 300mila convenuti per l'edizione del 1955 confluì nel Village.
E alcuni di loro se ne andarono la domenica pomeriggio senza aver visto nulla della gara.


L'EDIZIONI PRECEDENTI E PIERRE LEVEGH
Ci sono giornate nella storia dello sport che per un motivo o per un altro non si dimenticano.
Questi però sono i motivi meno nobili, quelli più dolorosi e che con lo sport in sè non c'entrano nulla.
Nelle corse automobilistiche per trovare quel giorno bisogna tornare indietro di 60 anni, precisamente all’11 giugno 1955 quando durante la 24 ore di Le Mans si verificò l’incidente più drammatico della storia della velocità nel quali persero la vita 83 persone, compreso il pilota francese Pierre Levegh.
Inoltre rimasero feriti oltre 120 individui accorsi nella città della Loira, esattamente come altre decine di migliaia di appassionati, per vedere sfrecciare i piloti più forti del mondo sulle vetture più evolute e veloci dell’epoca.
Dopo quella immane tragedia si iniziò veramente a lavorare in maniera logica e costruttiva sull’importanza di rendere i tracciati sicuri sia per i piloti sia per gli spettatori.
Per Pierre Levegh, un 50enne driver, la 24 ore di Le Mans era diventata non una semplice corsa ma una vera e propria ossessione.
Sin da quando poco più che ventenne aveva assistito alla prima edizione della leggendaria gara lo scopo della sua vita era diventato quello di vincere la 24 ore di Le Mans.
Levegh ci era andato vicinissimo nel 1952 quando la sua Talbot ruppe il motore nell'ultima ora di gara con quattro giri di vantaggio sul secondo classificato, a causa di un cambio marcia errato causato dalla stanchezza del pilota che scriteriamente aveva guidato ininterrottamente per oltre 22 ore senza cedere il volante al compagno di squadra  Jean Trevoux.
Quella condotta di gara assolutamente folle e scriteriata fu deplorata da addetti ai lavori e tifosi ma non da Alfred Neubauer, il direttore sportivo della Mercedes Benz che a fine gara entrò nel box di Levegh e gli promise che la prossima volta che la Mercedes si fosse presentata ai nastri di partenza della Le Mans una delle vetture tedesche sarebbe stata guidata proprio da lui.


LA TRAGEDIA DEL 1955
La Mercedes si astenne da Le Mans sia nel 1953 sia nel 1954.
Ma nel 1955 tornò prepotentemente in auge con le formidabili 300SLR e tre equipaggi composti da Fangio e Moss come prime guide, André Simon e John Fitch come seconde guide e Karl Kling e proprio Pierre Levegh come piloti dell’ultima vettura.
Per Levegh si trattava della chance della vita ma qualcosa non andava: sin dalle prime prove si intuì che quel bolide fenomenale era inadeguato per uno come Levegh che era quasi intimorito dalla potenza della 300SLR e non riusciva ad essere veloce come al solito.
Nelle qualifiche era stato il più lento in pista dei piloti Mercedes che si era già pentita di avergli dato fiducia. In cuor suo la casa tedesca era arrivata a sperare nel ritiro ma Levegh era troppo ostinato e cocciuto per fare una cosa del genere.
Sarà, in ogni caso, la sua ultima gara.
La corsa era iniziata regolarmente alle 16 di sabato 11 giugno, in piena estate francese.
Le Ferrari, le Jaguar, le Mercedes si erano date battaglia fin dal primo minuto.
Sia Hawthorn (Jaguar) sia Fangio (Mercedes) compivano il giro completo del circuito in poco più di quattro minuti, seguiti da Castellotti, Maglioli, Kling, Levegh, Walters, Rolt, Beauman e Musso.
Sembrava più un Grand Prix che una corsa di durata.
La stessa irruenza, la stessa battaglia forsennata per il comando fin dai primi istanti, la stessa adrenalina. Mercedes contro Jaguar: la gara era tutta lì: gli altri, le Austin Healey, le Nardi, le Frazer Nash, le Cunningham, le Cooper, le Osca, le Lotus, non contavano niente.
Stonava, nel gruppo, una Mercedes, dello stesso modello delle altre, che già stava per essere doppiata.
Era quella guidata da Pierre Levegh.
Nel corso della terza ora di gara  sul rettilineo dopo la chicane Ford, la sua Mercedes 300SLR agganciò a velocità altissima la Austin-Healey di Lance Macklin che fu costretto a spostarsi repentinamente verso i box per evitare un tamponamento con la Jaguar D-Type di Mike Hawthorn, rientrata ai box.
Dopo aver urtato un cumulo di terra, la Mercedes di Levegh si schiantò sulla barriera che divideva la pista dalla tribuna davanti ai box, prendendo fuoco.
Alcuni pezzi dell'auto (il cofano, l'asse anteriore delle ruote) volarono sulla tribuna piombando violentemente sugli spettatori che furono letteralmente falciati e travolti dall’esplosione e dai detriti.
Macklin sentì un colpo indescrivibile da dietro, la sua macchina compì un folle testa-coda per poi sbattere contro gli stand, falciando un giornalista e un gendarme, ed essere rilanciata con violenza dall'altra parte, per fracassarsi definitivamente contro il muro delle tribune.
Nel momento dell'urto, aveva ancora avuto la possibilità di vedere con la coda dell'occhio un'ombra argentea passargli sopra la testa e un'altra ombra argentea che gli filava accanto sulla destra.
Quando Macklin scese, scioccato, dalla sua vettura distrutta, non sapeva cosa fosse successo.
Non aveva capito che Levegh, al volante di quella tremenda 300 SLR, trovandosi di fronte la sua macchina l'aveva colpita in pieno, ad una tale velocità da decollare, superarla per aria, schiantarsi sul pilone del tunnel pedonale a lato delle tribune e disintegrarsi con due esplosioni al di sopra di una folla di centinaia di persone. E questo mentre Fangio, con millimetrica precisione, riusciva a trovare un varco tra la macchina di Hawthorn, ferma al box della Cunningham (tre box più in la’ del proprio) e quella di Macklin.
Dove prima c'era un folla di persone in piedi, ora si vedevano soltanto persone abbattute a terra, o inginocchiate vicino a porgere un primo disperato soccorso.
Parecchi testimoni furono concordi nel descrivere la scena come se fosse scoppiata una bomba.
Decine e decine di corpi falciati, nello spazio di un attimo, fatti letteralmente a pezzi.
Il prato aveva cambiato colore ed era disseminato di sangue.
Quello che era stato un urlo unisono, si spense in un silenzio profondissimo che durò qualche secondo.
Quindi iniziò la solita frenetica confusione di tutte le catastrofi: parenti e amici che premevano per arrivare alla zona, nella speranza folle di scorgere i propri cari sopravvissuti; ambulanze, dottori improvvisati, forze di polizia, giornalisti, infermieri, uomini dell'organizzazione.
E in mezzo al disumano dolore, alcuni meccanici della Mercedes che, con assoluta rapidità, nel giro di dieci minuti dall'incidente avevano raccolto e portato via tutti i pezzi della macchina di Levegh.
Solo la gente sopravvissuta in tribuna e qualche meccanico della Mercedes, che in meno di un quarto d’ora raccolse tutti i pezzi della macchina di Levegh, si accorse con lucidità della portata della catastrofe occorsa.
E intanto le autorità affrontavano il solito, terribile dilemma.
Sospendere la corsa o continuarla? Ammettere l’enormità della tragedia o far finta di niente, nel timore che la gente, presa dal panico, si accalcasse alle uscite, ostacolasse ancora di più di quanto già non fosse l’azione dei soccorritori?
Prevalse il desolante “The Show Must Go On”.
Nel box della Mercedes la concitazione era al massimo.
Da Stoccarda arrivarono telefonate molto chiare: ritirarsi!
Neubauer e Uhlenhaut avevano delle riserve: Faroux li implorava di continuare, ed essi stessi esitavano a sprecare una vittoria certa.
Le telefonate, tra l’altro difficilissime, visto che da tutte le parti della Francia si tentava di comunicare con Le Mans e viceversa, si fecero convulse.
A 7 ore dall’incidente si arrivò ad una decisione unanime: la macchina causa di morte per 81 persone era una Mercedes, non si poteva continuare a correre.
Quando la Mercedes avvertì lo stand Jaguar della propria decisione, fu subito chiaro che non sarebbe stata seguita su questa strada.
L’unica che importasse alla Jaguar era quella della vittoria.
In un clima surreale la corsa arrivò alla fine e per un beffardo segno del destino proprio Mike Hawthorn, pesantemente implicato nell’incidente, vinse la 24 ore brindando e gioendo fra l’altro come se nulla fosse. Quei festeggiamenti rimasero una macchia indelebile nella carriera di Hawthorn.


LE COLPE
Di chi fu la colpa della strage?
Di Levegh che, troppo vecchio, non avrebbe mai dovuto gareggiare con quella macchina, in quel gruppo di piloti?
Oppure di Macklin che, distratto dall’aver guardato nello specchio retrovisore, non si era accorto in tempo della frenata di Hawthorn?
O di Hawthorn, che calcolò male la distanza che lo separava dal proprio stand, tanto da trovarsi a frenare troppo bruscamente subito dopo il superamento di Macklin, finire lungo, tre box più avanti, e farsi prendere da una crisi di isteria quando gli fu chiaro cosa era successo?
O della Mercedes, che aveva inserito nei telai due piccoli serbatoi di additivi illeciti, da cui il pilota attingeva nei momenti in cui aveva bisogno di maggiore potenza tramite un comando del cruscotto, e che furono la causa della doppia esplosione della vettura di Levegh?


LE CONSEGUENZE
In seguito all’incidente, molte gare della stagione furono cancellate.
Non si disputarono  il Gran Premio di Germania, la Coppa Acerbo e il Gran Premio di Svizzera.
La Svizzera introdusse una legge per vietare le gare automobilistiche sul suo territorio (una normativa in vigore ancora oggi!) mentre la Mercedes, dopo aver vinto il campionato di F1 con Fangio, si ritirò dalle corse in segno di rispetto per le vittime, e vi fece ritorno solamente 32 anni dopo, nel 1987.
Negli Stati Uniti l'American Automobile Association il più prestigioso automobile club della nazione, decise di chiudere qualunque attività sportiva.
Nonostante un’inchiesta ancora oggi non si conosce con chiarezza i perché e le colpe di quella strage.
Di certo c’è che il disastro di Le Mans ‘55 resta una delle pagine più nere della velocità che, anche a 60 anni di distanza, qualunque appassionato e addetto ai lavori non deve mai dimenticare.


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martedì 9 giugno 2015

Cosa Sono I Match D'Interleague: Storia (MLB)


In MLB con il termine Interleague ci si riferisce a quelle partite di regular season giocate tra una squadra di American League (AL) ed una di National League (NL).
Questi accoppiamenti incrociati sono stati introdotti nel 1997.
Prima di questa data, matchups tra squadre di conference diverse si verificavano solo in partite di esibizione ed ovviamente nelle World Series.


STORIA E RECORD
Anche se già negli anni 30 e poi in seguito nei 50 e 60 se ne parlava, la prima partita d'Interleague di MLB ha avuto luogo il 12 giugno 1997, tra i Texas Rangers che hanno ospitato i San Francisco Giants al The Ballpark di Arlington.
C'erano altre quattro partite Interleague in programma quella sera, ma le altri tre sono state giocate nella West Coast, in modo che il matchup Giants-Rangers iniziasse prima degli altri.
I Giants vinsero 4-3.
Dal 1997 al 2001, le squadre della American League West giocarono contro quelle della National League West, squadre della American League Central contro quelle della National Central e così via.
Tuttavia, nel 2002, iniziarono gli incroci tra American League Est contro la National League West e così via.
Dal 2002 al 2012, tutte le partite d'Interleague furono giocate prima dell' All-Star Game.
La maggior parte delle partite sono state giocate nel mese di giugno.
Ovviamente in un ballpark di American League, entrambe le squadre hanno la possibilità di utilizzare un DH(battitore designato).
In uno della National no.
Alcuni osservatori ritengono che sarebbe più giusto usare la regola del battitore designato per la squadra ospite, compensando così il fattore campo ed esponendo, quindi, la squadra di casa alle regole dell'altro campionato.
Dopo la stagione 2010, l'American League deteneva un vantaggio complessivo di 1,808-1,652 ed ha finito con il record migliore tra le partite d'Interleague per ben 7 stagioni consecutive.
Il 2006 è stato il periodo più sbilanciato con le squadre dell'American League che detronizzarono quelle della National con un imbarazzante 154-98.
Al 2015, la squadra con il miglior record di tutti i tempi nelle partite Interleague sono i New York Yankees, seguiti dai Chicago White Sox.
Per la National guidano Miami Marlins e St.Louis Cardinals.
Dopo l'introduzione di questo formato, due squadre sono state spostate da una lega all'altra: i Milwaukee Brewers dalla Lega Americana alla National League nel 1998 e gli Houston Astros dalla National all'American nel 2013.
Secondo i critici la disproporzione evidente di record tra le due leghe dipende principalmente dalla regola del battitore designato.


CALENDARIO
Dal 2005, ogni squadra gioca una serie durante il terzo fine settimana di maggio e il resto a metà-fine giugno(sino a luglio, talvolta).
Il 1 ° aprile 2013, per la prima volta nella storia, una partita d'Interleague aprì la stagione: match giocato tra i Los Angeles Angels Of Anaheim e i Cincinnati Reds al Great American Ball Park, con gli Angels che vinsero 3-1 in 13 inning.
I Reds, però, vinsero le altre 2 gare per 5-4.
Da contraltare, il 29 settembre 2013, per la prima volta un match di Inter chiuse la regular season(Miami Marlins contro Detroit Tigers al Marlins Park).
I Marlins non solo vinsero con un walk-off, ma Henderson Alvarez lanciò anche un no-hitter.
Con la vittoria, i Marlins realizzarono anche uno sweep.


RIVALITA' E SERIE


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