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venerdì 13 marzo 2015

L' Impresa Di Texas Western College Nel 1966 (NCAA)

L’NCAA (National Collegiate Athletic Association) è l’organizzazione sportiva che raggruppa oltre mille istituti statunitensi tra college e università.
Essa gestisce competizioni degli sport americani più popolari ed ha un enorme seguito di pubblico: tutti i più grandi atleti statunitensi iniziano la loro carriera con lo sport dei college.


IL PERIODO STORICO
E’ un periodo di grande fermento sociale negli Stati Uniti che erano ancora pervasi da forti divisioni razziali.
Il Texas è uno degli stati più razzisti d’America, repubblicano fin nel midollo, con pena di morte autorizzata e matrimoni gay vietati.
Prima degli anni’60 il basket era roba da bianchi, più intelligenti e quindi capaci di giocare in maniera fluida, rispettando gli schemi; i neri erano solo casinisti, nulla più.
All’epoca, gli allenatori seguivano un diktat ufficioso che consigliava di far giocare “un nero in casa, due fuori, tre se la partita è ormai compromessa”.
Alla fine del 1800 in diversi stati della confederazione erano entrate in vigore leggi sulla segregazione razziale delle persone di colore e proprio negli anni 60 del secolo scorso queste leggi furono abolite dal governo federale a seguito del forte impegno di numerosi movimenti per i diritti civili e grazie anche all’azione di personaggi come Martin Luther King.


EL PASO E CIUDAD
Texas Western è un'università sita ad El Paso, appunto Texas.
Centro America.
Lì vicino, in Messico, sorge la città piu’ pericolosa del mondo: Ciudad Juarez.
La città si trova a nord del Messico a 1000 metri sul livello del mare proprio a ridosso del confine con gli Stati Uniti e come detto di fronte ad El Paso.
Unite in un unico agglomerato urbano, ma separate dal confine di Stato, queste città raggruppano oltre 2 milioni e mezzo di abitanti.
Juarez, sorge sulle rive del Rio Grande e con i suoi 1.200.000 abitanti ha il triste primato di città più pericolosa del mondo, infatti nel 2011 ci sono stati 2086 omicidi , ma l’anno prima ce ne furono addirittura 3042, il che vuol dire una media di circa 8 omicidi al giorno.
Le cause maggiori di questa inaudita concentrazione di criminalità sono da attribuire alla guerra per il narcotraffico tra i vari cartelli della droga per la posizione super strategica della città a ridosso del paese con piu’ consumatori.
Sul territorio sono presenti circa un migliaio di bande armate con decine di migliaia di affiliati tra cui molti appartenenti a bande messicane espulsi dagli Stati Uniti.
Entrambe le città sono attraversate dal deserto del Chihuahua(secondo più grande d'America).
Tocca a questa fluida barriera lunga più di 1500 chilometri il compito di contenere il flusso migratorio illegale verso gli States.
Sui tre ponti che agganciano Ciudad Juarez a El Paso vi transitano automobili e pachidermici camion rimorchio a 18 ruote, carichi di ogni tipo di merce.
Animali morti sull'asfalto, macchine abbandonate(e depredate), nessun cartellone pubblicitario e cartelli che nei pressi di Sierra Blanca recitano "Non raccogliete autostoppisti: potrebbero essere evasi dal carcere".
La prospettiva di una Ciudad Juarez - El Paso saldate insieme in un unicum cosmopolitano non e' concepibile neanche in termini onirici, tanto la realta' la respinge: e infatti, nonostante le buone intenzioni e l'impegno, da parte dei presidenti di Stati Uniti e Messico, a garantire per il XXI secolo la pacifica convivenza delle due comunità di confine, non si vede come possano scomparire a breve scadenza le compatte minacciose strutture di contenimento messe in piedi da Washington anni fa.
Sulla riva americana del fiume, lo sbarramento e' assicurato da tre reti metalliche che corrono parallele per qualche chilometro e sopra di esse sono piazzati grappoli di riflettori che al crepuscolo si accendono dotando la notte di un perenne splendore lunare: le auto bianche della Migra (la polizia di frontiera, cosi' chiamata, con una contrazione, dai messicani) vanno avanti e indietro per 24 ore.
Ogni tanto, quando il fiume si gonfia, nella stagione delle piogge, qualcuno si tuffa: ma e' soltanto un gesto di sfida, una goliardata inutile.
Chi per davvero l'ha tentato, ci ha rimesso le penne.
Una scritta, sulla spalletta di cemento del Rio Grande, ricorda l'immolazione di Tarin, ucciso il 9 maggio del '91, mentre aveva gia' un piede sulla sponda "giusta": "Riposa in pace, querido amigo, ti ricorderemo sempre. I tuoi compagni del Puente Negro y tu madrecita".


TEXAS WESTERN COLLEGE
In questo contesto non facile(parlo in primis della segregazione razziale) la squadra del Texas Western College partecipò al campionato universitario nazionale con ben 7 giocatori di colore nella rosa quando la media di allora era uno o due afroamericani per squadra.
Don Haskins era originario di uno stato confinante col Texas, l’Oklahoma, dove i bianchi come lui avevano colonizzato il ricco territorio e ne avevano preso in mano il controllo.
Il suo passato da giocatore non era stato esaltante, ma per il suo futuro di allenatore aveva sicuramente appreso molto da Hank Iba, il coach che avrebbe poi guidato la rappresentativa USA e che sarebbe stato ricordato più per l’argento rimediato dopo la sconfitta con l’URSS alle Olimpiadi di Monaco ’72 che per le due medaglie d’oro conquistate nelle precedenti edizioni di Tokyo ’64 e Città del Messico ’68.
Insegnava basket alla squadra femminile del liceo, quando gli giunse una chiamata dagli universitari dei Texas Western Miners, squadra ormai allo sfacelo, in preda a una grave crisi economica e di risultati: non era un’offerta, ma una invocazione di aiuto.
Accettò ovviamente.
Le sue qualità vennero subito a galla.
Era duro ed esigente negli allenamenti (e per questo venne soprannominato «The Bear», l’orso), amava il gioco veloce e le penetrazioni a canestro, voleva con lui solo giocatori motivati e disposti a sacrificarsi.
E soprattutto, aveva una voglia matta di vincere!
Si rese subito conto che con i giocatori bianchi che gli avevano messo in mano non avrebbe ricavato granché.
Così volle rischiare in prima persona.
Cominciò a girare alla ricerca di alternative valide, arrivarono a sette i coloured, lasciando in minoranza (cinque) gli autoctoni dalla pelle chiara.
Era una squadra tutta da costruire e da amalgamare, ma Haskins credeva nel suo lavoro e nelle sue ambizioni, e i risultati non tardarono ad arrivare.
Già questa scelta fece molto scalpore ma ciò che maggiormente sorprese fu l’avvio perentorio del torneo: i Texas Miners, come venivano chiamati i giocatori di quel college, vinsero le prime 23 partite.
La squadra, che non era certo indicata tra le favorite per la vittoria finale, giunse alla conclusione della stagione regolare con una serie di ben 23 vittorie e una sola sconfitta per soli due punti, l’ultima partita a Seattle ormai ininfluente.


LA FINALE CONTRO KENTUCKY
I Miners giunsero così alle fasi finali: cinque vittorie consecutive compresa naturalmente la finalissima contro la più titolata Kentucky.
Ancora oggi questo risultato viene considerato la più grande sorpresa nella storia del basket americano.
Ma non fu solo il risultato a entrare nella storia del basket.
Ciò che fece maggior scalpore fu il quintetto con il quale l’allenatore Don Haskins (1930-2008) iniziò la partita finale contro la grande favorita Kentucky.
Per la prima volta in una partita di campionato USA scendevano in campo cinque giocatori di colore, tutta la squadra, non era mai successo.
La sera prima della partita più importante della NCAA e forse del basket americano in generale, Don non riesce a dormire, troppo alta la posta in palio.
In gioco non c’è più soltanto un titolo universitario ma una delle contraddizioni più profonde degli Stati Uniti, quel razzismo di fondo che ancora non ha abbandonato i nipoti di Abramo Lincoln.
Allora raduna intorno alla mezzanotte la squadra al completo e sulle gradinate dove il giorno dopo si giocherà la finale annuncia, con un discorso memorabile, che a giocare quella finale saranno soltanto i sette giocatori neri.
Un intero quintetto di neri in una partita ufficiale, per di più la finale NCAA.
Mai successo prima.
Prima di Abdul Jabbar e Magic Johnson.
Don Haskins gioca duro contro tutta l’America.
Apre la strada al futuro spazzando via pregiudizi già uccisi dal presente, rispedendoli nella storia, nel passato, in cui dovrebbero sempre far parte e dove purtroppo ancora oggi rischiano di non invecchiare.
I Miners avevano un modo di giocare rivoluzionario rispetto all’eleganza dei bianchi di quei tempi.
Veloci, dritti a canestro, agili e sempre alla ricerca del numero tanto in voga adesso.
Degli anticipatori di quello che la NBA è oggi.
Adesso immaginate la scena: un palazzetto pieno di ragazzi bianchi, qualcuno (i tifosi di Kentucky) con bandiere confederate, arbitri e allenatori bianchi, cheerleaders bianche, giornalisti per lo più bianchi.
E in mezzo al campo di fianco ai cinque giocatori bianchi di Kentucky, i cinque ragazzi neri di Texas Western che inconsapevolmente fanno la storia del basket universitario americano.
Kentucky era allenata dal leggendario Adolph Rupp, che restò alla guida della squadra per oltre 40 anni.
Tra i giocatori di Kentucky in quella mitica finale ci fu anche Pat Riley che in seguito sarebbe diventato uno dei più forti allenatori NBA di tutti i tempi capace di vincere ben cinque titoli in quello che viene considerato il campionato di basket più importante del mondo.
Don Haskins invece rimase per tutta la vita ad allenare la squadra dell’Università del Texas, la sua carriera si concluse nel 1999 con un record di 719 partite vinte e 353 perse.
I Miners dominarono l’incontro e si aggiudicarono il titolo nazionale con il risultato di 72-65.
In seguito l’allenatore minimizzò il suo gesto: “Davvero non pensai che stavo iniziando la partita con cinque ragazzi di colore, volevo solo mettere in campo i miei cinque giocatori migliori”
Tuttavia dopo di allora il basket Usa non fu più lo stesso.
L’intera squadra del Texas Western College fu inserita nella Basketball Hall Of Fame che è l’associazione americana che accoglie quei personaggi che hanno dato lustro alla pallacanestro nazionale.
Generalmente si tratta di giocatori ed allenatori che possono essere ammessi solo dopo 5 anni dal loro ritiro dalle competizioni.
Sono solo sette le squadre che hanno ricevuto questo riconoscimento nella storia del basket USA.


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mercoledì 11 marzo 2015

La NFL e I Casi Di Doping (Steroidi)

L'uso di Steroidi Anabolizzanti in NFL risale alla fine del 1960.
Gli Steroidi conosciuti sono centinaia, e la loro provenienza è di diverse origini (animale, vegetale, sintetica).
In questa categoria rientrano anche gli ormoni sessuali (testosterone, estradiolo, progesterone) e gli ormoni cortico-surrenali (cortisolo, androsterone).
Il termine Anabolizzante invece si riferisce alla capacità di una sostanza di stimolare l'anabolismo, cioè la sintesi da parte del corpo umano di molecole complesse (proteine, polisaccaridi...) a partire da molecole semplici (aminoacidi, monosaccaridi).
L'unione di questi due termini porta alla definizione dei composti classificati come “Steroidi Anabolizzanti”; è intuitivo comprendere come non tutti gli Steroidi possiedano le caratteristiche tali da poterli definire anabolizzanti.
In particolare questa capacità è tipica del Testosterone, l'ormone sessuale maschile.
Vi sono poi sostanze sintetiche, dalla struttura molecolare simile a quella del Testosterone, le quali sono state sviluppate con l'intento di incrementare le capacità Anabolizzanti e, al contempo, diminuire l'impatto degli effetti secondari.
Tra queste, le più note sono il Nandrolone e lo Stanozololo.
Per riassumere gli effetti secondari legati all'uso di questi farmaci si utilizza invece il termine “effetti androgeni”.


VANTAGGI
Dal punto di vista dell'atleta che si dopa, i vantaggi derivanti dall'utilizzo di steroidi stanno nella funzione anabolizzante degli stessi, che si concretizza in:
1) Un aumento della massa muscolare, con conseguente incremento di forza e di potenza muscolare e delle prestazioni atletiche derivanti
2) Maturazione veloce dei globuli rossi.
Questo processo nel nostro corpo è regolato dall'Eritropoietina.
3) Inibizione della degradazione proteica

Talvolta queste sostanze vengono somministrate unitamente ad altri prodotti dopanti, in particolare la somatotropina, nota più comunemente come “ormone della crescita”.


CONTROLLI IN NFL
E' solo durante la stagione 1987 che la NFL ha iniziato a testare giocatori per l'uso di steroidi.
Nella stagione 1989 la NFL iniziò a sospendere i giocatori beccati dopati.
Originariamente c'erano linee guida specifiche per un giocatore beccato dopato.
Ad esempio, se un giocatore era beccato durante la pre-season veniva sospeso per 30 giorni.
Ciò significava fondamentalmente saltare 4 partite di preseason 3 e 1 partita di stagione regolare.
Alla seconda sospensione scattava la squalifica per 1 anno.
Certamente, però, dai primi anni sono stati fatti passi avanti.
Sono state approvate regole più dure e sospensioni più aspre.
I controlli sono molto più frequenti se paragonati con gli anni novanta o i primi anni duemila.
Il numero di giocatori che hanno ammesso l'uso di steroidi in un sondaggio confidenziale condotto dalla NCAA dal 1980 è scesa dal 9.7% del 1989 al 3% del 2003.
Durante la stagione 2003, ci sono stati più di 7.000 test antidoping, con 77 risultati positivi.


I CASI DI DOPING
Uno dei giocatori dei Pittsburgh Steelers vincenti al Super Bowl del 1979, ovvero l'offensive lineman Steve Courson, confessò in seguito l'uso di steroidi.
Courson accusò anche un problema al cuore.
Tuttavia, Courson ha anche detto che alcuni dei suoi compagni di squadra, come Jack Ham e Jack Lambert, si rifiutarono di utilizzare qualsiasi tipo di farmaco per migliorare le prestazioni.
Era il 1992 quando Lyle Alzado, difensore dei Denver Broncos (1971-1979), dei Cleveland Browns (1979-1981) e successivamente dei Raiders (1982-1985), moriva di cancro al cervello.
A soli 43 anni Alzado, tre volte All-Pro e campione NFL nell’84, si spegneva lasciando dietro di sé una struggente lettera in cui l’ex giocatore dichiarava di aver fatto ampio uso di steroidi e che proprio quest’ultimi gli avevano provocato il cancro.
Tanti sono i passaggi della lettera con i quali è difficile non trovarsi d’accordo con Alzado, come quando scrive, riferendosi ai suoi colleghi ma non solo, che “non siamo nati per pesare 140 chili e saltare 10 metri”. Tanti, da allora, sono stati gli scandali di doping che hanno colpito la NFL.
Come dimenticare l’intervista del 2005 rilasciata dall’ex giocatore e allenatore Jim Haslett, nella quale dichiarava che negli anni ottanta metà dei giocatori presenti all’epoca prendeva steroidi o, comunque, faceva uso di sostanze dopanti, specificando invece che tutti i difensive tackles erano abituati a sottoporsi ad inezioni di testosterone e simili.
Senza dimenticare lo scandalo BALCO (vendita di sostanze dopanti agli atleti professionisti appartenenti soprattutto alla NFL) scoppiato nel 2003.
Dopo lo scandalo BALCO nel 2003 l'allora direttore dell' UCLA mise a punto un nuovo test antidoping capace di rilevare THG, la USADA rianalizzando 550 campioni di urina esistenti da atleti, rilevò che molti di questi erano positivi.
Un certo numero di giocatori degli Oakland Raiders sono stati coinvolti in questo scandalo, tra cui Bill Romanowski, Tyrone Wheatley, Barrett Robbins, Chris Cooper e Dana Stubblefield.
Ancora nel 2008, Charles Grant, Will Smith e Deuce McAllister dei Saints, Bryan Pittman dei Texans e Kevin Williams e Pat Williams dei Vikings furono sospesi per quattro partite per l’uso di diuretici atti a mascherare il precedente uso di steroidi.
Fino ad arrivare, saltando qualche precedente meno noto nel mezzo, a poco più di un mese fa, quando un gruppo di otto ex giocatori (Richard Dent, Jim McMahon, Jeremy Newberry, Roy Green, J.D. Hill, Keith Van Horne, Ron Stone e Ron Pritchard) ha denunciato la NFL, rea di averli “drogati come cavalli” nel corso delle loro carriere.
Da menzionare anche il caso recente di Dion Jordan, DL dei Miami Dolphins, trovato positivo ad un test antidoping.
Per questo motivo il difensore è stato squalificato per quattro partite, nella quali oltre a non scendere in campo non verrà neanche pagato.
Per un mese, infatti, Jordan non percepirà lo stipendio.
Il difensore aveva insospettito tutti quando all’inizio degli OTAs si era presentato con 9 chili di muscolo nuovo di zecca.
L’uso di steroidi era palese e la Lega non ci ha messo molto prima di scoprirlo.
Jordan, scelta assoluta numero 3 del Draft dell’anno scorso, ha rilasciato una dichiarazione non appena la notizia della sua squalifica ha raggiunto la stampa:

“Sono venuto a sapere che sono risultato positivo a degli stimolanti proibiti dalla NFL. Mi dispiace molto e nel dirlo mi assumo tutte le responsabilità del mio gesto. Mi dispiace soprattutto per l’organizzazione dei Dolphins, la mia famiglia e i fans. Ma continuerò ad allenarmi e resterò in forma.”


LA REGOLA DI MERRIMAN
Un fatto importante successe nel 2006.
Durante la stagione, il linebacker Shawne Merriman dei San Diego Chargers venne trovato positivo e sospeso per quattro partite.
Merriman venne eletto NFL Defensive Rookie dell'anno nel 2005, con 54 placcaggi e 10 Sack.
Era in lizza per il Pro Bowl ma l'incidente portò alla formulazione di una regola che vieta ad un giocatore trovato positivo agli steroidi di essere selezionato per il Pro Bowl l'anno in cui risulta positivo.



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martedì 10 marzo 2015

Pittsburgh Pirates: Lo Scandalo Cocaina Degli Anni 80

Probabilmente il fatto più ecclatante di uso di sostanze dopanti nel Baseball non è iniziato a metà degli anni '90 con gli steroidi ma a Pittsburgh, un decennio prima.
Ma ci sono alcuni interessanti parallelismi tra le due situazioni.
In entrambi i casi i giocatori si sono opposti ai provvedimenti verso coloro che erano coinvolti.
E in entrambi, chi avrebbe dovuto vigilare(e punire) si è dimostrato in gran parte inefficace(la maggior parte delle persone coinvolte non ha ricevuto alcuna sanzione).


COCAINA IN MLB: PIRATES E NON SOLO
Nel maggio del 1985, Curtis Strong venne accusato di spaccio di cocaina.
Attraverso il lavoro di catering che aveva eseguito per i Philadelphia Phillies, Strong aveva conosciuto molti giocatori della Major League di Baseball.
Gli diedero quindi accesso agli spogliatoi permettendogli in tal modo di vendere cocaina a diversi giocatori.
Il suo processo è diventato tra i più pubblicizzati della storia del Distretto occidentale della Pennsylvania.
Nel 1979, Pittsburgh vinse le World Series, con una squadra che comprendeva All-Star come Parker, così come Willie Stargell, co-vincitore della National League MVP.
Ma verso la metà degli anni Ottanta la squadra era ormai in crisi.
Questo non è stato il primo scandalo riguardante l'uso di cocaina in MLB.
Un paio di anni prima, Kansas City fu al centro di un'indagine, che ha portato alla condanna(con tanto di 3 mesi di carcere) di quattro giocatori, tra cui il lanciatore Vida Blu, per aver tentato di comprare cocaina.
Il loro rivenditore, Mark Liebl, poi ha dichiarato di aver usato il farmaco con membri dei Red Sox, White Sox e Twins, tra cui Hall Of Famer Dennis Eckersley, che ha negato.


LE CONFESSIONI DI SCURRY E LA SUA MORTE
Nel 1984, l'FBI intervistò Rod Scurry(rilievo) dei Pirates finito in riabilitazione dopo 2 Walk su 8 Lanci e devastato da allucinazioni paranoiche nella sua stanza d'albergo.
Egli confessò di aver fatto uso di cocaina 19 volte tra 82 e 83.
Nel 1985 fu venduto agli Yankees.
Scurry, tra l'altro, morì all'età di 36 anni nel 1992: venne trovato disteso a terra fuori dalla sua porta di casa in preda ad allucinazioni(secondo lui c'erano dei serpenti in casa che avevano provato a strangolarlo).
Morirà una settimana dopo.
Oltre a lui, finirono nell'occhio del ciclone Dale Berra, Lee Lacy, Lee Mazzilli, John Milner e Dave Parker oltre a giocatori di altre squadre(Willie Aikens, Vida Blue, Enos Cabell, Keith Hernandez, Jeffrey Leonard, Tim Raines e Lonnie Smith).
"A conclusione di quella intervista, avevamo una lista di spacciatori di droga, e un elenco di giocatori di Baseball professionisti a cui vendevano cocaina" disse l'investigatore Wells Morrison.
L'FBI offrì ai giocatori l'immunità dai procedimenti giudiziari, per chi decideva di confessare facendo i nomi di chi aveva fornito loro la droga.
Hanno anche offerto un accordo per la mascotte, che ha accettato di rotolare, credo diventando uno sgabello Parrot.


FOTOGRAFI E MASCOTTE
La mattina del 31 Maggio 1985, il fotografo Dale Shiffman ricevette una visita inaspettata dalle forze dell'ordine, risultato di accuse pronunciate da un gran giurì la sera prima, citando sette uomini in connessione con la gestione di un giro di droga in città e nei dintorni.
Venne in un certo senso tradito da Kevin Koch, che era stato l'uomo all'interno della mascotte di Pittsburgh, il Pirates Parrot.
I due erano stati particolarmente vicino ai giocatori Dale Berra e Rod Scurry e contribuirono a procurare il farmaco prescelto per loro e i compagni di squadra.
Shiffman otteneva il "pezzo", la mascotte Koch lo consegnava.
Shiffman in un'intervista disse che due terzi del roster usavano cocaina.


CONFESSIONI
Tim Raines del Montreal Expos testimoniò che teneva la cocaina nella tasca posteriore dei pantaloni durante le partite.
Raines disse che stava sempre attento quando rubava le basi, semplicemente per assicurarsi che il flacone di vetro fosse stato al sicuro.
John Milner disse alla corte che una volta comprò due grammi di coca in un bagno al Three Rivers Stadium nel 1980.
Egli ha anche testimoniato che, quando giocava con i Mets, prese un liquido di anfetamine dall'armadietto di Willie Mays che era vicino al suo.
Berra disse che Stargell e Bill Madlock rifornirono anche i suoi compagni di squadra di anfetamine in tutto l'inizio del decennio.


PENE ED ARRESTI
Curtis Strong e Schiffman ricevettero una condanna di 12 anni ma ne scontarono solo una parte.
Strong scontò quattro anni, Schiffman uscì di prigione dopo appena due anni.
Vennero arrestati anche Greer, Balzer, Connolly, Mosco e McCue tutti implicati nello spaccio di cocaina.
Per quanto riguarda i giocatori, quasi tutti la fecero franca, nonostante le loro ammissioni.
In seguito Aikens(Kansas e Toronto) nel 1994 ricevette 20 anni di prigione per spaccio di Crack e Cocaina, infine Lary Sorensen(Cleveland Indians) 2 anni di prigione alla sesta volta beccato ubriaco al volante.
Mentre il commissario Peter Ueberroth sospese sette giocatori per una stagione completa ed altri quattro per 60 giorni ma tutte le sentenze furono commutate, per coloro che decidevano di donare una piccola percentuale(10%) dei loro stipendi per la comunità e la ricerca contro il doping.


COCAINA OGGI
L'uso di cocaina fa parte del mondo del Baseball, tutt'ora.
Il momento saliente più recente forse l'ammissione di uso di cocaina da parte del manager dei Rangers, Ron Washington.
Ma è stato anche uno dei farmaci utilizzati dal N.1 del draft Josh Hamilton, nel suo viaggio tortuoso agli onori MVP.
Senza scordarci di Ronald Belisario.


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giovedì 5 marzo 2015

Tifoserie Inglesi Più Violente e Con Più Arresti (2014)

L'Home Office(ministro degli interni britannico) ogni anno, puntualmente, stila classifiche e statistiche sul comportamento delle tifoserie inglesi.
Nel particolare numero di arresti divisi per club e tipo di "reato".
La stagione 2013- 2014 è stata, per quanto riguarda le azioni di polizia legate agli eventi calcistici, quella con il minor numero di arresti, continuando così il trend decrescente degli anni precedenti.
Durante lo scorso campionato, infatti, la polizia inglese ha effettuato 2.273 arresti, una cifra che rappresenta una diminuzione del 7% (per un totale di 183 arresti) rispetto alla stagione 2012-2013.
Per rendere un'idea nel 2000 furono poco più che 4000 gli arrestati.


1 ARRESTO OGNI 16.800 SPETTATORI
Nel complesso in tutte le divisioni del campionato inglese (Premier, Championship, League One e League Two) hanno assistito agli incontri poco meno di 38 milioni di spettatori.
Il numero delle persone arrestate rappresenta quindi lo 0,01% del totale del pubblico con un arresto ogni 16.800 spettatori.
In media durante il 2013-2014 è stato effettuato poco più di un arresto e mezzo per ogni partita della Premier League.
A margine notiamo che nel 2014 sono stati arrestate 21 persone per “Racist Or Indecent Chanting”.



TIFOSERIA CON PIU' ARRESTI IN PREMIER LEAGUE
I tifosi più violenti della Premier League sono quelli del Manchester United, con un 112 arresti (su un totale di 823 per tutta la massima serie inglese) seguiti dai cugini del Manchester City, con 71 arresti.
Ovviamente bisogna tenere anche in considerazione che l’Old Trafford è uno degli stadi più frequentati della Premier League e che i tifosi del Manchester sono i più numerosi.
La palma di tifosi più tranquilli va invece a quelli del Norwich City: solo 4 arresti.


SERIE INFERIORI
Scendendo in Championship molte tifoserie sono rimaste "storicamente" violente(Leeds, Derby County, Burnley, Nottingham, Sheffield Utd), altre invece si sono "calmate"(Millwall su tutte).
In Championship guida questa poco lusinghiera classifica il Leeds con ben 91 arresti nel 2013/14.
Seguono Nottingham Forest(69), Burnley(65), Derby County(57), Blackburn(49), Birmingham(44), Sheffield Wednseday(41) e solo dopo il Millwall con 30.
A seguire tutte le altre con il Brighton che chiude la classifica con soli 5 arresti.
Ben 93 sono stati i tifosi del Cardiff City banditi dallo stadio(in quanto considerati a "rischio"), segue il Millwall con 72, terzo posto per l'Huddersfield con 42.
Scendendo in League One, la tifoseria con più arrestati è il Wolverhampton(55), segue lo Sheffield Utd(54) e il Bristol City(49).
0 arresti per il Milton Keynes Dons.
In League Two, 57 arresti per il Bristol Rovers, seguono Chesterfield(35) e Portsmouth(21).
0 arresti per Burton Albion, Accrington, Wycombe e Dag & Red.
Infine in Conference(Non League), guida la classifica il Grimsby Town con 27 arresti, a seguire Gateshead(22), Lincoln con 17 e Cambridge Utd con 16.


COSA NE PENSANO I TIFOSI DI LONDRA?
I dati sono quelli illustrati prima.
Tra i tifosi di Londra è stato fatto un sondaggio per eleggere i tifosi più "cattivi" e quelli più "buoni", qui forse memori degli anni 70 e 80 a farla da padrona sono i tifosi del Millwall eletti i più cattivi di Londra.
Seguono Chelsea e West Ham.
Il tutto è stato fatto in base a domande specifiche, effettuate in diverse zone della capitale inglese che se da una parte sono un piatto più che goloso sul quale immergersi per gli amanti delle statistiche, dall'altra non fanno altro che aumentare le polemiche.
I più buoni ed educati invece sembrano essere i sostenitori di Fulham ed Arsenal, seguiti dal Brentford.



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lunedì 2 marzo 2015

La Storia Di Graham French: Alcool, Sparatoria e Il Cambio D'Identità

Graham French (noto anche come Graham Lafite) è un ex calciatore inglese che ebbe una discreta fama tra anni 60 e 70, soprattutto come ala del Luton Town.
French iniziò la sua carriera con lo Shrewsbury Town e divenne professionista nel 1961.
Qui disputò ben 27 partite(poi capirete il significato di "ben" ).


LA RISSA CON IL PROPRIO MANAGER ALLO SWINDON
French ai tempi era considerato tra i giovani più talentuosi, tant'è vero che Tommy Docherty, manager del Chelsea, era interessato a portarlo a Stamford Bridge.
Tuttavia, Docherty desistette per via del carattere di French che poi firmò per lo Swindon.
Secondo le voci del tempo ebbe una discussione con Bert Head, il manager dello Swindon, dove French lo colpì con un sedia in testa.
Questo grave incidente, insieme alla sua fama di bevitore e giocatore d'azzardo, fece terminare prima del tempo la sua esperienza al County Ground.


WATFORD, WELLINGTON TOWN e LUTON TOWN
La sua esperienza al Watford fu ancora più breve.
Come detto sia con lo Swindon che con il Watford, French non ebbe fortuna e dopo rispettivamente 5 e 4 partite venne rilasciato firmando per la squadra di non League del Wellington Town(l'AFC Telford di oggi).
Qui French divenne una sorta di leggenda locale tant'è vero che venne messo sotto contratto dal Luton Town nel 1965.
Praticamente French è conosciuto solo per quanto fatto con lo Shrewsbury e qui dove giocò addirittura 182 partite.
Egli comunque continuava a condurre una vita fuori dal campo sciagurata tra scommesse e bevute nei pub che erano diventate ormai di dominio pubblico.
Nonostante ciò condusse il Luton Town a due promozioni.
French, qui, segnò quello che viene considerato come il più grande goal mai segnato dal Luton Town realizzato in un match contro il Mansfield Town il 18 settembre 1968.
Raccolse la palla al limite della propria area di rigore e dribblò l'intero team del Mansfield, portiere compreso.
Nonostante la svolta di performance a Kenilworth Road, le sue bravate fuori dal campo gli puntarono sempre i riflettori addosso con Allan Brown spesso sul punto di cederlo.
Il suo compagno di squadra, John Moore, disse: "Era un vero e proprio enigma. A volte scompariva nel nulla per una settimana. Ma c'era qualcosa in lui e quando tornava si applicava per dieci minuti ed "umiliava" tutti", tanto era il suo talento.
Moore aggiunse "se accoppiassimo la mia determinazione con la sua abilità si avrebbe avuto un grande giocatore!".


LA SPARATORIA, IL CARCERE e IL CAMBIO D'IDENTITA'
Non solo gioco d'azzardo, alcool e problemi domestici.
French nel 1970 venne coinvolto anche in una sparatoria in un pub che gli fece guadagnare una pena detentiva di 3 anni.
Il Luton Town gli diede la possibilità di tornare in squadra dopo gli anni di carcere ma la prigione aveva cambiato drasticamente French ormai non più in grado di riconquistare il posto in squadra.
Dopo un prestito al Reading (3 presenze) finì negli Stati Uniti con i Boston Minutemen dove giocò anche qui 3 partite.
French scomparve nel nulla per 2 anni e poco prima del 1976 firmò un contratto con il Southport sotto il falso nome di Graham Lafite.
Anche qui solo 2 presenze, prima del ritiro definitivo.
Non si sa molto invece dove si trovi French oggi, secondo rumour si dice che attualmente viva a Birmingham, lontano da tutti.


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domenica 1 marzo 2015

Cos'è Lo Spring Training (MLB)

Lo sviluppo del campionato di MLB sappiamo che è organizzato secondo sei step:
1) Spring Training
2) Regular Season
3) All Star Game
4) Ripresa della Regular Season (162 partite in totale)
5) Post Season
6) World Series

In quest'articolo ci soffermeremo sullo Spring Training.
Come detto prima dell'inizio regolare del campionato le squadre disputeranno una Preseason meglio conosciuta col nome di Spring Training.
Lo Spring Training ha solitamente inizio verso la fine di febbraio e per la durata di sei settimane, circa, impegnerà le varie formazioni in partite amichevoli.
Esso viene disputato in Florida ed Arizona, dove nonostante la stagione, il clima è più caldo.
Durante questo periodo le formazioni possono espandere i loro Roster fino ad un massimo di 40 giocatori (normalmente 25 in Regular Season) convocando giocatori appartenenti alle franchigie di Minor League in modo da poter testare nuovi giocatori promettenti e valutare nuove strategie.
Tradizionalmente i giocatori non vestono la divisa regolamentare, ma la divisa da allenamento.
Anche in questo caso avremo una suddivisione delle formazioni in due Divisioni.

Qui a seguire lo schema divisionale dello spring training.


Nel training moderno, le squadre che si allenano in Florida giocheranno contro altre squadre della medesima lega, a prescindere dalla regular season.
Allo stesso modo, le squadre della lega dell'Arizona giocheranno contro altre squadre della stessa lega.
Le leghe prendono il nome dei rispettivi stati.
Le squadre possono giocare contro:
1) Squadre di college (Atlanta Vs Georgia / Georgia Tech, Detroit Vs Florida, Los Angeles Angels Vs UC Irvine, Los Angeles Dodgers Vs UCLA / USC, San Francisco Vs Stanford, Oakland Vs Cal, Washington Vs Georgetown, Baltimore Vs Maryland, Kansas City Vs Kansas / Mizzou, Seattle contro Washington, St. Louis contro Mizzou, New York Yankees contro Rutgers, Minnesota Twins Vs Minnesota, Milwaukee Vs UW-Milwaukee, Philadelphia Vs Temple, Houston Vs Texas, San Diego Vs SDSU, Tampa Bay Vs Florida / USF, Arizona Diamondbacks Vs Arizona State, Pittsburgh Pirates Vs Pitt, Colorado Rockies Vs Colorado, Chicago Cubs Vs Northwestern, Chicago White Sox Vs Illinois, Texas Rangers Vs Baylor / Texas / Texas A & M, Miami Marlins Vs Miami, i Boston Red Sox Vs Boston College / Northeastern).
2) Club di baseball della Minor League
3) Intra Squad Game (i membri dello stessa squadra uno contro l'altro)
4) Split Squad Game (quando una squadra deve giocare due partite in un giorno, la stessa si divide in due squadre e ognuna gioca in uno delle 2 partite)
5) B Games (partite non ufficiali non conteggiate neanche nello Spring Training)


STATISTICHE
Le statistiche dello Spring Training sono registrate ma non sono combinate con le statistiche ufficiali.
Ad esempio, il 14 marzo 2000, i Red Sox usarono sei pitchers per un Combinate Perfect Game(5-0 contro i Toronto Blue Jays).
Un Perfect Game è considerato un grande risultato ma nello Spring Training attira poca ribalta.
Anche se queste statistiche sono non ufficiali, i team ne tengono ovviamente conto nella compilazione dei roster.


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La Storia Dell'US Postal e Di Lance Armstrong

Eddie Borysewicz, ex ciclista ed allenatore polacco, emigrò negli USA nel 1976 e divenne allenatore della nazionale americana sino al 1987.
Alle Olimpiadi del 1984 di Los Angeles gli americani fanno incetta di medaglie, anche se poi si scoprirà che diversi atleti erano stati trattati con steroidi e trasfusioni di sangue.
Nel 1988, Eddie fondò una squadra amatoriale negli Stati Uniti, dopo aver lasciato il posto da allenatore della squadra nazionale.
La squadra era sponsorizzata dalla Sunkyong, società coreana del settore elettronico, che però non prolungò la sponsorizzazione.
Borysewicz convinse Thom Weisel, presidente e direttore generale della Montgomery Securities, a finanziare la sua squadra.
Weisel era un appassionato di ciclismo e sognava di avere una squadra che partecipasse al Tour de France. La squadra Montgomery-Avenir venne creata nel 1989.


SUBARU 1990
Nel 1990 si aggiunse un nuovo sponsor, quello della casa automobilistica Subaru.
Borysewicz guidava una squadra di 15 corridori, tra cui il campione olimpico Steve Hegg, il campione statunitense Bart Bowen ed il giovane Lance Armstrong.
La squadra divenne professionista nel 1991, salvo Armstrong che preparava i Giochi del 1992.
Eccetto qualche corsa in Europa in aprile ed agosto, il calendario era costituito da competizioni sul suolo americano.
Con il passare degli anni il budget a disposizione della squadra cresceva e con questo crescevano anche le ambizioni.
La squadra venne profondamente rinnovata e cominciò a disputare alcune corse europee.
Nel 1993 il budget era di circa 2 milioni di dollari, l'obiettivo era chiaro: partecipare al Tour de France.
La squadra Subaru-Montgomery salì al ventunesimo posto della classifica FICP, che le permise di partecipare alle prove della Coppa del mondo e di beneficiare di un invito al Tour.
Gli organizzatori del Tour proposero alla Subaru-Montgomery di partecipare alla loro corsa con una squadra mista con la francese Chazal, che era ad un livello inferiore.
La direzione della Subaru-Montgomery declinò l'offerta e la squadra non partecipò alla Grande Boucle.
Alla fine della stagione, la Subaru decise di terminare la sponsorizzazione.


US POSTAL SERVICE 1996
La squadra non venne organizzata nel 1994.
Weisel conservò tuttavia le sue ambizioni e Montgomery continuò il suo lavoro.
Con un investimento personale di Weisel e la sponsorizzazione di una industria manifatturiera, la squadra Montgomery Bell fu attiva nel 1995, dotata di un budget modesto.
Mentre Borysewicz dirigeva la squadra nelle competizioni americane, Gorski assisteva Dan Osipow nella ricerca di un nuovo sponsor per il 1996.
Durante l'estate venne trovata la sponsorizzazione della United States Postal Service con un contratto di tre anni e con una previsione di aumentare il budget per la seconda e terza stagione.
L'obbietivo era quello di partecipare al Tour de France 1998.
La stagione 1996 doveva permettere di formare e far progredire il gruppo di giovani corridori che formavano la squadra.
L'effettivo comprendeva gli americani Tyler Hamilton e Marty Jemison, già presenti nel 1995.
Vennero aggiunti i polacchi Dariusz Baranowski e Tomasz Brozyna, insieme ad Andrew Hampsten.
L'US Postal partecipò nei Paesi Bassi al Teleflex Tour.
Hamilton vinse la corsa ed una tappa; anche Teutenberg vinse una delle frazioni.
Qualche settimana più tardi, Eddy Gragus divenne campione degli Stati Uniti.
Alla fine dell'anno, Borysewicz lasciò la squadra.
Il russo Vjačeslav Ekimov diventò il leader della squadra, rimpiazzando Hampsten.
Altri corridori reclutati furono George Hincapie e Jean-Cyril Robin.
Ekimov si classificò quarto alla Paris-Nice, vincendo la cronometro finale.
La sua prestazione al Critérium du Dauphiné Libéré assicurò alla squadra un invito per il Tour de France: terminò ottavo dopo aver vinto due tappe ed essere stato leader della corsa per quattro giorni.
Nell'ottobre del 1997, Weisel reclutò il campione del mondo e vincitore di una tappa al Tour de France Lance Armstrong che, guarito da un cancro, aveva appena ripreso l'attività dopo che la Cofidis non aveva creduto in lui.
Armstrong aveva vinto, tra le altre cose, la Clasica di San Sebastian ed una tappa al Tour del 1993 e del 1995(quella tristemente famosa e dedicata alla memoria di Fabio Casartelli, suo compagno di squadra, morto in corsa per una caduta).
Era stato anche campionale nazionale nel 1993 e campione del mondo ad Oslo.
Nel 1996 gli venne diagnosticato un tumore ai testicoli.
Armstrong tornò alle corse solo nel 1998.
Durante il suo periodo di chemio, lo stesso texano ammise davanti a medici ed altri conoscenti di aver fatto uso di EPO, steroidi e trasfusioni di sangue.


L'ARRIVO DI JOHAN BRUYNELL E I 6 SUCCESSI DI ARMSTRONG
Nel 1999, Johan Bruyneel, ex professionista belga, diventò il nuovo direttore sportivo.
Quello stesso anno Lance Armstrong ottenne la sua prima vittoria al Tour de France.
A partire da quest'anno la squadra l'accompagnò in tutte e sei le sue vittorie al Tour assumendo il soprannome di « Train bleu ».
Negli anni seguenti (2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005), Armstrong rivinse la Grande Boucle.
Nel 1999, insieme ad Hamilton, Vande Velde ed Hincapie, correva con loro anche Livingston che rimarrà 2 anni.
Nel 2000 arrivarono Levi Leipheimer e Cédric Vasseur, mentre la stagione successiva Armstrong fece arrivare Roberto Heras, Victor Hugo Peña e José Luis Rubiera.
Nel 2002 Hamilton, Leipheimer e Vasseur se ne andarono, mentre arrivarono Floyd Landis, Pavel Padrnos ed il giovane belga Tom Boonen, che terminò al terzo posto la Paris-Roubaix.
Nel 2004 Heras lasciò ed arrivò José Azevedo.
Se si esclude il 2003, in cui Armstrong precedette Jan Ullrich per solo un minuto, il texano ha sempre battuto i suoi principali contendenti, come Joseba Beloki e lo stesso Ullrich, con notevole distacco.
In totale ha indossato 83 volte la maglia gialla.
Nella corsa francese ha vinto spesso le frazioni a cronometro (12 vittorie su 19 gare individuali, compresi i prologhi, fra il 1999 e il 2005).


DISCOVERY CHANNEL (2005) E IL RITIRO DI ARMSTRONG
Nel 2005 la squadra cambiò nuovamente sponsor (fu la volta della televisione americana Discovery Channel) ed entrò a far parte del nuovo circuito mondiale UCI ProTour, assumendo una delle venti licenze disponibili. Arrivarono Yaroslav Popovych e Paolo Savoldelli, che vinse il Giro d'Italia.
Lo stesso anno, Lance Armstrong vinse il settimo Tour de France, ritirandosi poi al termine della stagione.
Nel novembre 2006 l'italiano Ivan Basso venne ingaggiato come nuovo leader della squadra per la stagione 2007, con l'obiettivo di vincere Giro e Tour de France, malgrado l'implicazione nell'Operacion Puerto.
L'8 dicembre, il UCI ProTour decise di bandire la squadra dal circuito a causa dell'arrivo di Basso.
Il 30 aprile successivo, due giorni prima di comparire davanti al Comitato olimpico italiano, Ivan Basso lasciò la squadra ed il nuovo leader divenne Levi Leipheimer.
Alla fine della stagione 2007 la Discovery Channel venne smantellata: Johan Bruyneel annunciò il 10 agosto 2007 la dissoluzione della squadra.
A causa dei sospetti di doping, il manager belga non riuscì a trovare nuovi sponsor in grado di assicurare la continuazione dell'attività.


IL RITORNO DI ARMSTRONG CON L'ASTANA
Nel settembre del 2008 fu annunciato il ritorno alle corse ciclistiche a partire dal Tour Down Under 2009 con l'Astana, con l'obiettivo di vincere l'ottavo Tour De France.
Il 13 ottobre 2008, fu ufficializzata anche la partecipazione di Armstrong al Giro d'Italia 2009, quello del centenario; all'evento italiano lo statunitense non aveva mai partecipato.
Giro che lo ha visto concludere al nono posto nella classifica generale.
Ha partecipato poi al Tour de France 2009, il vero obiettivo, con l'Astana diretta da Bruyneel, comprendente corridori come Levi Leipheimer, Andreas Kloeden, Yaroslav Popovych e Alberto Contador. Nonostante i 38 anni e i tre di assenza dalla Grande Boucle, nella prima settimana Armstrong ha sfiorato la maglia gialla, per soli 40 centesimi rimasta a Fabian Cancellara; nella seconda settimana ha perso terreno dal compagno di squadra Contador nelle salite di Andorra e di Verbier; nella terza ed ultima settimana ha recuperato un iniziale svantaggio accusato sulle salite del Piccolo San Bernardo e del Mont Ventoux, mentre nella tappa a cronometro ha limitato i danni, riuscendo così ad arrivare sul podio degli Champs-Élysées come terzo in classifica generale dietro Alberto Contador ed Andy Schleck.
Nel 2010, in preparazione del Tour De France, corre il Tour De Suisse chiudendo al secondo posto nella classifica generale.
Inizia il Tour de France con ambizioni di classifica, dopo il terzo posto ottenuto l'anno precedente.
Nell'ottava tappa, però, crolla ed esce di classifica.
Conclude il Tour al ventitreesimo posto.
Il 23 gennaio 2011 si ritira dalle gare internazionali, in modo definitivo.


LE ACCUSE DI DOPING
Pare che già nel 1999 ci fu una presunta positività dello statunitense all'EPO, che secondo L'Équipe era presente nelle urine prelevate durante il Tour del 1999.
A seguito di quest'inchiesta, l'Agenzia antidoping francese Afld propose ad Armstrong di rianalizzare alcuni campioni di urina prelevati dall'atleta nel 1999 e conservati nel laboratorio di Châtenay-Malabry, ma Armstrong si rifiutò di dare il proprio consenso.
Altri elementi a suo carico sono state le confessioni dei suoi ex compagni di squadra, la allora US Postal,successivamente al centro di un'inchiesta e la collaborazione del ciclista con il medico Michele Ferrari, accusato di frode sportiva e doping, a sua volta inibito a vita dall'esercizio della professione sportiva per violazione del regolamento antidoping nell'ambito delle indagini sulla squadra ciclistica, la US Postal.

Tyler Hamilton: “Era il ’98 e io e Lance instaurammo un rapporto di fiducia, al punto che discutevamo di quanta EPO ci facevamo e con quale frequenza. 
Lance aveva l'ossessione che altre squadre usufruissero di sistemi più avanzati. 
Divenne paranoico quando scoprì che nel 2001 Ullrich andò ad allenarsi in Sudafrica, dove avevano appena inventato un sangue sintetico, l’Hemopure.

”Ferrari era il nostro dottore, il nostro dio e trainer. 
Lance non parlava altro che di lui, lo citava costantemente. 
Ferrari era fissato sulla questione peso. 
Qualcuno pensa che fosse una sorta di mago della chimica, invece insisteva soprattutto su tabelle, numeri e il fatto che dovessimo dimagrire. 
Quando al Tour 2000 venne introdotto il controllo sull’EPO, a Ferrari ci vollero cinque minuti per trovare la soluzione: ci saremmo iniettati "Edgar" in dosi ridotte e in vena anziché sottocute. 
Così invece di 2000 unità al 3° o 4° giorno della settimana, ne avremmo fatto 300-400 ogni sera. 
Era importante non mancare la vena”.

“Dopo lo scandalo Festina del 1998, dovevamo trovare un nuovo sistema per portare le fiale di EPO alle gare. 
Lance affidò il delicato incarico di corriere a Philippe, il suo giardiniere della villa a Nizza. 
Philippe fu soprannominato il motociclista, perché seguiva le tappe in moto. Lo chiamavamo su un cellulare segreto. 
Al traguardo, approfittando della confusione, faceva la sua consegna. 
Ma solo a noi tre scalatori: io, Lance e Kevin Livingston. 
Trovavamo le siringhe nel camper, per evitare il rischio di una perquisizione in hotel. 
Ci bastavano 30 secondi: Del Moral ci iniettava, mettevamo le siringhe nelle lattine di coca, poi il dottore sgattaiolava fuori nella mischia con le lattine schiacciate, come fossero spazzatura, nello zaino”.

Nel libro «George Hincapie: The Loyal Leutenant», Hincapie spiega di aver fatto uso di EPO a partire dal 1996 ma di aver smesso nel 2006.
Racconta di aver iniziato quando vide nel frigo del compagno di stanza Frankie Andreu un termos con la scritta EPO.
Chiese spiegazioni e apprese che per rifornirsi bastava entrare in qualsiasi farmacia svizzera e ordinare una scatola di Epirex.

Hincapie decise di piantarla con il doping dopo aver eluso per un pelo un controllo il mattino seguente essersi iniettato EPO.
Riuscì a evitarlo con uno stratagemma, ma lo scampato pericolo lo convinse a smettere.
Quando lo disse a Floyd Landis e cercò di persuaderlo a tornare nella legalità, la risposta che ottenne fu: «Vaffanc…George. Io voglio vincere il Tour de France». 
Cosa che realmente successe nel 2006, anche se poi Landis fu squalificato e declassato.

Ha poi destato alcune polemiche la notizia del 2010, rivelata dal presidente dell'UCI Pat McQuaid, di una donazione di 100 000 euro che Armstrong ha versato alla stessa UCI nel 2000.
Il 24 agosto 2012 l'USADA (United States Anti-Doping Agency) ufficializza la decisione di squalificare a vita Lance Armstrong, a cui toglie tutti i risultati sportivi ottenuti dal 1998 in poi, compresi i sette Tour de France.
L'agenzia antidoping sostiene di avere prove schiaccianti e accusa il corridore di aver fatto sistematico uso di sostanze dopanti (EPO, testosterone e corticosteroidi) durante la sua carriera; nonostante ciò, Armstrong rinuncia ufficialmente a difendersi di fronte alle accuse.
All'agenzia antidoping statunitense si sono uniformate dapprima l'UCI, che il 22 ottobre 2012 gli ha ufficialmente tolto tutti i successi conseguiti dal 1º agosto 1998 e in seguito anche il CIO, che il 17 gennaio 2013 gli ha revocato il bronzo a cronometro conquistato nel 2000 ai Giochi di Sydney.
Nel frattempo, il 5 settembre era uscito negli Stati Uniti il libro biografico dell'ex-compagno di squadra Tyler Hamilton, dal titolo The Secret Race: in esso, con l'aiuto del giornalista Daniel Coyle, si descrivono dettagliatamente le pratiche dopanti adottate nella US Postal ai tempi delle vittorie di Armstrong.
Il 17 gennaio 2013, durante un'intervista con Oprah Winfrey, il texano ammette per la prima volta di aver fatto uso di sostanze dopanti sia durante il periodo in cui vinse i suoi sette Tour de France, sia durante il periodo precedente al cancro.

«Il doping era talmente diffuso nel periodo in cui correvamo che ci trovammo di fronte a un bivio: giocare con le stesse regole o andare a casa. Io e George, così come altri nella nostra squadra, abbiamo oltrepassato la linea della legalità tutti assieme».

In seguito son arrivate le richieste di risarcimento degli sponsor che avevano siglato accordi con il texano ed altre decine di cause intentate contro l'ex ciclista(tra cui lo spergiuro, ovvero aver mentito sotto giuramento) ma questa è tutta un'altra storia.


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