Visualizzazioni totali

domenica 22 febbraio 2015

Sabermetrica In Premier League? L'Approccio Brentford


"Tra i 20.000 giocatori che vale la pena di valutare credo ci sia una squadra da titolo di 25 giocatori che ci possiamo permettere… una specie di isola dei giocattoli difettosi"

Questa è una delle frasi più celebri del film "Moneyball" di Bennet Miller (dal libro di Michael Lewis "Moneyball: The Art Of Winning an Unfair Game").
L'Arte di Vincere è un film che racconta le vicende della squadra di baseball Oakland Athletics e del suo manager Beane.
Lo svolgimento del film racconta l'assemblamento di una squadra con a disposizione un budget ridotto, basato sulle statistiche relative ai giocatori.
La scelta più difficile che Billy Beane ha dovuto fare quando ha lasciato il liceo era scegliere in quale sport fare carriera.
Scelse il Baseball e poi i New York Mets scelsero lui.
Purtroppo per tutti gli interessati, Beane avrebbe trascorso il resto del decennio, come l'operaio finale, un giocatore po-parte con un grande futuro alle spalle e un esempio tangibile di quanto sia difficile mettere un valore sul talento.
Beane trascorsa la sua carriera da giocatore, entrò nella dirigenza degli Oakland Athletics e a fine anni 90 divenne general manager proseguendo il suo lavoro e reclutando giocatori con la Sabermetrica.


SABERMETRICA NEL CALCIO?
Cosa il Calcio può imparare da Beane?
Moneyball non è, come alcuni pensano, l'acquisto di giocatori giovani con valore di rivendita.
La novità di Beane è che si rese conto che il Baseball era "nato" con le statistiche sbagliate.
Se fosse riuscito a trovare quelle giuste, avrebbe potuto trarre un vantaggio competitivo nel suo lavoro come general manager degli Oakland Athletics per compensare il suo piccolo budget a disposizione.
Il tentativo è quello di sovvertire l'ordine naturale delle cose perchè è ovvio che i migliori giocatori se li possono permettere solo le squadre più ricche.
Ciò che è importante notare è che Beane è stato in grado di trovare giocatori scartati da altre squadre e riuniti in una squadra vincente.
Il Santo Graal dello sport professionistico.

"Ci sono le metriche per ogni azienda e sport: identificarli è il trucco. E avere fiducia in loro è il prossimo passo"
"Nel Calcio c'è forte correlazione con le statistiche come c'è nel Baseball? Forse non è così forte, ma ci sono sicuramente alcune cose su un campo di calcio che hanno più valore di altre cose.
"Non sono così arrogante da andare in qualcun altro sport e dire loro come si fa"

E a questo punto in ogni discussione di Moneyball che i critici normalmente sottolineano a Beane il fatto che non abbia vinto "l'ultima partita della stagione".


DIFFERENZE
Tuttavia il Calcio non è il Baseball.
Come il Basket o l'Hockey, il Calcio è un gioco in cui ogni squadra prova ad invadere la metà-campo avversaria, al fine di segnare gol o punti.
Essi sono, per loro natura, più fluidi e i dati necessari sono più difficile da raccogliere.
L'Università di Leeds ha cercato di trovare un approccio maggiormente basato sull'oggettività per valutare i giocatori di Calcio a partire dalla metà degli anni 1990.
Questo lavoro ha attirato l'interesse della Premier League ma l'esperienza di Gerrard(professore dell'Università di Leeds) di trattare con il Calcio professionistico era simile a "sbattere la testa contro un muro di mattoni".
"Non c'era alcun tentativo di stabilire un vero dialogo e gli allenatori non erano interessati" ha detto.
"Mi hanno voluto dare loro alcuni strumenti per trovare i giocatori, ma non c'era alcuna relazione. Ero a una conferenza di recente e un analista prestazioni da un top club in realtà presentato il mio lavoro a me senza sapere da dove proviene."
Gerrard ha collaborato con Beane su alcune analisi statistiche delle partite della Major League Soccer.
Gerrard dice che il Calcio inglese è stato lento ad abbracciare le tecniche di Moneyball, ma ammette che ci sono segni di cambiamento.
Egli si servì dei Bolton Wanderers per sviluppare un sistema di screening elettronico per trovare giocatori di talento all'estero, mentre numerose altre squadre stanno espandendo le loro operazioni di analisi delle prestazioni.
Nel 2012 il Manchester City, nella persona di Gavin Fleig (direttore della Performance Analysis), ha lanciato una specie di concorso denominato MCFC Analytics, che incoraggiava i giovani analisti a sviluppare studi innovativi.
Il premio sarebbe stata l’assunzione da parte della società.
Sono nate anche compagnie che forniscono o analizzano i dati per le squadre, come Prozone (fra i suoi clienti: Arsenal, Chelsea, Bayern Monaco) o Match Analysis ma la più famosa è indubbiamente Opta, che vanta una lista infinita di clienti.


BRENTFORD
L'arteficie di tutto è Matthew Benham.
Quando furono acquisiti da lui, il club militava da anni in League One (terza serie).
Ma l'imprenditore ha da subito deciso di stanziare sostanziosi investimenti nell'intento di cambiare totalmente la dimensione del club: è stato modernizzato il centro d'allenamento e iniziata la costruzione del nuovo stadio che dalla stagione 2016/17.
Basi fondamentali del progetto è il rinnovo dell'intero settore giovanile tramite un nuovo sistema di scouting.
Il tutto, non solo giocatori ma anche risultati ed avversari sono calcolati in base all'analisi statistica dei dati. Dalla gestione societaria alla scelta dei giocatori, dallo staff tecnico alla tattica da adoperare in campo.
I risultati sono stati subito buoni.
Eliminazione nel play-off promozione al primo anno, secondo posto e conseguente accesso alla Championship (seconda serie) l'anno successivo.
L'anno scorso il Brentford, sotto Warburton (in carica da qualche anno), ha raggiunto un inaspettato quinto posto, giocando (e perdendo) la semifinale play-off contro il più quotato Middlesbrough.
Risultato che diventa ancora più prestigioso se si considera il valore della squadra stimato sui 14 milioni di sterline.
Il 'Boro per esempio ne vale 43, per non parlare del retrocesso Wigan (70).
Quest'anno sono arrivate due novità:  l'inserimento nello staff tecnico di Bartek Sylwestrzak e Gianni Vio, considerati maestri delle palle inattive.
Sylwestrzak cura molto il modo in cui vengono battuti i calci piazzati, cercando di trovare la migliore fisionomia di calcio per ogni singolo battitore.
In una squadra così attenta all'analisi statistica della partita avere la possibilità di individuare e successivamente colpire i punti deboli degli avversari su situazioni di gioco fermo è di vitale importanza, essendo questo un momento di possibile grande vulnerabilità.
L'altra novità riguarda l'assetto societario, perché è sbarcato a Londra in veste di co-direttore col compito di continuare la crescita del club, Rasmus Arkensen, uomo fidato di Benham e vero autore del miracolo Midtjylland.
Da alcune interviste è possibile capire gli elementi fondamentali della filosofia Brentford.
L'ex manager Warburton aveva il compito di ridurre il numero di adolescenti di talento che si perdono e vengono scartati nelle giovanili.
Nel mese di settembre 2013 l'accademia del club ha iniziato una collaborazione con il liceo Uxbridge che permette loro di monitorare i ragazzi tutti i giorni, sia fisicamente che con la loro istruzione.
L'obiettivo dichiarato è quello di plasmarli più come "individui" che giocatori e quindi di avere quattro o più ragazzi in prima squadra nei prossimi anni.
Verranno presi in considerazione giocatori sottovalutati da altri club, identificati da scouting e tramite analisi di alcune statistiche.
Questo sotto certi versi sarà il Moneyball del calcio e sarà supervisionato appunto da Benham e il nuovo direttore sportivo del Brentford, Frank McParland, ex direttore della Accademia di Liverpool(colui, per intenderci che scoprì Raheem Sterling, giocatore del Liverpool e della nazionale inglese).
Il tutto tramite particolari algoritmi gestiti da Benham.
Il Brentford sotto Benham ha un certo modo d'intendere il Calcio e un piano a lungo termine, già prestabilito, su come evolverà la squadra in futuro.
Anche se avessero potuto avere le finanze di Chelsea e Manchester City o José Mourinho come loro manager, si sospetta che non avrebbero voluto nè una cosa nè l'altra.
Dunque acquisto di giocatori sottovalutati a basso costo, salari bassi, metodi innovativi per quanto riguarda la battuta di corner e punizioni: questo, in poche parole, è la Sabermetrica.



T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

sabato 21 febbraio 2015

Tutti I Piloti e Commissari Morti In F1

Nonostante rispetto agli anni 50 e 60 i decessi in F1 siano nettamente diminuiti, la storia parla di ben 43 morti tra test, qualifiche, gare.
Se nello scorso millennio si moriva in pista (Gilles Villeneuve e Ayrton Senna, tanto per citare due nomi), oggi invece i pericoli sono soprattutto dietro le transenne.


COMMISSARI DI GARA
Morti che, come detto, nel corso degli anni hanno colpito anche commissari di gara, nonostante le imponenti misure di sicurezza: son 3 i decessi di commissari nel nuovo millennio.
Tutti i casi hanno coinvolto persone a bordo pista: Monza, Melbourne e Montreal.
Sono bastati ad esempio pochi secondi affinchè la vita di un Commissario di gara del GP del Canada si è spezzata ad appena 38 anni.
Investito dal camion gru che trasportava la Sauber di Esteban Gutierrez, uscito di pista a 7 giri dal termine. "Impossibile festeggiare questo podio", ha detto Alonso, che su Twitter ha parlato di giornata molto triste.
Nel settembre del 2000, a Monza, perse la vita Paolo Gislimberti, 33 anni, ucciso da una ruota di Frentzen volata oltre le reti di protezione alla Variante della Roggia in seguito ad un incidente nel primo giro del Gp d'Italia (guarda il video da Youtube).
La maledizione dei commissari proseguì l'anno dopo, quando Graham Beveridge morì, sempre a causa di uno pneumatico impazzito, nel GP d’Australia.
A Melbourne fu fatale una collisione al quinto giro tra Jacques Villeneuve e Ralf Schumacher: una gomma e vari detriti schizzarono oltre le barriere, uccidendo il 51enne e ferendo altre sette persone.
Tornando indietro nel tempo quando morì Mark Donohue a Graz, in Austria, nel 1975, perse la vita anche un commissario di percorso.
Invece nel GP del Sud Africa nel 1977 un giovane commissario, Frederik Jansen Van Vuuren, stava attraversando la pista con un estintore quando venne investito, morendo sul colpo, da Tom Pryce.
Il suo estintore colpì a sua volta il pilota alla testa, uccidendolo all'istante.
Da allora molto è stato fatto in termini di sicurezza: pneumatici e sospensioni più resistenti agli urti, maggiori protezioni per i commissari, regolamenti più rigidi per i piloti.
Anche se contro il destino si può far poco.


PILOTI
Sono in totale 43 i piloti morti, 31 di loro sono deceduti durante un week-end del campionato del mondo, 4 mentre correvano in una gara non titolata e 8 durante dei test privati.
15 piloti sono morti negli anni cinquanta, 11 negli anni sessanta, 11 negli anni settanta, 4 negli anni ottanta e 2 negli anni novanta.

Ecco l' elenco dei piloti di F.1 morti in gara o in prova.
31 luglio 1954: Onofre Marimon, argentino, al Nuerburgring.
26 maggio 1955: Alberto Ascari durante prove private a Monza
14 marzo 1957: Eugenio Castellotti durante prove private a Monza
6 luglio 1958: Luigi Musso a Reims
3 agosto 1958: Peter Collins (GB) al Nuerburgring
19 ottobre 1958: l' inglese Lewis Evans durante il GP del Marocco a Casablanca
2 agosto 1959: Jean Behra ad Avus (Ger)
13 maggio 1960: Harry Schell (Usa) a Silverstone in prova
19 giugno 1960: Chris Bristow (GB) e Alan Stacey (GB) a Spa
10 settembre 1961: Von Trips (Ger) a Monza, la sua Ferrari uccide 14 spettatori
2 novembre 1962: Rodriguez (Mess) nel GP del Messico, non valido per il mondiale
1 agosto 1964: Karel Godin De Beaufort (Ola) in prova al Nuerburgring. Muore il 3 agosto
7 agosto 1966: John Taylor (GB) al Nuerburgring. Muore il 9 settembre
7 maggio 1967: Lorenzo Bandini nel GP di Monaco. Muore il 10 maggio
7 aprile 1968: Jim Clark (GB) muore in una corsa di F.2 a Hockenheim
8 giugno 1968: Ludovico Scarfiotti a Rossfeld (Ger) durante una gara in salita
7 luglio 1968: Jo Schlesser (Fr) a Rouen
1 agosto 1969: Mitter (Ger) nelle prove del GP di Germania
21 giugno 1970: Courage (GB) a Zandvoort
5 settembre 1970: Jochen Rindt (Aut) in prova a Monza
10 gennaio 1971: Ignazio Giunti a Buenos Aires in una gara Sport
24 ottobre 1971: Joseph Siffert (Svi) a Brands Hatch
29 luglio 1973: Roger Williamson (GB) a Zandvoort
6 ottobre 1973: Franois Cevert (Fr) nelle prove del GP Usa di Watkins Glen
22 marzo 1974: Peter Revson (Usa) durante prove private a Kyalami
6 ottobre 1974: Koinigg (Aut) a Watkins Glen
17 agosto 1975: Mark Donohue (Usa) nelle prove libere del GP d' Austria. Muore il 19
5 marzo 1977: Pryce (GB) a Kyalami
10 settembre 1978: Peterson (Sve) a Monza
1 agosto 1980: Depailler (Fr) in prove private a Hockenheim
8 maggio 1982: Villeneuve (Can) nelle prove ufficiali a Zolder
13 giugno 1982: Riccardo Paletti alla partenza del GP del Canada a Montreal
14 maggio 1986: Elio De Angelis in prove private al Castellet
30 aprile 1994: Roland Ratzenberger durante le qualifiche del GP di San Marino
1 maggio 1994: Ayrton Senna a San Marino

A cui vanno aggiunti i piloti morti durante le 500 Miglia D'Indianapolis(quando la gara, faceva appunto parte, del calendario di F1):


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

venerdì 20 febbraio 2015

La Storia Della Sabermetrica: Billy Beane e Gli Oakland Athletics

 «C’è una epidemica mancanza di comprensione in questo sport di ciò che succede realmente e questo porta le persone a capo di una franchigia di Major League a valutare male i giocatori e a gestire male la squadra. Le persone a capo delle squadre pensano solo a comprare giocatori ma lo scopo non dovrebbe essere quello di comprare giocatori, dovrebbe essere quello di comprare vittorie e per comprare vittorie bisogna comprare punti. Nel Baseball c’è un modo di pensare medievale»

Più o meno negli anni ’70 negli Stati Uniti è nata una scienza, battezzata “Sabermetrica”, che altro non è che l’analisi oggettiva applicata al Baseball, il vero e unico passatempo nazionale americano.
Il termine “analisi oggettiva” è fondamentale per distinguerlo dalla semplice statistica ed è necessario perché quest’ultima non si occupa necessariamente di analisi, ma magari di semplici curiosità che spesso non hanno alcun significato reale.
Fra i primi scopi sabermetrici ci fu subito quello di valutare l’apporto di ciascun giocatore, per capire chi fosse più forte e chi magari sopravvalutato rispetto alla percezione pubblica.
Per fare questo, fu necessario capire cosa aiutasse a realizzare punti e cosa a non farli subire, e gli studiosi compresero che la statistica maggiormente in voga all’epoca (la media battuta) avesse pochissima correlazione con la produzione offensiva di una squadra, al contrario di quanto si pensasse (era dato per scontato).
C’erano statistiche migliori, già esistenti ma non altrettanto pubblicizzate.
Successivamente sono stati creati altri indici di valutazione, progressivamente sempre più affidabili per descrivere il rendimento di un giocatore.
Ma per quasi 30 anni, la Sabermetrica è rimasta materia di nicchia, per super appassionati quindi.
Sino a quando Billy Beane e gli Oakland Athletics non hanno messo, realmente, in pratica questo sistema.


BILLY BEANE
Il suo nome completo è Lamar William Beane III, nasce il 29 marzo del 1962 a San Diego, in California, dove cresce in una famiglia il cui padre impone rigidi schemi militari, ambito in cui il genitore lavora, come ufficiale di marina.
Già al liceo il giovane Billy eccelle negli sport, soprattutto baseball, football e basket; sebbene la Stanford University lo contatti per reclutarlo come giocatore di football, Beane decide di abbandonare questo sport per dedicarsi in modo completo alla carriera di giocatore di baseball.
Nel 1980 è già un giocatore della Major League di Baseball nelle fila dei New York Mets.
Gioca fino al 1989 avendo modo di vestire le casacche di differenti squadre come i Minnesota Twins, i Detroit Tigers e gli Athletics di Oakland.


OSSERVATORE E GENERAL MANAGER DEGLI ATHLETICS
Dopo la carriera di giocatore Beane desidera continuare a rimanere nell'ambiente sportivo come dirigente così nel 1990 cerca l'aiuto di un professionista del settore, Sandy Alderson, il General Manager degli Athletics.
Inizia a lavorare come osservatore, per scoprire nuovi talenti, posizione che mantiene fino al 1993; l'anno seguente diventa assistente General Manager della squadra.
Un anno più tardi, nel 1995, il proprietario della squadra Walter A.Haas, Jr. muore.


IL TAGLIO DEI SALARI E LA SABERMETRICA
La nuova proprietà viene assunta da Stephen Schott e Ken Hofmann: subito ordinano ad Alderson, superiore di Beane, di operare un taglio sui salari di dipendenti e giocatori.
L'idea di Alderson è di operare un'attenta analisi del valore di ogni giocatore mediante l'utilizzo della sabermetrica.
La sabermetrica costituisce l'analisi del baseball attraverso le statistiche: il termine deriva dall'acronimo SABR, che sta per "Society For American Baseball Research" e venne coniato da Bill James, tra i suoi primi esponenti e per lungo tempo il suo principale sostenitore.
La sabermetrica è servita, allora come oggi, per individuare e stabilire con la migliore approssimazione possibile il valore di un giocatore di baseball nelle stagioni passate, ma anche per cercare di fare una previsione del suo valore nel futuro.
Essa ha di fatto introdotto un'innovazione nel gioco del baseball nel campo della misurazione delle prestazioni, costituendo un modello da esportare poi in diverse altre discipline, non ultima il calcio.
Tornando alla storia di Beane, questi succede ad Alderson come General Manager il giorno 17 ottobre 1997; Beane prosegue il lavoro con gli Athletics di Oakland prestando particolare attenzione alla sabermetrica.
Beane aveva appunto bisogno di un metodo per contrastare squadre col doppio o triplo del budget.
Gli Athletics avevano uno dei monti stipendi più bassi della lega, costantemente fra il 25esimo ed il 30esimo posto (su 30).
Non potendo competere sul mercato, cercò di acquisire giocatori i cui contributi erano sottovalutati, gente dal rendimento insospettabile ed “invisibile” ad occhi poco allenati a guardare lo sport da un certo angolo.
Beane ha iniziato a valutare i giocatori come facevano scienziati e studiosi.
È stato irriso, vilipeso, anche insultato da un establishment spaventato dal cambiamento, minacciato da novità che non riusciva a capire e terrorizzato dal doversi attenere ai fatti anziché poter creare narrative ad hoc che seguissero concetti preconfezionati pigramente.
Ma ha vinto.
È stato ai playoff  7 volte, vincendo 6 titoli di divisione e finendo sotto .500 (ossia perdendo più partite di quante se ne vincano) solo 4 volte, un risultato impensabile con un budget bassissimo.
Grazie al suo lavoro di analisi Beane ha dimostrato come una squadra può raggiungere importanti successi nonostante i giocatori siano pagati poco: Billy Beane diventa così nel 2003 oggetto e soggetto del libro best-seller "Moneyball: The Art Of Winning An Unfair Game" di Michael Lewis.
Nel libro si discutono i metodi di Beane e di come abbia utilizzato i principi della sabermetrica per gestire la squadra in un modo economicamente vantaggioso.
Secondo la tesi dell'autore del libro, la capacità di analisi di Beane ha permesso alla società e alla squadra di avere successo, nonostante gravi problemi finanziari.
Il libro e i metodi di Beane hanno influenzato il modo di pensare di altre squadre di baseball, nonché dei loro stessi giocatori.
Riguardo alla sua filosofia, Billy Beane ha avuto modo di dichiarare:

"Si tratta di valutare le competenze dei giocatori e dar loro un prezzo. 
Trent'anni fa gli agenti di borsa erano soliti acquistare azioni basandosi rigorosamente sul loro istinto. 
Mettiamola così: chiunque nel gioco del baseball ha una pensione previdenziale e può fare una scelta: c'è chi sceglie un gestore di fondi che gestisce la loro pensione tramite istinto, e c'è chi sceglie di affidarsi ad un esperto di ricerca ed analisi economica. E' evidente quale via ho scelto io"

Il talento e la consulenza di Beane varcano i confini del baseball, tanto che all'inizio del 2007 la società di software NetSuite lo nomina membro del suo consiglio di amministrazione.
Nel dicembre 2009, la rivista "Sports Illustrated" inserisce Beane tra i dieci dirigenti sportivi più importanti del decennio, in una classifica che tiene conto di qualsiasi sport.
Giocoforza nell’ultima decina d’anni i rivali si sono adeguati (si stima che 28 squadre su 30 abbiano dei professionisti assunti esclusivamente per fare analisi oggettiva, con la maggior parte delle squadre che ha un dipartimento appositamente dedicato alla sabermetrica), colmando il gap.
Oggi nessuno ride più della sabermetrica, ma ci sono voluti quasi 50 anni per arrivare dove siamo, e molti comunque non capiscono pienamente neanche oggi a cosa serva analizzare i numeri se tutto ciò di cui hanno bisogno è lì, sul campo, davanti a loro.
Basta saperlo vedere.
Solo che non è così, specie se non sai cosa guardare.


DATABASE, SOFTWARE E SENSO DELLA SABERMETRICA
Oggi ci sono collettori di dati e database ricchissimi da cui attingere.
Si possono citare Sportvision, Trackman e Statscast.
Come software invece "R".


Max Marchi (analista dei Cleveland Indians): "Il fulcro di Moneyball, che però a volte è stato un po’ travisato, era quello di trovare un sistema migliore per valutare i giocatori e quindi andare a sfruttarlo in ambiti dove le altre squadre possono non accorgersene. 
In quel momento storico in particolare l’idea di fondo era fregarsene della difesa, anche perché non avevano individuato un metodo per misurarla, e fregarsene della velocità di un giocatore perché era considerata una caratteristica sopravvalutata; guardiamo solamente coloro che hanno la capacità di arrivare in base anche se il loro gioco è antiestetico. 
Un concetto generale da tenere a mente è che non esiste una formula magica ma è sempre la ricerca della migliore valutazione possibile dei tuoi giocatori: bisogna giudicare i giocatori meglio di quanto non facciano gli altri, bisogna trovare i punti dove gli altri stanno sbagliando.
C’è sempre una grande evoluzione per cui un vantaggio lo puoi sfruttare finché puoi ma devi sempre essere pronto a rinnovarti. 
Prima o poi diventa palese la tua strategia, gli avversari si adattano o te lo copiano e quindi prima di essere nuovamente inglobato devi avere già qualcosa di nuovo. 
Questo è un discorso statistico ma allo stesso tempo è anche intuito. 
Tanto per dire, i Tampa Bay Rays passarono dai bassifondi ai vertici. 
Il tutto andando alla ricerca del 2% in più da fare rispetto alle altre squadre: in attacco, in difesa, in tutto. 
Se in ogni aspetto riusciamo ad avere un 2% in più, quando li andremo a sommare avremo una squadra vincente"


Max Marchi prosegue: "Moneyball sicuramente ha enormemente ridimensionato l’importanza che veniva data alla media battuta (AVG), che una volta era la statistica principe del Baseball. In quel periodo ci fu un articolo rivoluzionario di McCracken che sottolineava come la media battuta concessa da un lanciatore fosse quasi sempre casuale. 
È influenzata da tantissimi fattori, quindi usarla per valutare un lanciatore è quasi inutile. 
Questo fu un grosso cambiamento. 
Un altro cambiamento è relativo all’importanza della metriche riguardanti le % di battuta, oggi su giornali e siti l'AVG è ancora presente però sempre più accompagnata a fianco dalla OBP, ovvero il dato della percentuale sull’arrivo in base di un battitore. 
Forse la gente fa ancora fatica a fare questo passaggio, la percezione della % di battuta è ancora forte perché per una vita nel Baseball si è stati abituati a guardare quel dato sui giornali o sul retro delle figurine"


Max Marchi: "L’analisi statistica non dice sempre il contrario di quello che dice lo scouting. 
Il più delle volte lo rafforza o lo quantifica in maniera più precisa. 
Dove uno scout può dire “questo è un giocatore che vale molto”, lo statistico può completare l’affermazione sostenendo come “questo è un giocatore che fornisce 2,4 punti in più ogni 10 partite"



T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

giovedì 19 febbraio 2015

La Storia Di Stan Bowles: Scommesse, Alcool ed Eccessi

Stan Bowles nacque nel 1948 a Manchester.
Le vicende meno note ma di certo non meno clamorose e burrascose che hanno caratterizzato la carriera e la vita di Bowles sono frutto di un’indole votata alla contrapposizione con il mondo intero, che sfociava in atteggiamenti costantemente sopra le righe e profondamente irriverenti.
Indubbio però fu il suo genio calcistico, che ne ha fatto uno degli idoli più famosi del calcio albionico nel cuore dei fantastici anni ’70.
Un genio naturalmente a corrente alternata,come vuole la tradizione e come si conviene ai "pazzi".


L'INFANZIA
Stan nasce la vigilia di Natale 1948, a Collyhurst, duro sobborgo di Manchester e cresce a Moston, che è pure peggio.
Moston è considerata terra di banditi anche per gli elevati standard mancuniani.
E se per compagni di "giochi" hai la Quality Street Gang e i Whiz Mob e ti fanno sporadiche visitine lo Special Branch (l’esercito per la sicurezza nazionale) e la Met (colloquiale per Metropolitan Police Service) perché rubare furgoni è un modo troppo realistico di fare a guardie e ladri, il tuo destino magari non è segnato ma un’impronta ce l’ha.
Quasi fisiologico che Stan viva di pane, calcio e scommesse(il tutto iniziò a 15 anni quando vinse 24 sterline).


GLI INIZI: MANCHESTER CITY, BURY, CREWE E CARLISLE
Col pallone invece il prodigio ci sa fare e scala alla svelta la trafila nelle giovanili del Manchester City, nella cui prima squadra Joe Mercer lo fa debuttare nel settembre 1967 in Coppa di Lega contro il Leicester City. Bowles lo ripaga con una fantastica doppietta.
Ma in campionato il contributo è trascurabile.
Il ragazzo frequenta brutte compagnie e al club la cosa non aggrada (storiche un paio di accapigliate con il vice-Mercer, Malcolm Allison, una delle quali davanti ai clienti del night "The Cabaret").
È una testa calda, ma quella testa pare intenzionato a metterla a posto quando, due anni dopo, sposa la fidanzatina dei tempi della scuola, Ann, che gli darà tre figli: Andrea, Carl e Tracey.
Il temperamento ribelle, le sue attività fuori del campo e la richiesta di un nuovo contratto fatta al compimento del 21° anno di età, cui segue il rifiuto dell’aumento di 5 sterline a settimana, non vanno giù alla dirigenza, che nell’agosto ’70, stufa di 2 reti in 17 gare spalmate su tre campionati, lo molla.

«Sapevo che era finita, che non si poteva tornare indietro, così me ne tornai dai miei vecchi compari dei bassifondi di Manchester, dove facevo più soldi della miseria che prendevo al City. Smisi di allenarmi, tranne che per precipitarmi dai bookmaker per la corsa delle 14, del calcio non m’importava più». 

Infatti, nel prestito al Bury, finito anzitempo, il 5 settembre, dopo sole nove settimane (5 gare e zero gol), Stan dimostra di non essere cambiato e il suo futuro da pro sembra finito ancora prima di iniziare.
Quello stesso mese, gli concede una possibilità il Crewe Alexandra, club di quarta divisione.
18 centri in 51 gare con i Railwaymen, una delle peggiori squadre del Paese, convincono Ian MacFarlane a portarselo, nell’ottobre ’71, per 12.000 sterline, al Carlisle United in 2nd Division.
L’impatto con Gresty Road è col botto (tripletta al Norwich), ma in undici mesi sotto “The Big Man”, Bowles raccoglie solo 36 presenze e 13 gol (33 e 12 in campionato, chiuso al quarto posto).
Nonostante le mattane, o forse anche per quelle, a Brunton Park lo ricordano ancora come uno dei più forti.
Nasce allora la partnership con Chris Balderstone che, assieme alle ali Dennis Martin e a Bobby Owen, forma un centrocampo che in Division Two non ha eguali.


QPR, LA PALLONATA ALLA FA CUP E LA NAZIONALE
Ma dall’arrivo, nell’agosto ’72, del nuovo manager Alan Ashman, per Stan si rompe qualcosa.
Due settimane dopo è venduto al QPR di Gordon Jago, per 112.000 sterline, esborso-record per il club.
A Sheperd’s Bush, resta sette anni, rimpiazzando nel cuore dei tifosi l’idolo e pari ruolo (in campo e fuori) Rodney Marsh ceduto per 200 mila pounds al Man City.
Un colpo di fulmine che sulle gradinate di Loftus Road cambia istantaneamente i cori da «Rod-ney, Rod-ney» a «Stan-ley, Stan-ley».
Ma Londra propone a Bowles orizzonti nuovi anche fuori dal campo:il vizio per le scommesse assume in questo periodo proporzioni preoccupanti ancorché grotteschi.
Non era insolita infatti ai tifosi del QPR in fila per entrare a Loftus Road la scena di Bowles, in tenuta da gioco che sgaiattolava di nascosto fuori dagli spogliatoi a pochi minuti dal fischio d’inizio per andare a piazzare al più vicino allibratore la puntata dell’ultimo momento!
Bowles era di conseguenza assiduo frequentatore anche dell’ufficio del presidente Gregory, a cui sempre più spesso si rivolgeva per avere congrui anticipi su premi e stipendi, atti a far fronte ai debiti che aveva con mezza Londra per il suo vizio del gioco.
Ma passiamo forse all'evento più incredibile della sua carriera: Sunderland-QPR, ultima di campionato della 2nd Division 1972-73 (l’attuale Championship, la serie cadetta inglese).
Si sfidano i biancoblù londinesi, da un mese già promossi in 1st (arriveranno un punto dietro il Burnley, primo con 62)e i Black Cats che invece hanno appena vinto, un pò a sorpresa, la FA Cup battendo 1-0 il Leeds United.
Al vecchio Roker Park si radunano in 43.265 per ammirare in casa propria il trofeo, lasciato in bella mostra su un tavolo oltre la linea laterale.
Bowles & C., però, hanno altri progetti:

«Un paio di noi avevano scommesso su chi riusciva per primo a far cadere la coppa colpendola col pallone. Allora ho preso palla, ho corso per qualche metro e l’ho fatta volare via. Ai tifosi avrei fatto meno male segnando due gol, e alla fine c’è stata un’invasione di campo che è finita su News At Ten!». 

La folla, inferocita per quello che ritiene un affronto, invade il campo e comincia la caccia all’uomo.
Ci metterà 20′, la polizia, per riportare l’ordine e far riprendere il gioco.
Nel ’74 a Jago subentra Dave Sexton, che ama maggiormente il passing football.
Il primo a beneficiarne è Bowles, che nel giro di due anni, in coppia con Gerry Francis, trascina i Rangers a un punto da un titolo.
E la stagione successiva, la prima dei Rangers in Europa, è capocannoniere (11 gol) di Coppa Uefa, torneo che per i suoi si arena nei quarti, 6-7 ai rigori contro l’AEK Atene, dopo che erano state sommerse di reti Brann Bergen e Slovan Bratislava e battuto il Colonia.
Nel frattempo il 3 aprile ’74, Sir Alf Ramsey lo fa debuttare in nazionale nell’amichevole di Lisbona (0-0) contro il Portogallo.
Per Bowles è l’inizio di un amore mai consumato.
L’11 maggio al Ninian Park di Cardiff (2-0 al Galles) firma il suo unico gol con i “bianchi”.
Con i Rangers Bowles non si presenta a un raduno preferendo andare a White City, pista londinese per le corse dei cani.
Perso sul filo di lana il campionato ’76, Bowles riconquista la nazionale.
La seconda occasione gliela dà Don Revie nella gara di qualificazione mondiale contro l’Italia, il 17 novembre all’Olimpico di Roma.
Il quinto e ultimo “cap” è del 9 febbraio ’77, davanti ai 90.000 di Wembley, 0-2 dall’Olanda, amichevole che passerà alla storia per il «10» in pagella a Johan Cruijff.
Per Stan, niente più polemiche come quella avuta con Emlyn Hughes («Per il mio Paese giocherei anche gratis»): «Giusto, tu tieniti i Tre Leoni e i tuoi 200 testoni li prendo io (nella gestione-Revie i convocati beccavano 200 sterline a convocazione)».


IL NOTTINGHAM FOREST E IL RIFIUTO DI ANDARE IN PANCHINA (FINALE DI COPPA CAMPIONI)
Nel dicembre ’79, su raccomandazione dell’antico sodale Peter Taylor, Brian Clough si mette in testa una pazza idea: fare di quel riottoso giocatore il cavallo di punta del Nottingham Forest campione d’Europa. Nei piani, Stan doveva rimpiazzare l’anziano Archie Gemmill in una prima linea da sogno: Trevor Francis, John Robertson, Garry Birtles, Bowles e l’altro pazzo Charlie George, arrivato in prestito.
Un progetto folle, appunto perchè era destinato a fallire dall’inizio: «Siamo partiti col piede sbagliato quando mi ha detto "voi cockneys (spregiativo per "coatti" londinesi) siete tutti uguali" e io, di rimando, "Mi scusi, ma io sono di Manchester"».
Due personalità troppo forti per poter coesistere.
E il rifiuto del giocatore di andare in panchina(dopo una lite furibonda) per la finale di Coppa dei Campioni, il 28 maggio 1980 al Santiago Bernabéu di Madrid contro l’Amburgo, è il punto di non ritorno.
Ma più che rifiuto...Bowles non si presenterà proprio alla partenza per Madrid senza avvertire nessuno ed il Nottingham ebbe solo quattro riserve invece di cinque, per la prima volta (ad oggi anche unica) nella storia della Coppa dei Campioni.


LEYTON ORIENT E BRENTFORD
Due mesi dopo, Clough decide che 2 reti in 19 partite non valgono la candela e lo vende al Leyton Orient, in Second Division, per 100.000 sterline, un record a Brisbane Road.
Bowles ci resta un anno, il tempo di segnare 7 volte in 44 partite.
Poi sposa (nell’agosto ’81) l’amante di lunga data Jane Hayden e in ottobre scende in 3rd firmando per il Brentford di Fred Callaghan.
Bowles, che ha perso un po’ lo spunto ma non la classe, vive tre stagioni da re (16 gol in 81 gare) prima di ritirarsi, ormai 35enne, nel febbraio ’84.
Ancora oggi, al Griffin Park ricordano l’ilarità da lui suscitava quando, frustrato per il passaggio orribilmente fuori misura indirizzatogli dal suo scarsissimo terzino destro, si piegò mimando il gesto di portarsi le mani agli occhi come fossero un binocolo per vedere dove diavolo gli avessero lanciato il pallone.


GLI ECCESSI FUORI DAL CAMPO: SCOMMESSE, ALCOOL, SIGARETTE, DIVORZI
Ma come si sarà capito, a parte le sue prodezze, soprattutto quelle nel QPR più forte di sempre(trascinato dai suoi 70 gol in 255 partite di campionato, 97 in 315 in totale), Bowles verrà per sempre ricordato anche per gli eccessi fuori del campo.
 «Ho fatto il pieno con vodka (una bottiglia al giorno), tonica, scommesse e sigarette (fino a 50, ma forse 80, al dì). Ripensandoci, devo aver esagerato con la tonica».
I tre divorzi («cerco di raggiungere Mickey Rooney», leader di categoria con 8 mogli), l’ultimo da Diane, conosciuta nel ’94, dalla quale ha adottato i figliastri Zoe e Tommy, le frequentazioni poco raccomandabili (tra cui «un truffatore di professione la cui specialità era vendere agli irlandesi cavalli che neppure esistevano») e sfociate in arresti (uno come sospettato di tentata rapina), le soste dai bookmakers prima di mettersi in fila per il sussidio di disoccupazione o le “fughe”, già in tacchetti, calzoncini e maglia numero 10, fino a 15’ dal fischio d’inizio, il finto ritiro venduto in esclusiva per 500 sterline per il supplemento domenicale di un quotidiano e smentito due giorni dopo il servizio fotografico, i patetici tentativi come assistente allenatore (un annetto al Brentford di Dave Webb, suo ex compagno ai Rangers, e due settimane al QPR), le esibizioni-choc in tv («Non esiste persona peggiore per rappresentare il calcio in televisione» disse nel ’76 l’amico ed ex compagno di squadra Paul Hince dopo la storica figuraccia di Stan a "Superstar" della BBC), il linguaggio scurrile che gli costò il posto di opinionista a Sky, gli articoli come esperto di scommesse (con le quali ha perso una fortuna), le baruffe con gli arbitri: Bowles è stato e ha provato di tutto e di più, ma se oltre vent’anni dopo che ha smesso di giocare si stampano magliette con la sue effigie, viene eletto miglior Ranger di sempre (davanti a Marsh) e Dominic Masters ci scrive su una canzone ("Stan Bowles" per The Others), un motivo c’è.


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

Lo Scandalo Di Roma-Dundee Utd: L'Arbitro Fu Pagato (Coppa Campioni 1984)

Corre l'anno 1984, semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni.
La Roma deve affrontare il Dundee Utd.
La squadra scozzese all'andata si era imposta 2 a 0 e la Roma deve ribaltare il doppio svantaggio(per quella che poi sarà la finale persa contro il Liverpool, all'Olimpico ai calci di rigore).
La Roma la partita con il Dundee Utd, arbitrata da Vautrot, la vince per 3 a 0 e riesce ad accedere alla finale ma intorno a quel risultato nacque uno scandalo che venne archiviato solo nel febbraio del 1986 perchè la Corte Federale assolse tutti solo per sopraggiunta prescrizione specificando di "aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall'ing.Viola. Non può quindi dichiarare caduta l'incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni".


L'ANTEFATTO
Qualcosa successe nei giorni precedenti la partita e Riccardo Viola(ai tempi dirigente della Roma e figlio dell'allora presidente Dino Viola) nel 2011, tramite un'intervista, ricorda tutto come se fosse oggi: "Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e
attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni.
Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?".
Le parti in causa si accordano su un segnale convenzionale da rispettare per confermare l'avvenuta consegna del denaro.
"Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è.
Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: 'Il signor Vautrot al telefono'.
Quello era il segnale prestabilito".
Continua a raccontare Riccardo Viola: "Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: 'Ha chiamato l'amico Paolo e mi ha detto di salutarvì. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: 'Messaggio arrivato'".
Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro all'arbitro ci fu. "Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni".
Ma chi era l'uomo, amico di Vautrot, che mediò tra la Roma e l'arbitro?
"Chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda".

Ricapitolando:
1) Un dirigente di una squadra che c’entra zero con la partita in questione si offre per taroccarla.
2) Dino Viola, quello che viene ricordato come un grande presidente, decide di comprare l’arbitro e l’unico suo problema etico è verificare che Vautrot quei soldi li prenda veramente.
3) La partita finisce come la Roma vuole, con il primo gol (di Pruzzo) viziato da un fuorigioco di Bruno Conti e il terzo che è un rigore segnato da Di Bartolomei.
4) Casarin e Bergamo che non denunciano Viola ma si accusano a vicenda.
5) Dino Viola viene tuttora ricordato come un grande presidente, un modello di gestione calcistica e di stile.


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

Gerarchia Delle Minor League Baseball: Triple A, Double A, Class A, Single A, Rookie

La Minor League Baseball è una serie di leghe professionistiche americane di baseball, di livello inferiore rispetto alla Major League Baseball.
Le squadre appartenenti alla Minor League (escluse quelle della Mexican League) hanno un'affiliazione con una franchigia della MLB.
Pur essendo "affiliate" sono indipendenti.
Queste squadre affiliate vengono spesso chiamate Farm Team, poiché ricevono giocatori dalle franchigie MLB per svilupparne le potenzialità e farli approdare, un giorno, in MLB(nel caso).
Attualmente esistono 246 squadre con sede in: Stati Uniti, Canada, Messico, Repubblica Dominicana, Venezuela e Porto Rico.


PDC ED AFFILIAZIONI
Team di Major e Minor League possono stipulare un PDC(contratto che appunto permette l'affiliazione tra le varie squadre) per un periodo di due o quattro anni, anche se molte relazioni vengono rinnovate e durano per più tempo.
Scaduto il contratto un'affiliate team, può affiliarsi con un'altra squadra di Major.
Alcune squadre di Minor League però sono di proprietà diretta del loro Major Team, come ad esempio i Springfield Cardinals, di proprietà dei St.Louis Cardinals.
Squadre di Minor League possedute direttamente dal club di Major League non possono avere PDC con altre squadre o mescolamenti negli anni.
Tuttavia, come detto, nella stragrande maggioranza dei casi l'affiliate team non è di proprietà di nessun Major League club.
Squadre delle Minor League possono cambiare la loro affiliazione con i principali club di lega per una serie di motivi.
Spesso i motivi sono geografici ma anche economici(trasferimenti più convenienti e fanbase maggiore).
Negli anni pari, qualsiasi club di Major o Minor League con un PDC in scadenza può notificare alla Major League Baseball o Minor League Baseball, rispettivamente, del suo desiderio di cambiare affiliazione con un altro partner PDC.
Una delle affiliazioni più longeva fu quella tra Baltimore Orioles e Bluefield Orioles(Rookie Appalachian League) che durò ben 53 anni, dal 1958 fino al 2010.
Baltimora ha chiuso il PDC dopo la stagione 2010.



GERARCHIA
L'attuale sistema di classificazione delle Minor League divide i campionati in cinque classi: Triple-A (AAA), Doppio-A (AA), Single-A (A), Classe A(breve stagione) e Rookie.
Classe A è ulteriormente suddivisa in Classe A e di Classe A-Advanced (spesso chiamati Low-A e High-A, rispettivamente) e Rookie invece in Rookie-Advanced e Rookie Complex-Based.


TRIPLE A (AAA)
Il Triplo A (AAA) rappresenta il livello più alto della Minor League Baseball.
Sia giocatori giovani che veterani giocano per squadre di Triple-A.
Queste squadre sono formate dai rimanenti 15 giocatori del roster del club di Major affiliato(insomma tutti quei giocatori, momentaneamente, scartati. I roster delle squadre di MLB sono formati da 40 giocatori ma solo 25 rimangono in squadra).
Le squadre sono suddivise in tre leghe, distinte per zone geografiche:
1) International League, composta da squadre degli Stati Uniti nord-orientali e del Medio Atlantico
2) Pacific Coast League, composta da squadre degli Stati Uniti occidentali, medio-occidentali e sud-orientali
3) Mexican League, lega messicana indipendente dalla MLB ma facente comunque parte della Minor League


DOUBLE A (AA)
Considerato un gradino sotto al Triplo-A.
Il livello Doppio-A si suddivide anch'esso in tre leghe:
1) Eastern League
2) Southern League
3) Texas League
Qui generalmente ci finiscono i "prospetti" migliori messi qui per giocare tra di loro e non contro i veterani che si possono trovare in Triple-A.
Si possono trovare anche giocatori reduci da campionati esteri con già esperienza nel baseball professionisti. L'aspettativa è che di solito questi giocatori saranno in Major entro la fine della stagione.
A differenza della MLB e del Triple A, due dei tre campionati di Doppio-A hanno la loro stagione divisa in due parti(tranne l'Eastern League).
Una squadra può aggiudicarsi un posto nei playoff vincendo la divisione nella prima parte di stagione.
I record delle squadre vengono poi cancellati e un'altra squadra può aggiudicarsi uno slot playoff durante la seconda metà.
Alcuni "Jolly" vengono utilizzati per riempire gli slot rimanenti.
Di solito, quattro squadre si qualificano per i playoff di campionato.
Questo sistema è utilizzato a livello di Classe A pure.


CLASS A
Il livello A si suddivide a sua volta in due sottoclassificazioni: A-Advanced e Singolo A.
È considerato il terzo livello più alto della Minor League Baseball.
Qui ci troviamo giocatori con poca esperienza o coloro che hanno problemi a livello di "pitching" o di consistenza in battuta.
Può essere utilizzato anche per nelle prime fasi di riabilitazione da un infortunio.
Nella Classe A-Advanced (High-A) troviamo la California League, Florida State League e Carolina League.
Questi campionati disputano una stagione completa come Triple-A e Double-A, aprile fino all'inizio di settembre.
Molte di queste squadre, soprattutto nella Florida State League, sono di proprietà di grandi club della Major League.
Questa lega è composta da 30 squadre provenienti da tutti gli USA(da San Jose a Tampa).
Leggermente al di sotto di Classe A-Advanced sono i campionati di Classe-A : Sud Atlantic League e Midwest League.
Questi campionati sono un mix di giocatori che si muovono da A a Rookie breve stagione.


SINGLE A
Le squadre di questo livello sono composte prevalentemente da giocatori provenienti dal livello Short-Season A e Rookie.
Classe A-Short Season, pur condividendo la denominazione "Classe A", rappresenta una lega separata dalla classe A.
Come suggerisce il nome, queste leghe disputano una stagione accorciata (circa 75 partite), a partire da metà giugno sino ai primi di settembre.
Ci sono due leghe: la New York-Penn League e Northwest League.
Qui ci finiscono giocatori professionisti del secondo anno che non erano pronti ad andare avanti o per i quali non c'era spazio a un livello superiore per spostarsi verso l'alto.
Professionisti del secondo anno tendono ad essere assegnato un'estesa Spring Training in Florida o in Arizona nei mesi di aprile e maggio prima di finire nelle leghe di Short Season.


ROOKIE
Si tratta del livello più basso della Minor League.
La durata della stagione è limitata, con una lunghezza simile(leggermente più corta) a quella dell'A-Short Season.
Si va da metà giugno e a fine agosto o inizio settembre.
Qui abbiamo 4 leghe domestiche: l'Appalachian League, Pioneer League, Arizona League e The Gulf Coast League.
E 2 con sede all'estero: la domenicana e venezuelana Summer League.
I quattro campionati Rookie nazionali sono divisi in due sottogruppi.
Le leghe del Golfo e dell'Arizona sono classificate come leghe Rookie, mentre le leghe Appalachian e Pioneer sono conosciuti come "Avanzate" Rookie.
Leghe Rookie svolgono un programma di 60 partite.
Queste leghe sono destinate quasi esclusivamente per permettere ai giocatori di affinare le loro abilità.
Leghe Rookie giocano tra le 67 e 75 partite con un minor numero di giorni di riposo.
I giocatori dell'Avanzate Rookie sono più "sviluppati" dei Rookie puri e quindi le partite leggermente più competitive.


FREE AGENT (ROOKIE)
Per completezza riporto la questione Free Agent.
Un giocatore rimane in un dato club per 6 anni.
Gli anni partono quando il giocatore è inserito nel roster dei 25, per la prima volta.
Un rookie mandato nelle Minors, permette al club di appartenenza di "allungare" il suo contratto di 1 anno.
Questo è dovuto ad una regola risalente al 1946 che si è rivelata estremamente importante per i giovani giocatori dopo l’introduzione del Salary Arbitration.
Ciò è dovuto al Service Time (tempo in servizio nel roster, compreso quando si è infortunati) e alla Free Agency.
Per diventare Free Agents (svincolati) bisogna avere un Service Time di sei anni.
Ogni anno di Service Time corrisponde a 172 giorni di presenza nel roster.
Dato che la stagione dura più o meno 183 giorni, un club potrebbe mandare il rookie nelle Minors il tempo necessario affinchè non  chiuda il primo anno con i 172 giorni previsti, allungando così la sua permanenza di 1 anno e quindi la possibilità di sfruttarlo 1 anno in più nel pieno della sua maturità.


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

sabato 14 febbraio 2015

La Storia Delle Negro League(Baseball): 1867-1966

Le Negro League furono delle leghe americane di Baseball in cui furono segregati i migliori giocatori di colore: pur mancando della ribalta della NL o della AL, le Negro Leagues offrirono degli spettacoli di tecnica e di classe forse addirittura superiori.
Squadre, come ad esempio i Kansas City Monarchs e gli Homestead Grays, non avevano niente da invidiare ai vari Yankees, Red Sox, Cardinals.


LA SEGREGAZIONE
Squadre formate da soli giocatori di colore erano gia' presenti sul territorio nazionale fin dagli anni 60 del 800.
In uno dei primi resoconti ufficiali compare una sfida del 1867, tra i Brooklyn Uniques e i Philadelphia Excelsiors, vinta dai secondi per 37-24.
Qualche mese piu' tardi, un'altra formazione di Philadelphia, i Pythians, chiese di poter entrare nella NA (la lega amatoriale), ma i dirigenti di questa organizzazione presentarono un documento ufficiale in cui si affermava: "If colored clubs were admitted there would be in all probability some division of feeling, whereas, by excluding them, no injury could result to anyone".
Questo pero' non blocco' i giocatori afro-americani: nel 1869 i Pythians affrontarono i City Items (squadra sempre di Philadelphia) nel primo incontro multirazziale, vincendo 27-17.
Quando nel 1876 nacque la NL, il disprezzo verso i neri aumento' considerevolmente: nel 1884 avvenne il famoso episodio di razzismo in cui furono coinvolti Cap Anson e Moses Walker, che porto' al graduale divieto per i neri di continuare a giocare nella NL e nella AA.
A questo ne seguirono altri e tra il 1887 e il 1888 tutti gli atleti afro-americani non poterono proseguire la loro carriera nelle prime cinque minor leagues della nazione.
Moses Walker era un ottimo ricevitore, ma il colore della pelle gli creo' molte antipatie anche tra i compagni di squadra.
Eppure gli afro-americani si distinsero molto bene sui campi di gioco, ottenendo ottimi risultati individuali, sebbene trattati in maniera pessima dai loro avversari e dai tifosi; erano colpiti volontariamente dai pitcher o dovevano subire pesanti scivolate da parte dei corridori.
Non vanno dimenticati i cori dei tifosi, ma anche articoli sui principali giornali dell'epoca in cui ci si chiedeva "quando finirà questa mania di ingaggiare giocatori di colore?".


PRIMA SQUADRA DI COLORE PROFESSIONISTA: NEW YORK CUBAN(1885)
Ad ogni modo i neri erano determinati a praticare la disciplina che amavano e decisero di formare le proprie squadre e federazioni e di organizzare dei tour in modo da poter giocare il maggior numero di incontri possibili: nel 1885 Frank P. Thompson creo' la prima squadra di colore professionistica, i New York Cuban Giants, formazione di livello assoluto tanto che nel 1888 sconfissero i New York Giants (vincitori delle WS) per quattro partite ad una.
Su un giornale, The Indianapolis Freeman, comparve un articolo in cui si affermava che "I Cuban hanno sconfitto i New York Giants, quattro volte su cinque, e adesso sono i virtuali campioni del mondo. I St. Louis Browns, Detroit e Chicago, afflitti da Negro-fobia e incapaci di sostenere l'onta di essere battuti da uomini di colore, hanno rifiutato di accettare la sfida". T
Nei primi anni del nuovo secolo si assistette alla nascita di diverse compagini tra cui si ricordano i Norfolk (Virginia) Red Stockings, i New York Cuban X Giants, i Philadelphia Giants e i Brooklyn Royal Giants.
Nel 1908 nel nord-est americano erano presenti una dozzina di squadre di neri e cubani, ben organizzate e stabili. Il talento dei giocatori era ben noto a tutti, in particolare a John McGraw dei New York Giants della NL, che cerco' in tutti i modi di ingaggiare due fuoriclasse come Jose' Mendez e Ruby Foster, fallendo purtroppo nel suo intento: a causa di un Gentlements Agreement era impossibile entrare nelle Majors per i giocatori di colore, i quali ben presto si rassegnarono alla segregazione.


LE SFIDE TRA BIANCHI E NERI
Tra le citta' piu' importanti del baseball di colore possiamo ricordare New York, ma soprattutto Chicago, in cui il razzismo era molto forte: ad ogni modo nella Windy City esisteva la Chicago League, organizzazione cui erano iscritte squadre formate da neri, ma anche compagini bianche, in cui erano presenti alcuni atleti dei White Sox e dei Cubs.
Nel 1908 si verificarono le prime sfide multirazziali tra Chicago Cubs e i Chicago American Giants, con i primi vincenti, anche se a fatica, in tutti i tre gli scontri e tra Philadelphia Athletics e Cuban X Giants, con gli ultimi sconfitti 5-2.
Nell'autunno di quell'anno i Cincinnati Reds si recarono a Cuba per sfidare formazioni locali rinforzate da statunitensi di colore: nonostante i resoconti non ben curati, è risaputo che i Reds rimediarono delle sonore batoste, soprattutto da Jose' Mendez che non concesse punti in 25 inning di gioco.
In seguito anche i Tigers raggiunsero i Caraibi e si racconta come il mitico Ty Cobb, grandissimo ladro di base, fosse colto rubando per ben quattro volte consecutive dai bravissimi giocatori cubani: la serie si chiuse con Detroit perdente in otto dei dodici incontri disputati.
In tutta la prima meta' del secolo si disputarono oltre 500 partite bianchi contro neri e il bilancio finale (anche se ufficioso) premia nettamente i secondi.
I principali atleti dei primi vent'anni del secolo furono: John Henry Lloyd, ottimo shortstop e pericolosissimo battitore, Rube Foster, lanciatore resosi famoso per aver sconfitto Rube Waddell.
Jose Mendez, pitcher cubano, noto come The Black Matty.
Oscar Charleston, uno dei migliori esterni del tempo, velocissimo era dotato anche di un potente e preciso braccio.
In battuta era temuto sia per la potenza, ma anche per le altissime medie che sapeva ottenere.


LA NASCITA DELLE NEGRO LEAGUE
Nonostante queste emozionanti sfide, la segregazione non termino' e sebbene Rube Foster, proprietario manager dei Chicago American Giants, avesse proposto un piano di integrazione razziale, il commissioner K. M.Landis lo rifiuto'; nel 1920 Foster e i maggiori proprietari di colore si riunirono a Kansas City e formarono la Negro National League che inizialmente comprendeva le seguenti squadre: Chicago American Giants, Chicago Giants, Cincinnati Cuban Stars, Dayton Marcos, Detroit Stars, Indianapolis ABCs, Kansas City Monarchs, St.Louis Giants.
A queste si aggiunsero in seguito gli Atlantic City Bacharas e una compagine di Hilldale (Philadelphia).
La NNL, il cui motto era We are the Ship, All Else is the Sea, ebbe buoni risultati soprattutto a Chicago, ma con la nascita a New York della Eastern Colored League il baseball di colore spicco' il salto di qualita'.
Alla nuova ECL si iscrissero i seguenti team: Atlantic City Bacharach Giants, Baltimore Black Sox, Brooklyn Royal Giants, Hilldale Club (Darby, Pennsylvania), New York Cuban Stars, New York Lincoln Giants. Queste due leghe (in particolare la seconda) dimostrarono la volonta' da parte degli afro-americani di giocare a baseball e di formare un universo parallelo alla AL e alla NL, anche se la stabilita' non era paragonabile. Soprattutto nella NNL si riscontrarono i maggiori problemi con i giocatori che cambiavano continuamente squadre e in cui le franchigie piu' ricche dominavano sulle altre.
Nel 1924 si disputarono le prime Colored World Series con lo scontro tra i Kansas City Monarchs, vincenti 5-4 con un pareggio, e i Philadelphia Hilldales.
Le CWS mostrarono pero' ottimo baseball capace di accontentare anche i palati piu' fini: nel 1925 gli Hilldales sconfissero i Monarchs per 5-1, mentre l'anno successivo a trionfare furono i Chicago American Giants per 5-3 sugli Atlantic City Bacharach Giants.
La stessa sfida si ripresento' anche nel 1927 e gli American Giants vinsero ancora per 5-3, grazie al lanciatore Willie Foster.
Nacquero inoltre altre organizzazioni, tra cui la Southern Negro League e la American Negro League, ma tutte ebbero vita breve e in poco tempo fallirono.
Nonostante cio' il black baseball non mori', anzi prosegui' il suo successo, sebbene si dovesse aspettare il 1933 per la riorganizzazione della NNL e il 1937 per la nascita della Negro American League.
Tra le varie novita' di sicuro successo delle Negro Leagues ricordiamo le partite in notturna (proposte ben prima delle Majors) e la sfida East-West che comparve nel 1933 e che mise sullo stesso campo i migliori talenti della nazione, portando sugli spalti migliaia di tifosi.
All'inizio della decade fu fondata una nuova formazione, gli Homestead Grays, che tra le proprie file poteva schierare due autentici fuoriclasse: Buck Leonard e il leggendario Josh Gibson.
Il primo era un ottimo prima base ed un preciso battitore, come dimostrano le sue statistiche (.341 in diciassette anni), il secondo divento' famoso come The Black Babe Ruth.
Dotato di braccia fortissime, era il giocatore piu' temuto delle intere Negro Leagues: per dieci anni oltre ad essere il migliore fuoricampista (pare che in una stagione ne abbia messi a segno ben 84), compilo' delle medie notevoli.
Inoltre Gibson era un battitore difficile da eliminare al piatto.
Le sue performance, in un certo senso paragonabili a quelle di Ruth, lo fecero diventare una leggenda e coinvolsero i tifosi che riempivano gli stadi un'ora e mezza prima dell'inizio delle partite: tra le imprese di Gibson va ricordato l'incredibile HR messo a segno con un braccio solo!
In carriera ne mise a segno ben 670 (dato non ufficiale) e pare anche che riusci' a spedire una pallina al di fuori dello Yankee Stadium, impresa non riuscita neanche a Ruth e a Mantle.
Oltre a Gibson si distinse un altro giocatore: Leroy Satchel Paige, lanciatore che disputo' gran parte della sua carriera con i Kansas City Monarchs.
Originario dell'Alabama, appena diciannovenne (anche se la sua data di nascita non e' sicura) debutto' nelle Negro Leagues dove rimase per oltre vent'anni, portando alla vittoria numerose squadre.
Tra le altre sue specialita' era famoso l'hesitation pitch, un movimento, poi divenuto illegale, con cui ingannava i battitori avversari.
La leggenda afferma che Paige vincesse dalle trenta alle quaranta partite stagionali, totalizzandone a fine carriera ben 800 con addirittura 29 No-Hitter.
Paige a volte concedeva volontariamente tre basi su ball consecutive con nessun eliminato o chiedeva ai suoi interni di sedersi, per poi annunciare (e ottenere) tre strikeout di fila.
Nel 1930 Satchel in un'esibizione mise K ben 22 giocatori delle Majors, mentre nel 1933 con la maglia dei Pittsburgh Crawfords riusci' a completare una striscia di 62 inning consecutivi senza subire punti.
Nel 1934 i Monarchs giocarono una serie di sei partite contro una squadra All-Star capitanata dal grande lanciatore Dizzy Dean: Paige risulto' vincente in quattro di quelle sfide.
Ma oltre a Gibson e a Paige ci furono numerosi giocatori che si misero in luce e la cui unica sfortuna fu di "nascere troppo presto".
Tra questi ricordiamo Ray Dandridge (definito da Tom Lasorda il miglior terza base di sempre), Martin Dihigo (lanciatore ed esterno di origine cubana) e James Cool Papa Bell (dotato di velocita' bruciante, si afferma che in una stagione di 200 partite avesse rubato 175 basi).


GLI STADI
Forse lo stadio migliore dove assistere a questo tipo di partite era il Paterson Stadium, situato nel New Jersey.
Nel 1930 il Paterson Stadium, situato dove oggi sorge l’Hinchliffe Stadium, fu costruito in soli 34 giorni.
Come detto in precedenza pare che Gibson sia l’unico giocatore, bianco o nero, ad aver battuto una palla sopra il terzo livello del vecchio Yankee Stadium, addirittura fuori dallo stadio.
Si racconta anche, che a Menessen, nella Pennsylvania, batté un fuori campo di circa 176 metri.
Il mito vuole ancora che Gibson battesse un fuori campo vincente a Pittsburgh e che la palla viaggiò tanto lontano da raggiungere la città di Washington D.C. (390 km!), arrivando il giorno dopo, giusto in tempo per il primo lancio della partita.
La palla fu presa al volo da un esterno di Washington e l’arbitro, rivolgendosi alla panchina di Pittsburgh urlò: “Gibson, sei eliminato! Se fosse stato ieri in Pittsburgh!”


BARNSTORMING
Negli anni 30 esplose il fenomeno del Barnstorming , vale a dire di quei tour organizzati che portavano le squadre da un capo all'altro del paese ed affrontare altre compagini.
Ogni formazione giocava un numero relativamente limitato di partite all'interno della propria lega (circa il 33%), perche' la maggior parte di incontri era effettuata on the road, con il calendario stilato da ogni squadra.
Nel 1931 gli Homestead Grays disputarono 144 partite contro team provenienti da tutta America, perdendone solo sei.
I Grays erano famosi per la potenza in attacco.
Assieme agli Homestead Grays e ai Newark Eagles, un'altra squadra divento' il simbolo delle Negro Leagues, i Kansas City Monarchs: dal 1931 al 1937 i Monarchs resteranno indipendenti da ogni organizzazione, giocando oltre 200 partite l'anno, a volte anche tre al giorno.
Nel 1937 Kansas City rientro' nella Negro American League, vincendo il titolo sette volte in quattordici stagioni.


LE DIFFICOLTA' NEGLI STATI DEL SUD
La vita dei giocatori era tutt'altro che facile: gli spostamenti, effettuati con autobus prossimi alla rottamazione, duravano parecchie ore, mentre gli alloggi erano previsti presso alberghi di bassa categoria, essendo i migliori riservati ai bianchi.
Particolarmente duri erano i tour nel sud degli Stati Uniti, in cui i giocatori dovevano subire soprusi razzisti di ogni genere; sovente, non trovando alloggi negli hotel, gli atleti dormivano sugli automezzi e, per procurarsi del cibo, quelli di pelle leggermente piu' chiara si recavano presso drogherie e compravano grandi quantita' di pane, burro ed acqua. I ritmi di gioco erano impressionanti e molto spesso i giocatori disputavano tranquillamente due o tre partite ogni giorno, sapendo che quella era una fonte sicura di guadagno.


GLI ANNI 40 E JACKIE ROBINSON
Nel 1942 ricomparvero le CWS che misero di fronte le migliori squadre della NNL e della NAL, con spettacoli di livello assoluto.
La prima sfida mise di fronte i Monarchs e i Grays, guidati rispettivamente dai grandissimi Paige e Gibson; a sorpresa Kansas City si aggiudico' il titolo in sole quattro partite, con Paige vincente in tre incontri.
Ma il momento piu' esaltante accadde in gara 2: al nono inning i Monarchs conducevano per 8-4 e, nonostante un uomo in terza base per i Grays, due facili out da parte di Paige tolsero interesse alla partita; ma Satchel voleva stupire il mondo intero e, dopo aver lanciato volontariamente quattro ball ai due battitori successivi, era pronto a sfidare a basi piene Gibson.
Un eventuale fuoricampo avrebbe di conseguenza pareggiato la sfida, ciononostante Paige era conscio del proprio immenso talento e con tre palle veloci alle ginocchia elimino' l'amico rivale, restato fermo e immobile. Homestead si rifece nei due anni successivi, ma si fecero sorprendere dai Cleveland Buckeyes 4-0 nel 1945; nel 1946 si assistette, forse, alle piu' spettacolari CWS della storia tra i KC Monarchs e i Newark Eagles di Larry Doby, Monte Irvin, Leon Day e Max Manning. A trionfare furono gli Eagles, e i vari giornalisti si resero conto che il loro livello era nettamente superiore a quello dei St. Louis Cardinals, freschi vincitori delle WS bianche.
Nonostante l'eccellente livello, riconosciuto anche dai migliori giocatori bianchi, i proprietari delle Majors rimasero sempre contrari all'integrazione razziale, almeno fino al 1942, quando Branch Rickey divento' il general manager dei Brooklyn Dodgers: vedendo il talento degli atleti di colore e rendendosi conto del numeroso pubblico che li seguiva, Rickey decise che era venuto il momento di agire e rompere le barriere.
Il suo giocatore ideale, colui che avrebbe dovuto debuttare, non doveva semplicemente essere un fuoriclasse assoluto sul campo, ma anche una persona matura in grado di sopportare soprusi e insulti d'ogni genere.
Il suo uomo fu Jackie Robinson che, pur non essendo il miglior giocatore disponibile, era perfetto per il grande salto, avendo la maturita' necessaria (28 anni) e la solidita' psicologica adatta per resistere a tutte le ingiustizie che sarebbero state compiute nei suoi confronti.
Il 18 aprile 1946 Robinson debutto' con la maglia di Montreal, mostrando il suo valore con un'incredibile partita inaugurale e totalizzando a fine anno una media di .349.
Jackie era pronto per entrare nella storia e nel 1947 divento' il primo giocatore nero delle Majors: concluse la stagione con delle ottime statistiche e vinse il premio come rookie dell'anno, dimostrando il valore di tutti i giocatori di colore.
Gli inizi tuttavia furono tutt'altro che semplici per lui, facile bersaglio di una moltitudine di tifosi razzisti ma, resistendo, Robinson spiano' la strada ai vari Roy Campanella, Monte Irvin, Don Newcombe, Willie Mays e Hank Aaron.
Nel 1948 Larry Doby divento' il primo giocatore di colore della AL nei Cleveland Indians, assieme a Satchel Paige, il quale ad oltre quarant'anni divento' il giocatore piu' vecchio a ricevere il premio come rookie dell'anno: dopo un paio di stagioni nell'Ohio e in seguito nei St.Louis Browns, Paige gioco' con i Miami Marlins nell'International League e in seguito con una squadra semi-professionistica.


LA FINE DELLE NEGRO LEAGUES (1958-1966)
La rottura delle barriere razziali segno' la fine delle Negro Leagues, sebbene la NAL continuò fino al 1960.
La chiusura ufficiale risale al 1958 ma incontri all stars continuarono sino al 1966.
Inizialmente non tutti i giocatori di colore ebbero fortuna, rimanendo nelle minors, pur avendo miglior talento rispetto ad alcuni atleti bianchi, ma le imprese di Jackie Robinson e compagni segnarono profondamente la storia americana: un anno dopo il presidente Truman termino' la segregazione degli Afro-americani nell'esercito, nel 1954 la Corte Suprema fece lo stesso con le scuole pubbliche, negli anni 60 il Congresso concesse ai neri il diritto al voto.


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

sabato 7 febbraio 2015

La Storia Del Cucchiaio Di Legno (Wooden Spoon)

Il "Cucchiaio Di Legno" (Wooden Spoon), è il “premio” per la squadra che arriva ultima nel 6 Nazioni, il torneo di Rugby più prestigioso in Europa per squadre nazionali, a cui partecipano Inghilterra, Irlanda, Galles, Scozia, Francia ed Italia.
Esso non va confuso con il Whitewash ("Imbiancata"), che indica invece la nazione che nel 6 Nazioni perde tutte le partite: la squadra che finisce ultima in classifica vince sempre il cucchiaio di legno ma non necessariamente subisce il cappotto.


COME NASCE LA TRADIZIONE DEL CUCCHIAIO DI LEGNO
Ci sono due possibili teorie a riguardo:
1) Il Wooden Spoon è storicamente l’oggetto che veniva consegnato allo studente di matematica con i voti più bassi all'Università di Cambridge.
Era ovviamente, per chi lo riceveva, simbolo di grande vergogna.

2) Secondo un'altra ipotesi fu invece William Bolton, velocissimo trequarti ala inglese, ad introdurre la tradizione di "gratificare" la squadra sempre sconfitta con il tanto temuto mestolone.
Il cucchiaio, acquistato da Bolton durante una vacanza in Svizzera nel cantone dei Grigioni, era simile a quello che i produttori elvetici di formaggio utilizzavano per girare il caglio.
Un'ipotesi comunque non esclude l'altra...probabilmente Bolton sapendo della tradizione in vigore a Cambridge, scelse proprio il cucchiaio in segno di "sdegno".
Tornando a Bolton acquistato il cucchiaio gigante per qualche franco svizzero e, tornato in patria, lo consegnò ai rugbysti irlandesi, arrivati ultimi nell’edizione del 6 Nazioni appena disputata.
Gli irlandesi lo accettarono malvolentieri, convinti di poterlo rifilare agli stessi inglesi l’anno successivo.
Dal 1904, chissà per quali sconosciute vicende della vita, dell'arnese "originale" non si ha più traccia.
Un'altra delle innumerevoli leggende che avvolgono il mondo del Rugby vuole che il Cucchiaio di Legno sia oggi conservato in un maniero scozzese nelle isole Orkney.
E puntualmente, ogni anno, il cucchiaio ricompare, per ricompensare la squadra che si fa precedere da tutte le altre.


T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)