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sabato 30 agosto 2014

La Storia Di George Best (Aneddoti, Alcool, Donne)

George Best nasce a Belfast il 22 Magio 1946.
Il padre Dickie era membro dell'Orange Order, una confraternita protestante fondata nel 1796 quale tributo al re d'Inghilterra, Scozia ed Irlanda,Guglielmo d'Orange, di origini olandesi. La madre di Best, Anne morì a soli 55 anni, per problemi legati all'alcoholismo: un triste presagio di quello che accadrà al figlio, quasi trent'anni dopo.
Egli incarna alla perfezione quell'affascinante binomio "genio e sregolatezza" che rappresenta le due facce della stessa medaglia dell'artista maledetto.
Da un lato "il genio", il "campione", giocatore dotato di tecnica purissima, da ammirare per le sue giocate, dall'altro "la sregolatezza", gli eccessi fuori dal campo: una vita vissuta al massimo, breve ed intensa, ma che non può essere da esempio per i più giovani.


GLI INIZI E IL SUCCESSO
Tifoso del Glentoran e del Wolverhampton Wonderers, Best venne scoperto dal talent scout del Manchester United Bob Bishop.
Dopo due anni trascorsi da dilettante, a quel tempo i clubs inglesi non potevano tesserare calciatori di nazionalità nordirlandese nella squadra "primavera", Best fa il suo debutto in First Division all'età di 17 anni contro il West Bromwich Albion il 14 settembre 1963, mentre la prima rete arriverà nella gara contro il Burnley il 28 dicembre (vittoria per 5-1).
Dopo quella partita, Best entrò in pianta stabile in prima squadra.
In quella stessa stagione i Red Devils raggiunsero la semifinale di FA Cup dove vennero sconfitti dal West Ham.
Nella stagione successiva, Best ebbe un ruolo importante nella vittoria del titolo finale.
Dotato di tecnica sopraffina, Sir Matt Busby rivelerà successivamente che furono i suoi metodi di allenamento "duri e a tratti brutali", consentirono al talento nordirlandese di eccellere nonostante il gioco duro e fisico tipico del calcio inglese di quegli anni.
Ma è il 9 marzo 1966 che Best raggiunge gli onori della cronaca.
Durante un match valevole per i quarti di finale di Coppa dei Campioni, il talento nordilandese, a soli 19 anni, siglò una storica doppietta all'Estàdio da Luz contro il Benfica.
Un risultato che non incise sulla vittoria finale dei Red Devils, ma che segnò l'inarrestabile ascesa mediatica del "personaggio" Best.
I quotidiani portoghesi lo definirono "il quinto Beatle" (per la pettinatura) e la sua attitudine ai riflettori lo trasformarono in "uomo-copertina".
Di ritorno dalla trasferta contro il Benfica, viene soprannominato "Il quinto Beatle" dalla stampa portoghese.
Due settimane dopo il famoso match contro il Benfica, Best subì un grave infortunio al ginocchio, che lo costrinse a restare fuori dai campi di gioco per il resto della stagione.
Fu tuttavia il medico sociale del Glentoran, cui Best si rivolse segretamente, a curarlo e a rimetterlo in sesto.
 La stagione 1966-67, vide Best trionfare insieme allo United.
Sempre presente in tutte le gare ufficiale, vinse il titolo con la sua squadra e giocò il Charity Shield (3-3 contro il Tottenham e trofeo condiviso), primo match trasmesso a colori dalla TV britannica.
Nel 1968 arrivò il trionfo in Coppa dei Campioni.
La vittoria per 2-1 nella gara contro l'FK Sarajevo lo vide protagonista con un goal ed un assist per John Aston. Dopo aver superato nel doppio confronto dei quarti di finale i polacchi del Gornik Zabrze, lo United affrontò in semifinale il Real Madrid.
Anche allora il genio dell'Irlanda del Nord fu protagonista: siglò la rete della vittoria nella gara d'andata all'Old Trafford e si rese protagonista con un assist a Bill Foulkes, nel difficile match di ritorno al Bernabeu (conclusosi 3-3), che consentì al Manchester United di accedere alla finale di Wembley contro il Benfica.
 Best vinse l'ambito premio "Footballer Of The Year", ma conquistò le prime pagine dei tabloids quando dichiarò di aver trovato "un nuovo modo per riposarsi" in vista della finale contro il Benfica: "dormire con una giovane ragazza di nome Sue".
Questi suoi eccessi nella vita privata, però, non incisero sul rendimento in campo: nella storica finale contro Benfica, a tre minuti dall'inizi dei tempi supplementari, quando il match era sull'1-1, Best siglò il 2-1, preparando la goleada che arrivò nei minuti successivi con le marcature di Brian Kidd e Bobby Charlton.
Il Manchester United vinse così la Coppa dei Campioni, raggiungendo il traguardo più importante della sua storia.
Nel 1968 George Best vinse il pallone d'oro, ottenendo più voti di Bobby Charlton, Dragan Dzajic e Franz Beckenbauer.
Fu quello il punto più alto della sua carriera: a soli 22 anni aveva già in bacheca il titolo di campione d'Inghilterra, la Coppa dei Campioni ed il pallone d'oro.
Nella stagione successiva, dopo un deludente 11° posto in campionato, si attendeva una vittoria nella Coppa Intercontinentale nel doppio confronto contro l' Estudiantes de la Plata. Fu una gara molto complicata conclusasi con la vittoria della squadra argentina (1-0 all'andata e 1-1 all'Old Trafford), che impostò la partita esclusivamente sul lato fisico, con un gioco duro e provocatorio che costrinse George Best all'espulsione, per un fallo di reazione commesso a palla lontana.
Nella stagione 1969-70, George Best segnò 23 reti, tra cui ben sei al Northampton Town in una gara di FA Cup.


I PRIMI PROBLEMI
"Ho speso molto denaro per alcol, donne e auto sportive. Il resto l'ho usato per divertirmi".
Il ritorno di Sir.Matt Busby sulla panchina del Manchester United nella stagione 1970-71, coincise con l'inizio dei problemi comportamentali di Best: la FA lo multò per aver ricevuto tre cartellini gialli consecutivi per cattiva condotta in campo e lo United lo mise fuori rosa per due settimane dopo che il ribelle nordirlandese perse il treno per la trasferta di Stamford Bridge dopo aver trascorso una notte con l'attrice Sinead Cusack.
Lo stesso episodio si verificò la stagione successiva, quando saltò un'intera settimana di allenamento per essere stato in vacanza con Carolyn Moore, miss Gran Bretagna 1971.
Nonostante tutto, il rendimento di Best sul campo non subì alcuna flessione: triplette decisive contro West Ham e Southampton e 27 reti in 54 gare che lo resero il migliore marcatore della squadra.
Il declino dello United continuò e con esso quello di Best che era ormai rimasto l'unico vero talento in squadra.
La sua ultima gara con la maglia dello United fu contro il Queens Park Rangers, dove i Red Devils persero 3-0. Dopo aver saltato gli allenamenti dei tre giorni successivi alla gara contro il QPR, Best fu messo fuori rosa dal manager Docherty.
Venne arrestato (e poi subito rilasciato) con l'accusa di aver rubato una pelliccia, il passaporto e il libretto di assegni della modella americana e presentatrice televisiva Marjorie Wallace.
Intanto il Manchester United retrocesse in seconda divisione nella stagione 1973-1974.
Il lento ed inesorabile declino della sua carriera calcistica iniziò nell'istante in cui decise di svestirsi della maglia che lo aveva reso il campione che oggi celebriamo.
Infatti George Best rimase al Manchester sino al 1974, non senza dissidi e delusioni.
Più di una volta vi furono aspri contrasti con la dirigenza, accusata da Best di acquistare giocatori di livello inferiore a quello richiesto per vincere.
Nonostante tutto, "Geordie" (altro soprannome di Best) non volle lasciare i Red Devils fino a che il manager restò Matt Busby.
Ma nel 1974 arrivò dal Chelsea Tommy Docherty, che iniziò a rimodellare la squadra a propria immagine (amava il gioco duro) e a cui non serviva quel piccolo irlandese anarchico e difficilmente inquadrabile.
Dissidi precedenti e nuovi problemi di incompatibilità tra i due portarono al divorzio tra il talentuoso giocatore e il club che lo aveva lanciato nel grande calcio.
Fu, quello, un giorno triste per gli sportivi inglesi, che furono privati del piacere di ammirare uno dei giocatori più divertenti per modo di gioco presenti sul palcoscenico mondiale.
A soli 28 anni Best scelse di terminare la carriera: emigrò al Fort Lauderdale (Los Angeles) nella neonata American League di soccer, dove già militivano campioni "in pensione" come Pelè.
Lasciato lo United, il genio nordirlandese iniziò un lungo peregrinare nel mondo che lo portò a giocare in vari clubs in Sud Africa, Irlanda, Stati Uniti, Scozia e Australia.
Tuttavia sempre in Inghilterra Best regalò ai suoi tifosi l'ultimo bagliore in campo: l'esperienza al Fulham nella stagione 1976-77 fu molto positiva.
Nonostante l'età e la condizione fisica non esaltante, Best e i suoi compagni di squadra regalarono molte emozioni ai tifosi del Fulham. Memorabile la gara contro l'Hereford vinta per 4-1. Best si ritirò dal calcio giocato a 37 anni, nella stagione 1982-83. l'8 agosto del 1988 si disputò a Windsor Park il George Best testimonial match.
L'ex United siglò due reti e tra il pubblico vi erano Matt Busby e Bob Bishop: i due uomini che portarono il suo genio sui campi da calcio.


LE DONNE, L'ALCOOL, GLI ARRESTI
Analizzando la vita privata di Best, sembra quasi che il talento nordirlandese abbia anticipato i tempi.
Ricco, talentuoso, di bell'aspetto, sempre accompagnato da belle donne, onnipresente nelle prima pagine dei giornali scandalistici, non sembra il ritratto di un giocatore degli anni '60-'70, ma quello di un atleta moderno, più attento alla luce dei riflettori dello showbusiness che a quelli del campo.
Il suo rendimento in campo ai tempi dello United, quindi nel pieno della sua carriera, non ha mai risentito degli eccessi della sua vita privata; è sempre riuscito a dare il massimo per la squadra ed è sempre stato in grado di esprimere il suo talento al cento per cento.
Poteva non presentarsi a qualche allenamento, subire squalifiche per comportamenti scorretti nei confronti degli avversari, ma mai ha privato la squadra del suo talento, nè la sua vita privata ha mai inciso negativamente sul suo rendimento in campo.
Best si sposò con Angela MacDonald-Janes nel 1978, da cui ebbe il figlio Calum, prima di separarsi nel 1982.
Nel 1995 sposò Alex Pursey da cui non ebbe figli.
I due divorziarono nel 2004.
Il nome di George Best è tristemente legato a quello dell'alcool.
L'ex giocatore del Manchester United ha sofferto di alcoolismo per la maggior parte della vita.
Se da giovane non ha inciso sulla sua carriera, gli ultimi vent'anni della sua vita sono stati costellati da episodi negativi causati dalla sua dipendenza dall'alcool.
Nel 1981 rubò del denaro ad una donna per acquistare da bere, nel 1984 fu condannato a tre mesi di reclusione per guida in stato di ebbrezza ed aggressione a pubblico ufficiale.
Nel 1990 apparve ubriaco al talk show della BBC "Wogan", rispondendo: "I like screwing", ad una domanda del conduttore che gli chiedeva cosa gli piacesse fare.
A partire dal 2000, le condizioni di salute di George Best iniziarono a precipitare.
Sottoposto ad un trapianto di fegato nel 2002, per i danni irreversibili causati dall'alcool, l'operazione suscitò clamore perchè venne effettuata a spese del National Health Service (in sostanza, si riteneva uno spreco spendere denaro pubblico per un trapianto ad un soggetto affetto da alcoolismo cronico).
La polemica si riaccese un anno dopo, quando Best venne visto in un locale a bere vino.
Nel 2004 venne nuovamente giudicato colpevole per guida in stato di ebbrezza e gli venne ritirata la patente per quasi 2 anni.
Nonostante le sue condizioni di salute peggiorassero, continuava a bere.
Il 3 ottobre 2005 venne ricoverato d'urgenza al reparto di terapia intensiva del Cromwell Hospital.
Nel mese di novembre la situazione si aggravò ulteriormente.
Il 20 novembre il News Of The World pubblicò in prima pagina una foto shock su richiesta dello stesso Best in fin di vita: doveva essere un monito per i giovani sui pericoli del bere: "Don't die like me"("non fate come me" in realtà le versioni sono discordanti, pare che Best non si sia mai pentito riguardo il suo passato).
La sua vita si spense a 59 anni, il 25 novembre 2005.


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La Storia Di Paul Gascoigne (Aneddoti, Risse, Alcool)

Paul Gascoigne, nasce a Gateshead il 27 maggio 1967.
Il piccolo Paul, secondo di quattro figli, dà i primi calci al pallone nei pressi del civico 29 di Pitt Street, quando torna a casa si ritrova in un monolocale con bagno condiviso con altre famiglie e con John, padre violento e alcolizzato.
La situazione familiare non è il massimo e come se non bastasse a 10 anni Paul incontra la morte da vicino, assistendo al tragico incidente dell'amico, Steven Spraggon, investito da un camion dei gelati.
Mentre il padre migra in Germania alla ricerca di un lavoro, Paul soffre, grida, piange tra le mura di casa ed inizia rubare nei negozi e stringere amicizia con le slot machine: il calcio è l'unico rifugio.


GLI INIZI: NEWCASTLE, TOTTENHAM, LAZIO
Dopo la trafila nella selezioni scolastiche, Paul stecca i provini con Ipswich, Middlesbrough e Southampton, lo tessera il Newcastle: a quindici anni fa amicizia col tecnico dello youth team, Colin Suggett, e con la bottiglia di vodka.
Proprio coi Magpies gli affibbiano il soprannome Gazza, forse anche per quella falcata sbilenca e quella corsa un po' sporca, quasi da volatile.
Capitano della squadra giovanile, vince una FA youth Cup segnando un bellissimo gol in finale contro il Watford, poi passa in prima squadra.
A St.James Park resta tre anni, colleziona 107 presenze, segna 25 gol e viene eletto giovane dell'anno in Premier League nel 1987/88.
Lui era sempre molto naturale e parlava e scherzava con chiunque, anche quando era al suo primo anno con la maglia del Newcastle. 
Quando giocava contro il Liverpool a metà degli anni Ottanta, gridò verso il nazionale scozzese Kenny Dalglish: “Come vanno le cose, Kenny?” 
E quando ha giocato contro l’Olanda con la maglia dell’Inghilterra ha chiesto a Marco van Basten: “Ehi Marco, quanto guadagni?”. “Non aveva paura sul campo e questo è quello che ha fatto di lui un giocatore così speciale”, è l’analisi di Stan Nixon, ex allenatore delle giovanili del Newcastle. 
“Sapeva che poteva non fare niente e nessuno poteva toccarlo, era insito nella sua persona”.

Vinnie Jones avrebbe qualcosa da ridire sull’ultima affermazione. 
Nel 1988, nel bel mezzo di una partita, lo smanettone di Wimbledon ha afferrato le palle di Gascoigne (scusate il francesismo, ma Vinnie probabilmente si opporrebbe ad un linguaggio più pulito) per metterlo fuori, dopo averlo affrontato nel corridoio che porta al campo con le parole: “Sono Vinnie Jones. Io sono uno zingaro cazzo. Oggi la sfida è tra me e te, ragazzo grasso”. 

Gascoigne dopo la partita decise di regalare un mazzo di fiori a Vinnie Jones. 
Ha ricevuto uno spazzolone in cambio.
Lo vuole il Manchester United, Paul si promette a Ferguson ma finisce al Tottenham per la cifra record di 2.3 milioni di sterline.
Sir Alex dichiarerà poi che il rimpianto più grande in carriera sarà proprio non aver acquistato Gazza.
Sotto la guida di Terry Vanables esplode tutto il talento di Gascoigne: i tifosi l'adorano, dopo i gol gli fanno abbracciare bambole gonfiabili e gli cantano bonariamente 'he's fat, he's round, he bounces on the ground' (è grasso, è rotondo, rimbalza sul prato), gli avversari lo odiano e dagli spalti lo insultano chiamandolo fatman, porky, gli lanciano Mars, lui scarta le confezioni e divora gli snack col sorriso, poi, mette in mostra il repertorio fatto di paurose serpentine, siluri dalla distanza (come la storica punizione in semifinale di FA Cup contro l'Arsenal) e qualche bizza, come la strizzata ai gioielli dell'arbitro Courtney e qualche provocatoria annusata di ascella.
Bobby Robson, tecnico della nazionale inglese, lo definisce daft as a brush (pazzo come una spazzola) ma lo porta ugualmente ad Italia '90.
Con gli Spurs invece arriva sesto in campionato, poi terzo e nella stagione successiva vince la FA Cup contro il Nottingham Forest ma Gazza, praticamente già della Lazio, si fa malissimo tentando di entrare duro su Gary Charles, risultato: 16 mesi di stop e tutto da rifare, legamenti del ginocchio destro compresi.
Nonostante il terribile infortunio in finale di FA Cup, la Lazio ha pazienza e acquista Gazza nell'estate 1991 per meno di otto miliardi delle vecchie lire: il 23 agosto l'aeroporto di Fiumicino è una bolgia, tifosi, giornalisti, fotografi da ogni angolo del globo.
I  poliziotti manganellano i supporter più caldi mentre lui, il naughty boy diventato star da red carpet, arriva nella Città Eterna protetto da un paio di Ray-Ban e da ben 8 gorilla, poi sfreccia via sulla lunghissima Mercedes nera.
47 presenze e 6 gol in 3 anni, a Roma si fa notare anche per i colpi di testa, e non parliamo soltanto di quello andato a segno sotto la Nord nello storico derby del 29 novembre 1992.
Durante la riabilitazione per il ginocchio, Paul si frattura la rotula cadendo in discoteca in seguito ad una rissa, accompagnato dall'inseparabile amico e compagno di bevute Jimmy Gardner, ma è solo l'inizio.

"Gascoigne, una volta, nonostante io avessi cercato di dissuaderlo, se ne andò dal ritiro la sera del sabato perché era arrivata la sua fidanzata. Il giorno dopo, il giorno della partita, ero a pranzo con una parte del mio staff e me lo vidi piombare completamente nudo al ristorante. Non nudo con gli slip e i calzini: proprio nudo".
E Gazza mi disse: "Mister, mi hanno detto che mi voleva e non ho fatto in tempo a vestirmi".
Ovviamente non l' ho fatto giocare ma con uno così, a suo modo geniale, come ci si può arrabbiare?" parole di Dino Zoff, allenatore della Lazio di allora.

Sempre in biancoceleste, la squadra è in viaggio in pullman verso la Puglia, Gascoigne è seduto in testa al mezzo e legge silenzioso il Daily Mail; il pullman entra in galleria, e dopo 1 km e mezzo completamente al buio, tornata la luce tutti guardano Gazza: sta ancora leggendo il giornale, ma è completamente nudo.
Per un rutto in diretta nella tribuna Vip dello stadio Olimpico fu multato dalla società, mentre con un peto in allenamento fece ridere tutta la tribunetta di sostenitori.
Come quella volta che Corino diventò padre e portò a vedere ai compagni la foto del pargolo, che sparì di lì a poco. Il giorno dopo Paul si presenta a Formello t-shirt bianca con stampata la foto del bimbo e la scritta "Corino palle grosse", per omaggiare la generosità del compagno sul terreno di gioco.
Con Zeman al timone le cose non cambiano: Paul gli ruba il fischietto e lo mette al collo di un tacchino, nello spogliatoio minge sui compagni intenti a farsi massaggiare sul lettino e, udite udite, leggenda narra che una mattina, ore 10, Zeman entri in un bar della Capitale e vi trovi Gascoigne, faccia da clown e bicchiere di Gin in mano.
Durante una conferenza stampa un giornalista norvegese chiede al bad boy di mandare un messaggio ai popolo norvegese, la sua risposta? "Fuck off, Norway".


L'AVVENTURA IN SCOZIA
Dopo essersi rotto tibia e perone in un contrasto con l'allora primavera Alessandro Nesta, Gascoigne torna in UK, precisamente a Glasgow, per difendere colori ed onore dei Rangers.
Vince due campionati, una Scottish Cup ed una Coppa di Lega scozzese da protagonista, dopo aver perso 14 kg in un solo anno, tanto da non farsi più riconoscere da Venables, divenuto c.t. dei Tre Leoni.
Nel 1996 la sua tripletta contro l’Aberdeen ha consegnato al club l’ottavo titolo consecutivo. 

I tifosi lo amavano e quelli più giovani sbiancavano i capelli per assomigliare al loro nuovo idolo. 
“Di tutti i giocatori che mi sono capitati, lui aveva il talento più naturale”, dice Brian Laudrup categoricamente. 
Il danese è uno dei pochi che può competere con Gazza per il titolo di giocatore più popolare tra i tifosi dei Rangers in giro per i pub della classe operaia East End di Glasgow, dove una pinta di birra costa 2,50 £, ma uno short di vodka o whisky solo un pound.
“Paul era completamente incredibile in alcune partite”, continua Laudrup. 
“Lui le poteva vincere da solo. Era un genio, e nei geni c’è sempre un pizzico di follia. Paul era pazzo, ma in senso buono. Era un ragazzo fantastico per andarci in giro. Non si sapeva mai cosa aspettarsi da lui. Una mattina tornò dal parrucchiere con i capelli rasta, un’altra volta aveva comprato un abito di Versace rosa. Chi poteva indossare il colore rosa? Con questo tipo di giocatore devi solo accettare il fatto che lui a volte può essere un pericolo per la propria squadra. Aveva il sangue caldo, poteva diventare aggressivo ed essere espulso, così spesso le squadre avversarie tentavano di provocarlo”.

Gattuso: «Vuole che le racconti il mio primo giorno in Scozia? Gazza mi ha cagato dentro i calzettoni di gioco»
Gattuso ricorda anche: "Gascoigne mi ha anche aiutato.
Con la scusa della giacca e della cravatta, mi portò in un negozio e mi acquistò dei vestiti. Mi disse che li avrebbe pagati la società, in realtà fu lui a pagarli.
Al di là degli scherzi, questo non lo dimenticherò mai".
Gascoigne fa discutere anche in Scozia: durante un Old Firm, il grande derby tra i cattolici del Celtic e Rangers, la squadra protestante, va sotto la curva dei biancoverdi e comincia a suonare un flauto fittizio: ottima idea quella di mimare la sfilata annuale dei protestanti orangisti dell'Irlanda del Nord, sugli spalti vorrebbero ucciderlo e per Gazza è in arrivo la scorta anti-minacce di morte.
Meno pericoloso l'aneddoto del cartellino perso dall'arbitro Smith e raccolto dal nostro eroe, che finse di ammonire il fischietto rimediando poi, lui stesso, lo yellow card (e due turni di squalifica).

Ally McCoist  “La prima volta che lo incontrai, a Las Vegas, mi sentivo come se lo avessi conosciuto da un centinaio di anni e ho capito subito che sarebbe andato avanti il nostro rapporto”. 
“Mia moglie mi sveglia una notte dicendomi che c’è qualcuno in casa. Sento alcuni rumori e sono in preda al panico. Penso che siano i ladri. Scendo, apro la porta e c’è Paul a giocare a biliardo alle 3:30 del mattino”.
“Cosa stai facendo?”
“Beh, non riuscivo a dormire e mi sono ricordato dove hai lasciato una copia del mazzo di chiavi per tua moglie. Vuoi giocare?”
“E’ andata proprio come la volta successiva, quando ha usato le chiavi un’altra volta. 
Scendo al piano terra e Paul è davanti al mio frigorifero”.
“Che cazzo stai facendo? Sono le 4:00”.
“Lo so, ma non riuscivo a dormire, avevo fame e non avevo nulla a casa mia così mi è venuto in mente di venire a farmi un panino”.
Torno a letto e mia moglie dice: “Paul?”
“Sì, è lui che si sta facendo un panino”.
Era diventata la norma.
Gascoigne ha ravvivato un buon numero di altre notti presso i McCoists: “Come quella volta che ha comprato fuochi d’artificio e razzi giganti delle dimensioni di un uomo. 
Ero appena tornato a casa da una festa e stavo per andare a dormire quando il telefono squillò. 
Mia moglie mi sussurrò: "E’ Paul. Ha intenzione di accendere un razzo nel suo giardino. Lo punta verso il nostro paese e vuole sapere se saremo in grado di vederlo“. 
Alla fine della storia Ally McCoist si lascia andare ad una grande risata. 

Archie Knox che ha avuto modo di vigilare su Gazza sia ai Rangers che poi all’Everton sotto la guida tecnica di Walter Smith. 
Ad un certo punto scoppia a ridere: 
“Ha fatto un sacco di pesca in Scozia e un giorno mi ha detto che se non avesse preso nulla, avrebbe preso la sua pistola, gettato alcune palle esca in acqua e avrebbe atteso che i pesci venissero in superficie per poi aprire il fuoco su di loro.”
“Un giorno prima dell’allenamento, mi ha detto che c’era una situazione di emergenza e che doveva tornare a casa.Gli ho chiesto perché.
"A causa del telo nel mio bagno".
"Mi stai prendendo per il culo?"
"Non è nel posto giusto. Devo andare e sistemare le cose".
E se ne andò. E ‘incredibile, Paul era disordinato e confuso su molte cose, ma la sua casa era pulitissima. Tutto era al suo posto e perfettamente organizzato”.

Jimmy Bell, che è stato magazziniere dei Rangers per oltre 40 anni, doveva assicurarsi di avere sempre un kit di ricambio, perché “Paul una volta ha dato la sua maglia da trasferta ai tifosi prima della partita“, dice con un sorriso. 
Nella stessa ottica Archie Knox aggiunge: “E ‘rimasto a New York per un paio di giorni al Waldorf Astoria e c’era un vagabondo fuori l’ingresso dell’hotel, così lo ha alzato ed ha pagato una camera per lui per la notte. Quando Gascoigne partì per Londra, ha portato il tizio con lui, messo in un hotel per due notti e poi lo ha messo di nuovo sull’aereo di ritorno. Tu mi guardi come se mi fossi appena fatto, ma è vero. E’ proprio lui, in tutto e per tutto”.

La fidanzata: "Gascoigne pensava sempre al sesso, avrei potuto dire di no ma non sarebbe servito: non si sarebbe fermato. Per lui farlo anche dieci volte al giorno era normale", parole dell'ex moglie di Gazza, Sheryl Failes, picchiata e violentata (o almeno così sostiene) dall'ex laziale, che prima del matrimonio la costrinse pure a rifarsi il seno.
Il giorno delle nozze Paul arriva a bordo di una Cadillac bianca lunga nove metri, accompagnato dall'immancabile Jimmy: 96 camere d'albergo affittate, cento invitati e conto da 100.000 sterline.
La scazzottata in un hotel di Glasgow sarà il preludio della separazione dopo la nascita del figlio Regan.


RITORNO IN INGHILTERRA E CARRIERA IN CINA
Dopo la Scozia Paul fa visita al Middlesbrough e manca la convocazione per i Mondiali di Francia, escluso e punito dal tecnico Hoddle che non gli risparmia l'ennesima notte alcolica.
Va all'Everton, poi si auto-retrocede nella serie cadetta con il Burnley dopo un pianto disperato negli spogliatoi dei Toffees: "Non posso stare in una squadra che ha cacciato Walter Smith", disse Gazza dopo il licenziamento del coach/amico sin dai tempi dei Rangers.
Nel 2003 arrivano le offerte cinesi, dopo il provino fallito col Liaoning Bodao, va a Lanzhou, città nella quale gioca il Gansu Tianma: "in questi giorni ho mangiato di tutto: teste d' anatra, teste di pollo, zampe di gallina, pipistrelli e altre amenità. Secondo me, se continuo con questa dieta, finirò per volare".
Ad agosto G8 (deciderà di farsi chiamare così) prenderà il posto di George Weah nell' Al Jazira di Abu Dhabi.
La stagione successiva invece riparte dalla quarta divisione inglese con il Boston United da allenatore-giocatore, sarà un fragoroso flop.
Dopo sporadiche apparizioni televisive (tra cui l'ennesimo infortunio dopo aver tentato di pattinare sul ghiaccio con Jimmy) ed un singolo arrivato alle posizione numero 2 nella Uk top 40, Fog on the Tyne, recentemente Gazza sembra tornato pulito: segue gli Iron Maiden, fa palestra e si dedica al calcetto con gli amici, i pochi rimasti.
Lontani i tempi in cui si faceva applicare 45 cm di capelli finti per assomigliare al cantante dei Simply Red ("invece sembro mia madre negli anni '40", disse sempre Gascoigne).


DIPENDENZE
Pratica in uso nei peggiori night club e riproposta da buona parte della nazionale inglese in una tournée a Hong Kong (con tanto di Boing 747 devastato dai festeggiamenti per le ventinove candeline di Gascoigne) poco prima di Euro 96: il gran gol contro la Scozia verrà festeggiato da Gazza simulando proprio la dentist chair, peccato per l'assenza di spogliarelliste e birra in campo.
Sulle pagine più nere della storia di Gascoigne leggiamo bulimia, evasioni fiscali, gin, vodka, whiskey, 4 bottiglie di brandy prima delle partite, dieta senz'acqua per 4 mesi a base di cocaina (anche 16 strisce in un giorno), dipendenza da sciroppi per la tosse e Red Bull (40-50 lattine al giorno bevute ed oltre 21'000 £ pagate alla clinica di disintossicazione), aggressione a paparazzi, tifosi investiti, paura di avere la SLA, depressione, disturbi ossessivo/compulsivi, botte alla moglie, 12 tentativi di riabilitazione dall'alcolismo falliti, risse, tentati suicidi in hotel e notti dietro le sbarre, curriculum che persino George Best potrebbe invidiare.
E’ stato comunque ai Rangers che i problemi personali di Gazza hanno davvero cominciato a portarlo verso il basso. 
Ha iniziato a bere pesantemente e rubare sonniferi dalla farmacia del club. Ha anche bevuto grappa prima delle partite per calmare i nervi quando aveva faticato troppo. Prima di un derby contro il Celtic interruppe il suo riscaldamento per arrampicarsi tutto sudato fino al box del presidente ed ordinare un whisky. Naturalmente, ha segnato in quella partita. 
“Ha avuto problemi e noi lo sapevamo”, sussurra Ally McCoist, “Ma Paul era molto intransigente. Era un uomo orgoglioso e non voleva parlarne. Forse avrebbe dovuto aprirsi un po’ di più, condividere le sue preoccupazioni perché tutti lo amavamo e volevamo che lui fosse felice. Non c’è niente di cattivo in lui. Ci sono un sacco di parti pazze, ma non una sola cattiva” dice Brian Laudrup, “Ha sempre combattuto contro i demoni che ha dentro. Quei demoni hanno fatto di lui un ottimo giocatore, ma hanno anche causato un sacco di guai fuori dal campo.”
E questa lotta con i suoi demoni stava per portarlo verso il basso.
Paul Gascoigne aveva già dato un grido di aiuto all’inizio degli anni Novanta. 
“Prova ad essere Paul Gascoigne per una settimana nella tua vita e vedrai. Voglio che tu capisca. Io sono proprio come te. 
“Gazza voleva solo essere uno normale. Ed è per questo che nel corso della sua carriera ha sentito la necessità di tornare a Newcastle, un luogo dove la luce è la stessa alle 11 di mattina e alle 4 di pomeriggio. Gli piaceva fermarsi a sorseggiare un drink all’Excelsior”.
Mentre lascio la casa di Stan Nixon, mi rendo conto che il calcio era la bombola di ossigeno di Gazza e l’ex laziale sperava che sarebbe durato più a lungo possibile per non “fargli affrontare la vita reale” come ha detto spesso, ma il calcio era anche un peso morto che lo stava trascinando verso il fondo. Il suo salvagente divenne il suo fardello. Senza calcio è andato rapidamente fuori dai binari. “Senza calcio perde vita”, dice Archie Knox. “Finché si è allenato e ha giocato tutto andava bene. Dopo il ritiro sono arrivati i problemi”.
Un fatto che lo fece clamorosamente infuriare fu quando Glenn Hoddle gli disse che non sarebbe stato convocato per la Coppa del Mondo del 1998. Gazza era pronto a spaccare l’hotel dove la squadra inglese alloggiava in Spagna, ma i suoi compagni di squadra riuscirono a trattenerlo. 
Allo stesso tempo, il suo status di icona gli ha fatto perdere l’equilibrio. Un sacco di persone, agenti e falsi amici hanno cercato di saltare sul suo carro e trarre profitto dalla sua gentilezza e ingenuità. “Ha incontrato alcune persone cattive”, si rammarica Brian Clark, l’osservatore che lo ha portato al Newcastle United.
Ad un certo punto della mia ricerca mi è capitato di incontrare una persona che aveva partecipato come Gazza alle stesse riunioni degli Alcolisti Anonimi dieci anni fa a Newcastle. 
Ovviamente questa persona non vuole essere nominata, ma sottolinea alcuni dei suoi problemi.
“Quando si cerca di lottare contro l’alcolismo, devi mettere l’ego e l’orgoglio da un lato. Ma come si fa a farlo quando fuori vieni accusato di essere un povero alcolista?”
Di Gascoigne me ne ha voluto parlare in un lussuoso hotel alla stazione di Glasgow l’ex compagno di squadra al Rangers John Brown.
“Il problema di Paul non è nell’alcol o nelle dipendenze, ma è nella sua mente. Ha così tante cicatrici psicologiche che non sono mai guarite. Sono preoccupato perché lui non è abbastanza forte per superare tutto. Non ha avuto il sostegno di cui aveva bisogno e ognuno ha approfittato di lui, anche se ha trascorso tutto il suo tempo ad aiutare i meno fortunati”. 

Steve Wraith , ex buttafuori Newcastle , mi ha dato un paio di altre idee per capire Gazza: “La sua paranoia ha peggiorato le cose e questo non ha fatto altro che causare danni irreparabili alla sua immagine pubblica. Ma il problema principale è stata la sua infanzia. Ha visto un sacco di gente intorno a lui morire”.
L’ansia, l’alcolismo e la paranoia sono qualcosa di grave. 
Da molto giovane, Gascoigne aveva paura della morte. All’età di dieci anni insieme Steven Spraggon, il piccolo fratello di Keith, mentre Gazza stava rubando alcuni dolci da un Cornershop, Steven corse verso un furgone dei gelati. 
Fu investito da una macchina ed è morto proprio davanti agli occhi di Paul. Gascoigne, era fuori di sé per il rimorso, e in quell’occasione ha visto uno psichiatra per la prima volta.
Poi quando aveva diciassette anni, il suo amico Steven Wilson morì in un incidente di cantiere e questo lo ha convinto a tornare nel Tyneside. Ancora una volta Gazza si sentiva colpevole. E lo ha fatto di nuovo qualche anno dopo, quando uno dei suoi compagni morì per un attacco d’asma nel bel mezzo di una partita di calcio. Paul aveva giurato che l’asma non gli aveva mai impedito di giocare a calcio. Nel 1998, dopo una serata piena di alcool, lo zio del suo compagno Jimmy Gardner morì nel sonno completamente ubriaco in hotel.
Gazza era in stato di shock, aveva iniziato a prendere tonnellate di anti-depressivi in riabilitazione a Londra. Durante la sua giovinezza ha anche dovuto affrontare la malattia di suo padre. 
Suo padre avrebbe avuto le convulsioni ed a volte non riusciva nemmeno a ricordare i nomi dei propri figli. Non molto tempo dopo la morte di Steven Spraggon , Gascoigne senior crollò in salotto davanti a Paul, che si precipitò per tirargli fuori la lingua, così da non farlo soffocare. 
Paul ha iniziato a sviluppare i suoi primi tic subito dopo questo episodio. 
Avrebbe fatto strani rumori con la bocca e divenne ossessionato dal numero cinque. 
Doveva toccare alcuni oggetti cinque volte, accendere e spegnere la luce per cinque volte, aprire e chiudere la porta cinque volte. 
Gazza ha sempre dovuto dormire con la luce accesa ed i suoi compagni di camera non hanno potuto far altro che abituarsi a questo, come ha fatto Chris Waddle durante la Coppa del Mondo del 1990.
Questi sono tutti eventi che hanno spento l’energia di Gazza, e quasi tutte le persone che lo amavano hanno rinunciato di fronte alla sua malattia. 
“Mi dispiace per lui”, dice Brian Clark. “Piango per lui un sacco, mi preoccupo per Paul”, dice Steve Wraith.  
“Durante quegli anni mi sono arrivate alcune telefonate davvero spaventose da parte sua che mi chiedeva aiuto, ma non si poteva fare nulla. 


ANNI RECENTI
Nel 2007 viene operato d'urgenza allo stomaco per un'ulcera.
Poco dopo, in base alla Mental Health Act (la legge sulla salute mentale che permette alla polizia inglese di fermare e portare in un posto «di pubblica sicurezza» le persone che presentano sintomi di disturbi psichici e possono rappresentare un pericolo per l’incolumità pubblica), gli agenti lo ricoverano coattivamente in un ospedale a causa di due incidenti avvenuti in altrettanti alberghi del Nord dell'Isola: prima all’Hotel Malmaison di Newcastle e poi all’Hilton Hotel di Gateshead.
Resta per 72 ore in ospedale, dove viene tenuto sotto controllo medico.
La sua situazione mentale peggiora sempre di più ed il 5 maggio seguente, affetto da manie depressive, tenta il suicidio in un lussuoso hotel di Londra.
Il 4 giugno viene internato in una clinica di Londra per tre mesi di cure obbligatorie e per disintossicazione dal consumo di Red Bull: raccontò di riuscirne a bere anche più di 60 al giorno.
Il 3 settembre Gascoigne ha avuto delle allucinazioni dovute all'alcol, in seguito alle quali un medico ha dichiarato che l'alcol ha creato una situazione patologica, non escludendo una crisi epatica in atto. Precedentemente Gazza era stato cacciato da un concerto degli Iron Maiden in Ungheria perché ubriaco, quando gli fu intimato di tornare in Inghilterra sparì per alcuni giorni.
Il 18 settembre viene arrestato con il reato di danneggiamento perché avrebbe rotto di proposito un telefonino a un suo fan che gli aveva chiesto un autografo e per una lite con un fotografo.
Poco dopo la sua famiglia ne perde le tracce dopo che era stato dimesso dalla clinica londinese per trascorrere le vacanze natalizie con i suoi parenti.
Si rifarà vivo tre giorni dopo: completamente solo ed ubriaco, aveva alloggiato in un hotel a poche centinaia di metri dal centro di recupero di Minsterworth, dove era in terapia da tre settimane per sconfiggere la sua dipendenza dall'alcool.
A metà febbraio 2010 si rivolge al sindacato dei calciatori PFA in quanto dopo aver sperperato in pochi anni il patrimonio di 26 milioni di euro guadagnato in carriera, è divenuto ormai un senzatetto.
A settembre è stato ad un passo dall'essere nominato allenatore del Garforth Town, squadra che milita nella Evo Stik Division One North, l'ottavo livello della Struttura piramidale delle leghe calcistiche inglesi ma alla fine, dopo numerosi colloqui, l'ex fantasista della Nazionale inglese rifiutò l'incarico.
La notte del 21 ottobre è stato arrestato per possesso di droga.
Il 22 novembre 2012, in occasione della gara di Europa League tra Lazio e Tottenham, la società romana riesce a riportare all'Olimpico l'ex campione inglese dopo 17 anni dalla sua partenza.
Prima del match Gascoigne, accompagnato dal presidente laziale Claudio Lotito, compie un giro di campo salutando i suoi vecchi tifosi.
Il 10 febbraio 2013 è colto da una crisi cardio-respiratoria e le sue condizioni appaiono subito gravi, così viene ricoverato d'urgenza in una costosa clinica per la riabilitazione dall'alcol in Arizona grazie al finanziamento di 7500 sterline da parte di amici e ex calciatori tra i quali Gary Lineker.
Subito dopo il ricovero le sue condizioni sono peggiorate e sarebbe persino entrato in coma.
Guarito dalla malattia, il 24 marzo è ospite di un programma londinese.
All'uscita dalla registrazione Paul ha detto ai fan "Voglio tornare alla realtà, a differenza di George Best io voglio guarire".
Il 7 aprile ritorna, acclamato dalla folla, allo stadio londinese di White Hart Lane, luogo che lo vide protagonista prima dell'approdo alla Lazio.
Il 4 luglio viene arrestato per aver aggredito l'ex moglie e una guardia di sicurezza presso una stazione ferroviaria; trascorre una notte in cella prima di essere rilasciato su cauzione.
Quattro giorni dopo è rinvenuto a terra, ubriaco fradicio con due bottiglie di gin in tasca, davanti a un hotel di Londra da dove era stato buttato fuori per ubriachezza molesta.
Da lì è stato raccolto da un'ambulanza e portato in ospedale.
Dopo essersi allontanato per 4 giorni dall'ospedale, senza lasciare tracce, il 13 luglio riappare e afferma di essere sobrio da 4 giorni, di voler combattere l'alcolismo e di essere certo di vincere.
Il 21 Agosto 2014 viene trovato accasciato vicino al suo appartamento e con una bottiglia di gin in mano e ricoverato in ospedale.
La notizia del suo ricovero è arrivata poche ore dopo un'altra storia che avevano raccontato i tabloid inglesi: ovvero il suo ritorno al calcio e la sua firma con l'Abbey, club di quarta divisione inglese.
Chris Forster, patron della squadra ma anche tassista, aveva raccontato al "Daily Echo":
"Gli ho assicurato che lo andrò a prendere ogni volta che vorrà venire a giocare".



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giovedì 28 agosto 2014

La Storia Della Nazionale Inglese Di Calcio

In questo articolo ripercorreremo la storia della Nazionale Inglese di calcio.
L'esordio internazionale risale agli annali del calcio: all'Hamilton Crescent di Glasgow il 30 novembre 1872 contro la Scozia.
Da allora la nazionale albionica ha disputato oltre 800 partite internazionali contro squadre nazionali di tutto il mondo, anche se i primi confronti avvennero quasi esclusivamente all'interno delle isole britanniche sia come amichevoli, sia nell'ambito del British Home Championship.
Il primo match al di fuori dall'isola fu la vittoria per 1-6 contro l'Austria nel 1908.
Nello stesso anno gli inglesi rivincono 1-11 sempre contro l'Austria, poi 0-7 in Ungheria.
Nel 1909 ungheresi ancora travolti 2-4 e 2-8, l'Austria 1-8.
Nel 1923 6-1 al Belgio ed 1-4 in Francia, 2-4 ed 1-3 in Svezia, 1-3 nel 1924 sempre con la Francia, battuta 2-3 anche nel 1925.
Nel 1927 gli inglesi vincono 1-9 in Belgio e 0-6 in Francia e l'anno seguente 1-5 sempre in Francia.
Francesi ancora battuti 1-4 nel 1929.
Oltre alle britanniche che avevano avuto già l'onore di battere i maestri, una delle prime nazionali europee a riuscirci fu la Spagna nel 1930(4-3).
Nel 1930 invece 3-3 contro la Germania e 0-0 contro l'Austria.
Spagnoli che però vengono travolti 7-1 nel 1931, l'Italia pareggia 1-1 nel 1933, vittoria 0-4 in Svizzera, 4-1 alla Francia nel 1933.
Nel 1934 battuta l'Italia 3-2(parleremo sotto), nel 1935 vittoria 0-1 in Olanda, nel 1938 vittoria per 3-6 in Germania, 2-4 in Francia e 3-0 rifilato al Resto D'Europa.
Nel 1939 l'Italia coglie un grandissimo risultato pareggiando 2-2, la Jugoslavia vince addirittura 2-1.
Poi la guerra.
Si torna a giocare nel 1946 e la musica non cambia di molto: 8-2 all'Olanda, 3-0 alla Francia, addirittura 0-10 al Portogallo, 0-4 in Italia nel 1948, 6-0 alla Svizzera ed 1-3 in Francia.
Nel 1949 la Svezia incredibilmente vince 3-1.
Insomma qualche sconfitta i maestri la subirono(qualcun altra non è neanche citata qui, così come non son citate tantissime altre vittorie inglesi) ma sembravano davvero una macchina inarrestabile, soprattutto nel periodo pre-bellico.


OLIMPIADI: GRAN BRETAGNA
Nelle prime edizioni delle Olimpiadi presero parte rappresentative del Regno Unito variamente composte. Queste rappresentative vinsero gli ori nel 1900, 1908 e 1912.
Nel 1904 non parteciparono.
Nel 1900 il calcio era al suo esordio olimpico assoluto, venne disputato un torneo dimostrativo al quale parteciparono sole tre squadre: trionfò la squadra dilettantistica l'Upton Park F.C (un sobborgo di Londra) che, ovviamente, rappresentò il Regno Unito battendo 4-0 una rappresentativa francese.
Nel 1908 venne disputato il primo torneo olimpico di calcio ufficiale, in questo torneo e in quello 1912, il Regno Unito venne rappresentato dalla propria nazionale, questo permise al suo commissario tecnico di raccogliere giocatori dilettanti delle quattro federazioni.
Nel 1908 il Regno Unito battè 12-1 la Svezia, 4-0 l'Olanda ed in finale 2-0 la Danimarca.
Invece 4 anni dopo batterono 4-0 la Finlandia ed in finale 4-2 ancora una volta la Danimarca.
Nel 1920 il primo shock: costò cara la sconfitta per 3-1 contro la Norvegia con seguente eliminazione.
Nel 1924 e nel 1928 la selezione non partecipò, invece nel 1936 il cammino terminò ai quarti di finale battuti 5-4 dalla Polonia, dopo aver battuto 2-0 la Cina nel turno precedente.
Nel 1948 la corsa termina in semifinale contro la Jugoslavia(1-3), dopo aver battuto Olanda e Francia.
Dopo decenni d'inattività la selezione viene riformata per le Olimpiadi di Londra 2012: superato il girone battendo Uruguay 1-0, Emirati Arabi 3-1 e pareggiando 1-1 con il Senegal la corsa termina ai quarti di finale(eliminazione ai rigori contro la Corea Del Sud).
Migliori realizzatori della selezione furono: Harold Walden(Bradford ed Arsenal), Harold Stapley(West Ham), Clyde Purnell(Clapton Orient) e Vivian Woodward(Tottenham e Chelsea).


MONDIALI 1930, 1934, 1938
La Federcalcio inglese entrò a far parte della FIFA nei primissimi anni di vita della federazione internazionale (1906); tuttavia ne uscì nella seconda metà degli anni venti (per la precisione nel 1928) a causa di una serie di divergenze con i vertici (soprattutto francesi) dell'associazione.
Tra i motivi d'attrito vi era l'idea da parte della FIFA, e di Jules Rimet in particolare, di organizzare un proprio campionato del mondo di calcio alternativo al torneo olimpico: questo fatto avrebbe oscurato l'Home Championship e, soprattutto, messo in crisi il sistema delle amichevoli di lusso gestito in proprio dalla potente federazione inglese.
Pure, vi erano differenze di vedute sull'introduzione del professionismo nel calcio, evento già consumatosi da tempo sulle isole britanniche.
Dunque per questi motivi ed anche per la consapevolezza di vincere in scioltezza quell'edizioni dei mondiali, gli inglesi si rifiutarono di partecipare.
Consapevolezza di superiorità che era ovviamente dimostrata dalle amichevoli del tempo che avevano un valore ben più elevato rispetto a quelle di oggi.
Tuttavia la nazionale dei tre leoni si riservò il diritto di mettere in palio il proprio titolo morale invitando a misurarsi con loro le squadre di volta in volta ritenute degne(o campioni del mondo).
Si ricordano a questo proposito gli incontri contro l'Austria di Meisl nel 1932(finita 4-3 per gli inglesi) e con l'Italia di Pozzo, campione del mondo nel 1934 e 1938.
Le due sfide con l'Italia vennero giocate rispettivamente a Londra (3-2 per l'Inghilterra) e a Milano (2-2).
La prima partita è passata agli annali come "battaglia di Highbury".
Dopo un minuto di gioco l'arbitro concede un rigore agli inglesi: tira Brook, Ceresoli vola e sventa.
Il ritmo degli inglesi travolge gli azzurri: all'8' Brook infila di testa su punizione e al 12' bissa su calcio franco da una ventina di metri; ancora tre minuti e Drake segna il terzo gol.
Pozzo richiama finalmente Monti, lo sposta a mediano destro e poi all'ala e infine lo richiama negli spogliatoi. Si profila una sconfitta memorabile, la folla chiede altri gol sui campioni in dieci, ma è a quel punto che avviene la metamorfosi: Meazza raccoglie e infila al volo un pallone lavorato da Orsi, poi devia in rete di testa una punizione di Ferraris IV.
Gianni Brera però scrisse: «Qualcuno che è stato a Highbury nel 1934 mi racconterà di aver visto tutto fuorché calcio da parte italiana: calcioni, spintoni, cravatte, sputi in faccia (da parte di Serantoni ma la nebbia fluttuante ha impedito al mio interlocutore di controllare i gesti di Allemandi e Ferraris IV).
Racconto queste cose per non entrare nel novero dei piaggiatori: ammetto però di essermi esaltato a mia volta nell'ascoltare la telecronaca di Carosio che saltava oltremodo gli azzurri per l'impresa e la sconfitta onorevole».
Come si può vedere dalla tabella di sotto, la prima vittoria italiana sui maestri arriverà nel 1973:


MONDIALE 1950(GIRONE PRELIMINARE)
L'Inghilterra ritornò a far parte del mondo calcistico ufficiale negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale.
Nel 1946 la Football Association ridivenne membro della FIFA, nel 1948 si tennero i primi giochi olimpici del dopoguerra proprio nella capitale inglese e due anni dopo anche il calcio era pronto a ritrovare la sua competizione principale.
Il 16 maggio 1948, i maestri inflissero un pesantissimo 0-4 all'Italia formata dall'ossatura del Grande Torino.
Una delle 4 reti, quella di Stan Mortensen, passerà alla storia, tanto che ancora oggi, in caso di gol realizzato tirando quasi dalla linea di fondo, si parla di “gol alla Mortensen”.
Il battesimo inglese nella Coppa Rimet si tenne dunque ai Mondiali brasiliani del 1950, in cui gli inglesi furono incredibilmente eliminati nel girone shoccando il mondo del calcio.
Belo Horizonte, 29 giugno 1950, gli USA affrontano l’Inghilterra.
Gli inglesi se l’erano presa comoda nei giorni precedenti.
Non abituati ai pessimi campi di allenamento brasiliani, di solito si cambiavano nelle loro camere d’albergo, e decisero inoltre di lasciare in tribuna molti giocatori chiave per farli riposare in vista delle partite successive. Gli USA avevano invece approcciato la gara allenandosi con grande professionalità e scesero in campo con grande convinzione, preceduti dallo scherno della stampa brasiliana.
Stanley Matthews, quasi disprezzando gli avversari definendoli “ex-sudditi”, si tira fuori dal match ancor prima dell’inizio, ma questa decisione non sembra affatto influenzare i suoi, anzi.
I primi minuti vedono gli inglesi cogliere 2 pali e creare un’infinità di occasioni, ma il portiere americano, tale Frank Borghi, sembra in grande giornata e neutralizza il tutto.
Col passare dei minuti la pressione dell’Inghilterra lascia spazio alla presunzione, e arrivati al minuto 38 accade l’impensabile: rara sortita offensiva statunitense, cross in area del mediano Bahr e spizzata di testa del centravanti di origine haitiana Joe Gaetjens che finisce in rete.
Stati Uniti in vantaggio 1-0 sull’Inghilterra e il primo tempo termina così.
La ripresa è un assalto, gli Inglesi hanno il sangue agli occhi, ma ogni tentativo di sfondare il muro a stelle e strisce è vano: prima è Charlie Colombo a salvare in extremis un attacco, poi è Frank Borghi a compiere il miracolo parando al 59' sulla linea un colpo di testa di Jimmy Mullen.
Serve addirittura un salvataggio prodigioso di Ramsey per evitare il raddoppio in contropiede.
Dattilo fischia la fine e i tifosi brasiliani impazziti di gioia invadono il campo per portare in trionfo gli americani e le loro maglie bianche con banda rossa in stile River Plate.
Proprio a causa di esse, l’Inghilterra era scesa in campo per la prima volta nella sua storia in casacca blu: avete mai più visto da allora una partita giocata dalla nazionale inglese indossando maglie di quel colore?
La squadra più forte del mondo esce dal campo battuta da una Nazionale di semiprofessionisti.
La notizia sorvola immediatamente l’Atlantico, ma nessuno, da Londra in su, crede ad una sconfitta contro i dilettanti americani.
Un giornale scrive di un terribile errore di trasmissione oltreoaceano e dà conferma della vittoria per 10-1 per l'Inghilterra.
Qualche anno dopo gli inglesi rifilarono effettivamente un 10-0 agli USA ma non vendicò di certo quell'umiliazione.
La sconfitta deprime a tal punto gli inglesi che usciranno sconfitti anche dal match con la Spagna, uscendo con infamia dai loro primi Mondiali.
A nulla servirà l'unica vittoria del girone 2-0 contro il Cile.
Ma lo schiaffo peggiore per i giocatori inglesi arrivò il 25 novembre 1953, quando l'Ungheria guidata da Puskás fu la prima nazionale non britannica ad espugnare la "tana" di Wembley battendo i padroni di casa per 3-6.
Desiderosi di rivincita, gli inglesi vollero organizzare una nuova partita pochi mesi dopo: il 23 maggio 1954 a Budapest la nazionale dei tre leoni voleva dimostrare che la sconfitta di Wembley era stato solo un episodio, ma i magiari inflissero all'Inghilterra un umiliante 7-1, a tutt'oggi la più pesante sconfitta della nazionale inglese.
Ci penserà invece il Wolverhampton, nello stesso anno, a vendicare la nazionale inglese battendo infatti l'Honved Budapest(formata dall'ossatura della grande Ungheria) e dando origine alla Coppa Campioni ma questa è un'altra storia.


MONDIALE 1954(QUARTI DI FINALE)
Nel 1954 in Svizzera, i maestri del calcio vengono inseriti nel gruppo con i padroni di casa, con l'Italia e il Belgio.
Non c’è Stan Mortensen(vero fuoriclasse del tempo), ma la spina dorsale della squadra è sostanzialmente la stessa del 1950: Gil Merrick del Birmingham in porta, il leader difensivo e capitano Billy Wright, a condurre la pattuglia di 3 giocatori del Wolverhampton, squadra più rappresentata, Jimmy Dickinson a metà campo, davanti il 2 volte Giocatore dell’Anno in Premiership con il Preston, Tom Finney, e, libero di spaziare ovunque voglia, ovviamente Stanley Matthews.
Intorno a loro, Winterbottom ha a disposizione ottimi giocatori di ruolo, come Ivor Broadis e Nat Lofthouse, che saranno fra i protagonisti dell’avventura inglese.
L'esordio si gioca al St.Jakob di Basilea e l’avversario è il Belgio.
Gli inglesi partono subito forte, fallendo una palla gol dopo 3 minuti, ma in vantaggio ci vanno gli altri al 5’ con Anoul, abile a concludere un’azione confusa in area.
Matthews decide che è il momento di prendere in mano la squadra, inizia a predicare calcio sulla fascia destra, ed è inevitabile che il pareggio nasca, al minuto 26, da una sua giocata: tocco filtrante per Broadis che taglia centralmente e supera il portiere Gernaey in uscita per l’1-1.
 Il pari non sazia la fame di gol inglese, e il 2-1 si fa attendere appena 10 minuti, poi Finney mette in mezzo da sinistra e Lofthouse, al limite dell’area piccola, deve solo spingere in rete di testa.
Il primo tempo finisce così, con la sensazione che l’Inghilterra dopo lo shock iniziale abbia in mano le redini del gioco e per i Belgi ci sia poco da fare.
Metteteci pure che intorno al quarto d’ora della ripresa Broadis fa doppietta dopo una grande azione di Tommy Taylor e ottenete una partita sul risultato di 3-1 con una squadra completamente in controllo.
O almeno, questo è quanto pensano gli inglesi dopo il terzo gol.
Più o meno 8 minuti dopo, tuttavia, la situazione è leggermente cambiata: tra il 67’ e il 71’, prima tale Henri Coppens con una rasoiata di destro dal limite e poi ancora una volta Anoul, riportano a galla il Belgio rimontando 2 reti in 4 minuti e portando tutti, visto che dal 3-3 non ci si muoverà più, ai tempi supplementari, previsti anche nella fase a gironi in caso di parità al 90’.
L’inizio dell’extra time è identico a quello del tempo regolamentare, ma stavolta la pressione inglese dà subito i suoi frutti, dopo neppure un minuto di gioco, ancora con Lofthouse.
Finita qui? Neanche per sogno.
180 secondi e il Belgio trova ancora il modo di tirarsi fuori dalle sabbie mobili, sfruttando l’unico errore della partita di Jim Dickinson, che su un cross dalla destra tenta l’anticipo su Anoul ma la palla schizza in direzione del palo interno e termina nel sacco: 4-4.
Un punto a testa e rimpianti, come spesso accadrà nella storia dei Mondiali, tutti per l’Inghilterra.
Rispetto al pirotecnico pari con i Belgi, nella seconda partita contro la Svizzera, non ci sono per infortunio Lofthouse e Syd Owen, difensore centrale, e Winterbottom sceglie di sostituirli con Dennis Wilshaw e Jimmy Mullen, entrambi attaccanti del Wolverhampton, che ripagheranno con gli interessi la scelta del loro commissario tecnico.
Dopo un quarto d’ora di attacchi elvetici arriva, inesorabile, la legge del calcio a rimescolare le carte: Mullen entra in area da sinistra, salta il portiere in uscita rientrando sul destro e deposita in porta l’1-0 inglese. L’Inghilterra legittima il vantaggio nella ripresa, andando più volte vicina al raddoppio, ma lo trova solo dopo aver rischiato di subire il pari, salvata solo da un intervento sulla linea di capitan Wright.
E’ l’altro sostituto, Wilshaw, ad entrare nel tabellino dei marcatori con una percussione centrale conclusa da un dribbling sull’ultimo difensore svizzero e da un destro imprendibile per l’estremo difensore Parlier.
2-0 e passaggio del turno in ghiaccio.
Gli svizzeri si consoleranno, 3 giorni dopo, eliminando 4-1 l'Italia nello spareggio per decidere la seconda promossa.
Quarti di finale saranno contro l'Uruguay, campione del mondo 4 anni prima.
La sblocca subito Borges anche se dal replay sembra proprio che Borges sia in posizione irregolare.
La reazione inglese non tarda ad arrivare, e si concretizza al quarto d’ora, quando Wilshaw verticalizza splendidamente in area per Lofthouse che brucia Maspoli con un sinistro a incrociare.
Lo stesso Wilshaw ha la palla del vantaggio qualche minuto dopo, ma su una respinta difettosa del portiere uruguagio si coordina male e spedisce a lato.
In vantaggio ci va invece l’Uruguay a 6 minuti dall’intervallo, con un gran destro di prima dal limite del grande capitano Varela: Merrick fulminato e 2-1.
L’emorragia inglese non accenna a fermarsi neanche con l’inizio del secondo tempo, scioccante per i sudditi di Sua Maestà: Juan Alberto Schiaffino impiega meno di un minuto ad involarsi sulla destra, entrare in area e spedire il diagonale nell’angolino basso, per il 3-1. Un lieve barlume di speranza prova a restituirlo Finney, che su un cross dalla sinistra prima viene anticipato da Maspoli, poi ne raccoglie la respinta non impeccabile sul sinistro di Lofthouse e mette in rete: 3-2 a metà ripresa, c’è tempo per crederci ancora.
L’Inghilterra si butta a capofitto in avanti, ma la sua supremazia è sterile, e a 12 minuti dal traguardo arriva il colpo del definitivo k.o., inferto da Javier Ambrois con un’azione molto simile a quella del 3-1 di Schiaffino: 4-2.


MONDIALE 1958(GIRONE PRELIMINARE)
Il Mondiale del 1958 in Svezia segna per la nazionale inglese la prima rivoluzione a livello di organico. Appena 3 dei 22 convocati per l’edizione del ’54 prendono parte anche a quella successiva: lo storico capitano Billy Wright, che ha appena vinto il titolo con il suo Wolverhampton, Tom Finney e Johnny Haynes, detto il Maestro, un centrocampista con spiccate doti offensive che in Svizzera non andò perché chiamato solo come riserva e che Pelé definirà “il miglior assistman che io abbia mai visto”.
Al timone c’è sempre Walter Winterbottom, primo commissario tecnico della nazionale dei Tre Leoni, che conduce senza problemi i suoi attraverso le qualificazioni: doppia cinquina nelle 2 gare casalinghe contro Danimarca e Irlanda, poi 4-1 a Copenaghen e ininfluente 1-1 a Dublino nell’ultimo incontro.
La Federazione Inglese, che fino al 1966 sceglieva i giocatori da mandare in nazionale, non può ignorare la grande stagione del West Bromwich e convoca l’attacco titolare del WBA(composto da Derek Kevan e Bobby Robson, preferendo quest’ultimo nientemeno che a Stanley Matthews).
Girone comprende Brasile, URSS ed Austria.
Si comincia con l’,URSS.
Si mette subito male per l’Inghilterra: passano 13 minuti e un diagonale di Ivanov impegna severamente McDonald, ma il primo ad arrivare sulla respinta è Simonyan che insacca da 2 passi.
La partita non decolla, si gioca su ritmi blandi che favoriscono i sovietici, e all’intervallo si va sull’1-0.
L’inizio della ripresa sembra una copia in carta carbone dei primi minuti di gioco: stavolta ne bastano 11 di minuti all’URSS per raddoppiare, con Aleksandr Ivanov che si presenta solo davanti a McDonald e deposita in rete dopo averlo superato. 2-0 e inglesi che sembrano al tappeto, ma 10 minuti dopo un cross dalla destra di Slater trova la testa di Kevan, che batte Yashin e riaccende le speranze di rimonta.
Sulle ali dell’entusiasmo l’Inghilterra crea almeno 3 palle gol, e riesce anche ad andare in rete con Robson, ma Zsolt annulla per una carica su Yashin.
Il pareggio è soltanto rimandato però, e arriva a 5 minuti dal termine con Finney, che si procura e trasforma un calcio di rigore: 2-2.
Si resta a Goteborg anche in occasione del secondo match, contro il Brasile dei fuoriclasse Didì, Vavà, Pelé e Garrincha.
E’ incredibilmente la più brutta partita dell’intero girone, le palle gol si contano sulle dita di una mano e la più clamorosa è firmata dal Maestro Haynes, che dialoga con Robson al limite dell’area e conclude di destro trovando la pronta risposta del portiere Castilho.
Finisce 0-0, ma per l’Inghilterra i rimpianti, al di là della classifica, sono enormi, soprattutto considerando dove arriverà il Brasile in questo Mondiale: raramente infatti, i verdeoro sono apparsi così battibili, pur schierando in avanti un poker d’assi come quello elencato in precedenza.
Nel frattempo a Boras, l’Unione Sovietica si è sbarazzata senza troppi problemi dell’Austria, appaiando il Brasile a quota 3 e staccando gli inglesi fermi a 2.
Ciò significa che per essere sicura di andare avanti l’Inghilterra deve battere gli austriaci, mentre un pari significherebbe andarsi a giocare lo spareggio con la perdente dell’altro incontro o tornare a casa in caso Pelè e compagni pareggino con l’URSS.
Si gioca proprio a Boras e la partita sembra un film già visto al di là della Manica: iniziano meglio gli altri, e al quarto d’ora battono un calcio d’angolo da sinistra.
La palla arriva a Buzek in mezzo all’area, girata respinta da Banks che finisce ai 25 metri, missile terra-aria di Koller alla destra di McDonald proteso in tuffo e 1-0 Austria.
I tifosi inglesi sono increduli, la squadra si riversa in avanti assaltando l’area avversaria, ma la difesa austriaca si salva in modi che definire rocamboleschi sarebbe quantomeno riduttivo e alla pausa ha resistito a tutto. Serve un errore individuale per riequilibrare questa partita, e per fortuna dell’Inghilterra a commetterlo è Szanwald, che di mestiere fa il portiere: destro da dentro l’area di Kevan, presa non esattamente d’acciaio su cui si avventa Haynes e l’1-1 è servito.
A Goteborg Vavà sta trascinando il Brasile alla vittoria, quindi con un gol gli inglesi sarebbero ai quarti di finale, ma le sorprese non sono ancora finite.
Korner al 71’ riporta avanti l’Austria con un esterno sinistro imprendibile per McDonald, ma la reazione inglese si concretizza quasi subito, e il pari di Kevan 3 minuti dopo sembra scacciare i fantasmi.
Il Brasile è avanti 2-0, ci sono 16 minuti per segnare un gol, c’è tutto il tempo per evitare lo spareggio.
Non basta.
Il punteggio non si schioda più dal 2-2, il Brasile va avanti e chi, tra URSS e Inghilterra, gli farà compagnia sarà lo spareggio di Goteborg a stabilirlo.
I ragazzi di Winterbottom partono bene stavolta, vanno più volte vicini al vantaggio con Finney che coglie anche un palo a Yashin battuto.
Peter Brabrook, giovane attaccante che sostituisce Robson, si vede annullare il gol del vantaggio per fallo di mano e impegna ancora Yashin poco dopo.
La partita è totalmente nelle mani dell’Inghilterra, ma gli dèi del calcio decidono di sbeffeggiare gli inventori del gioco al minuto 69’, quando una palla recuperata da Falin sull’out di destra si trasforma nell’assist per Ilyin, che rientra sul sinistro, conclude e a differenza di Finney trova il palo come alleato, deviazione e l’immeritato vantaggio sovietico è cosa fatta.
E’ una mazzata per gli inglesi, che si trovano sotto dopo aver dominato in lungo e in largo, e non riescono più a rialzarsi: finisce 1-0.
Per la terza volta su 3 tentativi il cammino dell’Inghilterra al Mondiale si interrompe prima del previsto. Bobby Charlton venne convocato ma mai utilizzato da Winterbottom, che si appresta ad affrontare l’ultimo quadriennio da commissario tecnico da concludere in Cile, nel 1962.
Un Mondiale dove l’Inghilterra sarà chiamata a riscattare la delusione svedese, e dove si affacceranno per la prima volta dei giocatori che nel giro di pochi anni entreranno nel cuore di ogni inglese: Ray Wilson, Jimmy Greaves, Roger Hunt, Bobby Moore e Gordon Banks.


MONDIALE 1962(QUARTI DI FINALE)
Nel 1962 si ritorna in Sud America, Cile.
La lista dei convocati a disposizione di mister Winterbottom presenta varie novità, tra cui il primo giocatore di una squadra non inglese, l’attaccante interista Gerry Hitchens e degli esordienti molto interessanti come Ray Wilson, Jimmy Greaves e Bobby Moore.
Tutte le partite del gruppo 4 si disputano a Rancagua e l’esordio inglese è contro l’Ungheria.
Il minimo comune denominatore di molte partite mondiali dell’Inghilterra fin qui è stato l’andare in svantaggio, spesso nei primi 20 minuti e la tradizione non sembra voler terminare: la lancetta lunga ha raggiunto il numero 17 quando Tichy raccoglie palla a metà campo, salta mezza difesa inglese e conclude dal limite trovando impreparato il portiere Springett, per l’1-0 magiaro.
Poco prima dell’intervallo Wilson sfiora il pareggio con un tiro cross da sinistra che si spegne poco oltre la traversa, ma in apertura di ripresa sono ancora gli ungheresi a sfiorare il gol con Albert, che trova sulla sua girata mancina un attento Springett.
L’episodio che sembra girare la partita per l’Inghilterra arriva allo scoccare dell’ora di gioco, quando sugli sviluppi di un corner Greaves tira da pochi metri e Sarosi, difensore, para: calcio di rigore e Ungheria in 10 uomini.
Ron Flowers dal dischetto non sbaglia e l’1-1 con mezz’ora da giocare in superiorità numerica sembra un ottimo punto di partenza per mirare all’intera posta.
Non hanno neanche il tempo di finire di elaborarlo, questo pensiero, gli inglesi, che Albert scatta sul filo del fuorigioco, elude l’uscita di Springett e deposita in rete nonostante il recupero di 2 difensori.
Ungheria 2 – Inghilterra 1.
Ci provano gli uomini di Winterbottom, con tutte le loro forze, ma il risultato non cambia più.
L’Argentina ha battuto 1-0 la Bulgaria, e attende l’Inghilterra nella seconda partita del girone, decisiva per il secondo posto.
17 minuti erano serviti a Tichy per portare avanti l’Ungheria, altrettanti ne bastano alla nazionale dei Tre Leoni per andare in vantaggio, ed è una circostanza familiare agli inglesi: conclusione a porta vuota di Charlton e parata di Navarro, di mestiere terzino.
Flowers trasforma il suo secondo penalty consecutivo e porta avanti l’Inghilterra.
L’uomo in meno pesa eccome all’Albiceleste e quando al 42′ Bobby Charlton punta l’uomo e infila l’angolino basso con un destro chirurgico, la partita è già in archivio.
La ripresa infatti si gioca su ritmi non esattamente infernali, le uniche azioni salienti vengono convertite in gol, una per parte: prima Greaves a metà tempo con un piatto sinistro sotto porta dopo un’azione personale di Connelly, poi Sanfilippo per l’onore argentino a 9 dalla fine.
Termina 3-1 per l’Inghilterra, che sale a quota 2 appaiando proprio i sudamericani e può sfruttare la partita con la Bulgaria già fuori per assicurarsi un posto ai quarti di finale.
Le ultime 2 partite del girone terminano entrambe 0-0, sia l’Ungheria qualificata che la Bulgaria eliminata non fanno sconti alle 2 contendenti per la seconda piazza, ed è quindi lo scontro diretto favorevole agli inglesi ad essere determinante: per la seconda volta dopo il 1954 l’Inghilterra è ai quarti di finale.
Purtroppo però, le similitudini con il Mondiale svizzero non finiscono qui, in quanto l’avversario da fronteggiare è ancora una volta il campione del Mondo in carica: allora l’Uruguay, oggi il Brasile.
E a cavallo tra anni ’50 e anni ’60, Brasile significa “Didì-Vavà-Pelé-Garrincha”.
Quei 4 là davanti creano almeno 5 palle gol nitide nella prima mezz’ora e alla sesta Garrincha la mette, di testa su corner di Pelè, per il vantaggio brasiliano.
L’Inghilterra ripaga 8 minuti dopo con la stessa moneta, sfruttando la prima vera palla gol della partita, su calcio piazzato: punizione di Connelly deviata da Flowers sul palo e tap-in vincente di Hitchens.
Il lampo inglese non scompone i verdeoro, infatti tra il 53′ e il 59′ prima Vavà, poi ancora Garrincha inchiodano il risultato sul 3-1.
L’Inghilterra saluta ancora malamente la massima competizione per nazionali e magrissima è la consolazione di aver mostrato giovani prospetti come Charlton, Greaves o Wilson.
Winterbottom è al capolinea della sua avventura sulla panchina della nazionale di Sua Maestà, e per sostituirlo la Football Association punta sull’allenatore dell’Ipswich Town che ha appena vinto il campionato, dopo essere stato promosso dalla Seconda Divisione l’anno prima: si chiama Alf Ramsey e mai nella storia del calcio inglese, scelta fu più azzeccata.


MONDIALE 1966(CAMPIONI DEL MONDO)
Nel 1966 come sede viene scelta proprio la patria del calcio: l'Inghilterra.
Prima che inizino le ostilità, qualcuno pensa bene di rubare la Coppa Rimet esposta a Londra, creando il panico più totale.
Sembra tutto perduto, viene addirittura realizzata una copia esatta del trofeo che sarà poi quella alzata al cielo il 30 luglio, finché un cagnolino di nome Pickels, portato a passeggio dal suo padrone in un parco, scavando sotto un albero si imbatte nella Nike Alata che porta il nome del primo presidente FIFA. Nonostante polemiche e intoppi, l’Inghilterra ha ottime basi per l’organizzazione di un evento simile, prima fra tutte quella degli stadi.
C’è ovviamente l’imbarazzo della scelta per il Comitato Organizzatore e la scelta ricade su 8 stadi in 7 diverse città: ad averne 2 è ovviamente Londra, che offre il gioiello Wembley e il White City Stadium, che oggi non esiste più ma allora conteneva 68.000 spettatori e ospitava le gare interne del QPR, poi ci sono gli stadi più lontani possibili dalla capitale, destinati ad ospitare squadre non particolarmente gradite, ovvero l’Ayresome Park a Middlesbrough e il Roker Park a Sunderland e infine gli stadi delle grandi città del centro, quindi l’Hillsborough di Sheffield, che nel 1989 l’omonima strage renderà tragicamente noto, il Villa Park di Birmingham, l’Old Trafford di Manchester e il Goodison Park di Liverpool, preferito ad Anfield.
In realtà, la squadra non particolarmente gradita è una soltanto ed è la Corea del Nord: il Comitato Organizzatore non la riconosce, ma pena la revoca del Mondiale rivede la sua posizione e acconsente ad accogliere la squadra asiatica, pur inserendola nel girone delle città più distanti da Londra e assegnandole il peggior campo d’allenamento possibile.
Per la prima volta dal 1950, l’Inghilterra si presenta ad un campionato del Mondo senza lo storico commissario tecnico Winterbottom, che ha lasciato l’incarico nel 1963, e per sostituirlo la Federazione chiede informazioni all’Ipswich Town sul suo allenatore.
Si chiama Alf Ramsey e si dimostra subito entusiasta all’idea di guidare la nazionale del suo paese, ma pone 2 condizioni fondamentali per accettare l’incarico: il punto primo prevede che quello del medico sociale sia un ruolo fisso, e non più scelto casualmente di volta in volta.
Il secondo punto, quello veramente rivoluzionario, stabilisce che i giocatori della nazionale sia il commissario tecnico a selezionarli e non, come accadeva prima, la Federazione.
La Football Association accetta i termini imposti da Ramsey e gli consegna le chiavi della squadra.
La prima lista di convocati della nazionale inglese stilata da un allenatore comprende 22 giocatori di ben 14 squadre diverse.
I 3 portieri sono: il titolare Gordon Banks del Leicester, miglior portiere inglese di ogni epoca, tanto da meritarsi qualche anno più tardi il titolo di Baronetto, Ron Springett dello Sheffield Wednesday, che da titolare ha giocato, con risultati alterni, il Mondiale cileno del 1962, Peter Bonetti, unico rappresentante del Chelsea, che ci sarà come dodicesimo di Banks anche a Messico ’70.
Gli 8 difensori sono equamente suddivisi tra terzini e centrali: George Cohen, bandiera del Fulham, con cui collezionerà oltre 450 presenze, che vincerà in tutta la sua carriera un solo trofeo(...).
Ray Wilson, terzino dell’Everton, anche lui presente nella sfortunata esperienza cilena di 4 anni prima.
Jack Charlton, il più anziano della compagnia con 31 anni, centrale del Leeds con cui giocherà in carriera ben 629 partite e fratello maggiore del più noto Bobby.
Bobby Moore, il capitano, uno dei 3 rappresentanti del West Ham che in quel periodo sta facendo stropicciare gli occhi.
Jimmy Armfield del Blackpool, altro reduce dal Cile che si infortunerà gravemente al ginocchio saltando l’intero Mondiale.
Gerry Byrne, campione d’Inghilterra in carica col suo Liverpool.
Ron Flowers del Wolverhampton, con cui vinse 3 titoli negli anni ’50.
Norman Hunter, compagno di Charlton al Leeds ma poco impiegato al suo fianco in nazionale.
Di centrocampisti ce ne sono 6: Nobby Stiles, del Manchester United, che da piccolo ha perso sia parte della vista, dopo essere stato investito da un camion, James Alan Ball, il più giovane dei 22 con i suoi 21 anni appena compiuti, astro nascente del Blackpool, John Connelly, compagno di Stiles allo United, inizialmente considerato un titolare ma poi penalizzato da problemi fisici, Martin Peters, uno dei principali artefici delle fortune del West Ham assieme a capitan Moore, Terry Plaine, una vita nel Southampton e recordman di presenze con i Saints fissato a quota 713, George Eastham, unico Gunner della truppa come nel 1962.
Infine l’attacco, il vero punto di forza dell’Inghilterra, formato da 5 uomini: Jimmy Greaves del Tottenham, centravanti capace di tenere una media realizzativa spaventosa ovunque giochi, come possono testimoniare i tifosi del Milan (9 gol in 10 apparizioni rossonere, 44 in 57 presenze con la nazionale), Bobby Charlton, la stella della squadra, giocatore dell’anno in Premiership per lo United e sopravvissuto alla tragedia di Monaco di Baviera che coinvolse i Red Devils nel 1958, Geoff Hurst, altro Hammer dopo Moore e Peters che sarà il miglior marcatore inglese del Mondiale, Ian Callaghan, che con 640 partite è primatista di presenze in campionato con la maglia del Liverpool e Roger Hunt, anche lui militante nei Reds, che partirà come riserva ma saprà conquistarsi il posto da titolare.
Con questi 22 l’Inghilterra si presenta alla fase a gironi, che la vede inserita nel gruppo 1, quello di Wembley, con Uruguay, Francia e Messico.
L’esordio è contro l'Uruguay.
Le squadre si affrontano a viso aperto dominando un tempo a testa, ma se nel primo Banks salva ripetutamente i suoi, nella ripresa è il suo collega Mazurkiewicz a dover intervenire più volte per impedire il tracollo uruguagio, venendo anche salvato dalla traversa quando Greaves lo mette fuori causa con un destro ben indirizzato.
Finisce 0-0, risultato che non soddisfa del tutto gli inglesi e che fa riemergere in loro la paura di uscire dal torneo molto prima delle previsioni.
La seconda partita contro il Messico riesce però a smorzare i malumori iniziali.
Primo tempo propositivo dell’Inghilterra, che trova il vantaggio al 37’: palla rubata da Stiles e appoggio per Bobby Charlton, che da metà campo si invola in un’azione personale che conclude dal limite con un destro a fil di traversa.
Peters e Hunt sfiorano il raddoppio a inizio ripresa, Charlton cerca insistentemente la doppietta, il Messico è veramente poca cosa e subisce l’inevitabile raddoppio al 75’: tocco filtrante per Peters, tiro respinto dal portiere e Hunt da 2 passi ribadisce in porta, 2-0 e partita chiusa.
L’ultimo incontro con la Francia ultima in classifica è quasi una formalità per gli uomini di Ramsey, che sbloccano ancora una volta il risultato negli ultimi 10 minuti del primo tempo.
Il cross da sinistra di Peters trova il Charlton meno indicato per segnare, Jack, che infatti di testa da 1 metro centra il palo, ma il rimbalzo è di Hunt che a porta vuota non può sbagliare.
Partita che va progressivamente spegnendosi, fino al definitivo raddoppio inglese firmato ancora da Hunt, di testa su cross dalla destra di Callaghan: altro 2-0 e primo posto nel girone che diventa realtà.
Quarti l’Inghilterra trova l’Argentina, seconda solo per differenza reti dietro la Germania nel gruppo 2, e proprio dalla Germania arriva il vero protagonista di questa partita: Rudolf Kreitlein, il direttore di gara.
La partita è già tesa e scorbutica di suo, dopo mezz’ora vede già 4 ammonizioni e di fatto viene decisa al 33’ del primo tempo: il capitano dell'Argentina, Antonio Rattin, viene invitato da Kreitlein a lasciare il terreno di gioco.
Nessuno, compreso il diretto interessato, comprende i motivi della decisione.
Rattin indica ripetutamente la fascia sul braccio sinistro, non ha alcuna lingua in comune con l’arbitro e tenta di discutere educatamente con lui in qualità di capitano, arrivando addirittura a volere un interprete.
Il tedesco è irremovibile e dopo 11 minuti di sospensione conferma la sua decisione, anni dopo motiverà affermando che l’espressione di Rattin non gli andava particolarmente a genio.
Non ci sta capendo molto Kreitlein in questo quarto di finale e lo conferma l’ammonizione a Jack Charlton di cui il difensore inglese sarà informato solo la mattina seguente dal giornale.
L’Argentina resiste come può in 10 uomini per quasi un’ora, ma è costretta a capitolare a 10 minuti dal termine, quando un cross da sinistra del solito Peters trova la spizzata vincente di Hurst per l’1-0 che vale la semifinale.
In semifinale per l’Inghilterra c’è l’ostacolo Portogallo, condotto fin lì da Eusebio e in un grande stato di forma.
L’inizio è tutto dei lusitani, che prendono in mano le redini del gioco e sembrano poter sbloccarsi da un momento all’altro.
Ma alla mezz’ora è ancora lui, Bobby Charlton, a far esplodere Wembley: Hunt viene anticipato di piede dal portiere Americo, palla che arriva al biondo numero 9 e rasoterra che si insacca a porta ormai sguarnita.
1-0 Inghilterra.
Banks salva su Eusebio, il Portogallo ci crede e rimane attaccato alla partita, ma l’Inghilterra sembra chiuderla al minuto 80, quando un lancio in area viene controllato da Hurst, tocco all’indietro per  l’accorrente Charlton e destro fulminante che scrive il 2-0.
Finita qui? Ovviamente no.
Passano 2 minuti e un sua sponda di testa in area trova il doppio intervento pallavolistico prima di Jack Charlton, poi di Stiles.
Calcio di rigore che Eusebio trasforma, ma sarà l’ultimo acuto suo e del Portogallo in questi Campionati del Mondo.
Termina 2-1, l’Inghilterra è in finale, può giocarsi il titolo in casa propria.
Sì ma dall’altra parte c’è lei: la Germania.
Neanche i tedeschi sono arrivati all’ultimo atto in maniera del tutto immacolata, ne sa qualcosa l’Uruguay, che nel quarto di finale, sullo 0-0 si è visto negare un rigore solare per parata di Schnellinger e dopo due espulsioni quantomeno dubbie ha iniziato ad imbarcare acqua fino al 4-0 finale.
Si gioca a Wembley, il 30 luglio, di fronte a circa 93.000 spettatori.
Ramsey schiera la sua Inghilterra con:
Banks, Cohen, Wilson, Stiles, J.Charlton, Moore, Ball, Hunt, Hurst; B.Charlton e Peters.
La Germania, in maglia bianca, in uno dei rarissimi momenti di incertezza di Wilson, colpisce male di testa nella propria area servendo Haller, che controlla e incrocia col destro centrando l’angolino basso: 1-0. L’Inghilterra non commette l’errore di lasciarsi travolgere dai tedeschi e dopo 6 minuti pareggia con Hurst, che come al solito è il primo ad arrivare di testa, complice una difesa tutt’altro che irresistibile, su una punizione di Moore: 1-1, che è anche il risultato all’intervallo.
La seconda frazione procede su ritmi blandi, Beckenbauer e Bobby Charlton si annullano tra loro, ed è come se le squadre aspettassero l’occasione propizia per sferrare il colpo decisivo, e al minuto 78 sembra infliggerlo la squadra di casa: Hurst rientra e calcia di destro, Hottges svirgola il rinvio allungando la palla a centro area e Peters da pochi metri la mette col piattone destro facendo impazzire Wembley: 2-1.
Sembra l’inizio della festa, ma a 60 secondi dal termine arriva la beffa: schema su calcio di punizione dei tedeschi, la palla viene messa in area e carambola su Schnellinger, Weber la controlla e in spaccata trova il definitivo 2-2.
Sul come controlli quel pallone sorgono dubbi, ogni inglese presente allo stadio può giurare di aver visto la sfera toccare il braccio di Weber, ma Dienst è di altro avviso, e c’è dunque bisogno dei tempi supplementari per assegnare la Coppa Rimet.
La stanchezza inizia a fare capolino da ambo le parti e arrivati al minuto 101 la situazione è ancora in equilibrio.
Ball viene lanciato sull’out di destra, salta Schnellinger arrivando sul fondo e mette in mezzo, dove Hurst è troppo avanzato, ma controlla la palla col destro portandosela avanti e la spara verso la porta.
Il tragitto della sfera dal piede dell’attaccante inglese è il seguente: traversa, linea di porta, campo, testa di Schulz che mette in corner.
Questo sarà però evidente solo tempo dopo, utilizzando i replay, ma Dienst è a 30 metri dall’azione incriminata, vedendo gli inglesi alzare le braccia non sa come comportarsi e si rivolge al suo assistente, Bahramov.
Per lui è gol.
3-2 convalidato e Inghilterra in vantaggio.
E’ una coltellata mortale per la Germania, che non riesce più ad alzarsi e anzi, subisce la quarta rete di Hurst, unico di sempre a siglare una tripletta in finale dei Mondiali, negli ultimi secondi di gara.
L’Inghilterra è Campione del Mondo.


MONDIALI 1970(QUARTI DI FINALE)
Nel 1970 gli inglesi sono invitati di diritto essendo campioni carica quindi senza bisogno di dover fare le qualificazioni.
Nel girone si ritrovano con il Brasile di Pelé, la Romania e la Cecoslovacchia.
Si parte il 2 giugno contro i romeni, che mettono subito la partita sul piano fisico: un paio di interventi sopra le righe fanno innervosire gli uomini di Ramsey, ma l’arbitro belga Loraux sopporta. La partita si decide nella ripresa, a metà tempo Ball mette in mezzo un pallone dalla trequarti, Lee manca il colpo di testa liberando Hurst alle sue spalle, controllo e dribbling secco a portarsi palla sul sinistro e diagonale che centra l’angolino basso.
1-0, che è anche il risultato finale.
La seconda partita è potenzialmente la più bella del Mondiale, poiché si affrontano Inghilterra e Brasile.
I verdeoro controllano, e quando Jairzinho fugge sulla destra e mette in mezzo il pallone per lo stacco perentorio di Pelé, il vantaggio sembra cosa fatta.
Ma Gordon Banks ha qualcosa da obiettare e sfodera un colpo di reni portentoso deviando la palla sopra la traversa dopo il rimbalzo a terra: per molti, se non per tutti, ha appena compiuto la più bella parata nella storia del calcio.
Rimane l’unica occasione del primo tempo, Moore giganteggia e l’Inghilterra difensivamente è perfetta, limita ripetutamente le avanzate di Jairzinho e Rivelino, e ha un’occasione monumentale per passare in vantaggio quando, su traversone di Cooper, Carlos Alberto cicca clamorosamente il rinvio servendo una palla d’oro a Hurst, che però fallisce il rigore in movimento angolando troppo il sinistro che poteva cambiare partita, Mondiale e storia.
La legge del calcio è implacabile e colpisce puntualmente poco dopo: Clodoaldo mette in area un pallone che Pelè in un secondo controlla e smista per Jairzinho, la difesa è tutta sul numero 10 e sul diagonale dell’ala del Botafogo Banks non può nulla.
Finisce 1-0 per il Brasile e ora l’Inghilterra deve battere la Cecoslovacchia per andare avanti.
Ci riuscirà, grazie ad una rete di Allan Clarke, in campo al posto di Hurst.
Il quarto di finale non è una partita come le altre, soprattutto dopo quanto è accaduto nel ’66: c’è ancora lei, la Germania.
Ball regala uno dei suoi cross a Mullery, che si inserisce da dietro e brucia Weber insaccando di destro.
Sì, lo stesso Weber che a Wembley mandò tutti ai supplementari con il 2-2 nel finale.
L’intervallo non cambia l’oscillazione del pendolo della partita e dopo 4 minuti del secondo tempo l’Inghilterra raddoppia: Lee sfugge a Schnellinger e mette la palla in mezzo, Hurst è in ritardo ma sul secondo palo irrompe Peters, che con un gran sinistro al volo la mette.
2-0 ed assoluto dominio
Eppure qualcosa accadrà.
Minuto 68: Lee rimane a terra dopo un contrasto rude con Vogts, l’arbitro non interviene e Beckenbauer, che è lì accanto, recupera palla, avanza fino al limite dell’area e fulmina un Banks non impeccabile in diagonale.
Accese proteste inglesi.
E’ l’inizio della fine per l’Inghilterra, i tedeschi continuano a premere sulle ali dell’entusiasmo e trovano il pari meno di 10 minuti dopo.
Sino al 90′ il risultato non cambia e si va ai supplementari.
Il primo passa indenne, ma all’alba del secondo la Germania sferra il colpo mortale: Libuda sfonda sulla destra, crossa sul secondo palo per la sponda aerea di Hannes Lohr e da dentro l’area piccola Gerd Muller non può sbagliare.
Ottavo gol del torneo per lui e 3-2 Germania.
Per l’Inghilterra, dopo il trionfo casalingo del ’66, è di nuovo il momento di mangiarsi le mani.
Il 2-0 con meno di mezz’ora da giocare che i tedeschi hanno trasformato in 3-2, insieme al clamoroso gol sbagliato da Hurst contro il Brasile, non possono che far nascere rimpianti su rimpianti.
L’Inghilterra del ’70 era probabilmente più forte di quella Campione del 66 e se le 2 partite di cui sopra fossero finite diversamente, forse oggi staremmo parlando di un altro Mondiale, magari concluso con una vittoria inglese in back-to-back, come direbbero gli americani.


MONDIALE 1974(NON QUALIFICATI)
La partita decisiva che costerà cara all'Inghilterra fu lo scontro diretto contro la Polonia.
I maestri del calcio avrebbero dovuto vincere la partita per sopravanzare i polacchi.
Inserite in un girone a tre col Galles, le duellanti si incrociano a giugno a Chorzow e fu un clamoroso 2-0 per i polacchi prodotto da una rete fantasma(il primo gol, nell'immagine sotto con la palla che sbatte sulla traversa ed esce, inglesi in maglia gialla) e da un errore dell'ormai un pò declinante capitano Bobby Moore.
Agli inglesi, come detto, basta però una vittoria anche col minimo scarto e tutti, sono sicuri di ottenerla.
Peccato che tra le parole e i fatti, ci sia lui, il portiere pagliaccio Tomaszewski.
L'Inghilterra scende in campo con Shilton, Madeley, Hughes, Bell, McFarland, Hunter, Currie, Channon, Chivers, Clarke, Peters.
Dopo meno di un minuto dal calcio d’inizio,il primo brivido: Tomaszewski, dopo aver raccolto una punizione innocua di Peters, fa rotolare la palla per avviare il contropiede senza accorgersi che Clarke è ancora nei paraggi.
Spaventato il portiere si getta sulla palla e si becca un calcio sulla mano sinistra dal numero 10 inglese che tentava di calciare a rete, nonostante la mano dolorante proseguì la gara. E alla grande.
Tomaszewski quella sera parò l’impossibile, frustrando con uno stile tutto personale, soprattutto nelle uscite- tutti i tentativi inglesi con Channon (al 20’e al 45’), Clarke (al 42’, al 74’ in uscita bassa e al 79’ deviando un tiro scagliato da dentro l’area piccola), Bell (al 38’ e al 90’deviando un tiro poi salvato sulla linea), Hunter (al 76’ ed al 89’, colpo di testa respinto sulla linea) e Currie.
La ripresa si apre con il più classico dei colpi di scena: Hunter perde un contrasto a centrocampo con Deyna che si invola in contropiede e serve Domarski, il quale, dal limite dell’area calcia di destro sorprendendo Shilton sul primo palo: 0-1, Wembley piomba nel silenzio.
Gli inglesi tornano alla carica, pareggiano con Clarke su rigore ma il muro polacco e il suo baluardo Tomaszewski non crollano: al 90’ finisce 1-1 e l'Inghilterra è fuori dal Mondiale.
In tutto l'Inghilterra quel giorno tirerà in porta 36 volte, colpirà due legni, per quattro volte verrà fermata sulla linea: per tutto il resto c’è Ian che compirà interventi clamorosi.
Solo nella ripresa saranno 12 i corner.
La Polonia invece concretizzerà 1 delle 2 occasioni avute.
E’ 1-1, la rappresentanza ai Mondiali della patria del calcio sarà assicurata dalla BBC e dall’arbitro Taylor, che dirigerà la finale.


MONDIALE 1978(NON QUALIFICATI)
Dopo l'incredibile non qualificazione del 1974, gli inglesi mancano l'appuntamento anche nel 1978.
Vengono inseriti nel girone di qualificazione con Italia, Finlandia e Lussemburgo.
Dopo la vittoria all'esordio per 1-4 sulla Finlandia, replicano ribattendo 2-1 i finlandesi.
5-0 e 2-0 al Lussemburgo.
L'unica sconfitta arriva a Roma 2-0 contro l'Italia ma a Wembley gli inglesi si vendicano ed infliggono lo stesso punteggio all'Italia.
Le due squadre arrivano appaiate a 10 punti e a risultare decisiva, ai fini della qualificazione, sarà la differenza reti(l'Italia vincerà in totale 9-1 contro la Finlandia).


MONDIALE 1982(SECONDO GIRONE PRELIMINARE)
Dopo le due non qualificazioni, nel 1982 sono ovviamente cambiati anche tutti e 22 i convocati e quella che parte per la Spagna viene tuttora considerata da molti come la più forte Inghilterra mai messa insieme dal 1966 ai giorni nostri: basti pensare che le 6 Coppe dei Campioni dal 1977 al 1982 le hanno tutte portate a casa Liverpool (3), Nottingham Forest (2) e Aston Villa (1) ( 7 Coppe Campioni in 8 anni sino all'Heysel, da lì in poi la squalifica dalle competizioni europee per 5 anni).
Allena Ron Greenwood, per 13 anni al timone del West Ham in cui giocavano i campioni del Mondo Moore, Hurst e Hunt, chiamato dalla Federazione per invertire la rotta dei 2 fallimenti precedenti, e la squadra che porta è ricca di talento, soprattutto negli 11 titolari.
In porta c’è Peter Shilton, ad oggi il più presente nella nazionale di Sua Maestà, i 2 terzini sono il capitano Mick Mills a destra e Kenny Sansom a sinistra, e al centro della difesa ci sono Terry Butcher e Phil Thompson.
In mezzo ci sono Steve Coppell e Ray Wilkins, con sugli esterni Graham Rix e Bryan Robson.
In attacco le punte sono Trevor Francis e Paul Mariner.
Il girone dell’Inghilterra è da tutti considerato quello di ferro, essendo comprese anche Francia, Cecoslovacchia e l’esordiente Kuwait.
L’esordio con i transalpini si mette subito bene, Robson segna dopo meno di un minuto sugli sviluppi di una rimessa laterale lunga battuta da Coppell, ma a metà tempo un lancio dalle retrovie trova la difesa completamente scoperta e Soler ne approfitta per realizzare l’1-1 con un perfetto diagonale.
La ripresa è tutta degli uomini di Greenwood, che al 67′ tornano avanti: Francis si allarga sulla destra e mette un cross perfetto per l’inserimento di Bryan Robson, che di testa mette in porta.
La Francia non ne ha più e subisce il definitivo 3-1 da Mariner, lesto a ribadire in rete un tiro di Francis rinviato malamente da Bossis.
Con la Cecoslovacchia le cose si complicano.
Un brutto primo tempo termina a reti inviolate e nel torpore che caratterizza l’inizio della ripresa la Cecoslovacchia fa harakiri in 4 minuti, tra il 62′ e il 66′: prima Seman si lascia sfuggire un facile corner di Wilkins, spalancando la porta a Francis per l’1-0, poi su cross di Mariner è Barmos a beffare il proprio portiere con uno sciagurato intervento.
Finisce 2-0 e l’Inghilterra è qualificata con i suoi 4 punti.
La sfida con il Kuwait diventa quindi poco più di un amichevole, e viene risolta dal gol forse più bello dell’intera fase a gironi: rinvio di Shilton, prolunga di testa Francis, fa da sponda Mariner e Francis si invola verso la porta bruciando il portiere asiatico in diagonale.
1-0 Inghilterra e il gruppo 4 viene vinto, segnando 6 reti e subendone appena una, da Robson e compagni, che destano un’ottima impressione, al punto di essere inseriti nel lotto delle favorite per la vittoria finale.
Nei loro 12 anni di assenza dal torneo intercontinentale, i quarti di finale sono stati rimpiazzati da una seconda fase a gruppi e la sorte sceglie di mettere di fronte ancora una volta Inghilterra e Germania, insieme ai padroni di casa della Spagna.
Finirà ancora una volta male per gli inglesi, che non subiscono alcun gol in 2 partite, ma nemmeno ne realizzano e con il 2-1 sulle Furie Rosse sono i tedeschi ad accedere alle semifinali.
Ancora una volta rimpianti.
L’Inghilterra torna a casa dal Mundial ’82 con le seguenti statistiche: 3 vittorie, 2 pareggi, 0 sconfitte, 6 gol fatti, 1 gol subito.
Un’eliminazione che ha del clamoroso, e non sarà l’unica nella storia inglese ai Mondiali ad arrivare senza alcuna battuta d’arresto.
La miglior squadra messa insieme oltremanica dai tempi di Ramsey naufraga ancora una volta troppo presto, come quella di Matthews, come la prima di Bobby Charlton.
Ma se non altro, come nel 1962, la base da cui ripartire per arrivare al Mondiale successivo è solida.


MONDIALE 1986(QUARTI DI FINALE)
Si ritorna in Messico.
Della squadra del 1982, elogiata come la migliore mai assemblata dai tempi di Ramsey, sono rimasti solo in 8: il portiere Shilton, i difensori Anderson, Butcher e Sansom, i centrocampisti Hoddle, Bryan Robson e Wilkins e l’attaccante Lineker, che rispetto al Mundial passato unicamente in panchina, è passato dal Leicester all’Everton, per poi approdare al Barcellona.
Non c’è più neppure Ron Greenwood in panchina, sostituito da Bobby Robson che torna ad un Mondiale 24 anni dopo l’esperienza da giocatore in Cile.
Il girone di qualificazione non ha rappresentato un problema: 4 vittorie e 4 pareggi, con 21 gol fatti e appena 2 subiti.
Quello della prima fase si presenta estremamente equilibrato, comprendendo anche Portogallo, Polonia e l’esordiente Marocco e per gli inglesi inizia a Monterrey con la sfida ai lusitani.
Fenwick prova subito su punizione, ma senza fortuna, poi capitan Robson colpisce di testa su cross di Stevens trovando solo la parata a terra di Bento.
Gomes e Manuel rispondono poco dopo per il Portogallo, ma grandi occasioni non se ne vedono.
Ne ha mezza Lineker, ma un rimpallo lo penalizza a tu per tu con Bento e i primi 45 minuti terminano qui. Lineker e Robson sono i primi a provarci anche nella ripresa, ma dopo 2 tentativi non andati a buon fine, è ancora l’attaccante blaugrana ad avere la prima vera colossale occasione del match, ma il diagonale che supera Bento trova la spaccata di Andrè, che evita il peggio ai suoi.
Portogallo assente ingiustificato, e l’Inghilterra ha altre occasioni con i suoi 2 uomini più pericolosi, ma si arriva al 76′ sullo 0-0.
Sansom si fa derubare del pallone da Diamantino, che fugge sulla destra e mette sul secondo palo per Manuel, difesa inglese ferma e sinistro vincente che beffa Shilton.
L’Inghilterra è in ginocchio, ritrovandosi sotto dopo una partita dominata e Shilton deve superarsi per evitare il raddoppio di Sutre.
Finisce con un 1-0 che sa tanto di beffa per gli inglesi, ora attesi dal rognoso Marocco che ha pareggiato 0-0 all’esordio con la Polonia.
E altrettanto fa nella seconda partita, ora l'Inghilterra deve battere i polacchi per andare avanti.
Ed è qui che entra davvero in scena lui: Gary Lineker.
Le innumerevoli occasioni sciupate contro il Portogallo lo hanno messo nel mirino della critica.
E’ un One Man Show, un uragano che in meno di mezz’ora spazza via le velleità avversarie.
Il primo atto è al minuto 9, da grande attaccante, in anticipo sul cross di Stevens da destra.
10 minuti dopo il cioccolatino glielo confeziona Steve Hodge da sinistra e sul secondo palo lui è pronto a spedire in rete il 2-0.
Gran finale al 34′ con il gol forse meno bello dei 3, perchè causato da una presa a dir poco difettosa di Mlynarczyk, portiere polacco, che spalanca la porta al numero 10 in maglia bianca alle sue spalle. L’Inghilterra va avanti.
Accede ai neonati ottavi di finale, che rimpiazzano la seconda fase a gironi, e che la vedono opposta al Paraguay: è un’altra passeggiata di salute, Lineker stavolta si ferma a quota 2, segnando prima con un tap-in da pochi passi e poi su grande assist di Hateley.
In mezzo, il provvisorio 2-0 di Beardsley, che intercetta e deposita in rete un tiro di Robson.
Quarti di finale, e qui l’avversario è  l’Argentina.
Il primo tempo è sonnolento, l’Inghilterra è ben messa in campo e limita alla perfezione l’attacco dell’Albiceleste, compreso Maradona.
Ma sono i primi 10 minuti della ripresa a fare la storia.
Minuto 51: la palla alta che sta per cadere nell’area inglese è di Shilton, che esce a braccia alte, ma prima che i suoi guanti tocchino il cuoio arriva la deviazione più famosa della storia del calcio che secondo il diretto interessato proviene da in alto: la Mano de Dios di Diego Armando Maradona.
Un gesto vergognoso ed antisportivo.
E’ probabile che Diego, insieme a Shilton e un paio di difensori inglesi, sia l’unico a sapere che il gol è da annullare, l’arbitro tunisino non vede assolutamente nulla di irregolare e convalida.
Se questa rete entra nella storia dalla parte sbagliata, non si può dire altrettanto di quella successiva, sempre dell’Argentina e sempre del numero 10.
Siamo nella metà campo argentina ed Enrique tocca verso Maradona.
Hoddle, Reid, Sansom, Butcher, Fenwick e Shilton: salta tutti loro, prima di appoggiare in porta il 2-0.
Lineker graffia anche in questa occasione, a 10 minuti dal traguardo, ma è troppo tardi.
L'Argentina passa per un gol bellissimo e per un furto clamoroso.
Non mi va di spendere epiteti per Maradona che, contrariamente, a quanti la maggiorparte dicono non sarà mai il più grande almeno per quanto mi riguarda.
Non solo per questo gesto ma anche per i problemi di doping che lo riguardarono.


MONDIALE 1990(SEMIFINALE: ELIMINAZIONE AI RIGORI)
Il mondiale del 1990 si gioca in Italia.
Bobby Robson è ancora in panchina, Shilton in porta, Butcher al timone della difesa, Stevens sulla fascia destra, il capitano Bryan Robson in mezzo e Gary Lineker davanti.
Si è aggiunto anche un piccolo gruppetto di giocatori alla prima esperienza internazionale: David Platt dell’Aston Villa, John Barnes, trequartista del Liverpool, Chris Waddle, ala sinistra dell’Olympique Marsiglia e soprattutto Paul “Gazza” Gascoigne, l’anima della squadra, che per certi aspetti ricorda George Best.
Dopo molti anni, oltre la Manica tornano a crederci veramente, vincere il secondo Mondiale è possibile e con questa squadra si può andare fino in fondo.
Ma in quegli anni gli Hooligans fanno paura e il sorteggio indirizza l’Inghilterra nel gruppo F, quello delle isole, da giocare tra Palermo e Cagliari.
Il girone è indubbiamente il più incerto ed equilibrato dei 6: c’è l’Egitto, c’è l’Olanda di Rijkaard, Gullit e Van Basten, campione d’Europa in carica e poi c’è l’Irlanda.
Sulla panchina dell’Eire siede un inglese, che ha avuto il coraggio di allenare gli odiati cugini, uno di cui abbiamo già sentito parlare nel nostro viaggio attraverso i Mondiali, uno che in Inghilterra è ricordato come membro degli storici Boys of ’66: Jack Charlton.
E proprio contro il loro compatriota esordiscono gli inglesi l’11 giugno.
Lineker si sblocca subito, dopo appena 8 minuti, sfruttando un’uscita rivedibile del portiere Bonner su cross di Waddle per firmare l’1-0.
Poi l’Irlanda si scuote, imbrigliando la manovra avversaria e rendendosi pericolosa più volte, con il giallo di un possibile rigore non fischiato su Houghton.
Il pareggio è nell’aria e arriva al 73′ con Sheedy, che dopo un primo tentativo rinviato male da Wright torna sul pallone, infilando Shilton con un preciso diagonale mancino: 1-1.
Beardsley avrebbe anche l’occasione per riportare avanti l’Inghilterra, ma a 3 minuti dalla fine fallisce clamorosamente di testa dall’interno dell’area piccola e la partita finisce così.
Lo stesso risultato si verifica anche nell’altra gara tra Olanda ed Egitto, e si arriva così in perfetto equilibrio al match clou tra Leoni e Orange.
Gli Arancioni soffrono maledettamente le accelerazioni di Lineker e Gascoigne, che creano almeno 3 palle gol nitide non sfruttate a dovere.
A inizio ripresa Lineker teoricamente segnerebbe l’1-0, immediatamente dopo un’altra occasione fallita, ma controlla il pallone con un braccio e l’arbitro jugoslavo annulla.
L’appetito del numero 10 inglese non accenna a calare, e qualche minuto dopo gli fa divorare un gol praticamente fatto dopo un grande assist di Barnes.
Steve Bull rimpiazza Beardsley, e su cross di Lineker ha anche lui una buona chance di testa ma spedisce alto.
Si gioca a una porta sola: Gascoigne si libera di 2 avversari e mette in mezzo un pallone solo da spingere in rete, ma Lineker non arriva all’appuntamento.
Sembra di rivivere quell’Inghilterra-Portogallo di 4 anni prima, dove gli inglesi padroni del campo per oltre un’ora vennero poi puniti alla prima disattenzione difensiva, ma l’attacco stellare dell’Olanda non si accende mai.
Per la seconda volta l’Inghilterra gonfia la rete avversaria e per la seconda volta si vede strozzare in gola l’urlo di gioia dal direttore di gara: la punizione vincente di Pearce è indiretta e il sinistro del terzino del Nottingham finisce dentro senza ulteriori deviazioni, con conseguente annullamento.
E’ l’ultima emozione di una partita a senso unico, che gli inglesi dominano ma senza riuscire a concretizzare le innumerevoli occasioni create. Rimpianti, tanto per cambiare, ma in parte alleviati dal risultato finale di Irlanda-Egitto: neanche a Palermo, infatti, si è segnato e la classifica parla di tutte e 4 le squadre appaiate a quota 2 punti.
Inutile dire che nell’ultima giornata ci si gioca tutto e all’Inghilterra tocca l'Egitto, ancora in corsa nonostante fossero da tutti etichettati come la cenerentola del raggruppamento.
La prima frazione è un botta e risposta, le occasioni si alternano, con Ghani e Parker a creare le migliori, ma nella ripresa i Three Lions prendono il comando delle operazioni.
Prima Bull spedisce fuori da 2 passi il traversone perfetto di Waddle, poi al minuto 64 Gascoigne mette in mezzo una punizione perfetta trovando la testa di Mark Wright che trafigge Shobair, per l’1-0.
Gazza prova a mettersi in proprio calciando un’altra punizione direttamente in porta, ma rimedia solo un corner.
Soffrendo più del previsto, l’Inghilterra porta a casa la vittoria e passa il turno; lo fa da prima classificata grazie al quinto pareggio su 6 gare del girone, l’1-1 tra Eire e Olanda che qualifica entrambe, con gli uomini di Charlton secondi per sorteggio e gli Orange avanti come miglior terza.
Il tabellone prevede ora, per la nazionale di Sua Maestà, l’incrocio con la seconda del gruppo E, il Belgio, e dopo 2 settimane si lascia la Sardegna per volare a Bologna, dove si gioca l’ottavo di finale.
L'offensiva inglese è affidata, come al solito, a Lineker e Barnes, ma il tiro vincente del secondo su assist del primo viene annullato per fuorigioco.
Il secondo tempo prosegue sulla scia del primo e Scifo da 30 metri colpisce il secondo legno del match per i belgi, un palo che torna in campo graziando Shilton.
In contropiede un’occasione ce l’ha anche l’Inghilterra ma McMahon sbaglia l’ultimo controllo e si fa anticipare da Preud’Homme, infortunandosi nell’impatto col portiere.
E’ costretto alla resa, e al suo posto entra David Platt, che nelle prime 3 gare ha messo insieme appena 20 minuti in campo.
Al 90′ si arriva senza reti, servono i tempi supplementari per determinare l’avversaria del Camerun nei quarti. Platt sfiora il palo con una gran girata, Preud’Homme si supera su Bull, il Belgio non ne ha più e soffre tremendamente.
Al minuto 119 c’è una punizione centrale per l’Inghilterra, di cui ovviamente si incarica Gazza.
Palla scodellata nei 16 metri avversari e stavolta la girata al volo a incrociare di Platt è perfetta, Preud’Homme è battuto e l’Inghilterra passa.
Da semplice comparsa nelle prime 3 partite a eroe nazionale, quanto è cambiato in pochi giorni il Mondiale di David Platt!
Si scende a Napoli per affrontare il Camerun di Roger Milla, che si è sbarazzato della Colombia nel turno precedente, e stavolta l’esterno dell'Aston Villa parte titolare.
Anche stavolta gli uomini di Robson partono contratti: prima Shilton salva su Omam-Biyik, poi il bolide da fuori di M’Fedé sibila alla destra della porta inglese.
A segnare per primo è però l’eroe degli ottavi, David Platt, di testa su cross di Pearce.
In 4 minuti gli africani capovolgono il risultato, segnando prima al 61′ con Kundé su rigore e poi con un inserimento di Ekeké che scavalca Shilton in uscita.
L’Inghilterra è sotto shock, sembra non capire bene cosa l’abbia investita e Shilton le evita il tracollo con un miracolo.
Gazza suona la carica e mette Platt solo davanti al portiere, ma la mira è troppo angolata.
Sembra l’ennesimo epilogo triste per gli inglesi, ma a 7 minuti dal baratro Lineker si procura e trasforma il rigore del 2-2.
Omam-Biyik trova ancora Shilton sulla sua strada, e ancora una volta 90 minuti non sono sufficienti per trovare un vincitore.
Il primo degli extra-time è tutto camerunense, ma nell’unica sortita offensiva l’Inghilterra trova il terzo rigore di giornata, il secondo a suo favore, nuovamente causato da Lineker, che ancora una volta va sul dischetto e ancora una volta non sbaglia: 3-2.
Gli ultimi 15 minuti il Camerun non li gioca, ci sarebbe spazio per la tripletta di Lineker ma il suo destro termina fuori.
Per la prima volta dal 1966, l’Inghilterra supera lo scoglio dei quarti di finale, e visto il precedente, al di là della Manica si comincia veramente a sognare.
In semifinale a Torino però c’è ancora lei: la Germania.
Sembra incredibile, ma la prima vera occasione arriva solo allo scoccare dell’ora di gioco, ed è concretizzata dai tedeschi: punizione indiretta dai 20 metri di Brehme, Barnes devia andando incontro al pallone e la parabola conseguente sorprende Shilton, ricadendo proprio alle sue spalle.
E’ il primo vero errore nel Mondiale del portiere inglese, ma come vedremo non sarà l’unico.
La partita è brutta, molto fisica, e di occasioni non se ne vedono.
Almeno fino all’80′, quando su un cross da destra di Parker la difesa tedesca ha la poco brillante idea di farsi un sonnellino, lasciando così il pallone a disposizione di Lineker che ringrazia e pareggia in diagonale.
Per la terza partita di fila, al triplice fischio dell’arbitro il risultato è di parità, servono ancora 30 minuti. Waddle e Matthaus colpiscono lo stesso palo della stessa porta, uno per tempo, ma non accade altro, e si materializza lo spettro dei rigori.
L’Inghilterra ha conosciuto eliminazioni di ogni genere: è uscita perdendo male contro avversari inferiori, è uscita quando era considerata la favorita, è uscita contro i futuri campioni del Mondo, è uscita ai supplementari dopo essere stata avanti di 2 reti.
Vogliamo farci mancare i rimpianti di un Mondiale finito male dal dischetto? Ovviamente no.
E così, dopo il 3-3 iniziale con gol di Lineker, Beardsley e Platt, a fallire sono Pearce e Waddle, tra i migliori nell’avventura inglese in Italia.
La Germania fa 4 su 4 e va in finale.
C’è un’ultima partita da giocare, a Bari contro l’Italia per il terzo posto, ed è ancora una volta decisa nell’ultima mezz’ora: Shilton si fa derubare del pallone da Baggio che sigla il vantaggio azzurro, Platt pareggia di testa a 8 minuti dalla fine, ma poi Schillaci si procura e realizza il calcio di rigore del definitivo 2-1.
Anche una vittoria sull’Italia non avrebbe suturato la ferita all’Inghilterra, figuriamoci il quarto posto finale. Tornando al Mondiale, viene ottimamente sintetizzato dal miglior giocatore inglese di quel torneo, Gary Lineker, che definisce il calcio “uno sport semplice, in cui si gioca in 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi“.


MONDIALE 1994(NON QUALIFICATI)
Dopo il 1978, dunque 16 anni dopo, è successo di nuovo: l’Inghilterra non si qualifica per il Mondiale.
E’ quello di USA 1994, che per la prima volta vede 37 squadre europee iscritte alle qualificazioni e divise in 6 gruppi.
Passano le prime 2, ma gli inglesi finiranno il loro al terzo posto, dietro delle avversarie, Norvegia e Olanda, che in 4 partite tra andata e ritorno non hanno mai sconfitto, racimolando 2 pareggi interni.
Già agli Europei del 1992 i reduci da Italia ’90 erano pochi, tra cui Lineker e Platt, ma dopo il fallimento della missione americana la Football Association opta per un massiccio rinnovamento, a partire dal commissario tecnico: per portare la squadra al futuro europeo del 96 e al mondiale di Francia 98 viene chiamato dal Chelsea Glenn Hoddle che ha appeso gli scarpini al chiodo solo un anno prima.
All'epoca in cui fu commissario tecnico della Nazione inglese, fece scalpore una sua dichiarazione secondo la quale handicap fisici dei disabili siano dovuti a punizioni per quanto commesso in vite precedenti.


MONDIALE 1998(OTTAVI DI FINALE: ELIMINAZIONE AI RIGORI)
La squadra che Hoddle porta con sé è un mix ben assortito tra talenti e uomini d’esperienza, che ancora una volta permette all’Inghilterra di essere inserita nel lotto delle favorite alla vittoria finale.
In porta c’è David Seaman, portiere dell’Arsenal con cui ha appena vinto il titolo e secondo numero 1 più presenze in nazionale dopo Shilton.
I due terzini sono Gareth Southgate e Graeme Le Saux, mentre al centro abbiamo Tony Adams e un giovane Sol Campbell, uno colonna dei Gunners e l’altro in procinto di diventarlo.
In mezzo fanno legna Paul Ince, che ha appena lasciato l’Inter per passare al Liverpool e David Batty.
A questi va aggiunto il rosso Paul Scholes e sugli esterni Anderton.
Le punte sono ovviamente Alan Shearer, nessuno meglio di lui in Premiership in quanto a gol segnati, e Teddy Sheringham del Manchester Utd.
A far da riserve a questi 11 ci sono altri giocatori di cui risentiremo parlare nei prossimi 10-15 anni, come David Beckham, Michael Owen, Gary Neville, Rio Ferdinand e Steve McManaman.
Ma insomma, parlare di riserve, è un po' ingeneroso.
Insomma, gli ingredienti per un grande Mondiale sembrano esserci tutti.
Se è considerata tra le favorite dell’intero torneo, figurarsi di un girone con Romania, Colombia e Tunisia. L’inizio degli inglesi è incoraggiante, un bel 2-0 al Velodrome di Marsiglia contro la Tunisia.
Dopo un primo salvataggio di Campbell, è Scholes a sfiorare il vantaggio con una schiacciata di testa su cross di Le Saux, ma i riflessi di El Ouaer tengono in piedi gli africani.
Sempre il portiere tunisino, poco dopo, toglie a Sheringham il premio per il miglior gol del Mondiale, volando per alzare sopra la traversa un gran tiro al volo dai 25 metri dell’attaccante dello United.
A 2 minuti dall’intervallo l’Inghilterra passa, grazie a una punizione di Le Saux che nel mucchio trova la testa di Shearer, El Ouaer battuto e negli spogliatoi si va sull’1-0.
Nella ripresa la Tunisia prova a scuotersi, ma non va oltre un tiro di Baya che sorvola la traversa di Seaman, e come nel primo tempo viene colpita nel finale: stavolta è Scholes a entrare nel tabellino dei marcatori, controllando al limite dell’area un pallone servito da Ince e infilandolo in rete con un gran destro a giro.
I primi 2 punti li ha conquistati anche la Romania, prossimo avversario dell’Inghilterra nel secondo match di Tolosa che per chi vince significa qualificazione.
Hoddle conferma in blocco i titolari, ma perde dopo mezz’ora Ince per un guaio muscolare, e lo sostituisce David Beckham, ai primi passi in un campionato del Mondo.
Le emozioni si concentrano tutte nei secondi 45 minuti: passa subito la Romania con Moldovan, abile su cross di Hagi a liberarsi di Adams con uno stop di petto ed eludere l’uscita di Seaman in spaccata.
Sheringham è costretto ad uscire, rimpiazzato dal diciottenne Owen e proprio l’attaccante del Liverpool pareggia i conti al 79′, avventandosi sul cross basso di Shearer smorzato da Scholes ma come insegnano i latini, spesso il veleno è nella coda, e proprio ad un passo dai titoli di coda arriva l’ennesima beffa nella storia della nazionale inglese, quando il taglio di Petrescu trova la copertura troppo morbida di Le Saux e la tardiva uscita di Seaman e sfocia inevitabilmente nel gol del definitivo 2-1.
Il turno lo passa la Romania, l’Inghilterra viene agganciata a quota 3 dalla Colombia e deve giocarsi il secondo posto utile proprio nello scontro diretto di Lens contro i Cafeteros.
Southgate lascia spazio sulla destra a Gary Neville, mentre Batty e Sheringham non recuperano dai rispettivi acciacchi spalancando le porte dell’11 iniziale ai 2 subentrati nel turno precedente, Owen e Beckham. Proprio l’esterno del Manchester United crea la prima palla gol pennellando un cross proprio sul sinistro di Le Saux, che però non trova la porta da ottima posizione.
Da un traversone di Owen nasce invece il gol del vantaggio inglese: Bermudez rinvia di testa proprio su Anderton, che stoppa e conclude in un secondo centrando lo spiraglio giusto nella porta di Mondragon. Owen ha subito la chance per raddoppiare, ma spara alto da posizione defilata.
Si arriva così al minuto 29, quando Preciado atterra Ince ai 25 metri ed è punizione: come tutte le altre concesse quando lui è in campo, anche questa la batte David Beckham, e come molte altre, anche questa la mette nell’angolino basso, là dove Mondragon non può arrivare, ed è 2-0 Inghilterra.
Ci si attende la reazione colombiana nella ripresa, ma è per 2 volte Scholes a sfiorare il tris, prima con un destro da fuori smanacciato in angolo da Mondragon, poi con una rovesciata dal limite dell’area piccola che esce per questione di millimetri.
Finisce 2-0, e l’Inghilterra, seppur da seconda nel girone, si qualifica per gli ottavi di finale.
Ovvio che l’accoppiamento non sia dei più agevoli, ma a 16 anni dalla guerra delle Falkland e a 12 dalla Mano de Dios, gli dèi del calcio dicono ancora una volta Argentina, che ha vinto il gruppo H a punteggio pieno e senza subire reti.
Owen e Beckham si sono guadagnati la conferma, così come Neville, e quindi in panchina vanno Southgate, Batty e Sheringham.
I primi 10 minuti sono per cuori forti: botta e risposta dal dischetto tra Batistuta e Shearer, e dopo nemmeno 600 secondi siamo già sull’1-1.
Ma l’inerzia è tutta dalla parte dell’Inghilterra, che dopo soli 6 minuti completa la rimonta con Owen: controllo di tacco per lanciarsi in campo aperto, Chamot e Ayala saltati e destro che toglie le ragnatele dall’incrocio dei pali.
Al tramonto del primo tempo però, l’Argentina, non particolarmente brillante, trova il pari con uno schema su calcio di punizione: tutti si aspettano il tiro di Batistuta che invece libera Javier Zanetti, abile poi a infilare Seaman di sinistro.
Si va al riposo dopo un primo tempo tra i più divertenti del Mondiale, ma al rientro in campo la partita si sposta sul piano dei nervi.
Simeone entra duramente su Beckham, quasi con l’idea di provocarlo, e l’inglese cade con tutte le scarpe nella trappola del Cholo.
Da terra gli rifila un calcetto dietro il ginocchio, non così violento da giustificare la caduta.
Dunque l’Inghilterra si trova a dover giocare l’intero secondo tempo in 10 contro 11.
Regge alla grande, anche perchè l’Argentina non è in gran serata, e non offende più di tanto neppure nei 30 minuti di extra time.
L'Inghilterra con Sol Cambpell segna di testa ma l'arbitro misteriosamente annulla(forse perchè Shearer disturba il portiere?).
Come 8 anni prima in Italia, si va ai rigori.
Allora di fronte c’era la Germania, oggi l’Argentina, le storiche rivali degli inglesi.
Tira per prima l'Argentina, con Berti che segna, e pareggia subito capitan Shearer con un bolide sotto la traversa.
Tocca a Hernan Crespo, che ha sostituito el Piojo Lopez, ma Seaman battezza l’angolo alla sua sinistra e para.
L’occasione per portare avanti l’Inghilterra ce l’ha Ince, ma il suo rigore è la copia esatta di quello precedente e Roa intercetta.
Juan Sebastian Veron non si scompone e come Shearer tira forte sotto la traversa non lasciando scampo a Seaman, poi è Paul Merson a realizzare con un destro che piega la mano a Roa.
Il quarto penalty lo segnano sia Gallardo che Owen, e si arriva all’ultima esecuzione, che l’Argentina affida ad Ayala e l’Inghilterra a Batty: il difensore segna con un brivido, con Seaman che sembrava in grado di intervenire, mentre il tiro del mediano di Leeds è forte ma poco angolato e per Roa non è neanche troppo difficile intervenire.
Ancora una volta fuori ai rigori.
Se quelli contro la Germania erano una novità nella storia dell’Inghilterra ai Mondiali, questi rappresentano uno straziante dejà-vu. La partita si era indirizzata ai rigori ma quello che nel ’90 era accaduto a Pearce e Waddle stavolta la sorte lo riserva al povero Batty.
Nessuno in realtà imputerà a lui la colpa dell’eliminazione ma quasi tutti oltremanica la addosseranno al loro numero 7, Beckham: per 8 lunghi anni non verrà visto di buon occhio nelle sue uscite con la nazionale di Sua Maestà, finchè una sua opera d’arte su calcio piazzato, una delle tante, consentirà all’Inghilterra di battere l’Ecuador e qualificarsi per quarti di finale dei Mondiali di Germania 2006.


MONDIALE 2002(QUARTI DI FINALE)
La nazionale inglese che parte per l’estremo Oriente si presenta ai nastri di partenza, per l’ennesima volta, candidandosi ad un ruolo da protagonista.
Nel girone eliminatorio avevano, tra l'altro, bastonato 1-5 la Germania in casa loro.
Gli inglesi sono inseriti con Argentina, Svezia e Nigeria, in quello che è considerato all’unanimità il più difficile degli 8 gruppi.
La squadra è fondata su 2 centrocampisti del Manchester United di Sir Alex Ferguson, David Beckham e Paul Scholes, a cui potremmo aggiungere anche Nicky Butt.
La difesa titolare, davanti all’eterno Seaman, è tra le più giovani del torneo, con età media 24 anni: ci sono Patty Mills e Ashley Cole sugli esterni, e a far coppia con Campbell al centro della difesa c’è Rio Ferdinand, che rispetto a Francia ’98 è passato dal West Ham al Leeds per la cifra record di 18 milioni di sterline e ha scalato le gerarchie, approfittando dell’addio di Tony Adams.
Il centrocampo lo gestisce Trevor Sinclair, mentre in attacco c’è l’imbarazzo della scelta: a Owen e Sheringham, che già abbiamo incontrato, si aggiungono Emile Heskey, Robbie Fowler e Darius Vassell.
A gestire il gruppo, fin dalle qualificazioni, c’è Sven Goran Eriksson, primo non inglese a sedersi sulla panchina della nazionale di Sua Maestà, che predilige come schieramento tattico il 4-4-2 ormai divenuto un classico.
L’esordio è contro la Svezia, che vanta ben 5 giocatori militanti in Premiership e che quindi conoscono alla perfezione praticamente tutti i loro avversari (il solo Hargreaves milita all’estero, al Bayern).
Le squadre iniziano studiandosi a vicenda e al 24′ arriva la prima occasione, che l’Inghilterra trasforma in gol: corner da sinistra di Beckham, la palla finisce con metronomica precisione verso Sol Campbell che arriva da dietro, l’uscita di Hedman è da codice penale e il difensore dell’Arsenal insacca, 1-0.
La Svezia reagisce timidamente e al minuto 59 gli scandinavi concretizzano quanto creato: su un lancio dalla retrovie Mills si complica la vita da solo e rinvia sui piedi di Alexandersson, controllo per spostarsi la palla sul sinistro e conclusione non troppo angolata che Seaman, parzialmente giustificabile dalla visuale coperta, riesce solo a toccare, 1-1.
Owen tenta di scuotere i suoi con un destro a fil di palo, ma si resta in parità.
Heskey e Alexandersson gettano via 2 tiri da ottima posizione e nell’ultimo minuto di recupero Larsson ha l’infelice idea di imitarli, angolando troppo il destro e non punendo Cole per uno sciagurato intervento che lo aveva lanciato in porta.
Termina 1-1.
Ora tocca all’altra grande nemica: l’Argentina.
I rigori di Saint-Etienne sono troppo vicini per essere stati dimenticati e la Svezia ha battuto la Nigeria, quindi una sconfitta per i Three Lions vorrebbe dire eliminazione praticamente certa.
Kily Gonzalez prova subito a spaventare Seaman, ma il suo tiro è nulla rispetto a quello di Owen, che poco dopo coglie il palo con un diagonale di destro.
Batistuta può sbloccarla di testa dal limite dell’area piccola, ma la sfiora soltanto e Seaman blocca; poi la partita si addormenta fino all’ultimo minuto del primo tempo, quando Owen riceve palla sul lato corto dell’area di rigore e salta con una finta Pochettino che lo atterra.
Collina è lì, e non può far altro che indicare il dischetto.
Cavallero non prova neanche a tuffarsi, tanto è ben calciato il rigore di Beckham e l’Inghilterra passa in vantaggio al tramonto dei primi 45 minuti di gioco.
Nonostante questo, sono proprio gli inglesi a iniziare meglio la ripresa e Owen fallisce da pochi metri il diagonale del 2-0.
Cavallero evita il crollo di buona parte dello stadio neutralizzando il tiro al volo dai 30 metri di Scholes, che in caso di esito migliore avrebbe chiuso le votazioni per il miglior gol del Mondiale.
Stessa identica cosa si può dire del tiro a incrociare tentato da Sheringham poco dopo, ma anche in questo caso Cavallero dice no.
Meno impegnato è il suo collega Seaman, che si sporca i guanti solo nel finale, ma lo fa con un riflesso portentoso che impedisce a Pochettino, che ha colpito di testa su corner, di farsi perdonare il fallo da rigore su Owen.
La vendetta è servita, l’1-0 dell’Inghilterra porta i Leoni a quota 4 con la Svezia e costringe l'Argentina a vincere l’ultima partita per non andare a casa.
Non succederà.
La Svezia si guadagna il primo posto pareggiando 1-1, ma grazie soprattutto allo 0-0 che gli inglesi, pur qualificandosi, concedono alla Nigeria con una partita su ritmi a dir poco blandi.
Ad uscire vive dalla gabbia sono dunque Inghilterra e Svezia, mentre insieme alle aquile nigeriane resta dentro la carcassa argentina, e con lei una delle maggiori pretendenti al trono.
Gli ottavi di finale mettono di fronte agli uomini di Eriksson l’insidiosa Danimarca, che ha eliminato i campioni uscenti della Francia qualificandosi insieme all’esordiente Senegal.
E’ una partita a senso unico, i danesi vengono aggrediti da subito e trafitti già al 5′ da Ferdinand, di testa su corner di Beckham.
Raddoppia Owen da 2 passi, sfruttando un rimpallo che lo libera solo davanti a Sorensen, e chiude il conto Heskey un minuto prima dell’intervallo, con un piattone che trova impreparato il portiere danese.
I secondi 45 minuti sono un allenamento.
Quarti di finale il Brasile del trio Ronaldo-Ronaldinho-Rivaldo.
Partono meglio gli inglesi però, e al 23′ passano con Owen, abile a sfruttare un disimpegno difensivo censurabile di Lucio e ad infilare Marcos.
Il Brasile prende in mano le operazioni alla ricerca del pari, ma la resistenza inglese crolla solo al 45′, quando Ronaldinho percorre 50 metri palla al piede e smista a destra per Rivaldo, che trafigge Seaman per quell’1-1 che è anche risultato finale del primo tempo.
5 minuti della ripresa e la partita si trasforma in un incubo per l’Inghilterra: punizione a giro di Ronaldinho che da apparente cross diventa un tiro in porta, Seaman è troppo avanti e si fa beffare dalla parabola del Gaucho e il 2-1 verdeoro è cosa fatta.
Lo stesso Ronaldinho si fa cacciare al 57′ per un’entrataccia su Mills e la superiorità numerica sembra rinvigorire la squadra inglese, stordita dal tremendo uno-due subito a cavallo dei 2 tempi, ma a parte un tiro deviato proprio di Mills non si ricordano occasioni da gol per Owen e compagni: termina 2-1 per il Brasile.


MONDIALE 2006(QUARTI DI FINALE: ELIMINAZIONE AI RIGORI)
In panchina c’è ancora Sven Goran Eriksson.
In porta troviamo Paul Robinson e davanti a lui i centrali di difesa sono il confermato Rio Ferdinand e il capitano del Chelsea John Terry.
Le fasce sono occupate da Gary Neville e Ashley Cole, che sostengono gli esterni di centrocampo David Beckham e Joe Cole, mentre in mezzo al campo Steven Gerrard e Frank Lampard.
Davanti Michael Owen e Wayne Rooney, più veloce e tecnico.
Rooney che verrà convocato nonostante non fosse al meglio della forma per via di un infortunio.
Ci sono inoltre riserve di lusso, come il veterano Campbell e Jamie Carragher in difesa, Owen Hargreaves e Michael Carrick a centrocampo, e davanti un giovanissimo Theo Walcott, che di anni deve ancora compierne 18 e Crouch.
Il girone appare abbastanza ben definito già in partenza, e forse per la prima volta i pronostici della vigilia saranno rispettati appieno: c’è la Svezia, il Paraguay di Santa Cruz ed infine c’è la matricola Trinidad e Tobago.
L’esordio vede l’Inghilterra opposta al Paraguay e per i Leoni la partita si mette subito bene dopo 3 minuti: Gamarra prima commette fallo su Joe Cole, poi sulla punizione di Beckham buca il proprio portiere Villar sbagliando l’anticipo di testa, 1-0 Inghilterra.
Provano molto da fuori le 2 squadre, ma né Riveros da una parte, né Lampard e Beckham dall’altra centrano il bersaglio.
Valdez ci va più vicino con una girata da dentro l’area, ma sfiora soltanto il legno alla destra di Robinson, e si va negli spogliatoi sull’1-0.
Valdez sembra poter creare pericoli da un momento all’altro, ma Lampard costringe per 2 volte il subentrato Bobadilla a deviare in angolo un tiri dal limite dell’area.
Finisce così, un 1-0.
I prossimi avversari sono i caraibici di Trinidad e Tobago, capaci di imporre lo 0-0 alla Svezia, e Lampard inizia riservando loro lo stesso trattamento del turno precedente, impegnando il portiere Hislop dalla distanza, ma Owen sbaglia clamorosamente sulla ribattuta.
Joe Cole va via a sinistra e pesca Crouch in area, ma il destro in spaccata trova la copertura sul primo palo ancora di Hislop; poi Robinson dimostra ancora evidenti lacune in uscita, ma quella sul corner di Yorke non viene punita da Stern John, che manda fuori.
Dopo tante conclusioni da fuori, Lampard decide di avventurarsi in area, ma sull’assist di Owen riesce incredibilmente a spedire in curva dal limite dell’area piccola; peggio di lui fa Crouch, che da posizione più centrale e con l’avversario più vicino a 5 metri, scaraventa a lato un cross perfetto di Beckham.
Gli uomini di Beenhakker subiscono il gioco inglese, ma appena mettono in area cross decenti trovano in Robinson un grande alleato: è il 40′ quando esce quasi al limite dell’area facendosi anticipare da Lawrence e costringendo Terry al salvataggio miracoloso sulla linea per anticipare Stern John.
L’intervallo porta con sé la sensazione che per Trinidad un altro pareggio a reti bianche non sia poi così lontano, e Owen rincara la dose sciupando di testa da pochi metri una punizione di Beckham.
E’ l’ultimo acuto del Pallone d’Oro 2001, che lascia spazio a Rooney, ma il suo ingresso non cambia le cose: Crouch si mangia l’1-0 di testa e Lampard butta via altre 2 ottime occasioni calciando prima su Hislop e poi a lato.
Sembra una partita stregata per l’Inghilterra, ma a 7 minuti dalla fine Crouch ha una seconda occasione identica alla precedente, e questa volta il cross di Beckham lo tramuta in oro, con un colpo di testa che brucia Hislop: 1-0.
La partita di Trinidad e Tobago finisce lì, subiscono il raddoppio praticamente subito, dopo aver tenuto per oltre 80 minuti e la firma è di Gerrard, opaco fino a quel momento, che trova l’angolo lontano con un sinistro dal limite.
Il gruppo B si chiude con Svezia-Inghilterra, entrambe bisognose di un punto rispettivamente per passare il turno e tenere il primo posto, ma dopo 4 minuti cede di schianto il legamento crociato di Michael Owen, il cui talento è paragonabile solo alla sua sfortuna, e per 10 mesi non lo si vedrà più calcare un terreno di gioco.
C’è una partita da giocare però e Joe Cole accende i fuochi d’artificio al 33′, infilando Isaksson con un superbo esterno destro a uscire dai 25 metri.
In avvio di ripresa pareggia Allback, in anticipo di testa su corner di Linderoth, approfittando delle non eccelse doti in marcatura di Beckham e la Svezia sfiora più volte il vantaggio con Larsson e Ljungberg, ma gli inglesi reggono.
Da Kaiserslautern arriva la notizia del doppio vantaggio del Paraguay, che manda avanti automaticamente gli scandinavi e l’inevitabile calo di concentrazione viene punito da Gerrard, che si inserisce sul secondo palo e di testa mette in rete il cross di Joe Cole.
Nel primo minuto di recupero, però, su rimessa lunga di Edman, Campbell e Robinson non si intendono, il centrale dell’Arsenal liscia clamorosamente il pallone e Larsson può siglare il definitivo 2-2.
Gli ottavi di finale mettono di fronte gli uomini di Eriksson all’Ecuador, secondo dietro la Germania padrona di casa: parrebbe un accoppiamento non impossibile, ma all’11′ Carlos Tenorio è solo davanti a Robinson con la porta spalancata, e solo un recupero prodigioso di Ashley Cole gli nega il gol deviando il pallone sulla traversa.
L’Inghilterra nel primo tempo sembra stanca e i sudamericani non hanno intenzione di alzare i ritmi, ma al quarto d’ora della ripresa Beckham cancella definitivamente dalla mente degli inglesi il rosso rimediato contro l’Argentina 8 anni prima, trasformando uno dei suoi calci di punizione e portando in vantaggio i Three Lions.
Castillo prova subito a rimettere a posto le cose, ma Robinson dice no, e Lampard sbaglia il 2-0 dopo una grande azione di Rooney, ma il risultato non cambia più: l’Inghilterra è ancora una volta ai quarti di finale, come nel 2002.
Allora capitò il Brasile poi vincitore, stavolta c’è il Portogallo di Luis Figo e Cristiano Ronaldo, non paragonabile a quei verdeoro ma comunque una signora squadra.
E’ paradossalmente la più brutta partita giocata fin lì sia dagli inglesi che dai lusitani e il primo tempo finisce con una sola potenziale occasione creata senza successo da Tiago al 13′.
Lampard ciabatta fuori un corner calciato da Beckham che l’aveva trovato completamente libero di coordinarsi, e lo stesso fa Joe Cole 6 minuti dopo, mandando alto dopo un liscio clamoroso di Rooney.
Ci tocca restare sull’attaccante del Manchester United, perché poco dopo con un pestone rifilato a Carvalho in una parte molto intima del corpo si guadagna il rosso diretto, lasciando i suoi in 10.
Il Portogallo prova a sfruttare la svolta della gara e Figo chiama Robinson alla parata con un velenoso destro a giro, ma l’occasione più clamorosa ce l’ha il giovane Aaron Lennon, entrato per Beckham, che dopo una respinta infelice di Ricardo conclude debolmente tra le sue braccia con l’intero specchio della porta aperto davanti a sé.
Niente da fare, 90 minuti non bastano, servono almeno i supplementari per decidere l’avversario della Francia in semifinale.
Ma tranne un colpo di testa fallito da Crouch a un metro dalla porta, di occasioni da gol non se ne vedono e il passaggio del turno si decide dagli 11 metri.
L’Inghilterra parte malissimo ed è sotto già dopo il primo rigore che Simao segna e Lampard si fa parare, ma la parità viene subito ristabilita dal palo di Viana unito alla trasformazione di Hargreaves. Quando anche Petit angola troppo la conclusione, Gerrard ha l’opportunità di portare avanti i suoi, ma tira dallo stesso lato di Lampard e per sua sfortuna Ricardo fa lo stesso, intercettando anche il rigore del capitano del Liverpool.
Helder Postiga spiazza Robinson e obbliga Carragher a non fallire, pena il match point sul destro di Ronaldo.
Carragher segna, ma conclude prima che l’arbitro Elizondo abbia fischiato ed è costretto a ripetere. Non è decisamente una gran serata per i Reds e dopo Gerrard sbaglia anche il vice capitano, che cambia angolo e trova la terza parata di Ricardo.
A Robinson non riesce il miracolo nell’ultima esecuzione e il sipario sul Mondiale dell’Inghilterra cala.
1990, 1998 e ora anche 2006.
Non sono bastate nemmeno le grandi prestazioni individuali, il gran Mondiale disputato dal quartetto di centrocampo Beckham-Lampard-Gerrard-J.Cole e da Owen, per quel poco che le sue ginocchia gli hanno concesso.
Finirà il mandato di Eriksson, trascinandosi via l’ottimismo portato dal tecnico svedese dal suo arrivo, nonostante le 2 uscite ai quarti di finale, e per l’Inghilterra inizia a materializzarsi l’etichetta di eterna incompiuta, di squadra che nonostante i favori del pronostico le sorridano non riesce a fare il salto di qualità.


MONDIALE 2010(OTTAVI DI FINALE)
La Football Association esonerato Eriksson si affida al secondo manager straniero della sua storia, che come il primo ha allenato e vinto in Italia: Fabio Capello.
L’Inghilterra nel girone di qualificazione, in cui tra l’altro riappaiono i croati, fa quello che vuole: vince 9 partite su 10, di cui le prime 8 consecutive, chiude con 34 gol segnati, la solita difesa impenetrabile ne concede appena 6 e passa come prima precedendo l’Ucraina, unica squadra ad averla sconfitta ma a qualificazione già ottenuta.
9 dei 34 gol li segna uno che dall’ultimo Mondiale non è uscito proprio benissimo, Wayne Rooney. Oltre a lui troviamo Jermain Defoe e i colossi riconfermati da Germania 2006, Emile Heskey e Peter Crouch.
Ma nonostante Beckham abbia abdicato, è ancora il centrocampo il punto di forza della squadra. Lampard, Gerrard e Joe Cole sono ancora al loro posto, lo Spice Boy è stato sostituito nello starting 11 da Aaron Lennon e le alternative sono di primissimo ordine: da Manchester, sponda City, arrivano Gareth Barry e Shaun Wright-Phillips, mentre Michael Carrick rappresenta assieme a Rooney lo United e a loro si aggiunge James Milner dall’Aston Villa.
La difesa è orfana del suo leader e ora anche capitano, Rio Ferdinand, infortunatosi al ginocchio: la fascia passa a Gerrard, mentre il numero 5 se lo prende Michael Dawson, ma non è la stessa cosa.
Gli eventuali sostituti, da schierare accanto all’inamovibile John Terry, ci sarebbero anche, ma per vari motivi né Matthew Upson, né Jamie Carragher, né Ledley King fanno dormire sonni tranquilli, a tal punto che delle 3 partite del gironcino ne giocheranno una a testa.
Glen Johnson e Ashley Cole sulle fasce, con Stephen Warnock come polivalente vice, e infine arriviamo a quello che dal 2002, dal canto del cigno Seaman, è il vero grande problema, tuttora irrisolto, dell’Inghilterra: il portiere.
Di Paul Robinson, non esattamente una sicurezza nel 2006, non è rimasta neanche l’ombra, e i nuovi portieri scelti da Capello sono Robert Green del West Ham e il giovane Joe Hart del Birmingham.
E il terzo? Il terzo c’era anche in Germania ed Eriksson gli preferì tra le polemiche Robinson, ma stavolta, esclusa la prima partita, in porta gioca lui, che si chiama David James, che gioca nel Portsmouth e che di anni sta per compierne 40.
Il sorteggio riserva all’Inghilterra avversarie paradossalmente più deboli di quelle incontrate nelle eliminatorie: ci sono gli Stati Uniti, che evocano brutti ricordi vecchi di 60 anni e che dalla Premier League hanno pescato 8 giocatori.
C’è l’Algeria, assente dal 1986 e c’è la Slovenia, qualificatasi vincendo lo spareggio a spese della ben più quotata Russia.
Il primo posto sembra già scritto, gli inglesi non dovrebbero avere troppi problemi a conquistarlo, ma uno scheletro a stelle e strisce si sta svegliando per uscire dal suo armadio dopo oltre mezzo secolo: si parte con Inghilterra-Stati Uniti.
Eppure l’inizio dei Leoni non è affatto male, Gerrard segna dopo soli 4 minuti l’1-0 su assist di Heskey e la partita sembra mettersi sui binari giusti.
Gli americani reagiscono subito però, e prima sfiorano il pari con Altidore, poi lo acciuffano con un tiro da fuori di Dempsey, su cui Green tenta senza successo di bloccare il pallone ottenendo solo una figuraccia.
Heskey in avvio di ripresa spara su Howard il possibile 2-1 a tu per tu col portiere dell’Everton, e Green salva con l’aiuto della traversa il possibile vantaggio statunitense di Altidore.
Gli ultimi 30 minuti sono un assedio inglese, ma né Johnson, né Rooney, né Lampard centrano il bersaglio, e per la seconda volta in 2 incroci mondiali, gli Stati Uniti escono indenni dalla sfida.
Nel frattempo la Slovenia balza in testa con l’1-0 sull’Algeria e proprio i nordafricani ultimi in classifica sono i prossimi avversari dell’Inghilterra.
Bisogna vincere a tutti i costi per evitare pericolosi calcoli nell’ultimo turno ma Lampard e Gerrard non impensieriscono più di tanto M’Bolhi con i loro tentativi iniziali.
Fanno altrettanto Rooney ed Heskey, quest’ultimo nonostante una deviazione favorevole, e nonostante un sicuro James non debba compiere interventi particolarmente complessi, oltre lo 0-0 non si va.
Per non avere sorprese, a questo punto serve un successo sulla Slovenia, che con 4 punti è ancora in testa.
L’Inghilterra impiega un quarto d’ora a carburare, ma poi esonda travolgendo i malcapitati avversari, che subiscono il gol di Defoe al 23′ e devono ringraziare fato e Handanovic se non incassano un passivo peggiore: Lampard, Rooney, Gerrard e Defoe ci provano in tutti i modi, ma rischiano anche la beffa sui tentativi di Novakovic e Birsa, respinti dalla difesa inglese.
L’1-0 andrebbe bene a entrambe per qualificarsi, ma il sogno sloveno si infrange nel recupero, quando arriva la notizia del vantaggio americano firmato Donovan che non solo manda avanti gli yankees, ma li proietta anche al primo posto scavalcando gli uomini di Capello.
Lo scherzo rifilato all’Inghilterra dagli ex sudditi, come li definì Matthews, costa carissimo alla nazionale di Sua Maestà, che dopo aver assaporato un tranquillo ottavo di finale contro il Ghana con vista sui quarti, si ritrova a dover affrontare per l’ennesima volta la Germania, e come sappiamo non si tratta di una partita come tutte le altre.
James deve salvare subito su un destro ravvicinato di Ozil, ma esce tardissimo al minuto 20, quando un rinvio del collega Neuer finisce a Klose, che dopo aver vinto il corpo a corpo con Upson sigla l’1-0.
Non è finita: passano 11 minuti, Muller se ne va sulla destra e trova dal lato opposto Podolski, che liberissimo ha il tempo di controllare e infilare James tra le gambe, 2-0 Germania in poco più di mezz’ora.
Lo stesso Podolski e Klose divorano il 3-0 poco dopo e l’orgoglio inglese si manifesta finalmente al minuto 37, con Upson abile a sfruttare sia il cross perfetto di Gerrard che l’uscita avventurosa di Neuer per firmare il 2-1.
Prima dell’intervallo Lampard pareggia, con un gran pallonetto dal limite che scavalca Neuer e batte prima sulla traversa e poi un metro oltre la linea di porta, per tornare successivamente in campo.
O meglio, Lampard avrebbe pareggiato, ma in realtà il risultato non cambia, perché a 44 anni dal gol fantasma di Hurst la legge del contrappasso punisce gli inglesi e l’assistente Espinosa non corre verso il centro del campo, inducendo l’arbitro Larrionda, che data la facilità della decisione poteva anche rinnegare il guardalinee, a non convalidare la rete.
Un’altra traversa(2 più il gol fantasma) Lampard la coglie a inizio ripresa su punizione, cementando l’idea che l’Inghilterra possa raggiungere il pari nonostante il furto con scasso appena subìto.
Arrivano miracoli del portiere tedesco su tiri ravvicinati ma la squadra di Joachim Low tra il 67′ e il 70′ raddoppia il suo bottino di gol.
Merito di Muller, che in contropiede prima conclude un’azione da manuale bucando James sul suo palo, e poi griffa il definitivo 4-1 facendosi trovare solo in area dopo la galoppata solitaria di Klose.
Nonostante la batosta però, l’Inghilterra può recriminare eccome: i rimpianti di questo Mondiale non sono tutti dovuti a errori propri, ma anche alla sfortuna.
Certo, di sbagli ce ne sono stati e anche gravi ma non si può non ricordare che prima del gol di Donovan, l’Inghilterra era nella parte meno complessa del tabellone, con Ghana agli ottavi e probabilmente Uruguay ai quarti, e in un attimo si è vista scaraventare in un inferno dove, avesse eliminato la Germania, si sarebbe trovata di fronte l’Argentina ed eventualmente la Spagna.
E poi l’incredibile gol non assegnato a Lampard, molto più evidente e clamoroso di quello di Hurst nel ’66, che sul risultato di 2-1 poteva non solo pareggiare la partita, ma metterla sui binari preferiti dagli inglesi.


MONDIALE 2014(GIRONE PRELIMINARE)
Fabio Capello non è più al suo posto, rimpiazzato da Roy Hodgson.
Insomma, avendone ormai passate di tutti i colori, i tifosi inglesi possono quantomeno sperare che il peggio sia passato, che ogni tipo di rimpianto sia stato ormai assaporato, che il conto con la sorte aperto da Hurst sia stato saldato da Lampard ma come vedremo non sarà così.
Vengono lasciati a casa i grandi vecchi: Rio Ferdinand, Michael Carrick, Ashley Cole e John Terry(per problemi con la FA).
In porta Hart, poi tanti giovani di belle speranze: Sterling, Jones, Sturridge, Wilshere, Barkley, Chamberlain, Shaw.
Vengono convocati anche Lallana e Lambert, protagonisti con Shaw, di una grandissima stagione al Southampton.
L'esperienza invece sarà fornita da Wayne Rooney, Frank Lampard, Steven Gerrard, Cahill, Jagielka, Glen Johnson.
Gli inglesi vengono sorteggiati nel girone di ferro: Italia, Uruguay, Costa Rica.
L'esordio è a Manaus subito contro l'Italia.
Gli inglesi partono meglio sfiorando il gol in più circostanze(diversi tiri da lontano più la gran botta di Sterling che fa gridare all'eurogol e l'ottimo tiro di Henderson respinto dal portiere italiano) ma poi piano piano l'Italia comincia a fare uno sterile possesso palla ma son sempre gli inglesi a rendersi pericolosi prima con Welbeck che salta Paletta e mette in mezzo ma il tiro è deviato in corner da pochi passi.
Tuttavia al 33esimo è l'Italia a passare con Marchisio che segna dalla distanza sugli sviluppi di un corner.
Passano appena 3 minuti e Rooney con un assist geniale mette dentro e Sturridge insacca: 1-1.
Nel recupero del 1t è l'Italia però a sfiorare la rete: salvataggio sulla linea di Jagielka e poi sulla stessa azione palo di Candreva.
Gli inglesi nel 1t possono recriminare anche per un rigore non concesso.
Nella ripresa parte meglio l'Inghilterra che sfiora il vantaggio con Sturridge ma è ancora l'Italia a colpire con un colpo di testa di Balotelli: 1-2.
Sarà un assedio sino al 90esimo con gli inglesi che tireranno da tutte le distanze senza esito.
Nel finale due grandi punizioni di Baines e Gerrard ma Sirigu è attento.
Al 94esimo Pirlo coglie la traversa, finirà 1-2.
Inglesi, immeritatamente sconfitti ma le amnesie difensive si pagano.
Seconda partita con l'Uruguay è subito uno spareggio da dentro o fuori.
L’inerzia del match è prevedibile: l’Inghilterra prova a intavolare una trama mentre i sudamericani aspettano per poter ripartire.
L’Inghilterra tira nello specchio due volte: prima su corner (testa di Rooney che colpisce l’incrocio al 31’ a porta vuota) e su una ripartenza (al 41’ ancora Rooney trova Sturridge in profondità che aggira i centrali molto lenti).
Ma si rende anche pericolosissima con una punizione sempre di Rooney che esce di pochissimo.
Sull’altro fronte i sudamericani trovano comunque pochi spazi.
Non a caso la rete del vantaggio arriva nell’unica occasione in cui Lodeiro s’infila in mezzo ai due interditori e crea la superiorità: al 39’ Cavani scucchiaia per Suárez, che grazie alla concessione di Jagielka imbuca Hart.
Al rientro in campo la nazionale dei Tre Leoni rischia di chiudere anzitempo la sua avventura in Brasile, un approccio particolarmente morbido concede molti spazi all’Uruguay che specialmente al 52’ trova l’imbucata con Cavani, ma a tu per tu col portiere il centravanti platense allarga troppo il piattone destro.
È la scossa che fa rinsavire gli uomini di Hodgson.
Nell’azione successiva Baines trova la linea di fondo e butta in mezzo per Rooney ma il tap-in del numero 10 non è incredibilmente vincente.
La sua maledizione nella Coppa del Mondo si spezza solo al 75’ (dopo 765 minuti disputati, ovvero più di dodici ore, ha segnato la prima rete nella massima competizione Fifa) quando appoggia in rete un pallone d’oro datogli da Johnson.
Hodgson non ha fatto grossi stravolgimenti, si è limitato a scambiare posizione alle due ali e sostituirle con Barkley e Lallana, a insistere con la spinta sulle fasce.
La scelta ha parzialmente pagato, con i tagli sull’esterno di Sturridge, appena Johnson è riuscito a saltare l’uomo e mettere dentro il pallone ha trovato l’inserimento di Rooney.
Tuttavia l'Uruguay colpisce a cinque dal termine: rinvio del portiere uruguagio, Gerrard che spizza la palla di testa all'indietro ma ironia della sorte trova Suárez(oltre i due centrali inglesi di almeno 1 metro ma ovviamente non è fuorigioco) che riceve il pallone e lo scaraventa in porta.
L'Inghilterra è (quasi) fuori.
La terza sfida li vedrà opposti alla Costa Rica.
Gli inglesi passano battendo la Costa Rica ma allo stesso tempo devono sperare che l'Italia batta l'Uruguay.
L'Italia viene sconfitta(e se ne torna a casa), gli inglesi non vanno oltre lo 0-0 contro i costaricani.
Hodgson dà spazio a chi non ne aveva trovato sin lì: Jones, Barkley, Shaw, Smalling ma ne fuoriesce una gara dai ritmi blanti.
Inghilterra che sfiora a più riprese il vantaggio, reclama anche un rigore su Sturridge(abbattuto in area di rigore) ma non basta: finirà 0-0.
E per la prima volta dal 1950 non supera il girone eliminatorio.



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