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martedì 29 luglio 2014

Rivalità e Scontri Nei Derby Di Atene: Panathinaikos v Olympiakos (Basket)

Scontri tra tifoserie nei palazzetti greci di pallacanestro, non dico siano all'ordine del giorno ma quasi.
Soprattutto quando si sfidano Panathinaikos ed Olympiakos.
Tendenzialmente i tafferugli sono provocati ovviamente dalla squadra sotto nel punteggio.
La storia, sino al 2014, recita che il Panathinaikos si è laureato campione di Grecia per 34 volte.
10 invece le vittorie dell'Olympiakos che vinse l'ultimo titolo nel 2012, raggiungendo al secondo posto l'ARIS Salonicco(che non vince dal 1991).
L'ultima squadra ad inserirsi nel duopolio(almeno degli ultimi anni per quanto riguarda l'Olympiakos) fu invece l'AEK Atene che riuscì a vincere il campionato greco nel 2002.


STAGIONE 2001/02
Ad esempio della stagione 2001/02 si giocava alla Glyfada Indoor Hall di Atene(che ospitava l'Olympiakos) e la partita fu sospesa, a 2 minuti dalla fine del terzo quarto, sul 52-62 per il Panathinaikos per tafferugli e scontri sugli spalti.



STAGIONE 2009/10
Stagione 2009/10 sarà ricordata anche per i continui incidenti accaduti prima e durante la gara, in campo e fuori dallo Peace And Friendship, l’ultima sfida della serie con l’Olympiakos che perse 3-1 la serie, con Gara 4 sospesa sul 69-76 quando mancavano 1 minuto e 3 secondi dalla fine(0-20 poi a tavolino).
Ai tempi era il 31° campionato, l’8° consecutivo e il 12° su 13 stagioni.
La gara iniziò anche con 45 minuti di ritardi per tafferugli fra le tifoserie e sospesa un’ora e un quarto fino a quando gli arbitri non sono riusciti a far sgomberare i presidi dei tifosi delle due squadre “montati” dietro i canestri.




STAGIONE 2012/13
Sempre sullo stesso campo nella stagione 2012/13, i tifosi hanno cominciato a lanciare oggetti e fumogeni in campo e contro le forze dell’ordine che vigilavano sulla sicurezza in campo.
Per precauzione i giocatori del Panathinaikos sono fuggiti di corsa negli spogliatoi proprio dopo il lancio di un razzo sul parquet.
Il razzo colpì Bramos alla gamba sinistra.
Inoltre, alcuni tifosi riuscirono ad entrare in campo riuscendo a danneggiare le telecamere che riprendevano il match.
Sospensione avvenne quando mancava da giocare 1 minuto e 27 dalla fine e con il Panthinaikos avanti 72-76(anche qui 0-20 a tavolino e Panathinaikos campione di Grecia).



COPPA DI GRECIA 2012/13
Sempre nel medesimo anno(2013), finale di Coppa di Grecia vinta tanto per cambiare dal Panathinaikos per 81-78 con partita giocata sostanzialmente a porte chiuse dopo che gli arbitri pretesero l'evacuazione dell'impianto in seguito a lancio d'oggetti e incidenti di vario genere.
Nel prepartita, un bengala lanciato dai tifosi del Panathinaikos colpì Kyle Hines che si stava riscaldando.
Dopo 13 minuti è Bramos, guardia del Panathinaikos, ad essere colpito da un oggetto lanciato dai tifosi dell'Olympiacos che porta gli arbitri alla decisione di sospendere la partita e far svuotare l'impianto.
Dopo questa decisione i tifosi vennero a contatto scatenando tafferugli.
Tornata la normalità e senza tifosi sugli spalti (solo 1.800 tifosi per ciascuna delle due squadre erano stati ammessi alla partita), la gara fu decisa da una tripla di Ukic.


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lunedì 28 luglio 2014

Ballpark Hitter Friendly (MLB)

Quali sono i fattori che rendono un Ballpark "Hitter Friendly"?
Ovvero un Ballpark in cui si colpiscono molte valide o fuoricampo.
Tralasciando il caso particolare del Coors Field(Colorado) e la sua altitudine, possiamo schematizzare i seguenti fattori:

1) Il vento
2) Distanza "casa base" - recinzioni
3) Stands vicino al territorio buono quindi zone di foul limitate

Quest'ultimo fattore è molto importante ed ha più ripercussioni sulla partita.
Infatti se da un lato ci sono meno "foul pop-out" è altrettanto vero che questo influenza anche indirettamente la realizzazione di tante run perchè i due starting pitchers per realizzare un out devono fare più lanci.
Ciò ovviamente si traduce nell'utilizzo prematuro del bullpen e quindi nella possibilità, per gli attacchi, di confrontarsi anche con lanciatori non eccelsi.


PARK FACTOR

Il Park Factor(PF) è la media tra Run ed Homerun calcolata tra 2010 e 2013.
Il valore di riferimento per tutti i Ballpark è sempre 100 R e 100 HR.
Nel caso del Coors Field abbiamo 143 R ogni 100 R prodotte in media nel Ballpark e 145 HR ogni 100 HR prodotti che fa appunto +144 (143+145/2).
Nel caso dell'US Cellular Field di Chicago, abbiamo 113 HR ogni 100 e 137 HR ogni 100, ovvero +125.
Invece prendendo il Turner Field, appena sotto come media, abbiamo 100 R ogni 100 R e 97 HR ogni 100 quindi un PF di -97.
Vediamone alcuni in particolare.



COORS FIELD(COLORADO ROCKIES)
E' il Ballpark più estremo grazie alla sua alta quota, il Coors Field rimane lo stadio dove si realizzano più Run, anche dopo l'introduzione di umidificatori per mantenere le palle più secche al contatto con l'aria.
Il park dispone di ampie dimensioni che in realtà ridurrebbero i fuoricampo(347/350 a destra e a sinistra, 415 dal centro, 390/375 nei vicoli), ma il terreno spazioso favorisce ovviamente anche double e triple.



US CELLULAR FIELD(CHICAGO WHITE SOX)
Ballpark buono per chi colpisce di potenza.
I 330 e 335 a destra e sinistra sono abbastanza comuni come distanze, ma i vicoli 375 e 400 al centro del campo aumentati anche dai forti venti lo rendono un campo dove si segna molto.
Tra l'altro nessun muro è superiore a otto metri.
Aree foul strette aiutano battitori.



GLOBE LIFE PARK(TEXAS RANGERS)
Altro campo molto ampio e quasi simmetrico, il Rangers Ballpark è abbastanza profondo e appiattito nei vicoli(390 e 377 piedi) ma guadagna una reputazione come friendly hitter per via dell'aria di Arlington e la mancanza de territorio di foul.



GREAT AMERICAN BALLPARK(CINCINNATI REDS)
Il Ballpark ha angoli 328 e 325 e vicoli 370 piedi e queste dimensioni si combinano con la scarsità di territorio foul, da tenere in considerazione anche qui il fattore vento che conduce le palle nel fiume Ohio.



DODGERS PARK(LOS ANGELES DODGERS)
Dodger Stadium è visto tradizionalmente come un Ballpark a favore dei lanciatori a causa di una combinazione di storia, geometria e tempo meteoreologico, anche se in tempi moderni è abbastanza neutrale(come mostrano le statistiche sopra).
A 330 metri lungo le linee, 375 nei vicoli e un 400 piedi per il centro quindi non è uno stadio piccolo.



THE BIG A(LOS ANGELES ANGELS OF ANAHEIM)
Angoli distano 330 piedi, invece il centro 400 metri, il vicolo destra-centro è appiattito un po' verso casa base, fornendo un leggero vantaggio ai battitori mancini.
Mentre il clima varia notevolmente nei mesi estivi del sud della California: il trend nelle notti più fredde è quello di portare venti che soffiano durante il giorno, rendendo il ballpark amico dei battitori.



AT&T PARK (SAN FRANCISCO GIANTS)
Linea di campo a destra del campo è molto breve 309 metri, 30 metri più corto l'angolo di campo di sinistra. Un angolo ripido, tuttavia, rende il vicolo destro più profondo di quello sinistro (421 Vs 404), con 400 metri dal centro a casa base.
Un alto muro Willy Mays (24 piedi) a destra del campo aiuta a bilanciare il breve portico.
La parete di destra del campo contiene molti archi e angoli strani che hanno causato cattivi rimbalzi meritandosi il soprannome di 'Triple Alley.
In generale, AT & T Park è un ballpark neutro, con giornate estive che favoriscono i battitori ma in caso di aria umida di notte lo rende amichevole ai lanciatori.
Trovandosi sulla Baia è molto spesso attraversato da venti.



TROPICANA FIELD(TAMPA BAY RAYS)
L'unico Ballpark indoor quindi con una chiusura a cupola e con le palle che possono toccare il soffitto e rimanere in gioco o meno.
La zona di foul è molto ampia facilitando il compito ai pitchers.
Essendo chiuso pioggia, vento ed umidità non son fattori da tenere in considerazione.



PETCO PARK(SAN DIEGO PADRES)
Il Center Field di Petco è disposto in una posizione insolita, ciò calma i venti oceanici e offre posti a sedere in tribuna con vista sulla baia di San Diego.
Petco è il Ballpark forse più estremo che favorisce i pitchers di San Diego e frustra i battitori di potenza.
Mentre il centro del campo si trova a 396 metri da casa base, i vicoli di centro-sinistra e centro-destra sono a 402 metri, mentre le linee di campo di sinistra e destra distano rispettivamente 334 e 322 metri.



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venerdì 25 luglio 2014

La Morte Di Tom Simpson Sul Ventoux (1967)



"Non è folle chi corre sul Ventoux ma chi ci ritorna"

Tom Simpson nacque nel 1937 ad Haswell e nel tempo ha assunto le sembianze del personaggio che col suo sacrificio ha accelerato la lotta al doping.
Una fine agghiacciante e che suscitò molto scalpore, anche perchè in diretta televisiva..
Tom Simpson morì in quel paesaggio lunare e spettrale sulle pendici del Mont Ventoux, il monte calvo(o ventoso) come lo chiamano i francesi, battuto spesso dal vento provenzale, fra pietre bianche e mancanza di vegetazione, in una giornata di caldo asfissiante ed infernale che toccò i 45 gradi.
Era il 13 luglio del 1967 e il Tour de France stava vivendo una delle sue giornate più attese e importanti per la classifica generale.
La corsa, un pò a sorpresa, stava per essere vinta da Roger Pingeon, il quale aveva saputo indossare la maglia gialla anticipando gli avversari con una serie di attacchi da lontano.
Tommy Simpson a novembre avrebbe compiuto trent'anni.
A casa l'aspettavano la moglie Helen e i figli Jan e Joanna.
Lui voleva arrivare sul podio a Parigi, voleva portare a casa la maglia gialla (primo inglese a indossarla, arrivò sesto in classifica finale nel '62).
Voleva in particolare smentire tutti coloro che lo consideravano soltanto un corridore adatto alle classiche, non alle gare a tappe.
Aveva già vinto tanto Tommy Simpson, alla vigilia di quel Tour de France.
E avrebbe voluto correre la stagione successiva in Italia.
Era già stato campione del mondo.
Colse il titolo iridato nel '65 a La Sarte, aveva saputo vincere rocambolescamente sfide classiche e leggendarie come la Milano-Sanremo, il Giro di Lombardia, il Giro delle Fiandre, una maratona spietata e infinita come la Bordeaux-Parigi, d'oltre 500 km.
Battendo spesso con arguzia e con astuzia i corridori italiani più celebri del momento.
La regina d'Inghilterra l'aveva già promosso Baronetto.
Ma il Tour de France continuava a rivelarsi ostico e spietato» tremendo e difficile per il simpatico Tommy. Troppo massacrante, con quelle montagne infinite, quel caldo assurdo, quelle tappe che giorno dopo giorno si susseguivano con spietata puntualità, crono e pavé, salite ripetute e ravvicinate.
Eppure non voleva mollare, nonostante tutto.


LA TRAGEDIA: 13 Luglio 1967
Come detto, era il 13 luglio 1967, quel mattino il caldo s'annunciava afoso già all'alba.
Il medico del Tour de France, dottor Dumas, sulla porta dell'hotel marsigliese, fumando la prima sigaretta, alle 6.30 guardava in direzione della Provenza e del Mont Ventoux con addosso molta preoccupazione.

«Ci saranno più di 40 gradi nel pomeriggio su quel monte. Se qualche corridore esagera con qualche pasticca lassù ci scappa il morto».

Al raduno di partenza a Marsiglia, Tommy Simpson incrociò lo sguardo d'un cronista che sapeva essere anche amico, Adriano De Zan, telecronista di talento.
Il dialogo fra i due mette i brividi addosso anche a distanza di una vita.
«Faceva un caldo allucinante quel mattino, mancava l'aria.
La tappa da Marsiglia avrebbe dovuto raggiungere Carpentras, scalando il Mont Ventoux.
Simpson aveva la faccia stanca come chi non ha recuperato le fatiche delle giornate precedenti».
Poi, Simpson prese il via come tutti, cercando di superare le prime fatiche di giornata in attesa della montagna.
Ai piedi del Ventoux si fermò in un piccolo borgo che si chiama Bedoin.
Entrò in un bar a prendere acqua, il gruppo viaggiava a ritmi bassi in attesa della bagarre.
Bevette un sorso di cognac(ai tempi, non di rado, i corridori frequentavano bar durante la corsa).
Un cocktail micidiale, tenuto conto che nelle tasche della maglia poi gli trovarono anche qualche pasticca di simpamina, il doping dell'epoca, quando ancora non si facevano i controlli e i corridori cercavano di vincere con gli anfetaminici quelle fatiche prolungate.
Ma ecco il Ventoux.
Il vento caldo che soffiava dal mare s'attenuava di colpo salendo fra la vegetazione.
Ma dopo Chalet Reynard, la vegetazione spariva.
E il sole picchiava spietato sulle pietre bianche e lunari, togliendo ossigeno all'aria.
Lo scalatore spagnolo Julio Jimenez scattava come sempre, secondo copione, provocando panico fra gli avversari.
Poco più indietro a ritmi meno asfissianti, ecco la maglia gialla Pingeon, Gimondi, Janssen e Tommy Simpson.
Gli altri alle spalle erano in difficoltà e stavano andando alla deriva.
Ma d'improvviso, quasi a 3 km dalla vetta, Simpson comincia a zigzagare, lo sguardo perso nel vuoto, la testa reclinata da un lato.
Cadde, gli spettatori pensano sia stata una sbandata, un incidente meccanico e lo rimettono in sella, lo spingono perché si riprenda e possa seguire gli avversari che gli stavano pedalando al fianco e che adesso se ne stanno andando verso la vetta,
Ma lui spinge sui pedali come un automa, continua a zigzagare, gli avversari lo hanno lasciato, è solo tra la folla che assiste al suo dramma in silenzio, smettendo di vociare, di urlare, intuendo di colpo quanto sta per accadere.
Simpson crolla d'improvviso come inanimato.
Privo di conoscenza.
Accorrono in tanti su di lui, steso ai bordi della strada, quasi che quelle pietre bianche, aguzze e bollenti, gli servissero da ultimo letto.
Accorre anche il dottor Dumas, le prova tutte, aspirazione bocca a bocca, massaggio cardiaco, iniezioni, maschera ad ossigeno.
Arriva anche l'elicottero, che d'urgenza lo trasporta all'ospedale di Avignone, dove non possono far altro che constare la sua morte.
Alle 17.30 del 13 luglio '67.
Ma forse Tommy se n'era davvero già andato lassù, su quella montagna maledetta, mentre gli avversari, i compagni di squadra, cercavano di giocarsi il successo di tappa a Carpentras, quello che colse l'olandese Jan Janssen su Gimondi.
Erano ancora tutti ignari della morte di Simpson, i corridori, quando disputarono quello sprint.
Lo seppero poco dopo e in tanti piansero quel povero ragazzo, turbati da una morte che forse lui stesso prima di ogni altro avrebbe potuto evitare.
Il giorno dopo, il 14 luglio, il Tour non celebrò come nelle altre occasioni la festa nazionale dei francesi.
Da Carpentras a Séte non ci fu vera corsa e nel finale venne concessa via libera a Barry Hoban, l'amico di Simpson, in lacrime sul traguardo.
Il miglior modo per onorare la scomparsa d'un protagonista.
Barry Hoban a distanza di qualche tempo sposò la moglie di Tom, crescendo nel ricordo struggente i suoi figli.
La morte di Simpson accelerò davvero parecchio la messa a punto di ben precise regole del gioco per combattere il doping nel ciclismo e nello sport per impedire a tutti di esagerare, di rischiare davvero la vita su quel terreno minato, ingurgitando prodotti che consentivano di non avvertire così pesante il senso della fatica.
Sino alle conseguenze estreme.



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giovedì 24 luglio 2014

Lo Scandalo Biogenesis: Doping (MLB)

Lo scorso anno alcuni giocatori del campionato di Major League Baseball sono stati accusati di aver assunto sostanze stupefacenti, contenenti nello specifico massicce dosi dell’ormone della crescita, presso la famosa clinica americana di ringiovanimento Biogenesis
La Biogenesis era, come detto, una clinica della Florida specializzata(apparentemente) in  cure dimagranti e terapie ormonali, ma aveva nella lista dei clienti anche alcuni nomi più o meno illustri del panorama sportivo americano.
Questi sportivi non erano però interessati ai trattamenti estetici bensì alle sostanze dopanti che la clinica forniva loro in modo illegale, per scopi ovviamente antisportivi.
Il filone delle indagini è iniziato dalla MLB, dove sono stati accostati alla vicenda 20 giocatori tra cui i Alex Rodriguez (New York Yankees) e Ryan Braun (Milwaukee Brewers).
Rodriguez, esperto terza base, annovera in quasi vent’anni di carriera 14 All Star Game, 3 MVP, 5 AL Home Run Champion, una World Series.
Non da meno è Braun, affermato esterno, Rookie dell’anno nel 2007 e 5 volte All Star.
Braun intanto è già stato sospeso per PED (Performance Enhancing Drugs), ed è conseguentemente senza stipendio fino al termine della stagione, ma le dichiarazioni ed i presunti documenti riservati dell’ex-dipendente della Biogenesis non si fermano e trascinano nello scandalo giocatori dell’NBA, NCAA e MMA (Mixed Martial Arts), oltre a pugili e tennisti. Solo NFL e NHL sembrerebbero per adesso uscirne pulite.


SQUALIFICHE
A Gennaio 2013 il Miami New Times aveva ottenuto delle informazioni segrete riguardanti i dossier medici di tre giocatori MLB (Melky Cabrera dei Toronto Blue Jays, Bartolo Colon degli Oakland Athletics e Yasmany Grandal dei San Diego Padres), che nella stagione 2012 erano risultati positivi ai test antidoping; la testata giornalistica si è però rifiutata di fornire questi documenti ai dirigenti della lega, i quali si sono ritrovati a dover agire per proprio conto al fine di mettere in chiaro la faccenda, anche alla luce delle dichiarazioni del Miami New Times secondo cui vi erano molti altri atleti coinvolti.
A Luglio abbiamo assistito alla sospensione di Ryan Braun dei Milwaukee Brewers, Alex Rodriguez degli Yankees e pochi giorni fa è stato il turno di altri dodici giocatori, tra cui figurava anche l'italo venezuelano Francisco Cervelli, catcher dei New York Yankees.
Mentre i tre sportivi precedentemente citati (Cabrera, Colon e Grandal) non sono stati ulteriormente puniti perché hanno già scontato in precedenza le loro sospensioni, Cervelli e gli altri undici (Nelson Cruz dei Texas Rangers, Jhonny Peralta dei Detroit Tigers, Antonio Bastardo dei Philadelphia Phillies, Jordany Valdespin dei NY Mets, Jesus Montero dei Seattle Mariners, Everth Cabrera dei Padres più i giocatori di Lega Minore Jordan Norberto, Faustino De Los Santos, Fernando Martinez, Sergio Escalona e Cesar Puello) vennero squalificati per 50 partite senza poter ricevere lo stipendio per il periodo stabilito.
Danny Valencia dei Baltimore Orioles e Gio Gonzales dei Washington Nationals sono stati invece dichiarati innocenti.


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martedì 22 luglio 2014

Cheating Pitchers: G.Perry, J.Niekro, R.Honeycutt, M.Pineda (MLB)

Gaylord Perry era noto per la sua doctoring, applicando ogni sorta di sostanze appiccicose per il lancio per ottenere una presa migliore e un "break" maggiore.
Perry ha vinto due premi Cy Young e 314 partite nella sua carriera, guadagnandosi un posto nella Hall Of Fame.

Joe Niekro fratello di Phil Niekro venne scoperto nel lontano 1987.
Ai tempi in una sfida contro gli Angels, la sua knuckleball curvava più del solito e gli avversari s'insospettirono chiedendo per lui un checked out.
Mentre l'arbitro lo controllò, Niekro cercò di gettare via una lima per unghie che aveva nascosto nella tasca posteriore e che aveva usato per strisciare la palla e danneggiarla(il regolamento della MLB vieta ovviamente il lancio di palline danneggiate).
Niekro venne espulso e sospeso.

Rick Honeycutt fu un solido lanciatore per due decenni ed è ora il pitching coach per i Dodgers.
Egli però è ricordato, anche, per il suo tentativo di barare nel 1980.
Honeycutt mise una puntina da disegno nel suo guanto per tagliare la palla e dare più "break".
Venne sospeso per dieci partite.

Nel 2014, Michael Pineda degli Yankees in una sfida contro i Red Sox venne con della pece sul collo utlizzata per avere maggiore "grip".
Pineda venne espulso e sospeso per dieci partite.


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lunedì 21 luglio 2014

Umidificatori Per Ridurre Gli Home Run A Coors Field (Colorado Rockies)

Il Coors Field venne aperto nel 1995.
Stiamo ovviamente parlando della casa dei Colorado Rockies( squadra di MLB).
Esso è localizzato a Denver in Colorado.
La particolarità di questo "Ballpark" è che viene chiamato "La Casa Degli Home Run" (ovvero dei Fuoricampo).
Infatti nel suo primo decennio, il numero superiore di Home Run rispetto alla media degli altri Ballpark, fece guadagnare al Coors Field l'appellativo di "Home Run Friendly Park" e in seguito soprannomi quali "Coors Canaveral" (riferimento a Cape Canaveral, dove decollano le navicelle spaziali della NASA) e "Williamsport" (riferendosi al sito della Little League World Series, che è tradizionalmente dominato da battitori).
I progettisti dello stadio sapevano che ci sarebbero stati un sacco di fuoricampo.
Infatti è di gran lunga il più alto Ballpark(come altitudine) e quindi s'immaginava che la densità dell'aria ad una quota così alta comporterebbero palle che viaggiano maggiormente rispetto agli altri parchi.
Quindi le recinzioni esterne sono state collocate ad una distanza insolitamente lontana da casa base, creando così uno dei più grandi outfields nel baseball odierno.
Nonostante le recinzioni, per molti anni Coors Field ha dato non solo il maggior numero di fuoricampo nel baseball, ma anche tantissimi Double e Triple.


I MOTIVI DEI TANTI HOME RUN
Prima del 2002, gli studi hanno dimostrato che fosse l'aria secca a contribuire ai tanti Home Run battuti.
Si è constatato che le palle colpite con aria secca sono più elastiche all'impatto con la mazza quindi "volano" più lontano rispetto ai Ballpark in pianura, inoltre l'aria secca diminuisce l'efficacia del lancio.
Con l'introduzione di un umidificatore si è dimostrato che il numero di Home Run era diminuito e si assestasse grossomodo in media a quello degli altri Ballpark o poco superiore.
L'humidor quindi ha lo scopo di rendere l'aria meno secca.
Indipendentemente da queste considerazioni, un altro fattore è anche l'elevazione che appunto è connesso al discorso menzionato in precedenza.
La palla vola più facilmente attraverso l'aria secca consentendo colpi più lunghi.
Inoltre, la Curveball tende a curvare meno con l'aria secca rispetto al livello del mare, ciò porta ad un minor numero di Strikeout e quindi a lanci meno efficaci dei Pitchers.
Un altro problema sono le recinzioni (non molto alte).
Al di là degli HR, in Colorado piovono anche tanti doppi e tripli proprio per i motivi che si diceva prima.


I RECORD BATTUTI
Il Coors Field ha battuto due volte il record della lega per fuoricampo battuti in un campo da baseball.
Il precedente record, 248, era stato fissato nella casa originaria degli Angels di Wrigley Field a Los Angeles nel 1961.
Nel primo anno del Coors Field, il totale Home Run , nonostante la perdita di 9 partite dal programma(72 giocate delle 81 previste) a causa dello sciopero che continuava dal 1994, si avvicinò al record(-7).
La stagione seguente, nel 1996, con la stagione completa, vennero colpiti 271 Home Run.
Nel 1999, addirittura 303​​.


UMIDIFICATORI
Il totale degli Home Run è sceso notevolmente nel 2002 e sotto i 200 a partire dal 2005 con l'introduzione degli umidificatori dove le palle venivano conservate.
In seguito a ciò gli Home Run sono scesi del 25%, invece il rapporto è rimasto più o meno costante in trasferta.
Dal 1995-2001 al Coors Field venne registrata un ERA di 6.50, invece negli altri Ballpark si attestava più o meno su 4.37 di ERA.
I fan e i media attribuirono i numeri all'altitudine del Coors Field.
Ma nell'inverno del 2002, gli ingegneri del Coors Field installarono un umidificatore per le palle da gioco affinchè garantisse alle palle la giusta umidità, falsata dal clima secco del Coors Field.
Da allora, i pitchers della NL registrarono un 5.46 ERA al Coors.
Secondo uno studio condotto nel 2004 dal fisico David Kagan della California State University, mantenenere le palle al 50 per cento di umidità relativa riduce il loro coefficiente di restituzione(bounciness).
Ciò significa che le palline non rimbalzano fuori con la stessa potenza di quelle "secche".
L'ex lanciatore dei Rockies, Shawn Chacon, aggiunse che le palle pre-humidificatori erano scivolose come palle da biliardo, il che rendeva difficile impartire spin e breaking pichtes.
Dunque oltre a palline, come dire, depotenziate(in quanto meno potenti) anche gli stessi lanciatori aveva un grip(presa) migliore per effettuare i lanci quindi miglior controllo sugli stessi.
Lloyd Smith, professore di ingegneria meccanica presso la Washington State University, disse: "Siamo abbastanza sicuri che gli effetti siano piccoli ma nel baseball, anche piccoli effetti possono essere importanti".


DIFFERENZE TRA I DUE PERIODI
Detto della diminuizione degli Home Run, vediamo qualche differenza prendendo come riferimento alcuni battitori dei Rockies.
Va anche considerato che tra le due ere c'è anche il periodo steroidi di mezzo ma la cosa interessante è appunto confrontare, nel medesimo periodo, se sussistono differenze notevoli tra casa e trasferta.
Nessun altro giocatore dei Rockies ha approfittato più di Larry Walker dell'era pre-umidificatori: la sua AVG fu 0.381 al Coors Field contro una media 0.282 nel resto dei Ballpark. 

Larry Walker 
AVG In Carriera: 0.313, HR-383 RBI 1311, OBP.400, SLG.565, OPS 0.965 
Coors Field: Avg.381, OBP.462, SLG 0,710 OPS 1.172 

Larry Walker era ancora un buon battitore con 0.282 di AVG lontano da Coors. 
Tuttavia la disproporzione di queste statistiche non hanno permesso al canadese di entrare nella Baseball Hall Of Fame. 

Todd Helton fu con un 0.290 lontano dal Coors Field 
Ha 138 HR rispetto au 216 a casa. 
I suoi RBI furono 529 in trasferta rapportati agli 813 a casa. 
263 double in trasferta e 303 a casa.

Altri ex-giocatori come Andres Galarraga ha colpito 0.334 al Coors e 0.282 altrove.
Vinny Castilla 0.331 / 0.251, Ellis Burks 0.334 / 0.282.


AVG Dei Rockies(Pre-Humidor)Posizione In Tutta La Lega/Solo In NL 
1993- .306 1/1 
1994- .300 2/1 
1995- .316 1/1 
1996- .343 1/1 
1997- .321 1/1
1998- .325 1/1
1999- .325 1/1
2000- .334 1/1
2001- .331 1/1

AVG Dei Rockies(Post-Humidor) Posizione In Tutta La Lega/Solo In NL
2002- .313 1/1                                    
2003- .294 2/1                                  
2004- .303 2/1                                    
2005- .300 1/1                                    
2006- .294 3/1                                    
2007- .298 3/1
2008- .278 9/4
2009- .287 3/1
2010- .298 1/1
2011- .275 7/2


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domenica 20 luglio 2014

La Maledizione Di Babe Ruth: Boston Red Sox (MLB)

Sono molti gli ostacoli che si frappongono tra una squadra e il suo obbiettivo finale (ovvero la vittoria), partendo dagli avversari, passando per la condizione fisica, gli infortuni, la sfortuna e così via.
Ad aggiungersi a questi fattori i Boston Red Sox si dovettero scontrare per un periodo lungo più di ottant’anni con una vera e propria maledizione che aveva colpito la squadra dopo l’addio del più grande giocatore di Baseball di tutti i tempi: Babe Ruth.
Il “Bambino” aveva lasciato i Red Sox nel 1919 dopo 5 anni altalenanti.
Prima di diventare la leggenda sportiva che tutti conoscono, Babe aveva incontrato qualche difficoltà a dimostrare tutto il suo talento nel Major League.
Aveva cominciato la sua carriera come pitcher con buoni risultati ma il meglio lo diede da battitore.
Scrisse una serie di record incredibili, fu il primo a segnare 50 fuoricampo in una stagione, stabilendo il suo primato a 60 (battuto solo 34 anni dopo); è stato uno dei primi cinque giocatori ad essere inserito nella Baseball Hall Of Fame.


CONTROVERSIE
Questa trade (di cui si parlerà in seguito) rimarrà impressa nella storia, tuttavia andrebbe sottolineato che Ruth non era uno stinco di santo e secondo l'opinione comune dell'epoca sarebbe durato poco.
Infatti aggredì sulle tribune un tifoso durante una partita di esibizione nel 1920; fu sospeso dal commissario Kenesaw Mountain nel 1922 in quanto prese parte con un gruppo di persone ad un incendio che devastò una fattoria.
Inoltre a causa del suo eccesso nel bere, fu pubblicamente rimproverato dal sindaco di New York James
Walker nel corso di una cena di onorificenza.
Inoltre ebbe anche una causa di paternità presentata contro di lui da una cameriera 19enne di nome
Dolores Dixon.
Nel 1923 si rese protagonista dell’uso di una mazza illegale (riempita di sughero).
Nel 1925 buttò della terra in faccia all’arbitro George Hildbrand dopodiché salì sul dugout invitando un tifoso a fare a pugni.
Infine era noto per aver partecipato a delle orge che possono avergli causato delle malattie che poi gli
sono costate buona parte della stagione 1925.


LA CESSIONE DI RUTH E LA MALEDIZIONE DURATA 84 ANNI
Nell’immediato dopo-guerra il presidente dei Red Sox si trovava in difficili condizioni economiche, così decise di cedere Ruth agli Yankees.
Dopo che il passaggio venne ufficializzato, i Red Sox diventarono da una delle squadre più vincenti (campioni di 5 delle prime 15 World Series), ad una delle più grandi perdenti della storia dello sport.
Al contrario gli Yankees, che fino a quel momento non avevano mai partecipato alle World Series, diventarono la squadra di Major League più presente alle fasi finali del torneo.
Nel periodo che va dal 1919 al 2003 i Sox parteciparono solo a 4 World Series, inanellando una serie di sconfitte che ha del clamoroso.
Negli 84 lunghi anni che si susseguirono, i moltissimi tifosi di Boston si abituarono agli sfottò di qualsivoglia tipo, credendo che nessuno sarebbe mai davvero riuscito a rompere quella maledizione che aveva colpito così duramente la loro squadra.
La maledizione divenne parte dell’iconografia statunitense, venne ripresa in diversi romanzi, canzoni, film, tanto che solo un miracolo avrebbe potuto permettere ai giocatori di Boston di sbarazzarsi di quel macigno che si portavano sulle spalle e soprattutto nella testa.


IL GRANDE ANNO: 2004
Che la stagione 2004 potesse essere quella giusta per rompere il digiuno lungo 84 anni dei Sox ci credevano in molti.
La squadra sembrava forte e attrezzata, in grado in sostanza di arrivare senza troppe difficoltà a giocarsi la post-season.
La regular-season finì con un record di 98-64, permettendo ai Red Sox di ottenere la wild card che significava playoff.
La prima sfida fu contro Anaheim e venne vinta agevolmente dagli uomini guidati da Terry Francona.
Fu proprio al secondo turno che il destino decise di metterci lo zampino; i Sox si trovarono di fronte il loro incubo più grande, gli uomini con la maglia a righe, la squadra più vincente del mondo, coloro che avevano dato vita al loro più grande incubo: i New York Yankees.
La serie cominciò malissimo, i newyorkesi conducevano per 3 a 0 e tutto sembrava dovesse portare ad un 4-0 secco e senza possibilità di recriminazioni.
Questa volta no, questa volta si giocava per la storia, e il destino aveva in mente un finale alternativo.
Per la prima volta nella storia del Baseball professionistico una squadra sotto 3-0 riuscì a ribaltare il risultato e a passare il turno dopo ulteriori 4 estenuanti sfide.
Il primo e più grande ostacolo era stato superato, adesso bisognava combattere contro il destino e per un popolo che non chiedeva altro se non la vittoria.
Alle World Series i Sox si scontrarono contro i St.Louis Cardinal.
I Cardinals avevano il miglior record della lega e potevano vantare due vittorie nelle World Series contro Boston nel 1946 e nel 1967, i favori del pronostico erano tutti per i ragazzi di St.Louis ma i Red Sox avevano un appuntamento con la storia a cui non potevano assolutamente mancare.
Gara 1 rimase nella storia come la partita di finale con il punteggio più alto (11-9), le sfide seguenti furono tutte vinte abbastanza agevolmente dai Sox, che riuscirono a rendere inoffensivo il miglior attacco della lega. Gara 4 venne giocata il 27 ottobre al Busch Stadium di St.Louis, la partita degli uomini di Francona fu perfetta e venne conclusa magicamente grazie ad un battuta dell’uomo di ghiaccio: Edgar Renteria.
Poteva iniziare la festa, poteva esplodere quell’urlo di gioia sopito per 84 anni: i Red Sox hanno vinto la centesima edizione delle World Series!
La gioia di tifosi e giocatori era incredibile, nessuno sembrava crederci, finalmente la maledizione era stata rotta, finalmente la Boston del baseball poteva esultare.
Prima che i giocatori tornassero a casa, dove ad attenderli c’era una folla immensa pronta a celebrare l’impresa, St. Louis li aveva salutati con un’eclissi di luna che aveva colorato solo per loro, eroi immortali, il cielo di rosso.


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sabato 19 luglio 2014

La Storia Di Donnie Moore e il Suo Suicidio (MLB)



Donnie Ray Moore nacque il 13 febbraio 1954 e morì il 18 luglio 1989(suicidio).
Fu un closer(pitcher) della Major League Baseball (MLB) che giocò per i Chicago Cubs (1975, 1977-79), St. Louis Cardinals (1980), Milwaukee Brewers (1981), Atlanta Braves (1982-1984) e California Angels (1985-1988).
Egli è conosciuto per aver concesso un importante home run nel 1986 nell'American League Championship Series.


CARRIERA
In una carriera di 13 stagioni, Moore ha registrato un record di 43-40 con 89 saves, 416 strikeout e un 3.67 ERA in 655 innings.
Venne selezionato come un All-Star nel 1985.
Tuttavia Moore è maggiormente ricordato per l'home run concesso a Dave Henderson in gara 5 del 1986 nell'American League Championship Series permettendo ai Boston Red Sox di vincere la partita e la serie.


GAME 5 1986
La partita ebbe luogo il 12 ottobre 1986 ad Anaheim(3-1 per gli Angels nella serie).
Gli Angels erano avanti 5-2 prima di entrare nel nono inning, poi Witt concesse a Don Baylor 2 punti per il 5-4.
Quando Moore entrò(dopo Lucas), c'erano due out e un corridore in prima (Rich Gedman, che era stato colpito da un lancio).
Gli Angels erano ad un passo dall' avanzare alle World Series per la prima volta nella storia della franchigia. Dopo 2 strike e poi 2 ball, Dave Henderson colpì sul conteggio di 2-2 un fuoricampo, dando ai Red Sox un vantaggio di 6-5.
Tuttavia gli Angels furon in grado di segnare una run nella parte inferiore del nono, spingendo la partita negli extra-inning.
Gli Angelw non segnarono nella parte inferiore del 11 e persero 7-6.
Nella serie, Boston accorciò sul 3-2, con due partite da giocare a Fenway Park.
Tuttavia, gli Angels persero entrambe le partite: 10-4 e 8-1.


IL SUICIDIO DI MOORE
Nella percezione del pubblico, Moore divenne il simbolo di quella sconfitta.
Per i successivi due anni, i fan stessi degli Angels fischiarono Moore.
Anche i giornali ci diedero dentro ricordandogli sempre quella partita.
Moore stava combattendo con un infortunio che lo tormentava ormai da tempo, egli in seguito venne rilasciato dagli Angels e firmò per i Kansas City Royals nella stagione 1989.
Tuttavia nello stesso anno terminò la sua carriera, visto che venne dirottato nelle serie inferiori.
Il 18 luglio del 1989, Moore ebbe una discussione con la moglie Tonya e le sparò tre volte.
Il fattaccio avvenne sotto gli occhi dei loro tre figli nella loro casa di Anaheim Hills.
Tonya Moore e la figlia Demetria fuggirono dalla casa e quest'ultima portò sua madre in ospedale.
Entrambe sopravvissero alla sparatoria.
Tornato dentro casq, sotto gli occhi di uno dei suoi figli, Moore si suicidò sparandosi.


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Lista Di Tutte Le Firms Inglesi e Scozzesi (Hooligans)



ENGLAND
Aldershot Town: A-Company
Arsenal: Gooners, The Herd
Aston Villa: Villa Youth, Steamers, villa hardcore, C-Crew
Barnet: BUGS (Barnet Urban Gorillas)
Barnsley: Inter-City Tykes, Five-O
Birmingham City: Zulu Warriors
Blackburn : Blackburn Youth
Blackpool: BRS (Bison Riot Squad),BTS (Blackpool Tangerine Service)
Bolton Wanderers: Tonge Moor Slashers, Mongoose Cuckoo Boys
Bournemouth: BCE (Bournemouth Casual Element)
Bradford City: The Ointment, City Cunts
Brighton and Hove Albion: Headhunters
Bristol City: Inter-City Robins, City Service,
Bristol Rovers: Gas Hit Squad
Burnley: Suicide Squad
Cambridge United: Cambridge Casuals
Cardiff City: Soul Crew
Carlisle United: BCF (Border City Firm)
Charlton: B-mob
Cheltenham CVF (Cheltenham Volunteer Force), HWC (Hestersway Casuals)
Chelsea: Headhunters, CYF
Chester City: 1 2 5's, CCY (Chester City Youth)
Chesterfield: CBS (Chesterfield Bastard Squad)
Colchester: CYO (Colchester Youth Offenders)
Coventry City: Cov Legion
Crewe Alexandra: CSS (Crewe Service Squad)
Crystal Palace: Dirty 30
Darlington: Darlington Casuals, Bank Top 200,The Under-5"s, The Townies
Derby County: DLF (Derby Lunatic Fringe)
Doncaster Rovers: DDR (Doncaster Defence Regiment)
Everton FC : The County Road Cutters
Exeter City: Sly Crew
Fulham: Thames Valley Travellers, Fulham Youth Mob
Grimsby Town: CBP (Cleethorpe Beach Patrol)
Halifax Town: Skircoat Casual Crew
Hereford United: ICF (Inter-City Firm), Hereford Youth
Huddersfield Town: HYC (Huddersfield Young Casuals)
Hull City: City Psychos
Leeds United: Service Crew
Leicester City: Baby Squad, MMA, BIF (Braunstone Inter-City Firm)
Leyton Orient: OTF (Orient Transit Firm) BB (Brisbane Boys), OYS (Orient Youth Service)
Lincoln City: LTE (Lincoln Transit Elite)
Liverpool: THE URCHINS
Luton: MIGS
Manchester City: Maine Line Service Crew, Guv"nors
Manchester United:Red Army, Inter-City Jibbers, Cockney Reds, I.B.Y.F (Ice Box Youth Firm)
Middlesbrough: Frontline
Millwall: Bushwackers, The Treatment
Newcastle United: Bender Crew, NME (Newcastle Mainline Express), Gremlins
Northampton Town: NAA (Northampton Affray Army)
Norwich City NHS - (Norwich Hit Squad)
Nottingham Forest: Red Dogs, Naughty Forties, Trent End Boot Boys, I.C.R.S(Inter City Reds Squad ,F.E.C. (Forest Executive Crew)
Oldham Athletic: Fine Young Casuals
Oxford United: Warlords, O.B.E (Oxford Boys Elite), SMHS ( South Midland Hit Squad)
Peterborough United: PTC (Peterborough Terrace Crew)
Plymouth Argyle: Central Element
Portsmouth: 657 Crew, Skull Patrol
QPR: C-MOB, RYM, Rangers Youth Mob
Reading: Berkshire Boot Boys
Rotherham United: Rotherham Casuals, SECTION 5
Sheffield United: BBC (Blades Business Crew)
Sheffield Wednesday: OCS (Owls Crime Squad), OYE (Owls Youth Elite)
Shrewsbury Town: EBF (English Border Front)
Southampton: Inside Crew, The Uglies, Surburban Casuals
Stockport County: The Company, Hit Squad
Stoke City: Naughty Forty
Sunderland: Vauxies, Seaburn Casuals, Boss Lads, The Redskins
Swansea City: Swansea Jacks, Jacks Army, Jack Army Youth
Torquay: T-N-T
Tottenham Hotspur: Yid Army, Tottenham Youth, N17's, Paxton End Boys, Tottenham elite
Tranmere Rovers: TSB (Tranmere Stanley Boys) , TAB (Tranmere Aggro Boys)
Walsall: SPG Special Patrol Group
West Bromwich Albion: Section Five
West Ham United: ICF (Inter-City Firm), Iron Hammers
Wolverhampton Wanderers: Subway Army, Bridge Boys
Wrexham: Frontline
York City: YNS (York Nomad Society)


SCOTLAND
Aberdeen: ASC (Aberdeen Soccer Casuals)
Arbroath: Soccer Crew
Celtic: Celtic Casuals
Dunfirmline Athletic: CSS (Carnegie Soccer Service)
Heart of Midlothian: CSF (Casual Soccer Firm)
Hibernian: CCS (Capital City Service)
Montrose: No Casuals, Portland Bill Seaside Squad
Motherwell: SS (Saturday Service)
Glasgow Rangers: ICF (Inter-City Firm)
St Johnstone: FCF (Fair City Firm), Mainline Baby Squad (MBS)
St Mirren: Love Street Division


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La Storia Del Millwall e Dei Bushwackers (Ipswich 1978, Luton 1985, Birmingham 2002)

Millwall è una zona della Isle Of Dogs, borough di Tower Hamlets, nord del Tamigi. 
La squadra venne fondata dai lavoratori della J.T. Morgan nel 1885, ed è bene tracciare subito il background che sta alla base della fondazione del Millwall. 
La J.T. Morgan era un’industria scozzese, fondata ad Aberdeen nel 1849 che si occupava di rifornire la navi di cibo; nel 1870 si decise di aprire una nuova sede in quel di Londra, capitale di quella che era al tempo la prima potenza mondiale, soprattutto per quanto concerneva la navigazione e si optò per l’area portuale della Isle Of Dogs, e precisamente per il dock di Millwall, dal nome dell’omonima zona. 
South Bermondsey e in precedenza New Cross, proletariato urbano, lavoratori portuali, la Londra che lavora, la Londra che non conosce i turisti casinisti di Piccadilly Circus. 
Poi certo, la globalizzazione ha raggiunto anche questa porzione di terra a sud del Tamigi, per cui magari si incontrano meno problemi a muoversi nel quartiere rispetto ad anni fa, ma tutto sommato eviteremmo di fare troppo i turisti medi dalle parti di The Den. 
No one likes us, no one likes us, no one likes us and we dont’ care cantano i tifosi dei Lions, non piaciamo a nessuno, ma non c'interessa.
Il concetto è poi questo: degli altri non gliene frega nulla, poichè gli altri li ritengono violenti, razzisti, omofobi e chissà cos’altro ormai marchiati con l’etichetta di “cattivi”.


I PRIMI TRE STADI DEL MILLWALL
Dal 1885 al 1910 il Millwall usufruì di quattro terreni di gioco, tutti posizionati nella Isle of Dogs. 
Il primo impianto, usato dal 1885 al 1886, era situato in Glengall Road; il secondo in East Ferry Road, dove accorrevano migliaia di persone a vedere la squadra (si parla di folle di 30.000) e che venne usato dal 1886 al 1890; il terzo campo da gioco, l’Athletic Ground, ospitò la squadra dal 1891 al 1901, quando questa si trasferì a North Greenwich, dove rimase fino al 1910. 
Girovaghi nella Isle of Dogs, non persero mai dunque il contatto con i moli, i lavoratori portuali e gli operai dei cantieri e come detto capitava spesso che folle notevoli assistessero alle partite casalinghe. 


THE DEN: 1910
Perchè allora nel 1910 si decise di attraversare il fiume e posizionarsi a South Bermondsey qualche miglia più a ovest? Forse proprio per questo motivo, per il pubblico sempre più numeroso e per le vittorie del primo periodo, si decise di costruire un nuovo impianto, affidandosi a quello che diventerà il re degli architetti calcistici, Archibald Leitch; lo spazio venne trovato sull’altra sponda del Tamigi e, dopo lavori costati 10.000 sterline, il 22 Ottobre 1910 il Millwall aveva la sua nuova casa, il famigerato The Den, che inaugurò contro il Brighton. 
Non fece in tempo a essere costruito il The Den che divenne subito un ambiente ostile e intimidatorio. 
Già dalla cerimonia d’apertura, quando il presidente della FA Lord Kinnaird si vide sbattuto in campo dopo essersi collocato, diciamo così, nel settore sbagliato. 
Anche l’usanza primo-novecentesca di applaudire gli avversari quando questi dimostrassero bel gioco e abilità venne totalmente ignorata dai tifosi del Millwall. 
No, niente applausi agli avversari, al The Den poteva esistere solo il Millwall roar, il ruggito dei leoni, l’assordante tifo verso la squadra di casa, le proteste verso l’arbitro, i vocaboli non proprio da gentiluomini di Westminster, e che l’avversario si fotta (“I remember running on to the pitch at The Den when I was a youngster with Leicester in the fifth round of the FA Cup. The place resembled a huge trap, and the venom that hit us from the Millwall fans was unbelievable. I remember thinking to myself, maybe it would be a good idea not to score at this place!” dirà anni dopo Gary Lineker).
Il segno distintivo di questa squadra e questa gente, racchiuso nel motto “we fear no foe” che comparve nelle prime due edizioni del club handbook, una frase che divenne ben presto un ideale di vita e che ispirerà una delle più temibili firm del tifo inglese. 
Il leone venne presentato dal club proprio nella cerimonia d’apertura (con tanto di iscrizione “non volgeremo mai la schiena al nemico”), era dunque il simbolo perfetto per il Millwall. 
Al The Den iniziarono a venire malvolentieri tifosi e giocatori avversari, tanto che il Millwall detiene il primato di imbattibilità in quattro divisioni differenti. 
Lo spostamento al The Den non impedì, anzi aumentò l’afflusso di spettatori, tanto che il Millwall divenne ben presto, nonostante prestazioni che la vedevano oscillare tra terza e seconda serie, una delle dieci squadre più seguite d’Inghilterra. 
Una squadra che anche sul campo stava migliorando e acquistò una reputazione di squadra ostica da affrontare specialmente in FA Cup (tra le vittorie più importanti un 3-1 all’Huddersfield campione d’Inghilterra nel 1927) ma che purtroppo, quando molti ritenevano che potesse diventare tra le migliori, venne investita dall’onda d’urto della Seconda Guerra Mondiale. 
Stadio bombardato (19 Aprile 1943), le conseguenze della guerra che si facevano sentire, solo la forza d’animo di quella gente che proveniva dal basso e che aveva nel Millwall una della ragioni di vita salvò la squadra da un destino segnato: la ricostruzione del The Den, ad esempio, fu opera di tifosi volontari che non si rassegnavano all’idea di perdere i loro amati Lions. 


F-TROOP E BUSHWACKERS
A costo di cadere nel banale e senza voler dare giudizi negativi a priori, è doveroso introdurre l’argomento tifosi, il vero segno distintivo del Millwall. 
Harry The Dog era uno dei leader delle temibili F-Troop, una delle più temute firm di tutto il panorama hooligans britannico poi diventate Millwall Bushwackers. 
Il sempre meraviglioso concetto del support your local team è qui portato agli estremi e ci viene quasi da dire che non esistono realtà simili per legame tra squadra e quartiere. 
Per la verità, dalle parti di Cold Blow Lane le cose ultimamente sono un po’ cambiate ma quell’odore di depositi di gomme e di porto il Millwall ce l’ha addosso tutt’ora. 


LE INVASIONI DI CAMPO, I LANCI DI OGGETTI E GLI ARBITRI AGGREDITI
I tifosi del Millwall, come in breve abbiamo già visto, furono fin da subito contraddistinti da comportamenti sopra le righe: il The Den venne chiuso dalla F.A. già negli anni ’20 e ’30 (5 volte in totale, record inglese), con giocatori aggrediti, arbitri e guardalinee vittime di agguati, disordini generali di un pubblico non proprio british.
Ad esempio nel 1920 al Den venne colpito il portiere del Newport, poi nel 1934 in cui ci fu lancio di oggetti in campo nella sfida contro il Bradford Park Avenue(per via di decisioni arbitrali avverse), nel 1947 contro il Barnsley fu aggredita la terna arbitrale(arbitro compreso), idem nel 1950 contro l'Exeter.
Ai primi del 900 risale anche la rivalità con il West Ham, altra squadra di lavoratori e portuali che darà vita con il Millwall al derby più sentito e pericoloso d’Inghilterra. 
L’ambiente intorno al The Den favoriva il fenomeno hooligans: una serie di stradine e ponti che sembravano disegnati apposta per agguati e risse, Cold Blow Lane, una via che provocava un brivido freddo a chiunque non fosse di South Bermondsey e dintorni e anche solo sentisse questo nome. 


CAPI DELLA FIRM
A differenza delle altre firm, questa più di tutte, non aveva veri e propri leader.
Sicuramente però "leggende" quali Harry The Dog, Ginger Bob, Mad Pat e Wingle erano quelli più noti.
I numeri che faceva la firm non era allucinanti: si parlava di 200/300 Hooligans (più i tifosi "normali" a seguito) in trasferta e 5.000/10.000 in casa.
South Bermondsey e in generale il Sud Est di Londra era(è) una zona ad alto tasso di criminalità e come hobby principale dei quartieri limitrofi c'è quello della Boxe.


L'INIZIO UFFICIALE DELL' "HOOLIGANISMO": 1966
Anche se abbiamo visto che dalle parti del Den certe cose si facevano anche negli anni 20 e 30, l'inizio di tutto, secondo i media e i giornali inglesi, risale però a pochi mesi dall'inizio del Mondiale 1966.
Protagonisti QPR ed ovviamente Millwall.
Si giocava a Loftus Road.
Il Millwall perdeva 6-1 e a pochi minuti dalla fine, per non subire la sconfitta, i tifosi pensarono d'invadere il terreno di gioco per far sospendere la partita.
L'invasione di campo avvenne ma comunque non riuscirono nel loro intento.
Nel medesimo anno notevoli casini con sempre i tifosi del Millwall protagonisti si ebbero ad Oxford.


LA GUERRIGLIA CONTRO L'IPSWICH E LA SQUALIFICA: 1978
Nel 1978 il Millwall, affrontava al Den, l'Ipswich Town in una partita di FA Cup che provocò una vera e propria guerriglia. 
Le risse scoppiarono intorno allo stadio prima della partita con i fans dell'Ipswich che furono bersagliati con mattoni e pietre. 
Il combattimento proseguì sulle terrazze e poi sul terreno di gioco. 
Tutti i tipi di armi furono utilizzati tra cui sbarre di ferro, coltelli e bottiglie. 
Al club venne impedito di ospitare la FA Cup per due anni. 



LUTON MESSA A FERRO E FUOCO: 1985
Nel 1985 il Millwall affrontava il Luton Town in FA Cup a Kenilworth Road.
Ci furono 10 ore di vera e propria guerriglia urbana: sia fuori che dentro lo stadio.
Prima della partita: tafferugli e negozi distrutti.
Durante la partita: tafferugli, scontri ed invasioni di campo.
A seguito della partita (in centro): incendi, edicole e negozi distrutti.
Prima del match un centinaio di tifosi del Millwall abbandonarono il loro settore andando verso l'Oak End Stand dove c'erano i tifosi di casa.
Poi lancio di barattoli, chiodi, monete ed altro.
Alle 20 italiane (45 minuti prima del calcio d'inizio), Kenilworth Road era pieno: più di 17mila spettatori.
A 10 minuti dall'inizio della partita altri tifosi del Millwall cercarono di raggiungere la Bobbers Stand ma furono respinti dalla polizia ma il vero casino successe nella Main Stand con scontri ed incidenti.
I giocatori misero piede in campo e vista l'atmosfera ritornarono subito negli spogliatoi.
Intanto i tifosi del Millwall staccarono i seggiolini nel settore dei tifosi di casa e li lanciarono contro di loro.
Gli altoparlanti ammonivano che la partita non sarebbe mai iniziata.
L'arrivo di altre forze dell'ordine e di cani permise di ristabilire l'ordine pubblico e di sgomberare il campo.
La partita potè finalmente iniziare.
Dopo solo 14 minuti, la partita venne interrotta per scontri sugli spalti ed invasioni di campo. 
L'arbitro la sospese per 25 minuti, prima di ricominciare a giocare. 
Brian Stein portò il Luton in vantaggio al 31' e nelle fasi finali la paura divenne palpabile perchè c'era il timore che il terreno di gioco potesse essere nuovamente invaso in modo da riuscire a sospendere la partita e quindi evitare una sconfitta al Millwall. 
I tifosi tentarono di interrompere la partita, ma la polizia riuscì a mantenere il controllo sino a che alcuni posti a sedere vennero rimossi e uno di questi colpì uno steward in testa. 
Il portiere Les Sealey del Luton, che doveva stare davanti ai tifosi del Millwall venne colpito alla testa ed anche un coltello venne trovato vicino la sua porta dopo la partita.
A partita quasi finita (recupero), i tifosi del Millwall invasero il terreno di gioco e l'arbitro fu costretto ad interrompere definitivamente la partita. 
Vinse 1-0 il Luton ma entrambe le squadre furono costrette a scappare negli spogliatoi a gambe levate, diversi hooligans si precipitarono verso l'allenatore Trevor Hartley del Luton e cercarono di afferrarlo ma Hartley riuscì a divincolarsi e corse verso il tunnel. 
I teppisti continuarono a staccare seggiolini nella parte anteriore dello stand e a riversarli in campo, sulla polizia e sui tifosi ospiti.
Poi si passò ai seggiolini del Main Stand. 
31 poliziotti furono feriti (81 furono i feriti in totale).
Il sergente Colin Cook venne catturato a centrocampo e colpito alla testa con un blocco di cemento e quasi ucciso. 
La carneficina proseguì attraverso la città con auto distrutte, negozi devastati e case colpite. 
Quando la situazione ritornò sotto controllo, 31 teppisti furono arrestati e portati al Luton Magistrates Court la mattina seguente. 
Il Millwall ricevette una multa record di £ 7.500 e il Luton Town vietò ai tifosi ospiti la trasferta per 6 anni.
LA FA accettò la proposta ma mise un vincolo: niente tifosi del Luton in trasferta e biglietti liberi almeno per la Coppa Di Lega.
Nel 1986/87, proprio in Coppa Di Lega, il Luton non fece entrare nello stadio i tifosi del Cardiff City e quindi fu estromesso dalla coppa.



GLI SCONTRI CONTRO IL WEST HAM
Il 17 settembre 1906 ci fu un incontro particolarmente feroce nel quale un giocatore venne scagliato contro un tabellone pubblicitario e molti altri furono trasportati fuori dal campo in barella.
La East Ham Echo riferì in quell’occasione: “Fin dal calcio d’inizio si è avuto qualche problema, ma la tempesta è scoppiata quando Dean e Jarvis sono entrati in collisione (il Millwall ebbe due giocatori espulsi durante la partita). Tutto ciò ha suscitato attriti tra gli spettatori”.
Sugli spalti si assistette infatti a molti scontri tra i fans delle opposte fazioni.
Nel 1972, un incontro disputato in onore difensore del Millwall, Harry Cripps, prossimo al trasferimento al Charlton dopo 14 anni nei Lions, fu caratterizzato da violenti scontri.
Quattro anni più tardi, nel 1976, un tifoso del Millwall, Ian Pratt, morì perché cadde da un treno alla stazione New Cross durante una rissa con gli hooligans del West Ham.
Successivamente vennero creati dei volantini che recitavano queste parole: “A West Ham fan must die to avenge him” (un tifoso del West Ham deve morire per vendicarlo).
Nel 1987 John Johnstone ed altri 5 tifosi del Millwall dopo aver assistito alla partita contro il Crystal Palace si diressero verso la stazione di Charing Cross, durante il viaggio Johnstone prese a pugni in faccia un passaggero e poi se la prese con il controllore che cercava di fermarlo.
Il conducente chiamò la polizia che alla fermata arrestò i 6.
In verità non vennero trattenuti a lungo quindi i 6 furono lasciati liberi di svolgere le loro barbarie.
Minacciarono prima uno skinhead con un coltello ed un altro venne preso a pugni in faccia.
Poi si diressero verso Trafalgar Square fermandosi all'Admiral Nelson (pub) dove si misero all'ingresso obbligando chi entrava a pagargli l'ingresso.
Allontanatosi da lì, picchiarono prima un uomo tatuato e poi Gary Greaves (uno dei 6) sbattè un uomo a terra picchiandolo a sangue.
In soccorso dell'uomo giunsero un autista e sua moglie che poi furono aggrediti dallo stesso Greaves.
La serata di follia si conclude più tardi alla fermata della metropolitana Embankment quando i 6 incontrano tifosi del West Ham.
Il loro obbiettivo era appunto scontrarsi contro tifosi di squadre avversarie.
Uno di questi, Terry Burns, fu inseguito e pugnalato a morte.
Johnstone e gli altri 5 tifosi del Millwall vennero ovviamente arrestati(tutti già gravati da precedenti penali, Johnstone era stato in carcere già 5 volte).
Il 25 agosto del 2009, ad Upton Park, West Ham e Millwall si ritrovarono contro dopo 4 anni dall’ultima volta in una partita valida per il secondo turno di Coppa di Lega.
Le forze dell’ordine si aspettavano disordini e inviarono un numero importante di agenti, di cui 20 a cavallo, ma la situazione non tardò comunque a degenerare.
Prima dell’inizio del match si scatenarono infatti violenti scontri tra le opposte fazioni di tifosi, durante i quali un sostenitore del Millwall di 44 anni venne accoltellato nei pressi dello stadio e morì pochi giorni dopo in ospedale per le ferite riportate.
Due persone vennero arrestate dalle forze dell’ordine, ma i disordini proseguirono durante e dopo la partita.
A ogni gol del West Ham (che alla fine vinse per 3-1) seguirono altrettante invasioni di campo da parte degli Hooligans di casa, che costrinsero l’arbitro a sospendere più volte l’incontro.
I tifosi, nell’atto di riversarsi sul terreno di gioco, sbeffeggiarono i giocatori del Millwall e si recarono più volte sotto il settore ospiti in segno di sfida e per rimarcare il possesso del proprio territorio.
Dopo la partita gli scontri continuarono con gli hooligans del West Ham che tirarono sassi, mattoni e bottiglie all’indirizzo degli odiati Millwall e della polizia che li stava scortando fuori dallo stadio.
Alla fine, quella che venne definita dai testimoni come “una zona di guerra con scene di violenza indescrivibili” e che il Sun il giorno dopo titolò “Bloody Battle Of Upton Park”  terminò con il bilancio di un morto, una ventina di feriti e un paio di arresti.



BIRMINGHAM 2002 ED ALTRI SCONTRI
Nel 1986 a Charing Cross venne ucciso un tifoso dagli Hooligans del Milwall.
Il 9 gennaio 1988 41 tifosi del Millwall vennero arrestati ad Highbury dopo altri scontri con i tifosi dell'Arsenal, essa venne etichettata come "La Battaglia di Highbury". 
Il 31 marzo 1990 ci furono altri disordini in un match di Prima Divisione in casa del Crystal Palace.
Nel 1993 il Millwall si trasferì a New Den nel 1993 e la fine della loro prima stagione venne contrassegnata dalla sconfitta in semifinale dei playoff e da una serie di invasioni di campo, così come l'asserito coro razziale contro il Derby County che portò la sostituzione di 2 giocatori di colore. 
Nel maggio 2002, 70 poliziotti vennero feriti quando gli hooligans del Millwall si scontrarono con loro in una semifinale di play-off contro il Birmingham City. 
Vennero lanciati mattoni, pietre e più di 900 tifosi del Millwall furono coinvolti negli scontri.
Diverse auto furono bruciate.
In questo caso la cosa fece scalpore perchè la tifoseria avversaria non c'entrava niente: gli scontri furono con le forze dell'ordine.
A nulla servì anche l'arrivo di agenti con il cavallo, 24 furono feriti dal lancio di oggetti e fumogeni.
Sempre altri scontri nello stesso anno contro Burnley, Cardiff e Nottingham.
Nel 2009 una sfida in casa dell’Hull City degenerò nel lancio di seggiolini in campo.
Nel 2013 altri incidenti nella semifinale di FA Cup contro il Wigan.
La partita venne guastata dagli incidenti provocati dai tifosi del Millwall all'interno dello stadio: per oltre 20 minuti, ignorando gli sforzi della loro squadra, i sostenitori dei Lions scatenarono una violenta rissa scagliandosi contro i funzionari di sicurezza.
Dieci persone furono arrestate.


BREVE CRONOLOGIA DISORDINI
1920=The Den chiuso per un lancio di un razzo e per la rissa scoppiata tra tifoso e portiere del Newport County.
1934=The Den chiuso per disordini contro il Bradford Park Avenue.
1947=The Den chiuso e multa alla società per l'aggressione all'arbitro nella Cold Blow Lane nella partita contro il Barnsley.
1950=The Den chiuso e multa alla società, altra aggressione all'arbitro e alla terna contro l'Exeter.
1966=Lancio di oggetti ed invasione di campo a Loftus Road contro il QPR, match sospeso.
1966=Lancio di un ordigno nell'area di rigore del Brentford (si scoprirà un ordigno relitto probabilmente della seconda guerra mondiale. Fortunatamente non esplose).
1967=Fu aggredito l'allenatore in seconda del Plymouth (che quel giorno interruppe l'imbattibilità dei Lions: 56 vittorie casalinghe!)
1967=L'arbitro Norman Burtenshaw durante il match tra Millwall-Aston Villa (1-2) fu aggredito e rimase incoscente. Il Millwall fu obbligato a mettere delle recinzioni nello stadio.
1967=Cambiò poco perchè nello stesso anno, Jim Herriot (portiere del Birmingham City) fu colpito da un ordigno.
1972=Violentissimi scontri contro il West Ham: vera e propria guerriglia urbana.
1976=Perde la vita Ian Pratt, un tifoso del Millwall, per scontri contro il West Ham.
1978=Viene interrotto il match di FA Cup tra Millwall ed Ipswich per gravi disordini. Il Den è chiuso per 2 anni in FA Cup.
1984=Al Den viene accoltellato Robert Isaac un giocatore del Chelsea.
1985=Luton viene "distrutta" e il match sospeso. 50 feriti del Luton e 31 agenti. Il Luton chiude di sua iniziativa lo stadio per 6 anni.
1986=Scoppiano altri gravi incidenti contro il Leeds. Al club vengono imposte la vendita di biglietti solo su pre-vendita.
1987=Gli Hooligans del Millwall uccidono un tifoso a Charing Cross (forse del West Ham).
1988=Nella "Battaglia di Highbury" vengono arrestati 41 tifosi del Millwall contro l'Arsenal.
1991=Mark Beeney del Brighton rischia un calcio in faccia da parte di un tifoso del Millwall. Si era accesa una rissa in campo.
1992=Ian Wright e Nigel Winterburton dell'Arsenal vengono colpiti con oggetti in un match di League Cup.
1993=Disordini contro il Derby County con tanto d'invasione di campo.
1994=Un tifoso invade il campo nel match contro il Southend ma è bloccato prima di aggredire Stan Collymore.
1995=Gravi disordini a Stamford Bridge in un match di League Cup contro il Chelsea.
1998=Invasione di campo contro il Manchester City.
2000=Semifinale playoff di Championship, Millwall fuori, ma succedono gravi problemi di ordine pubblico nel centro di Wigan.
2002=70 agenti vengono feriti nel match contro il Birmingham.
2009=Terzo turno di FA Cup e disordini con i tifosi dell'Hull City.
2009=Il match contro il West Ham viene più volte sospeso con invasioni di campo (dei tifosi Hammers però).
2013=Altri scontri in FA Cup contro il Wigan.



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I Due Disastri Dell' Ibrox Stadium (1902 e 1971)

Archibald Leitch, era un architetto di Glasgow, classe 1865.
Ogni sera, quando le strade tendevano a sparire dietro una fitta coltre di nebbia e smog passava accanto al Glasgow Green.
Quello era diventato il luogo di ritrovo per un gruppo di ragazzi che si facevano chiamare “The Rangers”. Qualche tempo dopo questi ragazzi fondarono una squadra di calcio di cui è inutile specificare il nome. Chissà forse fu questo il motivo che spinse il giovane Archibald a prendere in simpatia questa squadra ignorando le sue radici cattoliche.


PRIMO DISASTRO DI IBROX: 1902

E ironia della sorte il primo progetto che “disegnò" fu proprio per i Rangers.
Si trattava della sua primissima opera.
Sfortunatamente il 5 aprile 1902, durante l'incontro di calcio tra la Scozia e l'Inghilterra, la Western Tribune Stand appena costruita crollò all'improvviso a causa delle forti piogge della notte precedente.
I tifosi caddero da una altezza di 12 metri e si ebbe la morte di 25 persone a cui si aggiunsero oltre 300 feriti.
Al momento del crollo la stand era composta da terrazzamenti in legno supportati da un telaio a travi d'acciaio.
Dopo questo incidente lo stadio venne immediatamente ristrutturato e i terrazzamenti vennero rinforzati con il cemento armato.
Durante il crollo della Western Tribune Stand la partita venne immediatemente interrotta e ripetuta presso il Villa Park di Birmingham il 3 maggio 1902.
L'incasso venne donato ai familiari delle vittime.
Fortunatamente per Leitch quest' episodio non comprometterà la sua carriera anche perchè le cause reali del problema assolveranno l'architetto.


L'INCIDENTE DEL 1961
Il 16 settembre 1961 due persone vennero uccise probabilmente dalla folla sulla scalinata, in altri incidenti diverse persone riportarono ferite non gravi.
La squadra dei Rangers tuttavia spese ben £150,000(una buona somma all'epoca) per la sicurezza dello stadio senza successo.


SECONDO DISASTRO DI IBROX: 1971
Quella però(1902) fu la prima grande tragedia legata allo stadio dei Rangers.
Perchè la storia aveva in serbo un altra giornata di dolore.
Bisognerà aspettare la sera del 2 gennaio 1971.
Era il giorno più importante per Glasgow, era il giorno dell'Old Firm(sfida contro il Celtic).
Dopo un finale di match convulso, mentre la folla si apprestava ad abbandonare lo stadio, gli ostacoli sulla scala 13 cedettero causando la rottura delle barriere di protezione.
La folla si accalcò causando un ondata di panico.
Ma come successe?
A un minuto dalla fine Jimmy Johnstone segnò per il Celtic.
A tutti i presenti parve una rete decisiva, l'epilogo dell'ennesimo Old Firm.
E fu in quel momento come accennato in precedenza che molti degli spettatori iniziarono a sfollare dalle uscite.
Una di queste era la Stairway 13.
Ma il genio perverso dello spettacolo non aveva ancora finito di tessere la sua tela, e a una manciata di secondi dal fischio finale, Colin Stein, pareggiò l'incontro.
Quello che successe al di là di tutte le versioni riportate, è che le crash barriers dell’East Stand furono piegate quasi fossero di gomma causando il dramma.
Furono 66 le vittime, tra cui molti bambini(di cui 31 ragazzi ed 1 ragazza).
La maggior parte dei decessi fu causata dall'asfissia.
Oltre 200 tifosi rimasero feriti.
La più giovane vittima risultò un bambino di nove anni, un ragazzo di Liverpool.
Cinque ragazzi, di età compresa tra 13 e 15 anni, tutti tifosi appassionati dei ragazzi in blu, e tutti membri della stessa scuola, persero la vita.
Ma la storia più curiosa è forse quello legato all'unica donna morta quel giorno sulle gradinate dell'Ibrox.
Si chiamava Margaret Ferguson aveva 18 anni ed era di Maddiston, a sud di Falkirk.
Margaret lavorava in fabbrica, come tante altre sue coetanee in quell'epoca.
Aveva una grande passione per i Rangers ed era venuta al corrente che in quel periodo era nata la figlia del centravanti Colin Stein.
Durante la settimana che precedette il Natale, realizzò un piccolo orsacchiotto di pezza per consegnarlo direttamente al giocatore, a sua moglie e ovviamente alla loro figlia appena nata.
Qualche giorno prima dell'Old Firm, Margaret si reca a casa di Stein, e onorata, consegna il suo dono alla piccola Nicole.
Bevono una tazza di the, conversano e si salutano cordialmente.
Margaret è ovviamente entusiasta.
La sorella maggiore, Maria Gibb, racconta che si erano viste l'ultima volta per capodanno e Margaret gli aveva confidato che due giorni dopo sarebbe andata allo stadio per la partita, convinta in cuor suo che il regalo che aveva amorevolmente consegnato alla figlia di Stein avrebbe portato fortuna a lui e alla squadra. Margaret era la più giovane di undici fratelli, aveva la camera tappezzata di bandiere e cimeli dei Gers.
Dapprima confuse, contraddittorie, poi via via sempre più chiare e nitide le ricerche.
Fra le salme c'era quella di una donna.
L'unica donna fra le 66 vittime di quell'infausta giornata.
Era quella di Margaret Ferguson.

Colin Stein segnando quel goal rocambolesco nella foschia di un Ibrox immenso e buio, aveva segnato il destino di quella ragazza che qualche giorno prima aveva ospitato nel salotto di casa sua.
“Ho conosciuto i suoi genitori personalmente, disse qualche giorno dopo i funerali. E' stata un esperienza orribile. Non ho mai dimenticato quel giorno. Non potrò mai farlo”.

Quel giorno il capitano dei Rangers era John Greig:
“Ho subito un infortunio durante la partita ed è stato solo circa 20 o 30 minuti dopo il fischio finale che ho capito la portata del dramma che si era consumato. Quando sono andato giù e ho visto il tunnel e tutta quella povera gente morta è stato terribile, una sensazione di impotenza frustrante".
"Furono giorni neri, di dolore e di angoscia. Che hanno lasciato una cicatrice profonda.
Lo stadio è stato ricostruito nella loro memoria.”

Oggi poco fuori i cancelli blu di Ibrox c'e proprio la statua del capitano, sul cui basamento spiccano le targhe commemorative di quell'evento.
Nomi spesso seminascosti da corone, da mazzi di fiori, da sciarpe, non solo “blue” perché le tragedie non hanno colore


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L'Incendio Di Bradford: Valley Parade (1985)


"Ho visto la bomba lanciata dagli assassini"
Queste furono le parole dell'inviato del Daily Star.
Ma andiamo con ordine.


L'INCENDIO
Sabato 11 maggio 1985 era in programma alla Valley Parade di Bradford l'incontro tra Bradford City e Lincoln City, valido per il campionato di Third Division inglese.
Sarebbe dovuta essere una giornata di festa.
Infatti il Bradford era stato già promosso.
Tutto procedeva tranquillamente sino al 40esimo minuto di gioco quando ci fu un primo focolaio nei pressi del settore G dello stadio.
Fiammifero? Lattina di birra riempita di benzina?
L'arbitro Don Shaw sospese subito la partita.
La polizia cominciò inizialmente a far evacuare i tifosi presenti nel settore vicino all'incendio, convinti che questo potesse essere domato.
La tribuna, costruita nel 1908, aveva un impalcatura in legno così come la copertura che era anche rivestita di una tela, la quale prese subito fuoco e sciogliendosi andava ad alimentare ulteriormente il fuoco sulle gradinate sottostanti e a generare fumo che limitava la visibilità.
In un paio di minuti le fiamme cominciarono a diffondersi, facendo crollare il tetto dello stadio.
Molti spettatori, nel tentativo di scappare, scesero sul terreno di gioco, altri erano riusciti a rifugiarsi nelle case vicine, altri ancora cercarono di aiutare la polizia nel tentativo di salvare qualcuno, ma non c'erano estintori all'interno dello stadio; erano stati tolti per evitare possibili atti di vandalismo tra gli hooligans.
Tra le tribune e il campo era stato eretto un muro per contenere il fenomeno degli hooligans, come nel resto degli stadi inglesi nei primi anni '80.
Fortunatamente il muro non era molto alto come in altri stadi e la maggior parte degli spettatori riuscì a scavalcarlo e mettersi in salvo nel terreno di gioco.
Se il muro fosse stato invalicabile il disastro avrebbe avuto proporzioni ben peggiori.
In quello che un tempo era uno stadio, gli esperti di Scotland Yard, cercarono tra le ceneri i resti delle persone arse vive.
L' identificazione fu pressochè impossibile.
Soltanto in quindici casi la polizia riuscì a ricostruire con relativa certezza l' identità delle vittime.
La scena è desolante.
La domenica successiva nell'antica cattedrale di Bradford c'erano oltre tremila persone.
Il vescovo lesse i telegrammi della regina e della signora Thatcher, con tanto d' inni funebri e campane a morto.
Bradford per qualche giorno divenne una città di fantasmi: strade deserte, luci spente, pub vuoti.
Decine di giornalisti venuti per fare la cronaca dell' avvenimento parlavano tra loro sottovoce, quasi preoccupati di disturbare la città in lutto.
Pochi giorni dopo la tribuna sarebbe stata demolita per essere rimpiazzata con una più moderna.

I MORTI
La maggior parte dei morti era di età tra i 20 e i 70 anni e tra questi ci fu anche Sam Firth, ex presidente della squadra locale che aveva 86 anni.
I feriti coinvolti nel gigantesco incendio furono ben 265 e molti sostennero che si trattasse del più grave disastro della storia del calcio britannico, anche peggio della strage che nel 1971 si verificò all'Ibrox Stadium di Glasgow, dove i morti furono 66 ed oltre 200 i feriti.


LE CONFESSIONI
"Ho visto mio marito ed i miei bambini scomparire tra le fiamme", dice una donna.
"Abbiamo visto Sam Firth, il più vecchio sostenitore della nostra squadra, alla veneranda età di ottantasei anni tentare di correre via dallo stadio, ma il fuoco correva più di lui", raccontano due sopravvissuti alla catastrofe.
Più fortunato il capitano del Bradford: "Appena ho visto le fiamme sono saltato verso la tribuna, ho portato mia moglie e la mia bambina in salvo. Abbiamo superato un muro. Ho gettato tra le braccia di mia moglie la nostra figlioletta e poi anche io sono riuscito a uscire fuori dall' inferno.
E' stata questione di secondi.
Vorrei che altri avessero avuto la nostra fortuna".
Il manager del Bradford Terry Yorath dirà: "Il più brutto giorno della mia vita".


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La Tragedia D'Hillsborough: Liverpool v Nottingham Forest (1989)


Ore 15 del 15 Aprile 1989
Era in programma la semifinale di F.A.Cup tra il Liverpool e il Nottingham Forest.
L'Hillsborough Stadium(stadio dello Sheffield Wednesday) sarebbe stato il teatro della grande sfida.
Fuori dalla Leppings Lane, il settore assegnato ai tifosi dei Reds, c'erano più di 5000 persone in attesa di entrare quando ormai al fischio d'inizio mancavano pochi minuti.
La gente spazientita cominciava a spingere per entrare, tanta era la fame di F.A.Cup(e solo di quella, dato che i club inglesi stavano scontando la squalifica a livello europeo per la tragedia dell'Heysel).
La polizia era in chiara difficoltà e per sfoltire l'enorme numero di persone aprì l'ingresso C(un grosso cancello d'acciaio), fu questo l'inizio della fine.
Una moltitudine di persone si riversò nella Leppings Lane e le persone che già erano all'interno vennero schiacciate da questa marea umana.
Inizialmente nessuno si accorse di niente, la partita cominciò e venne sospesa solo al sesto minuto: furono liberati i passaggi dalla curva al terreno di gioco.
Alcuni riuscirono a fuggire ma per altri ormai era già troppo tardi.
Lo spettacolo fu terrificante: 96 tifosi persero la vita, molti altri furono i feriti.


Alcuni schiacciati, altri feriti dalle cariche della polizia, altri ancora precipitarono dalla gradinata superiore.
Tuttavia il processo che ne seguì non riuscì a far luce sulle cause che avevano scatenato quell'inferno.
Per ricordare le vittime di quel doloroso giorno l'orologio della Kop(curva dei tifosi del Liverpool) è fermo da allora alle ore 15:06 e qualche anno dopo venne girato anche un film: Febbre a 90° in cui appunto la tragedia dell'Hillsborough fa da sfondo alle vicende della pellicola.


Per la cronaca la partita venne rigiocata all'Old Trafford di Manchester e vide la vittoria dei Reds che poi trionarono in finale contro i cugini dell'Everton in un spettacolare 3-2.


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