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sabato 28 giugno 2014

La Storia Di Lleyton Hewitt: Litigi e Controversie

Lleyton Hewitt nato ad Adelaide nel 1981 è conosciuto per la sua aggressività e il suo grande spirito combattivo, le sue qualità migliori sono i colpi dal fondo, tra cui una splendida risposta, i lob e la grande capacità di recupero dettata dalla rapidità dei piedi.


I SUCCESSI E GLI SLAM
Il suo primo torneo del Grand Slam in singolare arrivò nel 2001, agli Us Open, dove sconfisse il quattro volte campione Pete Sampras in 3 set 7-6 6-1 6-1.
Nel 2001 oltre agli Us Open vinse i tornei di Sydney, al Queen’s, Hertogenbosch, Tokyo e la Masters Cup di Shanghai dove batté in finale il francese Grosjean.
Chiuse l'anno con 80 vittorie e 17 sconfitte e come numero 1 del ranking mondiale, il più giovane della storia, a soli 20 anni e 8 mesi.
Nel 2002 Hewitt vinse il suo secondo titolo del Grande Slam aggiudicandosi il torneo di Wimbledon battendo in finale David Nalbandian in 3 set 6-1 6-3 6-2.
La sua vittoria ha rafforzato l'idea riguardo al quale il torneo di Wimbledon non doveva per forza essere dominato da giocatori con servizio e volée, ma poteva anche essere vinto da giocatori che scambiano da fondo campo come Agassi e lo stesso Hewitt.
Nel 2002 vinse inoltre il primo Master Series in carriera ad Indian Wells, il Queen’s per il terzo anno di seguito, San Jose e la Masters Cup di Shanghai per il secondo anno di seguito battendo Juan Carlos Ferrero in finale.
Concludendo la stagione con 61 vittorie e 15 sconfitte difese per tutto l'anno la posizione di numero 1 del mondo.


MALEDUCAZIONE ED AGGRESSIVITA'
Detto dei successi sembra proprio che "la gloriosa tradizione" dei McEnroe e dei Connors si sia reincarnata nei fatti e nei misfatti di Lleyton Hewitt.
Il tennis rissoso, scorretto e provocatore.
La carica agonistica al limite della correttezza e spesso oltre, dell'ex numero 1 del mondo riesce a tirare fuori il peggio dagli avversari.
Negli anni 2000 è stato sicuramente il tennista più detestato tra i colleghi.
Sfrontato e capriccioso, esagerato nelle vittorie e non in grado di accettare le sconfitte.
Uno dei primi tennisti ad usare il "come on" sugli errori degli avversari ed addirittura sul primo punto del match(unico, in ciò) tanto da far dire al "santo" Corretja “questo non può esultare cosi dopo il primo 15!”.


US OPEN 2001
All'US Open 2001 insultò un giudice di linea di colore, colpevole di aver fatto una chiamata a favore di James Blake in nome di una presunta «solidarietà razziale».
Blake, ai tempi l' unico giocatore di colore tra i primi 100 della classifica, era completamente disidratato a metà del quarto set dopo aver fatto sperare nella clamorosa sorpresa il foltissimo pubblico americano.
Durante il cambio di cambio il diciannovenne americano era stato anche male di stomaco mentre Hewitt continuava a caricarsi con urla belluine e braccia al cielo.
A quel punto la partita era ormai decisa ma l' australiano testa di serie N.4 aveva dovuto soffrire davvero molto.
Era tanto nervoso il ventenne di Adelaide che nel momento più critico della partita, quando un giudice afroamericano gli chiamò per due volte il fallo di piede perse la testa.
Rivolgendosi all' arbitro di sedia, lo svizzero Egli, pretese il cambio del giudice:

«Mi è stato chiamato per due volte dalla stessa parte(il fallo di piede)».

E poi aggiunse, indicando prima Blake con la capigliatura afro e poi il giudice di linea di colore:

«Guardali. Dimmi se noti qualche somiglianza».


AUTRALIAN OPEN 2005
Inoltre pare che Hewitt abbia un conto aperto con gli argentini: infatti all' Australian Open al terzo turno litigò prima con Chela, l'argentino esasperato dalle provocazioni di Hewitt, perse la testa e partirono degli sputi al cambio di campo.
E poi nei quarti di finale con l'altro argentino Nalbandian, dove al cambio di campo l'australiano rifilò una spallata a Nalbandian.


COPPA DAVIS 2005 CONTRO CORIA E GLI ARGENTINI
Ai tempi poco cì mancò che tutto degenerasse in una rissa nel quarto di finale tra Australia e Argentina in corso a Sydney(per la cronaca Hewitt battè Coria in quattro set).
I due non si sono fatti mancare nulla, ad accendere la miccia il solito Lleyton: dagli insulti alle minacce sino al più classico "ti aspetto fuori...'" e ai colpi bassi durante il cambio di campo.
Nel frattempo ad ogni punto messo a segno arrivava l'esultanza dell'australiano con Coria che s'innervosiva sempre di più.
La rissa, poi, continuò fuori campo.

Al termine di ciò Coria disse:
"Uno che aggredisce, che esulta per gli errori degli avversari, che prende in giro, uno come Hewitt insomma...potrà pure essere il più forte al mondo ma per me rimane l'ultimo degli uomini".
"Preferirei non vincere un torneo in tutta la mia carriera che essere come lui: mi sentivo quasi di ucciderlo in campo".

Hewitt: 
"E 'stato molto stupido da parte loro provocarmi. 
Molto raramente ho perso partite quando le persone mi fanno incazzare". 
"Coria rimane un perdente"


GLI ANNI RECENTI
Orrore puro, cattiveria smodata, malagrazia, scorrettezza oltre ogni limite, questo era Lleyton Hewitt.
Il peggiore, il più cattivo, il più maleducato.
Eppure invecchiando ha guadagnato molti simpatizzanti, in un circuito fatto di bambocci e imberbi lungagnoni, la grinta distillata dell'australiano ha creato un certo numero di fans.
Dimenticando i gestacci insolenti e i lugubri saluti agli avversari (come quando alcuni anni fa augurò a Nalbandian un incidente aereo sull’Atlantico).
Persino a Parigi non lo odiano più.
Figurarsi a Melbourne.


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Il Galatasaray Non Gioca Gara 7: Fenerbahce Campione (Basket)

Finisce in farsa il campionato turco di Basket: il Fenerbahce vince 20-0 gara 7 della finale contro il Galatasaray e si laurea campione di Turchia.
Ma il risultato finale non è il frutto delle ottime difese(furiamoci ), ma bensì di una sconfitta a tavolino: il comportamento della federazione turca non è piaciuto ai dirigenti del Galatasaray, che hanno deciso di non far scendere in campo i propri giocatori e di perdere così la possibilità di conquistare il titolo nazionale.


I MOTIVI DELLA RINUNCIA A GARA 7
Dopo gara 2, vinta dal Fenerbahce di misura per 74-73, il pubblico dell’Ulker Arena ha riversato sugli avversari di tutto, ricevendo solo una multa.
Durante gara 4 giocata sul campo del Galatasaray, quella che ha visto l’espulsione di Zelimir Obradovic che poi a mezzo stampa ha parlato di complotto e premeditazione nei suoi riguardi da parte della terna, il pubblico di casa ha lanciato sul campo oggetti di varie dimensioni: la sanzione in questo caso è stata, oltre che pecuniaria, di due partite a porte chiuse, pena mediata con l’ingresso riservato a donne e ragazzi.
Per gettare ulteriore benzina sul fuoco Ergin Ataman ha chiesto un timeout a 6″ dalla fine della gara con il risultato già acquisito, mentre sul maxischermo dell’Abdi Ipekçi è comparsa la scritta “Koyduk mu“, traducibile con “fottiamoli” che ha costretto Murat Ozyer, GM del Galatasaray, a chiarire che il servizio grafico all’interno dell’impianto è fornito da un azienda esterna alla società e che pertanto il Galatasaray non era responsabile della provazione.
Gara 5, ancora all’Ulker Arena, ha fatto da scenario ad ulteriori intemperanze del pubblico di casa, punito con una nuova multa da parte della federazione turca(per lancio di petardi ed oggetti sulla panchina) tanto da far dichiarare al tecnico Ataman al termine della partita di “temere per la nostra incolumità in gara 7, soprattutto se le cose dovessero andare bene”.
Memore del timeout di Ataman di gara 4, negli ultimi due minuti il pubblico dell’Ulker Arena richiede un nuovo timeout al neo coach della nazionale turca.
Il risultato? 8.500 € di multa al Fenerbahce(troppo poco secondo i giallorossi).
Quindi a causa del clima rovente in gara 4, svoltasi in casa del Gala, è stato deliberato dalla federazione che la successiva gara 6 si giocasse in una Abdi Ipekci Arena limitata a soli 5000 posti (contro i 12500 totali) e per sole donne e bambini.
Inoltre, per la decisiva gara 7, la federazione ha pensato bene di designare Recep Ankarali, un arbitro coinvolto nel 2010 in uno scandalo di intercettazioni telefoniche, in cui lo stesso Ankarali comunicò al presidente dei gialloblu “Tutto è sotto controllo”. Queste scelte e diversità di trattamento hanno fatto perdere la pazienza alla dirigenza del Galatasaray, con gli esiti di cui sopra.


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venerdì 27 giugno 2014

Floyd Landis e Lo Scandalo Doping (Tour De France 2006)

Il caso doping Floyd Landis scoppia alla fine del Tour De France 2006.
Dopo le numerose defezioni al Tour de France 2006 per lo scandalo doping, Landis era considerato uno dei favoriti per la vittoria finale.
In maglia gialla con 10" di vantaggio su Pereiro, lo statunitense accusò un crollo nella sedicesima tappa, da Bourg d'Oisans a La Toussuire, terminando a 8'10" dallo spagnolo.
Il giorno successivo Landis partì in una fuga solitaria verso Morzine-Avoriaz, e dopo 125 km vinse con 7'08" sul rivale Pereiro.
Il suo distacco in classifica generale dallo spagnolo scese a 30" (Landis era terzo poiché Carlos Sastre seguiva in classifica il connazionale Pereiro a 12").
I distacchi rimasero invariati fino alla penultima tappa, una cronometro individuale di 57 km da Le Creusot a Montceau-les-Mines.
Nella crono Landis staccò di 1'29" Pereiro e di 3'31" Sastre.
Il giorno dopo la passerella sugli Champs Élysées incoronò il quasi trentunenne statunitense, che salì sul podio assieme a Pereiro (secondo a 57") e al tedesco Andréas Klöden (terzo a 1'29").


UN CORRIDORE POSITIVO
Il 26 luglio del 2006, a pochi giorni dalla chiusura del Tour, il quotidiano danese Ekstra Bladet e l'anti-doping francese annunciarono che un corridore ben posizionato in classifica era stato trovato positivo a un controllo delle urine nella tappa di Morzine.
Il giorno dopo la Phonak Cycling Team annunciò che un test delle urine di Landis era risultato positivo.
Landis ovviamente negò le accuse, la Phonak dichiarò che sarebbe stato licenziato se la positività fosse stata confermata alle contranalisi.
L'esito venne confermato e Landis fu sospeso dal ciclismo professionistico e licenziato dalla sua squadra.
Dopo il test positivo, Landis suggerì che i risultati erano stati manomessi o che comunque ci fosse stato qualcosa d'irregolare..
Il 1 ° agosto del 2006, i media dissero che il testosterone sintetico era stata rilevato nel campione A, utilizzando il rapporto di prova isotopico del carbonio, CIR, condotto presso il LNDD.
La presenza di testosterone sintetico significa che una parte del testosterone nel corpo di Landis provenivano da una fonte esterna e non era stata prodotto naturalmente dal proprio organismo.
Questi risultati adavano in conflitto con l'affermazione pubblica di Landis che si trattava di un evento naturale.
Il test CIR viene utilizzato per distinguere tra testosterone prodotto naturalmente dal corpo dell'atleta e testosterone sintetico introdotto da una fonte esterna.
Venne anche suggerito che Landis potrebbe aver usato testosterone per lungo tempo ma era stato bravo a mascherarlo o diluirlo per evitare il rilevamento.
Il 9 agosto 2006, il presidente UCI Pat McQuaid respinse la richiesta, dicendo: "Abbiamo agito correttamente. Abbiamo informato la squadra, il ciclista e la federazione che c'era stata un'irregolarità. Poi abbiamo pubblicato un comunicato stampa dicendo che un ciclista, senza farne nome, era stato trovato positivo al Tour".


IL WHISKY
"Spiegheremo al mondo perché questo non è un caso di doping ma un evento naturale in quanto prodotto dal mio organismo".
Secondo Landis ciò era dovuto al consumo di whisky.
Il prof.Christiane Ayotte, direttore del laboratorio antidoping di Montreal, dichiarò che "In 25 anni di esperienza di test sul testosterone, un aumento tale del livello non poteva essere spiegato da eventuali fattori naturali.
Landis in seguito fece marcia indietro: "L'idea di whisky non era mia ed è stata un'ipotesi formulata dagli avvocati".


L'APPELLO ALL'USADA
In data 11 settembre 2006 Landis chiese all' US Anti-Doping Agency (Usada) di riesaminare i campioni e quindi respingere le accuse di doping contro di lui.
La richiesta di Landis venne effettuata sulla base del fatto che i campioni di urina dalla tappa 17 del Tour de France non soddisfarono i criteri dell'Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA).
L'avvocato di Landis disse: "L'analisi è piena di errori grossolan e il risultato positivo sul campione B proveniva da un numero di campione non di Landis.


L'ATTACCO INFORMATICO
Un pirata informatico entrò nei computer del laboratorio antidoping francese di Chatenay-Malabry.
Da lì, l' hacker inviò messaggi di posta elettronica a diverse istituzioni sportive (tra cui il Comitato olimpico internazionale, l' unione ciclistica internazionale e l' agenzia mondiale antidoping) sottolineando l' inaffidabilità delle analisi realizzate dal laboratorio.
A Chatenay-Malabry, periferia di Parigi, sono state rilevate, fra le altre, la positività di Lance Armstrong (retrodatata al 1999) ed appunto quella, nel luglio scorso, di Floyd Landis riscontrata nella 17ª tappa della Grande Boucle.
La polizia francese individuò uno dei responsabili: ovvero una persona dell' entourage dello stesso Landis, il quale per difendersi dalle accuse di doping aveva affidato proprio a Internet la sua memoria difensiva di trecento pagine, incentrata anche sulla fallibilità del laboratorio parigino.


LA CONFERMA E LA SQUALIFICA
Il 20 settembre 2007 l'accusa di doping  venne confermata da un collegio arbitrale e Landis venne squalificato per due anni.
In risposta a questo, l' Unione Ciclistica Internazionale lo spogliò anche formalmente del Tour de France 2006 assegnato ad Óscar Pereiro.
Al termine di ciò la Phonak si dissolve ed abbandona il ciclismo ritirando la sponsorizzazione.
Dopo questo verdetto, Landis tentò di ribaltare questa decisione presso il Tribunale Arbitrale dello Sport.
Il 20 giugno del 2008, l'appello venne respinto.


IL RITORNO AL CICLISMO NEL 2009 E LA CONFESSIONE DEL 2010
Scaduto il periodo di stop, nel 2009 rientrò nel mondo delle corse accasandosi all'Unitedhealthcare-Maxxis, team del circuito continentale americano.
In una mail datata 30 aprile 2010 spedita ai vertici del ciclismo Usa e mondiale, Landis ammise l'uso di sostanze proibite e raccontò come ai tempi della US Postal il direttore Johan Bruyneel lo istruì all'uso di EPO sintetica, steroidi e trasfusioni di sangue per sfuggire ai controlli.
A spiegargli come funzionava il processo, aggiunse, era stato il sette volte vincitore del Tour Lance Armstrong.
Il texano dichiarò, però, la sua innocenza, sottolineando la mancanza di prove di tali dichiarazioni.
A gennaio 2011 decide di ritirarsi dalla carriera agonistica.


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Lo Scandalo Scommesse Di Pete Rose (MLB)

Le prove erano così schiaccianti da risultare difficili da credere.
Registrazioni di telefonate fatte ad allibratori, a volte addirittura pochi minuti prima dell'inno nazionale. Ricevute di scommesse, uno dopo l'altra, giorno dopo giorno, praticamente su ogni squadra, tra cui il team che allenava, insieme con l'importo della singola scommessa.
Quasi 20 mila dollari al giorno di scommesse.
Il mondo del baseball e dello sport in generale, vengono sconvolti dalla quantità delle prove, che lasciano pochi dubbi sul fatto che Pete Rose, uno dei più grandi e celebrati giocatori della storia del baseball, aveva scommesso sulle partite ed addirittura sulla propria squadra.
Pete era conosciuto come un grande giocatore d'azzardo e lo si era vedeva spesso in compagnia di noti allibratori e personaggi dell'ambiente delle scommesse.
Ma poi le voci iniziato ad avere maggiore consistenza solo all'inizio del 1989 quando ci si accorse che Charlie Hustle, pseudonimo del ragazzo di Cincinnati che aveva conquistato il Mondo, era andato troppo oltre.


LA CARRIERA
La carriera di Pete Rose, nato a Cincinnati il 14 aprile del 1941, era cominciata alla Western Hills High School della sua città natale, ma dopo gli anni del liceo Rose aveva firmato il contratto che i Reds gli avevano offerto ed aveva cominciato la scalata nell'organizzazione di minor league della franchigia dell'Ohio.
La sua carriera nelle leghe minori lo portò a Tampa, in Florida ed infine a Macon, in Georgia, ma dall'inizio del 1963 Rose prese possesso del posto di seconda base titolare dei Reds.
La sua stagione da rookie terminò con la conquista del titolo di matricola dell'anno ma fu dal 1965 al 1973 che Rose crebbe e diventò una superstar del gioco, conosciuto soprattutto per l'intensità con cui scendeva sul diamante e per la notevole abilità da puro battitore.
Diventò uno degli elementi chiave della Big Red Machine, la supersquadra che negli anni '60 e '70 dominò la National League, partecipando a 4 World Series e vincendo 2 titoli. Rose, da parte sua, vinse il titolo di MVP della National League nel 1973.
Diventato free-agent al termine della stagione 1977, Rose firmò con i Phillies, che portò a due World Series e al titolo nel 1983.
Nel 1984, firmò un contratto con gli Expos, ma nell'estate dello stesso anno tornò a Cincinnati come giocatore-manager.
L'11 settembre del 1985 Rose battè la valida numero 4192, una in più di Ty Cobb, che fino a quel giorno era il recordman assoluto; la sua carriera terminò alla fine del 1986 con 4296 valide ma dalla stagione 1987 Rose passò a dedicarsi a tempo pieno al ruolo di manager di Cincinnati.


I SOSPETTI E LE ACCUSE
Il 20 febbraio 1989(terza stagione alla guida dei Reds), Rose ed i suoi avvocati vennero convocati a New York per incontrare l'allora commissario Peter Ueberroth.
Il giorno dopo, voci ufficiose accreditavano la tesi secondo la quale la riunione riguardava accuse di gioco d'azzardo formulate contro Rose.
Un mese dopo, il 20 marzo, l'Ufficio del Commissioner rilasciò una dichiarazione nella quale si ammetteva che le Majors stavano indagando su "gravi accuse di gioco d'azzardo contro Rose"..
Il 1 ° aprile l'IRS, equivalente dell'Agenzia delle Entrate qui in Italia, sequestrò schedine con il nome di Rose, la sua scrittura impressa sulle stesse, le sue impronte digitale vi furono rilevate.
Il giorno successivo, 2 Aprile, venne riportato da note di stampa che Rose era "sospettato" di aver puntato tra gli 8.000 ed i 16.000 dollari al giorno su partite di Baseball durante la stagione 1987.
Poi, il 9 maggio, la mazzata definitiva: il Commissioner Giamatti ricevette un rapporto di 225 pagine dall'investigatore John Dowd che conteneva, documenti, relazioni, trascrizioni e altro materiale che illustrava in maniera inequivocabile che Rose aveva scommesso sul Baseball.
Rose fu messo alle strette; dopo una serie di mozioni depositate dagli avvocati delle due parti, ed una serie di telefonate tra Giamatti e avvocato di Rose, si seppe che il 23 di agosto la Commissione d'inchiesta delle MLB si sarebbe riunita per decidere le sanzioni, e che il 24 le decisioni sarebbero state rese note in una conferenza stampa.


IL GIORNO DEL GIUDIZIO
Cosi, si arrivò al "Giorno del Giudizio",  il 24 Agosto del 1989,  a New York, nell'ufficio del Commissioner della MLB, Bart Giamatti.
Giamatti entra nella sala stampa, si avvicina al microfono e rilascia la seguente dichiarazione.

"Uno dei più grandi giocatori del gioco del baseball è rimasto coinvolto in una serie di atti che hanno macchiato la reputazione del gioco, e lui ora deve convivere con le conseguenze di tali atti"

ed in presenza di uno drappello di reporter arrivati da ogni angolo del mondo, pronuncia la sentenza, inappellabile e definitiva, frutto di un accordo tra le parti che ha evitato strascichi di natura giudiziaria:

"Pete Rose viene bandito per sempre dal gioco del baseball, non potrà più farne parte, non potrà mai più avere parte attiva in qualsiasi ruolo nel gioco del baseball"

Radiato, ripudiato.
Giamatti chiude la sua perorazione dicendo che il baseball non aveva mi visto nulla del genere dai tempi di Landis, riferendosi al Commissioner Kenesaw Mountain Landis, colui che decretò la radiazione dei Chicago White Sox delle World Series del 1919, il "Black Sox Scandal".


LA RISPOSTA DI ROSE
Poco dopo la conferenza stampa del Commissioner a New York, Rose e i Reds tennero la loro al Riverfront Stadium di Cincinnati, annunciando che Rose non era più il manager dei Reds a causa della sua radiazione e che il suo posto sarebbe stato preso da Tommy Helms.
Alla conferenza stampa, Rose continuò a negare di aver scommesso sul baseball, nonostante l'enorme quantità di prove incriminanti.

"Nonostante quello che il Commissioner ha detto oggi, io non ho scommesso sul baseball", 

Disse ai media, ammettendo però, bontà sua, di aver scommesso su altri sport.
Nel frattempo, in quegli istanti, la città di Cincinnati era a lutto.
Le strade erano vuote.
Ognuno stava guardando la trasmissione in diretta della conferenza stampa di Rose.
Grandi televisori, piccoli televisori, ogni casa, ogni ufficio, ogni negozio.
Le parole di Rose echeggiavano attraverso corridoi, edifici, l'intera città.
Gli venne chiesto di spiegare perché egli considerava, come dichiarato, equa la pena se era vero che non aveva mai scommeso sulle partite dei Reds. Non rispose se non in maniera indiretta, lo sguardo altrove, cambiando discorso.

"La mia vita è il baseball, spero di tornare nel baseball non appena mi sarà possibile. Sono stato nel baseball per tre decenni, ed anche esserne fuori per un periodo che sono sicuro sarà molto breve, fa male. Ho fatto qualche errore, mai non ho scommesso sul baseball. 
Ho troppo rispetto per il gioco, troppo amore per il gioco"

Pete Rose dopo 25 anni non è stato ancora perdonato e mai verrà perdonato.

Il primo scandalo della storia del Baseball: Scandalo Black Sox: World Series 1919


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Lo Scandalo Dei Black Sox: World Series 1919 (MLB)

Le World Series del 1919 tra i Chicago White Sox (campioni della American League) e i Cincinnati Reds (della National League) passarono alla storia per lo scandalo che coinvolse otto giocatori di Chicago, sospesi a vita dopo che un tribunale stabilì che si erano messi d'accordo con due giocatori d'azzardo per perdere intenzionalmente la finale(dietro compenso ovviamente).
La storia della corruzione dei giocatori e del loro processo venne definita Scandalo dei Black Sox, dal nome della franchigia, per il fatto che i "calzini bianchi" (White Sox) divennero neri per aver perso la loro purezza.
Purezza in realtà persa prima dello scandalo per altri motivi, anche se meno umilianti di questi.
Infatti il proprietario Comiskey non voleva lavare le divise da gioco per risparmiare i soldi in lavanderia, per questo vennero chiamati Black Sox.


LA COMBINE
E' il 31enne prima base dei White Sox Chick Gandil che ebbe per primo l'idea di accordarsi sulla sconfitta nelle World Series, e si rivolse ad uno dei più importanti scommettitori del paese: Sullivan.
Gli riferì che era in grado di convincere anche altri giocatori della sua squadra, in quanto molti di essi erano in rotta con il presidente Charles Cominskey a causa dei bassi stipendi ricevuti negli ultimi anni.
Il primo ad essere contattato fu il lanciatore Eddie Cicotte, il quale si trovava in difficoltà economiche a seguito dell'acquisto di una fattoria nel Michigan; dopo qualche esitazione accettò la proposta chiedendo in cambio 10.000 dollari.
Gandil continuò così a reclutare altri giocatori: Risberg e McMullin accettarono subito, ma quello che serviva di più era un altro lanciatore partente, che trovò in Williams.
Quindi si assicurò anche i tre migliori battitori della squadra, Jackson, Weaver e Felsch.
Il 21 settembre 1919 all'Ausonia Hotel di New York, si svolse la riunione decisiva nella stanza di Gandil, una riunione che segnerà per sempre le carriere di questi otto giocatori.
L'accordo venne fatto sulla base di 80.000 dollari complessivi, ma quando Gandil informò l'allibratore Sullivan questi rimase perplesso per la cifra così alta e per giunta in contanti.
Dopo aver contattato un altro scommettitore, Arnold Rothstein, Gandil incontra di nuovo i giocatori il 29 settembre, il giorno prima della partenza per Cincinnati in vista di gara uno delle WS (al meglio delle nove partite).
Ai giocatori offrì subito 40.000 dollari, con gli altri 40.000 da pagare al termine della serie. Sullivan però consegnò a Gandil solo 10.000 dollari, non potendo resistere alla tentazione di giocarsi gli altri 30.000 sulla vittoria degli sfavoriti Reds.
Gandil prese in consegna i 10.000 e li girò a Cicotte, lanciatore partente di gara 1.
Gli altri sette giocatori erano però furiosi in quanto si aspettavano la loro parte da subito ed in un incontro tenutosi al Sinton Hotel di Cincinnati il giorno prima della partita, si accordarono mal volentieri per 20.000 dollari a sconfitta da dividersi in parti uguali.


GARA 1(REDS-WHITE SOX 1-0)
Il primo ottobre, in una giornata calda ed assolata, si svolse la prima partita: il segnale che i giocatori avevano realmente accettato la combine era che Cicotte(il partente) colpisse il primo battitore dei Reds Maurice Rath; il primo lancio fu però uno strike, mentre il secondo colpì Rath sulla schiena, era fatta!
I Reds vinsero gara 1 con il punteggio di 9-1.


GARA 2(REDS-WHITE SOX 2-0)
In gara 2 Williams, famoso per il suo controllo sul monte di lancio, concesse tre basi ball consecutive nel quarto inning e tutti e tre i corridori arrivarono a casa base: punteggio finale Cincinnati 4, Chicago 2.
Dopo gara due i giocatori ricevettero altri 10.000 dollari, ma erano nervosi ed arrabbiati perché non avevano ancora ricevuto la cifra pattuita.


GARA 3(REDS-WHITE SOX 2-1)
Nonostante non avessero ancora deciso come comportarsi in gara 3, Gandil confidò per dispetto a Sullivan che avrebbero perso anche quella, mentendo.
Sullivan andò sicuro a scommettere sulla vittoria dei Reds, ma la gara la vinsero i White Sox 3-0, con lo stesso Gandil protagonista con due punti battuti a casa.


GARA 4(REDS-WHITE SOX 3-1)
All'indomani di gara 4 Gandil disse a Sullivan che se non avesse avuto altri 20.000 dollari la combine sarebbe finita, li ottenne ed i Reds vinsero grazie a due clamorosi errori di Cicotte.
Nel frattempo il terza base Weaver si tirò fuori, evitando di prendere più soldi.


GARA 5(REDS-WHITE SOX 4-1)
Gara 5 andò ancora ai Reds, che ora conducevano la serie per 4-1, suscitando le prime velenose reazioni di stampa e tifosi.


GARA 6(REDS-WHITE SOX 4-2)
Ma quando Sullivan non consegnò i 20.000 dollari dovuti per la sconfitta in gara 5, i giocatori decisero di iniziare a giocare come sapevano, vincendo gara 6 con il punteggio di 5-4 al decimo inning dopo essere stati sotto 0-4.


GARA 7(REDS-WHITE SOX 4-3)
Vittoria White Sox anche in gara 7, con lo stesso Cicotte autore di una grande prestazione sul monte di lancio, in cui subì solo sette valide e portando così la serie sul 4-3 per i Reds.


GARA 8(REDS-WHITE SOX 5-3)
Rothstein e Sullivan cominciarono però a preoccuparsi poiché avevano scommesso troppi soldi sui Reds per rischiare di non vederli vincere, e passarono all'attacco contattando direttamente il lanciatore partente di gara 8, Lefty Williams.
L'offerta fu molto vantaggiosa e Williams si accordò affinché la partita fosse decisa già al primo inning: subì quattro valide e tre punti, eliminando un solo battitore ed effettuando solo 15 lanci prima di essere sostituito dall'allenatore.
I Reds vinsero la gara 10-5 e conseguentemente le World Series.


LE REAZIONI
Quello che successe dopo fu un interminabile serie di polemiche, e la voce di una combine cominciò pian piano a circolare, costringendo il presidente Charles Cominskey ad assumere un detective privato per controllare i movimenti finanziari dei suoi giocatori.
Il primo a parlare ufficialmente dell'accordo fu il giornalista Hugh Fullerton con un articolo pubblicato sul New York Evening World del 15 dicembre 1919: "venti minuti prima dell'inizio di gara 8 a Chicago, fui preso in disparte da uno scommettitore che mi consigliò di puntare forte sulla vittoria dei Reds; rimasi perplesso e gli chiesi se sapeva qualcosa riguardo cosa sarebbe successo oggi, mi rispose che avrei visto il più grande primo inning della mia vita".


I PROCESSI
Soltanto nell'agosto del 1920 però cominciarono ad uscire le prime prove e testimonianze contro i giocatori dei White Sox: Gandil, Cicotte, Williams, Risberg, Felsch, McMullin, Weaver e Jackson furono chiamati in tribunale.
Cominskey sospese gli otto giocatori sotto inchiesta ed i Sox non riuscirono più a raggiungere le finali del 1920.
Dopo mille rivelazioni, polemiche, confessioni poi ritratte, si arrivò al processo il 29 luglio 1921: l'accusa chiese cinque anni di carcere e 2000 dollari di multa per tutti i giocatori incriminati; la difesa sostenne che i giocatori avevano si preso quei soldi, ma non vi erano prove sul loro scarso impegno sul diamante.
Dopo solo due ore la giuria emise il verdetto: tutti assolti!


LE SQUALIFICHE A VITA
I giocatori furono portati in trionfo fuori dal tribunale dalla folla festante ma la sorpresa per loro arrivò il giorno dopo, con la squalifica a vita.

"Senza tener conto del verdetto dei giudici, nessun giocatore che trucca una partita, nessun giocatore che si industria o promette di truccare una partita, nessun giocatore che siede a colloquio con un gruppo di disonesti e scommettitori dove si sta discutendo di truccare una partita e non informa immediatamente il proprio club, giocherà mai più a baseball".

Con questa dichiarazione resa alla stampa il giorno dopo il verdetto di assoluzione, il neo Commissioner della MLB giudice Kenesaw Mountain Landis squalificò a vita gli otto giocatori dei Chicago White Sox (soprannominati in seguito Black Sox), rei di aver venduto a degli scommettitori le World Series del 1919 contro i Cincinnati Reds.
I lanciatori Eddie Cicotte e Claude Williams, il 1B Chick Gandil, l'interbase Swede Risberg, il 3B Buck Weaver, l'interno Fred McMullin, l'esterno sinistro Joe Jackson e l'esterno centro Oscar Felsch videro così miseramente finire le loro carriere in una delle pagine più buie del baseball e di tutto lo sport professionistico americano.

Se v'interessa l'argomento vi consiglio anche questo articolo: Scandalo Scommesse: Pete Rose(1989)


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Lo Scandalo Delle Taglie Dei New Orleans Saints: Bountygate (NFL)


Lo scandalo delle taglie dei New Orleans Saints(Bounty Program o Bountygate), fu un incidente che coinvolse diversi giocatori difensivi dei New Orleans Saints della NFL, scoperti ad aver costruito un sistema che assegnava bonus, o "taglie," per prestazioni vietate dal regolamento NFL.
Il sistema prese il via nel 2009 (l'anno in cui i Saints vinsero il Super Bowl XLIV) e terminò nel 2011. Tra le altre cose, i giocatori furono scoperti ad incassare bonus per infortunare deliberatamente gli avversari.
In pratica l'idea di Gregg Williams(coordinatore difensivo) era quella di premiare con somme di denaro i giocatori che riuscivano a infortunare gli avversari, se poi il danno era così grave da non consentire il rientro in campo del giocatore colpito il premio saliva. Si parla di cifre attorno ai 5000 dollari ad infortunio con maggiorazione nelle partite di play off.


LE TAGLIE
La NFL iniziò ad investigare sui Saints nel 2010 in risposta alle denunce di aver tentato di infortunate volontariamente i giocatori avversari durante i playoff 2009/10 ma l'indagine rimase in stallo fino alla stagione 2011.
Il 2 marzo 2012, la NFL annunciò di aver le prove che "una ventina di giocatori dei Saints", oltre all'ex coordinatore difensivo Gregg Williams, pagarono di tasca propria dei bonus legati alle prestazioni.
Dunque dal 2009 al 2012 i Saints avrebbero stimolato i giocatori della difesa a colpire duramente gli avversari con l’obiettivo dichiarato di  provocare infortuni.Il "programma" gestito da Williams, e non   sconosciuto all’head coach Sean Payton, avrebbe coinvolto almeno 22 atleti.
I giocatori alimentavano il montepremi e, in caso di  prestazioni all’altezza, passavano a riscuotere.
Note anche le "taglie": 1000 dollari di ricompensa se l’avversario usciva in barella  e 1500 se il "bersaglio" non riusciva a tornare in campo.
I premi venivano raddoppiati durante la post-season.
Nella post-season 2009, coronata dal trionfo dei Saints al Super Bowl, la difesa di New Orleans avrebbe dedicato attenzioni particolari a Kurt Warner, quarterback degli Arizona Cardinals, e a Brett Favre, quarterback dei Minnesota Vikings sconfitti nella finale della National Football Conference. L’inchiesta, condotta dal Security Department della lega, si è sviluppata attraverso l’esame di 18.000 documenti e oltre 50.000 pagine.
Da allora, Williams fu accusato di aver messo in piedi operazioni simili durante le sue permanenze come coordinatore difensivo dei Tennessee Oilers e dei Washington Redskins e come capo-allenatore dei Buffalo Bills.


SANZIONI
Il commissioner della NFL Roger Goodell rispose con alcune delle più severe sanzioni dei 92 anni di storia della lega e tra le più severe per gli incidenti in campo della storia dello sport professionistico nord-americano.
Williams fu sospeso a tempo indefinito, Payton fu sospeso per l'intera stagione 2012 e Loomis sospeso per le prime 8 gare della stagione 2012.
L'assistente capo-allenatore Joe Vitt fu sospeso per le prime 6 gare della stagione 2012.
Payton è stato il primo capo-allenatore della storia della NFL a venire sospeso.
L'organizzazione dei Saints fu multata di 500.000 dollari e privata delle scelte del secondo giro del Draft NFL 2012 e 2013.
Giocatori: Jonathan Vilma fu sospeso per l'intera annata 2012 senza aver diritto allo stipendio, Will Smith e Anthony Hargrove (quest'ultimo trasferitosi prima ai Seattle Seahawks e successivamente ai Green Bay Packers), rispettivamente per quattro e otto giornate e il linebacker Scott Fujita (da due stagioni ai Cleveland Browns) con tre giornate di stop.
Il 7 settembre 2012, la commissione a cui si era rivolta in appello l'Associazione Giocatori sospese unanimemente le pene dei quattro atleti coinvolti, permettendo loro di essere schierabili nell'imminente prima giornata della stagione 2012.

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giovedì 26 giugno 2014

Differenza Tra No Hitter e Perfect Game (Baseball)

Allora andiamo per gradi.
Iniziamo col dire cos'è lo lo Shutout(imbiancata o cappotto).
Essa è una statistica accreditata al lanciatore che riesce a non far segnare alcun punto agli avversari in tutta la partita.
Nelle statistiche viene abbreviato in SHO.
Se più lanciatori si alternano al lancio, si realizza uno Shutout Combinato.


La parola No-Hitter letteralmente vuol dire "nessuna valida", essa designa una partita di almeno 9 inning in cui una delle due squadre non riesce a realizzare nemmeno una battuta valida.
Una battuta, cioè, che termina in territorio valido e che consenta al corridore di raggiungere la prima base salvo(quindi prima della palla, quindi scampando dall'eliminazione).
Esso designa nello specifico la prestazione di un solo lanciatore ed è uno dei momenti attraverso il quale si raggiunge il Perfect Game.
Se conoscete il gioco del Baseball, nonostante sia molto difficile da realizzare, un No-Hitter non è garanzia di vittoria, in quanto i battitori avversari potrebbero raggiungere la prima base attraverso errori dello stesso lanciatore o della difesa.
O ancora su base ball, grazie cioè a quattro lanci che terminano fuori della zona di strike.
Da lì, un Wild Pitch, una base rubata o altri errori potrebbero garantire il punto agli avversari malgrado gli stessi non battano nessuna valida.
Poi ovviamente per esser sconfitti dovrebbe capitare che la squadra che lancia il No Hitter sia poco produttiva in attacco.


Infine il Perfect Game.
Innanzitutto, la partita perfetta inizia con una vittoria(W).
Quando il lanciatore che ottiene la vittoria è l'unico a scendere in campo per la propria squadra, senza bisogno quindi di lanciatori di rilievo che lo sostituiscano, allo stesso viene attribuita anche una "partita completa" (complete game).
Mentre tutte le partite garantiscono un vincitore, il numero di complete games è già molto inferiore.
Una partita completa in cui la squadra avversaria non realizza neanche un punto fa raggiungere al lanciatore la tappa successiva verso la perfezione, lo Shutout(di cui abbiamo parlato prima).
Altra tappa fondamentale per raggiungere la partita perfetta è il No-Hitter quindi una partita di almeno 9 inning in cui una delle due squadre in campo non realizza neanche una battuta valida.
In oltre 178.000 partite disputate dal 1900 al 2014 nelle Major Leagues, si sono avuti solo 243 no-hitter: per definizione, solo in queste poteva essere realizzato un Perfect Game.
Nella partita perfetta, infatti, devono essere eliminati anche i più piccoli errori di un no-hitter: quindi, nessuna valida, nessuna base ball, nessun errore che garantisca una base a un avversario, né da parte del lanciatore, né tantomeno dai suoi compagni della difesa.
Secondo questi termini, solo ventuno partite nella storia del baseball moderno possono essere definite perfect game: si tratta all'incirca di una partita ogni otto anni.
Il Perfect Game ha premiato in maniera più o meno uguale campioni immortali e illustri sconosciuti, ed ha arricchito il proprio mito anche grazie a prestazioni straordinarie che per un piccolo difetto non riuscirono a raggiungere la perfezione.
Ovviamente per qualsiasi di questa impresa(No Hitter e soprattutto Perfect Game) molto importante, oltre che la giornata di grazia del lanciatore(e della difesa), anche la prestazione non eccezionale in attacco degli avversari.


Ultime precisazioni, tralasciando No Hitter e Perfect Game, si parla di "Dominant Start" quando il pitcher in almeno 7 inning lanciati subisce al massimo 2 Run.
Invece di "Quality Start", quando in almeno 6 inning subisce al massimo 3 Run.



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