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domenica 30 giugno 2013

Pantani, l'Ematocrito e l'EPO (Tour 1998 e Carriera)

Effettivamente Pantani non venne trovato positivo a Madonna di Campiglio 1999.
Ma all'epoca nessuno veniva trovato positivo all'EPO.
Perchè? Perchè ai tempi l'EPO non poteva essere rilevato ai controlli antidoping(sarà possibile solo negli anni seguenti).
Le regole UCI erano chiare: c'era questa soglia(50%) superata la quale eri fuori, senza "se" e senza "ma".
Era un valore d' "ufficio", nel senso che i medici non potendo rilevare l'EPO ai controlli (tutti già sapevano l'esistenza di questa miracolosa sostanza dopante) avevano fissato questa soglia, sapendo che in condizioni normali per un atleta era abbastanza difficile superare questo limite (a patto, appunto, di non usare sostanze dopanti).
Al di là del numerino in sè, la cosa importante erano appunto le variazioni dell'ematocrito stesso.
Variazioni del 10% / 15% che non erano spiegabili naturalmente, se non subendo un trattamento di EPO.
Come si capisce dal database Dlab di Conconi, Pantani nei primi anni 90 (come molti altri atleti italiani e pure qualche straniero, tipo Indurain) subì trattamenti a base di EPO.
Generalmente il suo ematocrito era sul 44% con balzi del 55% sino a giungere ad oltre il 60% in prossimità delle corse (ad esempio Milano-Torino del 1995 ma non solo).
A Madonna di Campiglio leggendo i suoi incredibili valori: 490 Watt (di Standard Power) e 7.32 Watts/kg (valori simili, anzi superiori, alla tristemente famosa scalata di Riis sull'Hautacam nel 1996 quando corse con un ematocrito del 65%) mi vien da pensare che l'ematocrito di Pantani era ben superiore al 50%.
All'epoca la Mercatone Uno (squadra di Pantani) usava delle centrifughe che permettevano di misurare l'ematocrito la sera prima dei controlli a "sorpresa" (lo so, la cosa fa abbastanza ridere).
Probabilmente a Pantani la "ripulitura" del sangue non riuscì, anzi riuscì solo in parte, per questo non ce la fece a "rientrare" sotto la soglia del 50%.
Qui la storia completa: Pantani e Il Doping (Carriera)


CONCLUSIONI FINALI
Come avrebbe potuto essere trovato positivo, se ai tempi l'EPO era "invisibile" ai controlli?
L'agenzia antidoping francese nel 2004, si prese la briga di rianalizzare i campioni di 60 corridori iscritti al Tour del 1998(quello del famoso scandalo Festina e vinto appunto da Pantani).
Ebbene 44 su 60 risultarono positivi all'EPO.
Il primo nome ad essere uscito fu quello di Laurent Jalabert.
Altri corridori positivi all'EPO che uscirono nei giorni seguenti: Zabel, Ullrich ed appunto Pantani.

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L'EPO Nel Ciclismo: Ematocrito e Test Antidoping (Storia)

Come è noto i globuli rossi trasportano l'ossigeno ai tessuti e negli sport di resistenza, ad esempio ciclismo, sci di fondo ecc., le richieste di ossigeno sono molto elevate.
Da tempo, pertanto, sono state indagate strategie per aumentare la produzione dei globuli rossi in modo da migliorare la performance sportiva,
La più recente strategia è basata sul ruolo dell'eritropoietina (EPO) nello stimolare il midollo osseo a produrre globuli rossi.
Come doping si usa l' EPO ricombinante umana (rHuEPO) e sostanze affini.
L'EPO ha una vita relativamente breve nell'organismo mentre il suo effetto stimolante può durare fino a due settimane.

Di EPO si sente molto parlare anche in ambito sportivo, dal momento che si tratta di una sostanza prodotta dal nostro corpo e che viene impiegata per curare anemie, soprattutto in pazienti con patologie renali o tumorali. L'aumento da eritropoietina della concentrazione dei globuli rossi nel sangue circolante si contrappone all'adattamento che l'allenamento provoca nell'atleta e che consiste in una "emodiluizione" ossia in un relativo aumento della parte liquida del sangue (plasma) nei confronti di quella corpuscolata (globuli rossi). In realtà in molti atleti si dovrebbe verificare se l'ematocrito basso è un effetto derivante dell'emodiluizione o di un relativamente basso numero di globuli rossi (come spesso avviene). 
All'aumentare dell'ematocrito e/o della durata del trattamento gli effetti collaterali dell'eritropoietina sono:
  
1) Tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito. 
Anche con ematocrito basso si potrebbero verificare dei trombi. 
2) Tendenza alla trombofilia, dipendente dal valore dell'ematocrito.
3) Potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile invecchiamento precoce delle strutture.
4) Ipertensione arteriosa, con conseguente sclerosi vascolare, accresciuto rischio di infarto cardiaco ed encefalopatia ipertensiva.
5) Convulsioni.
  

SOGLIA A RISCHIO: 50%
L'UCI nel 1997 stabilì un limite.
Cioè un dato numerico che indichi il reale pericolo. 
In altri termini, poiché è fissato un limite di ematocrito a 50, può bastare questo limite (a prescindere che si assuma o meno l'EPO) a preservare la salute dell'atleta? 
Il problema di fondo è che fissando un valore di soglia si dà per scontato che l'assunzione di EPO non provochi problemi quando si resta sotto questo valore.
Il discorso sulle patologie soprariportate è ovviamente corretto se l'atleta passa da 43 a 60 di ematocrito, ma se si passa da 46 a 48? Per esempio, con un innalzamento da 43 a 60 la pressione arteriosa potrebbe schizzare da 100 a 180 con gravi danni alla salute, ma con un innalzamento da 46 a 48 passerebbe da 120 a 125 con danno probabilmente minimo. È cioè necessario che siano scientificamente provati danni da piccoli incrementi per disincentivare chi utilizza l'EPO ai limiti del consentito per averne un vantaggio che, se ininfluente in assoluto, diventa significativo a livelli d'élite in cui pochi secondi possono far passare dal primo posto all'esclusione dal podio.


EPO NEL SANGUE
Un vecchio studio franco-canadese (1996) mostra che la presenza dell'eritropoietina esogena è rilevabile fino a 7 giorni dall'ultima assunzione nel sangue e fino a 4 giorni nelle urine. 
I benefici permangono invece più a lungo (secondo il salto di ematocrito che ha generato). 


NUOVI TEST PER RILEVARE L'EPO
Nel 2000, un'equipe del laboratorio francese di Chatenay-Malabry e diretta da Jacques De Ceaurriz ha proposto un particolare metodo di rilevazione dell'EPO attraverso le urine (lo studio fu pubblicato l'8 giugno 2000 sul mensile inglese "Nature"). 
Il metodo si basa sull'analisi delle varie forme dell'eritropoietina (con proprietà elettriche diverse) che consente di evidenziare quella naturale da quella ricombinante. Anche in questo caso resta il problema della rapida scomparsa dalle urine dell'EPO. 
Negli ultimi anni non sono stati fatti passi avanti particolarmente significativi relativamente ai test per l'EPO, tant'è che la WADA ha tentato una nuova strada: l'introduzione del passaporto biologico, una tecnica antidoping che consiste nel tracciare nel tempo i parametri ematici degli atleti. Questa tecnica (peraltro costosa e complessa da gestire) è una tecnica indiretta; attraverso il passaporto biologico non si rileva infatti la presenza di una sostanza dopante, ma si individuano le anomalie che tali sostanze inducono nell'organismo; ciò dovrebbe rivelare un'eventuale assunzione di sostanze proibite sia sul breve che nel medio e lungo termine. 


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martedì 25 giugno 2013

Scandalo Doping Festina (Tour De France 1998)

Lo scandalo Festina esplose pochi giorni prima del via del Tour de France 1998.
La squadra ciclistica francese, sponsorizzata dalla ditta di orologi, venne estromessa dalla Grande Boucle di quell'anno, vinta poi Marco Pantani.
Il motivo che portò all'esclusione riguarda il "doping di squadra", ovvero non semplicemente doping di singoli atleti all'interno di una formazione ma sostanze proibite somministrate sistematicamente dai medici del team a tutti i ciclisti in corsa.
Dunque lo scandalo Festina 98 fece tanto scalpore perché coinvolse una squadra intera compresa di direttori sportivi, massaggiatori e medici. Fu uno dei rarissimi casi di doping in cui nessun corridore venne trovato positivo ad un controllo ma un’intera squadra venne cacciata via dalla corsa ciclistica per eccellenza, il Tour de France.


L'INIZIO
L’8 luglio 1998 fu l’inizio della fine per una delle squadra professionistiche più forti del ciclismo: all’alba di quel giorno, Willy Voet, massaggiatore della Festina, fu fermato alla dogana svizzera con in macchina una quantità spropositata di sostanze dopanti : 234 dosi di Epo, 80 flaconi di Gh(ormone della crescita), 160 capsule di ormoni maschili e di testosterone, 60 di Asaflow(un farmaco che fluidifica il sangue).
La procura francese aprì subito un’inchiesta, Voet venne interrogato per ore: di fronte a prove evidentissime, non solo non negò ma chiamò in causa il direttore sportivo Roussel e il medico della squadra Erik Ryckaert.
I viaggi di Voet erano viaggi su commissione, i “mandati” erano Roussel e Ryckaert.


GLI ARRESTI
Alla Gran Boucle fu il caos.
I fermi vennero trasformati in arresti e, per la prima volta nella storia del ciclismo, l’UCI inflisse a Roussel una sospensione a tempo indeterminato dalle sue funzioni di direttore sportivo.
Non era mai successo.
In quella squadra c’erano corridori come Zulle, Brochard e il capitano, Richard Virenque.
Loro dichiararono fino all’ultimo di voler continuare la corsa, appellandosi al fatto che non c’era nessuna positività effettiva dei corridori, al di là delle dichiarazioni scottanti di Voet e compagnia.
Si parlò addirittura di uno sciopero dei corridori.
Jean Marie Leblanc, a quel punto, per evitare proteste, decise per la sospensione dell’intera squadra.


LE CONFESSIONI
Quale fu il bollettino di guerra?
Laurent Brochard, il campione del mondo su strada del 1997, alla Festina dal 1995 al 1999, ammise l’uso di sostanze dopanti e fu squalificato per 4 mesi.
Alex Zülle, campione del mondo a cronometro nel 1996 e vincitore di due Vuelte, arrivato alla Festina proprio nel 1998, confessò le pratiche di doping “di squadra” e fu fermato per 9 mesi.
L’ultimo ad arrendersi fu Richard Virenque: il sette volte vincitore della maglia a pois al Tour si dichiarò estraneo ai fatti con tanto di lacrime in diretta tv, scrisse un libro per raccontare la sua verità (e la sua innocenza), ma, nel 2000, crollò inesorabilmente e venne squalificato per un anno.


VOET RACCONTA COME ELUDEVANO I CONTROLLI
Secondo il racconto di Voet, che è stato rinchiuso a lungo in carcere, le due ruote sono prigioniere da tempo delle pratiche dopanti e della cultura della scorciatoia. Così ad esempio cita gli stratategemmi adottati dai ciclisti per eludere i controlli delle urine. Dal vecchio sistema della peretta nascosta sotto al braccio (svelata da Pollentier nel 1978, quando il maldestro belga fu scoperto al Tour), alla provetta nascosta nel braccio ingessato, a quella appesa alla schiena, per non parlare della cannula infilata nell'ano e contenente un preservativo gonfio di urina "pulita".
Un campionario intero di modi per eludere i controlli a sorteggio di fine gara.
Ma ancora più accurati e collaudati i mezzi per gestire i corridori a cui forniva le sostanze.
Così con le perfusioni di sodio, preparati a base di acqua che servono per fra diminuire il tasso di ematocrito nel sangue, cioè la quantità di globuli rossi.
Voet ha raccontato che li faceva avere ai ciclisti avvolte in tovaglioli e cosi venivano tenute pronte sotto ai letti di albergo. In caso di emergenza, leggi controlli improvvisi, potevano essere appese ad un chiodo (al posto dei quadri) e così utilizzate come flebo per smaltire l'ematocrito troppo alto per le soglie stabilite dall'UCI.
Già nel ‘97 inoltre, rivela ancora Voet, i due terzi dei ciclisti possedeva la "lavatrice" che serve ad isolare i globuli bianchi da quelli rossi e controllare così il tasso: un'operazione semplice e rapida resa possibile da quell'apparecchio che gli atleti hanno comprato per corrispondenza e in modo anonimo, facendo l'acquisto spesso a nome della moglie o di un parente.
Ancora più inquietante il particolare del cosiddetto "barattolo belga", un cocktail di sostanze e farmaci. Una specie di intruglio che somministrato in dosi da pochi millilitri assicura un propellente energetico enorme. È composto infatti da analgesici, anfetamine, caffeina, cocaina, eroina e spesso corticoidi. Voet, sul cortisone, denuncia un inquietante verità.
E cioè che quello somministrato ai corridori con un'intramuscolo (iniezione serale, verso le 22) non è rilevabile nel controllo delle urine, mentre in quello ematico è difficile dimostrare che sia di natura esogena perchè viene prodotto in modo naturale dai surreni.
Il prodotto che impiegava Voet già nel 1997 era il Kenacort, assunto in dosi da 10 milligrammi. Insomma, una vera e propria scienza parallela dell'illecito e della scorciatoia che secondo Voet impera da tempo e tutt'ora nel mondo delle due ruote. «I corridori sanno, sanno tutto» ha scritto tra l'altro. «Quando penso che ancora oggi, dopo un controllo positivo, continuano a giurare sulla testa di loro madre che sono stati dopati a loro insaputa...».


MA COSA SUCCESSE IN QUEL TOUR?
Rischiò di non arrivare a Parigi.
Soste, proteste e abbandoni costringono la giuria ad annullare tappe.
Sul traguardo di Aix Les Bains, al termine dell'ultima tappa alpina, si presentò un gruppo di corridori dilaniati dai dubbi, incerti se continuare a faticare fino a Parigi o fare le valigie come Jalabert e tutta la Once, gli spagnoli della Banesto e i superstiti della Riso Scotti.
I commentatori della Tv francese hanno definito "surreale" questa interminabile giornata, cominciata con i controlli di sei corridori della Tvm martedi' notte e finita ieri a tarda ora con la perquisizione degli alberghi che ospitavano Once, Casino, Polti, Francaais des Jeux e di tutti i mezzi delle quattro squadre.
Proprio i metodi riservati dai venti gendarmi provenienti da Reims ai corridori della Tvm (prelevati in albergo durante la doccia e i massaggi, trasferiti in ospedale per gli esami del sangue, delle urine e dei capelli, tenuti senza mangiare fino alle 23.50, quando sono stati rilasciati) scatenarono la reazione del gruppo.
Dopo aver raccontato ai giornalisti la loro notte a cavallo di due tappe alpine (Blijlevens disse che gli sembrò d'assistere a un brutto film poliziesco di cui era, suo malgrado, l'interprete), i corridori della Tvm misero al corrente della loro brutta esperienza tutti i colleghi.
Outschakov, poco prima della partenza, ha avvicinato Pantani spiegandogli dettagliamente l'accaduto.
I corridori hanno preso regolarmente il via, ma impiegarono un'ora per percorrere 24 chilometri e per mettere a punto una strategia comune.
Al chilometro 32 si fermarono staccandosi il numero di gara dalla schiena mandando il danese Bjarne Riis, eletto loro rappresentante e portavoce, a trattare con Leblanc, il direttore del Tour.
Chiaro il segnale lanciato agli organizzatori: togliendosi il numero chiedevano l'annullamento della tappa, ma erano disposti a salvare la corsa e ad arrivare fino a Parigi a patto che la polizia accettasse di trattare i corridori come atleti e non come delinquenti.


I RITIRI
Ma non tutti i concorrenti erano dello stesso avviso: mentre i corridori riprendevano a pedalare in attesa di una risposta al loro ultimatum, Jalabert salì sull'ammiraglia ritirandosi e obbligando i suoi compagni a fare altrettanto.
"In una situazione simile non si puo' andare avanti, non si puo' continuare a essere trattati come bestie". Al chilometro 80, dov'era fissato il rifornimento, anche i sei superstiti della Banesto (che gia' aveva perso per strada i leader Olano e Jimenez) si fermavano, imitati poco dopo dai tre corridori della Riso Scotti. La pedalata dei 116 superstiti in mezzo alla marea di gente che lungo i tre colli previsti sperava di assistere a ben altro spettacolo (ma rari sono stati gli episodi di contestazione del pubblico), si e' conclusa sul traguardo di Aix Les Bains dove, tenendosi per mano, sono sfilati per primi i corridori della Tvm, seguiti dai tre leader delle classifiche: la maglia gialla Pantani, la maglia verde Zabel, la maglia a pois Massi.
Tutto finito? Al contrario.
La polizia di Lilla, dopo le rivelazioni dei corridori interrogati a Lione (soprattutto dopo le ammissioni di Zuelle), interrogò anche ex corridori della Festina come Leblanc, Lebreton, Robin e Lino.
Secondo indiscrezioni, Zuelle avrebbe confessato al magistrato che alla Once, tra le cui file ha corso fino alla passata stagione, vigeva un sistema di approvvigionamento di prodotti dopanti, con tanto di fondi neri messi a disposizione dei corridori.
In serata Nicolas Terrados, il medico della squadra spagnola (che ha fatto intervenire un membro dell'ambasciata di Francia a Parigi e ha coivolto il governo attraverso il minstero dello Sport), è stato portato al commissariato per firmare il verbale dell'avvenuta perquisizione.
Sempre in serata l'altra squadra spagnola Vitalicio, per disposizione giunta al direttore sportivo Minguez, ha deciso di abbandonare il Tour.
Anche la Kelme ha deciso di lasciare dopo che il team spagnolo è rimasto vittima del clima di caccia alle streghe di questi giorni.
Ieri mattina un'ammiraglia che aveva accompagnato a Ginevra un corridore ritirato è stata fermata alla frontiera franco - svizzera e minuziosamente perquisita: alcune pillole sono state sequestrate.
"Semplici aspirine per combattere il mal di testa", ha spiegato il manager che era al volante e che e' stato trattenuto a lungo.
Fermato a tarda sera anche il direttore sportivo della Casino, Lavenu, condotto in questura per essere interrogato.



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domenica 23 giugno 2013

Pantani Dopato Al Tour 1998?

Secondo quanto riferito da Jean-Pierre Verdy, attuale presidente dell’agenzia francese della lotta al doping, esisterebbe una lista dei corridori trovati positivi al Tour de France nel biennio 1998/1999.
Davanti ad una commissione d’inchiesta volta a fare “il punto circostanziato delle pratiche dopanti e della politica pubblica nell’ambito della lotta al doping”, Verdy ha fatto il nome del vincitore del Tour De France 1998: ovvero Marco Pantani.

Secondo quanto riportato dal settimanale d’Oltralpe “Le Nouvel Observateur”, infatti, sarebbero diversi gli atleti presenti sulla lista fatta sparire misteriosamente dal Ministero dello Sport negli anni scorsi.
Tra gli altri, comparirebbe anche quello di Lance Armstrong, in quanto l’elenco è stato redatto nel 2005, proprio lo stesso anno in cui l’AFLD decise di rianalizzare, mediante nuove tecniche, i campioni delle Grande Boucle vinte dal Pirata e dal texano.
I dati rivelerebbero che ben 44 dei 60 campioni testati, risalenti al 1998, contenevano tracce di EPO.

Trend in discesa ma ugualmente preoccupante quello relativo all’ultima edizione del secondo millennio, con 20 su 54 positivi.
Il periodico rivela come il noto laboratorio di Chatenay-Malabry non fosse a conoscenza dei nomi degli atleti ma esclusivamente dei codici dei campioni, trasmessi in un secondo momento al Ministero.
Verdy ha ammesso di aver avuto modo di vedere la lista ma che gli venne categoricamente impedito di farne una copia prima che questa terminasse nei meandri del Ministero.
Il primo nome ad esser uscito in questi giorni è quello di Laurent Jalabert trovato positivo all'EPO all'undicesima tappa quella che portava a Plateua De Beille.
Il 24 Luglio 2013 verranno resi noti tutti gli altri nomi.



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Giocatori Britannici Che Hanno Giocato In Italia (Serie A)

Tra gli inglesi pre-guerra possiamo ricordare Richardson Spensley, l'uomo che ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione del calcio nello stivale.
L'importanza di Spensley fu oltre che calcistica anche organizzativa. 
La sua passione trovò una efficace sponda a Genova, dove si era formato il Genoa Cricket And Football Club. 
Nella società rossoblù, trovo l'appoggio per allestire una vera e propria squadra di calcio sul modello di quelle britanniche che ormai da anni si stavano dotando di una organizzazione capace di superare la fase embrionale e di promuovere una diffusione capillare del nuovo gioco che sin dagli esordi aveva dimostrato una straordinaria capacità di attrazione su giovani di tutte le classi e ceti sociali. 
Proprio Spensley, al fine di promuovere la diffusione dello sport che amava, si occupava di arruolare per le partite del sabato gli equipaggi delle navi inglesi alla fonda nel porto nonchè gli operai, sempre di nazionalità anglosassone. 
Erano quelli gli anni in cui il Genoa dominava la ristretta scena calcistica italiana e Spensley fu il capitano di quella squadra. 
Una volta smessi i panni di giocatore, continuò a lavorare per la diffusione dello sport che amava, almeno sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nella quale trovò prematura morte.
Herbert Kilpin, fu tra i cofondatori del Milan e primo capitano della squadra di calcio rossonera. 
Kilpin, si era trasferito giovanissimo in Italia, partecipando nel 1890 alla fondazione della Internazionale di Torino, quella che può essere considerata la prima società calcistica italiana, presieduta da Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi. 
Sette anni dopo si era trasferito a Milano e aveva cominciato a frequentare l'American Bar ove aveva conosciuto un gruppo di connazionali, tra cui Alfred Edwards, coi quali aveva convenuto sulla necessità di dar luogo ad una società di calcio. 
A loro si erano uniti alcuni italiani. 
L'attività di Kilpin, continuò sino al 1907, quando, a seguito della decisione della Federazione di puntare sull'autarchia e ritenendola una mancanza di riconoscenza verso i tanti stranieri che avevano lavorato per impiantare il football in Italia, decise di appendere gli scarpini al chiodo. 
Il calcio italiano aveva perso un grande personaggio.
D'inglesi ce n'erano tantissimi ma questi sono stati tra i principali (anche a livello organizzativo, come si è visto).


L'anno evidenziato è quello dell'esordio, molti di questi infatti hanno giocato più di 1 stagione come si capisce anche dai diversi cambi di squadre per alcuni di loro(una minima parte anche in seconda serie/B):

1891=Herbert Kilpin(Internazionale Torino, Mediolanum Milano, Milan) 
1898=George Edward Samuel Blake(Genoa, Palermo)
1898=James Richardson Spensley(Genoa)
1898=William Baird(Genoa)
1898=G.Daniel "Dan" Fawcus(Genoa)
1898=Robert "Al" Leaver(Genoa)
1899=I.W.Agar(Genoa)
1899=Arkless(Genoa)
1900=David Allison(Milan)
1900=Samuel Richard Davies(Milan)
1900=Hood(Milan)
1900=Harry Goodley(Juventus)
1900=Edward M. De Garston(Palermo)
1900=Norman Olsen(Palermo)
1901=Molloy(Palermo)
1902=Wade(Milan)
1904=James Squair(Juventus, Torino)
1906=William Basil(Palermo)
1906=W.A.Morrison(Palermo)
1906=John Reid(Palermo)
1906=Brown(Messina)
1906=Charles Edward o'Kelly(Livorno)
1907=Black(Venezia)
1907=Arthur Rodgers(Torino)
1908=Sir Thomas Mac Cormack(Inter, Milan)
1908=W.Potts(Napoli)
1908=Spencer(Lucca)
1909=Elliott(Genoa)
1909=Frederick "Fred" White(Genoa)
1909=Fallert(Napoli)
1909=Stevens(Napoli)
1909=Hubert Kingdon(Napoli, Itala Firenze)
1909=Fitzsimmonds(Itala Firenze)
1910=Binning(Catania)
1910=Slaiter(Catania)
1910=Cottius(Genoa)
1910=Murphy(Genoa, Pisa)
1910=Swift(Genoa, Torino)
1910=Telleson(Genoa)
1910=Emery(Pisa)
1910=Woob(Pisa)
1910=Smith(Pisa)
1910=George Little(Napoli)
1910=W.R.Shephard(Napoli)
1910=Mason(Torino)
1911=Turner(Palermo)
1911=Dearden(Genoa)
1911=Miller(Genoa)
1911=Davis(Genoa, Inter)
1911=Marsh(Genoa)
1911=Cunningham(Itala Firenze)
1911=Reinhert(Juventus)
1911=Heyle(Juventus)
1911=Johnson(Juventus)
1912=Ayers(Juventus)     
1912=Brown(Juventus)
1912=Hudson(Torino)
1912=Hector John Eastwood(Genoa, Napoli)
1912=Percy Graham "Polidor" Walsingham(Genoa)
1912=John Wylie Grant(Genoa)
1912=Mitchell(Genoa)
1912=George A.Smith(Genoa, Alessandria)
1912=Croom(Milan)
1912=What(Itala Firenze)
1912=Gordon Cowell(Itala Firenze)
1912=Hint(Itala Firenze)
1912=John Roberts(Milan, Modena)
1912=Hawthourne(Palermo)
1913=Paolo Blake(Genoa)
1913=Karl Bowden(Roma)
1913=William Crump(Roma)
1913=Paul Telfener(Roma)
1913=William Halten(Livorno)
1913=Hescool(Juventus)
1913=Williams(Milan)
1914=James White(Juventus Italia FbC Milano)
1914=James Harris(Juventus)
1914=Robert Eversden(Itala Firenze)
1914=Arthur William Wood(Itala Firenze)
1914=William Kelly(Itala Firenze) 
1914=Nick(Libertas Firenze)
1914=Singer (Gallaratese Gallarate)
1914=Fawles(Napoli)
1914=Leslie Walter Minter(Napoli)
1914=Wood(Palermo)
1919=Carlo Davies(Milan, Inter)
1921=Meachan(Vicenza)
1922=Robert Spottishwood(Inter)
1923=Kirwan(Livorno)
1923=Odling V(Carrarese)



Questi invece sono i giocatori dal dopoguerra in poi (dopo il 1945):

Inglesi
1946=Charles Adcock(Padova, Triestina, Treviso)
1948=William Jordan(Juventus)
1949=Jesse Carver(Juventus, Torino, Roma, Lazio, Inter, Genoa)
1949=Frank Rawcliffe(Alessandria)
1957=Anthony Marchi(Vicenza, Torino)
1961=Jimmy Greaves(Milan)
1961=Gerry Hitchens(Inter, Torino, Atalanta, Cagliari)
1961=Joe Baker(Torino)
1982=Trevor Francis(Sampdoria, Atalanta)
1983=Luther Blisset(Milan)
1984=Mark Hateley(Milan)
1984=Ray Wilkins(Milan)
1985=Gordon Cowans(Bari)
1985=Paul Rideout(Bari)
1987=Paul Elliott(Pisa)
1991=David Platt(Bari, Juventus, Sampdoria)
1992=Des Walker(Sampdoria)
1992=Paul Gascoigne(Lazio)
1995=Paul Ince(Inter)
1996=Franz Carr(Reggiana)
1997=Daniele Dichio(Sampdoria, Lecce)
1998=Lee Sharpe(Sampdoria)
2003=Jay Bothroyd(Perugia)
2009=David Beckham(Milan)
2014=Ashley Cole(Roma)
2014=Micah Richards(Fiorentina)
2015=Ravel Morrison(Lazio)
2016=Joe Hart(Torino)


Gallesi
1957=John Charles(Juventus)
1987=Ian Rush(Juventus)


Irlandesi
1980=Liam Brady(Juventus)
2000=Robbie Keane(Inter)


Nord Irlandesi
1948=Paddy Sloan(Milan)


Scozzesi
1961=Denis Law(Torino)
1981=Joe Jordan(Milan, Verona)
1984=Graeme Souness(Sampdoria)


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mercoledì 19 giugno 2013

La Spagna e Il Doping Nello Sport

GLI INIZI DI FUENTES
Nel 1990 l''EPO sintetico che aumenta la concentrazione di globuli rossi era appena entrato in commercio.
Fuentes lavorava per una squadra ciclistica spagnola, la Once, in corsa per la Vuelta.
Il giorno dopo si sarebbe corsa a Maiorca una cronometro decisiva.
Fuentes prenotò due posti: uno per sé, l'altro per una cassa frigo.
Dei giornalisti gli chiesero: «Cosa c'è lì dentro?».
E lui: «Le chiavi per la Vuelta».
Vinse Melchor Mauri della Once aggiudicandosi la corsa spagnola.
E così di anno in anno, tutti i corridori delle squadre del dottor Doping.
La sua fama cresce, non è più solo medico, diventa stratega, manager, deus ex machina.
È a lui che allude la battuta che circola del gruppone che suda per le strade del giro di Spagna: «Inutile che provi la fuga, tanto è il Dottore a decidere chi vince».
Fuentes si era fatto le ossa in famiglia, a metà degli anni 80, come aiuto medico alla Federazione atletica. Squalificata per doping Cristina Pérez.


LA DISTRUZIONE DELLE SACCHE
Qualche mese fa:
«Potrei identificare i nomi nascosti dietro ai codici segnati sulle sacche di sangue» ha detto Fuentes in tribunale. «No grazie» ha replicato la giudice.
Per la Spagna vedere gettare fango sull'orgoglio nazionale conquistato negli anni dal tennis o dal calcio sarebbe un'umiliazione peggiore di un primo ministro in manette. Se Fuentes potesse dimostrare che giocatori del Real Madrid o del Barcellona si sono dopati, allora anche i Campionati del Mondo e d'Europa vinti a ripetizione, perderebbero di valore.
Fuentes lo sa.
È la sua assicurazione sulla vita.


L'ARRESTO
Fuentes è alla sbarra solo per «attentato alla salute pubblica». La sua tesi è che EPO e autotrasfusioni non facciano male.
Magari alterano i risultati.
La tesi della Spagna, invece, qual è? A guardare leggi, atteggiamenti e dirigenti dello sport, non è affatto chiaro. Dal processo di Madrid il Dottor Doping può persino uscirne pulito.


I NUMERI
53 sono i ciclisti coivolti nell'Operacion Puerto.
Di cui 38 sono spagnoli.
Sono invece oltre 200 le sacche di sangue che non verranno identificate quindi distrutte.


CHI VOGLIONO PROTEGGERE? CICLISTI NON DI CERTO
Sui ciclisti sappiamo grossomodo tutto.
Sappiamo di Valverde, Beloki, Heras, Casero, Contador, d'intere squadre coivolte(Communitat Valenciana, Liberty Seguros, etc).
Sappiamo anche di atleti di atletica leggera coinvolti.
Bene perchè allora i giudici spagnoli hanno ordinato la distruzione delle sacche?
La domanda che tutti ci poniamo è: chi voglio proteggere?
Giocatori di Biliardo o magari golfisti direi di no.
Ipotizzare l'utilizzo di doping ematico per sport motoristici non avrebbe senso.
Football Americano, Hockey Ghiaccio e Baseball non sono esattamente gli sport per la maggiore in Spagna.
Casi di Hockey Prato o Pallamano farebbero poco scalpore.
Non ne rimangono molti altri, faccio tre nomi: Basket e soprattutto Calcio e Tennis.
Uno potrebbe dire che non si sa chi i giudici spagnoli avrebbero deciso di proteggere ma mi risulta difficile credere che abbiano ordinato le distruzioni delle sacche per nascondere presunte positività del PSG o di Federer o no?


LE EVIDENZE O PRESUNTE TALI
Duole ricordare la lunga assenza di Nadal dai campi tennistici, così come lo stesso Barcellona che saltò due controlli antidoping non notificando gli spostamenti(nel Ciclismo se fai una cosa del genere ti squalificano perchè ostacoli i controlli antidoping a sorpresa).
Stranamente durante i mesi in cui Fuentes era sotto processo e il calcio spagnolo sotto accusa...i club spagnoli in Europa League sono stati tutti eliminati e nessuno è arrivato in fondo.
Il Barcellona abbiamo visto tutti che magra figura ha fatto contro il Bayern Monaco.
Infine da ricordare che la nazionale spagnola dal 2008 in poi ha vinto quasi tutte le competizioni europee e mondiali(sia quelle maggiori che le varie Under 21, 20 e 19).
Ne han perse davvero poche...una in particolare facendo una figura barbina: l'Olimpiade di Londra 2012.
Ultimi in un girone ridicolo con 1 punto in 3 gare e 0 reti segnate.
C'entra qualcosa che alle Olimpiadi i controlli antidoping sono un pò più seri che nel Calcio?
In secondo luogo il collegamento Calcio-Operacion Puerto non deve sorprendere e non è campato nulla per aria.
Mi risulta difficile credere che gli unici implicati siano quelli della Real Sociedad(confessione del neo presidente).


L'EFFICACIA DEI CONTROLLI
I difensori della Spagna sostengono che nessun calciatore o tennista è stato trovato positivo.
Abbiamo visto nel Ciclismo che, se permettete, in ambito antidoping è avanti anni luce rispetto al Calcio come sia facile eludere i controlli antidoping e risultare puliti.
Se ci riuscivano i ciclisti, figuriamoci i calciatori visto che i controlli nel Calcio sono quasi assenti.
E quando parlo i ciclisti che eludevono i controlli non mi riferisco solo ad Armstrong, ai tempi ci furono almeno una cinquantina di ciclisti impuniti.


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