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giovedì 16 maggio 2013

Pantani e Il Doping (Carriera)

Prima d'iniziare a scrivere riportando quà e là questioni note e meno note, preciso che il fine di questo articolo non è quello di screditare la memoria di Pantani ma vuole solamente mettere in luce in modo obbiettivo ed oggettivo quanto successe durante la sua carriera.
E' tutto documentato quà e là sui vari giornali (Gazzetta, Repubblica, Processi, Guardia Civil Spagnola, etc).


RISVOLTI OSCURI(AUTOPSIA)
Purtroppo la vicenda Pantani presenta molti lati oscuri, pur tuttavia io in questi anni una mia idea me la sono fatta.
Aiutato in primis dai tanti casi venuti alla luce(USADA, Operacion Puerto, etc) e in secondo luogo dalle tante questioni che hanno visto protagonista il pirata nella sua pur breve carriera.
Iniziamo dalla fine, ovvero dalla sua autopsia.
Su Wikipedia si legge che a seguito dell'autopsia il medico escluse "uso frequente e in quantità elevate di EPO".
Diciamo che già l'utilizzo di quei due aggettivi(elevato e frequente) quindi la precisazione affermano l'opposto, ovvero che furono rinvenuti sul suo midollo osseo tracce di EPO, malgrado l'uso non sia stato eccessivo(la frase può essere letta anche così).
Purtroppo questo tipo di test sono abbastanza limitati e coprono un periodo di tempo breve, inoltre Pantani non correva più da tempo quindi era abbastanza ovvio che poco prima di morire non prendesse sostanze dopanti.


EMATOCRITO BALLERINO
Nel 1999 scoppia lo scandalo Conconi.
Le accuse sono gravissime: doping, somministrazione di EPO ed altre sostanza dopanti.
Fra gli elementi decisivi dell'inchiesta il sequestro dei dati di un computer del centro di Ferrara nel quale comparivano per gli anni 93-95 i test di moltissimi campioni con valori ematici altalenanti: abnormi durante le gare, bassi nei periodi di riposo.
Nel file DLAB figura anche Marco Pantani e i suoi valori di ematocrito con l''inspiegabile (almeno dal punto di vista fisiologico) altalena di valori.
Codesto file raccoglie esami relativi alle stagioni '93, ' 94 e '95.
Quando nel 1994 vinse la prima tappa al Giro(a Merano) era sotto cura di EPO, come dimostrarono in seguito i file sequestrati al professor Conconi.
All'inizio Pantani non era che un semplice gregario di Chiappucci, anche se con buone doti per la salita e una propensione per le corse a tappe testimoniata dalla vittoria al Giro d'Italia giovanile.
Nel '93 sono solo due i piazzamenti fra i primi cinque e in corse assolutamente secondarie: alla settimana Siciliana e al Giro del Trentino.
Ma il ' 94 segna l'esplosione: e si cominciano a registrare i primi sbalzi nell'ematocrito: da 40,7% il 16 marzo, a ben 54,5% il 23 maggio in pieno Giro d'Italia.
E' il Giro vinto da Berzin (in rosa dalla quarta tappa fino alla fine, anche lui presente nel file dei test con valori abnormi) e siamo al preludio delle montagne da cui uscirà la rivelazione Pantani.
Vincerà infatti il 4 giugno a Merano e il giorno dopo all'Aprica staccando tutti sul Mortirolo.
Sullo "slancio", l'8 giugno, centrerà pure un terzo posto in una cronometro, non esattamente la sua specialità.
Il 13 giugno, giorno dopo la fine del Giro i suoi valori sono attorno al 58%, più o meno come il 27 luglio, alla fine del Tour (57,4%).
Pantani a quel Tour è terzo all'Hautacam(vittoria di Leblanc, che allora militava nella Festina, implicata nello scandalo doping del '98), è secondo il 15 a Luz Ardiden(vittoria di Virenque, sempre un "Festina"), quinto all'Alpe d'Huez, cade e resta staccato e risale fino al terzo posto a Val Thorens e alla fine è terzo sul podio della Grande boucle.
Nel '95 a marzo i suoi valori sono attorno al 45%, ma il Pirata dovrà rinunciare al Giro per via dell'incidente in allenamento a fine giugno, però in vista del Tour i suoi valori salgono ancora: 56%.
Vincerà all'Alpe d' Huez e a Guzet Neige.
Il 18 ottobre, poi, l'incidente nella Milano-Torino e i valori incredibilmente alti(60%) registrati al ricovero in ospedale. Insomma una variazione statisticamente pari al 41%, qualcosa di assolutamente inspiegabile dal punto di vista fisiologico/naturale.
"La media della variabilità fisiologica - dicono gli esperti, non supera il 5-10%, compreso il possibile errore di taratura della macchina (1%-1,5% per i laboratori degni di questo nome).



IL REFERTO DEI MEDICI A SEGUITO DELLA CADUTA NELLA MILANO-TORINO 1995
In quell’occasione Pantani venne ricoverato presso il Centro Traumatologico Ortopedico di Torino, dove gli vennero  diagnosticati la frattura  esposta della  tibia e del perone sinistro, un ematoma  post-traumatico alla coscia sinistra e contusioni multiple escoriate.

"In previsione dell’intervento chirurgico che si rendeva necessario per  la riduzione della frattura, il Pantani (come è citato negli atti processuali), all’atto del ricovero, veniva sottoposto ad un prelievo di sangue.
Dal relativo referto emergeva che il paziente presentava valori ematologici abnormi: 20,8 grammi per 100 millilitri di emoglobina, 6.690.000 di globuli rossi e 60,1% di ematocrito.
Il pubblico ministero presso La Pretura Circondariale di Torino, acquisita la cartella clinica di Marco Pantani, ipotizzava che l’anomalia riscontrata nei valori ematologici dell’atleta fosse dovuta all’assunzione "di medicamenti atti a stimolare l’eritropoiesi, ravvisava, inoltre, il reato di cui all’art. 1 della legge 13/12/1989 n. L. 401/89 , sul rilievo che l’utilizzo di tali stimoli farmacologici diretti ad incrementare i globuli rossi e ad apportare più ossigeno ai muscoli, con aumento della erogazione del processo aerobico e della prestazione di fondo, rientrasse nella nozione degli "atti fraudolenti" volti a raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, menzionati nel comma primo della citata disposizione di legge".
A seguito di intervento del Procuratore  Generale presso la Corte di Cassazione, richiesto dalla difesa dell’indagato per regolare la competenza territoriale, il procedimento a carico di Marco Pantani veniva trasmesso al: Procuratore della Repubblica di Forlì.
In data 11/12/2000 il Tribunale Monocratico di Forlì, sezione distaccata di Cesena, condannava Marco Pantani alla pena di mesi tre di reclusione e £.1.200.000 di multa, nonché alle sanzioni accessorie di cui all’art 5 della L 40 1/89, per il reato di "frode in competizioni sportive" commesso: con le modalità specificate nel capo d’accusa trascritto in epigrafe"
(di questo processo parleremo più avanti)

Comunque  la conclusione dei professori Benzi e Ceci era dunque impietosa: anche gli altri valori ematologici, “globuli rossi, emoglobina e ferritinemia, sono assolutamente anomali sia per una persona normale, sia per un atleta di alto livello, sia per lo stesso Pantani”con la sua media di 45%.
Anche l’overdose di ferro era un altro “elemento coerente”: la spia di un trattamento ripetuto per compensare gli effetti dell’EPO, che aumenta l’emoglobina, ma necessita di robuste quantità di quella sostanza minerale.



FANINI CONTRO TUTTI
Fanini, ex direttore sportivo della squadra italiana Amore e Vita, a fine anni 90 rilascerà un'intervista molto dura sull'omertà del gruppo e sul ciclismo dei tempi.
"I corridori italiani si sono ritirati dalla Vuelta con qualche giorno d'anticipo, senza un motivo, per fare “rifornimento”, cioè assumere sostanze dopanti lontano da occhi indiscreti(questa fu una brillante intuizione di Fanini, infatti dopo lo scandalo dell'Operacion Puerto 2006 si è venuto a sapere che era vero che ai tempi chi abbandonava le corse lo faceva per rifornirsi o per fare autotrasfusioni di sangue).
Poi aggiunse "Bettini è informato sui “controlli a sorpresa” e spesso, in corsa, avvisa le squadre che la sera o la mattina dopo saranno sottoposte ai controlli.
Dunque big sanno in anticipo anche quando, al termine di una corsa, ci sarà o non ci sarà il controllo antidoping.
Perchè in un articolo che parla di Pantani tiro fuori questa storia?
Cosa c'entra Fanini con Pantani? Proseguite nella lettura e lo scoprirete.



PANTANI E LO SCAMBIO DI PROVETTE AL GIRO DEL 1998
Il grande anno di Marco Pantani è il 1998: anno dell'accoppiata Giro e Tour.
Il Giro del 1998 vede duellare Pantani e Tonkov, come tutti saprete ad arrivare in rosa a Milano(grazie ad un'incredibile cronometro) fu il pirata ma le polemiche non mancarono di certo.
Il citato Fanini dirà che in quel giro, all'antidoping, ci fu uno scambio di provette(di sangue) tra Pantani e Forconi(suo gregario).
A seguito del controllo antidoping venne mandato a casa Forconi al posto del capitano che era risultato positivo.
Così si disse.
Fanini aggiunse che il fatto gli era stato raccontato il giorno dopo nel suo ufficio da
Forconi stesso, suo ex corridore, alla presenza di numerosi testimoni di cui avrebbe potuto fare i nomi.

Ma vediamo un pò meglio questa storia nei particolari, dato che è molto interessante.
Era il giorno della cronometro finale che avrebbe deciso il Giro D'Italia.
Tonkov dopo il giro dirà: "Questo Giro doveva vincerlo un italiano. Lo volevano in molti".
All'arrivo a Lugano(la crono era in Svizzera), una polemica sorge.
Osserviamo i risultati della crono un po' più da vicino: Tonkov arriverà con 35" di ritardo da Gontchar, ne aveva 29" a Trieste.
Invece la squadra Mercatone Uno di Marco Pantani ha migliorato le sue prestazioni in modo incredibile: Massimo Podenza è finito secondo a 29"(aveva perso 2 minuti e 24" da Gontchar a Trieste).
Pantani è addirittura terzo a 30"(aveva perso 2'33" a Trieste).
Marco Vélo è quarto a 31"(aveva perso 1'58" a Trieste).
Gli uomini della Mercatone Uno dominano la classifica ed hanno guadagnato 2 minuti da una crono all'altra(simili come percorso e lunghezza: 35 km e 40 km), Tonkov invece rimase regolare e con più o meno lo stesso tempo.
Dei rumori circolano.
La mattina della crono, Riccardo Forconi, il compagno di squadra di Pantani, è messo fuori gara.
Il suo tasso di ematocrito è superiore al 50%.
Le prime voci: si dice che Pantani e Forconi abbiano scambiato le loro provette in occasione del controllo anti-doping.
Alcuni giorni più tardi, il giudice di Torino, Raffaelle Guariniello, apre un'inchiesta per far luce sulla vicenda.
Il giudice prova a recuperare le provette depositate all'ospedale Sant'Anna di Como per fare delle prove  con il DNA dei due e regolare questa storia una volta per tutte.
Sorpresa: la provetta di Forconi (Pantani?) è introvabile...
In mancanza di ulteriori accertamenti, il caso è abbandonato.
Un dubbio però viene perchè la provetta non c'era più?
Perchè Forconi, ormai fuori classifica, si sarebbe dovuto dopare il penultimo giorno del Giro D'Italia?
Fu Pantani a non passare il test antidoping?
Cosa sarebbe successo se Pantani avesse corso la crono di Lugano in condizioni normali?
Avrebbe vinto per alcuni secondi o avrebbe perso il Giro?
Questa storia, in mancanza di accertamenti, sembra finire in una bolla di sapone ma non è così perchè da lì a poco succederà il fatto di Madonna di Campiglio nel Giro del 1999.
Infatti a seguito di questa denuncia di Fanini, il pirata verrà controllato soventemente.



LA SQUALIFICA DI MADONNA DI CAMPIGLIO(GIRO D'ITALIA 1999)
Sabato 5 giugno 1999.
Madonna di Campiglio, Hotel Touring.
Alle 7.25 Coccioni, commissario internazionale dell’Uci, la federciclo mondiale, accompagnato da Beppe Martinelli, il direttore sportivo della Mercatone Uno-Bianchi, bussa alla porta della camera occupata da Marco Pantani.
Controllo antidoping a sorpresa: sangue.
Marco sta ancora dormendo.
Così si sveglia, si alza, apre la porta, si veste, insieme con Coccioni e Martinelli va nella stanza del direttore sportivo e si sottopone ai prelievi.
Poi torna nella sua camera.
E’ la mattina della ventunesima e penultima tappa, la Madonna di Campiglio-Edolo, quella con il Tonale, il Gavia e il Mortirolo prima dell’arrivo sull’Aprica.
La tappa regina.
Quella decisiva, quella definitiva, quella di Pantani.
Due ore dopo il controllo, Madonna di Campiglio è scossa dalle voci, è agitata dai segreti, rabbrividisce dalle ipotesi.
Nell’Hotel Majestic si muovono, silenziosi e misteriosi, i medici dell’Ospedale Sant’Anna di Como, il presidente di giuria Bochaca e l’ispettore medico del Giro Wim Jeremiasse.
Sfilano Antonio Salutini e Carlo Guardascione, direttore sportivo e medico della Saeco-Cannondale: è stato controllato Paolo Savoldelli, e il risultato è ok.
C’è Gigi Stanga, manager del Team Polti: è stato controllato anche Ivan Gotti, e il risultato è ok.
C’è pure Martinelli: è stato controllato anche Marco Velo, e il risultato è ok.
E ok sono anche i valori di Laurent Jalabert, Gilberto Simoni, Niklas Axelsson, Roberto Sgambelluri, Oscar Camenzind e Daniele De Paoli.
Quello che non è ok, e che finirà ko, è proprio Pantani: il valore del suo ematocrito è 52 per cento.
Marco Pantani è fuori gara.
Ufficialmente non idoneo alla pratica del ciclismo perché il suo sangue è troppo spesso.
Roberto Rempi, medico di Pantani, della Mercatone e della Federazione ciclismo qualche tempo dopo disse: "Alcuni corridori avevano per uso personale la centrifuga per misurarsi l' ematocrito.
Uno di questi era Pantani: lo vidi usarla al Giro d' Italia del 1999".



LA REAZIONE DI GIORGIO SQUINZI ALLA SQUALIFICA DEL 1999 DI PANTANI
"Giustizia sportiva, giustizia divina".
Basta la premessa a muso duro per capire che Giorgio Squinzi non si commuove per nessuno, figurarsi se lo fa per Marco Pantani. I due non si amano: nella prima settimana del Giro tra loro sono volati insulti sulla questione dei controlli del Coni agli atleti in gara.
Il Pirata diceva che andava bene cosiì , che non ce n'era bisogno, il patron della Mapei a dare piena disponibilità a qualunque esame sui corridori della sua squadra.
E adesso Squinzi presenta il conto: "E' una giornata orrenda per il ciclismo, ma e' semplicemente successo quello che doveva succedere".
Sembra quasi che lei se lo aspettasse. "E' dal febbraio del 1995 che chiedo a Verbruggen, il presidente dell' Unione ciclismo intenazionale, di fare controlli piu' seri anche su sostanze come l' Epo.
Non hanno voluto farli, ed eccoci qui, allo sfascio".
Di chi sono le responsabilita' per quello che e' successo? "Sicuramente non mie. La Mapei ha accettato tutti i controlli, compresi quelli del Coni per la campagna di "Io non rischio la salute".
Altra gente, e Pantani è in questa categoria, li ha rifiutati.
I miei corridori sono stati insultati e umiliati.
Pero' sono puliti, e' questa la nostra vittoria. E dovrebbe far riflettere il fatto che nei primi 30 della classifica generale non c'è  un solo ciclista della mia squadra..."
Lei pensa che questo Giro non sia stato "pulito"? "Le rispondo con un esempio: abbiamo confrontato le prestazioni in salita dei miei corridori, che sicuramente non sono brocchi e sicuramente sono puliti, e quelle del gruppo dei primi". I risultati? "A parita' di sforzo fisico, tra gli uomini Mapei e gli altri c'è una differenza di potenza del 20-25 %. E' questo non è umano, a parita' di condizioni non sarebbe possibile. Lo dico da sempre, per salvare questo sport c'è bisogno di regole chiare e pulizia totale, senza guardare in faccia a nessuno".
Sulla questione - controlli lei ha avuto discussioni animate con Pantani. "Mettiamo le cose in chiaro: è il signor Pantani che mi ha aggredito e mi ha accusato di esibizionismo. Ma evidentemente lo faceva perchè temeva controlli seri. E forse c'è da capirlo: aveva qualcosa da nascondere".
Ne e' sicuro? "Non nascondiamoci dietro a un dito. Se il signor Pantani è stato fermato dopo un controllo dell' UCI, che non è neppure dei piu' seri, figuriamoci cosa sarebbe successo se avesse accettato di sottoporsi a esami piu' attenti.
La verita' e' sotto gli occhi di tutti, basta volerla guardare".



COSA SUCCESSE QUEL GIORNO DEL 1999 A MADONNA DI CAMPIGLIO?
C’era una grande ipocrisia attorno a Pantani e lui probabilmente lo ha avvertito e questo ha finito con l’aggravare la sua depressione.
Lui è stato certamente una vittima ma in primo luogo una vittima delle persone che gli vivevano accanto e che lo hanno sfruttato fino all’ultimo minuto.
Pantani era la gallina dalle uova d’oro.
Ora si battono il petto e si cospargono il capo di cenere ma quando avrebbero dovuto metterlo in guardia ed indicargli la strada giusta non fecero una piega.
Perché nei giorni successivi ai fatti di Madonna di Campiglio nessuno lo convinse a comportarsi in modo diverso, a non recitare il ruolo di perseguitato dal sistema?
Perché quando nell’estate 1999 a Roma venne premiato dal Coni con il Collare d’oro ed i dirigenti dello sport gli proposero di ammettere le sue colpe e diventare l’alfiere dello sport pulito nessuno gli consigliò di accettare?
Sarebbe stata un’ottima via d’uscita dall’empasse nella quale si era andato a ficcare, ma lui rifiutò   » .  Già, Madonna di Campiglio, l’inizio della fine...
A volte bisogna pure avere il coraggio di ammettere, per quanto il momento sia delicato che oltre ad esser stato un campione... è stato anche un grande imbroglione.
Esiste una sentenza passata in giudicato e relativa proprio a Madonna di Campiglio che lo inchioda: non venne condannato soltanto perché nel 1999 il fatto non costituiva reato e in Italia il doping non veniva ancora punito penalmente.



VALORI: STANDARD POWER, WATT/KG, VAM
Nel 1998, Pantani chiuse al Tour De France con una Standard Power di 446 Watt.
Lance Armstrong 438 nel 2001.
Per fare esempi recenti Nibali chiuse con 417 nel 2014, invece Wiggins con 415, Lemond 408 nel 1989.
Valori considerati "anormali" sono sopra i 430.
Ma andiamo con ordine.
Nel 1994 Pantani sale sulle Deux Alpes con 460 Watt e 6.88 Watt/Kg.
Al Tour dello stesso anno, sull'Hautacam 465 Watt e 7.05 Watt/Kg e 451 di media (comprendendo anche le altre salite).
Nel 1995, al Giro della Svizzera addirittura 483 Watt per 7.18 Watt/Kg, valori poco inferiori per il Tour De France dello stesso anno (media 449 Watt).
Salta il 1996 per infortunio quindi balziamo al 1997: 6.89 Watt/Kg sull'Alpe D'Huez con 466 Watt standard power e 6.64 per 450 ad Arcalis (media complessiva del Tour 437).
1797 di VAM sull'Alpe D'Huez.
Nel 1998 e 1999 si giunge alla "follia" con valori che fanno impressione.
Picco a Piancavallo (Giro 98) con 7.25 Watt/Kg e 489 Watt di standard power (valori simili alla scalata di Riis sull'Hautacam nel 96 con il 65% di ematocrito).
Media complessiva 461.
Per il Tour 98 picco alle Deux Alpes 6.79 Watts/Kg e 450 Watt (chiuderà con 446).
Giro 99, Oropa e Madonna di Campiglio fanno impressione: rispettivamente 7.16 Watt/kg e 477 Watt, invece l'altra 7.38 Watt/kg per 490 Watt!
Non ci sarà un giorno dopo perchè verrà estromesso.
Nel 2000 e 2003 infine valori che calano: con medie dai 390 a 430 e dai 6 ai 6.50 Watt/Kg (6.27 sul Ventoux, quando arrivò insieme ad Armstrong).



ASSOLTO DAL CASO DOPING 1995 NON ESSENDOCI ANCORA UNA LEGGE CHIARA
Processo Forlì 2000.
Assolto, ma non perchè non s'era dopato, anzi.
"Il fatto non era previsto dalla legge come reato": con questa formula la corte di Appello di Bologna, dopo poco più di un'ora di camera di consiglio, ha assolto stamane Marco Pantani dall'accusa di frode sportiva per l'ematocrito a 60,1 dopo l'incidente alla Milano-Torino del 18 ottobre '95.
Così è stata ribaltata la sentenza di primo grado del giudice monocratico di Forlì Luisa Del Bianco che aveva condannato il corridore.
Sta di fatto, però, che la stessa pubblica accusa, sostenuta dal pg Attilio Dardani, aveva chiesto l'assoluzione con la formula del "fatto non è previsto come reato", aggiungendo però che "il fatto rappresentato nel capo d'imputazione, vale a dire l'assunzione di Epo, va ritenuto sussistente".
A parere di Dardani, quindi, ci fu l'assunzione di Epo, ma nell'89 questo fatto non poteva essere inquadrato come reato, perchè la frode sportiva non è applicabile al doping (la legge fu pensata soprattutto per le scommesse clandestine) e la legge antidoping è stata varata solo nel 2000, proprio per colmare un vuoto legislativo.
Dardani nella sua requisitoria aveva comunque ricordato che tutti i dati clinici di Pantani dopo il ricovero al Cto di Torino, in seguito all'incidente, avevano parametri alterati, tali da indicare una assunzione di Epo.
I valori sono il 60,1 di ematocrito abbinato al 20,8 di emoglobina, ai 6.690.000 di globuli rossi, alla ferritinemia a 1.500.
"Sulla base di questi elementi - aveva detto Dardani - va ritenuta sussistente l' assunzione esogena di Epo".
Al centro della vicenda processuale c'erano i 15 punti di ematocrito da "riempire". Il Pirata aveva 60,1, vale a dire 15 punti oltre quello che era stato ritenuto il valore di base del corridore, 45. Secondo i consulenti dell'accusa, che vennero scelti dal Procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello (il processo dal capoluogo piemontese era finito a Forlì dopo una eccezione di territorialità presentato dai difensori di allora) quei 15 punti in più erano dovuti all'assunzione di farmaci, cioè Epo.
I consulenti delle difesa, invece, avevano sostenuto una serie di concause per giustificare il 60,1: tra i quali errori nelle analisi.



GIRO D'ITALIA 2001: TROVATA FIALA D'INSULINA NELLA SUA STANZA
La storia risale al Giro del 2001, tappa di Montecatini.
Allora venne perquisito l'albergo della squadra di Pantani, anticipo del blitz, ben più clamoroso e coreografico (con le borse di medicinali che volavano dalle finestre e i corridori che le seguivano), di dieci giorno dopo, a Sanremo. Gli agenti del nucleo antisofisticazioni di Firenze scoprirono fiale di insulina.
Pantani, durante l'inchiesta, si difese sostenendo che la camera del ritrovamento non era la sua. Nell'audizione del lunedì cambiò versione: la stanza era la sua, non erano sue le fiale.
«Ho la coscienza a posto - parole di Pantani - e ho dato tutta la mia disponibilità perchè venga fatta chiarezza. Non possiamo avere paura di lasciare la camera e poi qualcuno ci va a mettere sostanze non lecite. C'è tanta gente, giornalisti a caccia di notizie in giro...».
Il signor Giacomo Ajello, procuratore capo del Coni, non sembrerebbe d'accordo, non condivide l'idea dei giornalisti tremendi che tramano per costruire lo scoop e neppure l'ipotesi del complotto di un avversario. Sinceramente speriamo che il procuratore abbia torto, che negli alberghi del Giro si sia avventurato un fantasma del Louvre capace di terrorizzare i ciclisti che fuggono in pigiama e di seminare fialette e pillole.
Purtroppo, una dopo l'altra le storie sono tante, alla fine ci si deve rassegnare a credere che qualcuna sia vera, anche se l'esame antidoping non c'è, ci sono solo delle fialette.
Illudiamoci che fossero lì solo per caso.



GIRO D'ITALIA 2001: IL GRANDE BLITZ DEI NAS.
Interi alberghi sotto assedio.
Un blitz congiunto della Guardia di finanza e dei NAS, oltre 200 persone arrivate da tutta Italia.
Siringhe e fiale che piovono giù dalle finestre.
"Sono ricostituenti", dice il massaggiatore della Mercatone Uno, scortato nel parco dell'hotel Des Anglais dai carabinieri. "Lasci perdere, lo so io cosa sono", risponde un carabiniere.
Accade tutto come in un film poliziesco.
Accade tutto all'improvviso, nel bel mezzo di un Giro d'Italia preceduto dalle solite polemiche, e squarciato da un ciclone che potrebbe cancellare, questa volta per sempre, il prestigio di una delle più popolari manifestazioni e di una disciplina che ha fatto la storia dello sport. E la tappa, quella di oggi, è a rischio: le decisione verrà presa a breve.
Doping, ancora una volta.
Doping, più che mai.
L'incursione di stasera ha riguardato tutte le squadre del Giro. E fra le tante la Mercatone Uno di Marco Pantani, di cui proprio quel giorno si ipotizzava il ritiro. Il massaggiatore della squadra, Pregnolato, è stato addirittura prelevato dai carabinieri in borghese e accompagnato nel parco, alla ricerca dei medicinali lanciati dalla finestra al momento del blitz.
Poi la perquisizione ha riguardato il camper utilizzato di norma dai ciclisti della Mercatone.
Ma le indagini erano iniziate da giorni.
Dal 27 maggio, per la precisione, quando i carabinieri avevano visitato le camere d'albergo lasciate libere dai corridori prima di incamminarsi per la tappa Montecatini-Reggio Emilia.
Nei cestini decine di siringhe, di flebo.



PROCESSO INSULINA GIRO D'ITALIA 2001.
Secondo la procura del CONI a violare le leggi sarebbe stato proprio il Pirata.
L' insulina, di cui si cominciò a parlare poco tempo dopo l' inizio dell' inchiesta, è usata da chi soffre per il diabete ed è una sostanza vietata dal CIO.
Il suo utilizzo, quindi, non sarebbe assolutamente giustificato.
L' insulina serve per aumentare il livello di Gh (l' ormone della crescita) e il potenziale energetico. La sua diffusione, pericolosissima, si starebbe ramificando nel mondo del ciclismo, dal momento che al vaglio degli inquirenti ci sono diversi altri casi sospetti. Così l' insulina va ad aggiungersi alla breve ma terribile lista di prodotti dopanti che hanno infestato il mondo del ciclismo: la famigerata EPO (l' eritropoietina) e la Nesp.
Per il romagnolo si tratta dell' ultima, pesante botta che accompagnerà il suo cammino di atleta nel futuro più immediato.
Conseguenza: la richiesta di sospensione dall'attività per quattro anni e carriera probabilmente finita.



LA MORTE 2004
A seguito dei vari processi che lo riguardarono, delle squalifiche e del non invito al Tour del 2001 della sua squadra la Mercatone Uno Bianchi Pantani entrò in uno stato di crisi profonda.
Il 14 febbraio 2004 fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina.



L'EX FIDANZATA SUL PIRATA: "SI DOPAVA E PRENDEVA COCA CON ME"
Il suo è un racconto amaro, a tratti impietoso: è la storia di un uomo che ha fatto sognare l'Italia dei pedali, ma per il quale la salita della vita si è rivelata troppo impegnativa.
La ragazza, che ha ora 36 anni e ha vissuto a lungo a Cesenatico, abita ora a Losanna e nell' intervista rilasciata al periodico svizzero l' Hebdò, confessa di aver assunto anche lei la polvere bianca:
«Marco mi fece capire che voleva che io ne prendessi con lui. Era una sorta di prova d' amore.
Mi sono tuffata con lui nella speranza di ritrovarlo là dov' era finito e riportarlo indietro.
Quel periodo fu un incubo, ho risposto a una specie di ricatto, ed è stato un terribile errore».
La cocaina, sostiene l' ex fidanzata, trasformò profondamente il carattere di Pantani: «Ci siamo fatti del male. Eravamo soli, a casa, drogati e assediati dai giornalisti. Marco continuava a pensare che io lo tradissi. Era incredibilmente geloso.
Ma divenne anche paranoico, anche se credo che la vita del ciclista professionista renda paranoici perché si vive con il timore di tutti quei controlli antidoping».
Era la sera, racconta ancora Kristine, l' ora della sniffata: «Lui ne consumava in quantità industriali. Il suo fisico lo sopportava perché era eccezionale. Molto presto però i suoi genitori hanno capito che succedeva qualcosa». Fu a quel punto che i rapporti tra la famiglia Pantani e Kristine si guastarono: «Ai loro occhi ero la complice. Per la famiglia la colpa della droga era di Kristine, quella ballerina da discoteca».
L'ex fidanzata poi aggiunse: «Ho sempre avuto l' impressione che prendesse dei farmaci. Ma lo faceva da solo e valutando bene i rischi. Credo che pagasse di tasca propria i prodotti. Di questo comunque parlava con pochissimi, non si fidava neppure dei medici della squadra. Un giorno mi ha detto che bisognava prendere delle porcherie per avere successo. Aveva sempre dei prodotti in un contenitore di plastica dentro il frigo. A volte si faceva delle punture e io lo aiutavo, tenendogli il braccio».
Poi la ragazza ammette: «Ho sempre pensato che un giorno sarei tornata con lui e che sarei riuscita a farlo smettere di drogarsi: il giorno stesso della sua morte, prima di sapere la notizia, mi aveva preso un grande desiderio di rivederlo». Il campione LA FINE Marco Pantani è morto a 34 anni la sera del 14 febbraio in un residence di Rimini. L' autopsia rivelerà che è stata la cocaina a ucciderlo.



JESUS MANZANO ACCUSA PANTANI(OPERACION PUERTO)
Jesus Manzano uno dei più grandi accusatori del dottor Fuentes e che fece scoppiare lo scandalo Operacion Puerto, circa 2 anni dopo la morte di Pantani disse di aver visto più volte il pirata dal medico.
Lo sostiene, in un'intervista diffusa dalla tv francese 'France 3': quando all'ex corridore viene chiesto chi, prima dell'Operacion Puerto messa a segno a Madrid dalla polizia spagnola lo scorso maggio, frequentava il medico Eufemiano Fuentes, fa il nome anche del ciclista romagnolo.
"Più d'una volta l'ho visto - dice Manzano - e mi sono detto: 'Ma c'è anche lui, Marco Pantani".
Manzano, che aveva già denunciato nel 2004 le pratiche del dottor Fuentes ammettendo di essersi dopato anche lui, aggiunse: "Ho visto anche dei giocatori di calcio, non posso dire chi, ma erano dei calciatori di prima divisione...".



LE PRIME CONFERME: ANCHE PANTANI TRA I CLIENTI DI FUENTES NEL 2003
Le parole di Jesus Manzono trovarono conferma qualche anno dopo.
Infatti tra le carte del dottor Eufemiano Fuentes, c'era anche questo breve nome in codice: PTNI.
Secondo la Guardia Civil e secondo le informazioni pubblicate dalla rivista spagnola Interviù, quel codice nasconde il nome di Marco Pantani.
Nei documenti della «Operacion Puerto» che sta sconvolgendo il mondo del ciclismo, il legame tra Pantani e il dottor Fuentes risale al 2003, l' ultimo della carriera del corridore romagnolo, morto il 14 febbraio 2004.
Gli investigatori hanno infatti trovato un foglio che riguarda il paziente PTNI: al di là della facile assonanza col cognome completo di Pantani, sul foglio è segnato il calendario di alcune gare che Pantani ha corso quell'anno (tra cui la Settimana ciclistica internazionale, in cui arrivò secondo). Accanto a ogni gara ci sono uno o più simboli (asterischi, pallini, crocette): nella legenda del medico, corrispondono ai diversi prodotti dopanti da prendere.
C'è pure una nota a margine: «Sette tacche (evidentemente di una siringa, per calibrare la dose) dopo cena».
Nel 2003, l' anno che avrebbe potuto segnare il ritorno di Pantani al successo (ma arrivò solo 14° al Giro d' Italia), Fuentes prescrisse al corridore PTNI più di quarantamila unità di Epo (una quantità molto elevata), sette dosi di ormone della crescita, trenta di anabolizzanti e quattro di ormoni per la menopausa. Non si parla di trasfusioni, ma «solo» di sostanze dopanti.
Totale 36mila euro spesi.



ALTRE RIVELAZIONI DI NRC HANDELSBLAND: PANTANI DA FUENTES ANCHE NEI PRIMI ANNI DEL 2000
Nell'ormai tristemente nota Operacion Puerto, individuati anche altri pseudonimi in primis Panticosa altro pseudonimo di Marco Pantani(qui si parla di primi anni del 2000 quindi non solo 2003).
Coivolti anche Michele Bartoli, Romans Vainsteins e Fränk Schleck.
Il nome in codice di Bartoli era Sansone, mentre Vainsteins era Vains e Schleck era il "famigerato" Amigo de Birillo.
Per i due italiani si parla di vari trattamenti (tra cui EPO, autoemotrasfusioni, insulina, steroidi, testosterone e Aranesp) nei primi anni 2000.
Non deve sorprendere che Pantani fosse identificato con due pseudonimi(PTNI e Panticosa) perchè anche altri corridori subirono lo stesso "trattamento".
Fuentes era solito usare più nick per "inquinare" le acque, qualora il sistema fosse stato scoperto(cosa che poi successe nel 2006).



IL PARERE DI UN ESPERTO
Secondo Matt Rendell, Pantani usò EPO ricombinante durante tutta la sua carriera professionale.
Così si spiegherebbero gli sbalzi di ematocrito che hanno mostrato variazioni superiori a quelle possibili naturalmente e probabilmente le sue grandi vittorie furono principalmente dovute ai suoi alti livelli di ematocrito nel sangue.



CONSIDERAZIONI FINALI
Ora al di là di tutte queste questioni è giusto credere ancora al complotto interplanetario contro il pirata?
E' giusto, a seguito della confessione di Armstrong, tirare in ballo Pantani quasi come se si volesse nobilitarlo?
Il fatto che anche altri si dopassero, non purifica di certo chi ai tempi venne beccato quindi sospeso.
In secondo luogo, contrariamente a quello che molti affermano(auto-convincendosi), Pantani non fu il solo ad essere fermato: fu uno dei tanti all'epoca.
Ed Armstrong non fu il solo a farla franca.
Ci sono molti altri atleti indagati che per qualche motivo ai tempi non furono scoperti(la Rabobank su tutte, la Once, Kelme, Vitalicio Seguros, etc).
La cosa che secondo me si evince è che probabilmente anche Pantani fu "salvato" più volte, prima della squalifica di Madonna di Campiglio.
Lo stesso Fanini denunciò nel 1996 la stessa UCI che avrebbe ostacolato i NAS a seguito di controlli a sorpresa.
Come detto, diversamente dal caso di Lance Armstrong e di altri ciclisti dopati, Pantani non s’è mai visto cancellare dagli Albi d’Oro né revocare uno solo dei titoli sportivi conquistati negli anni dell’EPO sospettata e accertata: né dalla federazione ciclistica internazionale, né da quella italiana.
Forse, anziché inseguire improbabili complotti e impossibili riabilitazioni, varrebbe la pena di seguire il consiglio di Stefano Garzelli, storico gregario del Pirata: “Lasciamo che Marco riposi in pace”.


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