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venerdì 25 ottobre 2013

Differenze Tra National League ed American League (MLB)

La sostanziale differenza tra la National League e la American League riguarda la regola del battitore designato (DH = Designated Hitter), applicata solamente nell'American.
Questa è la principale differenza, l'altra il numero delle squadre.
Durante i match d'Interleague (cioè scontri tra squadre appartenenti a due League diverse), ci si attiene al fattore campo.
Se la squadra di National gioca in casa, il lanciatore dell'American sarà costretto a battere.
Se invece si gioca con le regole dell'American, la squadra di National potrà (se lo riterrà opportuno) scegliere un battitore designato al posto del pitcher.


CHI E' IL BATTITORE DESIGNATO E COSA FA?
E' quel giocatore che, pur non essendo impiegato in difesa, è designato a battere in sostituzione dei lanciatore partente o degli altri lanciatori subentrati al principale.
Perchè? Perchè ovviamente i pitchers non sono buoni battitori.
Generalmente.
Poi ci sono esempi di bravi colpitori, quali Madison Bumgarner dei San Francisco Giants.


REGOLE
- Il Battitore Designato per il lanciatore deve essere indicato prima dell'inizio della partita e deve essere incluso nell'ordine di battuta presentato all'arbitro prima dell'inizio del match.
 Non è obbligatorio per una squadra designare un battitore per il lanciatore, ma la mancata indicazione prima dell'inizio della partita preclude la possibilità di usare la regola del Battitore Designato.
-E' possibile usare un sostituto battitore per il Battitore Designato: il sostituto del Battitore Designato diventa il Battitore Designato.
Tuttavia un Battitore Designato che sia stato sostituito non può rientrare in gioco.
- Il Battitore Designato puo' essere utilizzato in posizione difensiva in campo continuando a battere nello stesso ordine di battuta ma il lanciatore deve prendere in battuta il posto del difensore rimpiazzato.
- Un corridore puo' sostituire il Battitore Designato: nel qual caso tale corridore assume il ruolo di Battitore Designato.
- Se il lanciatore batte per il Battitore Designato questo determinerà la cessazione del Battitore Designato per il resto della partita.

Come possiamo notare ci sono delle regole sulla sostituzione che, se non applicate, portano alla cessazione del Battitore Designato, obbligando il lanciatore ad andare alla battuta.


STORIA DEL BATTITORE DESIGNATO
Questa particolare regola, come detto, è stata applicata solo in American League.
Infatti i dirigenti dell'American League nel 1972 si accorsero che il junior circuit stava attraversando un periodo di crisi e di scarso interesse da parte degli spettatori, con l'introduzione del DH speravano di accendere l'interesse da parte dei tifosi.
Furono necessarie un paio di stagioni per la completa "assimilazione" del DH, infatti i tecnici ebbero bisogno di qualche anno per poter utilizzare al meglio questo giocatore.
Nel 1976 il DH fece il suo debutto alle World Series.
Ai tempi e sino al 1993, il fattore campo veniva assegnato con il sistema della rotazione, indipendentemente dal bilancio in regular season: infatti fino al 1993 la squadra della National League aveva il fattore campo negli anni pari, mentre la formazione della AL poteva usufruire di questo vantaggio negli anni dispari.
Lo sciopero del 1994 ha sfalsato la rotazione.
Nelle World Series degli anni pari (quelle favorevoli alla NL) tutte le eventuali sette partite si sarebbero giocate con la regola del DH, mentre in quelle degli anni dispari (favorevoli alla AL) il lanciatore sarebbe stato obbligato a presentarsi in battuta.
Questo sistema fu applicato fino al 1985: gara 7 tra Kansas City Royals e St. Louis Cardinals fu l'ultima gara disputata in uno stadio AL, senza la regola del battitore designato.
L'anno successivo fu istituita la regola che vige ancora oggi: il DH puo' essere utilizzato soltanto nelle partite giocate negli stadi dell'American League.


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venerdì 6 settembre 2013

Regole Accesso Playoff MLB

In questo articolo illustrerò alcune regole basilari per accedere ai playoff MLB.
Le possibilità sono molteplici: vincere la division, puntare alla wild card, facendo attenzione al fattore campo e al record contro le avversarie.


ACCESSO AI PLAYOFF
Iniziamo dai criteri più semplici di accesso, vittoria della division e wild card.
Semplicemente vinci una sola gara in più di tutte le altre squadre del tuo girone e sei nella postseason.
E se non vinci la division, puoi sperare di ripiegare sulla wild card.
Ciò significa che le due migliori squadre non vincitrici di division accedono ad una partita secca per aggiudicarsi il quarto posto nei playoff di entrambe le leghe.
Le due squadre possono essere di due division differenti ma anche essere arrivate seconda e terza nella stessa division.
L'unica cosa che conta è il record stagionale ed il fatto di non essere vincitori di division.
Può capitare infatti che una squadra che ottiene la wild card abbia un record migliore di un'altra formazione che vince la division.
La gara unica per assegnare la wild card è stata introdotta nel 2012 per aumentare il numero di squadre nella postseason (da 8 a 10): una gara da dentro o fuori, infatti, ha la stessa importanza di una gara 7 di World Series e dal pubblico è vissuta allo stesso modo.


PARITA' AL TERMINE DELLA STAGIONE
Stabilito chi va ai playoff, resta da vedere cosa succede in caso di parità al termine della regular season. In caso di parità al termine della regular season, il record negli scontri diretti tra le due squadre coinvolte serve soltanto a determinare chi avrà l'onore di ospitare il famigerato "Game 163", lo spareggio finale per accedere ai playoff (o per vincere la division ed evitare la wild card).
Anche in questo caso, una gara secca, senza appello.
Per fare un esempio, in questo momento Texas Rangers e Oakland A's hanno lo stesso record.
I Rangers hanno vintro 9 partite contro gli A's e ne hanno perse 7.
Ciò significa che, se la stagione finisse oggi, i Rangers ospiterebbero ad Arlington lo spareggio contro Oakland.
Chi vince si aggiudica la division, chi perde va a giocare per la wild card.
E se il record negli scontri diretti è pari?
Allora conta il record delle partite contro squadre della stessa division.
E se pure quello è pari?
Allora si va a vedere il record divisionale nella seconda metà di stagione (per questo si dice che le partite di maggio contano relativamente).
In realtà non finisce qui, le regole per stabilire chi ospita chi sono pressochè infinite con ultimo il lancio della monetina ma veramente sarebbero casi limite.


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giovedì 5 settembre 2013

Doping Nella Bundesliga 2008/09 (Calcio Tedesco)

Dopo le incredibili rivelazioni del dossier che getta molte ombre sui successi della Germania Ovest nel passato, l'ombra di un nuovo scandalo legato al doping incombe sul calcio europeo e, in particolare, sulla Bundesliga.
A far scoppiare il caso è stata la pubblicazione di uno studio di Tim Meyer, medico della federazione calcistica tedesca, riguardante i valori di EPO nel sangue di alcuni calciatori risalenti alla stagione 2008/09.
Da quella ricerca emerge come, in quella stagione, in 9 calciatori che militavano in squadre di prima, seconda e terza divisione tedesca, venne rilevato un valore di eritropoietina nettamente superiore alla norma(cioè oltre il 50%).
Con emoglobina oltre i valori di 17(valori entrambi plausibili con assunzione di EPO ricombinante).
In Germania la polemica sta montando giorno dopo giorno, anche perché Meyer non ha voluto rivelare i nomi dei nove.
C’è di più: Meyer avrebbe comunicato i risultati del suo studio alla DFB nel 2011, ma la federazione tedesca decise di non prendere alcun provvedimento.


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sabato 17 agosto 2013

Germania Ovest Doping Ai Mondiali Di Calcio

Nessuna esclusiva dell'Est: anche nella Germania Ovest gli atleti di molte discipline, calcio compreso, furono dopati in maniera sistematica a partire dagli anni '70
Infatti uno studio che potrebbe sconvolgere la storia del calcio(e forse dello sport) mondiale dal dopoguerra fino agli anni ’80: commissionato dalla BISp, un documento di 800 pagine rivelerebbe le pratiche dopanti di tutti gli atleti della Germania Ovest a partire dagli anni ’50, un piano perfezionato negli anni ’70 quando fu addirittura il governo ad avallare tale scempio.
Steroidi, testosterone, EPO, estrogeni e tanto altro: il “sunto” di questo documento è stato pubblicato dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung che prende di mira anche diverse date simbolo dello sport teutonico, come la finale dei Mondiali ’66, poi persa, a Wembley contro l’Inghilterra, quando sarebbero stati tre i membri dopati della nazionale tedesca.
Un evento, però, rischierebbe davvero di macchiare la storia sportiva della Germania: la nazionale Campione del Mondo nel 1954 non sarebbe stata immune da questo scellerato piano.
Sottovoce, si era sempre sospettato che quel 4 luglio 1954 ci fosse stata una squadra che barava, la Germania, e una, la meravigliosa Ungheria di Puskas, ignobilmente beffata.
Ora, potrebbero arrivare le prove che quel 3-2 in rimonta, che il “miracolo di Berna”, in realtà fosse tutta una farsa.
Con buona pace di chi indicava soltanto i cugini “poveri” dell’Est come simbolo del doping.


IL RAPPORTO DI 800 PAGINE
Nella relazione i ricercatori descrivono "in che misura e con quale sistematicità durante la Guerra Fredda anche nella Germania Occidentale furono impiegati il doping e la ricerca" su di esso.
"Esperimenti con sostanze per l'aumento delle prestazioni come anabolici,  testosterone, estrogeni ed EPO" furono finanziati con fondi pubblici tramite il BISp, l'Istituto Federale per le Scienze dello Sport, creato nel 1970 e alle dipendenze del ministero dell'Interno.
La Sueddeutsche scrive che "secondo gli storici della HU, il Bp distribui' da solo 10 milioni di marchi ai centri di medicina sportiva di Friburgo, Colonia e Saarbruecken".
Dallo studio emerge che gli stessi responsabili politici erano non solo al corrente delle pratiche di doping, ma ne favorirono l'impiego con l'obiettivo di assicurare fama sportiva alla Bundesrepublik. I ricercatori della 'Humbolt-Universitat' riportano un dialogo tra un funzionario del BISp e un membro del governo dell'epoca, responsabile per lo sport: "Da voi medici sportivi voglio solo una cosa: medaglie a Monaco" (con riferimento alle Olimpiadi del 1972 ), spiegò l'allora ministro, al quale il funzionario replicò: "Signor ministro, un anno prima? Come possiamo fare a conquistare medaglie?".
La tagliente risposta fu: "La cosa non mi interessa".


DOPING AI MONDIALI DI CALCIO
Dal rapporto emerge che il doping fu impiegato anche nel calcio, poiché su alcuni giocatori della nazionale tedesca pesa il sospetto di aver assunto sostanze proibite in vista delle finali di ben tre Campionati Mondiali.
Esistono prove, secondo il giornale bavarese, sul fatto che nel Mondiale del 1954 a Berna, vinto dai bianchi tedeschi a spese della favorita Grande Ungheria, ai calciatori della Germania non furono somministrate iniezioni di vitamina C, come asserito, bensì di pervitina.
Il sospetto del doping pesa anche sulla nazionale tedesca di calcio che nel 1966 si vide strappare il titolo dai padroni di casa dell'Inghilterra con il gol-fantasma nella finale di Wembley.
La Sueddeutsche rivela poi come, in una lettera di un funzionario della Fifa, sia scritto che tramite i test anti-doping effettuati dopo la finale, nei campioni organici prelevati da tre calciatori tedeschi furono riscontrate tracce di efedrina.


DOPING ALLE OLIMPIADI 1976
Nel corso dell'Olimpiade del 1976 sarebbero state praticate addirittura 1.200 iniezioni con sostanze dopanti.
Stando al giornale, "lo studio mostra che i medici sportivi tedesco-occidentali non esitarono nemmeno a dopare minorenni, che già nel 1988 si sperimentava con l'EPO, e che la politica ne era al corrente".
La Sueddeutsche precisa come "lo studio sia pronto dall'aprile 2013, ma da tempo ci sono polemiche sulla sua pubblicazione, che rimane quindi incerta".


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Il Sistema Doping Della Juventus (Anni 90)

Una tra le pagine sicuramente più negative del calcio fu lo scandalo doping che coinvolse la Juventus della seconda metà degli anni ’90, che in Italia è ormai passato praticamente sotto silenzio ma che in Europa continua a far parlare di sè(ed indignare).


L'EMATOCRITO DI DESCHAMPS E ZIDANE
Nel 1998, quando la Francia vinse la Coppa del Mondo, "le analisi del sangue" di alcuni giocatori "avevano valori anormali", soprattutto quelle di Zidane e Deschamps.
E' quanto ha scritto da Jean-Pierre Paclet, medico dei Bleus nel 2004 e nel 2008, in un libro in cui critica l'allenatore Raymond Domenench.
Secondo Paclet, Zidane e Deschamps potrebbero essere stati esposti "a sostanze dopanti" quando giocavano nella Juventus.
Poi l'ex medico dei Bleus punta semmai il dito contro la Juventus: "Non dico che (Zidane e Deschamps) siano responsabili. Io dico che potrebbero essere stati esposti (al doping) mentre giocavano per la Juve".


LE ANALISI 1991-1998
«Le analisi facevano riscontrare alterazioni nell'ematocrito. Eppure non risulta venissero presi provvedimenti. Neppure quando il tasso era tale da sconsigliarne l' attività sportiva».
A Deschamps il 12 giugno del 1996 fu riscontrato un tasso di ematocrito nel sangue del 51%, quando la soglia del 50 viene considerata il limite al di là del quale si è a grave rischio per la salute.
Già nel ' 95, Deschamps aveva avuto un balzo notevole nell' ematocrito: dal 51,9 per cento di marzo al 39,3 a distanza di pochi mesi.
La dottoressa Lanterno, che su ordine di Guariniello prelevò le cartelle cliniche dei bianconeri, ha lanciato altre stoccate al club: «Dal ' 91 al ' 98 i giocatori sono stati ripetutamente sottoposti ai test antidoping. Vi sono anche gli esiti di esami per la determinazione di testosterone e cortisolo nel sangue. Tutto in violazione delle leggi».


LE RIVELAZIONI DI ZIDANE(2004)
«La creatina l' ho presa soltanto alla Juventus. Mai prima, in Francia, e mai dopo, al Real Madrid.
Ne prendevo due o tre grammi durante la settimana, quando c' erano molti impegni.
E anche durante l' intervallo, tra un tempo e l' altro della partita.
Chi ci dava le bustine? A volte il dottor Agricola, a volte il dottor Tencone.
Le flebo? Sì, le facevo alla vigilia del match nella camera d' albergo.
Flebo di vitamine, così almeno mi dicevano i medici.
Il Samyr? Sì, l' ho assunto spesso, prima e dopo la gara. Che cos' è? Vitamine, così almeno mi dicevano i medici (è un antidepressivo in realtà).
L' esafosfina? Sì, l' ho assunta.
Il Neoton? Non ricordo bene, ma se nel ' 98 ho dichiarato di averlo preso, è sicuramente così.
Iniezioni per endovena? Sì, le ho fatte, anche un' ora prima della partita.
Chi stabiliva se e quando fare la flebo o l' iniezione? Il medico».


L'INTERVISTA DI TACCHINARDI(2012)
Alessio Tacchinardi, ex giocatore della Juventus, intervistato dai microfoni di “C’è calcio per te” su Radio Manà Manà Sport ha parlato delle dichiarazioni rilasciate da Vialli nei confronti di Zeman, il quale, in passato, aveva puntato il dito contro i giocatori bianconeri rei di aver utilizzato medicinali non consentiti.
“Sbagliò Zeman ad accusare Vialli e Del Piero, ma alla fine aveva ragione. Sia Vialli che Del Piero soffrirono molto a causa della accuse lanciate dal boemo, fu un comportamento sbagliato il suo, ma alla fine non aveva tutti i torti“.


LE ACCUSE DELLA TV OLANDESE(MAGGIO 2013)
Diciassette anni dopo, la tv olandese lancia l'accusa, pesantissima: "Prima della finale di Champions League del 1996 con l'Ajax, i giocatori della Juventus assunsero EPO".
Il documentario andrà in onda il 26 maggio, ma sono stati già lanciati alcuni stralci dell'inchiesta della tv Nos, dal titolo "Andere Tijden Sport".
La tv intervista due esperti italiani, Giuseppe D'Onofrio e Alessandro Donati.
Il primo è l'ematologo chiamato come perito nel processo a carico della Juventus.
Spiega nel documentario: "E' stato usato qualcosa per aumentare la loro emoglobina, ovvero l'EPO".
A supportare questa frase, arrivano poi i commenti di due lancieri che quella finale l'hanno giocata. George Finidi dice: "E' tutto molto strano. Non stiamo parlando di un solo giocatore dopato, ma di diversi componenti. Se scendi in campo con sei o sette giocatori dopati, stai giocando sporco, molto sporco".
Stessa solfa nelle parole di Ronald De Boer: "La prima cosa che mi viene in mente? Dovrebbero essere puniti".


LE ACCUSE DEL SENATO FRANCESE(LUGLIO 2013)
Dopo il documentario olandese delle settimane scorse, adesso a ricordare l’uso sistematico di EPO nell’ambiente bianconero è una relazione stilata addirittura dal Senato francese, che dedica un ampio capitolo di un lungo rapporto sul doping nel mondo dello sport proprio a questi fatti.
In particolare, nel rapporto pubblicato qualche giorno fa si legge “Lo scandalo della Juventus riguarda, in un contesto di ipermedicalizzazione del calcio, l’uso di EPO da parte di molti calciatori del club tra il 1994 ed il 1998. Oltre all’impressionante scorta di farmaci ritrovati nell’infermeria del club (281 tipi di medicine, tra le quali stimolanti, antidepressivi e cortisone), delle variazioni anomale dei tassi di emoglobina sono state riscontrate in diversi giocatori. Il competente professor Giuseppe D’Onofrio, ematologo, ha determinato che due giocatori (Conte e Tacchinardi) hanno certamente utilizzato EPO o emotrasfusioni, così come molto probabilmente hanno fatto altri sei giocatori, tra i quali Didier Deschamps, il cui tasso di ematocrito è arrivato a 51,9%. 
Questo livello lascia supporre un intervento esogeno tenendo conto delle importanti variazioni della quantità di emoglobina”.
Il rapporto fa  riferimento allo studio di Giuseppe D’Onofrio ed Alessandro Donati, che ha dimostrato l’utilizzazione di pratiche dopanti da parte della Juventus negli anni ’90, con particolare riferimento alla finale di Coppa dei Campioni del 1996, quando la Juventus sconfisse gli olandesi dell’Ajax ai rigori. Quella Coppa della quale in Olanda si parla ancora anche per via delle rivelazioni dei due medici.
Uno scandalo che resta di portata internazionale, ma che in Italia molti pare abbiano dimenticato…


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martedì 30 luglio 2013

La Storia Di Herbert Chapman e Il Sistema (Arsenal)

La prima partita ufficiale come sappiamo fu disputata da Inghilterra e Scozia(1872): gli inglesi si schieravano con l'1-1-8 , gli scozzesi con il 2-2-6, questi erano i classici schemi dell'epoca.
Dopo fu la volta della cosiddetta piramide di Cambridge inventata appunto dal Cambridge e utilizzata anche dal Blackburn che a fine 1800 proprio con questo sorta di 2-3-5 vinse diverse F.A.Cup.


LA RIVOLUZIONE DI CHAPMAN
Chapman arrivò ad Highbury nel 1925 e alla firma del contratto promise che in cinque anni quella mediocre squadra, che non aveva ancora alcun titolo in bacheca, sarebbe diventata una realtà vincente.
Puntuale come le tasse il 26 aprile 1930 arrivò il primo alloro.
Wembley assiste al trionfo dei Gunners nella finale di F.A. Cup contro l'Huddersfield Town, l'ex squadra di Chapman, nella partita che cambiò il verso della storia dell'Arsenal.
Chapman era un uomo proiettato nel futuro, un precursore che rivoluzionò il calcio con nuove idee e nuove tattiche capaci di segnare un'epoca.
Poco prima del suo avvento sulla panchina dell'Arsenal, era stata modificata la regola del fuorigioco in modo da favorire gli attaccanti e incrementare lo spettacolo grazie all'inevitabile aumento delle reti segnate.
Prima del 1925 un giocatore veniva considerato in fuorigioco se fra lui e la linea di porta avversaria non vi erano almeno tre giocatori, da quella stagione il numero scese a due e mettere in fuorigioco gli attaccanti divenne più arduo.
Chapman capì che occorreva rinforzare il reparto arretrato per non venire sepolti di reti dagli avversari.
Con la modifica della regola del fuorigioco bisognava coprire di più la difesa per impedire che gli attaccanti avversari imperversassero.
Nacque così un nuovo modulo chiamato Sistema.
Chapman non venne subito apprezzato, fu definito difensivista, non rifiutando mai di ammettere la necessità di una forte difesa al di sopra di qualsiasi altra cosa, come disse nel 1933: «I miei giocatori e io siamo qui per vincere. E' chiaro che la squadra che segna più reti vince la partita, ma per fare ciò tu hai bisogno che la difesa sia preparata e sveglia. Tutto ciò è elementare, ma è il fondamento base del calcio».
«Puoi anche attaccare per tutta la partita e non è detto che vincerai. Secondo me le occasioni migliori nascono quando ti stai difendendo dagli attacchi avversari e puoi ripartire all'improvviso e velocemente, sorprendendo la difesa altrui impreparata».


MODULO VINCENTE
Il suo modulo, al di là delle modifiche di schieramento accennate, si può riassumere nel tentativo di trasformare la partita in una serie di duelli individuali. In quel caso, chi disponeva dei giocatori migliori avrebbe vinto.
Come promesso, in cinque anni Chapman portò l'Arsenal alla conquista del suo primo trofeo: la F.A. Cup del 1930.
Da realtà perdente i Gunners divennero in breve la squadra più forte e più ricca di tifosi nel mondo. Chapman riuscì a portare finalmente una squadra londinese alla conquista del campionato (1931), diventando il secondo allenatore inglese dopo Tom Watson (Sunderland 1892, 1893, 1895 e Liverpool 1901) a vincere con squadre diverse, prima di Brian Clough (Derby County 1972 e Nottingham Forest 1978) e Kenny Dalglish (Liverpool 1986, 1988, 1990 e Blackburn 1995).
Un privilegio di pochi, come si vede, nella storia del calcio inglese.
Oltre ad essere stato uno dei migliori allenatori della storia Chapman è stato un formidabile innovatore. Rivoluzionò il modo di allenarsi e di giocare, era un fine psicologo, riusciva sempre a trovare le parole giuste per motivare i suoi giocatori promuovendo settimanali incontri individuali con loro, e imponeva una ferrea disciplina con metodi autoritari.
La sua mente era proiettata in avanti per migliorare il calcio, non solo dal punto di vista tecnico e tattico: il 25 agosto 1928 l'Arsenal fu la prima squadra a giocare con i numeri sulle maglie, contro lo Sheffield Wednesday.
La F.A. gli impose di usare casacche tradizionali, ma Chapman si prese una piccola rivincita facendo indossare le maglie numerate alla squadra riserve.
Propose di costruire impianti di illuminazione negli stadi per poter giocare partite notturne (allora anche le partite infrasettimanali, nei giorni lavorativi, si giocavano alle 15 con evidenti perdite ai botteghini), ma anche ciò non gli venne mai permesso.
Suggerì di disegnare, dieci anni prima della sua effettiva adozione, il semicerchio a ridosso dell'area di rigore per delimitare la distanza a cui dovevano attenersi i giocatori prima della battuta del penalty. Riuscì a convincere le autorità cittadine a cambiare il nome della fermata di Gillespie Road della metropolitana londinese, linea Piccadilly, in "Arsenal" come ulteriore lancio pubblicitario per la sua squadra e richiamo per tifosi e turisti, visto che i Gunners erano la squadra più famosa d'Europa.
Tutto questo era Herbert Chapman, non solo un semplice genio della panchina, ma anche un personaggio nettamente avanti rispetto ai suoi tempi.


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mercoledì 24 luglio 2013

I Dopati Del Tour 1998: Risultati Dell'Antidoping

Il primo nome a essere svelato è stato quello del francese Laurent Jalabert.
Il Tour de France non era ancora inziato e le prime indiscrezioni circa il rapporto della Commissione del Senato francese ebbero l’effetto di una enorme ombra sulla Grande Boucle del centenario.
Non tanto perché veniva annunciata la pubblicazione della lista dei ciclisti positivi all’Epo su campioni di sangue risalenti al 1998, bensì perché la notizia sarebbe arrivata il 18 luglio, giorno dell’Alpe d’Huez.
Il sindacato dei ciclisti riuscì a far slittare la pubblicazione, che è avvenuta oggi durante una conferenza stampa.
E ha confermato tutte le indiscrezioni della vigilia.

Ecco la lista:
Marco Pantani (Ita)
Mario Cipollini (Ita)
Antrea Tafi (Ita)
Fabio Sacchi (Ita)
Nicola Minali (Ita)
Eddy Mazzoleni (Ita)
Ermanno Brignoli (Ita)
Alain Turicchia (Ita)
Giuseppe Calcaterra (Ita)
Stefano Zanini (Ita)
Jan Ullrich (Ger)
Erik Zabel (Ger)
Jens Heppner (Ger)
Bobby Julich (USA)
Kevin Livingston (USA)
Abraham Olano (Spa)
Manuel Beltran Martinez (Spa)
Marcos Serrano (Spa)
Jacky Durand(Fra)
Laurent Desbiens (Fra)
Laurent Jalabert (Fra)
Frederic Moncassin (Fra)
Pascal Chanteur (Fra)
Stephane Barthe (Fra)
Jeroen Blijlevens (Ola)
Axel Merckx (Bel)
Bo Hamburger (Dan)
Stuart O'Grady(Aus)
Roland Meier(Svi)


Le analisi sono state fatte sui campioni di EPO B ricombinante.
Oltre l'80% viene considerato doping(il massimo è il 100%).
I dati sono presi dal documento di 800 pagine del Senato Francese che potete trovare qui:
http://www.senat.fr/rap/r12-782-2/r12-782-21.pdf


1) Tappe di alta montagna/crono

Pantani 95,6% (Plateau De Beille)
Pantani 95.8% (Les Deux Alpes)
Pantani 97.9% (Albertville)

Ullrich 95.5% (Cap D'Agde)
Ullrich 89.1% (Les Deux Alpes)
Ullrich 99.9% (Crono Finale)

Olano 100% (Crono Finale)

L.Jalabert 94.8 (Plateau De Beille)

Livingston 93.9% (Carpentas)

Beltran 93.6% (Plateau De Beille)

Serrano 90.5%




2) Tappe velocisti/media montagna

Cipollini 98.8%

Durand 97.4%

Hamburger 96.9%

Blijlevens 92.6%

Tafi 90.7%

Heppner 88.3%

Bolts 86.8%

Zabel 84.1%

Calcaterra 83.1%




3) Non dopati(almeno quel giorno)

Zabel 73.3%

O'Grady 61.3%

Svorada 35.4%

Den Bakker 25.9%

O'Grady 22.9%

McEwen 17.6%


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lunedì 15 luglio 2013

Chris Froome Dopato?

Una superiorità schiacciante quella di Chris Froome, al Tour De France 2013, una supremazia a tratti imbarazzante che fa storcere il naso a chi segue le vicende del ciclismo e chi ne conosce i travagliatissimi ultimi 20 anni, quelli cominciati con lo scandalo Festina e proseguiti fino alla cancellazione dei sette Tour de France vinti da Lance Armstrong.
Passando per le confessioni di Riis, Ullrich e i vari scandali che hanno riguardo Marco Pantani(ad esempio l'inchiesta del Senato Francese che accertò l'uso di EPO nel Tour De France 1998).
Chi nel vedere le azioni di Froome e della Sky non ha subito ripensato ai vecchi tempi di Lance e della sua US Postal?
Dopo lo scatto con cui Froome sul Ventoux ha lasciato sul posto Alberto Contador, si è scritto e letto di tutto, paragonando la performance di Froome a quelle di Lance Armstrong.
Tuttavia un’analisi dei dati numerici, però, getta acqua sul fuoco di molte delle frasi a effetto che hanno paragonato l’ascesa di Froome a quelle di Pantani e di Armstrong.
Il Ventoux è lungo 21 km, secondo i cronometraggi effettuati sugli ultimi 15.65 km di gara Froome ha coperto i 1368 metri della salita finale in 47 minuti e 40 secondi a una media di 19,7 km/h.
Froome ha fatto registrare una VAM di 1722 m/h, una prestazione eccezionale ma non ai livelli di Armstrong nè degli altri corridori poi scopertosi dopati(Pantani, Riis, Contador e compagnia).



CONFRONTI CON IL PASSATO(VAM)
Come detto Froome ha fatto registrare una VAM di 1722 m/h.
Lance Armstrong, nei suoi anni di supremazia al Tour de France era solito superare questo muro, così come Marco Pantani nelle sue scalate record(Alpe d’Huez al Tour del 1997).
Alberto Contador nella tappa di Verbier al Tour de France 2009 arrivò a 1865 m/h, Bjarne Riis a Hautacam superò i 1840 m/h.
Pantani nel 1995 e nel 1997 all’Alpe d’Huez scalò con una VAM di circa 1820 m/h, Lance Armstrong nella cronoscalata dell’Alpe d’Huez del 2004 arrivò a sfiorare i 1790 m/h.
Sono cifre altissime, come è incredibile scoprire che il gruppo dei migliori, non il singolo ciclista ma il gruppo dei migliori transitò sul Col de Marie Blanque nel 2007 con una VAM di 1760, quindi tutto il plotone andò più forte di quanto è andato ieri Froome nel finale di ieri.



LE ASCESE PIU' VELOCI SUL VENTOUX DURANTE LA TAPPA(ULTIMI 15 KM e 65)
1. Marco Pantani 46 minuti (1994)
2. Christopher Froome 47 minuti e 40 secondi (2013)
3. Lance Armstrong 48 minuti e 33 secondi (2005)
4. Alberto Contador/Andy Schleck 48 minuti e 57 secondi (2009)
5. Lance Armstrong/Marco Pantani 48 minuti e 59 secondi (2000)



LE ASCESE PIU' VELOCI SUL VENTOUX COMPRESE LE CRONOSCALATE(21 KM e 50)
1.  2004: 55:51 Iban Mayo 23.10 km/h
2.  2004: 56:26 Tyler Hamilton 22.86 km/h
3.  1999: 56:50 Jonathan Vaughters 22.70 km/h
4.  2004: 56:54 Oscar Sevilla 22.67 km/h
5.  1999: 57:33 Alexander Vinokourov 22.42 km/h
6.  1994: 57:34 Marco Pantani 22.41 km/h
7.  1999: 57:34 Vladimir Belli 22.41 km/h
8.  2004: 57:39 Juan Miguel Mercado 22.38 km/h
9.  1999: 57:42 Joseba Beloki 22.36 km/h
10. 2004: 57:49 Lance Armstrong 22.31 km/h
11. 1999: 57:52 Lance Armstrong 22.29 km/h
12. 2004: 58:14 Inigo Landaluze 22.15 km/h
13. 1999: 58:15 Kevin Livingston 22.15 km/h
14. 1999: 58:31 David Moncoutie 22.05 km/h
15. 2004: 58:35 José Enrique Gutierrez 22.02 km/h
16. 2009: 58:45 Andy Schleck 21.96 km/h
17. 2009: 58:45 Alberto Contador 21.96 km/h
18. 2009: 58:48 Lance Armstrong 21.94 km/h
19. 2009: 58:50 Fränk Schleck 21.93 km/h
20. 1999: 58:51 Unai Osa 21.92 km/h
21. 2009: 58:53 Roman Kreuziger 21.91 km/h
22. 2002: 59:00 Lance Armstrong 21.86 km/h
23. 2013: 59:00 Chris Froome 21.86 km/h
24. 1994: 59:02 Richard Virenque 21.85 km/h
25. 1994: 59:02 Armand De Las Cuevas 21.85 km/h
26. 1994: 59:02 Luc Leblanc 21.85 km/h
27. 1994: 59:02 Miguel Indurain 21.85 km/h
28. 1994: 59:02 Roberto Conti 21.85 km/h
29. 2009: 59:03 Franco Pellizotti 21.85 km/h
30. 2000: 59:05 Marco Pantani 21.83 km/h
31. 2000: 59:05 Lance Armstrong 21.83 km/h
32. 2009: 59:05 Vincenzo Nibali 21.83 km/h
33. 1994: 59:07 Pascal Lino 21.82 km/h
34. 1999: 59:08 Tyler Hamilton 21.82 km/h
35. 1999: 59:08 Roberto Laiseka 21.82 km/h
36. 2009: 59:10 Bradley Wiggins 21.80 km/h
37. 2004: 59:12 Levi Leipheimer 21.79 km/h
38. 2004: 59:24 Michael Rasmussen 21.72 km/h
39. 2004: 59:27 Stéphane Goubert 21.70 km/h
40. 2013: 59:29 Nairo Quintana 21.69 km/h
41. 2000: 59:30 Joseba Beloki 21.68 km/h
42. 2000: 59:34 Jan Ullrich 21.66 km/h
43. 1999: 59:35 Del Olmo 21.65 km/h
44. 1999: 59:43 Kurt van de Wouwer 21.60 km/h
45. 2009: 59:46 Jurgen Van Den Broeck 21.58 km/h
46. 2004: 59:47 Oscar Pereiro 21.58 km/h
47. 2006: 59:47 Denis Menchov 21.58 km/h
48. 2006: 59:47 Christophe Moreau 21.58 km/h
49. 2009: 59:49 Andreas Klöden 21.57 km/h
50. 2004: 59:50 David Moncoutie 21.56 km/h


Considerando solo la prima classifica quindi il Ventoux come arrivo di tappa(ed escludendo le cronoscalate)e solamente gli ultimi 15 km e 65 il tempo di Froome è ovviamente notevole ma poco attendibile e spiego anche i motivi(poco attendibile, così come lo sono quelli di Pantani, di Armstrong, etc).
Infatti l'unico parametro obbiettivo per fare confronti di questo tipo sono le cronoscalate, dal momento che si va a tutta dal km zero(ovvero dalla partenza).
Invece quando la salita viene affrontata come arrivo di tappa, magari nei primi 9/10 km si sta a ruota quindi si va più piano rispetto a quanto si andrebbe in una cronoscalata.
Non sorprende infatti che i migliori tempi(sui 21 km) siano detenuti da Mayo o Hamilton che fecero meglio di Armstrong e Pantani.
Fecero meglio perchè presero la salita a tutta dall'inizio alla fine.
Cosa che probabilmente non fece Armstrong che partì ad esempio a 7 km dal traguardo.
Dunque è sbagliato prendere come raffronto i tempi.

Poi ci sono altri fattori che rendono il confronto poco attendibile:
1) Le condizioni meteoreologiche diverse
2) I km percorsi nella tappa
3) La fatica accumulata nella stessa tappa(GP della montagna e quant altro)
4) La fatica accumulata nelle settimane precedenti
5) Appunto il km in cui inizia lo scatto


CONCLUSIONI
Ovviamente la mano sul fuoco non la si può mettere su nessuno.
Froome è andato fortissimo e lo scatto con cui ha lasciato sul posto Contador è stato qualcosa di fantascientifico MA:
1) Prima del Ventoux le difficoltà altimetriche erano assenti
2) Tour sino al 14 Luglio molto semplice(Ax 3, insieme al Ventoux, unica vera salita)
3) Soffiava un forte vento a favore
4) Sui tempi ho detto tutto
5) Sulla VAM idem ed aggiungo che il valore fatto registrare da Froome su Ax 3 era simile a quello di Nibali sulle Tre Cime di Lavaredo

Non è dopato? A questa domanda non si può rispondere, la cosa certa è che i tempi dicono poco o nulla.


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domenica 30 giugno 2013

Pantani, l'Ematocrito e l'EPO (Tour 1998 e Carriera)

Effettivamente Pantani non venne trovato positivo a Madonna di Campiglio 1999.
Ma all'epoca nessuno veniva trovato positivo all'EPO.
Perchè? Perchè ai tempi l'EPO non poteva essere rilevato ai controlli antidoping(sarà possibile solo negli anni seguenti).
Le regole UCI erano chiare: c'era questa soglia(50%) superata la quale eri fuori, senza "se" e senza "ma".
Era un valore d' "ufficio", nel senso che i medici non potendo rilevare l'EPO ai controlli (tutti già sapevano l'esistenza di questa miracolosa sostanza dopante) avevano fissato questa soglia, sapendo che in condizioni normali per un atleta era abbastanza difficile superare questo limite (a patto, appunto, di non usare sostanze dopanti).
Al di là del numerino in sè, la cosa importante erano appunto le variazioni dell'ematocrito stesso.
Variazioni del 10% / 15% che non erano spiegabili naturalmente, se non subendo un trattamento di EPO.
Come si capisce dal database Dlab di Conconi, Pantani nei primi anni 90 (come molti altri atleti italiani e pure qualche straniero, tipo Indurain) subì trattamenti a base di EPO.
Generalmente il suo ematocrito era sul 44% con balzi del 55% sino a giungere ad oltre il 60% in prossimità delle corse (ad esempio Milano-Torino del 1995 ma non solo).
A Madonna di Campiglio leggendo i suoi incredibili valori: 490 Watt (di Standard Power) e 7.32 Watts/kg (valori simili, anzi superiori, alla tristemente famosa scalata di Riis sull'Hautacam nel 1996 quando corse con un ematocrito del 65%) mi vien da pensare che l'ematocrito di Pantani era ben superiore al 50%.
All'epoca la Mercatone Uno (squadra di Pantani) usava delle centrifughe che permettevano di misurare l'ematocrito la sera prima dei controlli a "sorpresa" (lo so, la cosa fa abbastanza ridere).
Probabilmente a Pantani la "ripulitura" del sangue non riuscì, anzi riuscì solo in parte, per questo non ce la fece a "rientrare" sotto la soglia del 50%.
Qui la storia completa: Pantani e Il Doping (Carriera)


CONCLUSIONI FINALI
Come avrebbe potuto essere trovato positivo, se ai tempi l'EPO era "invisibile" ai controlli?
L'agenzia antidoping francese nel 2004, si prese la briga di rianalizzare i campioni di 60 corridori iscritti al Tour del 1998(quello del famoso scandalo Festina e vinto appunto da Pantani).
Ebbene 44 su 60 risultarono positivi all'EPO.
Il primo nome ad essere uscito fu quello di Laurent Jalabert.
Altri corridori positivi all'EPO che uscirono nei giorni seguenti: Zabel, Ullrich ed appunto Pantani.

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L'EPO Nel Ciclismo: Ematocrito e Test Antidoping (Storia)

Come è noto i globuli rossi trasportano l'ossigeno ai tessuti e negli sport di resistenza, ad esempio ciclismo, sci di fondo ecc., le richieste di ossigeno sono molto elevate.
Da tempo, pertanto, sono state indagate strategie per aumentare la produzione dei globuli rossi in modo da migliorare la performance sportiva,
La più recente strategia è basata sul ruolo dell'eritropoietina (EPO) nello stimolare il midollo osseo a produrre globuli rossi.
Come doping si usa l' EPO ricombinante umana (rHuEPO) e sostanze affini.
L'EPO ha una vita relativamente breve nell'organismo mentre il suo effetto stimolante può durare fino a due settimane.

Di EPO si sente molto parlare anche in ambito sportivo, dal momento che si tratta di una sostanza prodotta dal nostro corpo e che viene impiegata per curare anemie, soprattutto in pazienti con patologie renali o tumorali. L'aumento da eritropoietina della concentrazione dei globuli rossi nel sangue circolante si contrappone all'adattamento che l'allenamento provoca nell'atleta e che consiste in una "emodiluizione" ossia in un relativo aumento della parte liquida del sangue (plasma) nei confronti di quella corpuscolata (globuli rossi). In realtà in molti atleti si dovrebbe verificare se l'ematocrito basso è un effetto derivante dell'emodiluizione o di un relativamente basso numero di globuli rossi (come spesso avviene). 
All'aumentare dell'ematocrito e/o della durata del trattamento gli effetti collaterali dell'eritropoietina sono:
  
1) Tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito. 
Anche con ematocrito basso si potrebbero verificare dei trombi. 
2) Tendenza alla trombofilia, dipendente dal valore dell'ematocrito.
3) Potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile invecchiamento precoce delle strutture.
4) Ipertensione arteriosa, con conseguente sclerosi vascolare, accresciuto rischio di infarto cardiaco ed encefalopatia ipertensiva.
5) Convulsioni.
  

SOGLIA A RISCHIO: 50%
L'UCI nel 1997 stabilì un limite.
Cioè un dato numerico che indichi il reale pericolo. 
In altri termini, poiché è fissato un limite di ematocrito a 50, può bastare questo limite (a prescindere che si assuma o meno l'EPO) a preservare la salute dell'atleta? 
Il problema di fondo è che fissando un valore di soglia si dà per scontato che l'assunzione di EPO non provochi problemi quando si resta sotto questo valore.
Il discorso sulle patologie soprariportate è ovviamente corretto se l'atleta passa da 43 a 60 di ematocrito, ma se si passa da 46 a 48? Per esempio, con un innalzamento da 43 a 60 la pressione arteriosa potrebbe schizzare da 100 a 180 con gravi danni alla salute, ma con un innalzamento da 46 a 48 passerebbe da 120 a 125 con danno probabilmente minimo. È cioè necessario che siano scientificamente provati danni da piccoli incrementi per disincentivare chi utilizza l'EPO ai limiti del consentito per averne un vantaggio che, se ininfluente in assoluto, diventa significativo a livelli d'élite in cui pochi secondi possono far passare dal primo posto all'esclusione dal podio.


EPO NEL SANGUE
Un vecchio studio franco-canadese (1996) mostra che la presenza dell'eritropoietina esogena è rilevabile fino a 7 giorni dall'ultima assunzione nel sangue e fino a 4 giorni nelle urine. 
I benefici permangono invece più a lungo (secondo il salto di ematocrito che ha generato). 


NUOVI TEST PER RILEVARE L'EPO
Nel 2000, un'equipe del laboratorio francese di Chatenay-Malabry e diretta da Jacques De Ceaurriz ha proposto un particolare metodo di rilevazione dell'EPO attraverso le urine (lo studio fu pubblicato l'8 giugno 2000 sul mensile inglese "Nature"). 
Il metodo si basa sull'analisi delle varie forme dell'eritropoietina (con proprietà elettriche diverse) che consente di evidenziare quella naturale da quella ricombinante. Anche in questo caso resta il problema della rapida scomparsa dalle urine dell'EPO. 
Negli ultimi anni non sono stati fatti passi avanti particolarmente significativi relativamente ai test per l'EPO, tant'è che la WADA ha tentato una nuova strada: l'introduzione del passaporto biologico, una tecnica antidoping che consiste nel tracciare nel tempo i parametri ematici degli atleti. Questa tecnica (peraltro costosa e complessa da gestire) è una tecnica indiretta; attraverso il passaporto biologico non si rileva infatti la presenza di una sostanza dopante, ma si individuano le anomalie che tali sostanze inducono nell'organismo; ciò dovrebbe rivelare un'eventuale assunzione di sostanze proibite sia sul breve che nel medio e lungo termine. 


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martedì 25 giugno 2013

Scandalo Doping Festina (Tour De France 1998)

Lo scandalo Festina esplose pochi giorni prima del via del Tour de France 1998.
La squadra ciclistica francese, sponsorizzata dalla ditta di orologi, venne estromessa dalla Grande Boucle di quell'anno, vinta poi Marco Pantani.
Il motivo che portò all'esclusione riguarda il "doping di squadra", ovvero non semplicemente doping di singoli atleti all'interno di una formazione ma sostanze proibite somministrate sistematicamente dai medici del team a tutti i ciclisti in corsa.
Dunque lo scandalo Festina 98 fece tanto scalpore perché coinvolse una squadra intera compresa di direttori sportivi, massaggiatori e medici. Fu uno dei rarissimi casi di doping in cui nessun corridore venne trovato positivo ad un controllo ma un’intera squadra venne cacciata via dalla corsa ciclistica per eccellenza, il Tour de France.


L'INIZIO
L’8 luglio 1998 fu l’inizio della fine per una delle squadra professionistiche più forti del ciclismo: all’alba di quel giorno, Willy Voet, massaggiatore della Festina, fu fermato alla dogana svizzera con in macchina una quantità spropositata di sostanze dopanti : 234 dosi di Epo, 80 flaconi di Gh(ormone della crescita), 160 capsule di ormoni maschili e di testosterone, 60 di Asaflow(un farmaco che fluidifica il sangue).
La procura francese aprì subito un’inchiesta, Voet venne interrogato per ore: di fronte a prove evidentissime, non solo non negò ma chiamò in causa il direttore sportivo Roussel e il medico della squadra Erik Ryckaert.
I viaggi di Voet erano viaggi su commissione, i “mandati” erano Roussel e Ryckaert.


GLI ARRESTI
Alla Gran Boucle fu il caos.
I fermi vennero trasformati in arresti e, per la prima volta nella storia del ciclismo, l’UCI inflisse a Roussel una sospensione a tempo indeterminato dalle sue funzioni di direttore sportivo.
Non era mai successo.
In quella squadra c’erano corridori come Zulle, Brochard e il capitano, Richard Virenque.
Loro dichiararono fino all’ultimo di voler continuare la corsa, appellandosi al fatto che non c’era nessuna positività effettiva dei corridori, al di là delle dichiarazioni scottanti di Voet e compagnia.
Si parlò addirittura di uno sciopero dei corridori.
Jean Marie Leblanc, a quel punto, per evitare proteste, decise per la sospensione dell’intera squadra.


LE CONFESSIONI
Quale fu il bollettino di guerra?
Laurent Brochard, il campione del mondo su strada del 1997, alla Festina dal 1995 al 1999, ammise l’uso di sostanze dopanti e fu squalificato per 4 mesi.
Alex Zülle, campione del mondo a cronometro nel 1996 e vincitore di due Vuelte, arrivato alla Festina proprio nel 1998, confessò le pratiche di doping “di squadra” e fu fermato per 9 mesi.
L’ultimo ad arrendersi fu Richard Virenque: il sette volte vincitore della maglia a pois al Tour si dichiarò estraneo ai fatti con tanto di lacrime in diretta tv, scrisse un libro per raccontare la sua verità (e la sua innocenza), ma, nel 2000, crollò inesorabilmente e venne squalificato per un anno.


VOET RACCONTA COME ELUDEVANO I CONTROLLI
Secondo il racconto di Voet, che è stato rinchiuso a lungo in carcere, le due ruote sono prigioniere da tempo delle pratiche dopanti e della cultura della scorciatoia. Così ad esempio cita gli stratategemmi adottati dai ciclisti per eludere i controlli delle urine. Dal vecchio sistema della peretta nascosta sotto al braccio (svelata da Pollentier nel 1978, quando il maldestro belga fu scoperto al Tour), alla provetta nascosta nel braccio ingessato, a quella appesa alla schiena, per non parlare della cannula infilata nell'ano e contenente un preservativo gonfio di urina "pulita".
Un campionario intero di modi per eludere i controlli a sorteggio di fine gara.
Ma ancora più accurati e collaudati i mezzi per gestire i corridori a cui forniva le sostanze.
Così con le perfusioni di sodio, preparati a base di acqua che servono per fra diminuire il tasso di ematocrito nel sangue, cioè la quantità di globuli rossi.
Voet ha raccontato che li faceva avere ai ciclisti avvolte in tovaglioli e cosi venivano tenute pronte sotto ai letti di albergo. In caso di emergenza, leggi controlli improvvisi, potevano essere appese ad un chiodo (al posto dei quadri) e così utilizzate come flebo per smaltire l'ematocrito troppo alto per le soglie stabilite dall'UCI.
Già nel ‘97 inoltre, rivela ancora Voet, i due terzi dei ciclisti possedeva la "lavatrice" che serve ad isolare i globuli bianchi da quelli rossi e controllare così il tasso: un'operazione semplice e rapida resa possibile da quell'apparecchio che gli atleti hanno comprato per corrispondenza e in modo anonimo, facendo l'acquisto spesso a nome della moglie o di un parente.
Ancora più inquietante il particolare del cosiddetto "barattolo belga", un cocktail di sostanze e farmaci. Una specie di intruglio che somministrato in dosi da pochi millilitri assicura un propellente energetico enorme. È composto infatti da analgesici, anfetamine, caffeina, cocaina, eroina e spesso corticoidi. Voet, sul cortisone, denuncia un inquietante verità.
E cioè che quello somministrato ai corridori con un'intramuscolo (iniezione serale, verso le 22) non è rilevabile nel controllo delle urine, mentre in quello ematico è difficile dimostrare che sia di natura esogena perchè viene prodotto in modo naturale dai surreni.
Il prodotto che impiegava Voet già nel 1997 era il Kenacort, assunto in dosi da 10 milligrammi. Insomma, una vera e propria scienza parallela dell'illecito e della scorciatoia che secondo Voet impera da tempo e tutt'ora nel mondo delle due ruote. «I corridori sanno, sanno tutto» ha scritto tra l'altro. «Quando penso che ancora oggi, dopo un controllo positivo, continuano a giurare sulla testa di loro madre che sono stati dopati a loro insaputa...».


MA COSA SUCCESSE IN QUEL TOUR?
Rischiò di non arrivare a Parigi.
Soste, proteste e abbandoni costringono la giuria ad annullare tappe.
Sul traguardo di Aix Les Bains, al termine dell'ultima tappa alpina, si presentò un gruppo di corridori dilaniati dai dubbi, incerti se continuare a faticare fino a Parigi o fare le valigie come Jalabert e tutta la Once, gli spagnoli della Banesto e i superstiti della Riso Scotti.
I commentatori della Tv francese hanno definito "surreale" questa interminabile giornata, cominciata con i controlli di sei corridori della Tvm martedi' notte e finita ieri a tarda ora con la perquisizione degli alberghi che ospitavano Once, Casino, Polti, Francaais des Jeux e di tutti i mezzi delle quattro squadre.
Proprio i metodi riservati dai venti gendarmi provenienti da Reims ai corridori della Tvm (prelevati in albergo durante la doccia e i massaggi, trasferiti in ospedale per gli esami del sangue, delle urine e dei capelli, tenuti senza mangiare fino alle 23.50, quando sono stati rilasciati) scatenarono la reazione del gruppo.
Dopo aver raccontato ai giornalisti la loro notte a cavallo di due tappe alpine (Blijlevens disse che gli sembrò d'assistere a un brutto film poliziesco di cui era, suo malgrado, l'interprete), i corridori della Tvm misero al corrente della loro brutta esperienza tutti i colleghi.
Outschakov, poco prima della partenza, ha avvicinato Pantani spiegandogli dettagliamente l'accaduto.
I corridori hanno preso regolarmente il via, ma impiegarono un'ora per percorrere 24 chilometri e per mettere a punto una strategia comune.
Al chilometro 32 si fermarono staccandosi il numero di gara dalla schiena mandando il danese Bjarne Riis, eletto loro rappresentante e portavoce, a trattare con Leblanc, il direttore del Tour.
Chiaro il segnale lanciato agli organizzatori: togliendosi il numero chiedevano l'annullamento della tappa, ma erano disposti a salvare la corsa e ad arrivare fino a Parigi a patto che la polizia accettasse di trattare i corridori come atleti e non come delinquenti.


I RITIRI
Ma non tutti i concorrenti erano dello stesso avviso: mentre i corridori riprendevano a pedalare in attesa di una risposta al loro ultimatum, Jalabert salì sull'ammiraglia ritirandosi e obbligando i suoi compagni a fare altrettanto.
"In una situazione simile non si puo' andare avanti, non si puo' continuare a essere trattati come bestie". Al chilometro 80, dov'era fissato il rifornimento, anche i sei superstiti della Banesto (che gia' aveva perso per strada i leader Olano e Jimenez) si fermavano, imitati poco dopo dai tre corridori della Riso Scotti. La pedalata dei 116 superstiti in mezzo alla marea di gente che lungo i tre colli previsti sperava di assistere a ben altro spettacolo (ma rari sono stati gli episodi di contestazione del pubblico), si e' conclusa sul traguardo di Aix Les Bains dove, tenendosi per mano, sono sfilati per primi i corridori della Tvm, seguiti dai tre leader delle classifiche: la maglia gialla Pantani, la maglia verde Zabel, la maglia a pois Massi.
Tutto finito? Al contrario.
La polizia di Lilla, dopo le rivelazioni dei corridori interrogati a Lione (soprattutto dopo le ammissioni di Zuelle), interrogò anche ex corridori della Festina come Leblanc, Lebreton, Robin e Lino.
Secondo indiscrezioni, Zuelle avrebbe confessato al magistrato che alla Once, tra le cui file ha corso fino alla passata stagione, vigeva un sistema di approvvigionamento di prodotti dopanti, con tanto di fondi neri messi a disposizione dei corridori.
In serata Nicolas Terrados, il medico della squadra spagnola (che ha fatto intervenire un membro dell'ambasciata di Francia a Parigi e ha coivolto il governo attraverso il minstero dello Sport), è stato portato al commissariato per firmare il verbale dell'avvenuta perquisizione.
Sempre in serata l'altra squadra spagnola Vitalicio, per disposizione giunta al direttore sportivo Minguez, ha deciso di abbandonare il Tour.
Anche la Kelme ha deciso di lasciare dopo che il team spagnolo è rimasto vittima del clima di caccia alle streghe di questi giorni.
Ieri mattina un'ammiraglia che aveva accompagnato a Ginevra un corridore ritirato è stata fermata alla frontiera franco - svizzera e minuziosamente perquisita: alcune pillole sono state sequestrate.
"Semplici aspirine per combattere il mal di testa", ha spiegato il manager che era al volante e che e' stato trattenuto a lungo.
Fermato a tarda sera anche il direttore sportivo della Casino, Lavenu, condotto in questura per essere interrogato.



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domenica 23 giugno 2013

Pantani Dopato Al Tour 1998?

Secondo quanto riferito da Jean-Pierre Verdy, attuale presidente dell’agenzia francese della lotta al doping, esisterebbe una lista dei corridori trovati positivi al Tour de France nel biennio 1998/1999.
Davanti ad una commissione d’inchiesta volta a fare “il punto circostanziato delle pratiche dopanti e della politica pubblica nell’ambito della lotta al doping”, Verdy ha fatto il nome del vincitore del Tour De France 1998: ovvero Marco Pantani.

Secondo quanto riportato dal settimanale d’Oltralpe “Le Nouvel Observateur”, infatti, sarebbero diversi gli atleti presenti sulla lista fatta sparire misteriosamente dal Ministero dello Sport negli anni scorsi.
Tra gli altri, comparirebbe anche quello di Lance Armstrong, in quanto l’elenco è stato redatto nel 2005, proprio lo stesso anno in cui l’AFLD decise di rianalizzare, mediante nuove tecniche, i campioni delle Grande Boucle vinte dal Pirata e dal texano.
I dati rivelerebbero che ben 44 dei 60 campioni testati, risalenti al 1998, contenevano tracce di EPO.

Trend in discesa ma ugualmente preoccupante quello relativo all’ultima edizione del secondo millennio, con 20 su 54 positivi.
Il periodico rivela come il noto laboratorio di Chatenay-Malabry non fosse a conoscenza dei nomi degli atleti ma esclusivamente dei codici dei campioni, trasmessi in un secondo momento al Ministero.
Verdy ha ammesso di aver avuto modo di vedere la lista ma che gli venne categoricamente impedito di farne una copia prima che questa terminasse nei meandri del Ministero.
Il primo nome ad esser uscito in questi giorni è quello di Laurent Jalabert trovato positivo all'EPO all'undicesima tappa quella che portava a Plateua De Beille.
Il 24 Luglio 2013 verranno resi noti tutti gli altri nomi.



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Giocatori Britannici Che Hanno Giocato In Italia (Serie A)

Tra gli inglesi pre-guerra possiamo ricordare Richardson Spensley, l'uomo che ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione del calcio nello stivale.
L'importanza di Spensley fu oltre che calcistica anche organizzativa. 
La sua passione trovò una efficace sponda a Genova, dove si era formato il Genoa Cricket And Football Club. 
Nella società rossoblù, trovo l'appoggio per allestire una vera e propria squadra di calcio sul modello di quelle britanniche che ormai da anni si stavano dotando di una organizzazione capace di superare la fase embrionale e di promuovere una diffusione capillare del nuovo gioco che sin dagli esordi aveva dimostrato una straordinaria capacità di attrazione su giovani di tutte le classi e ceti sociali. 
Proprio Spensley, al fine di promuovere la diffusione dello sport che amava, si occupava di arruolare per le partite del sabato gli equipaggi delle navi inglesi alla fonda nel porto nonchè gli operai, sempre di nazionalità anglosassone. 
Erano quelli gli anni in cui il Genoa dominava la ristretta scena calcistica italiana e Spensley fu il capitano di quella squadra. 
Una volta smessi i panni di giocatore, continuò a lavorare per la diffusione dello sport che amava, almeno sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nella quale trovò prematura morte.
Herbert Kilpin, fu tra i cofondatori del Milan e primo capitano della squadra di calcio rossonera. 
Kilpin, si era trasferito giovanissimo in Italia, partecipando nel 1890 alla fondazione della Internazionale di Torino, quella che può essere considerata la prima società calcistica italiana, presieduta da Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi. 
Sette anni dopo si era trasferito a Milano e aveva cominciato a frequentare l'American Bar ove aveva conosciuto un gruppo di connazionali, tra cui Alfred Edwards, coi quali aveva convenuto sulla necessità di dar luogo ad una società di calcio. 
A loro si erano uniti alcuni italiani. 
L'attività di Kilpin, continuò sino al 1907, quando, a seguito della decisione della Federazione di puntare sull'autarchia e ritenendola una mancanza di riconoscenza verso i tanti stranieri che avevano lavorato per impiantare il football in Italia, decise di appendere gli scarpini al chiodo. 
Il calcio italiano aveva perso un grande personaggio.
D'inglesi ce n'erano tantissimi ma questi sono stati tra i principali (anche a livello organizzativo, come si è visto).


L'anno evidenziato è quello dell'esordio, molti di questi infatti hanno giocato più di 1 stagione come si capisce anche dai diversi cambi di squadre per alcuni di loro(una minima parte anche in seconda serie/B):

1891=Herbert Kilpin(Internazionale Torino, Mediolanum Milano, Milan) 
1898=George Edward Samuel Blake(Genoa, Palermo)
1898=James Richardson Spensley(Genoa)
1898=William Baird(Genoa)
1898=G.Daniel "Dan" Fawcus(Genoa)
1898=Robert "Al" Leaver(Genoa)
1899=I.W.Agar(Genoa)
1899=Arkless(Genoa)
1900=David Allison(Milan)
1900=Samuel Richard Davies(Milan)
1900=Hood(Milan)
1900=Harry Goodley(Juventus)
1900=Edward M. De Garston(Palermo)
1900=Norman Olsen(Palermo)
1901=Molloy(Palermo)
1902=Wade(Milan)
1904=James Squair(Juventus, Torino)
1906=William Basil(Palermo)
1906=W.A.Morrison(Palermo)
1906=John Reid(Palermo)
1906=Brown(Messina)
1906=Charles Edward o'Kelly(Livorno)
1907=Black(Venezia)
1907=Arthur Rodgers(Torino)
1908=Sir Thomas Mac Cormack(Inter, Milan)
1908=W.Potts(Napoli)
1908=Spencer(Lucca)
1909=Elliott(Genoa)
1909=Frederick "Fred" White(Genoa)
1909=Fallert(Napoli)
1909=Stevens(Napoli)
1909=Hubert Kingdon(Napoli, Itala Firenze)
1909=Fitzsimmonds(Itala Firenze)
1910=Binning(Catania)
1910=Slaiter(Catania)
1910=Cottius(Genoa)
1910=Murphy(Genoa, Pisa)
1910=Swift(Genoa, Torino)
1910=Telleson(Genoa)
1910=Emery(Pisa)
1910=Woob(Pisa)
1910=Smith(Pisa)
1910=George Little(Napoli)
1910=W.R.Shephard(Napoli)
1910=Mason(Torino)
1911=Turner(Palermo)
1911=Dearden(Genoa)
1911=Miller(Genoa)
1911=Davis(Genoa, Inter)
1911=Marsh(Genoa)
1911=Cunningham(Itala Firenze)
1911=Reinhert(Juventus)
1911=Heyle(Juventus)
1911=Johnson(Juventus)
1912=Ayers(Juventus)     
1912=Brown(Juventus)
1912=Hudson(Torino)
1912=Hector John Eastwood(Genoa, Napoli)
1912=Percy Graham "Polidor" Walsingham(Genoa)
1912=John Wylie Grant(Genoa)
1912=Mitchell(Genoa)
1912=George A.Smith(Genoa, Alessandria)
1912=Croom(Milan)
1912=What(Itala Firenze)
1912=Gordon Cowell(Itala Firenze)
1912=Hint(Itala Firenze)
1912=John Roberts(Milan, Modena)
1912=Hawthourne(Palermo)
1913=Paolo Blake(Genoa)
1913=Karl Bowden(Roma)
1913=William Crump(Roma)
1913=Paul Telfener(Roma)
1913=William Halten(Livorno)
1913=Hescool(Juventus)
1913=Williams(Milan)
1914=James White(Juventus Italia FbC Milano)
1914=James Harris(Juventus)
1914=Robert Eversden(Itala Firenze)
1914=Arthur William Wood(Itala Firenze)
1914=William Kelly(Itala Firenze) 
1914=Nick(Libertas Firenze)
1914=Singer (Gallaratese Gallarate)
1914=Fawles(Napoli)
1914=Leslie Walter Minter(Napoli)
1914=Wood(Palermo)
1919=Carlo Davies(Milan, Inter)
1921=Meachan(Vicenza)
1922=Robert Spottishwood(Inter)
1923=Kirwan(Livorno)
1923=Odling V(Carrarese)



Questi invece sono i giocatori dal dopoguerra in poi (dopo il 1945):

Inglesi
1946=Charles Adcock(Padova, Triestina, Treviso)
1948=William Jordan(Juventus)
1949=Jesse Carver(Juventus, Torino, Roma, Lazio, Inter, Genoa)
1949=Frank Rawcliffe(Alessandria)
1957=Anthony Marchi(Vicenza, Torino)
1961=Jimmy Greaves(Milan)
1961=Gerry Hitchens(Inter, Torino, Atalanta, Cagliari)
1961=Joe Baker(Torino)
1982=Trevor Francis(Sampdoria, Atalanta)
1983=Luther Blisset(Milan)
1984=Mark Hateley(Milan)
1984=Ray Wilkins(Milan)
1985=Gordon Cowans(Bari)
1985=Paul Rideout(Bari)
1987=Paul Elliott(Pisa)
1991=David Platt(Bari, Juventus, Sampdoria)
1992=Des Walker(Sampdoria)
1992=Paul Gascoigne(Lazio)
1995=Paul Ince(Inter)
1996=Franz Carr(Reggiana)
1997=Daniele Dichio(Sampdoria, Lecce)
1998=Lee Sharpe(Sampdoria)
2003=Jay Bothroyd(Perugia)
2009=David Beckham(Milan)
2014=Ashley Cole(Roma)
2014=Micah Richards(Fiorentina)
2015=Ravel Morrison(Lazio)
2016=Joe Hart(Torino)


Gallesi
1957=John Charles(Juventus)
1987=Ian Rush(Juventus)


Irlandesi
1980=Liam Brady(Juventus)
2000=Robbie Keane(Inter)


Nord Irlandesi
1948=Paddy Sloan(Milan)


Scozzesi
1961=Denis Law(Torino)
1981=Joe Jordan(Milan, Verona)
1984=Graeme Souness(Sampdoria)


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mercoledì 19 giugno 2013

La Spagna e Il Doping Nello Sport

GLI INIZI DI FUENTES
Nel 1990 l''EPO sintetico che aumenta la concentrazione di globuli rossi era appena entrato in commercio.
Fuentes lavorava per una squadra ciclistica spagnola, la Once, in corsa per la Vuelta.
Il giorno dopo si sarebbe corsa a Maiorca una cronometro decisiva.
Fuentes prenotò due posti: uno per sé, l'altro per una cassa frigo.
Dei giornalisti gli chiesero: «Cosa c'è lì dentro?».
E lui: «Le chiavi per la Vuelta».
Vinse Melchor Mauri della Once aggiudicandosi la corsa spagnola.
E così di anno in anno, tutti i corridori delle squadre del dottor Doping.
La sua fama cresce, non è più solo medico, diventa stratega, manager, deus ex machina.
È a lui che allude la battuta che circola del gruppone che suda per le strade del giro di Spagna: «Inutile che provi la fuga, tanto è il Dottore a decidere chi vince».
Fuentes si era fatto le ossa in famiglia, a metà degli anni 80, come aiuto medico alla Federazione atletica. Squalificata per doping Cristina Pérez.


LA DISTRUZIONE DELLE SACCHE
Qualche mese fa:
«Potrei identificare i nomi nascosti dietro ai codici segnati sulle sacche di sangue» ha detto Fuentes in tribunale. «No grazie» ha replicato la giudice.
Per la Spagna vedere gettare fango sull'orgoglio nazionale conquistato negli anni dal tennis o dal calcio sarebbe un'umiliazione peggiore di un primo ministro in manette. Se Fuentes potesse dimostrare che giocatori del Real Madrid o del Barcellona si sono dopati, allora anche i Campionati del Mondo e d'Europa vinti a ripetizione, perderebbero di valore.
Fuentes lo sa.
È la sua assicurazione sulla vita.


L'ARRESTO
Fuentes è alla sbarra solo per «attentato alla salute pubblica». La sua tesi è che EPO e autotrasfusioni non facciano male.
Magari alterano i risultati.
La tesi della Spagna, invece, qual è? A guardare leggi, atteggiamenti e dirigenti dello sport, non è affatto chiaro. Dal processo di Madrid il Dottor Doping può persino uscirne pulito.


I NUMERI
53 sono i ciclisti coivolti nell'Operacion Puerto.
Di cui 38 sono spagnoli.
Sono invece oltre 200 le sacche di sangue che non verranno identificate quindi distrutte.


CHI VOGLIONO PROTEGGERE? CICLISTI NON DI CERTO
Sui ciclisti sappiamo grossomodo tutto.
Sappiamo di Valverde, Beloki, Heras, Casero, Contador, d'intere squadre coivolte(Communitat Valenciana, Liberty Seguros, etc).
Sappiamo anche di atleti di atletica leggera coinvolti.
Bene perchè allora i giudici spagnoli hanno ordinato la distruzione delle sacche?
La domanda che tutti ci poniamo è: chi voglio proteggere?
Giocatori di Biliardo o magari golfisti direi di no.
Ipotizzare l'utilizzo di doping ematico per sport motoristici non avrebbe senso.
Football Americano, Hockey Ghiaccio e Baseball non sono esattamente gli sport per la maggiore in Spagna.
Casi di Hockey Prato o Pallamano farebbero poco scalpore.
Non ne rimangono molti altri, faccio tre nomi: Basket e soprattutto Calcio e Tennis.
Uno potrebbe dire che non si sa chi i giudici spagnoli avrebbero deciso di proteggere ma mi risulta difficile credere che abbiano ordinato le distruzioni delle sacche per nascondere presunte positività del PSG o di Federer o no?


LE EVIDENZE O PRESUNTE TALI
Duole ricordare la lunga assenza di Nadal dai campi tennistici, così come lo stesso Barcellona che saltò due controlli antidoping non notificando gli spostamenti(nel Ciclismo se fai una cosa del genere ti squalificano perchè ostacoli i controlli antidoping a sorpresa).
Stranamente durante i mesi in cui Fuentes era sotto processo e il calcio spagnolo sotto accusa...i club spagnoli in Europa League sono stati tutti eliminati e nessuno è arrivato in fondo.
Il Barcellona abbiamo visto tutti che magra figura ha fatto contro il Bayern Monaco.
Infine da ricordare che la nazionale spagnola dal 2008 in poi ha vinto quasi tutte le competizioni europee e mondiali(sia quelle maggiori che le varie Under 21, 20 e 19).
Ne han perse davvero poche...una in particolare facendo una figura barbina: l'Olimpiade di Londra 2012.
Ultimi in un girone ridicolo con 1 punto in 3 gare e 0 reti segnate.
C'entra qualcosa che alle Olimpiadi i controlli antidoping sono un pò più seri che nel Calcio?
In secondo luogo il collegamento Calcio-Operacion Puerto non deve sorprendere e non è campato nulla per aria.
Mi risulta difficile credere che gli unici implicati siano quelli della Real Sociedad(confessione del neo presidente).


L'EFFICACIA DEI CONTROLLI
I difensori della Spagna sostengono che nessun calciatore o tennista è stato trovato positivo.
Abbiamo visto nel Ciclismo che, se permettete, in ambito antidoping è avanti anni luce rispetto al Calcio come sia facile eludere i controlli antidoping e risultare puliti.
Se ci riuscivano i ciclisti, figuriamoci i calciatori visto che i controlli nel Calcio sono quasi assenti.
E quando parlo i ciclisti che eludevono i controlli non mi riferisco solo ad Armstrong, ai tempi ci furono almeno una cinquantina di ciclisti impuniti.


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lunedì 20 maggio 2013

Lo Stadio Underhill Del Barnet Prossimo Alla Demolizione

Underhill fu inagurato nel 1907 esattamente a Westcombe Drive(Barnet, Londra).
Il Barnet ha sempre avuto un fascino particolare, difficile da spiegare e ancora più difficile da capire.
Un piccolo stadio, 6200 posti di cui 2300 a sedere situato al capolinea nord della Nothern Line.
Se tra i professionisti gli stadi secolari/storici sono tanti: Hillsborough, Old Trafford, il Victoria Ground, Anfield, il Den, il Roker Park, il City Ground, il demolito Highbury, etc
Non vi è dubbio invece che tra i piccoli impianti Underhill forse è il gioiello principale.

Ma perchè il Barnet suscita tutto questo fascino?
In primis il campo presenta un curioso dislivello visibile ad occhio nudo, una squadra che lotta spesso per non retrocedere tra i dilettanti, una media spettatori che raramente passa i 3000.
L'ultima giornata di questo campionato contro il Wycombe segna la fine di questo meraviglio impianto.
E così i tre fischi finali per l’ultima volta hanno tagliato l’aria di Underhill, 106 anni di vita di un impianto che andrà a morire perchè club e council non sono riusciti a trovare un punto in comune per una proficua collaborazione comune.
The Bees la prossima stagione giocheranno le partite in casa a The Hive, il complesso dove al momento si allenano, che di sicuro sarà moderno ma non attrarrà più lo stesso numero di carbonari del pallone, felici di stare in piedi al freddo e al gelo sugli spalti mai gremiti dello stadio al capolinea della linea nera con il campo in discesa(o salita).


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giovedì 16 maggio 2013

Doping Nel Calcio? Barcellona FC e Real Madrid (Operacion Puerto)

"Doping: il calcio dopo il ciclismo" è il titolo di un articolo in prima pagina del quotidiano Le Monde nel quale il giornale scrive di «aver avuto accesso a “piani di preparazione” di quattro club di calcio spagnoli per la stagione 2005-2006 tra i quali figurano il Real Madrid e il Barcellona».
I piani secondo Le Monde sarebbero stati scritti dal dottor Eufemiano Fuentes, medico coinvolto nell'Operacion Puerto.


DOCUMENTI
In questi documenti viene messo in evidenza come tramite un codice fatto di simboli e segni identificativi, fosse consigliato l'utilizzo di prodotti dopanti.
Tuttavia i documenti, riporta Le Monde, non rivelano l'identità dei destinatari.
Si tratta di semplici fogli in cui il dottor Fuentes avrebbe scritto a mano i piani di preparazione dei due club.
Il primo documento analizzato da Le Monde è il 'planning' della stagione 2005-2006 del Barcellona. Realizzato per rispondere all'obiettivo principale del club: la coppa dei campioni, vinta in maggio dai catalani(in finale contro l'Arsenal), il foglio presenta numerosi simboli.
Frecce inclinate verso l'alto o verso il basso indicano dei periodi d'intensa competizione o di test fisici, scrive Le Monde.
A seconda di questi appuntamenti e del calendario del campionato spagnolo sono segnati a mano altri simboli, come un cerchio, una sigla, ecc.
Questi simboli rappresentano la somministrazione dei prodotti dopanti.
Così la lettera “E” chiusa tra due parentesi corrisponde all'estrazione o alla trasfusione di sangue ed il punto inscritto all'interno del cerchio fa riferimento alla somministrazione di EPO.
Tutto ciò(spiegazione dei simboli) trova conferma nel 2013 dopo la decodifica di tutti questi simboli grazie ai casi di doping di Ivan Basso, Cipollini, Pantani, etc


PIANI PERSONALIZZATI PER OGNI SINGOLO ATLETA
Sempre secondo alcune informazione del quotidiano francese questi piani di preparazione atletica non erano realizzati solo per la la squadra ma vi erano dei programmi personalizzati per alcuni giocatori.
«Non posso parlare, ho ricevuto minacce di morte», ha drammaticamente confessato lo stesso Fuentes nel 2006 a seguito di una intervista sullo stesso giornale.
«Mi hanno detto che se parlo di certe cose metto a repentaglio la mia vita e quella dei miei cari: mi hanno contattato tre volte, e non voglio che lo facciano una quarta».
Nell'intervista Fuentes ha anche dichiarato di aver salvaguardato la salute di tutti gli atleti con i quali lavorava» non posso certo essere accusato di aver attentato alla salute pubblica, ammette il medico, in 29 anni di professione nessun atleta che si è rivolto a me ha avuto problemi di salute, e se poi le sostanze che gli somministravo per proteggerlo erano proibite, per me è sempre stato di secondaria importanza».
Fuentes ha anche rivelato di essere stato contattato da una squadra italiana.


CLUB COINVOLTI
Oltre alle citate Real Madrid e Barcelona, vanno aggiunte anche Valencia e Real Betis.
Queste le quattro squadre accusate ai tempi.
Ma nel 2013 la rete doping si è allargata con l'inclusione anche della Real Sociedad per ammissione dell'ex presidente.
Infatti Iñaki Badiola, presidente della Real Sociedad nel 2008, dichiara al quotidiano As che la squadra basca avrebbe acquistato prodotti dopanti a partire dal 2001 e fino al suo arrivo.
Badiola rivela di essere venuto a conoscenza del fatto che Eduardo Escobar and Antxon Gorrotxategi, membri dello staff medico della Real nel periodo incriminato, avrebbero tenuto un registro delle spese sostenute per acquistare farmaci vietati.
La Real Sociedad arrivò al top del calcio spagnolo nel 2003, quando chiuse al secondo posto nella Liga.
Sotto la sigla che accusa la Real Sociedad(RSOD)sono stati rinvenuti altri nomi sospetti in un primo momento collegati al calcio: ALFREDO(Di Stefano? Presidente onorario del Real Madrid)e MILAN.
E' di giorni anche la notizia secondo la quale il Real Madrid dovrebbe dei soldi a Fuentes.
Lo stesso medico non ha specificato se si tratti di trattamenti medici o meno.
Ma le coincidenze cominciano a diventare troppe non trovate?



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Pantani e Il Doping (Carriera)

Prima d'iniziare a scrivere riportando quà e là questioni note e meno note, preciso che il fine di questo articolo non è quello di screditare la memoria di Pantani ma vuole solamente mettere in luce in modo obbiettivo ed oggettivo quanto successe durante la sua carriera.
E' tutto documentato quà e là sui vari giornali (Gazzetta, Repubblica, Processi, Guardia Civil Spagnola, etc).


RISVOLTI OSCURI(AUTOPSIA)
Purtroppo la vicenda Pantani presenta molti lati oscuri, pur tuttavia io in questi anni una mia idea me la sono fatta.
Aiutato in primis dai tanti casi venuti alla luce(USADA, Operacion Puerto, etc) e in secondo luogo dalle tante questioni che hanno visto protagonista il pirata nella sua pur breve carriera.
Iniziamo dalla fine, ovvero dalla sua autopsia.
Su Wikipedia si legge che a seguito dell'autopsia il medico escluse "uso frequente e in quantità elevate di EPO".
Diciamo che già l'utilizzo di quei due aggettivi(elevato e frequente) quindi la precisazione affermano l'opposto, ovvero che furono rinvenuti sul suo midollo osseo tracce di EPO, malgrado l'uso non sia stato eccessivo(la frase può essere letta anche così).
Purtroppo questo tipo di test sono abbastanza limitati e coprono un periodo di tempo breve, inoltre Pantani non correva più da tempo quindi era abbastanza ovvio che poco prima di morire non prendesse sostanze dopanti.


EMATOCRITO BALLERINO
Nel 1999 scoppia lo scandalo Conconi.
Le accuse sono gravissime: doping, somministrazione di EPO ed altre sostanza dopanti.
Fra gli elementi decisivi dell'inchiesta il sequestro dei dati di un computer del centro di Ferrara nel quale comparivano per gli anni 93-95 i test di moltissimi campioni con valori ematici altalenanti: abnormi durante le gare, bassi nei periodi di riposo.
Nel file DLAB figura anche Marco Pantani e i suoi valori di ematocrito con l''inspiegabile (almeno dal punto di vista fisiologico) altalena di valori.
Codesto file raccoglie esami relativi alle stagioni '93, ' 94 e '95.
Quando nel 1994 vinse la prima tappa al Giro(a Merano) era sotto cura di EPO, come dimostrarono in seguito i file sequestrati al professor Conconi.
All'inizio Pantani non era che un semplice gregario di Chiappucci, anche se con buone doti per la salita e una propensione per le corse a tappe testimoniata dalla vittoria al Giro d'Italia giovanile.
Nel '93 sono solo due i piazzamenti fra i primi cinque e in corse assolutamente secondarie: alla settimana Siciliana e al Giro del Trentino.
Ma il ' 94 segna l'esplosione: e si cominciano a registrare i primi sbalzi nell'ematocrito: da 40,7% il 16 marzo, a ben 54,5% il 23 maggio in pieno Giro d'Italia.
E' il Giro vinto da Berzin (in rosa dalla quarta tappa fino alla fine, anche lui presente nel file dei test con valori abnormi) e siamo al preludio delle montagne da cui uscirà la rivelazione Pantani.
Vincerà infatti il 4 giugno a Merano e il giorno dopo all'Aprica staccando tutti sul Mortirolo.
Sullo "slancio", l'8 giugno, centrerà pure un terzo posto in una cronometro, non esattamente la sua specialità.
Il 13 giugno, giorno dopo la fine del Giro i suoi valori sono attorno al 58%, più o meno come il 27 luglio, alla fine del Tour (57,4%).
Pantani a quel Tour è terzo all'Hautacam(vittoria di Leblanc, che allora militava nella Festina, implicata nello scandalo doping del '98), è secondo il 15 a Luz Ardiden(vittoria di Virenque, sempre un "Festina"), quinto all'Alpe d'Huez, cade e resta staccato e risale fino al terzo posto a Val Thorens e alla fine è terzo sul podio della Grande boucle.
Nel '95 a marzo i suoi valori sono attorno al 45%, ma il Pirata dovrà rinunciare al Giro per via dell'incidente in allenamento a fine giugno, però in vista del Tour i suoi valori salgono ancora: 56%.
Vincerà all'Alpe d' Huez e a Guzet Neige.
Il 18 ottobre, poi, l'incidente nella Milano-Torino e i valori incredibilmente alti(60%) registrati al ricovero in ospedale. Insomma una variazione statisticamente pari al 41%, qualcosa di assolutamente inspiegabile dal punto di vista fisiologico/naturale.
"La media della variabilità fisiologica - dicono gli esperti, non supera il 5-10%, compreso il possibile errore di taratura della macchina (1%-1,5% per i laboratori degni di questo nome).



IL REFERTO DEI MEDICI A SEGUITO DELLA CADUTA NELLA MILANO-TORINO 1995
In quell’occasione Pantani venne ricoverato presso il Centro Traumatologico Ortopedico di Torino, dove gli vennero  diagnosticati la frattura  esposta della  tibia e del perone sinistro, un ematoma  post-traumatico alla coscia sinistra e contusioni multiple escoriate.

"In previsione dell’intervento chirurgico che si rendeva necessario per  la riduzione della frattura, il Pantani (come è citato negli atti processuali), all’atto del ricovero, veniva sottoposto ad un prelievo di sangue.
Dal relativo referto emergeva che il paziente presentava valori ematologici abnormi: 20,8 grammi per 100 millilitri di emoglobina, 6.690.000 di globuli rossi e 60,1% di ematocrito.
Il pubblico ministero presso La Pretura Circondariale di Torino, acquisita la cartella clinica di Marco Pantani, ipotizzava che l’anomalia riscontrata nei valori ematologici dell’atleta fosse dovuta all’assunzione "di medicamenti atti a stimolare l’eritropoiesi, ravvisava, inoltre, il reato di cui all’art. 1 della legge 13/12/1989 n. L. 401/89 , sul rilievo che l’utilizzo di tali stimoli farmacologici diretti ad incrementare i globuli rossi e ad apportare più ossigeno ai muscoli, con aumento della erogazione del processo aerobico e della prestazione di fondo, rientrasse nella nozione degli "atti fraudolenti" volti a raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, menzionati nel comma primo della citata disposizione di legge".
A seguito di intervento del Procuratore  Generale presso la Corte di Cassazione, richiesto dalla difesa dell’indagato per regolare la competenza territoriale, il procedimento a carico di Marco Pantani veniva trasmesso al: Procuratore della Repubblica di Forlì.
In data 11/12/2000 il Tribunale Monocratico di Forlì, sezione distaccata di Cesena, condannava Marco Pantani alla pena di mesi tre di reclusione e £.1.200.000 di multa, nonché alle sanzioni accessorie di cui all’art 5 della L 40 1/89, per il reato di "frode in competizioni sportive" commesso: con le modalità specificate nel capo d’accusa trascritto in epigrafe"
(di questo processo parleremo più avanti)

Comunque  la conclusione dei professori Benzi e Ceci era dunque impietosa: anche gli altri valori ematologici, “globuli rossi, emoglobina e ferritinemia, sono assolutamente anomali sia per una persona normale, sia per un atleta di alto livello, sia per lo stesso Pantani”con la sua media di 45%.
Anche l’overdose di ferro era un altro “elemento coerente”: la spia di un trattamento ripetuto per compensare gli effetti dell’EPO, che aumenta l’emoglobina, ma necessita di robuste quantità di quella sostanza minerale.



FANINI CONTRO TUTTI
Fanini, ex direttore sportivo della squadra italiana Amore e Vita, a fine anni 90 rilascerà un'intervista molto dura sull'omertà del gruppo e sul ciclismo dei tempi.
"I corridori italiani si sono ritirati dalla Vuelta con qualche giorno d'anticipo, senza un motivo, per fare “rifornimento”, cioè assumere sostanze dopanti lontano da occhi indiscreti(questa fu una brillante intuizione di Fanini, infatti dopo lo scandalo dell'Operacion Puerto 2006 si è venuto a sapere che era vero che ai tempi chi abbandonava le corse lo faceva per rifornirsi o per fare autotrasfusioni di sangue).
Poi aggiunse "Bettini è informato sui “controlli a sorpresa” e spesso, in corsa, avvisa le squadre che la sera o la mattina dopo saranno sottoposte ai controlli.
Dunque big sanno in anticipo anche quando, al termine di una corsa, ci sarà o non ci sarà il controllo antidoping.
Perchè in un articolo che parla di Pantani tiro fuori questa storia?
Cosa c'entra Fanini con Pantani? Proseguite nella lettura e lo scoprirete.



PANTANI E LO SCAMBIO DI PROVETTE AL GIRO DEL 1998
Il grande anno di Marco Pantani è il 1998: anno dell'accoppiata Giro e Tour.
Il Giro del 1998 vede duellare Pantani e Tonkov, come tutti saprete ad arrivare in rosa a Milano(grazie ad un'incredibile cronometro) fu il pirata ma le polemiche non mancarono di certo.
Il citato Fanini dirà che in quel giro, all'antidoping, ci fu uno scambio di provette(di sangue) tra Pantani e Forconi(suo gregario).
A seguito del controllo antidoping venne mandato a casa Forconi al posto del capitano che era risultato positivo.
Così si disse.
Fanini aggiunse che il fatto gli era stato raccontato il giorno dopo nel suo ufficio da
Forconi stesso, suo ex corridore, alla presenza di numerosi testimoni di cui avrebbe potuto fare i nomi.

Ma vediamo un pò meglio questa storia nei particolari, dato che è molto interessante.
Era il giorno della cronometro finale che avrebbe deciso il Giro D'Italia.
Tonkov dopo il giro dirà: "Questo Giro doveva vincerlo un italiano. Lo volevano in molti".
All'arrivo a Lugano(la crono era in Svizzera), una polemica sorge.
Osserviamo i risultati della crono un po' più da vicino: Tonkov arriverà con 35" di ritardo da Gontchar, ne aveva 29" a Trieste.
Invece la squadra Mercatone Uno di Marco Pantani ha migliorato le sue prestazioni in modo incredibile: Massimo Podenza è finito secondo a 29"(aveva perso 2 minuti e 24" da Gontchar a Trieste).
Pantani è addirittura terzo a 30"(aveva perso 2'33" a Trieste).
Marco Vélo è quarto a 31"(aveva perso 1'58" a Trieste).
Gli uomini della Mercatone Uno dominano la classifica ed hanno guadagnato 2 minuti da una crono all'altra(simili come percorso e lunghezza: 35 km e 40 km), Tonkov invece rimase regolare e con più o meno lo stesso tempo.
Dei rumori circolano.
La mattina della crono, Riccardo Forconi, il compagno di squadra di Pantani, è messo fuori gara.
Il suo tasso di ematocrito è superiore al 50%.
Le prime voci: si dice che Pantani e Forconi abbiano scambiato le loro provette in occasione del controllo anti-doping.
Alcuni giorni più tardi, il giudice di Torino, Raffaelle Guariniello, apre un'inchiesta per far luce sulla vicenda.
Il giudice prova a recuperare le provette depositate all'ospedale Sant'Anna di Como per fare delle prove  con il DNA dei due e regolare questa storia una volta per tutte.
Sorpresa: la provetta di Forconi (Pantani?) è introvabile...
In mancanza di ulteriori accertamenti, il caso è abbandonato.
Un dubbio però viene perchè la provetta non c'era più?
Perchè Forconi, ormai fuori classifica, si sarebbe dovuto dopare il penultimo giorno del Giro D'Italia?
Fu Pantani a non passare il test antidoping?
Cosa sarebbe successo se Pantani avesse corso la crono di Lugano in condizioni normali?
Avrebbe vinto per alcuni secondi o avrebbe perso il Giro?
Questa storia, in mancanza di accertamenti, sembra finire in una bolla di sapone ma non è così perchè da lì a poco succederà il fatto di Madonna di Campiglio nel Giro del 1999.
Infatti a seguito di questa denuncia di Fanini, il pirata verrà controllato soventemente.



LA SQUALIFICA DI MADONNA DI CAMPIGLIO(GIRO D'ITALIA 1999)
Sabato 5 giugno 1999.
Madonna di Campiglio, Hotel Touring.
Alle 7.25 Coccioni, commissario internazionale dell’Uci, la federciclo mondiale, accompagnato da Beppe Martinelli, il direttore sportivo della Mercatone Uno-Bianchi, bussa alla porta della camera occupata da Marco Pantani.
Controllo antidoping a sorpresa: sangue.
Marco sta ancora dormendo.
Così si sveglia, si alza, apre la porta, si veste, insieme con Coccioni e Martinelli va nella stanza del direttore sportivo e si sottopone ai prelievi.
Poi torna nella sua camera.
E’ la mattina della ventunesima e penultima tappa, la Madonna di Campiglio-Edolo, quella con il Tonale, il Gavia e il Mortirolo prima dell’arrivo sull’Aprica.
La tappa regina.
Quella decisiva, quella definitiva, quella di Pantani.
Due ore dopo il controllo, Madonna di Campiglio è scossa dalle voci, è agitata dai segreti, rabbrividisce dalle ipotesi.
Nell’Hotel Majestic si muovono, silenziosi e misteriosi, i medici dell’Ospedale Sant’Anna di Como, il presidente di giuria Bochaca e l’ispettore medico del Giro Wim Jeremiasse.
Sfilano Antonio Salutini e Carlo Guardascione, direttore sportivo e medico della Saeco-Cannondale: è stato controllato Paolo Savoldelli, e il risultato è ok.
C’è Gigi Stanga, manager del Team Polti: è stato controllato anche Ivan Gotti, e il risultato è ok.
C’è pure Martinelli: è stato controllato anche Marco Velo, e il risultato è ok.
E ok sono anche i valori di Laurent Jalabert, Gilberto Simoni, Niklas Axelsson, Roberto Sgambelluri, Oscar Camenzind e Daniele De Paoli.
Quello che non è ok, e che finirà ko, è proprio Pantani: il valore del suo ematocrito è 52 per cento.
Marco Pantani è fuori gara.
Ufficialmente non idoneo alla pratica del ciclismo perché il suo sangue è troppo spesso.
Roberto Rempi, medico di Pantani, della Mercatone e della Federazione ciclismo qualche tempo dopo disse: "Alcuni corridori avevano per uso personale la centrifuga per misurarsi l' ematocrito.
Uno di questi era Pantani: lo vidi usarla al Giro d' Italia del 1999".



LA REAZIONE DI GIORGIO SQUINZI ALLA SQUALIFICA DEL 1999 DI PANTANI
"Giustizia sportiva, giustizia divina".
Basta la premessa a muso duro per capire che Giorgio Squinzi non si commuove per nessuno, figurarsi se lo fa per Marco Pantani. I due non si amano: nella prima settimana del Giro tra loro sono volati insulti sulla questione dei controlli del Coni agli atleti in gara.
Il Pirata diceva che andava bene cosiì , che non ce n'era bisogno, il patron della Mapei a dare piena disponibilità a qualunque esame sui corridori della sua squadra.
E adesso Squinzi presenta il conto: "E' una giornata orrenda per il ciclismo, ma e' semplicemente successo quello che doveva succedere".
Sembra quasi che lei se lo aspettasse. "E' dal febbraio del 1995 che chiedo a Verbruggen, il presidente dell' Unione ciclismo intenazionale, di fare controlli piu' seri anche su sostanze come l' Epo.
Non hanno voluto farli, ed eccoci qui, allo sfascio".
Di chi sono le responsabilita' per quello che e' successo? "Sicuramente non mie. La Mapei ha accettato tutti i controlli, compresi quelli del Coni per la campagna di "Io non rischio la salute".
Altra gente, e Pantani è in questa categoria, li ha rifiutati.
I miei corridori sono stati insultati e umiliati.
Pero' sono puliti, e' questa la nostra vittoria. E dovrebbe far riflettere il fatto che nei primi 30 della classifica generale non c'è  un solo ciclista della mia squadra..."
Lei pensa che questo Giro non sia stato "pulito"? "Le rispondo con un esempio: abbiamo confrontato le prestazioni in salita dei miei corridori, che sicuramente non sono brocchi e sicuramente sono puliti, e quelle del gruppo dei primi". I risultati? "A parita' di sforzo fisico, tra gli uomini Mapei e gli altri c'è una differenza di potenza del 20-25 %. E' questo non è umano, a parita' di condizioni non sarebbe possibile. Lo dico da sempre, per salvare questo sport c'è bisogno di regole chiare e pulizia totale, senza guardare in faccia a nessuno".
Sulla questione - controlli lei ha avuto discussioni animate con Pantani. "Mettiamo le cose in chiaro: è il signor Pantani che mi ha aggredito e mi ha accusato di esibizionismo. Ma evidentemente lo faceva perchè temeva controlli seri. E forse c'è da capirlo: aveva qualcosa da nascondere".
Ne e' sicuro? "Non nascondiamoci dietro a un dito. Se il signor Pantani è stato fermato dopo un controllo dell' UCI, che non è neppure dei piu' seri, figuriamoci cosa sarebbe successo se avesse accettato di sottoporsi a esami piu' attenti.
La verita' e' sotto gli occhi di tutti, basta volerla guardare".



COSA SUCCESSE QUEL GIORNO DEL 1999 A MADONNA DI CAMPIGLIO?
C’era una grande ipocrisia attorno a Pantani e lui probabilmente lo ha avvertito e questo ha finito con l’aggravare la sua depressione.
Lui è stato certamente una vittima ma in primo luogo una vittima delle persone che gli vivevano accanto e che lo hanno sfruttato fino all’ultimo minuto.
Pantani era la gallina dalle uova d’oro.
Ora si battono il petto e si cospargono il capo di cenere ma quando avrebbero dovuto metterlo in guardia ed indicargli la strada giusta non fecero una piega.
Perché nei giorni successivi ai fatti di Madonna di Campiglio nessuno lo convinse a comportarsi in modo diverso, a non recitare il ruolo di perseguitato dal sistema?
Perché quando nell’estate 1999 a Roma venne premiato dal Coni con il Collare d’oro ed i dirigenti dello sport gli proposero di ammettere le sue colpe e diventare l’alfiere dello sport pulito nessuno gli consigliò di accettare?
Sarebbe stata un’ottima via d’uscita dall’empasse nella quale si era andato a ficcare, ma lui rifiutò   » .  Già, Madonna di Campiglio, l’inizio della fine...
A volte bisogna pure avere il coraggio di ammettere, per quanto il momento sia delicato che oltre ad esser stato un campione... è stato anche un grande imbroglione.
Esiste una sentenza passata in giudicato e relativa proprio a Madonna di Campiglio che lo inchioda: non venne condannato soltanto perché nel 1999 il fatto non costituiva reato e in Italia il doping non veniva ancora punito penalmente.



VALORI: STANDARD POWER, WATT/KG, VAM
Nel 1998, Pantani chiuse al Tour De France con una Standard Power di 446 Watt.
Lance Armstrong 438 nel 2001.
Per fare esempi recenti Nibali chiuse con 417 nel 2014, invece Wiggins con 415, Lemond 408 nel 1989.
Valori considerati "anormali" sono sopra i 430.
Ma andiamo con ordine.
Nel 1994 Pantani sale sulle Deux Alpes con 460 Watt e 6.88 Watt/Kg.
Al Tour dello stesso anno, sull'Hautacam 465 Watt e 7.05 Watt/Kg e 451 di media (comprendendo anche le altre salite).
Nel 1995, al Giro della Svizzera addirittura 483 Watt per 7.18 Watt/Kg, valori poco inferiori per il Tour De France dello stesso anno (media 449 Watt).
Salta il 1996 per infortunio quindi balziamo al 1997: 6.89 Watt/Kg sull'Alpe D'Huez con 466 Watt standard power e 6.64 per 450 ad Arcalis (media complessiva del Tour 437).
1797 di VAM sull'Alpe D'Huez.
Nel 1998 e 1999 si giunge alla "follia" con valori che fanno impressione.
Picco a Piancavallo (Giro 98) con 7.25 Watt/Kg e 489 Watt di standard power (valori simili alla scalata di Riis sull'Hautacam nel 96 con il 65% di ematocrito).
Media complessiva 461.
Per il Tour 98 picco alle Deux Alpes 6.79 Watts/Kg e 450 Watt (chiuderà con 446).
Giro 99, Oropa e Madonna di Campiglio fanno impressione: rispettivamente 7.16 Watt/kg e 477 Watt, invece l'altra 7.38 Watt/kg per 490 Watt!
Non ci sarà un giorno dopo perchè verrà estromesso.
Nel 2000 e 2003 infine valori che calano: con medie dai 390 a 430 e dai 6 ai 6.50 Watt/Kg (6.27 sul Ventoux, quando arrivò insieme ad Armstrong).



ASSOLTO DAL CASO DOPING 1995 NON ESSENDOCI ANCORA UNA LEGGE CHIARA
Processo Forlì 2000.
Assolto, ma non perchè non s'era dopato, anzi.
"Il fatto non era previsto dalla legge come reato": con questa formula la corte di Appello di Bologna, dopo poco più di un'ora di camera di consiglio, ha assolto stamane Marco Pantani dall'accusa di frode sportiva per l'ematocrito a 60,1 dopo l'incidente alla Milano-Torino del 18 ottobre '95.
Così è stata ribaltata la sentenza di primo grado del giudice monocratico di Forlì Luisa Del Bianco che aveva condannato il corridore.
Sta di fatto, però, che la stessa pubblica accusa, sostenuta dal pg Attilio Dardani, aveva chiesto l'assoluzione con la formula del "fatto non è previsto come reato", aggiungendo però che "il fatto rappresentato nel capo d'imputazione, vale a dire l'assunzione di Epo, va ritenuto sussistente".
A parere di Dardani, quindi, ci fu l'assunzione di Epo, ma nell'89 questo fatto non poteva essere inquadrato come reato, perchè la frode sportiva non è applicabile al doping (la legge fu pensata soprattutto per le scommesse clandestine) e la legge antidoping è stata varata solo nel 2000, proprio per colmare un vuoto legislativo.
Dardani nella sua requisitoria aveva comunque ricordato che tutti i dati clinici di Pantani dopo il ricovero al Cto di Torino, in seguito all'incidente, avevano parametri alterati, tali da indicare una assunzione di Epo.
I valori sono il 60,1 di ematocrito abbinato al 20,8 di emoglobina, ai 6.690.000 di globuli rossi, alla ferritinemia a 1.500.
"Sulla base di questi elementi - aveva detto Dardani - va ritenuta sussistente l' assunzione esogena di Epo".
Al centro della vicenda processuale c'erano i 15 punti di ematocrito da "riempire". Il Pirata aveva 60,1, vale a dire 15 punti oltre quello che era stato ritenuto il valore di base del corridore, 45. Secondo i consulenti dell'accusa, che vennero scelti dal Procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello (il processo dal capoluogo piemontese era finito a Forlì dopo una eccezione di territorialità presentato dai difensori di allora) quei 15 punti in più erano dovuti all'assunzione di farmaci, cioè Epo.
I consulenti delle difesa, invece, avevano sostenuto una serie di concause per giustificare il 60,1: tra i quali errori nelle analisi.



GIRO D'ITALIA 2001: TROVATA FIALA D'INSULINA NELLA SUA STANZA
La storia risale al Giro del 2001, tappa di Montecatini.
Allora venne perquisito l'albergo della squadra di Pantani, anticipo del blitz, ben più clamoroso e coreografico (con le borse di medicinali che volavano dalle finestre e i corridori che le seguivano), di dieci giorno dopo, a Sanremo. Gli agenti del nucleo antisofisticazioni di Firenze scoprirono fiale di insulina.
Pantani, durante l'inchiesta, si difese sostenendo che la camera del ritrovamento non era la sua. Nell'audizione del lunedì cambiò versione: la stanza era la sua, non erano sue le fiale.
«Ho la coscienza a posto - parole di Pantani - e ho dato tutta la mia disponibilità perchè venga fatta chiarezza. Non possiamo avere paura di lasciare la camera e poi qualcuno ci va a mettere sostanze non lecite. C'è tanta gente, giornalisti a caccia di notizie in giro...».
Il signor Giacomo Ajello, procuratore capo del Coni, non sembrerebbe d'accordo, non condivide l'idea dei giornalisti tremendi che tramano per costruire lo scoop e neppure l'ipotesi del complotto di un avversario. Sinceramente speriamo che il procuratore abbia torto, che negli alberghi del Giro si sia avventurato un fantasma del Louvre capace di terrorizzare i ciclisti che fuggono in pigiama e di seminare fialette e pillole.
Purtroppo, una dopo l'altra le storie sono tante, alla fine ci si deve rassegnare a credere che qualcuna sia vera, anche se l'esame antidoping non c'è, ci sono solo delle fialette.
Illudiamoci che fossero lì solo per caso.



GIRO D'ITALIA 2001: IL GRANDE BLITZ DEI NAS.
Interi alberghi sotto assedio.
Un blitz congiunto della Guardia di finanza e dei NAS, oltre 200 persone arrivate da tutta Italia.
Siringhe e fiale che piovono giù dalle finestre.
"Sono ricostituenti", dice il massaggiatore della Mercatone Uno, scortato nel parco dell'hotel Des Anglais dai carabinieri. "Lasci perdere, lo so io cosa sono", risponde un carabiniere.
Accade tutto come in un film poliziesco.
Accade tutto all'improvviso, nel bel mezzo di un Giro d'Italia preceduto dalle solite polemiche, e squarciato da un ciclone che potrebbe cancellare, questa volta per sempre, il prestigio di una delle più popolari manifestazioni e di una disciplina che ha fatto la storia dello sport. E la tappa, quella di oggi, è a rischio: le decisione verrà presa a breve.
Doping, ancora una volta.
Doping, più che mai.
L'incursione di stasera ha riguardato tutte le squadre del Giro. E fra le tante la Mercatone Uno di Marco Pantani, di cui proprio quel giorno si ipotizzava il ritiro. Il massaggiatore della squadra, Pregnolato, è stato addirittura prelevato dai carabinieri in borghese e accompagnato nel parco, alla ricerca dei medicinali lanciati dalla finestra al momento del blitz.
Poi la perquisizione ha riguardato il camper utilizzato di norma dai ciclisti della Mercatone.
Ma le indagini erano iniziate da giorni.
Dal 27 maggio, per la precisione, quando i carabinieri avevano visitato le camere d'albergo lasciate libere dai corridori prima di incamminarsi per la tappa Montecatini-Reggio Emilia.
Nei cestini decine di siringhe, di flebo.



PROCESSO INSULINA GIRO D'ITALIA 2001.
Secondo la procura del CONI a violare le leggi sarebbe stato proprio il Pirata.
L' insulina, di cui si cominciò a parlare poco tempo dopo l' inizio dell' inchiesta, è usata da chi soffre per il diabete ed è una sostanza vietata dal CIO.
Il suo utilizzo, quindi, non sarebbe assolutamente giustificato.
L' insulina serve per aumentare il livello di Gh (l' ormone della crescita) e il potenziale energetico. La sua diffusione, pericolosissima, si starebbe ramificando nel mondo del ciclismo, dal momento che al vaglio degli inquirenti ci sono diversi altri casi sospetti. Così l' insulina va ad aggiungersi alla breve ma terribile lista di prodotti dopanti che hanno infestato il mondo del ciclismo: la famigerata EPO (l' eritropoietina) e la Nesp.
Per il romagnolo si tratta dell' ultima, pesante botta che accompagnerà il suo cammino di atleta nel futuro più immediato.
Conseguenza: la richiesta di sospensione dall'attività per quattro anni e carriera probabilmente finita.



LA MORTE 2004
A seguito dei vari processi che lo riguardarono, delle squalifiche e del non invito al Tour del 2001 della sua squadra la Mercatone Uno Bianchi Pantani entrò in uno stato di crisi profonda.
Il 14 febbraio 2004 fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina.



L'EX FIDANZATA SUL PIRATA: "SI DOPAVA E PRENDEVA COCA CON ME"
Il suo è un racconto amaro, a tratti impietoso: è la storia di un uomo che ha fatto sognare l'Italia dei pedali, ma per il quale la salita della vita si è rivelata troppo impegnativa.
La ragazza, che ha ora 36 anni e ha vissuto a lungo a Cesenatico, abita ora a Losanna e nell' intervista rilasciata al periodico svizzero l' Hebdò, confessa di aver assunto anche lei la polvere bianca:
«Marco mi fece capire che voleva che io ne prendessi con lui. Era una sorta di prova d' amore.
Mi sono tuffata con lui nella speranza di ritrovarlo là dov' era finito e riportarlo indietro.
Quel periodo fu un incubo, ho risposto a una specie di ricatto, ed è stato un terribile errore».
La cocaina, sostiene l' ex fidanzata, trasformò profondamente il carattere di Pantani: «Ci siamo fatti del male. Eravamo soli, a casa, drogati e assediati dai giornalisti. Marco continuava a pensare che io lo tradissi. Era incredibilmente geloso.
Ma divenne anche paranoico, anche se credo che la vita del ciclista professionista renda paranoici perché si vive con il timore di tutti quei controlli antidoping».
Era la sera, racconta ancora Kristine, l' ora della sniffata: «Lui ne consumava in quantità industriali. Il suo fisico lo sopportava perché era eccezionale. Molto presto però i suoi genitori hanno capito che succedeva qualcosa». Fu a quel punto che i rapporti tra la famiglia Pantani e Kristine si guastarono: «Ai loro occhi ero la complice. Per la famiglia la colpa della droga era di Kristine, quella ballerina da discoteca».
L'ex fidanzata poi aggiunse: «Ho sempre avuto l' impressione che prendesse dei farmaci. Ma lo faceva da solo e valutando bene i rischi. Credo che pagasse di tasca propria i prodotti. Di questo comunque parlava con pochissimi, non si fidava neppure dei medici della squadra. Un giorno mi ha detto che bisognava prendere delle porcherie per avere successo. Aveva sempre dei prodotti in un contenitore di plastica dentro il frigo. A volte si faceva delle punture e io lo aiutavo, tenendogli il braccio».
Poi la ragazza ammette: «Ho sempre pensato che un giorno sarei tornata con lui e che sarei riuscita a farlo smettere di drogarsi: il giorno stesso della sua morte, prima di sapere la notizia, mi aveva preso un grande desiderio di rivederlo». Il campione LA FINE Marco Pantani è morto a 34 anni la sera del 14 febbraio in un residence di Rimini. L' autopsia rivelerà che è stata la cocaina a ucciderlo.



JESUS MANZANO ACCUSA PANTANI(OPERACION PUERTO)
Jesus Manzano uno dei più grandi accusatori del dottor Fuentes e che fece scoppiare lo scandalo Operacion Puerto, circa 2 anni dopo la morte di Pantani disse di aver visto più volte il pirata dal medico.
Lo sostiene, in un'intervista diffusa dalla tv francese 'France 3': quando all'ex corridore viene chiesto chi, prima dell'Operacion Puerto messa a segno a Madrid dalla polizia spagnola lo scorso maggio, frequentava il medico Eufemiano Fuentes, fa il nome anche del ciclista romagnolo.
"Più d'una volta l'ho visto - dice Manzano - e mi sono detto: 'Ma c'è anche lui, Marco Pantani".
Manzano, che aveva già denunciato nel 2004 le pratiche del dottor Fuentes ammettendo di essersi dopato anche lui, aggiunse: "Ho visto anche dei giocatori di calcio, non posso dire chi, ma erano dei calciatori di prima divisione...".



LE PRIME CONFERME: ANCHE PANTANI TRA I CLIENTI DI FUENTES NEL 2003
Le parole di Jesus Manzono trovarono conferma qualche anno dopo.
Infatti tra le carte del dottor Eufemiano Fuentes, c'era anche questo breve nome in codice: PTNI.
Secondo la Guardia Civil e secondo le informazioni pubblicate dalla rivista spagnola Interviù, quel codice nasconde il nome di Marco Pantani.
Nei documenti della «Operacion Puerto» che sta sconvolgendo il mondo del ciclismo, il legame tra Pantani e il dottor Fuentes risale al 2003, l' ultimo della carriera del corridore romagnolo, morto il 14 febbraio 2004.
Gli investigatori hanno infatti trovato un foglio che riguarda il paziente PTNI: al di là della facile assonanza col cognome completo di Pantani, sul foglio è segnato il calendario di alcune gare che Pantani ha corso quell'anno (tra cui la Settimana ciclistica internazionale, in cui arrivò secondo). Accanto a ogni gara ci sono uno o più simboli (asterischi, pallini, crocette): nella legenda del medico, corrispondono ai diversi prodotti dopanti da prendere.
C'è pure una nota a margine: «Sette tacche (evidentemente di una siringa, per calibrare la dose) dopo cena».
Nel 2003, l' anno che avrebbe potuto segnare il ritorno di Pantani al successo (ma arrivò solo 14° al Giro d' Italia), Fuentes prescrisse al corridore PTNI più di quarantamila unità di Epo (una quantità molto elevata), sette dosi di ormone della crescita, trenta di anabolizzanti e quattro di ormoni per la menopausa. Non si parla di trasfusioni, ma «solo» di sostanze dopanti.
Totale 36mila euro spesi.



ALTRE RIVELAZIONI DI NRC HANDELSBLAND: PANTANI DA FUENTES ANCHE NEI PRIMI ANNI DEL 2000
Nell'ormai tristemente nota Operacion Puerto, individuati anche altri pseudonimi in primis Panticosa altro pseudonimo di Marco Pantani(qui si parla di primi anni del 2000 quindi non solo 2003).
Coivolti anche Michele Bartoli, Romans Vainsteins e Fränk Schleck.
Il nome in codice di Bartoli era Sansone, mentre Vainsteins era Vains e Schleck era il "famigerato" Amigo de Birillo.
Per i due italiani si parla di vari trattamenti (tra cui EPO, autoemotrasfusioni, insulina, steroidi, testosterone e Aranesp) nei primi anni 2000.
Non deve sorprendere che Pantani fosse identificato con due pseudonimi(PTNI e Panticosa) perchè anche altri corridori subirono lo stesso "trattamento".
Fuentes era solito usare più nick per "inquinare" le acque, qualora il sistema fosse stato scoperto(cosa che poi successe nel 2006).



IL PARERE DI UN ESPERTO
Secondo Matt Rendell, Pantani usò EPO ricombinante durante tutta la sua carriera professionale.
Così si spiegherebbero gli sbalzi di ematocrito che hanno mostrato variazioni superiori a quelle possibili naturalmente e probabilmente le sue grandi vittorie furono principalmente dovute ai suoi alti livelli di ematocrito nel sangue.



CONSIDERAZIONI FINALI
Ora al di là di tutte queste questioni è giusto credere ancora al complotto interplanetario contro il pirata?
E' giusto, a seguito della confessione di Armstrong, tirare in ballo Pantani quasi come se si volesse nobilitarlo?
Il fatto che anche altri si dopassero, non purifica di certo chi ai tempi venne beccato quindi sospeso.
In secondo luogo, contrariamente a quello che molti affermano(auto-convincendosi), Pantani non fu il solo ad essere fermato: fu uno dei tanti all'epoca.
Ed Armstrong non fu il solo a farla franca.
Ci sono molti altri atleti indagati che per qualche motivo ai tempi non furono scoperti(la Rabobank su tutte, la Once, Kelme, Vitalicio Seguros, etc).
La cosa che secondo me si evince è che probabilmente anche Pantani fu "salvato" più volte, prima della squalifica di Madonna di Campiglio.
Lo stesso Fanini denunciò nel 1996 la stessa UCI che avrebbe ostacolato i NAS a seguito di controlli a sorpresa.
Come detto, diversamente dal caso di Lance Armstrong e di altri ciclisti dopati, Pantani non s’è mai visto cancellare dagli Albi d’Oro né revocare uno solo dei titoli sportivi conquistati negli anni dell’EPO sospettata e accertata: né dalla federazione ciclistica internazionale, né da quella italiana.
Forse, anziché inseguire improbabili complotti e impossibili riabilitazioni, varrebbe la pena di seguire il consiglio di Stefano Garzelli, storico gregario del Pirata: “Lasciamo che Marco riposi in pace”.


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