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domenica 23 luglio 2017

Il Terribile Incidente Di Clint Malarchuk e Il Tentato Suicidio (NHL)

Gli appassionati di NHL, ricorderanno sicuramente quello che successe a Richard Zednik dei Florida Panthers una decina di anni fa in una partita persa 5-3 contro i Buffalo Sabres.
Durante una fase di gioco, il compagno di squadra Olli Jokinen, spinto a terra in un contrasto, cadendo con la faccia in avanti e tenendo la gamba sollevata, con il pattino gli procurò un taglio alla gola.
Zednik perse subito sangue e fu costretto ad uscire dal campo (le condizioni non saranno gravissime ma gli verranno applicati diversi punti di sutura).


L'INCIDENTE DI CLINT MALARCHUK
Questo tipo di episodi, comuni ma non troppo frequenti, riporta alla mente la storia di Clint Malarchuk.
Portiere, per ironia della sorte, proprio dei Buffalo Sabres.
Era il 22 marzo 1989, quando Malarchuk venne colpito al collo dal pattino di Steve Tuttle (St.Louis Blues).
Si gioca da cinque minuti quando i Blues attaccano.
Steve Tuttle avanza in prossimità della porta di Malarchuk in attesa di ricevere un passaggio, poi sbatte contro il portiere e il difensore Uwe Krupp.
La lama del pattino di Tuttle si avvicina al collo di Malarchuk e perfora l'arteria carotide esterna. Clint Malarchuk cade in ginocchio, in pochissimo tempo è immerso in un mare di sangue.
Le urla degli spettatori, l'agitazione dei telecronisti e l'improbabile spot che irrompe mentre in campo Malarchuk è raggiunto dall'allenatore e circondato da compagni e avversari.
Quello a cui si è assistito è talmente gore/splatter che poi succede di tutto: una decina di spettatori si sentono male, altri subiscono una crisi cardiaca, alcuni giocatori vomitano.
Se Malarchuk ce l'ha fatta, è stato grazie a uno degli allenatori dei Sabres.
Kim Pizzutelli ancora prima che l'arbitro fischi lo stop di gioco, si precipita in campo e blocca l'emorragia con due dita.
Poco dopo, sottoponendolo a un ennesimo rischio, il portiere viene portato negli spogliatoi dall'ingresso dietro la sua porta.
Poi trasportato in ambulanza.
Malarchuk: "Mia madre non volevo che vedesse cosa stava succedendo. Circondato dai medici ho provato a fare una battuta per stemperare l'ansia, dicendo 'Mettetemi un paio di punti e fatemi finire la partita'. Mentre lo dicevo c'era ancora sangue che usciva. Non ha riso nessuno. Erano bianchi come cadaveri, credevo fosse arrivata la fine"

Malarchuk è sopravvissuto dopo aver perso un litro e mezzo di sangue, con un'operazione che avrebbe richiesto 300 punti di sutura.
Neanche 10 giorni dopo però ritorna in campo.
Chiuderà la carriera sportiva senza infamia e senza lode: "È stato quello incidente, il mio momento di gloria. Faccio parte di una categoria di portieri che non passeranno certo alla storia, ma tutto il mondo si ricorderà di me per quel momento tragico" incluso qualche sporadico avversario che da allora, per intimidirlo, si sarebbe portato un dito alla gola.


IL TENTATO SUICIDIO NEL 2008
Il 10 febbraio 2008, succede quanto già detto a Richard Zednik, quell'incidente probabilmente risveglia i fantasmi di Clint Malarchuk.
Tormentato da un disturbo ossessivo compulsivo, depressione e alcolismo, qualche mese dopo l'ex portiere dei Sabres tenta il suicidio nella sua casa in Nevada.
Il 7 ottobre 2008 si spara al mento con un pistola calibro 22.
La pallottola gli avrebbe distrutto due molari per poi incagliarsi nel cranio, senza tuttavia ucciderlo.
Inizialmente si pensa ad un incidente, poi Malarchuk e sua moglie ammettono che si trattava di un tentativo di suicidio.
Poco dopo Malarchuk passa sei mesi in disintossicazione.
È lì che si rende conto che non sarebbe dovuto tornare a giocare così in fretta: "Oggi ci sarebbero dei consulenti pronti a spiegarti l'impatto psicologico di un simile trauma e a dirti che non bisogna affrettarsi a tornare a giocare. Oggi avrei seguito i loro consigli"

mercoledì 19 luglio 2017

Migliori Frasi Di Gianni Clerici e Rino Tommasi (Tennis)


GIANNI CLERICI
-Clerici: "Wimbledon è qualcosa di più di un torneo, è una religione. La gente va lì, fa la fila ai cancelli da due notti prima, ma non solo per andare a vedere Nadal piuttosto che Federer.
Wimbledon è il Vaticano del tennis. È come per un cattolico andare in pellegrinaggio a San Pietro"

-Clerici: "Questa isola, tanto lontana e dissimile dalla nostra piccola Europa, detiene un curioso primato.
Wimbledon è infatti, senza dubbio alcuno, la capitale mondiale del Tennis. Masse di fedeli vi accorrono, in devoti atteggiamenti. E tuttavia, fin da lontano 1936, dall'addio di Fred Perry, il Papa non appartiene alla stirpe dei padri fondatori"

[A seguito di una discussione sui crampi]
-Clerici: "E lui, e lui... è andato via con il massaggiatore!"
-Tommasi: "Be' per trovare un ambiente un po' più discreto"
-Clerici (ride): "Si sono appartati, si sono appartati con il massaggiatore. O mio Dio, sto cercando di riprendermi, di riprendere tutta la mia serietà professionale che è venuta meno per un istante"
-Tommasi: "Solo per un istante? Un quarto d'ora, ti sono venute le convulsioni"
-Clerici: "Si, è venuta quella che si chiama il furir ma l'idea che è sbocciato un amore, una passione, tra questo serio professionista del North Carolina e questo massaggiatore australiano...è un'idea che mi ha sconvolto"

-Clerici: "Che cosa fanno i giocatori di Tennis quando si mette a piovere? Aspettano che smetta di piovere"

-[Gran punto di Federer con Philippoussis]
Clerici: "Io sono a braccia alzate e sono spinto ad applaudire. Guarda dove va a prendere questa palla che era finita quasi nella buca della talpa e lui la tira fuori"

-Clerici: "Rovescio al volo da un metro dalla linea, io dico delle cose che voi vedete benissimo da soli quindi farei bene a tacere però taccio con le braccia spalancate dallo stupore, guarda...
Tommasi: "Non c'ha pensato neanche un secondo, vediamo se è buona, dentro, baaam e via"

-Clerici: "Se fossi un po più gay di quello che sono, mi farebbe piacere essere accarezzato dalla volée di McEnroe"

 -Clerici: "Se Tiriac usa la sua racchetta come la clava di un cavernicolo, Nastase pare Aramis"

-[Su John McEnroe]
Clerici: "Il più creativo dei contemporanei, in grado di prescindere dalla muscolarità dilagante dei nostri tempi. Mancino, capace di scoraggiare Lendl, di sfruttare al meglio l'erba di Wimbledon (tre titoli) e l'atmosfera di New York (quattro titoli). Mostro di talento, di egocentrismo"

-[Su Boris Becker]
Clerici: "Nato per errore fuori dalla Gran Bretagna, non fu meno volleatore di Edberg. Più precoce, vinse Wimbledon a diciassette anni, e raggiunse per sette volte la finale. Soprannominato Bum Bum da cronisti incompetenti, ebbe, oltre al vigore, manina fatata"

[A seguito di un urlo di Safin]
-Clerici: "Con chi ce l'ha sta volta?"
Tommasi: "Ce l'ha con qualcuno ma non si capisce chi"

[Safin che rompe la racchetta]
Clerici: "Ma lui è abituato a spaccare le racchette, erano preoccupati tutti perchè non ne aveva spaccata ancora mezza"

-Clerici: "Pronosticato campione sin dalla culla, fu dirottata infelicemente dal coach Bollettieri dall'istintivo serve and volley, per divenire tuttavia il più razzente attaccante da fondo dell'Era contemporanea. Già semifinalista di due Slam a diciotto anni, la sua carriera subì slanci e contronde per ragioni extrasportive e sentimentali. La rivalità con Sampras lo vede perdente, per sei Grand Slam a tre, e venti match a quattordici. E tuttavia Andre è stato capace di spalmare i suoi Slam su tutte le quattro superfici, a differenza di Pete. Carriera ammirevole, di un niente seconda ad un altro immortale, Big Bill Tilden, capace di vincere Wimbledon a trentasette anni. Nel 1930. Altri tempi"

-Clerici: Monica è imbattibile se gioca su 4 metri quadri di campo, se esce di lì diventa una giocatrice di terza fila, perchè quante giocano qui il torneo...126?
Tommasi: 128, deve essere una potenza del 2.
Clerici: Ah già, ecco, non mi ricordo mai, comunque su 128 se si mettono a fare gara di corsa, la Seles arriva 127esima solo perchè c'è la De Swart.
Tommasi: Eh già la De Swart arriva ultima!
Clerici: Balena bianca!

-Clerici: "Siamo alla disperazione"

-Clerici: "Guarda che linetta che ha preso"

-Clerici: "Una volèe non oso dire artigianale ma lungi dalla perfezione"

-Clerici: "E se ne cava delle difficoltà con una roba...e ci fanno vedere il panorama, che regia di paese, madonna!"

-Clerici: "L'ha giocata retrocedendo...mezzo miracolo"

-Clerici: "Si la volèe doveva uscirgli corta per cavarsi fuori dai pericoli ma adesso non voglio pretendere troppo"
Tommasi: Si era improvvisato attaccante, nel senso che aveva fatto una specie di attacco in contro-tempo"
Clerici: "Si solamente che poi l'ha giocata in modo ovvio, be' insomma se sapesse fare anche lì una volèe vincete e smorzata"
Tommasi: "Be' chiudiamo bottega"
Clerici: "Be', diventa un mostro"

-Clerici: "Il suo nome, tradotto, significa Orso e Roccaforte, e rende bene l'idea di un difensore inattaccabile, se non da geni della rete, quali McEnroe, o il nostro Panatta.
Bjorn fu il primo ad usare racchette composite, legno mescolato a plastica, con uno scheletro di grafite.
Pesantissime, oltre le 14 once, che gli consentirono di sviluppare per primo un movimento rotatorio sul diritto, mentre il rovescio gli fu gentilmente offerto dalla pratica giovanile dell'Hockey su ghiaccio.
Atleta capace di emergere in qualsiasi altro sport, Borg dominò dal 1975 all'81, vincendo non solo 6 Roland Garros, ma 5 Wimbledon, con sbalorditivo adattamento dei suoi gesti a prati.
La fine della sua carriera fu causata, al di là di sfortunate scelte umane, dall'arrivo di McEnroe, che lo scoraggiò nella finale di Wimbledon 1981"

-[Nadal chiamato a rete da Federer]
Clerici: "Disperato a rete"
Tommasi: "Assediato"
Clerici: "Ed anche questo non ce lo fanno rivedere: è un cialtrone, non un regista"

-Clerici: "Ma che sciagurato..."

-[A seguito di un attacco di Roddick con punto perso]
Clerici: "Probabilmente ha ragione, eccolo lì era molto lontano, non aveva spinta però uno straccio lui lo butta di là e va a rete"

-Clerici: "Questa è una palla ammirevole..."

-Clerici: "Questa è una partita da erba battuta, come dico io"

[A seguito di una scivolata di Nadal]
Clerici: "Mi pare che soggiorni un po' a lungo lì per terra, si era preso un po' di riposo spero"

-Clerici: "Roddick poi gioca quella specie di moncherino di rovescio, con una mano sola..."

-Clerici: "E' venuto a rete con un quarto d'ora di ritardo"

-Clerici: "Ho voluto bene ad Arthur Ashe, perché altro non si poteva fare.
Un negro che difendeva i diritti suoi e dei suoi fratelli senza urlare né rompere vetrine, a bassa voce, come accadeva in altri tempi alla Camera dei Lord.
Un negro che faceva massima attenzione a vestirsi di candide flanelle, e una volta che un suo sponsor lo costrinse al blu mi disse indignato che non avrebbe rinnovato il contratto.
Un gentleman, e cioè un uomo di animo gentile.
Proprio a lui doveva toccare una trasfusione di sangue infetto di Aids.
Proprio lui doveva essere denunciato su un quotidiano da un suo corazziale che ancora scrive, senza vergogna, a pochi metri da me.
L'ultima volta che l'abbracciai, Arthur, mi parve di tenermi stretto un sacco vuoto"

-Clerici: "Poveraccio"

[Federer vince Wimbledon nel 2005 e si butta a terra]
-Clerici: "Un signore così chic che cade a terra"

-Clerici: "Era serio, Ken, infinitamente più serio di Hoad: l' unico suo difetto, a considerarlo tale, era proprio la gravità. Lo salvava il suo Tennis. La perfezione di quei grandi rovesci simili a rasoiate diveniva spesso così assoluta, che si era costretti a sorridere. Quello che non concedeva di sé, Ken lo offriva con i suoi colpi, con esecuzioni tanto immacolate da illuminare i suoi match di una luce bianchissima, un tocco di perfezione geometrica simile alle note di Mozart"

-Clerici: "Quando il piccolo Bjorn Borg iniziò a giocare, trovò fortuitamente un insegnante che lo lasciò colpire quel suo colpo diritto che ancora non si chiamava arrotata perché nemmeno io ne avevo mai visto uno simile. E anche gli lasciò impugnare, quel Maestro intelligente, il rovescio come Borghetto aveva appreso giocando ad Hockey. E il risultato fu l' immenso Borg. Mentre, con alcuni maestri canini che conosco io, Borg non sarebbe diventato Borg, ma al più un giocatore di Serie B, dotato di uno stile superatissimo e soprattutto disadatto alla sua struttura osteomuscolare"

-[Sulla finale di Wimbledon 1980 Borg-McEnroe]
Clerici: "Sono stato tre ore e cinquantatré minuti senza fare la pipì. Non solo per questo, la finale mi è parsa indimenticabile.
Prima di andar sotto, quella testa rossa e dura di Mac ha salvato qualcosa come sette match point. Prima di difendere in quel modo orgoglioso una sconfitta quasi sicura, aveva condotto il match per circa un' ora e dieci minuti, facendo apparire Borg goffo, inadeguato all' erba, a tratti impaurito"

-[Su Roscoe Tanner]
Clerici: "Come lo vidi la prima volta colpire un incredibile servizio mancino, un movimento in accelerazione, con un bassissimo lancio di palla che ne celava l'indirizzo, non potei fare a meno di pensare a un lanciatore del Baseball. E il mio amico Bud Collins, che sedeva con me, ebbe a dirmi che proprio il Baseball era stato lo sport del bambino Roscoe, a Chattanooga, la città di una famosa canzone portata tra noi dai G. I. Fuori dal campo, era un tipo di una introversa bizzarria, quel ragazzo di pelle candida seminata di efelidi. Capace anche di improvvise allegrie, ma inadatto, pareva, a lunghi sodalizi, né con i compagni di doppio, né con le ragazze"

-Clerici: "Il torneo che tutti i giovani tennisti sognano di vincere, ma che per un inglese e qualcosa più di un sogno"

-Clerici: "Stich è un giocatore polivalente: sulla terra è un terraiolo, sull'erba è un erbivoro e sul cemento è un cementaro"

-Clerici: "Tiriac, atleta di forza e resistenza belluine, campione di tennis si improvvisa"

[In riferimento a Lleyton Hewitt]
-Clerici: "Satanello..."

-[Su Pete Sampras]
Clerici: "Fu, la sua, la potenza più esplosiva del Tennis contemporaneo, certo incoraggiata, sulla battuta, dal perfezionamento e dall'ampliamento dell'area delle racchette in grafite. Fortunato nell'incontrare un grande allenatore dilettante, il dottor Fisher, che lo costrinse ad un rovescio a una mano, tanto più adatto per le discese a rete. Incredibilmente capace di condividere la sua vita sportiva con un'ereditaria anemia mediterranea, non trovò tuttavia, come altri attaccanti quali Connors, Becker, Lendl, la regolarità per affermarsi nel più duro dei tornei, sulla più lenta delle superfici: il Roland Garros. È questa, nonostante il suo record negli Slam, la lacuna che impedisce di classificarlo come il migliore di tutti i tempi"

Clerici: "È probabilmente per questa sua indifferenza, questo fatalismo, che Marat non rimane negli annali come il suo talento gli avrebbe concesso. In un mondo in cui il professionismo richiede ormai devozione assoluta, Marat è stato capace di vivere come un tipo bizzarro, ma dilettante. Oltre alle risse, delle quali portava spesso i segni, rifiutandosi di entrare nei dettagli, oltre l'ovvia passione per il gioco d'azzardo, rimane l'invenzione delle safinette, gruppi di giovani donne affascinate, e da lui finanziate"

-[Sulla partita più lunga di sempre, Mahut-Isner]
Clerici: "L'incontro odierno è stato, tecnicamente, ancora più modesto, tra un americano che già tendeva al record causa la statura, due metri e sei centimetri, la più alta nella storia del gioco.
A nome John Isner, sfuggito al Basket ma non a una laurea in economia nell'università della Georgia. Evidentemente noto per la sua battuta, Isner, n.19 del mondo, contava certamente di venire a capo con minor fatica del francese Nicolas Mahut, un ex ragazzo prodigio, vincitore di Wimbledon Junior dieci anni fa, e poi smarritosi, sino a scivolare all'attuale n. 148, ed essere costretto a qualificarsi.
Ma il talento sciupato doveva aver lasciato qualche briciola nel francese, meno imponente di Isner col suo metro e novanta, e tuttavia in grado di tenere botta, e addirittura rifiutarsi, alla fine, di lasciare il campo"

-[Su Ivan Lendl]
Clerici: "Era una sorta di birillo snodatissimo, con un faccino teso addosso al teschio come una pergamena a un paralume. Vederlo sorridere, anche da ragazzo, non era facile, e ancor meno facile divenne in seguito. Una volta che glielo chiesi, mi sentii rispondere, aggressivo: "Non vedo che così ci sia da divertirsi, lì dentro". Aveva ragione lui"

-Clerici: "Facciamo pure, e cerchiamo di spiegare che non solo è totalmente mutata la gestualità di quello che fu chiamato lawn (prato) tennis, ma sta cambiando il tipo di atleta protagonista. Il tennista di trent'anni addietro poteva essere uno stupendo atleta, come fu Borg, ma la sua muscolatura non ricordava certo quella di un wrestler.
I suoi gesti non conoscevano la violenza capace di causare le esasperate rotazioni che io chiamo arrotate.
I fondi sui quali il giocatore si ritrova a scattare, correre, e soprattutto a frenare erano praticamente erba e terra.
 E, di conseguenza, i microtraumi non erano lontanamente paragonabili. Metà della stagione si svolge ora sui campi hard, duri, spesso in cemento. Non esiste, al mondo, nessun altro sport che coniughi le corse e il cemento"

-Clerici: "Fu, quella di New York la volta che vidi Sampras incredulo ancor prima che battuto, ricordo addirittura un suo esordio in conferenza stampa in cui mi parve desideroso di un umano conforto, invece che di una scusa tattica. «Safin ha giocato un tennis che non conoscevo», disse, e nello scuotere il capo, incredulo, pareva rivedere dei flash di quanto gli era accaduto in campo.
E, infatti, finì per aggiungere: «Spero sia una specie di incubo, e che non si ripeta».
Il Safin di quel giorno fu probabilmente, il miglior tennista dell'ultimo decennio. Destinato a non ripetersi per ragioni che uno psicoterapeuta saprebbe meglio analizzare dello scriba"

-[Su Jimmy Connors]
Clerici: "La sua grande annata fu il 1974, quando una squalifica della Federazione Internazionale gli impedì, forse, un successo a Parigi che l'avrebbe ammesso al poker del Grand Slam. Precursore, se non inventore, del rovescio bimane, mai si arrese alla superiorità di Borg, né, come l'Orso si fu ritirato, a quella di Mac. Non meno antisportivo di Mac, non meno disonesto nel carpire punti, riuscì ad incendiare come nessuno, eccettuato Agassi, il pubblico del nuovo Flushing Meadows, inaugurato nel 1978"

Clerici: "Ho visto per la prima volta il giovane Federer nel corso del torneo jr. di Wimbledon del 1998. Era il 2° o 3° turno di una gara che avrebbe finito col dominare, e io passavo per caso tra i vialetti dei campi secondari.
Vidi un tipo battere, fare un passo in avanti e affrontare un rimbalzo con una velocità di braccio, più che insolita, incredibile. D'un colpo, quel viso squadrato, ornato di un naso a patata, parve sovrapporsi ad un altro, biondo, di qualcuno che conoscevo bene, con cui avevo addirittura giocato: Lew Hoad. Quello che spinse Pancho Gonzales ad affermare: "Io sarò certo il miglior tennista del mondo ma, se è in giornata, Lew Hoad mi batte"

-Clerici: "Il Federer di oggi è infatti praticamente ingiocabile. Per cominciare, il suo campo pare più stretto degli abituali otto metri e ventitré, perché il fenomeno posa i piedini negli immediati dintorni della linea di fondo, e si rifiuta recisamente quanto serenamente di indietreggiare. Lì piazzato, Roger ribatte tutto quanto l' avversario tenti di inviargli con gesti che, se non proprio mezze volate, son trequarti di volata. Un po' alla McEnroe, se permettete, ma ad una velocità quasi doppia. Il suo lavoro di avambraccio ricorda quello di Sugar Ray Robinson, quello di ginocchia il miglior Tomba su un paletto: non sono certo iperboli, ma pallide similitudini. Oltre alla sublime qualità del gesto, il Federer di oggi possiede, im massimo grado, le caratteristiche del killer, sportivo, beninteso. Gioca al massimo delle possibilità non appena il punto diviene – come ben dice il Tommasi – pesante. Si supera, insomma, negli scambi decisivi.“
-Clerici: "Lew Hoad era proprio diverso. Picchiava, saltava, sbuffava, la camicia poteva anche uscirgli dai pantaloni, a Rosewall non uscì mai durante tutta la sua carriera, e c' era rischio che litigasse col pubblico, o con un giudice di linea.
Si dannava per vincere, andava in forma, usciva di forma, si infuriava per una sconfitta e subito si dimenticava, c'era subito un bel concerto jazz o ancor meglio un bel match di boxe, e, infine, quando si fece maggiorenne, una bella bottiglia.
Il suo limite fu probabilmente l'incapacità ad attendere, a immaginare che quel divertimento in pieno sole, di fronte a migliaia di persone, avesse anche ben precise regole tattiche, e fosse strettamente connesso con la necessità di non sbagliare. massiccio com'era, Lew aveva bisogno di molto lavoro per andare in forma, e non sempre ne ebbe voglia, non sempre arrivò al massimo nel momento opportuno"

-[Su Roger Federer]
Clerici: "Le ripetute lacrime di Federer, depurate da ogni sospetto di soap opera, hanno sottolineato anche per i più scettici una gioia che mai aveva esternato, ad eccezione forse del suo primo Wimbledon.
E ci hanno aiutato a capire l'incredibile fragilità psichica contro la quale è costretto a battersi questo superdotato.
Tipo che ammise, con me, di non aver letto Freud, quasi certamente per paura, prima che per insufficiente cultura"

-Clerici: "La volee era una benedizione laterale"

-[Su Ivan Lendl]
Clerici: "Ma la mania più grande, quella che dovrebbe averlo reso, se non simpatico, quantomeno ammirevole, fu quella di voler vincere Wimbledon. Per strappare anche quella corona dello Slam, la più gloriosa, Ivan cambiò tecnica, ingaggiò uno specialista quale Tony Roche, arrivò addirittura, nel 1990 a saltare un Roland Garros accessibilissimo per dedicarsi all'erba anima e cuore. Ma anche in quell'edizione, come nelle due finali dell'86 e dell'87, Ivan non riuscì ad aver ragione di un autentico giardiniere, nella fattispecie Edberg"

-[Su Andy Murray]
Clerici: "Nato, per cominciare, in una Scozia vivamente regionalista, capace lui stesso di rivendicarne la diversità, è stato spesso considerato nei giorni neri "Scozzese", in quelli felici "Inglese". Figlio di mamma ciecamente determinata alla sua affermazione (insomma, un mammo), ha trascorso gli anni formativi in Spagna, uscendone con uno stile certo più simile ad un arrotino che ad un giardiniere. Nato con un manina benedetta, non manca certo di lucidità tattica, di qualità che lo portarono, lo scorso anno, ad una finale dello US Open in cui l' accumulo di stanchezza non gli consentì di competere con Federer"

Clerici: "Vederli fianco a fianco, il Divino [Roger Federer] e Tipsarevic, sul campo, mi spinge a domandarmi come sia possibile che un tennista elegante, creativo, insomma un grande artista quale il mio svizzero, sia del tutto disinteressato alla lettura, a partire, come ho scritto ieri, dalle sue stesse biografie. È tuttavia da poco iniziato il cosiddetto match, che i miei dubbi intorno alla cultura di Roger svaniscono, mentre mi dico che, probabilmente, Nijinsky e Nureyev non erano pronti ad affrontare l'esame di maturità, ma nemmeno minimamente interessati a farlo. Forse si sarebbero astenuti dall'indossare una maglietta viola, sfuggita da qualsiasi attore sul palcoscenico, ma anche di questo il Divino non è a conoscenza, soltanto intento ai suoi gesti sublimi, che arrivano addirittura a conquistare l'ammirazione dello sportivissimo e malandato avversario. Un mio vicino, uno scriba inglese che sta componendo un epicedio sulla scomparsa del rovescio a una mano, mi fa notare i vantaggi di quell'arma nella panoplia guerresca di Roger. Non solo lo taglia spessissimo, facendo scivolare la palla sul rugoso tappeto quasi fosse l'erba di Wimbledon; ma se ne serve per mortiferi dropshot, alternandoli poi con violenti passanti liftati, che lasciano ancor più scorato dei microbi il povero Tip"

-[Su Mats Wilander]
Clerici: "Secondo soltanto al suo connazionale Borg per doti podistiche, imbattibile oltre le quattro ore di gioco, ebbe l'intelligenza di alternare ad un nativo rovescio bimane un gesto ad una sola mano. Mancato il poker nel 1988 per inadeguatezza all'erba, parve appagato da quella grande stagione, e si lasciò sedurre da divagazioni oppiacee"

-Clerici: "Nel 1977, Vilas vinse quarantasette partite, prima di cadere alla quarantottesima in modo curioso. Un genietto austriaco, Werner Fisher, aveva inventato un curioso modo di incordare le racchette, e un filologo yankee le aveva soprannominate "Racchette Spaghetti". La rotazione assestata alla palla era tale che, indignato, Vilas si ritirò per lasciare la finale di Aix en Provence a quel birbo di Nastase, armato della Spaghetti. La racchetta fu poi dichiarata illegale, ma la lunga striscia di Vilas era ormai interrotta"

-Clerici: "Non era, il suo modo di colpire, un colpo di pennello di quelli che fanno godere l'autore.
Ivan era un regolarista, e un picchiatore. Proprio per lui, mi venne da adattare il termine "regolarista", che avevo coniato per Borg, in "regolarista d' attacco".
Se, da piccolo, ai tempi in cui era stato mondiale junior, Ivan si era limitato a rimandare, attendendo la palla buona per avventarsi con il diritto, via via andava migliorando la battuta, dall'alto di un metro e 86 ragguardevole per gli anni Ottanta. E, pian piano, abbandonava un rovescino tagliato e velenoso per una terribile sberla liftata, che non sarebbe servita soltanto a passare, ma anche ad attaccare. Dominato all'inizio dal ritmo superiore di Jimmy Connors, dalle volée e dai tocchi di John McEnroe, Ivan riuscì a riguadagnare un buon metro di campo ai due geni, per rendergli la vita difficile e spesso impossibile.
Contro di lui, vincere di regolarità, o in palleggi aperti, era quasi impossibile. Rallentargli il gioco era impresa suicida.
E bisognava allora attaccarlo.
Un bel problema, perché Ivan passava quasi altrettanto bene di rovescio che di diritto"

-[Su Roger Federer]
Clerici: "Per quanto mi riguarda, lo ritengo di gran lunga il più dotato della sua generazione, l'unico capace di giocare a tutto campo, come accadeva prima delle invenzioni delle padelle supersoniche, quelle che hanno consentito ad un gioco di divenire uno sport"

-Clerici: "Questa deliziosa rappresentazione ci sarebbe stata offerta da un giovanotto che avrebbe potuto scegliere il suo destino non su un court, ma su un palcoscenico, uno che, ancor prima di diventare campione, attore è nato.
Nell'annuale show che i tennisti offrono ad un pubblico di addetti ai lavori, il mercoledì di ogni anno, Djokovic era stato la star, un imitatore che, volendo, sarebbe potuto divenire un protagonista alla Teocoli, alla Crozza.
Persino i bersagli delle sue imitazioni, Nadal, Federer, erano stati costretti a divertirsi, di fronte ai propri difetti ingigantiti"

-Clerici: "Se Cochet è stato scritto fu l' inventore di se stesso, e Borotra il regista di se stesso, Lacoste fu il suo stesso allenatore. Un allenatore raffinatissimo, severo sino alla crudeltà, addirittura maniaco"

-Clerici: "L'australiana Yvonne Goolagong è nata a Varellan, un paese di ottanta persone dove la casa più bella è un silos"

-Clerici: "Quanto andava la prima?
Tommasi: "185 km/h e gli è tornato indietro un siluro"
Clerici: "Mamma mia"

-Clerici: "L'individualismo, l'internazionalità, le antiche origini regali, dovrebbero fare del Tennis un gioco alieno dalle sanguigne passioni di sport più volgari"

-[Su Ellsworth Vines]
Clerici: "Nessun altro vinse Wimbledon e Forest Hills a vent'anni, per divenire campione del mondo e passare al professionismo l'anno seguente, dopo una stagione disastrosa. Nessuno, fino alla Grande Guerra, colpì la palla con altrettanta violenza, con l'unico scopo di fare il punto, sempre"

-[Riguardo alla situazione del tennis femminile riferito alle Williams]
Clerici: "Abbiamo bisogno di una terza sorella"

-Clerici: "Ancora adesso, scrollo la testa. Quel passante, che forse Dino Zoff avrebbe deviato in angolo, Adriano arrivò a giocarlo, e a metterlo dove andava messo, fuori portata"

-Clerici: "Alcuni tennisti immortali hanno iniziato giocando al benedetto battimuro.
Ha cominciato così René Lacoste, quello del coccodrilletto, e ci giocava tanto che suo papà doveva fargli intonacare il muro ad ogni stagione"

-Clerici: "Poi Djokovic è straordinario. Le sue imitazioni erano divertentissime.
Peccato che alcuni non abbiano gradito.
Sai cosa mi disse Fiorello: "Questo può diventare più bravo di me".
Magari finito di fare il tennista si divertirà a far l'attore.
Poi il campione è anche attore, in fondo, almeno sul campo.
C'è una componente di teatralità nel campione"

-Clerici: "I match, è noto, si vincono dentro di noi. Vanno immaginati costruiti in ogni dettaglio, quasi fossero i cartoni di un affresco. Sul campo, poi, bisogna essere svelti a mettere i colori"

-Clerici: "Clamoroso che l'arbitro non ha chiamato l'overrule. Si vede che sta lì a fare il contabile"

-Clerici: "Uuuuh non è vero!"
Tommasi: "Come non è vero?"
Clerici: "Be' insomma ma gli ha fatto un'angolazione assolutamente disumana"

-[Dopo diversi aces di Federer]
Clerici: "Be' come ti sei permesso...a raggiungere una palla break? Ti faccio 2...3 aces!"

-Clerici: "Due righe Rino, due! Una di quà e una di là"

-Clerici: "Vorrei rivederlo perchè mi pare abbia giocato da fuori il paletto"

-[Riferito a Federer]
Clerici: "Era lontano dalla palla perchè lo vedete non era in spaccata, voglio dire il suo baricentro andava a spasso. Prima ha fatto un allungo e sembrava un telemark, guarda come riesce a mantenere l'equilibrio"



RINO TOMMASI
-Tommasi: "Nella sua migliore giornata il russo avrebbe potuto battere chiunque, solo che di buone giornate ne ha avute poche.
Il talento, comprese le qualità atletiche, non si discute ma il tennis e lo sport richiedono altre doti ed altre priorità.
Il Tennis è sempre stata la più importante per Federer, Safin si è concesso altre distrazioni"

-Tommasi: "Barry MacKay è stato un campione che non si è mai preso sul serio. Da giocatore dilettante prima, da professionista della troupe Kramer poi, da commentatore per la NBC, da compagno di merende e di bevute fino agli ultimi giorni della sua vita non si è mai negato una battuta, un ricordo, una risata"

-Tommasi: "Il Tennis avrebbe bisogno di un Nastase ad ogni generazione"

-Tommasi: "È tutta la vita che dò i numeri"

-Tommasi: "Gran dritto, difficoltà 11"

-Tommasi: "Ci rimane il ricordo di 40-45 minuti di grande tennis giocati da Federer, che ha infilato la gemma di un recupero laterale probabilmente più complicato da descrivere di quanto non sia stato per Federer eseguirlo. È stato un colpo che chiunque possieda un televisore avrà modo di vedere più volte, perché è ideale sia per comporre una sigla tennistica di buona qualità sia per dimostrare che cosa siano il talento e la capacità di rendere semplici le cose difficili"

Tommasi: "Forse Jimmy Connors anziché il tennista avrebbe dovuto fare il pugile"

Tommasi: "Forse Borg è stato il più grande atleta che abbia mai giocato a tennis. Ci sono stati, prima e dopo di lui, molti tennisti che servivano meglio e che potevano giocare la volée con maggiore disinvoltura ed efficacia ma che contro Borg andavano in campo con pochissime probabilità di vittoria"

[Durante Federer-Hewitt]
-Tommasi: "Per ora KO tecnico"

-Tommasi: "Poi controlla con serenità la rete"

-Tommasi: "Velenoso questo cross di dritto"

-Tommasi: "Questo è un colpo di difficoltà 12 della scala Mercalli"

-Tommasi: "Non lo sapremo mai ma quelle due strisce di cinque game consecutivi che Djokovic ha infilato dal 3 a 1 per Federer nel secondo ed ancora nel terzo set mi fanno pensare che il campione svizzero abbia smarrito prima ancora dei suoi magici colpi quella spavalda sicurezza che gli ha quasi sempre consentito di risolvere molte partite.
In altre parole temo che Federer si sia troppo abituato a perdere e che consideri la sconfitta una possibilità dopo che per molti anni l'aveva rifiutata"

-[Su Jimmy Connors]
Tommasi: "Il tennista più simile, negli atteggiamenti gladiatori e nella determinazione agonistica, a un pugile. Pur essendo stato sconfitto sempre in modo scoraggiante da Borg, è andato ogni volta in campo convinto di vincere"

-[Su Ivan Lendl]
Tommasi: "Questo campione ha compensato con il rigore e la determinazione quel pizzico di talento in meno che una natura, comunque generosa, gli ha messo a disposizione"

Tommasi: "Molti tennisti in ogni parte del mondo hanno indossato le magliette con la coroncina di alloro senza sapere che, prima di essere una marca, Fred Perry era stato un campione"

-[Su Stefan Edberg]
Tommasi: "È stato il più elegante interprete del tennis serve and volley. La sua correttezza e il suo comportamento in campo hanno indotto qualche critico a ritenerlo incapace di lottare"

-Tommasi: "Sono convinto che nessuno abbia giocato a tennis come Hoad ha fatto nei suoi anni migliori. Purtroppo cronici problemi alla schiena gli hanno accorciato la carriera e gli hanno impedito di vincere ciò che avrebbe potuto"

-Tommasi: "Le volèe su terra le devi giocare d'attacco, su erba l'importante è mandare di là la palla che muore poi nell'erba"

-Tommasi: "Per scoprire il segreto di Hoad era sufficiente stringergli la mano, e rendersi conto dell'incredibile forza che aveva nel polso"

-Tommasi: "Lleyton Hewitt ha sfruttato al meglio, vincendo due prove importanti del Grande Slam, la fase di passaggio dal dominio di Pete Sampras a quello di Roger Federer. Ha compensato con grandi qualità agonistiche e di corsa alcuni limiti tecnici, anche perché la grande tradizione del tennis australiano aveva già iniziato prima di lui un declino nella produzione di campioni e di talenti difficile da spiegare senza uno studio più ampio della società australiana"

-Tommasi: "Ted Schroeder è stato probabilmente il più forte dilettante che abbia mai giocato a tennis. Per dilettante intendo un signore che ha sempre svolto un altro lavoro e che utilizzava le sue vacanze per giocare qualche torneo. Curiosamente lo si vedeva solo in Australia, da dove inviava i suoi commenti a una radio americana che gli aveva affidato quell'incarico fin dai tempi in cui non erano molti i giornalisti che seguivano regolarmente il circuito"

-Tommasi: "L'erba è una superficie che sarebbe già sparita dal Tennis se non fosse stata tenuta in vita da Wimbledon, ma è anche la più onesta nei confronti del talento.
Sulla terra si può vincere con la pazienza e con la corsa, sul cemento con la violenza, sui prati ci vuole molto di più"

-Tommasi: "McEnroe è uno di quei giocatori che non possono essere trascurati quando si tratta di risolvere un quesito antico, stabilire cioè chi sia stato il più forte tennista di tutti i tempi.
Premesso che la trasformazione del gioco e delle racchette rende impossibile una risposta credibile e convincente, credo che si possa indicare in McEnroe il tennista più geniale in tutta la storia di questo gioco.
La sua magica mano sinistra sapeva ricavare traiettorie incredibili, rotazioni diaboliche, angoli che buttavano l'avversario fuori dal campo"

-Tommasi: "Ah era out? Una volta Federer ha battuto il falco!"

-Tommasi: "La giornata non si può chiudere senza ricordare Jack Kramer, il campione che ha dominato il tennis nell'immediato dopoguerra come nessuno ha fatto prima e dopo di lui e che si è spento ad 88 anni.
Nato a Las Vegas il 1° agosto 1921, Kramer è stato penalizzato in termini di risultati dalla guerra che gli ha sottratto i sei anni migliori della sua carriera"

-Tommasi: "L'Australian Open ha una storia meno antica e meno nobile rispetto agli altri tornei dello Slam. Il libro d'oro si salva perché arricchito dai nomi dei grandi campioni australiani che per anni hanno fatto dell'Australia il primo paese del mondo.
Quando la generazione di quel grande motivatore (più che maestro) di Geppetto Hopman si è esaurita lasciando i Sedgman, i Cooper, gli Hoad, i Rosewall, i Laver, i Newcombe ed i Roche senza eredi, gli australiani hanno reagito e hanno capito che senza i campioni di casa il loro torneo sarebbe morto senza la partecipazione dei migliori campioni stranieri.
Per convincerli alla lunga trasferta hanno dovuto rinunciare all'erba e costruire un nuovo stadio"
-Tommasi: "Roddick è un campione incompleto.
Avesse avuto un rovescio adeguato, la sua carriera e la stessa storia del tennis degli ultimi anni sarebbero state diverse.
Il suo Tennis si è sempre basato su un dritto devastante e una prima di servizio con la quale ha raggiunto velocità impossibili per i colleghi. Questi due colpi gli hanno impedito, o più probabilmente non gli hanno fatto ritenere necessario, di lavorare sul rovescio, sul quale sono intervenuti senza successo allenatori ed ex campioni (Connors)"

-Tommasi: "Se l'immagine di Agassi si è trasformata negli anni (spariti i capelli, più castigati gli abiti) sono rimaste identiche le sue caratteristiche di giocatore, che ha inventato un nuovo stile di gioco. Una volta gli attaccanti andavano a rete, i regolaristi stavano in fondo, Agassi è stato un attaccante da fondo, un tipo di gioco reso possibile dalla sua qualità primaria, uno straordinario, inimitabile senso dell'anticipo sostenuto da una eccezionale coordinazione. Arrivando prima sulla palla riusciva a trovare angoli e traiettorie che gli consentivano di dominare il gioco e dettare i tempi"

-[Nel 1983]
Tommasi: "Se Stefan Edberg non vince il torneo di Wimbledon entro cinque anni, smetto di scrivere di Tennis"

-Tommasi: "Se avessi avuto la possibilità di scegliere un modello e di realizzare il sogno di giocare come lui, non avrei avuto esitazioni: avrei voluto giocare come Ken Rosewall"

-[Su Rod Laver]
Tommasi: "Tra le molte qualità che gli hanno consentito di essere considerato forse il miglior tennista di ogni epoca penso che la velocità di esecuzione sia stata la più importante.
È probabile che essere mancino lo abbia aiutato nel rendere micidiale il suo servizio da sinistra, quasi sempre seguito a rete"

-[Su Evonne Goolagong]
Tommasi: "Talmente gentile ed elegante da dare l'impressione che le dispiacesse, vincendo, procurare un dolore alla sua avversaria"

-Tommasi: "O mamma miaa"

-Tommasi: "Un gancio sinistro, il dritto di Nadal"

-Tommasi: "Non sono qui a vendere tappeti"

-Tommasi: "I pronostici li sbaglia solo chi li fa"

-Tommasi: "Pioggia di circoletti rossi"

-Tommasi: "Salva il match point con questo rovescio, dopo un palleggio abbastanza avventuroso"
"Stavo pensando rocambolesco, mentre tu pronunciavi avventuroso. Guarda quà cosa ha ripreso il mostro"

-Tommasi: "Non puoi giocare da fondo campo contro Aaron Krickstein, lui sbaglia solo dopo 120 scambi"

-Tommasi: "Il computer sa fare il conto ma non conosce il Tennis"

-Tommasi: "Chiamato a rete rivelava le sue umili origini"

-Tommasi: "Si decide tutto al 7° game...la chiave del gioco!"

-Tommasi: "Chiamato a giocar di fino rivelo le su umili origini"

-Tommasi: "Ci pagano per svolgere un lavoro per il quale pagheremmo noi"

-Tommasi: "Minibreak, 3 a 0 pesante!"

-Tommasi: "La classe è la qualità di giocare bene i punti importanti (non l'eleganza dello stile!)"

-Tommasi: "La superficie di Flushing Meadows è la superficie più onesta"

-Tommasi: "Negli Stati Uniti hanno costruito Flushing Meadows in 8 mesi: lo stesso
tempo che occorre in Italia affinchè una pratica passi da una scrivania ad
un'altra"

-Tommasi: "Pete Sampras credo che non vincerà Wimbledon perchè serve troppo forte per
avere il tempo di arrivare a coprire la rete"

-[Su Sampras, dopo qualche anno che fece incetta di Wimbledon]
Tommasi: "Su Sampras credo di essermi sbagliato"

-Tommasi: "E' possibile essere oggettivi, è impossibile restare neutrali"

-Tommasi: ‎"Palla calante, voleè perdente"

-Tommasi: "Il doppio non è più di nessun interesse da quando è disertato dai giocatori più importanti"

-Tommasi: "Il miglior giocatore erbivoro"

-Tommasi: "Butta la palla di là e può darsi che non ritorni"

-Tommasi: "Il girone all'italiana è una formula che non va bene per il tennis, chi perde deve andare a casa e non può vincere il torneo come invece successo spesso al Master"

-Tommasi: "Il migliore di tutti i tempi non esiste! C'è solo il migliore di ogni epoca tennistica!"

-Tommasi: "Il periodico medio" (6-4 6-4)

-Tommasi: "Dritto anomalo"

-Tommasi: "Ricamo!"

-Tommasi: "Spaventoso questo rovescio di Federer"

-Tommasi: "Il fuso orario non lo abbiamo inventato noi"

-Tommasi: "Il Tennis è il ritratto della vita, ti insegna sia a vincere sia a perdere!"

-Tommasi: "Una seconda robusta!"

-Tommasi: "E' in uno stato di grazia, non si puo' far nulla contro di lui!"

-Tommasi: "Si doperebbero solo per vincere il torneo del condominio"

-Tommasi: "E' un regolarista falloso..."

-Tommasi: "Un onesto terraiolo"

-Tommasi: "Si è trovato nella terra di nessuno"

-Tommasi: ‎"Ha fatto una figura da cioccolataio"

-Tommasi: "Davydenko ha il fisico da impiegato del catasto"

-Tommasi: "Volèe artigianale"

-Tommasi: "Questa avrebbe ucciso un elefante"

-Tommasi: "E' un giocatore che timbra tutti i giorni il cartellino"

-Tommasi: "Il doppio è un altro sport". E, come ha già detto qualcuno, "un malato terminale".

-Tommasi: "Un parente molto stretto del match-point"

-Tommasi: "Non è detto che nel Tennis chi fa più punti vince la partita...perchè i punti non sono tutti uguali"

-Tommasi: "Nel Tennis non sempre 1+1 fa 2"

-Tommasi: "La Davenport sarebbe campionessa del mondo di Tennis, se il Tennis sì giocasse da fermi"

-Tommasi: "Ahia si avvicina l'uomo della pioggia"

-Tommasi: "Al tie break vince chi sbaglia meno"

-Tommasi: "Sta giocando in braccia allo spettatore della prima fila"

-Tommasi: "Cambio gomme"

-Tommasi: "Bentornati a Wimbledon, sul campo centrale sono stati messi i teloni, Giove Pluvio ha deciso che non si deve giocare"

sabato 15 luglio 2017

Scontri e Lancio Di Oggetti Durante Linfield-Celtic Glasgow

La partita tra Linfield e Celtic è finita come prevedibile con una vittoria degli scozzesi (0-2) ma sono tante le cose da raccontare.
In primis i tifosi del Celtic non hanno potuto assistere alla partita per uno strano scherzo del destino: ovvero la concomitanza con l'evento The Twelfth (Orange Walk) che si tiene ogni anno il 12 del mese di luglio in Irlanda del Nord.
Si tratta di una celebrazione protestante ed unionista (con tanto di falò) in onore di Re Guglielmo III d'Orange, deceduto a Londra 315 anni fa.
Nel 1690, i soldati protestanti guidati da Guglielmo III d'Orange attaccarono e sconfissero nella battaglia del Boyne i cattolici, condotti da Giacomo II Stuart, sancendo di fatto il dominio della religione protestante in Nord Irlanda.
La tifoseria del Linfield è chiaramente protestante (tanto da essere gemellata con i Rangers e sudditi della corona inglese).
Il Linfield ha anche divisa blu e pantaloncini bianchi) e ogni anno dà vita a questa storica manifestazione, che spesso e volentieri sfocia in scontri con la polizia, arresti e feriti.
Ciò comporta sempre un grande dispendio di forze dell'ordine, motivo per cui queste non sarebbero state sufficienti per fronteggiare anche la presenza dei tifosi del Celtic (quindi cattolici) in trasferta.
La versione ufficiale della polizia nordirlandese è stata infatti che il Celtic abbia rinunciato di sua spontanea volontà alla sua dotazione di biglietti per questa partita di Champions League contro il Linfield, ma il club scozzese ha precisato di ritenersi molto sorpreso delle parole della polizia, rigettando al mittente la responsabilità della decisione.


IL MATCH
Il doppio confronto, in teoria, era scritto in partenza.
Il Celtic sino ad una decina di anni fa era un cliente fisso di ottavi di finale di Champions, ne hanno vinta anche una nel 1967, curiosamente nello stesso anno il Linfield ottenne anche il miglior risultato della sua storia nelle coppe europee: quarti di finale.
Tornando all'attualità, un autogol di Haughey (17') e una rete di Rogic (23') hanno permesso al Celtic di espugnare il Windsor Park di Belfast.
Il prossimo 19 luglio, in Scozia, il Celtic partirà dunque con un importante doppio vantaggio.
I Nord Irlandesi potranno contare su 1500 tifosi che hanno già fatto loro il biglietto.


INTEMPERANZE
Nei giorni precedenti il match era comparso uno striscione intimidatorio e di insulti contro Scott Sinclair, attaccante del Celtic.
I tifosi del Linfield hanno provocato quelli del Celtic per tutto il tempo (giocatori e i pochissimi tifosi che c'erano sugli spalti), e l’atmosfera si è fatta anche più tesa nel finale di gara con il Celtic già in vantaggio per 2-0, Leigh Griffiths, attaccante biancoverde è uscito illeso dopo il calcio d'angolo più pericoloso della sua vita, calciato schivando di tutto, dagli accendini alle bottiglie di wishky.
Lo stesso poi è stato ammonito dopo aver raccolto una delle bottiglie di vetro lanciate in campo, ammonito per aver provocato i tifosi di casa mimando un 5-1 (risultato di Celtic-Rangers della passata stagione).
Griffiths poi ha deciso di prendersi un’ulteriore rivincita a fine partita: ha preso una sciarpa del Celtic e la ha annodata a uno dei pali della porta del Linfield, scatenando la rabbia dei tifosi di casa, frenati solo dall’intervento della polizia con i cani.

mercoledì 12 luglio 2017

La Storia Di Conor McGregor: Insulti, Guerre Psicologiche e Trash Talking

Nato in Irlanda, a Dublino, il 14 luglio del 1988, Conor McGregor si rivela sin dalla tenera età un ragazzo diverso da tutti gli altri.
L'Irlanda è terra di Calcio ma soprattutto Rugby però Conor ha altri progetti.
Così, dopo una breve parentesi giovanile nel calcio dilettantistico irlandese (nello Yellostone) McGregor comincia dunque a studiare svariate arti marziali, cogliendo così l'occasione per imparare a difendersi da chi, nel passato, si era preso gioco di lui.
Kickboxing e Boxe in primis, al quale aggiunge Capoeira, Karate e Grappling.
Diventerà un campione di MMA.
Comunque sarà un episodio del tutto casuale a convincere McGregor a dedicarsi definitivamente al combattimento, come racconterà anni dopo: "Entravo ed uscivo dalla Boxe da giovane, ma non l’ho praticata mai seriamente fino a quando non mi sono fatto pestare per una ragazza, dal suo ex che era molto più grande di me. Sono amico di quel ragazzo oggi, ma è sempre bello sapere che posso piegarlo come una sedia a sdraio all’occorrenza"

A 18 anni si trasferisce con la famiglia a ovest di Dublino e poco dopo conosce la sua attuale moglie Dee Devlin.
McGregor ricorderà tempo dopo quanto sia stato prezioso il suo sostegno durante i periodi più bui, quando viveva in affitto nella profonda periferia di Dublino con i 188 € mensili del sussidio di disoccupazione, trascorrendo tutto il suo tempo in palestra, sognando di diventare un campione.
L’esordio di McGregor nelle arti marziali avviene il 17 Febbraio 2007, nella federazione irlandese Ring Of Truth, dove affronta e sconfigge il suo connazionale Ciaran Cambell in quello che sarà il suo primo e ultimo match di MMA.
S'intravedono già l’aggressività, la potenza dei colpi, la sfrontatezza, la guardia bassa, l’atteggiamento provocatorio.
McGregor passa, dopo un solo match amatoriale, al professionismo.
Vinto il quarto incontro, McGregor non smette di allenarsi ma per rivederlo in azione bisogna aspettare quasi due anni, è l’Ottobre del 2010 e l’evento è il Chaos Fighting Championship e si svolge in un ring, come spesso accade per le federazioni minori.
Il suo avversario è il nordirlandese Connor Dillon.
È un incontro importante perché mostra i cambiamenti e le variazioni tecniche di McGregor: una maggiore velocità di gambe e tecnica.
Un mese dopo, il 27 Novembre 2010, al CWFC, perde contro il suo connazionale Joseph Duffy facendosi sorprendere da una Arm-Triangle Choke dopo soli 40 secondi dall’inizio.
Questa è la sua seconda sconfitta per sottomissione, a testimonianza delle iniziali difficoltà avute da McGregor nelle fasi di Grappling.
Dopo di questa sconfitta (seconda), arriveranno 15 vittorie consecutive.
Quando torna a combattere, il 12 Febbraio del 2011, si sbarazza di Hugh Brady con una facilità irrisoria.
Un mese dopo fa lo stesso con Mike Wood, che finisce in 16 secondi.
Passa ancora un mese e elimina Paddy Doherty in 4 secondi.
Più o meno in questo periodo, per Conor si aprono le porte relative ad una carriera nelle MMA. Percorso, questo, non banale.
Le sue strabilianti doti lo portano in breve tempo a scalare i vertici della prestigiosa promotion britannica Cage Warriors, nella quale diventerà campione sia nella categoria pesi piuma che in quelli leggeri, conquistando conseguentemente la chiamata da parte di UFC.
Da lì in poi, ciò che ne seguì è ormai storia ben nota.
I continui successi all'interno dell'ottagono più famoso al mondo hanno consentito a Conor McGregor di bissare l'impresa compiuta in CW, diventando il primo pluricampione della storia UFC.


IL TRASH TALKING
Oltre ad essere un campione all’interno della gabbia, Conor eccelle anche in conferenza stampa, attraverso le sue tecniche di Trash Talking e guerra psicologica.
Ne sanno qualcosa alcuni wrestlers e pugili, Floyd Mayweather in particolare: "solo Gesù contro il Diavolo avrebbe più appeal".

Rivolto ai Wrestlers: "Non intendevo mancare di rispetto ai fan della WWE. Ciò che intendevo dire è che staccherei la testa a schiaffi al vostro roster al completo. E due volte di domenica"

I Wrestlers della WWE si sono sentiti punti nel vivo dal messaggio di McGregor e alcuni di loro hanno risposto per le rime.
Roman Reigns: "Sei grande quanto la mia gamba. Stai zitto"
O ancora Kurt Angle: "McGregor è davvero divertente. Perché non togli la testa dal culo di Dana White?"
Il leggendario Ric Flair ha addirittura accusato l'irlandese di aver copiato le caratteristiche del suo personaggio in WWE.
Il fighter irlandese non è stato affatto generoso nemmeno con John Cena, definendolo un Mister Olympia fallito di 40 anni che va ancora in giro con magliette fluorescenti.
John Cena ha risposto pubblicando un Tweet: "Il successo spesso genera disprezzo. Più ne ottieni più disprezzo avrai. Rimani concentrato e vai avanti"
Un'altra diatriba importante è quella con Nate Diaz.
Ad inizio 2016 il lottatore americano si è trovato inaspettamente seduto su una sedia insieme a Conor, con solo un moderatore a dividere i due nella immediata guerra di parole pesanti.
Erano state 24 ore turbolente dopo che Rafael Dos Anjos aveva annunciato di ritirarsi dalla difesa del titolo di UFC 196 contro McGregor a causa di una frattura al piede sostenuta in allenamento.
Diaz ha velocemente accettato il match.
Diaz ha provato a rimandare al mittente gli insulti di McGregor ma la sua voce è stata facilmente sovrastata dal'irlandese.
Si è sentita solo la voce di McGregor con il consueto accento irlandese fino a quando Diaz non ha insistito per avere un altro microfono.
Un addetto ai lavori gliene ha così passato uno nuovo e Diaz è stato felice di usarlo.
Le sue parole sono state tonanti quando ha accusato McGregor e tutti gli altri atleti UFC di fare uso di steroidi: "Assumono tutti steroidi. Tutti. Tutti sono sotto steroidi. L'intera UFC. Tutti."
McGregor gli ha risposto: "Non avvicinare il mio nome agli steroidi, compagno.Non uso steroidi, che cazzo stai dicendo? Due dei tuoi compagni di team hanno usato steroidi. Due dei tuoi ragazzi. Lo Skrap Pack. Te lo ricordi? Che gli è successo? Sapevi che stavano prendendo quella roba? Lo sapevi?"
Diaz non rispose alla domanda e la conferenza stampa è presto degenerata da lì in avanti.
Quando McGregor lo ha chiamato "gangster" e lo ha preso in giro con un saluto da gang Diaz ha esclamato: "Fanculo. Fanculo la tua tua cintura".
Per la cronaca, poi sul ring, vincerà Nate Diaz che infliggerà la terza sconfitta della carriera dell'Irlandese (il bilancio era di 19-2, sino a questo momento).
6 mesi dopo però, l'irlandese si prenderà la rivincita sconfiggendo l'americano.
Daniel Cormier (lottatore UFC): "Conor riesce ad attirarsi addosso tutta l'attenzione mediatica possibile. E' un vero e proprio anti-eroe, una sorta di "Stone Cold" Steve Austin. 
Si tratta del classico atleta per il quale non faresti mai il tifo inizialmente, ma che poi alla fine riesce a conquistarti. E' un qualcosa di diverso rispetto a quello che il pubblico era abituato a vedere prima: comunque sia, credo che l'avvento di McGregor possa essere un bene per il nostro sport"

La faida con Floyd Mayweather inizia nel 2015 quando Ronda Rousey dichiara di poter sconfiggere il pugile in un match senza regole.
L'irlandese, a pesce, s'inserisce nella diatriba aggiungendo: "In un combattimento vero, Ronda distruggerebbe Mayweather in pochi secondi, sono sicuro al 100%.
Quando non sei abile con le prese, non hai speranze. 
Per noi, è come giocare con un bambino. 
Le persone che non capiscono questo sport non riescono a capire nemmeno quanto siano vulnerabili. E poi Ronda è stata un’olimpionica di Judo. 
Lo manderebbe a terra in un secondo. Io? Lo manderei ko. Sicuro"
L'incontro con Ronda poi salta ma i due tra un insulto e l'altro finiscono ai ferri corti e il match, seppur si tratti di sport diversi, è inevitabile
Qualche giorno fa, a Los Angeles, è andato in scena il primo "match" (conferenza stampa) fra Conor e Mayweather (il match vero, andrà in scena il 26 Agosto 2017). 
Durante la conferenza stampa di presentazione a Los Angeles, i due si sono "affrontati" muso contro muso.
Da una parte c'è l'irlandese, in abito gessato, da sempre dedito agli insulti e provocazioni, all'altro angolo a rispondere un pugile che negli ultimi tempi se l'è dovuta vedere con problemi legati al suo fisico.
Insulti e provocazioni, che sembra coronare perfettamente quello che viene definito dai media di settore "l'incontro del secolo".
"Lo metterò KO al massimo in 4 riprese" dichiara Mayweather.
Può sembrare una minaccia e forse lo è, ma niente a confronto con lo sproloquio del lottatore irlandese: "È venuto in tuta perché non può permettersi più nulla", ha ribadito McGregor, alludendo ai problemi fisici che recentemente hanno colpito il suo avversario.
"Sono vecchio. Non sono lo stesso pugile di 10 anni fa e non sono nemmeno lo stesso pugile di 2 anni fa. Ma posso batterti. Sappiamo tutti che io sono il migliore" ha replicato lo statunitense.

lunedì 10 luglio 2017

Dock Ellis, La No Hitter Sotto L'Effetto Del LSD ed Altre Follie

Dock Ellis nacque nel 1945, iniziò a bere e drogarsi già da giovanissimo, a 14 anni.
Esordì in MLB nel 1968 come rilievo per i Pittsburgh Pirates, chiuderà la carriera con un'ottima ERA (3.46) e con un record di 138-119 (accortosi delle sue qualità, i Pirates lo sposteranno nella rotazione).
Ellis aveva nel suo repertorio 5 tipi di lanci: fastball, curveball, changeup, palmball e, come era solito chiamarla lui stesso, la "sliding fastball".
Vinse anche le World Series nel 1971.
Era una testa calda che non schivava i guai, anzi andava a cercarli.
A volte si presentava in campo coi bigodini.
E quando il commissioner Bowie Kuhn glielo vietò il suo commento fu: “Non mi risulta che vietino a Joe Pepitone di portare il parrucchino”.
Pepitone giocava per i NY Yankees.
In realtà anche i Pirates medesimi gli vietarono i bigodini.
Però poi si sarebbe scoperto che con quelli in testa poteva usare meglio il sudore del cuoio capelluto per lanciare una specie di spitball modificata.
Si sposò quattro volte, ebbe tre figli e due nipoti.


E' GIOVEDI O VENERDI?
Nel 1970 Ellis aveva 25 anni, ed era già alla terza stagione in MLB, come pitcher dei Pittsburgh Pirates.
Il 12 giugno 1970, successe qualcosa d'incredibile.
Era venerdi, solo che Dock credeva fosse giovedi.
Più precisamente, il giorno prima, i Pirates volano a San Diego, dove il giorno dopo (venerdi) avrebbero dovuto giocare un doubleheader, due partite in fila contro i Padres.
Dock però decide che sarebbe stato inutile restare a San Diego a non far nulla, e così prosegue per Los Angeles.
E da lì, tutto quel che succede è confuso.
Dock va a casa di amici a drogarsi.
Prende dell’LSD.
Il tempo passa, arriva il venerdi, a sua insaputa.
Intanto lui prende un'altra pasticca di LSD alle 12.
E’ solo ad ora di pranzo che una amica del padrone di casa lo riportò sulla terra.

“Ehi Dock, oggi devi lanciare”
“Ma no, lancio domani”
“Ti dico che è oggi, c’è scritto qui, sul giornale”
“Oggi non giochiamo. Sono partente nella prima partita di domani, venerdì”
“Dock, oggi è venerdì. Venerdì 12 giugno”.
“Cosa cazzo è successo ieri?”

Dock scattò su un taxi, verso l’aeroporto di Los Angeles.
Volo alle 14, arrivo a San Diego alle 15.
Alle 16.30 era allo stadio di San Diego.
Il primo lancio sarebbe stato alle 18.05.
“Non sentivo la palla in mano. In certi momenti vedevo il catcher, in altri non lo vedevo molto bene”. 
Così il catcher Jerry May, decise di mettersi dei nastri colorati nelle dita per segnalare meglio i lanci richiesti.
Dock: “Non ho quasi mai fatto il lancio che avrei dovuto fare. Il guantone del catcher non l’ho centrato praticamente mai. In compenso un paio di battitori li ho colpiti. 
Qualcuno l’ho passato in base”. 
Alla fine le basi ball sarebbero state otto (tra walk e battitori colpiti).
Dietro di lui, in difesa, i Pirates facevano i numeri: Bill Mazeroski in seconda e Matty Alou al centro, soprattutto.

“In certi momenti la palla era enorme, poi diventava minuscola. Al quarto inning ero assolutamente certo che l’arbitro di casa base fosse il presidente Richard Nixon. 
In battuta contro di me è venuto anche qualcuno che assomigliava a Jimi Hendrix. 
Mi ha tirato la sua chitarra, ma non mi ha colpito.
Su una battuta alla mia sinistra sono andato a coprire la prima, quando ho ricevuto l’assistenza ho esultato: credevo di aver segnato un touchdown”

Ma intanto i Padres non battevano.
Passavano gli inning, qualcuno andava in base ball, in generale nessuno ci capiva niente di quei lanci. Sesto, settimo, ottavo inning.

“Masticavo la mia chewing gum, l’ho fatta diventare polvere. 
Dicono che ho riempito le basi due volte, che ho fatto tre o quattro giocate difensive. 
Che su una battuta mi sono scansato, devo aver pensato fosse una line drive, invece era debolissima ed è arrivata a malapena fino all’interbase”

Ma valide niente. Nono inning. Il 27esimo out.
Finita, 2-0 per Pittsburgh: "No Hitter" (nessuna valida).
La 174a "No Hitter" della storia della Major League.
L’unica della carriera di Dock Ellis.
Dock era abituato a fare uso di alcol e droghe varie, specie di anfetamine.
Dock commentò: “E’ un peccato aver usato LSD quel giorno, l’LSD mi ha tolto quello che avrebbe potuto essere uno dei più bei ricordi della mia vita”.
Alcuni sono scettici sul racconto di quel giorno, anche se Scipio Spinks (un pitcher degli Astros) disse che il racconto di Dock fosse del tutto plausibile perchè si facevano insieme di LSD.


WORLD SERIES 1971
Come altre stranezze si può ricordare quando nel 1971 durante le NLCS (contro i San Francisco Giants) cambiò hotel, in quanto le stanze dell'albergo erano troppo piccole.
Più precisamente criticò la scelta dell'albergo (a suo dire "troppo economico").
Per la cronaca i Pirates poi batteranno 4-3 i Baltimore Orioles, diventando campioni del mondo.
Ellis chiuderà la stagione con 3.06 di ERA e un record di 19-9.


L'ARRESTO
Tra le sue infinite prodezze quella volta che, lui Willie Stargell e Rennie Stennett, persero l’autobus per lo stadio di Cincinnati.
Stargell e Stennett si fecero identificare dai poliziotti, lui no.
Venne in seguito arrestato per aver mostrato il pugno ad un poliziotto: “Ma come, gli stavo facendo vedere l’anello delle World Series, per spiegargli chi sono”.
A dire dei poliziotti era ubriaco fradicio.


LANCIARE DA SOBRIO?
Uno che tuttavia ebbe a dire che i momenti più difficili della sua carriera sono state quelle volte che ha provato a lanciare da sobrio, visto che stava perennemente strafatto.
Ellis ha affermato che il momento più brutto della sua carriera è stato quando ha tentato di giocare una partita da lucido nel 1973.
Durante i riscaldamenti pre-match, non riusciva a ricreare la sua meccanica del lancio.
Ellis tutto impanicato scappò negli spogliatoi, aprì il suo armadietto, prese alcune anfetamine con caffè e tornò in campo.


BATTITORI COLPITI A CINCINNATI
Piuttosto rilevante anche quello che avrebbe fatto il 1° maggio del 1974, sempre a Cincinnati, squadra che lui odiava particolarmente (erano comunque in tanti ad odiare la "Big Red Machine").
Quel giorno, semplicemente, decise che gli avrebbe tirato addosso a chiunque.
Al primo inning colpì Pete Rose, Joe Morgan, Dan Driessen, quindi Tony Perez riuscì a schivare i suoi lanci e andò in base ball.
Dock cercò di colpire anche Johnny Bench, e a quel punto, il suo allenatore Danny Murtaugh,  lo tolse.
Ci fu bisogno della polizia per portarlo via dallo stadio.


LA MORTE
Dopo il ritiro avvenuto nel 1980, Ellis confessò di non aver mai lanciato senza aver assunto droghe nell'immediata vicinanza della partita.
Sempre negli anni 80 entrò in clinica per disintossicarsi, rimanendo per 40 giorni al "The Meadows" in Arizona.
Dock Ellis nel 2007 era malato di cirrosi, avrebbe avuto bisogno di un trapianto di fegato.
Ma non aveva assicurazione medica.
Quando la voce girò nell’ambiente del Baseball, ex giocatori raccolsero i fondi necessari.
Nel frattempo il suo quadro si era aggravato, aveva problemi cardiaci.
Il trapianto era diventato impossibile.
Dock è morto il 19 dicembre 2008. Aveva 63 anni.

venerdì 7 luglio 2017

Arsenal v Dinamo Mosca: L'Amichevole Più Assurda Della Storia (1945)

"La guerra senza lo sparo"

La partita tra Arsenal e Dinamo Mosca, giocata durante la seconda guerra mondiale a White Hart Lane (stadio del Tottenham) a causa dell'inagibilità di Highbury, è rimasta nella storia.
Non certo per l'importanza del match.
Siamo in un freddo inverno del 1945.
Ma perchè Highbury era inagibile? Era occupato dal Ministero della Difesa inglese che aveva installato un Air Raid Precautions Centre.
Sono pochi i testimoni diretti di questa partita, e in verità anche i pochi che c’erano non hanno visto praticamente nulla.
Per il semplice motivo che il protagonista principale di questa partita fu la nebbia.


PERIODI DI GUERRA
La guerra era finita e le 3 potenze vincenti (Inghilterra, Russia ed USA) erano pronte a spartirsi il territorio tedesco.
La Football Association inglese, per favorire l'amicizia tra le due nazioni contro il nazi-fascismo (di Germania ed Italia), invitò la squadra campione dell’Unione Sovietica, la Dinamo Mosca, per un tour di amichevoli in giro per il Regno Unito.
I due paesi erano ancora alleati e, malgrado si fossero già delineati i motivi che avrebbero innescato la “guerra fredda”, un esito diverso nella definizione dei rapporti fra Est e Ovest pareva ancora possibile.
Winston Churchill non aveva ancora parlato della “cortina di ferro” (che avrebbe diviso l'Europa), George Kennan (l’ambasciatore americano a Mosca) non aveva ancora ispirato la “dottrina Truman” (che innescò la Guerra Fredda tra USA e Russia) e membri influenti del mondo accademico statunitense suggerivano addirittura di condividere i segreti nucleari con la Russia per porre sotto controllo internazionale la devastante arma atomica.
Insomma Inghilterra e Sovietici erano alleati ma i russi non si fidavano delle potenze occidentali, pur tuttavia il tour iniziò comunque.


UNIONE SOVIETICA O DINAMO MOSCA?
La Dinamo Mosca che si imbarca verso l’Inghilterra, non è proprio la Dinamo Mosca.
In maniera piuttosto silenziosa, vengono aggregati alla delegazione per la trasferta anche i migliori calciatori del campionato sovietico.
Quella che arriva in Inghilterra, è a tutti gli effetti una nazionale dell’Unione Sovietica, ma che gioca con i colori della Dinamo Mosca.
I calciatori arrivano in Inghilterra vestiti tutti uguali, con delle enormi borse e scatoloni al seguito.
In tanti si interrogano sulla natura di quel bagaglio, alcuni dicono che sono bombe atomiche.
Per quanto riguarda il tour di amichevoli, la Dinamo Mosca ha solo due richieste da fare: che almeno una partita venga arbitrata da un arbitro sovietico, e che uno degli incontri si disputi contro l’Arsenal, formazione che all’epoca era considerata leggendaria anche al di fuori dei confini inglesi.
Dopo aver trovato a fatica un posto in cui i calciatori sovietici potessero dormire (niente cibo, all’ambasciata sovietica, non volevano correre il rischio di essere avvelenati) il tour ha inizio.
La prima partita è a Stamford Bridge, davanti a più di 80.000 spettatori, contro il Chelsea.
Pronti, via e la Dinamo è già sotto 2-0 con le reti di Goulden e Williams.
Al minuto 37 ci sarebbe l’occasione per riaprire la partita ma Solovyov sbaglia il calcio di rigore, la Dinamo però non si scompone e riesce a trovare il pareggio nella ripresa, è 2-2.
Ci pensa Tommy Lawton a ristabilire le gerarchie al 77° ma il bomber sovietico Bobrov all’ 83° pareggia i conti con un gol che era nettamente in offside.
Lawton, andando a chiedere spiegazioni al direttore di gara, si senti dire che il gol era stato convalidato per motivi “diplomatici”.
Esito finale 3-3 e un pareggio che per la Dinamo equivaleva a una vittoria.
Finirà anche in pareggio (2-2) l'ultimo match del tour contro i Glasgow Rangers (i russi giocarono in 12 per larga parte del match: gli arbitri britannici non erano ancora abituati a gestire le sostituzioni, imposte dai russi ed entrate in vigore 20 anni dopo).


LA SFIDA ALL'ARSENAL
A White Hart Lane, quel giorno, le squadre scendono in campo, ma trovano davanti a loro un muro di nebbia che rende praticamente impossibile vedere a più di mezzo metro di distanza.
Come si fa a giocare in quelle condizioni? Ma la partita si deve giocare per forza.
Per l’occasione, c’è anche l’arbitro sovietico, Nikolay Latyshev.
Da qui in poi, è tutta leggenda.
Sono in pochi ad aver capito davvero cosa sia successo quel giorno, in campo.
L’Arsenal, per rispondere alla Dinamo Mosca, si era fatta prestare alcuni dei migliori calciatori inglesi dell’epoca.
Come il leggendario Stanley Matthews, per esempio, o Stanley Mortensen (autore di 2 reti).
Ben presto, si capisce però che la nebbia è davvero troppo fitta per capirci qualcosa.
E basta poco perché, in un attimo, le regole del calcio vengano momentaneamente stravolte, per questa amichevole.


CHI GIOCA IN 15, CHI RITORNA IN CAMPO DOPO L'ESPULSIONE
La nebbia era così fitta che l’incontro si trasformò ben presto in una farsa, sotto ogni punto di vista. Le regole, allora come oggi, prevedevano che fosse visibile il campo da porta a porta.
Il pubblico londinese, nella confusione generale, ad un certo punto del match pensava che i sovietici stessero giocando contemporaneamente in 15 (tra una sostituzione e l'altra)!
Mentre l’Arsenal ebbe un giocatore espulso che fece ritorno sul terreno di gioco senza che il direttore di gara se ne accorgesse della furbata.
Le cronache dell’epoca citano che uno spettatore, ad un certo punto dell’incontro, si sarebbe posizionato addirittura fra i pali di una delle due porte.
Infatti il portiere dei Gunners, confuso dalla nebbia andò a sbattere sul palo nel tentativo di parare. Una botta atroce.
Dolorante alla testa, l’estremo difensore era definitivamente fuori gioco.
Senza che nessuno se ne accorgesse, entrò un ragazzo del pubblico che, sfilando i guanti al numero 1 titolare, si mise tra i pali al suo posto.
Il punteggio finale, con la vittoria degli ospiti per 3-4 (dopo il 3-1 dei Gunners), rimane una delle poche cose certe dell'incontro.
Forse.

domenica 2 luglio 2017

Caratteristiche Dei Ballpark: Hitter e Pitcher Friendly (MLB)

Come si sa, nel Baseball, per via delle dimensioni molto variabili dei campi, delle zone di foul e delle altezze dei muretti ci sono alcuni Ballpark che favoriscono lanciatori, altri che favoriscono i colpitori.
Spesso si sente gli analisti MLB utilizzare il termine "Pitcher-Friendly" e "Hitter-Friendly".
Ci sono molti fattori che caratterizzano/distinguono un Ballpark.


ALTEZZA DELLE RECINZIONI ESTERNE
Maggiore è l'altezza della recinzione, maggiore è la difficoltà per un giocatore di realizzare una Run.
Si ricordi ad esempio il Baker Bowl, cioè la parete destra del campo del Philadelphia Base Ball Ground, che era a solo 85 metri da casa base, con centro destro a soli 91,5 m e con un muro di 18 m. In confronto, il Green Monster di Fenway Park è alto ben 37 metri ed è sito a soli 94 metri di distanza.
Il muro di Baker era abbastanza difficile da superare.
La parete era un amalgama di materiali diversi.
Fu in origine una struttura in muratura relativamente normale per quanto riguarda l'altezza.
Ma accortosi che gli HR erano troppo facili, la barriera fu estesa verso l'alto usando più muratura, legno e uno schermo in metallo.
Il muro dominava lo stadio nello stesso modo in cui il Green Monster lo fa oggi a Boston.
Invece nel Great American Ballpark di Cincinnati, recinzioni di destra sono alte soli 8 piedi.


PROFONDITA' DELL'ESTERNO
Questo è il fattore più ovvio per determinare la difficoltà di colpire una Run a casa.
Quante volte si vedono Run colpite centralmente a Minute Maid Park a Houston (436 piedi)?
Oppure nell'esterno sinistro dell' AT & T Park a San Francisco? Non molto spesso.
La profondità della maggior parte dei Ballpark va da 350-380 piedi, a seconda della posizione.
Il campo più profondo nel Major League Baseball è Petco Park a San Diego.


INDOOR/CLIMA
Per via dell'aria asciutta e secca a Denver e Phoenix, sia Colorado Rockies che Arizona Diamondbacks utilizzano umidificatori per le loro partite.
Alcuni Ballparks si trovano accanto a corpi d'acqua che producono forti brezze e raffiche che potrebbero aiutare la palla a viaggiare ulteriormente o meno.
Sia il PNC Park a Pittsburgh che il Great American Ballpark a Cincinnati hanno una reputazione per le traiettorie deviate in volo.
Stesso discorso per il forte vento che soffia su Wrigley Field (Chicago Cubs).
Discorso a parte per il Tropicana Field di Tampa che è l'unico Ballpark indoor.


DIMENSIONE AREE DI FOUL
La dimensione delle zone di foul è visibile in televisione.
Ad esempio queste sono molto ridotte a Fenway Park e Wrigley Field.
Il Target Field è un nuovo Ballpark con una piccola zona di foul.
L'Oakland-Coliseum invece ha una grande area di foul.
Quando gli stadi hanno grandi zone di foul le partite sono più veloci, meno lanci vengono effettuati e gli hitters battono meno perché la difesa ha una zona più ampia per effettuare giocate.


ALTEZZA DEL MONTE
Un monte di pitching più elevato consente ad un lanciatore di imprimere più velocità verso il basso.
Altezza del monte più elevata favorisce quindi i pitchers.


BALLPARK PITCHER'S FRIENDLY
-AT & T Park (San Francisco Giants) 
Il centro destro è forse il punto più profondo e il punto più difficile per realizzare una Run.
Si tratta di un parco amichevole che non richiede ai Giants di dare Run's Support.
-Safeco Field (Seattle Mariners)
Largo campo outfield e molto profondo centralmente.
-US Cellular Field (Chicago White Sox) 
Straightaway centrale sembra lungo chilometri.
-Petco Park (San Diego Padres)
Il più ampio outfield della MLB.
-Dodger Stadium (Los Angeles Dodgers)
I muri del Dodger's Stadium sono i più alti della MLB.
Il center field è il più profondo.


BALLPARK HITTER'S FRIENDLY
-Great American Ballpark (Cincinnati Reds) 
Dimensioni minime in tutto le zone del campo e Ballpark sito sulle rive del fiume Ohio.
L'esterno centro è a soli 400 metri di distanza dall'Home.
-Coors Field (Colorado Rockies)
Nonostante una outfield esteso e l'uso di un umidificatore, HR e R sono di casa in Colorado.
-Chase Field (Arizona Diamondbacks)
Come Coors Field, anche qui l'aria è asciutta e umida.
I muri sono abbastanza bassi soprattutto sul campo sinistro e destro.
-Yankees Stadium (New York Yankees)
Bassi muretti nel campo sinistro e centro-destro.
-Citizens Bank Park (Philadelphia Phillies) 
Dimensioni molto limitate del Ballpark.
L'outfield è molto hitter, ad eccezione dell'angolo chiuso nel campo destro.


NEUTRAL BALLPARK
-Angel Stadium Of Anaheim (Los Angeles Angels) 
Piccola muro nel campo sinistro ma alte mura nel centro destro.
Le recinzioni negli angoli sono molto basse.
-Wrigley Field (Chicago Cubs) 
Muri di dimensioni medie.
Il campo di campagna scoraggia un sacco di giocatori a fare giocate vicino alle pareti.