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giovedì 22 giugno 2017

Dabo Swinney e Le Metodologie Usate A Clemson (Football NCAA)

L'università di Football di Clemson ha un record di 28-2 nelle ultime 2 stagioni (14-1 e 14-1), annate che non capitano tutti i giorni.
In generale un complessivo 89-28.
Il merito è sicuramente del manager Dabo Swinney, esatto contrario di allenatori autoritari come Urban Meyer e Nick Saban (i più vincenti degli ultimi 10 anni).
Swinney ha portato Clemson due volte alla finale nazionale e 1 titolo (nel 2016 sconfiggendo la "sua" Alabama).
Immagine irriverente e provocatoria, grazie al suo "Nae Nae" (balletto Hip Hop, esibito davanti ai suoi giocatori e alle TV nazionali).
Prima di ogni partita guarda un film con la sua squadra (gli altri invece, generalmente, studiano l'avversario) trovando una morale per il giorno dopo.
Nel suo centro sportivo ha fatto mettere tre TV da 70 pollici per giocare ai videogame, un campo di minigolf, una sala di realtà virtuale, un campo da Beach Volley, uno per il Basket, due corsie per giocare a Bowling, due tavoli da Ping Pong e uno scivolo per scendere dal primo piano al pian terreno (in alternativa alle canoniche scale).
Il divertimento non manca di certo a Clemson e come detto in apertura nemmeno gli ottimi risultati.
Del resto il Football Universitario è, si, un piccolo business ma anche divertimento.
Swinne nacque nel 1969 in Alabama, venne soprannominato in seguito "Dabo" perchè il fratello lo chiamava "That Boy" (la pronuncia in Alabama è simile a "Dabo").
Grazie al padre conosce il Football ed Alabama di cui divenne tifoso.
Al liceo, la sua famiglia medio-borghese finisce in bancarotta e il padre, sommerso dai debiti (250mila dollari), inizia a bere.
La madre chiede il divorzio e la famiglia si sfascia, madre e Swinney cominciano a vagare come vagabondi tra un motel e l'altro.
Nel 1988 s'iscrive all'Università dell'Alabama e prova a giocare a football ma non è molto portato: lo presero come ricevitore nella squadra che simula gli schemi avversari.
L'anno successivo però non gli rinnovano la sovvenzione per studenti disagiati e non sa come pagare le tasse universitarie sino a che, misteriosamente, non trova una carta di credito con 1.000 dollari nella sua casella postale.
Finì poi in squadra grazie ad infortuni e l'allenatore gli diede una borsa di studio: "Non era dotato di talento ma aveva un grande cuore".
Nel 1992 vinse il titolo nazionale e poi divenne assistente.
Nel 2000 venne licenziato insieme a tutto lo staff ma 3 anni dopo, Tommy Boyden, gli offrì di allenare i ricevitori dei Clemson Tigers.
Nel 2008 lo sostituì come Head Coach, poi i record citati prima sono cosa nota.
Così come i metodi di "allenamento".
Oggi guadagna quasi 6 milioni di euro l'anno.

giovedì 15 giugno 2017

La Storia Di Wimbledon: Evoluzione Dell'Erba, Velocità e Tipo Di Rimbalzi

La lunga storia di Wimbledon è datata 1877, quando si tenne la prima edizione del singolare maschile sotto il controllo dell’All England Lawn Tennis, disputata con appena 22 iscritti (vinse l'inglese Spencer Gore) e su un campo (rigorosamente in erba) nei pressi di Worple Road.
Fissato il terreno di gioco, vennero ovviamente fissate alcune regole circa le dimensioni del campo e l’altezza della rete.
L’erba era la superficie degli attaccanti, il tempio del serve & volley.
Veniva utilizzata una miscela di semi che rendevano i campi piuttosto morbidi, con un paio di effetti collaterali: la palla schizzava via, bassa, veloce, incontrollabile.
E palleggiare da fondocampo era impossibile, oltre che controproducente.
Tutti cercavano fortuna a rete, persino i terraioli più incalliti.
Tanto per intenderci l'accoppiata Wimbledon-Roland Garros era l'impresa più difficile da compiere, quasi impossibile.
Questo almeno in passato, poi negli ultimi 20 anni, è stata cambiata la mistura d'erba utilizzata.


CAMPI
Il campo principale è il Centre Court ed è li che si svolgono sempre gli incontri finali del torneo.
Dal 2009 è stato costruito un tetto, a causa del cattivo tempo che storicamente affligge la città londinese.
Fuori dal centrale ricordiamo l'Henman Hill dedicata al tennista di casa Tim Henman.
Il Campo N.1 fu soggetto a una notevole ristrutturazione nel 1997.
Il vecchio Campo N.2, demolito e ricostruito dopo l'edizione 2008, portava il soprannome de "Il cimitero dei campioni" poiché era lì che, nel corso degli anni, molti dei tennisti più quotati e favoriti per la vittoria del torneo subirono sconfitte inaspettate, soprattutto nei primi turni.


L'ERBA DI WIMBLEDON
L’erba di Wimbledon è composta oggi esclusivamente da loietto inglese (molto resistente) e dev’essere alta 8 millimetri.
Durante il torneo i giardinieri tagliano, innaffiano, ridisegnano quotidianamente le linee dei campi. Ogni giorno misurano anche il grado di usura del campo, la durezza della superficie e il rimbalzo della palla.
Nel corso dell’anno i campi vengono fertilizzati e irrigati continuamente.
Nei mesi precedenti al torneo viene seminata una tonnellata di erba che una volta cresciuta viene pressata con rulli pesanti centinaia di chili e disinfestata da lumache, funghi e altri animali.


RIMBALZI
Sull'erba la pallina rimbalza più rapida e veloce e spesso ha rimbalzi irregolari rispetto alla terra rossa e anche alle varie superfici dure (cemento ed indoor).
Il servizio rimane un colpo molto efficacie perchè la palla schizza velocemente.
Con colpi smorzati e tagliati la palla rimane bassa.

Rod Cross (Fisico): «I parametri chiave per definire le prestazioni di un campo da Tennis sono due: il coefficiente di frizione, COF, che indica l’attrito tra pallina e terreno al momento del contatto, e il coefficiente di restituzione, COR, che indica l’altezza del rimbalzo della pallina dopo il contatto con la superficie. L’erba ha un coefficiente di frizione COF intorno a 0,55/0,6, contro un COF di 0,8 per i campi in terra rossa. Questo vuol dire che la pallina scivola via sull’erba molto di più di quanto non faccia sulla terra. Il coefficiente di restituzione COR è invece, sull’erba, compreso tra 0,70 e 0,78, mentre sulla terra è di 0,85»
Il rimbalzo su erba è quindi più basso rispetto alla terra.
Tra 2006 e 2007 sono stati effettuati dei test a Wimbledon dove è stato misurato per il servizio degli uomini uno spin medio della palla (dopo il colpo) di 2.497 giri al minuto (rpm), che salivano in media 3.104 rpm dopo il rimbalzo sul campo in erba.
Per le donne sono stati registrati spin sommato simili nei valori medi, ma con una maggiore variabilità di situazioni, a indicare, hanno poi concluso gli autori dello studio, che le tenniste mettono in campo una maggiore variabilità di tattiche sul servizio rispetto agli uomini.
In generale lo studio dimostra indirettamente come mai il servizio slice su erba possa avere una sua notevole efficacia.
Le palle rimbalzano più basse sull’erba, così può darsi che chi gioca meglio a Wimbledon lo fa perché preferisce colpire le palle basse o perché ha riflessi più rapidi, dato che i rimbalzi su erba sono più veloci e la pallina non rallenta molto dopo l’impatto con il terreno.
Le condizioni di gioco sull’erba possono cambiare molto, anche in base all’umidità della giornata o dell’usura dei campi.
Con l’introduzione del tetto di chiusura del centrale di Wimbledon si è notato, in certe occasioni, che la palla tendeva rimbalzare più alta e lenta con il tetto chiuso.
L’elevata umidità sviluppata nello stadio con il tetto chiuso aveva reso le palline più pesanti, provocando un rimbalzo più alto del normale.
Nei giorni finali del torneo, poi, la risposta dei terreni di Wimbledon è profondamente diversa rispetto alla prima settimana, con ampie zone che si comportano più come campi in terra che in erba.
Non sembra azzardato, quindi, pensare che a Wimbledon possano prevalere i tennisti con maggiore capacità di adattamento e in grado di giocare, in una stessa partita e secondo le situazioni, colpi “da erba” o colpi “da terra”.
L'altezza del rimbalzo dipende anche dal terreno sotto l'erba.
Un terreno argilloso, quando si secca, diventa molto duro e questo fa rimbalzare le palline maggiormente.
Questo quando la superficie è molto dura.


DIFFERENZE CON ALTRI TERRENI DI GIOCO
Dunque sui campi in erba naturale, come quello di Wimbledon, la palla tende a rimbalzare bassa e sembra che acceleri, specialmente se è stata colpita con “underspin” (di rovescio e tagliata): favoriti i giocatori con servizio veloce e gioco sotto rete.
Sui campi in terra rossa il rimbalzo della palla è medio-alto, lento e irregolare, a causa delle sconnessioni che si creano col passare del tempo di gioco.
L’atleta può compiere movimenti più sciolti: è possibile anche la scivolata.
Giocatori favoriti sono quelli di fondo campo.
Sui campi in sintetico (tornei di Flushing Meadows e Australian Open) il rimbalzo è alto e regolare: permette un gioco sia di attacco che di difesa.
I terreni indoor dipendono sostanzialmente dal tipo di superficie: si tratta di terreni di gioco veloci o lenti a seconda del tipo di materiale.


EVOLUZIONE DEL TIPO DI ERBA: MENO VELOCE DEL PASSATO
Il prestigioso slam londinese si è trasformato nel corso degli anni da un torneo su erba a un torneo su erba battuta, dove il rimbalzo alto e il servizio in kick sono diventati caratteristiche peculiari.
Seaward è stato per più di 22 anni il capo giardiniere responsabile dell’erba di Wimbledon e solo dopo l’Olimpiade del 2012 ha lasciato spazio all’attuale responsabile della manutenzione Neil Stubley.
Dall’inizio del nuovo millennio però, Mr. Seaward soprannominato The Grass Whisperer, ha cambiato il modo di fare i prati.
L’erba più famosa del mondo è stata infatti per anni il risultato di una mistura: al 70% si utilizzava la Lorrina Perennial Ryegrass (il loietto perenne) e al 30% il Barcrown Creeping Red Fescue (la festuca perenne).
Un misto che garantiva un manto più soffice ma decisamente meno regolare e affidabile nel rimbalzo.
Dal 2001 invece i campi di Wimbledon sono realizzati esclusivamente a Perennial Ryegrass, il loietto inglese, e questo oltre a un differente e ben più marcato lavoro con i rulli (più pesanti rispetto al passato), ha cambiato Wimbledon.
Il mono-tipo d’erba tagliato a 8 millimetri su un fondo decisamente più compattato ha fatto sì che le palline avessero un rimbalzo molto più alto, regolare e prevedibile.
La semina di loietto puro ha fatto sì che l’erba crescesse più dritta mentre il mix precedente permetteva ai fili di erba di spingere verso il basso il loietto, creando una sorta di tappeto molto più scivoloso.
Per questa ragione la palla tendeva a rimanere più bassa ma soprattutto a schizzare molto più velocemente, rendendo il gioco decisamente più veloce. Nel corso degli anni invece il loietto in purezza ha fatto sì che la differenza col passato si rendesse sempre più marcata, rallentando sensibilmente il campo (specie nella seconda settimana).
Fino all’inizio degli anni 2000, l’aspetto più importante, che faceva la differenza erano grandi servizi, volée con il taglio sotto, tutti i colpi con rotazione all’indietro e laterale (le esecuzioni slice, sia con i rimbalzi che con il servizio), e in generale una grande reattività e capacità di produrre colpi anticipati e poco liftati consentivano anche a giocatori relativamente pesanti e non mobilissimi di ottenere grandi risultati nei tornei sul “verde”.
Questo avveniva per l’estrema rapidità, e bassissima restituzione dei rimbalzi, tipici dell’erba “classica”.
Per i cosiddetti “arrotini” dell’epoca (cioè giocatori che giocavano da fondo), nessuna speranza di eccellere su tale superficie: la loro meccanica di gioco che produceva lift carichi di top-spin letali sulla terra rossa, non riusciva a far male agli avversari in nessun modo.
Impossibile poi difendere su palle basse.
Si ricordino ad esempio grandi campioni della terra battuta quali Thomas Muster e Sergi Bruguera (oltre a tanti altri spagnoli) totalmente incapaci di esprimersi nello Slam londinese, incappando in sconfitte precoci, e arrivando perfino a disertare il torneo.
Nel 2002 Tim Henman, un altro epigono del tennis che non c’è più, dirà: "Ma che succede? Sono in un torneo su erba ed è la superficie più lenta sulla quale ho giocato quest’anno"
Will Brierley (che cura il manto erboso): "Ci sono stati cambiamenti molto rilevanti da quando ho iniziato. Sui campi utilizziamo erba diversa poiché alcune nuove coltivazioni e tipologie sono state create e rese disponibili: tutto viene fatto nell'ottica di ottenere il miglior colore, la maggior resistenza allo stress e all'uso, la capacità di sostenere un taglio molto basso. Quindi sebbene ci siano altri tipi di erba, non ce ne sono di migliori di questa per il nostro uso specifico. Abbiamo anche smesso di utilizzare alcuni prodotti chimici, sostituendoli con altri più eco-compatibili. Sono cambiati i macchinari: abbiamo strumenti che ci permettono di fare un lavoro migliore in minor tempo. 
Non abbiamo fatto nulla per rallentare i campi, e penso che si possa notare come la velocità della palla non è scesa come molte persone sostengono. 
Semplicemente i campi sono più sodi, stabili, e la palla rimbalza più alta. 
Questo forse dà l'impressione che vada più lentamente, ma in realtà è il rimbalzo più alto a dare ai giocatori maggior tempo di reazione. 
I campi si sono sicuramente sedimentati nel corso degli anni, dopo innumerevoli ore di gioco e lavoro. Inoltre il suolo utilizzato è ad alto contenuto di argilla, per riuscire ad avere un buon rimbalzo di palla. Posso immaginare che gradualmente il suolo sia stato modificato aggiungendo la quantità di argilla, ma non è mai stato cambiato da quando sono qui. 
Spesso rizolliamo i campi per allentarne la durezza, ma altre volte lo compattiamo con i rulli per ottenere più consolidamento. 
L'obiettivo è avere un terreno perfettamente bilanciato tra solidità e non eccessiva durezza"

Come detto, dopo la “rivoluzione” dei manti erbosi di Wimbledon, che ha portato la superficie a una restituzione del rimbalzo molto maggiore, ha reso efficace anche con la pressione da fondocampo senza essere necessariamente costretti alla ricerca della rete il prima possibile.
L’erba comunque potrà anche essere stata rallentata e i rimbalzi più alti ma almeno le scivolate (che si vedono su terra battuta( rimangono assolutamente controproducenti (fortunatamente).
Oggi certamente l’erba rimane la superficie più rapida, dopo la scomparsa dei velocissimi indoor anni ’90, così come l’efficacia del servizio specialmente in slice, e la manualità nelle variazioni in back e nei tocchi a rete, sono qualità importanti e spesso decisive ma se si è capaci di arrivare ben coordinati sulla palla anche un gioco standard di potenza e top-spin da fondo, magari con qualche aggiustamento di ritmo e anticipo più che di esecuzioni vere e proprie, è tranquillamente sufficiente per vincere.


NUMERO DI COLPI
Come si sarà capito, oggi che si tratti dell’erba di Wimbledon o dei campi veloci degli US Open, gli scambi sono essenzialmente gli stessi.
Un’analisi statistica condotta da IBM, infatti, ha analizzato gli ultimi quattro tornei major evidenziando che non ci sono grandi differenze sulla costruzione del punto da parte dei giocatori ATP nello slam americano rispetto a quello inglese.

"Un campo in erba oggi è essenzialmente un campo in cemento" ha spiegato Craig O’Shannessy, strategy analist di Wimbledon, dell’Australian Open e dei tour maschili e femminili.
"Abbiamo questa idea romantica e un po’ antiquata di come siano i campi in erba. Dobbiamo togliercela dalla testa"

I dati:
0-4 scambi --> US OPEN 2015 70% - AUS OPEN 2016 69% - ROLAND GARROS 2016 67% - WIMBLEDON 2016 71%
5-8 scambi --> US OPEN 2015 20% - AUS OPEN 2016 20% - ROLAND GARROS 2016 21% - WIMBLEDON 2016 20%
9+ scambi --> US OPEN 2015 10% - AUS OPEN 2016 11% - ROLAND GARROS 2016 12% - WIMBLEDON 2016 9%

Ha aggiunto O’Shannessy: "Questi numeri a Wimbledon ci mostrano che non c’è praticamente differenza tra l’impostazione del punto sul campo in cemento o sull’erba"
"Sembra diverso e le sensazioni sono diverse e certamente devi spostarti in campo in modo differente, ma il modo di strutturare il punto è identico"

Wimbledon è l’unico torneo Slam nel quale i giocatori competono sul terreno originale.
Nel 2000 l’All England Club ha cambiato i semi del terreno optando per un 100% Loglio inglese rispetto al vecchio 70% di segale e 30% di festuca rossa cespitosa.
Questo rinnovamento della superficie ha reso molto più regolari i rimbalzi: "I cattivi rimbalzi sono spariti. I campi oggi sono livellati e la preparazione è talmente immacolata che ormai sembrano esattamente dei campi in cemento" ha aggiunto lo strategy analist britannico.

Delle statistiche dimostrano la riduzione degli scambi che finiscono in un tempo minore di 5 secondi su tutte le superfici, e c’è un aumento di quelli che finiscono fra i 5 e i 10 secondi ma il dato particolarmente interessante è che entro i 10 secondi si concludono l’80% dei punti sulle superfici rapide (e senza sostanziali differenze fra erba e cemento) e il 70% sulla terra.
Uno scarto solo del 10%, che statisticamente non è così significativo, mentre in passato la distribuzione delle % dimostrava una chiara differenza a seconda delle superfici: finivano infatti entro i 10 secondi il 78% degli scambi sulla terra, l’84% sul cemento e ben il 98%, sull’erba.


SERVE & VOLLEY
Per capire quanto abbia influito questo rinnovamento del manto erboso basta pensare che fino agli anni ’90 a dominare erano giocatori serve & volley.
Dagli anni 2000 invece hanno preso piede giocatori che giocano molto di più dal fondo.
Secondo un'analisi statistica, quando, nel 2003, Federer vinse il suo primo Wimbledon giocò il 48% dei punti in battuta facendo serve & volley, mentre nel 2012, quando conquistò il settimo titolo, la suddetta percentuale fu del 9%.
Si ricordi ad esempio il caso del gran battitore Albano Olivetti che in un'edizione recente del torneo scese a rete 107 volte infilando 108 vincenti e 56 ace ma, nonostante questo, uscì sconfitto dal campo.
La velocità di palla sull’erba è ormai la stessa del cemento, l’unica differenza è che (sul verde) rimbalza leggermente di meno.
Dunque anche la caratteristica del serve & volley con il tempo è andata persa, basta dare un'occhiata a questi dati (e si parla dei primi anni del 2000 quando la trasformazione era già in atto).
Percentuale sul totale dei punti giocati:
2003 - 29%
2004 - 27%
2005 - 22%
2006 - 17%
2007 - 14%
2008 - 12%
2009 - 11%
2010 - 9%
2011 - 7%
2012 - 7%

Per rendere ulteriormente l'idea, in finale nel 2015, Federer e Djokovic giocarono a rete 32 punti.
Nel 2001 Rafter ed Ivanisevic...243!
Quando Federer battè Pete Sampras nel quarto turno del 2001, fece serve & volley 109 volte.
Quando vinse il suo primo titolo nel 2003 su Philippoussis lo fece 35 volte, nel 2012...solo 11 volte.


STORIA DEL TORNEO E VINCITORI
Proprio sui questi campi furono eseguiti per la prima volta alcuni colpi fondamentali: la volée fu un’ “invenzione” proprio del primo vincitore Spencer Gore, che grazie ai numerosi colpi a rete conquistò il titolo dando vita ad una lunga disputa sulla validità di questo colpo che fu poi approvato e regolamentato.
L'anno successivo Frank Hadow, sfidando proprio il campione uscente con la formula del challenge round (cioè il vincitore aspettava in finale), lo eliminò grazie ai primissimi pallonetti.
Infine Herbert Lawford, vincitore nel 1887 e finalista in altre quattro occasioni, fu il primo a stupire il pubblico e gli avversari con un colpo inedito: lo smash.
Della prima era si ricordano anche i gemelli William ed Ernest Renshaw, che dominarono il torneo dal 1881 al 1890 con l’unica eccezione della vittoria di Lawford.
A causa dell’importanza che il torneo aveva raggiunto, i Championships vennero spostati in una sede più grande, a Church Road, per volontà di Re Giorgio; fu abolita inoltre la formula del challenge round.
Si ricordino altri grandi tennisti quali René Lacoste, Henri Cochet, Jean Borotra e Jacques Brugnon che ebbero il monopolio sul torneo dal 1924 al 1929.
Loro successori furono Fred Perry, vincitore delle edizioni 1934, 1935 e 1936, e Donald Budge che, dopo la prima vittoria nel 1937, con quella del 1938 pose uno dei quattro tasselli che gli consentirono di mettere a segno il primo Grande Slam della storia del tennis.
Dopo la sospensione per via della seconda guerra mondiale, molto importante è il 1947 che dà il l al professionismo.
Solo nel 1968, con la nascita dell’Era Open, si unificarono i due rami del tennis che si erano creati, quello dilettantistico e quello professionistico.
Dal 1952 al 1972 dominarono gli australiani: il primo fu Frank Sedgman, seguito da Hew Load, Ashley Cooper, Neal Fraser, Rod Laver (vincitore di quattro edizioni e che realizzò due volte, nel 1962 e nel 1969, il Grande Slam), Roy Emerson e John Newcombe.
Degna di nota nel 1966 la vittoria di Manuel Santana, primo spagnolo a trionfare sull’erba londinese ed unico fino alla vittoria di Rafael Nadal nel 2008.
Questo torneo non è mai stato visto di buon occhio dagli spagnoli che l'hanno spesso disertato: troppo irregolari i rimbalzi, gioco da fondo assente, importanza di servizio e volee (colpi storicamente poveri per gli spagnoli).
Dopo il dominio australiano fu la volta degli americani Stan Smith, Jimmy Connors e Arthur Ashe e nel 1973, l’anno del “boicottaggio” (tentato dalla neonata ATP nei confronti del torneo, per protesta contro un’ingiusta squalifica del giocatore Niki Pilic).
Dal 1976 al 1980 fu l’era dello svedese Björn Borg che, dopo aver trionfato sui campi del Roland Garros, non lasciò speranze a nessuno neppure a Church Road: le sue caratteristiche di straordinario giocatore da fondo campo sembravano non bastargli per trionfare anche sull’erba ma Borg, noto anche per il suo temperamento glaciale e la volontà di ferro, si seppe adattare e stabilì il record di cinque vittorie consecutive a Wimbledon.
La finale del 1980 disputata contro McEnroe fu uno dei match più combattuti e spettacolari della storia del tennis, terminato con il punteggio di 1-6 7-5 6-3 6-7(16) 8-6.
Nel 1981 John McEnroe si prese la rivincita sullo svedese in una dura battaglia di quattro set e vinse il primo dei suoi tre titoli londinesi, intervallati dalla vittoria di Jimmy Connors nel 1982.
Nel 1985 si fece notare un giovane tedesco: Boris Becker.
Dal 1988 al 1990 i nomi dei due finalisti furono sempre gli stessi, Stefan Edberg e Boris Becker: il primo, svedese, conquistò i titoli del 1988 e 1990 grazie al suo serve&volley; Becker, dopo aver lottato le altre due finali, si prese una rivincita nell’edizione del 1989.
Nel 1992 si distinse Andrè Agassi, co-protagonista poi della grande rivalità con Pete Sampras, che batté la “mina vagante” dal servizio più potente del circuito, Goran Ivaniševic.
Dal 1993 al 1995 fu poi vincitore Sampras.
Nel 1996 la finale venne giocata tra l’olandese Richard Krajicek, giustiziere di Sampras nei quarti di finale e vincitore del titolo, e l’americano MaliVai Washington.
Dal 1997 il vincitore dei Championships fu nuovamente Pete Sampras, fino al 2000.
Sampras venne poi sconfitto nel 2001 al quarto turno, a sorpresa, da un giovane promettente di nome Roger Federer, che sarà poi indicato da molti come il suo erede.
Il 2002 vide la vittoria dell’australiano Lleyton Hewitt.
Nel 2003 ebbe poi iniziò la già annunciata era di Federer, che dominò sui campi di Wimbledon fino al 2007 eguagliando il record di Borg: dopo una prima vittoria contro Mark Philippousis, l’elvetico si impose per due volte e senza perdere un set sul “kid” del Nebraska Andy Roddick, che nonostante il potentissimo servizio non fu all’altezza di Roger venendo sempre sconfitto nei confronti diretti.
Nel 2006 e con lo stupore di molti raggiunse la finale Rafael Nadal, che l’anno prima era stato eliminato dal lussemburghese Gilles Muller al secondo turno.
Nel 2007 il match clou si disputò nuovamente tra i due eterni rivali ed ebbe nuovamente la meglio Federer, ma con più fatica.
La finale del 2008 fu epica, per alcuni la miglior partita della storia: si contendevano nuovamente il titolo Roger Federer e Rafael Nadal, con lo spagnolo che guidava negli scontri diretti ed aveva compiuto enormi progressi sul cemento e sull’erba, oltre a dimostrare in campo grande carisma e qualità di lottatore che spesso l’elvetico aveva mostrato di soffrire.
Dopo 4h 48minuti sarà proprio il maiorchino a trionfare sull’erba londinese, secondo spagnolo dopo Manolo Santana.
Nel 2009 è nuovamente Federer a trionfare, in un’altra finale contro Andy Roddick che cede sul 16-14 al quinto set, in un’altra lunghissima e spettacolare finale che dà il trofeo all’elvetico per la sesta volta.
Nel 2010 il detentore del titolo cade però inaspettatamente nei quarti, per mano del ceco Tomas Berdych, che viene però a sua volta sconfitto in finale da Rafael Nadal che torna al successo con il punteggio netto di 6-3 7-5 6-4.
Il 2010 è l'anno della partita più lunga di tutti i tempi tra Isner e Mahut, finita 70-68 al quinto set, dopo 11h 05 minuti di durata totale.
Nel 2011 trionfò Djokovic, vincitore anche nel 2014 e 2015.
Le sue vittorie furono inframezzate da quelle di Federer nel 2012 e di Murray nel 2013, capace di riportare i Britannici al successo nel torneo più importante, dopo l'ultimo successo di Fred Perry.
Murray bisserà il successo anche nel 2016.

mercoledì 14 giugno 2017

La Sabermetrica Degli Houston Astros: Dal Tanking Al Ground Control (MLB)

Nati nel 1962 gli Houston Astros non hanno mai vinto una World Series.
Non solo, l'unica finale giocata risale al 2005, quando vennero travolti 4-0 dai White Sox.
Sono la franchigia più vecchia a non aver mai vinto un titolo.
Eppure da circa 2 anni le cose sembrano essere cambiate.
Nel 2013 chiudono con 51-111, nettamente ultimi..
L'anno successivo le cose migliorano con 70-92 ma i playoff rimangono una chimera (quarti nella loro division).
L'86-76 del 2015 li manda ai playoff, dove nelle division series perdono solo da Kansas per 3-2 (i Royals poi battendo i Mets, vinceranno le World Series).
Scorsa stagione potrebbe parlarsi di un piccolo passo indietro: l'84-78 non basta per la postseason.
Il 2017, stagione in corso, li vede guidare la West Division con un impressionante 43-18.
L'autore della trasformazione della franchigia è Jeff Luhnow, una laurea alla University Of Pennsylvania e un master alla Northwestern, studia «i mercati, le tendenze e le best practice emergenti, in ogni settore e regione, localmente e globalmente».


SABERMETRICA E VIVAIO AI ST.LOUIS CARDINALS
Sull’onda delle teorie sabermetriche, William DeWitt, Jr, proprietario dei St.Louis Cardinals, decise che era giunto il momento di cambiare l’approccio del proprio team aprendo alla nuova frontiera dei big data.
Per saperne di più vi rimando a questi articoli: La Storia Della Sabermetrica (Billy Beane e Gli Oakland Athletics) e L'Aspettativa Pitagorica Di Bill James: Proj W e Proj L
La scelta comunque cadde su Luhnow appunto.
Luhnow cominciò a lavorare sui giovani per farli crescere nei team satelliti.
Negli anni della gestione Luhnow nessuna squadra di MLB ha fatto esordire tanti ragazzi provenienti dal draft come la squadra del Missouri.
Addirittura nelle World Series del 2013 ben 16 dei 25 giocatori del roster dei Cardinals erano giocatori del progetto Luhnow.
Si aggiunse a Luhnow, Sig Mejdal, un ingegnere della NASA dedicatosi, durante la permanenza nell’ente aerospaziale, a studiare i modelli di riposo degli astronauti in modo da ottimizzare i loro periodi di sonno.
Secondo Mejdal un pilota ubriaco volava meglio di uno sobrio alla cloche (quattro ore dopo il normale orario in cui andava a letto).
Formatosi durante le estati passate a dare le carte a un tavolo del blackjack in un casino del lago Tahoe: «Chiedere carta con un 17 contro il 7 del banco non sembra giusto. Con centinaia di dollari sul tavolo sembra ancora meno giusto. Ma ciò non vuol dire che sia sbagliato».
Secondo Luhnow è l’uomo giusto con cui cominciare a lavorare su un database utile per valutare le prestazioni dei giocatori.
Tuttavia per diatribe con la dirigenza lascia la squadra del Missouri.


HOUSTON ASTROS E IL TANKING
L’occasione gli viene offerta da Jim Crane, che alla fine del 2011 ha appena rilevato gli Astros.
«Se hai informazioni migliori e più veloci dei tuoi avversari li puoi stracciare» è il credo di Crane, che in questo modo ha fatto fortuna nel settore della logistica.
A Luhnow e Mejdal non sembra vero: hanno piede libero e possono fare ciò che vogliono.
Bene, adesso perdiamole tutte
Come detto, l'ultima stagione d’oro degli Astros risaliva al 2005, con la sconfitta alle World Series contro i White Sox, che culminava un periodo in cui i texani avevano raggiunto i playoff 6 volte in 9 stagioni.
All’arrivo della nuova proprietà nel 2011 gli Astros avevano appena messo insieme la peggiore stagione di sempre, con 56 vittorie e 106 sconfitte, la quarta perdente nelle ultime cinque.
Luhnow e Crane dovevano progettare qualcosa che permettesse di accorciare i tempi, per portare la franchigia al top.
La soluzione proposta da Lunhow era di quelle che fanno venire i brividi: finora siamo andati male; bene, d’ora in poi dobbiamo andare anche peggio.
Il piano era più o meno lo stesso di quello attuato ai Cardinals: pescare a piene mani dal draft, utilizzando chiamate alte proprio in virtù dell'ultima posizione dell'anno precedente, pensando al futuro senza curarsi minimamente del presente.

«Nel 2017 non interesserà a nessuno sapere se nel 2012 abbiamo perso 98 o 107 partite. Interesserà sapere quanto saremo vicino a vincere il titolo» ribadiva Luhnow.

Ed effettivamente oggi è proprio così.
Un presente che si tradusse in 107 sconfitte nel 2012 e addirittura 111 nel 2013, l’anno che segnò anche il passaggio dalla National League Central all' American League West.
Intanto Luhnow faceva piazza pulita di qualunque giocatore avesse ancora un minimo di valore e un minimo di appeal sul mercato.
Soltanto i Mets del 1962-64, persero più partite nella storia del Baseball rispetto agli Astros nel triennio 2011-13.


GROUND CONTROL
Non si trattava solo di valutare statistiche e prestazioni sul campo, ma anche una serie di informazioni qualitative: caratteristiche meccaniche di lancio o dello swing, fisicità, salute, personalità, situazione familiare; il tutto all’interno di un database che raccoglie milioni di giocatori utili per confrontare stats e tutto il resto.
Era nato il Ground Control, situato nel cuore pulsante dell’organizzazione, la “Nerd Cave”, l’ufficio in cui Mejdal e i suoi assistenti, tra cui un ex economista della Barclays specializzato nel valutare l’andamento delle obbligazioni, rendono reale il progetto.
La progettazione ha richiesto un anno di tempo, ma ora, in linea con i desideri di Jim Crane, permette al management degli Astros di aver in tempo reale su PC e portatili una miniera di notizie sull’intero sistema Baseball, tanto da far dire a Luhnow che se prima aveva bisogno di ore per poter imbastire una trattativa di mercato adesso gli basta una rapida occhiata al Ground Control (i Cardinals furono indagati per aver hackerato questo database nel 2015).
Il sistema suggerisce lo schieramento della difesa, i match-up Pitcher-Battitore, etc.
Da qui proviene l’estremo uso dei defensive shift da parte degli Astros.
Il tanking (cioè perdere di proposito) portò per tre anni consecutivi la prima scelta al draft, più una marea di chiamate nei giri successivi.
Anche in questo caso gli Astros hanno operato tenendo fede ai propri principi, ovvero facendo cose che normalmente sembrano strane, alcune rivelatesi azzeccate, altre meno.
Nel 2012 hanno pescato Carlos Correa, un interbase portoricano di 17 anni, la cui scelta ha stupito molti.
Nonostante Correa si sia rotto praticamente subito una caviglia nel 2015 ha esordito, peraltro molto bene, in MLB proponendosi come candidato al titolo di rookie dell’anno.
Nel 2013 la prima scelta è ricaduta su Mark Appel, ad oggi, non ancora pervenuto.
Nel 2014 selezionano Brady Aiken, un lanciatore mancino proveniente dall’high school.
Dopo aver negoziato con il giocatore un contratto di 6,5 milioni di dollari lo staff medico rileva una anomalia nei legamenti del suo gomito.
Da questo momento il management comincia con Aiken un’asta al ribasso, ma il giovane lanciatore, infuriatosi per il trattamento subito, rifiuta tutte le offerte del club, non firmando l’accordo e facendo così perdere agli Astros la prima scelta.
Luhnow però si consola, perché la MLB gli offre in compensazione la seconda chiamata nel 2015 (arriverà un altro interbase, Alex Bregman da Louisiana State).
Il sistema delle Minors degli Astros diventa uno dei più importanti del Paese, ricco di giocatori e di talento, tanto che Sports Illustrated decide a giugno 2014 di uscire con una copertina forte: “I vostri vincitori delle World Series del 2017”.
Trainati da Collin McHugh, un sinkerballer rilasciato da Colorado dopo una stagione assolutamente da dimenticare (0 vinte e 3 sconfitte con 9,95 di Era), McHugh viene pescato perché qualcuno nella Nerd Cave ha notato che la sua curveball ha una velocità di rotazione superiore rispetto alla media.
Quando Brent Strom, l’allenatore dei lanciatori, glielo spiega i risultati sono pazzeschi: chiude la stagione 2014 con 11 vittorie e 2.73 di Era.
Dallas Keuchel, un altro giocatore sottostimato, il cui arrivo agli Astros è precedente alla gestione Luhnow.
Keuchel possiede una fastball piuttosto lenta, in genere sotto le 90 miglia orarie, ma sa benissimo dove piazzarla: bassa e laterale.
L’arrivo in panchina di A.J. Hinch, insieme a giocatori come Luke Gregerson e Pat Neshek, gente come José Altuve, il già citato Carlos Correa, George Springer, il fenomenale pitcher Lance McCullers Jr. porta i texani nell'olimpo del Baseball e tra le favorite per le World Series 2017.

venerdì 9 giugno 2017

Roy Lerner Del Millwall Si Scaglia Contro I Terroristi

Nell'attacco terroristico avvenuto a Londra il 3 giugno 2017, costato la vita a 7 persone, c'è chi ha non ha abbassato la testa davanti ai terroristi, provando a combattere malgrado tutto.
Stiamo parlando di Roy Lerner, inglese di 47 anni che tifa Millwall, proprio la squadra celeberrima negli anni 70 e 80 per via dell'Hooligalismo (quando in Inghilterra tirava davvero una brutta aria).
Per intenderci ulteriormente, i tifosi londinesi che si vantano di essere i più odiati del Regno Unito.
Grazie al suo coraggio decine di persone sono riuscite a salvarsi e a scampare alla furia omicida dei 3 terroristi che hanno seminato il panico nel centro della capitale inglese.
Lerner al momento dell'attentato, si trovava al Black & Blue Restaurant (a bere le sue solite 4-5 pinte) situato a pochi metri dal Borough Market, vicino alla fermata della metro di London Bridge.
All'interno del ristorante c'era molta confusione e tra i primi a rendersi conto che qualcosa non andava è stato proprio l'hooligans Lerner.
Resosi conto della presenza dei 3 attentatori, si è scagliato in solitaria e mani nude contro di loro, rispondendo agli slogan:

"This is for Allah! Islam, Islam, Islam...!"

Urlando:
"Andate a fancu*o, non me ne frega un caz*o. Sono del Millwall io"

Roy contro tre persone armate di coltello, ha rimediato 8 ferite da taglio, comprese alcune evidenti sul collo e sulla testa.
Il suo intervento però, ha di fatto portato via tempo ai terroristi e ha permesso agli altri ospiti del ristorante di scappare direttamente dalla porta principale e mettersi in salvo.
Pochi minuti dopo la situazione si è tranquillizzata, i militari hanno fatto fuori gli attentatori e hanno chiamato l'ambulanza per poter soccorrere, oltre a tutti gli altri feriti, anche Roy Lerner.
Intervistato da alcuni giornalisti dell'Independent, il tifoso del Millwall ha parlato dal suo letto d'ospedale, dove i medici gli hanno curato al meglio le ferite.

"Quando li ho visti mi son detto che avrei dovuto metterli a tacere, quei bastar*i. Ho fatto qualche passo in avanti e gli ho urlato quello che ormai tutti sapete. Ho agito d'impeto, forse sono stato un po' troppo frettoloso"

Moglie: "Non si è mai tirato indietro da una rissa. Conosco il suo carattere e so che in certe situazioni si fa prendere la mano. Per me comunque è un eroe, un ragazzo davvero troppo coraggioso"

I supporters del Millwall hanno già lanciato una petizione online per far sì che a Roy venga riconosciuta la "George Cross", l'onorificenza civile più alta per la Gran Bretagna e i paesi del Commonwelt, volta proprio a premiare i civili che si distinguono per gesti eroici come quello avvenuto sabato sera nel centro di Londra.


TIFOSI DEL BRISTOL CITY E LA TARGA DEL MILLWALL
Dopo di ciò anche alcuni tifosi di altre squadre si sono complimentati, su tutti quelli del Bristol City, capaci di appianare una divergenza vecchia di decenni.
Diversi anni fa, infatti, gli Hooligans dei Robins riuscirono a strappare una targa dal pullman dei giocatori avversari.
 Il cimelio è rimasto esposto al The Three Lions, pub e storico ritrovo della parte biancorossa di Bristol, fino alla decisione presa nelle scorse ore di restituire la targa rubata.
Dal suo letto di ospedale, Roy Larner potrà presto rivedere quel pezzo di storia del Millwall che per due decenni è stato celebrato dai tifosi rivali.


GLI ANTIFASCISTI
Per tutti ormai un eroe ma ma c'è anche chi non lo ritiene tale: anzi lo crede un criminale razzista e xenofobo:

"We are calling on the @metpoliceuk to arrest Roy Larner for verbally assaulting and attacking 3 Muslim men in London. #ReportIslamophobia": scrivono gli antifascisti su Twitter.
Da notare l'hashtag contro l'islamofobia.
Secondo la loro opinione quindi l'uomo avrebbe aggredito verbalmente e attaccato fisicamente tre islamici.
Il loro giudizio è solo uno: merita il carcere.

mercoledì 7 giugno 2017

Tim Johnson e Le Bugie Sulla Guerra In Vietnam (MLB)

Tim Johnson nato il 22 luglio 1949 giocò come interbase in MLB tra 1973 e il 1979, balzò agli onori della cronaca come manager dei Toronto Blue Jays e in particolar modo per aver detto una grossa bugia.
Come giocatore firma per i Los Angeles Dodgers nel 1967 come free agent, poi è ceduto ai Milwaukee Brewers per Rick Auerbach nel 1973 quando era ancora un giocatore da Minor.
Iniziò come SS, poi divenne un utility (schierabile in più ruoli).
Nel 1978 finisce in Canada ai Toronto Blue Jays: chiuderà la sua carriera l'anno dopo con una AVG di .223 in 516 partite.


LA CARRIERA COME MANAGER E COACH
Dopo il ritiro come giocatore, Johnson ha trascorso i successivi 20 anni come scout, coach o manager, dividendosi tra Minor e Major (Montreal Expos, Boston Red Sox e Chicago Cubs).
Divenne manager dei Blue Jays nella stagione 1998, battendo la concorrenza di Davey Johnson  Larry Bowa, Paul Molitor e Buck Martinez.
Nonostante alcuni litigi, Johnson è sempre stato un ottimo comunicatore.
Si ricordano comunque dissapori con alcuni giocatori, tra i quali Pat Hentgen, Ed Sprague, Roger Clemens che lasciarono la squadra dopo il 1998.
Nonostante questa mancanza di chimica di squadra, Johnson guidò i Blue Jays a un rispettabile terzo posto nel 1998 con un record di 88-74, a soli quattro partite dalla wild card.
Ovvero la miglior stagione della franchigia canadese dalle World Series vinte nel 1992 e nel 1993.


GUERRA IN VIETNAM
Da parte dei maliziosi, questo successo è stato in parte attribuito alle storie che Johnson raccontava ai suoi giocatori riguardo le sue esperienze come soldato nella guerra del Vietnam.
A suo dire serviva per motivare i giocatori, ogni allenamento e partita ricordava loro quanto era stata dura la vita in trincea.
La guerra In Vietnam scoppiò nel 1955 e terminò nel 1975 (ad affrontarsi gli insurrezionalisti filo comunisti e il governo autoritario filo-americano del Vietnam del Sud. Da una parte l'esercito Vietnamita del Nord, Cina e Russia...dall'altra parte USA, Australia, Tailandia, Filippine).
Quando l'editorialista del Boston Globe (Bob Ryan) pubblicò una storia sulla guerra in Vietnam, Johnson disse "Io non parlo mai riguardo ciò. E' un qualcosa che fa parte del passato".
Evidentemente era preoccupato di essere scoperto.
Quando divenne manager di Toronto nel 1998, disse casualmente (forse per sbaglio) ad un giornalista che era stato esentato dalla guerra in quanto giocatore di Baseball.
Tuttavia le bugie non si fermarono.
Per esempio, raccontò ad Hentgen diverse storie di guerra per cercare di convincerlo ad accettare un ruolo diverso nella rotazione della squadra.
Gli raccontò di aver ucciso per sbaglio una ragazza e il suo fratellino minore, essendosi trovati sulla sua linea di fuoco.
Insomma nella vita c'erano da fare anche azioni riprovevoli e scelte diffcili.
Anche Greenwell, attraverso storie di questo tipo, veniva spronato ad essere più duro/aggressivo.
Johnson parlava ai suoi giocatori della guerra più di qualunque altra cosa.


LE BUGIE, LA CONFESSIONE E IL LICENZIAMENTO
Venne scoperto quasi per caso, poco prima del suo compleanno.
La moglie di Johnson gli regalò un'Harley.
Roger Clemens, amico di Johnson, ex lanciatore Blue Jays e veterano di guerra, voleva regalargli un casco da motociclista con il logo della sua unità di combattimento su di esso.
Così iniziò con qualche verifica per risalire alla sua unità di combattimento.
Gli esiti furono infausti.
Gli amici a Clay Center, dissero a Clemens che Tim non era mai andato in Vietnam.
Neppure la moglie era al corrente delle bugie.
Tim negò in un primo momento, poi fu costretto a confessare e a scusarsi: "E 'stata una strategia per motivare la squadra"
Qualche tempo dopo, Johnson disse a diversi giornali canadesi che tutte queste storie erano state inventate.
In realtà, Johnson era stato riserva nel corpo dei Marines durante la guerra, allenandosi al Camp Pendleton insieme ai Farm System dei Los Angeles Dodgers.
S'inventò anche di aver giocato per 20 anni in un All-American High School di Basket, rifiutando una borsa di studio per frequentare UCLA.
Johnson confessando la verità, a suo dire, si tolse "un peso di 50.000 libbre" dalle spalle.
Disse di aver mentito perché si sentiva in colpa per non essersi arruolato (esentato in quanto Minor League), mentre molti dei suoi amici combatterono in guerra perdendo anche la vita.
Provato anche psicologicamente per anni di bugie, entrò in terapia.
I Blue Jays erano inizialmente disposti a rimanere con Johnson, anche se molti giocatori non erano d'accordo.
Su tutti Sprague che etichettò Johnson come un "bugiardo" e "traditore".
Darrin Fletcher, catcher, dirà che il cambiamento era la scelta più giusta: ''Ero disposto a dargli una seconda possibilità ma con tutte quelle bugie, avrebbe potuto sopravvivere in squadra quando sarebbero arrivate 2 o più sconfitte consecutive? Io non la penso così"

Il General Manager Gord Ash dei Blue Jays: "Inizialmente ho resistito dal licenziarlo perché ero fiducioso che la gente gli avrebbe dato una seconda possibilità, lui era davvero pentito. Tuttavia i giocatori non lo accettavano. I media idem. Non avrebbe funzionato"

Verrà licenziato e sostituito da Jim Fregosi.
Il record di Johnson fu migliorato solo nel 2015.
Tim comunque finirà in Messico diventando manager per i successivi 7 anni di Diablos Rojos, Yaquis De Obregón ed Águilas de Mexicali (sino al 2005), tuttavia i 30 anni di bugie rimarranno per sempre impressi nella memoria di giocatori ed appassionati.


lunedì 5 giugno 2017

Bill Smith Colui Che Giocava A Poker...Ubriaco

L'americano Bill Smith fu un giocatore di Poker, campione del mondo nel 1985.
Sicuramente fu tra i più chiacchierati della storia per il suo giocare ubriaco.
Morì nel 1997, non a caso a Las Vegas.
Protagonista delle World Series Of Poker durante gli anni 80, già nel 1981 era riuscito ad arrivare al tavolo finale del Main Event, chiudendo al 5º posto.
Stesso risultato ottenne nel 1986, anno della vittoria di Berry Johnston.
Riuscì a vincere il Main Event del 1985, battendo T. J. Cloutier in heads-up.
Le sue vincite totali nei tornei hanno superato 1.000.000 di dollari.
Come detto, Smith su spesso sorpreso a giocare tornei pro di Poker...ubriaco.
A detta di tutti, era un alcolizzato.
Secondo T.J. Cloutier, Smith non giocava bene da sobrio nè tantomeno quando era completamente ubriaco:

"Bill era molto duro da affrontare da sobrio. Quando invece era a metà strada tra sobrio ed ubriaco, è stato il miglior giocatore cui abbia mai affrontato. 
Nessuno riusciva a leggere le mani degli avversari meglio di lui quando si trovava in queste condizioni. 
E' stato invece il giocatore peggiore cui abbia affrontato quando era totalmente ubriaco"

L'anno che vinse il Main Event (con una coppia di 3), entrò da sobrio l'ultimo giorno, prima d'iniziare la sua opera...
Dopo aver iniziato a bere, accumulò un enorme mucchio di fiches per via di un gioco aggressivo (al momento giusto).
Aveva talmente tante fiches che anche se completamente ubriaco riuscì a vincere ugualmente.
Alcool a parte, Bill Smith detiene ad oggi anche uno straordinario record che va ben oltre quello di aver vinto il Main Event da ubriaco fradicio e che spiega alla perfezione l’indole di questo fenomenale player originario di Dallas: venne arrestato e poi rilasciato per ben tre volte nel corso dello stesso giorno per esser stato beccato dalla polizia a giocare delle partite di Poker illegali.

giovedì 1 giugno 2017

La Ten Cent Beer Night e La Rissa Tra Indians e Rangers (1974)

Quella che passò come la "Ten Cent Beer Night" fu una serata davvero particolare.
In poche parole si trattava di una promozione lanciata dai Cleveland Indians della Major League Baseball durante una partita contro i Texas Rangers.
Era martedì 4 giugno 1974.
L'idea alla base della promozione era quella di attirare più tifosi offrendo 355 ml di birra al 3,2% per soli 10 centesimi (si trattava di uno sconto significativo visto che il prezzo era di 65 centesimi).
Non c'era alcun limite all'acquisto di birre durante il gioco.
Durante la partita, i tifosi ormai ubriachi, provocarono una rivolta nel nono inning che causò la sospensione del match.
Va sottolineato che non era la prima volta che gli Indians provavano questo tipo di promozione (basta ricordare il Nickel Beer Day nel 1971).
Tuttavia, la sconfitta ad Arlington in Texas una settimana prima, aveva lasciato strascichi pesanti con i fans di Cleveland che disprezzano i texani.


I PROBLEMI IN TEXAS
In Texas, i guai erano iniziati alla fine del quarto inning con un walk concesso a Tom Grieve dei Rangers, seguito da un singolo di Lenny Randle.
A seguito di un doppio, Randle si rese protagonista di una scivolata sul secondo base Jack Brohamer.
Il pitcher Milt Wilcox degli Indians colpì Randle.
Da lì si scatenò una rissa tra Ellis e Randle con le panchine che si svuotano ed entrano in campo.
Finita la rissa, i giocatori e gli allenatori di Cleveland ritornarono in panchina, venendo colpiti da cibo e birra lanciati dai tifosi Rangers.
Il catcher Dave Duncan dovette essere trattenuto per evitare il contatto con i fans di casa.
I Rangers vinceranno 3-0.
Dopo la partita, un giornalista di Cleveland chiese al general manager dei Rangers Billy Martin, se a Cleveland avrebbe indossato un'armatura.
Martin rispose: "No, non hanno abbastanza fans per intimorirci".


TEN CENT BEER NIGHT
Sei giorni dopo la rissa in Texas, la promozione citata "Ten Cent Beer Night" richiamò allo stadio 25.134 fans, il doppio del solito.
All'inizio della partita, Leron Lee di Cleveland colpì lo stomaco del lanciatore dei Rangers (Ferguson Jenkins), dopo di che Jenkins cadde a terra.
I tifosi applaudirono, gridando "Hit 'em again! Hit' em again! Harder! Harder!" (colpiscilo ancora. Colpiscilo ancora. Più forte! Più Forte!).
Mentre la partita andava avanti, alcuni tifosi invasero il campo causando problemi.
Mike Hargrove, che più tardi avrebbe condotto gli Indians alle World Series del 1995 e del 1997, venne colpito da un hot dog e sfiorato da una brocca vuota di Thunderbird.
In seguito decisioni arbitrali controverse, fecero perdere ulteriormente la testa ai padroni di casa che cominciarono a buttare di tutto in campo: birre, panini, altri oggetti ed addirittura petardi sulla panchina texana.
Nella parte inferiore del nono, sul 5-5, Rusty Torres arriva in seconda base e potrebbe sancire la vittoria degli Indians.
Tuttavia, la folla pesantemente ubriaca per aver bevuto ininterrottamente per nove inning, portò alla definitiva sospensione del match.
Terry Yerkic, un fan 19enne di Cleveland, entrato in campo tentò di rubare il cappello di Jeff Burroughs, outfielder dei Rangers.
Pensando che Burroughs fosse stato attaccato, il manager Billy Martin dei Rangers ordinò alla sua panchina di entrare in campo con le mazze.
A questo punto fans ubriachi si riversano in campo: alcuni armati di coltelli, altri con catene e porzioni di sedili staccati dallo stadio.
Altri ancora lanciarono bottiglie dagli stand. 
Centinaia di tifosi circondarono i Rangers.
Temendo addirittura per la vita dei Rangers, il manager di Cleveland Ken Aspromonte ordinò ai suoi giocatori di afferrare le mazze ed aiutare i Rangers, attaccando i tifosi del proprio team.
I tumulatori cominciarono a lanciare sedie pieghevoli in acciaio e il rilievo di Cleveland Tom Hilgendorf venne colpito in testa da una di queste sedie. 
Hargrove si trova a fare a pugni con un tifoso, prima di lasciare il campo con le due squadre.
Le basi sono state estratte e rubate e molti rivoltosi hanno gettato una vasta gamma di oggetti tra cui tazze, pietre, bottiglie, hot dog, contenitori di popcorn e sedie pieghevoli. 
L'umpire Nestor Chylak, rendendosi conto che l'ordine non sarebbe stato mai e poi mai ripristinato terminò il match. 
Anche lui venne colpito da una sedia e ferito da una pietra scagliata dagli spalti. 
Lui etichetterà i tifosi come "bestie incontrollabili" e dichiarò di non aver mai visto niente di simile, "tranne in uno zoo". 
Le rivolte furono sedate dall'arrivo delle forze dell'ordine.
La successiva promozione della birra (il 18 luglio 1974) attirò 41.848 tifosi.
Birra di nuovo venduta a 10 centesimi ma con un limite di due a persona. 
Lee MacPhail, presidente della Lega americana, commentò: "Non c'era dubbio che la birra abbia giocato una parte predominante negli incidenti successi".