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giovedì 27 aprile 2017

Le Mafie e Il Gioco D'Azzardo Illegale: Da New York A Chicago

“In un casinò la regola fondamentale è di farli continuare a giocare e costringerli a tornare. 
Più giocano e più perdono. Alla fine becchiamo tutto noi”

L'adottare misure nei confronti del Gambling è un qualcosa che esiste da sempre e soprattutto negli USA ha avuto importanti ripercussioni nel corso del secolo appena passato.
Tutto ciò per via delle mafie.
Videopoker, Slot Machine, Gioco D'Azzardo, Scommesse Clandestine e in tempi recenti Poker e Scommesse online sono sempre stati ostracizzati dal sistema, proprio perchè storicamente c'è chi se ne approfitta.
Le lotterie erano diffuse già a fine del 700, esse rappresentavano la fonte primaria da cui ricavare fondi necessari per il commercio e nuove costruzioni.
La prima casa per il gioco d’azzardo degli Stati Uniti fu aperta a New Orleans nel 1822 da John Davis che ebbe la felice intuizione di avviare un club aperto tutto il giorno ogni giorno della settimana in cui i giocatori potevano dannarsi intorno al tavolo da Poker, ma anche mangiare, bere e divertirsi con le roulette.
Decine e decine di locali simili a questo sorsero in tutta New Orleans, rendendola presto la capitale del gioco d’azzardo e in questo ambiente proliferarono anche i Gambler, i bari ed altra gente pericolosa.
La zona della città più famosa era quella nei dintorni del porto, chiamata “The Swamp” da cui persino la polizia stava alla larga e in cui era possibile guadagnare al tavolo da gioco ingenti somme che magari venivano rapinate appena fuori dal locale.
Il 1835 è caratterizzato dalla nascita di un movimento che si contrappone al gioco d’azzardo.
Nei 30 anni successivi nel Missouri e nel  Kentucky viene sancito il divieto delle lotterie e nel 1891 diventa illegale nella maggior parte degli stati USA.
Nel mentre però si diffondono sempre di più le Slot Machine (a San Francisco, nella famosa "costa dei barbari"), la California è l’ultimo stato a sancire il divieto.
Nel 1911 vengono bandite le Slot Machine.


IL RILANCIO DEL GIOCO D'AZZARDO
Il crollo di Wall Street e la grande crisi del 1929, comporta la perdita per gli Stati Uniti di 30 miliardi dollari, motivo per cui, il governo americano per rilanciare l’economia, decide di ricorrere nuovamente al gioco d’azzardo.
Nel mentre da New Orleans e California, la patria del gioco d'azzardo clandestino diventano i grossi centri americani gestiti dalla malavita: New York, Cleveland e Chicago in primis.


MAFIA IN AMERICA
New Orleans era stato il centro che aveva dato il là al gioco d'azzardo, poi come abbiamo visto il tutto si era trasferito in California.
Nel mentre New Orleans era diventata la patria del traffico degli stupefacenti, Filadelfia quella delle bische clandestine, Miami aveva locali e sale da gioco gestiti da boss mafiosi, Chicago invece era la patria del Racket di scommesse e gioco d'azzardo.
Detroit grazie alla Detroit Partnership gestiva il narcotraffico e il riciclaggio di denaro sporco (sempre tramite Scommesse e non solo ovviamente).
New York anni 20, 30, 40 e 50 non era da meno, soprattutto la zona ad Est disseminata di sale da biliardo e circoli sociali gestiti dalle mafie.
Le famiglie più famose furono: i Gambino, Lucchese, Genovese, Bonanno e Colombo.
Tanto erano forti queste famiglie che si ricordi ad esempio Arnold Rothstein (vicino a Lucky Luciano) condizionare e far esplodere lo scandalo scommesse che colpì le World Series del 1919 (con i Chicago White Sox).
Lui iniziò la gestione di una casa di gioco a New York, diventando con il tempo un famoso e potente capo negli ambienti malavitosi, con il soprannome The Brain, ossia «La Mente».
Morì il 5 novembre 1928, un giorno dopo essere stato vittima di un agguato all' ingresso dell'hotel Park Central di New York per mano del giocatore d'azzardo George «Hump» McManus.
Spostandoci nel New Jersey, nota per i suoi casinò si può citare Atlantic City (gestita dai Bruno e Scarfo, famiglie di Filadelfia affiliate a Cosa Nostra).
Nel 1937 l'organismo che governava gli affari di Cosa Nostra a New York, inviò l'affiliato Bugsy Siegel in California per cercare di sviluppare il racket del gioco d'azzardo insieme a Jack Dragna, capo della Famiglia di Los Angeles.
Siegel scelse il gangster Mickey Cohen come suo luogotenente e, attraverso lui, iniziò a controllare il gioco d'azzardo, che avveniva su navi al largo di Los Angeles e il traffico degli stupefacenti.
Nel 1939 Siegel venne arrestato per l'omicidio del gangster ebreo Harry Greenberg, che era diventato un informatore della polizia, ma venne assolto l'anno successivo.
Il Nevada (Las Vegas) legalizza la maggior parte delle forme di gioco d’azzardo per rilanciare il turismo di cui gode a seguito del completamento del Boulder Dam (la gigantesca diga tra Nevada ed Arizona).
Nel 1947 Bugsy Siegel ottiene una licenza di gioco e apre il casinò Flamingo di Las Vegas, contribuendo a farne la capitale del gioco d’azzardo degli Stati Uniti .
L’approvazione nel 1961 dell’”Act Interstate Wire”, sancisce l’illegalità delle imprese di scommesse negli Stati Uniti. .
La prima lotteria viene introdotta nel New Hampshire nel 1964, seguita da New York nel 1967 e dal New Jersey nel 1971.
Quest’ultimo, nel 1978, è il secondo stato a legalizzare il gioco d’azzardo nei casinò allo scopo di veder rinascere la zona balneare di Atlantic City.


LA MAFIA DI CHICAGO E LA CITTA' DEL PECCATO: LAS VEGAS
Da Siegel a Lansky, passando per Tony Spilotro e Sam «Momo» Giancana.
Sono tanti i boss mafiosi di Chicago che hanno contribuito nel far diventare Las Vegas la patria del gioco d'azzardo.
Rimanendo a Chicago, si può citare anche Jack Ruby che organizzava bische clandestine (specialità che lo vedeva eccellere anche durante il servizio militare), dedicandosi anche al bagarinaggio nei pressi di manifestazioni sportive.
Alla fine del secondo conflitto mondiale Jack aveva più di trent'anni ma non aveva ancora trovato un mestiere (cosa insolita per l'epoca): si aggrappò quindi alla sorella Eva, che gli aprì un locale notturno a Dallas.
L'attività di Ruby vivacchiava: il locale che aveva in gestione, il Carousel Club, era frequentato da gente malfamata, mafiosi e da numerosi poliziotti di città, cui Jack offriva ingressi, tavolini, bottiglie di alcolici e spettacoli gratuiti.
Entrò in buoni rapporti con Frank Nitti (uno degli eredi del gangster Al Capone).
In seguito cominciò a vendere scommesse.
Ruby verrà condannato il 24 novembre del 1963 per aver sparato Lee Harvey Oswald, nei sotterranei della Polizia di Dallas, uccidendolo, due giorni dopo che questi era stato arrestato con l'accusa di aver assassinato il Presidente Kennedy e il poliziotto J.D. Tippit.


FRANK ROSENTHAL E LA CHICAGO OUTFIT
Frank Rosenthal, negli anni 60, era un super esperto di scommesse, uno dei primi scommettitori professionisti che introdusse i concetti matematici e statistici nel Betting.
Ben presto passò dall’altra parte, quella del banco.
Su di lui molte ombre, con diversi arresti per truffe ai danni di altri Gamblers.
La sua abilità nelle scommesse attirarono l’attenzione della mafia di Chicago che già guadagnava grazie al Gioco d'Azzardo.
Negli anni 60 gestì la più grossa agenzia di scommesse illegali degli States, a Chicago.
L’accusa però pesante di aver condizionato il match di alcuni incontri, lo indusse a trasferirsi con la sua attività a Miami, in Florida.
Negli anni 60 gode di una reputazione nazionale come scommettitore sportivo ma iniziano a far discutere i suoi legami con i boss mafiosi di Chicago Jackie Cerone e Fiore Buccieri.
Per questo motivo finisce sotto inchiesta per alcune partite truccate.
Sempre nella stessa decade, l’FBI apre un fascicolo su di lui di ben 300 pagine.
Nonostante decine e decine di accuse nei suoi confronti, Frank viene condannato solo una volta, nel 1963, per aver corrotto un giocatore della New York University in una partita NCAA contro North Carolina.
Diventa però una “celebrità” a Las Vegas, dove si trasferisce nel 1968.
La sua bravura nel Betting indurrà i boss (in particolare Anthony Spilotro) ad affidargli la gestione dello Stardust (a Las Vegas).
Per la prima volta nella storia del Gambling mondiale, introdusse il Betting all’interno di un casinò e volle le donne servire ai tavoli come Dealer ai tavoli di Black Jack.
Grazie a ciò, gli incassi della sala raddoppiarono e il casinò diventò uno dei centri di scommesse più noti al mondo.
E’ stato uno dei primi veri manager moderni nel gestire il banco, molto preparato sotto il profilo tecnico.
Tra gli anni 70 e 80 entrò ufficialmente nella Chicago Outfit (mafia italo americana dell'Illinois).
La mafia gli affidò anche i casinò Fremont, Marina ed Hacienda (gestiti ufficialmente dall'Argent Corporation), ma le autorità del Nevada quando scoprirono nel 1976 il giro di riciclaggio per conto della malavita, gli ritirarono la licenza.
Furono arrestate 18 persone.
Frank riuscì a corrompere il giudice Joseph Pavlikowski e a gestire la sala in modo indiretto, ma lo stesso magistrato nel 1988 lo inserì nella black list dei casinò di SinCity.
Non poteva più entrare in nessuna sala del Nevada.
Conduceva inoltre un talk show di successo all’interno del casinò che gli permetteva in qualche modo di essere presente nella struttura dello Stardust.
Nel 1982 riuscì per miracolo a scampare ad un attentato (la sua auto fu riempita di dinamite) ma per un difetto di fabbricazione della sua Cadillac Eldorado si salvò.
Anche se nessuno venne formalmente incriminato, la persona responsabile dell’attentato è da considerarsi Frank Balistrieri, il boss della mala di Milwaukee, intenzionato a dare una lezione a Rosenthal, secondo un’intercettazione, per i problemi legali che i casinò controllati dalla mala stavano subendo.
Il potere della Chicago Outfit a Las Vegas venne duramente indebolito nel 1983, quando, dopo anni di indagini, si scoprì la scrematura dei casinò e i veri padroni dei casinò, causando un'indagine che coinvolse tutti i boss del Midwest, tra cui Joseph Aiuppa, boss della Outfit.
Così, per evitare testimoni, vennero assassinati quasi tutti quelli coinvolti nella gestione dei casinò.
Tornando a Rosenthal, in seguito si trasferì prima in California e successivamente a Miami dove continuò a scommettere con successo sugli sport americani, lanciò un suo sito web di Betting e fece da consulente a vari Bookmakers offshore.
Morì nel 2008, nella sua vita venne arrestato ben 38 volte (per Gambling, gioco d'azzardo ed associazioni mafiose).


GIOCO ONLINE
Nel 1994 nella piccola isola di Antigua e Barbuda si assiste al Processing Zone Act.
Lo stato caraibico concede  licenze ai siti internet che vogliono aprire un casinò online, il primo dei quali Internet Casinò entra in scena l’anno dopo.
La prima piattaforma di Gambling online offre 18 giochi di casinò e l’accesso via internet alla lotteria nazionale.
Nel giro di un anno Internet Casinò incassa un’ottima reputazione per la sua affidabilità e sicurezza. Al contempo vengono lanciate due degli attuali colossi del settore: Microgaming (software per casinò online) e Cryptologic (pagamenti sicuri  su internet).
PartyGaming viene fondato nel 1997.
Inizialmente l’operatore offre solo giochi da casinò, successivamente, nel 2001 lancia PartyPoker, la poker room di punta dell’azienda.
Nel 2002 viene aperto Cash Splash, la prima slot machine online con un jackpot progressivo.
Da qui in poi verranno fondati Casino e siti di Poker online.
Nel 2004, un team di professionisti del Poker, tra cui Phil Ivey e Chris Ferguson, fonda  Full Tilt Poker.
Il CEO di BetOnSports, David Carruthers, viene arrestato con l’accusa di estorsione nel 2004.
Si dichiara colpevole e viene condannato a 33 mesi di prigione.
Poco dopo il Senato degli Stati Uniti approva l’Unlawful Internet Gambling Enforcement Act 2006 (UIGEA) , che proibisce alle istituzioni finanziarie di trasferire denaro da e verso i casinò online statunitensi.
L’atto è stato creato in risposta agli attacchi terroristici contro gli USA dell’11 settembre 2001, nel tentativo di impedire alle organizzazioni “terroristiche” di  usare i casinò online come una copertura per operazioni di riciclaggio.
La stragrande maggioranza dei casinò online chiude le porte ai giocatori d’azzardo online con sede fisica negli USA.
Solo PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute Poker continuano ad ammettere giocatori provenienti dagli Stati Uniti. NETeller, provider per transizioni online, si tira fuori dal mercato statunitense definitivamente. Stessa sorte tocca a Microgaming.
Nel 2010 il New Jersey è il primo stato degli USA ad approvare una legge che legalizza espressamente alcune forme di gioco d’azzardo online.
Il 15 aprile 2011, l’FBI sequestra i domini di PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute Poker, ponendo sotto accusa undici persone, (tra cui Isai Scheiburg, il fondatore di PokerStars, e Raymond Bitar, CEO di Tiltware e Full Tilt Poker) con pene detentive per gli imputati e 3 miliardi di dollari di risarcimento da parte delle società i cui domini sono stati sequestrati.
Le accuse  riguardano violazioni della UIGEA.
PokerStars e Full Tilt Poker chiudono definitivamente le porte ai giocatori di Poker statunitensi. Absolute Poker finisce in bancarotta.
Nel mentre più di qualcuno viene condannato per la detenzione illegale di club di Poker sotterranei a Staten Island.
Il Nevada legalizza il gioco d’azzardo on-line nel 2013 e le aziende online con sede nello stato occidentale iniziano ad offrire servizi di Gambling online per i giocatori residenti, a condizione che versino una tassa di 500$ e una quota di rinnovo annuale di 250$.
Anche il New Jersey legalizza il gioco d’azzardo e le aziende online che offrono il servizio fissano un tasso di imposta del 17%.


BISCHE CLANDESTINE
Generalmente nelle bische clandestine (nascoste in ristoranti, tabaccherie e bar) troviamo all'interno Slot Machine su postazioni internet collegate a siti illegali.
I gestori per invogliare i clienti promettono riservatezza, puntate illimitate e pagamenti celeri delle vincite e in contanti (anche più di 1.000 euro, somme generalmente vietate).
Oppure all'interno è possibile trovare sale scommesse di bookmaker che risiedono su server, illegali in Italia (per mancanza di licenze e quant'altro).


VIDEOPOKER, SLOT MACHINE, CASINO ONLINE
I terminali Videopoker (console computerizzate dove si gioca contro una macchina e non con avversari umani) vengono alterati per ottenere maggiori proventi illeciti.
Queste macchine grazie a particolari software permettono di eludere le comunicazioni con l'Amministrazione dei Monopoli di stato dei dati relativi alle giocate, consentendo all'esercente di incassare in nero i relativi importi.
I Jokerpoker installati in caffè e bar accettano monete e banconote sino a 100 dollari, generalmente ogni Videopoker calcola le vincite e le perdite e quando il giocatore smette di giocare, il gestore divide il guadagno con il malavitoso proprietario della macchinetta.
Le Slot Machine, Black Jack e Roulette invece non di rado vengono truccate, poi il funzionamento alla base è lo stesso.
Invece Betting su siti illegali (quote superiori rispetto alle ufficiali) e le stesse Slot Machine inserite nei locali permettono guadagno tramite tangenti e quant'altro.
In particolare, sale di Betting illegale, permettono puntate utilizzando conti intestati a "prestanome".
I reati più contestati alle mafie sono: riciclaggio di denaro (ovvero immettere in un mercato lecito denaro sporco), usura ed evasione fiscale (ottenuta tramite lo scollegamento delle macchinette e la clonazione delle schede elettroniche).


RICICLAGGIO DI DENARO (WASHING)
Stiamo parlando del cosiddetto fenomeno del Washing.
Mentre molte industrie sono vulnerabili al riciclaggio di denaro, il Gambling in anni recenti ha fatto un passo avanti fornendo un forum anonimo per segnalare coloro che effettuano spostamenti di denaro sospetti.
Potrebbe capitare a chiunque di giocare online con pericolosi criminali/terroristi, aiutando loro a spostare/ripulire soldi.
I giochi possono essere truccati con una strategia che permette ai “vincitori” e agli “sconfitti” di scambiarsi il denaro nascondendo la loro vera identità.
I vincitori e vinti possono essere predeterminati al fine di spostare ingenti quantità di denaro tra di loro e tra diverse posizioni fisiche.
Tale fenomeno prende il nome di Spoofing.
Una persona viene assunta da un terrorista o da un’organizzazione criminale per aprire un conto in banca e un account di Poker online su un operatore di Gambling regolamentato con una legittima identità.
Costoro forniscono tutte le informazioni di log-in e installano sul proprio computer dei software che permettono all’utente di mascherare la loro posizione geografica tramite l’IP.
Esiste poi un modo che permette ai complici, denominati “Colluders,” di controllare da remoto il loro computer in ogni momento e da qualsiasi posizione in tutto il mondo.
I Colluders utilizzano inoltre dispositivi chiamati “Frame Grabber” o fotocamere di tipo “Internet Enabled” per controllare le carte possedute dai loro partner.
Per evitare intercettazioni, i professionisti nel riciclaggio di denaro si affidano a  sistemi di messaggistica istantanea personalizzati.
Una volta che il denaro è “vinto” dall’utente fake, finisce nelle sue casse, per poi essere trasferito dal conto di Poker online dove può essere depositato nei conti correnti bancari, per poi essere prelevato di nuovo al fine di finanziare direttamente il gruppo criminale o terroristico che li appoggia.
In questo modo non ci sarebbe alcuna ragione per il governo federale di sospettare su questa operazione, dal momento che il denaro è stato “legittimamente” acquisito in una room legalizzata e regolamentata di Poker online.
Dal punto di vista di Casino e circoli fisici la situazione non cambia di molto: ad esempio l’obiettivo di uno spacciatore è liberarsi il prima possibile del denaro ottenuto vendendo droga quindi porta i soldi in contanti alla sala gioco di riferimento e con questo verranno pagate le vincite al banco.
Inoltre, dal momento che statisticamente il banco vince più spesso del giocatore, nelle casse entrerà molto denaro, a tutti gli effetti frutto di un’attività legale.
Molte di queste sale non rispettano gli orari di chiusura affissi e non chiedono i documenti ai giocatori, procedura obbligatoria per legge.


FISCO E PROVENTI NON DICHIARATI
Per eludere il fisco, si usano due metodi: lo scollegamento delle macchinette e il taroccamento delle schede.
Quando la smart card viene inserita nella macchina solo il concessionario e i Monopoli di stato sono in grado di leggerla.
Se viene staccata, il gioco smette immediatamente di funzionare e parte una segnalazione.
Quindi le macchine non collegate presenti nelle sale da gioco, sono illecita fin dalla nascita.
Per clonare una scheda servirebbe invece il collegamento di tutti i computer d’Europa.


ESTORSIONI ED USURA
Oltre a tangenti e prestiti, molto spesso le organizzazioni criminali riescono ad acquisire il monopolio della gestione e del noleggio degli apparecchi da gioco.
Cioè la gestione delle proprie sale scommesse e l'imposizione, tramite noleggio, delle proprie macchinette.

lunedì 24 aprile 2017

Il Derby Fantasma Di Edimburgo e La Seconda Guerra Mondiale (1940)

Il derby di Edimburgo tra l’Hibernian Football Club e l’Heart Of Midlothian è anche detto “derby di Capodanno” perché tradizionalmente si gioca il primo o il secondo giorno dell’anno, o comunque il fine settimana successivo più vicino a quella data.
La rivalità fra gli Hibs e gli Hearts è molto sentita, anche perchè i primi sono generalmente considerati cattolici, i secondi protestanti.
Il 1 gennaio 1940, fu uno dei Derby più particolari di tutti i tempi e non solo perchè furono segnati 11 gol.
Per via del meteo avverso e di una fittissima nebbia, quasi nessuno riuscì a vedere la partita, nemmeno Bob Kingsley (il corrispondente della BBC che stava facendo la radiocronaca).


SECONDA GUERRA MONDIALE
Ai tempi (1940) si stava combattendo la Seconda Guerra Mondiale.
La partita era in programma a Easter Road, in casa degli Hibs, e si era deciso di trasmetterla sulla radio di BBC, in modo che anche le truppe al fronte avrebbero potuto seguirla.
Come hanno raccontato anche Scott Murray e Rowan Walker nel loro libro “Day Of The Match”, dagli spalti l'inviato Bob Kingsley non riusciva nemmeno a vedere il campo.
La partita, comunque, non venne rimandata: l’esercito britannico sapeva che annunciare via radio il rinvio della partita a causa della forte nebbia avrebbe significato fornire preziose informazioni ai nemici tedeschi ed esporre agli attacchi della Luftwaffe, l’aviazione tedesca, bersagli come il Forth Railway Bridge (uno dei più importanti ponti di Edimburgo).
Easter Road infatti, lo stadio dell’Hibernian, è a un passo da Leith.
Questo perchè i tedeschi ascoltano, si informano con qualsiasi mezzo delle debolezze di Edimburgo, cercano falle dove entrare e annientare il nemico.
Anche se non si riusciva a vedere a più di 1 metro, la partita quindi si giocò regolarmente: Leo Hunter, capo dei corrispondenti di BBC, impose a Kingsley di andare avanti con la radiocronaca senza menzionare assolutamente la nebbia.


LA NEBBIA LA FA DA PADRONE
Kingsley riusciva a vedere soltanto Gilmartin (terzino destro degli Hibs) e John Donaldson (ala sinistra degli Hearts): riuscì comunque a fare la radiocronaca per 90 minuti, raccontando per lo più azioni che vedeva solo lui, visto che le inventava.
Gli spettatori più vicini al terreno di gioco lo informavano sulle azioni salienti, come gol e calci d’angolo.
Il resto erano fantasie e supposizioni.
Sul finire del primo tempo, quando Bobby Nutley segnò il 3-2 per gli Hibs, uno spettatore invase il campo, forse per accertarsi di quello che era successo.
Nella confusione che ne seguì, l’arbitrò fischiò la fine del primo tempo con due minuti di anticipo: quando le due squadre erano già arrivate negli spogliatoi, l’arbitro si accorse del suo errore e fece tornare tutti i giocatori in campo.
Gli Hearts riuscirono a rimontare lo svantaggio, e il primo tempo finì 3-4.
Nella ripresa le due squadre segnarono altri quattro gol: la partita finì 6-5 per gli Hearts.
Quello decisivo fu messo a segno da Tommy Walker, attaccante degli Hearts: a Edimburgo era già buio e alcuni spettatori avevano già lasciato lo stadio.


JOHN DONALDSON DISPERSO
Kingsley non fu avvisato che la partita era finita e quindi continuò a raccontare azioni di gioco inventate anche dopo la fine della partita (vedeva Donaldson correre su e giù, unico rimasto in campo): si fermò solo quando vide arrivare in tribuna alcuni giocatori degli Hearts che cercavano un loro compagno di squadra.
Il disperso era il già citato John Donaldson che non era rientrato negli spogliatoi insieme ai suoi compagni: diversi minuti dopo il fischio finale, fu trovato ancora in campo mentre continuava a correre sulla fascia sinistra e chiamava a gran voce il pallone.

sabato 22 aprile 2017

Donald Sterling e Le Frasi Razziste Su Magic Johnson (NBA)

Nel 2014, Donald Sterling il proprietario dei Los Angeles Clippers (che aveva acquistato la franchigia nel 1981) venne squalificato a vita dall’NBA per frasi razziste.
Sterling era stato registrato a sua insaputa mentre si rivolgeva alla fidanzata chiedendole senza mezzi termini di non portare persone di colore ad assistere alle partite del suo team e di non postare su Instagram foto che la ritraggono con afroamericani.
La registrazione audio aveva scatenato anche l’indignazione dell'allora presidente Barack Obama.
L'oggetto dello scontro era stata una foto su Instagram della donna con Magic Johnson, leggenda dell’NBA del passato.

"Mi dà molto fastidio che pubblichi qualcosa che ti associa a gente di colore. Lo capisci?" 
Si sente nelle registrazione. La donna si difende e ribatte dicendo di aver scattato immagini di un ex campione che ammira, ovvero Magic.
"Lo conosco bene e merita di essere ammirato, quello che dico è che può essere ammirato privatamente. Non puoi metterlo su Instagram e non puoì portarlo alle partite. Va bene?" 

La registrazione di Tmz non era stata ignorata dallo stesso Magic Johnson: "È un peccato che Sterling si senta così nei confronti degli afro-americani. Ha una squadra di fantastici giocatori afro-americani che stanno lavorando per far vincere il campionato ai fan dei Clippers"
Su Twitter poi ha aggiunto: "Non andrò mai più a una partita dei Clippers fintanto che Sterling rimarrà il proprietario della squadra"

Shaquille O’Neal, ex giocatore di diverse squadre NBA tra cui Orlando Magic, Los Angeles Lakers e Miami Heat, criticò molto duramente le parole di Sterling, definendole "ripugnanti".
Kobe Bryant, allora giocatore dei Los Angeles Lakers, scrisse: "Non potrei giocare per lui".
Per Sterling, del resto, non si tratta della prima accusa di razzismo.
Nel 2005 mise fine con un patteggiamento a un’azione legale in cui era accusato di discriminare i neri e gli ispanici inquilini delle sue innumerevoli proprietà a Los Angeles ("non fanno che bere, fumare ed andarsene in giro").
Nel 2009 fu poi costretto a versare 2,7 milioni di dollari nell’ambito di un’altra causa per discriminazione.
Il Commissioner NBA Adam Silver, definì le parole di Sterling “profondamente offensive e dannose” nel corso di una conferenza stampa.
Il patron dei Clippers inoltre venne multato di 2,5 milioni di dollari.
L’indagine compiuta dalla NBA è giunta alla conclusione che sia stato Sterling in persona, come ammesso da lui stesso, a pronunciare quelle frasi incriminate:

"Siamo tutti uniti nel condannare il punto di vista di Sterling. Questa lega è molto più grande di qualsiasi proprietario, allenatore o giocatore"

Sterling venne escluso con effetto immediato dal partecipare a qualsiasi gara o attività commerciale che abbia a che fare con i Clippers.
Gli venne imposto anche come veto fisico, il non farsi trovare in uffici o strutture della franchigia di Los Angeles.
L’ammenda di 2,5 milioni è stata devoluta ad organizzazioni che si dedicano alla lotta contro la discriminazione.
I Clippers a causa della vicenda succitata persero anche diversi sponsor.

giovedì 20 aprile 2017

Sospesa La Partita Tra Apoel ed AEK Per Gravi Incidenti (Basket Cipro)

La violenza nei palazzetti di Basket greci e ciprioti è di casa, quando si affrontano squadre rivali.
Pensiamo a Panathinaikos ed Olympiakos (con a volte protagonista anche l'AEK Atene) o al derby di Salonicco tra PAOK ed Aris.
Qui invece siamo a Cipro, precisamente a Nicosia, dove due giorni fa la semifinale (Gara 4) p stata interrotta per gravi incidenti.
Ad affrontarsi l'Apoel Nicosia e l'AEK Larnaka.
Nella serie l'AEK (arrivata seconda in regular season) conduceva 1-2, facendo sua anche gara 4 sarebbe arrivata in finale.
Tuttavia la partita giocata nel palazzetto Lefkotheo di Nicosia non è mai giunta al termine, costringendo i funzionari ad interrompere la partita più volte, sino alla sospensione definitiva (cioè un minuto prima della fine dell'ultimo quarto con il punteggio di 64-73 per gli ospiti).
La partita è stata temporaneamente interrotta nel terzo quarto, quando sono stati buttati fumogeni, petardi e razzi sul parquet dal settore dei padroni di casa.
In seguito la partita è ripresa con i funzionari che hanno avvertito che qualsiasi ulteriore violenza avrebbe comportato la fine anzitempo delle ostilità.
Un minuto prima della fine del quarto tempo, i tifosi dell' Apoel hanno ripreso a lanciare oggetti in campo (compresi petardi e fumogeni) e il match è stato interrotto definitivamente e dichiarato concluso.
I gravi incidenti, però, non si son fermati nel palazzetto ma sono proseguiti anche fuori, visto che l'autobus che trasportava la squadra dell' AEK a Larnaca è stato attaccato nei pressi di Tseri da parte di persone sconosciute che hanno lanciato delle pietre (nonostante la scorta di due vetture di polizia).
Quattro poliziotti sono rimasti feriti, invece due veicoli parcheggiati al di fuori del Lefkotheo sono stati danneggiati.

La Storia Di Osvaldo Ardiles, Il Tottenham e La Guerra Delle Isole Falkland

Osvaldo Ardiles dopo aver vinto i Mondiali 1978 con la sua Argentina, si trasferisce al Tottenham Hotspur, in Inghilterra, dove con i quali vincerà due FA Cup e una Coppa UEFA.
Durante il Mondiale, gli osservatori del Tottenham avevano notato questo piccolo e veloce centrocampista centrale.
Resistente, elegante e dotato di un piede destro che non sbagliava mai un passaggio.
Al termine dei Mondiali gli Spurs avevano ottenuto la firma di Ardiles ed anche di Ricardo Villa, suo sostituto nella nazionale campione del mondo.
Il loro debutto, però, non fu affatto facile.
“La squadra giocava all’inglese, mentre io e Ricky giocavamo all'argentina”, spiega Ardiles.
Gli attaccanti inglesi non riuscivano a capire questi due tizi che non crossavano sistematicamente quando si avvicinavano alla linea di fondo, che passavano all’indietro per costruire il gioco. Lentamente gli argentini, aiutati dal fortissimo Hoddle, riuscirono a trovare un equilibrio tra il gioco diretto e la costruzione lenta e ragionata degli argentini.
Nel 1981 il Tottenham e i suoi argentini si qualificarono per la centesima finale della FA Cup. Osvaldo e Ricardo erano già stati ribattezzati Ossie e Ricky.
Soprattutto Ardiles era adorato dai tifosi londinesi del Tottenham.
La partita tanto attesa, comunque, non andò esattamente come previsto.
Il City aprì le marcature e impedì agli Spurs di fare il loro gioco.
Il pareggio, arrivato su calcio piazzato, costrinse le due squadre al replay.
Il simbolo di questa finale deludente fu Villa, sostituito ed estremamente insoddisfatto della sua partita.
Il protagonista del replay, svoltosi ancora a Wembley, fu di nuovo Villa, ma stavolta in senso positivo visto che segnò due gol, di cui uno spettacolare.
Fu eletto più tardi miglior gol segnato in questo stadio nel ventesimo secolo.
Gli Spurs vinsero 3 a 2 grazie al capolavoro di Villa.
Dopo questo successo, a White Hart Lane si sentirono i favoriti per il campionato dell'anno successivo.
Nella stagione 1981-82 sarebbero stati pretendenti al titolo.
Quando si avvicinava il momento decisivo della stagione, gli Spurs c’erano.
Sconfitti in finale di League Cup dal Liverpool, erano però ancora ai vertici della classifica e qualificati per le semifinali di FA Cup e Coppa delle Coppe.
La stagione sembrava poter consacrare alla storia gli Spurs ,a nessuno aveva fatto i conti con la storia.
Quella vera.


GUERRA DELLE FALKLAND
Il 2 aprile 1982 il generale Galtieri dell’Argentina, scatenò la guerra delle Malvinas (Falkland) posseduta dai britannici.
Per i britannici si trattava di un attacco alla sovranità nazionale, la guerra esplose ben presto.
Le Falkland sono un arcipelago di poco più di 13mila km quadrati al largo delle coste argentine che ha finito per dividere due paesi.
Più precisamente l’Argentina governata da una dittatura militare invase l’arcipelago di proprietà britannica e dichiarò guerra agli inglesi.
Tuttora la gran parte degli argentini considera queste isole di loro proprietà e le chiama Malvinas, non Falklands.
Il Regno Unito reagì all’invasione, l’allora primo ministro Margareth Thatcher inviò una imponente flotta.
In quel periodo le tensioni tra Argentina e Inghilterra erano massime e tali sarebbero rimaste per anni sino ad oggi.
Il conflitto fu montato ad arte dalla dittatura argentina e fu accolto a braccia aperte dal governo britannico, che cercava un modo per nascondere i problemi sociali sotto la coltre del nazionalismo.
All’indomani dell’inizio delle ostilità, il Tottenham giocò la semifinale di Coppa contro il Leicester al Villa Park.
Gli Spurs vinsero la partita ma persero Ardiles che viene sostituito, fischiato dai tifosi avversari ma sostenuto dai suoi tifosi con lo striscione: “Potete tenervi le Malvine, se ci lasciate Ossie”.
Ad Ardiles avevano detto di non giocare, che sarebbe stato rischioso, la sua famiglia era sotto scorta, ma non gli avevano fatto cambiare idea.
I tifosi del Leicester intonarono il coro “England England” a rafforzare il concetto: era Ardiles il bersaglio, e con lui il compagno argentino Villa.
Ma i suoi tifosi, quelli del Tottenham, che avevano imparato ad amarlo, primo straniero vero dopo che gli Spurs avevano aperto solo a scozzesi e gallesi, e per loro quelli di oltremare erano stati al massimo irlandesi, risposero in coro "Argentina, Argentina": uno schiaffo alla guerra.
Ardiles comunque si sentì ben presto emarginato.
Lo stesso lascia il club per raggiungere la sua nazionale in vista del Mondiale 82, gli inglesi approfittarono della sua partenza per affibbiargli l’immagine del disertore.
Villa restò a Londra, ma fu escluso dai convocati per la finale di FA Cup.
Dopo l’eliminazione in semifinale di Coppa delle Coppe a opera del Barcellona e il quarto posto in campionato, solo la FA Cup poteva ancora addolcire la delusione per l’esito della stagione.
Ma per Ardiles non c’era futuro a White Hart Lane.
Tormentato dai media argentini e inglesi: traditore in Argentina, traditore in Inghilterra.
Era tempo di rifugiarsi nell’esilio.
Durante il Mondiale 82, Ardiles venne a sapere della morte di suo cugino José, ucciso nei combattimenti dagli inglesi.
Josè Leonidas Ardiles, 28 anni, veniva abbattuto dagli inglesi nell’Atlantico meridionale, a bordo del suo Mirage M5 Dagger.

Ardiles: "Il momento più difficile della mia carriera ero diviso tra il Paese in cui ero cresciuto e quello che mi aveva accolto come un figlio, e in cui vivevo. 
La morte di mio cugino mi prostrò terribilmente: la guerra l’avevo sempre considerata un evento lontano, e invece mi era entrata in casa"

Per lui comunque era ormai impossibile tornare a giocare in Inghilterra.
Una decisione che la maggior parte dei tifosi inglesi prese abbastanza bene, comprendendo il dilemma che Ossie si trovava ad affrontare.
L’argentino venne mandato in prestito in Francia al PSG.


GUERRA FINITA
Nel giugno del 1982 la Gran Bretagna si riprese le Falkland e l’Union Jack tornò a sventolare su Port Stanley.
Il conflitto costò quasi mille morti, 649 argentini e 255 inglesi.
Nel gennaio del 1983, finita la guerra, Ardiles tornò al Tottenham.
Le ferite si erano quasi rimarginate e l'argentino contribuì alla vittoria della Coppa UEFA nel 1984 e giocò qualche altra buona stagione con gli Spurs, prima di chiudere la carriera tra Blackburn, QPR e Swindon Town.
Anni dopo tornò ancora a Tottenham come allenatore, ma la sua esperienza in panchina non fu certo indimenticabile.


ANNI RECENTI E L'INCIDENTE STRADALE
Nel 2014 ormai 61enne, Ardiles rimase ferito in un incidente stradale alle stesse Isole Falkland, territorio britannico nell’Atlantico del Sud, davanti alle coste dell’Argentina.
Con Ardiles, che era alla guida del mezzo, rimasero coinvolte nella disavventura altre cinque persone. Fra loro Federico, figlio dell’ex giocatore, e Ricardo Villa, si proprio lui.
Tutti erano lì per girare un documentario prodotto da Espn.
Un cameraman subì i danni più gravi, fratturandosi una vertebra.
Ardiles venne trasportato in elicottero all’ospedale Enrico VII di Port Stanley, la capitale delle isole. Ardiles disse: "Sto bene. I soccorsi sono stati tempestivi ed efficaci, grazie a tutti".
Singolare il fatto che sia avvenuto proprio alle Falkland.

lunedì 17 aprile 2017

Le Zone Con Le Onde Più Pericolose Al Mondo (Surf)

Tra i fenomeni da cui si evince la forza del mare, ci sono le onde.
Le onde si formano principalmente per effetto del vento, nel mare aperto possono avere varie lunghezze ed altezze, quando raggiungono la costa la massa d'acqua trasportata dall'onda va incontro ad una diminuzione di profondità quindi inizia ad alzarsi (la parte basale è rallentata dall'attrito, quella sommitale per via della maggiore velocità è come se si sganciasse quindi si accavalla aumentando in altezza).
Ci sono luoghi al mondo che per le loro caratteristiche fisiche (zone aperte all'oceano e fondali che degradano) regalano onde stratosferiche.
Ad esempio il "Big Wave Surfing" è una disciplina del Surf, dove si surfano onde di almeno 20 piedi (6,2 m).
Le tavole che utilizzano si chiamo "Guns" o "Rhino Chasers".
Fino a certe dimensioni le onde si possono prendere in Paddeling (cioè remando) ma con le onde più grandi, a causa della loro velocità e potenza, vi è necessità di usare il sistema chiamato "Tow-in" (cioè tavole simili a quelle di Windsurf).
Il Big Wave Surfing presenta non pochi pericoli, a partire dai Wipeout (onde di grandi dimensioni che possono spingere un surfista sott'acqua oltre 15 metri. Inoltre, appena finito l'effetto dell'onda, il surfista deve velocemente capire da che parte nuotare per tornare in superficie in quanto in circa altri 20 secondi arriverà la prossima onda a colpirlo).
Le forti correnti possono anche trascinare contro il fondale o contro le rocce.
Sopravvivere ad un triplo Wipeout o ad un impatto con le rocce è molto difficile.
Non sono poche le persone che hanno perso la vita facendo Big Wave Surfing.


OAHU E BANZAI PIPELINE (HAWAII)
Per sottolineare la pericolosità di quest'area, basta ricordare che Kirk Passmore il campione di surf californiano è morto affogato tra le grandi onde nel North Shore di Oahu.
Qui morì Todd Chesser, precisamente all' Alligator Rock, un outer reef della North Shore di Oahu, nell'1997.
Sempre qui, nell'infame reef di Pipeline, perse la vita Malik Joyeaux.
Pipeline è senza dubbio l’onda più pesante e mortale al mondo.
Si possono citare anche Malik Joeux morto nel 2005, Jon Mozo a febbraio dello stesso anno, Joshua Nakata morto nel marzo del 2008, il giapponese pro surfer Moto Watanabe morto nel gennaio 2004, il veterano surfer Joaquin Velilla nel gennaio 2007.



WAIMEA BAY (HAWAII)
In estate il mare nella zona di Waimea nelle Hawaii è tranquillo ma in inverno le tempeste del nord del Pacifico producono onde enormi sulla costa.
Nel 1943 morì Dickie Croce, nel 1999 Donnie Solomon.
Qui ci sono eventi dove si gareggia solo se le onde superano i 25 metri.


JAWS BEACH (HAWAII)
La spiaggia di Jaws si trova a nord di Maui nelle Hawaii, una zona leggendaria per il surf, teatro di molte competizioni e che regala onde bellissime come quella di oltre 20 metri cavalcata da Mike Parsons (recordman di surf estremo) nel 2003.


MAVERICKS (CALIFORNIA)
Oltre alle Hawaii questa è un'altra località leggendaria degli USA in fatto di onde e Surf.
Onde gelide, temperatura bassa e vento che ulula.
Anche qui acque infestate da squali bianchi.
Qui nel 1994 morì Mark Foo cadendo da un'onda alta 6 metri, a causa di una grossa mareggiata.
Nel 2011 morì annegato Sion Milosky (due onde consecutive lo tennero diversi minuti sott'acqua).


GHOST TREES (CALIFORNIA)
Siamo al largo della costa di Pebble Beach nella California del Nord.
L'acqua è molto fredda ed infestata dagli squali (squali bianchi di oltre 2 metri).
La particolarità sono gli enormi massi che costeggiano la riva.
Quando la Ghost Trees cattura la massima energia dall’oceano Pacifico settentrionale si creano onde alte sino agli 80 piedi.
Questo spot viene affrontato solamente da surfisti di onde giganti.
Si ricorda la tragedia di Peter Davi, morto qui nel 2007.



NEW SMYRNA (FLORIDA)
Rispetto alle altre onde di questo elenco, quelle di New Smyrna sono le meno potenti e pericolose. Non ci sono onde estreme nè gigantesche.
La pericolosità della zona risiede nell'alto numero di squali presenti.
Soprannominata la “Capitale del Mondo” per quanto riguarda gli attacchi di squali, New Smyrna vide oltre 20 attacchi di squali nel 2008.
Squali bianchi ma anche toro.


TEAHUPO'O (THAITI)
Il villaggio di Teahupoo si trova sulla costa sud ovest dell'isola di Tahiti nella Polinesia Francese.
Queste onde lungo il loro percorso incontrando un tratto di laguna risucchiano tanta acqua, si avranno onde di soli 3 metri sovrastate da un lip (il tetto dell'acqua che gli atleti si trovano sulle teste arriva anch'esso sui 3 metri) ma dalla velocità devastante.

Alessandro Dini: "Ci sono onde di 8 metri sulle quali puoi surfare con relativa tranquillità ed altre di 3 metri, tipo le Teahupo'o, che fanno veramente paura ed hanno provocato morti e feriti, surfisti incastrati nella barriera corallina e salvati dalle moto d'acqua"

Briece Taerea, tentando un duck-dive di un mostro di 12 piedi venne risucchiato dal tubo dell’onda per essere poi spinto contro il fondale coralloso: perse la vita.
Soprannominata “La piu pesante onda del mondo,” Teahupoo è all’altezza del suo nomignolo ogni volta che una mareggiata proviene da sud-ovest.
Teahupoo significa “tagliare la testa”, essa si riferisce alle battaglie tribali verificatesi centinaia di anni fa nel territorio.
Durante i giorni in cui si svolge la Billabong Pro la Marina francese lancia un doppio codice rosso e proibisce a tutti di entrare in acqua, pena l’arresto per chi si provi ad avventurarsi nelle acque proibite.
L’allarme non serve a fermare i surfisti più spericolati, uno dei quali nel 2014 è stato immortalato da Chris Bryan con un video incredibile.
Fortunatamente il surfista non ha riportato danni, ma ha rischiato la vita.
Solo fino al 2000 sono morte cinque persone che praticavano Surf.


SHIPSTERN BLUFF (TASMANIA)
Shipstern Bluff si trova nel parco nazionale della Tasmania (Australia) tra Cape Roul e Tunnel Bay.
La zona è tra le più pericolose anche per la presenza di grandi squali bianchi che nuotano tra le onde insieme ai surfisti.
Il fondo a Shipstern è una lastra di granito che subisce il peso di enormi onde che provengono dal largo, catturandone tutta la loro forza.
Il fondo è interrotto di fronte ad un promontorio di massi accatastati, aggiungendo cosi ancora più rischio per l’entrata in acqua.


CYCLOPS (AUSTRALIA)
Situato al largo della costa Esperance Western Australia (sette ore da Perth), Cyclops è accessibile solo in barca.
Qui la variazione di profondità è estrema, e quando si gonfia onde giganti rotolano verso il basso.
A causa di ciò Cyclops è come se inghiottisse se stessa.
Cyclops si riferisce a bolli enormi ed ovali che si formano una volta che le onde distruttive colpiscono la barriera corallina.
Ma non tutte le onde sono perfette, bisogna infatti avere una buona dose di fortuna per riuscire a percorrerla tutta.


DUNGEONS (SUD AFRICA)
Situato al largo della costa del Sud Africa nei pressi di Hout Bay, Città del Capo, Dungeons offre non solo il pericolo onde, ma anche un tratto di mare infestato dagli squali.
La zona costiera a nord di Città del Capo, piu precisamente la piccola isola Seal Island sembra essere la casa di migliaia di foche.
Attorno a questo piccolo habitat di foche vi sono masse di grandi squali bianchi in attesa che queste entrino nella cosiddetta “zona della morte”, che comprende l’area intorno all’isola.
Questi grandi squali sono noti per sbattere le proprie prede sott'acqua per poi farle risalire e finirle con un morso al volo.
Le acque sono gelide, ci sono giganteschi massi sottomarini, qui è nato il Big Wave di Red Bull a partire dal 2000.
Qui si accede solo via mare.


NAZARE' (PORTOGALLO)
Nel paese di Praia do Norte si trova la baia di Nazare, qui le onde sono altissime per effetto del Canyon di Nazare profondo 5000 metri e lungo 230 chilometri, che produce il fenomeno dell'espansione.
Nazare è stato lo scenario per il record del mondo di Surf Estremo (Extreme Waterman Challenge), l'hawaiano Garrett McNamara ha cavalcato nel 2013 un'onda di circa 27 metri (90 piedi) di altezza.


ALTRE ZONE DA SURF CON ONDE GIGANTESCHE
Cowaramup Bombora (Gracetown, Western Australia)
Cortes Bank (California)
Nelscott Reef (Oregon)
Belharra (Mammut, France)
Todos Santos (Mexico)
Cribber (Kernow, England)

mercoledì 12 aprile 2017

Russ Hamilton e gli Scandali UltimateBet ed Absolute Poker

“Le puntate grosse attirano i polli col soldo e questi ultimi attirano gli squali” (e quindi truffatori)

Russ Hamilton, nato a Detroit, riuscì a vincere il Main Event WSOP del 1994 per oltre 1 milione di dollari, battendo Hugh Vincent.
In seguito divenne proprietario di UltimeteBet, Poker room del circuito Cereus, con il quale si rese protagonista di una delle truffe di Poker online più grandi di tutti i tempi.
UltimateBet ma coinvolto ci fu anche il sito Absolute Poker, entrambi del network Cereus,
Gli inganni iniziarono nel 2003 e durarono sino al 2007: Hamilton, infatti, era riuscito a manomettere il sistema di sicurezza della Poker room e a creare DEI “super-user” capaci, attraverso un software di terze parti (God Mode), di vedere le carte degli avversari in tempo reale e trarne, ovviamente, profitto.
Hamilton riuscì a vincere una cifra tra i 16 e i 18 milioni di dollari, raggirando numerosi giocatori famosi e non.
Hamilton viene beccato per via di alcune registrazioni dove afferma spudoratamente di aver fatto utilizzo del “God Mode” e di aver vinto circa 20 milioni di dollari, dichiarando però al fisco soltanto una somma di 5,2 milioni di dollari.
Nel file audio, inoltre, compaiono anche le voci di Greg Pierson, fondatore di UB, Daniel Friedberg e Sanford Millar, implicati anche loro nella truffa: i quattro cercavano un modo di uscire fuori da questo scandalo, in quanto la frode era ormai diventata troppo grande agli occhi di tutti e si sentivano ormai braccati dalle forze dell’ordine.
Dai dialoghi emergono anche alcune vittime illustri di questo sistema: a Prahlad Friedman, per esempio, sono stati sottratti circa 360.000 dollari (poi gli è stato proposto di entrare nel team pro come parziale risarcimento).
Anche Mike Matusow è caduto nella trappola, ma il più danneggiato è stato Ben Affleck (tradito anche da una donna, Annie Duke).
Quando Affleck accedeva ad UltimateBet, il software truffaldino avvisava della sua presenza ed Hamilton era pronto a sedersi allo stesso tavolo: con questo metodo sono stati sottratti alla stella di Hollywood più di 500.000 dollari.
Hamilton, inoltre, tira in ballo la stessa Duke: “Lei era a conoscenza di tutto ed utilizzava il “God Mode” anche se poteva visualizzare le carte con un ritardo di 15 minuti, però era in grado di studiare meglio la hand history degli avversari.”
Annie si difese dicendo "Ho avuto accesso alla visualizzazione ritardata delle carte soltanto per alcuni tornei di UB dove svolgevo il compito di commentatrice radiofonica".


GIOCATORI IMBATTIBILI
Hamilton si faceva prestare dalla sua malcapitata vittima 50.000$ per iniziare l’heads-up e dopo pochi mani riusciva puntualmente a saldare il debito.
In un paio di ore di gioco ripuliva il bankroll degli avversari, osservando le loro carte.
Riguardo Absolute Poker, l'informatico Todd Witteles è stato tra i primi ad accorgersi che qualcosa non andava: un giocatore, noto sul portale come "Grey Cat", si comportava come un novizio e secondo Witteles lo faceva deliberatamente e con l'obiettivo di "demolire il gioco giorno per giorno".
Contemporaneamente, su Ultimate Bet, altri giocatori si erano accorti di una serie di vittorie praticamente infinita e statisticamente impossibile.
David Paredes, graduato di Harvard che grazie al poker online ha pagato il mutuo della scuola di legge e mantiene il suo costoso appartamento a New York, ha finito per essere debitore di "qualcosa come 70mila dollari" nei confronti di un certo "Nio Nio".
E agli altri stava andando anche peggio: Nio Nio aveva collezionato somme tra i 70mila e 250mila dollari sulle carte di credito (o meglio di debito) degli sfortunati e ignari giocatori.
Serge Ravitch, un altro ex-legale trasformatosi in giocatore professionista di bische online, ha cominciato a tracciare le vecchie partite con un software chiamato Poker Tracker, scoprendo che in sostanza questo Nio Nio non sbagliava un colpo, come se sapesse sempre quali carte fossero in mano ai partecipanti al gioco.
Non potendo rivolgersi alle autorità, i giocatori si sono fatti inviare da Absolute Poker, in maniera apparentemente "fortuita", un foglio di calcolo in formato Excel con 65mila righe contenenti le mani giocate contro un sospetto baro, tale "Potripper".
Michael Josem, un altro frequentatore di Absolute Poker, ha ricavato da quel file un'analisi statistica che confermava, al di là di ogni ragionevole dubbio, l'infallibilità di Potripper e del giocatore che si nascondeva dietro questo nickname.
Procedendo con le indagini, i giocatori hanno infine scovato la location in cui è registrata la società di Absolute Poker, in Costa Rica e ben al sicuro dalle leggi USA, e il luogo dove sono attualmente ospitati i server da cui vengono gestiti i giochi d'azzardo online, una riserva poco fuori la città canadese di Montreal.
Il gioco online è illegale in Canada, ma il particolare status giuridico della riserva Mohawk Kahnawake ha fatto sì che nel posto convergessero attori del gambling telematico.
Quel che è peggio è che Hamilton, ex-dipendente di Absolute Poker, è stato protetto dietro l'anonimato per aver deciso di collaborare con la società spifferando il modo in cui ha agito online per questi quattro anni.


LE SANZIONI
Nel 2009 la Kahnawake Gaming Commission rese note le proprie decisioni finali in merito allo scandalo Ultimate Bet.
Il risultato fu una multa di $1.5 milioni e la richiesta di rimborsi ad una lista di giocatori per $22 milioni.
La KGC è colei che concede licenze e regolamenta le attività di gioco dal Mohawk Territory Of Kahnawake, Quebec.
Le indagini della KGC hanno permesso di individuare 117 nicknames appartenenti a 23 account coinvolti in attività di baro.
All’avvio delle investigazioni, si era già messa in preventivo la possibilità di non riuscire ad identificare con assoluta certezza e precisione l’identità dei possessori di quegli accounts.
La KGC stessa aveva infatti affermato che "la maggior parte dei dati più rilevanti era preservata in un database frammentario e non completamente aggiornato fino al febbraio 2006".
Stando al rapporto della KGC "la maggior parte dei dispositivi e indirizzi IP usati per il cheating erano direttamente collegati con Russell Hamilton. La maggior parte degli accounts illegali trasferiva denaro per mezzo del conto giocatore di Russell Hamilton."
Anche se Hamilton è stato con buona probabilità colui che ha tratto maggiore profitto dalle attività fraudolente, la KGC ha incolpato altri 31 cospiratori in questa attività criminale.