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martedì 28 marzo 2017

Il Massacro Di Croke Park: IRA Contro Black And Tans (1920)

Siamo a Dublino, 21 novembre 1920, precisamente a Croke Park.
Tempio degli sport Gaelici.
Grazie alla "Rule 42" erano banditi Calcio, Rugby, Cricket e compagnia cantante (le nazionali irlandesi giocavano a Lansdowne Road).
Perchè banditi? Perchè provenivano da una cultura (quella inglese) con cui gli irlandesi erano in guerra.
Ai tempi infatti l’Irlanda era nel pieno della sua Guerra di Indipendenza, che nel 1921 le avrebbe permesso di lasciare il Regno Unito, diventando una repubblica.
Il conflitto tra i nazionalisti irlandesi e l’Impero Britannico iniziò nel 1919 e assunse la forma di una guerriglia urbana e non solo.


FORZE IN CAMPO
Le forze britanniche spiegate in Irlanda erano costituite dalla polizia Royal Irish Constabulary, dalle forze paramilitari Black And Tans e dalle divisioni ausiliari Auxies.
Dall’altra parte combatteva l’IRA (Irish Republican Army), l’Esercito Repubblicano Irlandese.
I Black And Tans si costruirono in breve tempo una reputazione negativa, a causa delle loro pratiche illegali e inumane fatte di violazioni, saccheggi, attentati, torture e uccisioni.
Inoltre, a Dublino, queste truppe paramilitari crearono una rete di agenti speciali, il cui compito era infiltrarsi nell’IRA (The Cairo Gang perché gli alti ufficiali che ne facevano parte erano stati precedentemente impegnati in missioni segrete in Egitto).


L'ATTACCO DELL'IRA E LA CONTROFFENSIVA
La mattina del 21 novembre, l’IRA decise di attaccare la Cairo Gang, lasciando sul terreno un totale di 13 morti (11 dei 18 componenti dell’intera pattuglia più 2 auxies).
Un gran successo per l’IRA che, però, portò ad una immediata rappresaglia da parte del governo britannico e del suo braccio armato.
Quella stessa sera era in programma un match di football gaelico a Croke Park, tra il Dublíno e il Tipperary.
La Gaelic Athletic Association e le autorità irlandesi decisero di non rinviare il match nonostante il clima di tensione che si respirava nella capitale irlandese.
Uno dei soldati inglesi che avrebbe partecipato al massacro di Croke Park svelò successivamente come la sorte decise quale dovesse essere il luogo prescelto per la vendetta: una monetina lanciata in aria per decretare se bisognava andare a uccidere a Sackville Street (una delle vie più frequentate dell’epoca) o nello stadio di Dublino in cui era in corso la partita.
La monetina scelse Croke Park.


IL MASSACRO DI CROKE PARK
Allo stadio c’erano circa 10.000 persone e il match era iniziato da alcuni minuti, quando i Black And Tans si presentarono a metàcampo e cominciarono a far fuoco.
Nello stesso momento una mitragliatrice sparava appena fuori l’entrata dello stadio.
Tutto questo provocò panico tra gli spettatori che cercavano di fuggire dal fuoco incrociato.
Il risultato fu di 14 víttime e 65 feriti.
Tra le vittime anche tre bambini di 10, 11 e 14 anni, una donna che si sarebbe dovuta sposare cinque giorni dopo e Michael Hogan, capitano del Tipperary, a cui sarebbe poi stata dedicata una delle gradinate dello stadio, la Hogan Stand.
Fu un massacro contro civili inermi, lo sdegno mostrato dalle altre nazioni fu totale.
Il governo inglese subì pesanti critiche, sull’altro versante il tutto, invece, determinò un maggior consenso popolare sull’IRA.
Fu il primo tragico "Bloody Sunday" della storia irlandese.
Poco più di 50 anni dopo, il secondo Bloody Sunday a Derry (in Irlanda del Nord) nel 1972 (13 morti).
Per approfondire: James McClean, Il Poppy e Bloody Sunday 1972


RUGBY A CROKE PARK
Da quel giorno del 1920 si può dire che Croke Park abbia vissuto di una vita propria, poi nel febbraio 2007 le circostanze hanno fatto sì che lo stadio vivesse un’altra giornata a suo modo storica.
Con Lansdowne Road in ricostruzione per dar vita all’attuale Aviva Stadium e in previsione del Sei Nazioni 2007,  la selezione di Rugby chiede alla GAA l’uso di Croke Park per disputare le partite interne.
Un fatto senza precedenti perché mai uno degli sport stranieri è entrato nella cattedrale degli sport gaelici.
Per fornire questa autorizzazione si rese addirittura necessario modificare lo statuto della GAA, che all’articolo 21 proibisce esplicitamente la disputa di sport britannici, tipo Rugby, Football o Cricket, in stadi gestiti della federazione degli sport gaelici.
Inoltre, Croke Park era nel frattempo divenuto un importante simbolo del nazionalismo irlandese, molto vicino ai settori repubblicani e cattolici.
Aprire le sue porte ai britannici fu dunque una decisione molto sofferta.
Vengono convocate manifestazioni e congressi per invitare a fischiare God Save The Queen in occasione del match contro l’Inghilterra.
Eh sì perché l’esordio di Croke Park nel Rugby è avvenuto l’11 febbraio 2007 nel match contro la Francia, ma due settimane dopo, il 24 febbraio, a Dublino erano attesi gli inglesi.
Arriva il momento degli inni e la risposta di Croke Park è un’unica voce che all’unisono intona Amhrán na bhFiann, l’inno nazionale irlandese.
Quello che poi succede sul terreno di gioco mostra ancor più chiaramente che gli spettatori non sono di fronte a una partita normale, ma a una sorta di vendetta storica: gli irlandesi, capitanati da Ronan O’Gara infliggono quel giorno la sconfitta più dura agli inglesi in 130 anni di storia del torneo.
Il risultato finale è 43-13.
Oltre ad aver ospitato match di Rugby tra 2007 e 2009, anche il Calcio c'ha messo piede nello stesso periodo.

venerdì 24 marzo 2017

La Storia Di Greg Merson e Il Consumo Di Droghe (Poker)

Greg Merson è uno dei grinders più scatenati del pianeta, infatti, dovrebbe aver giocato qualcosa come oltre 7 milioni di mani online.
Nel 2011 disse: “Negli ultimi 4 o 5 anni viaggio a un ritmo di 20-24 tavoli alla volta, giocando circa 1500-2000 mani all’ora. Non ci sono tante persone che riescono a fare altrettanto”.
Secondo l’amico e collega Christian Harder, Merson è fra i primi 20-25 player di tutti i tempi per numero di mani giocate online.
Tutta la gavetta online ha consentito a Merson di sfondare anche nel live: dopo un ITM alle WSOP nel 2009 e uno nel 2011, prima che arrivassero quattro bandierine ma soprattutto il mitico braccialetto nell'evento #57 Six Handed nel 2012.
Greg comunque a in giovane età era entrato nel tunnel della droga, poi a 18 anni eroina sintetica, cocaina ed alcol, a 19 era riuscito subito ad uscirne da solo momentaneamente.

“Ho provato l’erba quando avevo 16 anni. Mi faceva schifo. Mi rendeva paranoico e così è stato per le successive 5-10 volte. Ho continuato perché non volevo sentirmi diverso dagli amici. 
Alla fine ha iniziato a piacermi.
Credo fermamente che la Marijuana sia una di quelle droghe di passaggio. Penso anche che ciascuna persona sia diversa. 
Non tutti quelli che assumono droghe sono tossicodipendenti. 
Ci sono persone che sanno moderarsi. 
Non sono a favore della legalizzazione, ma non sono nemmeno contro a prescindere.
In America, una volta finite le superiori, c’è la cosiddetta senior week: si va in spiaggia e per una settimana si passa del tempo con gli amici. Mi ubriacai ogni giorno. 
Un giorno fumai erba e da lì divenne abitudine. 
Quando tornai a casa, pensai di aver sviluppato una dipendenza. 
Dopo sette giorni di droghe, tornato a casa sentii che stavo andando in astinenza“

Da lì alla cocaina fu solo questione di tempo: "Cominciai a vivere nella menzogna. Diventai bravissimo a manipolare le persone e a ottenere ciò che volevo, in particolare la droga. 
Non volevo mai restare senza. 
Volevo sempre avere a disposizione la mia prossima dose per sballarmi.
A scuola ero sempre stato un ottimo studente. 
Iniziai a diventare un pessimo alunno, la mia fiducia crollò ed entrai in depressione. 
Non avevo mai fallito a scuola e stavo iniziando a farlo. 
Alla fine del mio primo anno di college vuotai il sacco con i miei genitori. 
Avevo perso più di 10 chili e prendevo cocaina ogni notte. 
Dopo meno di un anno capii che avevo bisogno di aiuto"

Nel frattempo passava momenti orribili per via di sessioni disastrose di Poker (100mila dollari di perdita ciascuna).
Nel 2010 ad esempio stava giocando al Bellagio di Las Vegas ai limiti 200/500$ e andò sotto l'effetto della droga.
Racconta Greg: "Avevo perso assolutamente il contatto con la realtà, quella è stata la peggior settimana della mia vita. Sono fortunato ad essere ancora vivo"

L’incontro con Tony Gregg fu fondamentale per Merson: "Ero sempre uscito coi ‘fighi’, una volta smesso di drogarmi cominciai a vedermi con i cosiddetti nerd. 
A 19 anni conobbi Tony, iniziai a uscire con lui e i suoi amici. 
Nessuno di loro beveva o fumava e la mia vita iniziò a cambiare. 
Uscire con loro è stata una parte importante della mia vita"

A 22 anni ci è ricascato e la sua dipendenza è durata fino al 2011, dove si faceva di Adderall (un cocktail di amfetamine).

"Penso che i motivi iniziali furono la noia e la voglia di essere accettato. 
La scuola era facile e non avevo sfide. 
Quando cominciai il percorso di recupero mi resi conto che avevo dei problemi irrisolti con mio padre. Ero depresso e ansioso.
A un certo punto stavo giocando high stakes per la prima volta in vita mia. 
Avevo grossi swing, e anche se me lo potevo permettere economicamente, non riuscivo a gestirli emotivamente. 
Ero talmente obnubilato che potevo perdere 20-30.000 dollari, persino 50-100.000 in un giorno, e non sentire niente. Non volevo vivere una vita del genere"

Poi la decisione di disintossicarsi, presa in una stanza dell’Aria di Las Vegas.
Torna a casa nel Maryland e riesce ad uscirne ancora una volta, ma decide di tenere la confezione di Adderall con 15 pillole rimaste nel suo cassetto, come ricordo e monito per questa esperienza.
Dal giorno in cui ha detto basta alle droghe Greg non ha toccato più nulla, neanche una birra.

"Almeno so che ogni intervista ha a che fare con il poker ed è più facile parlarne perchè almeno ne capiscono. 
La stampa mainstream invece è incredibilmente ignorante, sia sul poker che sulla questione delle droghe. Così è difficile raccontarmi senza apparire un mezzo pazzo. D’altra parte, per loro sono un gambler con un problema di droga..."
In un anno comunque Merson è riuscito a prendersi tante soddisfazioni e a risanare tutti i suoi debiti con chi lo ha aiutato.
Nell'edizione 2012 vinse il braccialetto nell'evento $10.000 No-Limit Hold'em Six Handed, che gli ha fruttato 1.136.197 dollari.
In seguito è riuscito a qualificarsi per il tavolo finale del Main Event; nell'heads-up finale ha sconfitto il connazionale Jesse Sylvia.
Il successo gli ha garantito la vincita di 8.531.853 dollari.

domenica 19 marzo 2017

La Più Incredibile Rimonta Calcistica: Charlton v Huddersfield 7-6 (1957)

Guardian: "Il calcio inglese ha ora una storia in più da raccontare. Tutte le altre, a confronto, sembrano sciocchezze"

Siamo al 21 dicembre 1957, periferia sud est di Londra, qui va in scena la più incredibile partita di tutti i tempi.
O meglio la rimonta più pazzesca della storia del calcio.
Si gioca al The Valley, casa del Charlton Athletic FC, i padroni di casa ospitano l'Huddersfield Town, match valido per la Division Two (la Championship dei tempi, insomma la seconda serie).
In quella stagione queste due squadre, s'incontrarono ben quattro volte (due in campionato e due in FA Cup): 3-3 nel match di Huddersfield, 2-2 nel primo incontro di Coppa (il replay vedrà prevalere gli Addicks per 1-0).
Tornando al match citato prima, siamo nell'epoca dei 2 punti a vittoria e dove non ci sono sostituzioni.
Quel giorno poco più di 12mila spettatori.
Al termine della prima frazione di gioco, gli ospiti non solo guidano con il risultato di 0-2 ma come si suol dire in questi casi: per i padroni di casa piove sul bagnato perchè sono anche in inferiorità numerica.
Poco prima del 20esimo infatti, il capitano Derek Ufton cade malamente dopo un contrasto aereo e subisce una botta alla spalla: viene trasportato in ospedale.
Non ci sono cambi quindi il Charlton rimane in 10 ed è sotto 0-2.


RIPRESA E L'INCREDIBILE RIMONTA DA 1-5
Incredibilmente però, dopo appena due minuti di gioco, il Charlton accorcia le distanze grazie a un colpo di testa di Johnny Summers.
L'1-2 sveglia l'Huddersfield che va a segno per ben 3 volte nei successivi 20 minuti.
Sull'1-5 e con un uomo in meno nessuno crede alla rimonta.
Tranne Johnny Summers che nei due minuti (62' e 63') che seguono la quinta rete dei Terriers, fissa il punteggio sul 3-5.
In realtà a segnare, oltre a Summers, sarà anche John Ryan.
Sul 3-5 l'Huddersfield Town sembra comunque certo di poter portare a casa la vittoria, anche perché manca circa un quarto d'ora e il Charlton è anche in 10.
Sarà proprio in quei minuti che i padroni di casa daranno vita a una dei finali di partita più rocamboleschi della storia del calcio, e non solo quello inglese.
Passano infatti appena otto minuti che il risultato è completamente capovolto: 3 gol dell'implacabile Johnny Summers hanno inaspettatamente portato in vantaggio gli Addicks: 6-5.
È l'81', il Charlton come detto vince 6-5 ed è costretto a giocare in 10 da più di un'ora.
Quando però il miracolo sembra compiuto, nonostante la rimonta appena subita, gli ospiti rialzano la testa e pareggiano grazie a un tiro deviato di Stan Howard: 6-6.
All'89' minuto Johnny Summers (sempre lui), scende sulla fascia con le ultime forze rimaste, crossa nel centro dell'area e John Ryan insacca la rete del definitivo 7-6.
Il pubblico è in delirio.
13 gol totali, 11 solo nella ripresa, un risultato riagguantato non si sa come quando a 27 minuti dalla fine la squadra era sotto 4 reti.
I tifosi invadono il campo: l'incredibile è successo.
Summers chiude con 5 reti e 2 assist.

Summers: "Sull'1-5 mi son detto che qualsiasi pallone arrivasse avevo l'obbligo di calciarlo verso la porta. Non avevamo niente da perdere"
Manager Trotter: "Poche settimane avevo deciso di cambiarlo di posizione. 
Non aveva più il tocco di una volta e tutti se ne erano resi conto. 
Non avevo dubbi sulle sue qualità, ma oggi mi ha sorpreso. 
Dopo una partita così credo non ci siano più dubbi"

A fine anno il Charlton arriverà terzo in classifica, mancando la promozione, con un solo punto di distacco dal Blackburn Rovers secondo, dopo aver perso lo scontro diretto per 4-3 proprio nell'ultima giornata.
Solo due anni più tardi invece, perderà la vita a soli 34 anni l'eroe di questa partita: Johnny Summers (colpito da una leucemia fulminante).


ALTRE RIMONTE INCREDIBILI
Quella del 1952/53 tra Blackpool e Bolton è forse la rimonta per eccellenza visto che consacrerà Stanley Matthews nell’Olimpo degli immortali del calcio.
Il match, ancora oggi ricordato come "The Matthews Final", si tratta della finale di FA Cup fra Blackpool e Bolton.
Eppure fino alle fasi finali dell’incontro è il Bolton a guidare, portandosi sul 3-1 e rischiando di infliggere a Matthews la 3° sconfitta in altrettante finali.
Al 68°, tuttavia, Stanley serve a Mortensen la palla del 2-3.
Il pareggio non arriva però che nei minuti finali, ancora sull’asse Matthews-Mortensen, autore di una tripletta.
E non è ancora finita, perchè la magia del futuro Sir Stanley incanta ancora la retroguardia dei Wanders, incapace di fermarne la discesa che culmina con l’assist decisivo a Bill Perry: 4-3 al 92°, e Matthews entra nella storia.
Si possono citare anche altre rimonte incredibili come quella del QPR con il Port Vale che conduceva 4-0 (First Division inglese 1996/97), del Peterborough sotto 0-4 in casa contro il Cardiff (2009/10) e il più recente 4-4 del Newcastle sull'Arsenal con i "Gunners" avanti 4-0 ma che in 10 crollano nella ripresa in 20 minuti.
Nella Premier League del 2001 non va nemmeno dimenticata la rimonta del Manchester United sul Tottenham.
Gli Spurs conducevano 3-0 nel 1t ma nel secondo tempo il Manchester United segna addirittura cinque reti per il 3-5 finale e il silenzio tombale cala su tutto White Hart Lane.
A livello europeo, forse la più incredibile rimonta di tutti i tempi, fu quella del 1999 del Manchester United sul Bayern Monaco: da 0-1 a 2-1 nei 2 minuti finali.
Si sono viste altre rimonte pazzesche come quella d'Istanbul del Liverpool sul Milan (da 0-3 a 3-3 con poi vittoria ai rigori) ma forse segnare 2 reti nel recupero rende la cosa ancora più clamorosa.

venerdì 17 marzo 2017

L'US Bank Stadium Dei Minnesota Vikings: Trappola Per Uccelli (NFL)

Molti animalisti erano preoccupati per il vetro del nuovo US Bank Stadium dei Minnesota Vikings (stadio costruito nel 2014 ed inaugurato lo scorso giugno), in quanto riflette la "natura" quindi il cielo.
Secondo loro si sarebbe rivelato mortale per gli uccelli (infatti lo stadio vetrato, di 200mila piedi quadrati, riflette il cielo e risulta indistinguibile per i volatili che si schiantano sopra).
Quei ricercatori avevano ragione.
Tre gruppi di volontari hanno trovato 60 uccelli morti (durante la stagione migratoria lo scorso autunno) intorno allo stadio in un periodo di monitoraggio di sole due ore.
Oltre agli uccelli morti, altri 14 sono stati trovati storditi.
I rapporti di manutenzione e le guardie di sicurezza, stimano che potrebbero essere circa 360/400 uccelli a morire ogni tre anni a causa di questa costruzione (senza considerare quelli feriti o rimossi dagli spazzini).
Anche se questo numero forse è esagerato, rimane il fatto che questo stadio rappresenta la struttura più letale per gli uccelli in Minnesota.
I Vikings erano consapevoli dei pericoli che lo stadio avrebbe potuto rappresentare per gli uccelli.
Lo stadio in sé è spettacolare ma il problema è che, come detto, è fatto tutto di vetro.
Nonostante le proteste, il Minnesota Sportive Authority (proprietari dello stadio), ha rifiutato di porre delle modifiche (come ad esempio l'installazione di un vetro modificato).

Jim Sharpsteen, un volontario che ha contribuito alla realizzazione dello stadio, ha detto: "Sapevamo che il vetro avrebbe creato confusione per gli uccelli. 
Vedono un riflesso di un cielo blu nel vetro, pensano che sia cielo blu. 
Vedono riflessi di alberi, pensano di poter atterrare in quei riflessi di alberi. 
Dovremmo sostituire il vetro con uno  meno riflettente o mettere un rivestimento sul vetro che renderebbe l'eventuale schianto meno pericoloso. 
Credo che la cosa più realistica sarebbe applicare un rivestimento al di fuori"
In sei anni, la più alta mortalità registrata in altri edifici, era di 42 uccelli morti per periodo di migrazione.
Un rapporto di un istituto di San Diego ha inoltre rivelato che solo il 7% delle vittime di collisione sono stati uccisi immediatamente quindi probabilmente le morti sono anche sottostimate.

lunedì 13 marzo 2017

La Maledizione Del Motherwell e La Scottish Cup Del 1991

Per molti la sfortuna o gli eventi negativi non esistono ma forse il Motherwell non è dello stesso avviso: infatti non deve aver portato benissimo la splendida vittoria degli Steelmen nella Scottish Cup del 1991 (la seconda della loro storia dopo quella del 1952), ai danni del Dundee Utd a seguito di uno spettacolare 4-3.
Infatti dopo quello splendido successo ci furono ben 4 morti improvvise per altrettanti giocatori di quella generazione fenomenale che aveva portato sul "trono" di Scozia questo piccolo club del Nord Lanarkshire.


QUATTRO GIOCATORI MORTI IN GIOVANE ETA'
Nel 1995 toccò all'ala sinistra Davie Cooper che morì all'età di 39 anni per via di un'emorragia celebrale.
Lo si ricorda anche come giocatore dei Glasgow Rangers con i quali vinse 3 campionati scozzesi, 8 Coppe di Lega e 3 Scottish Cup (4 in totale comprendendo la citata con il Motherwell).
Nel 2007 al capitano Phil O'Donnell (35 anni) morto addirittura in campo.
O'Donnell aveva cominciato a giocare per gli Steelmen a 17 anni ed era considerato una leggenda del club.
A 18 anni segnò proprio in finale contro il Dundee Utd.
Sembrava in rampa di lancio per una grande carriera ma il trasferimento al Celtic non gli giova più di tanto (con i quali però vincerà un'altra Scottish Cup nel 1995 e un campionato nel 1998).
Dopo una brevissima apparizione in Inghilterra con lo Sheffield Wednesday, torna a casa.
Anche con il Motherwell le cose non vanno benissimo per via dei tantissimi infortuni, ad ogni modo diventa una bandiera del club ed è amato da tutti.
Nel 2006 ormai 34enne si dice certo di riuscire a giocare alti 4-5 anni.
Viene chiamato da tutti "Uncle Phil" (infatti David Clarkson era sua suo nipote).
Per ironia della sorte morirà come detto nel 2007, dopo aver segnato una rete e sempre contro il Dundee Utd (stavolta finirà 5-3).
L'ex CT della Scozia Craig Brown paragonò lo stile di gioco di O'Donnell a Steven Gerrard.
Nel 2008 toccherà a Jamie Dolan (39 anni) per via di un attacco di cuore mentre faceva jogging (soffriva di ischemia cardiaca, malattia ereditata dal padre, morto a 44 anni).
Totalizzò quasi 200 presenze con Motherwell.
Giocò anche per il Dundee United, Dunfermline Athletic, Livingston, Forfar Athletic e Partick Thistle.
L'ultimo a morire fu Paul Mcgrillen (37 anni) nato e cresciuto a Fir Park.
Mcgrillen, una settimana prima di morire, aveva disputato un'amichevole proprio contro il Motherwell (ai tempi giocava nelle file del Bathgate Thistle).
Fu un giocatore molto impegnato nel sociale e disputò diverse partite per beneficenza.
Oltre che nel Motherwell (1990-1995) giocò per diverso tempo anche nel Falkirk (1995-1998).
Il corpo di McGrillen venne trovato senza vita nella sua casa di Hamilton, il 29 giugno 2009.
Per la polizia nessuna anomalia o sospetto: si trattò di suicidio (venne trovato impiccato).

Motherwell: "Siamo profondamente addolorati di annunciare la morte del nostro ex attaccante Paul McGrillen. Egli fece parte della truppa di Fir Park ed emerse nella famosa squadra del 1991 che vinse la Coppa di Scozia"

sabato 11 marzo 2017

Duke, Giocatori ed Università Più Odiata D'America? Ecco I Motivi (Basket NCAA)

Insieme alla squadra di Football di Notre Dame, sicuramente Duke è l'università più odiata in America.
Sono innumerevoli le t-shirt con su scritto "Duke sucks" o ancora "respira se odi Duke", non si contano i manifesti "perchè odiamo Duke", i gruppi "I Hate Duke" su Facebook si sprecano e poi ancora "Grayson Allen Sucks", "Hate Grayson Allen" (è un giocatore).
Il motivo di tanto odio, non è l'università in sè, ma la squadra di Basket NCAA.
Forse perchè il programma di coach Mike Krzyzewski è il più vincente da quando la NCAA è diventata a 64 squadre (1985): 5 titoli, 4 secondi posti, 12 volte alle Final Four, .755 di W alla March Madness.
Tutta l'America, eccetto Durham, sono contro Duke.
Si spera che la propria squadra vada avanti il più possibile e che Duke venga eliminata il prima possibile.
I tifosi sono chiamati Cameron Crazies e sono altrettanto odiati (c'è ad esempio Crazy Towel Guy pittoresco tifoso dei Blue Devils che suona la carica del Cameron Indoor Stadium facendo roteare i suoi asciugamani), così come la voce TV Dick Vitale soprannominato Dukie V.
Gli arbitri sono accusati di fischiare sempre a loro favore (ma questo capita con tutte le squadre che vincono ed indipendentemente dallo sport in questione).
Ad esempio il giornalista Will Blythe è nato a Chapel Hill, crescendo orgogliosamente nell’odio per i Blue Devils poi si è trasferito a New York City ma non ha dimenticato le proprie abitudini di voler veder perdere Duke a tutti i costi.
Talmente l'odio, le prese in giro e le critiche che nel 2004, a causa di un arbitraggio scandaloso, Duke viene buttato fuori contro UConn.


LA RIVALITA' CONTRO NORTH CAROLINE
8 miglia è distanza che separa Chapel Hill da Durham.
Le due cittadine sono famose per ospitare due università, North Carolina e Duke appunto.
Le due università hanno come detto dato i natali a due gran belle squadre di basket, i North Carolina Tar Heels e i Duke Blue Devils.
Famose per il colore delle loro maglie: celesti le prime, blu le seconde.
E per una rivalità sportiva in America senza pari o quasi.
“Eight miles and two shades of blue”, è la frase che racchiude tutto: “Otto miglia e due tonalità di blu”, quello più chiaro dei Tar Heels e quello più scuro dei Blue Devils.
E siccome la rivalità è tremenda, intensa, quasi maniacale, restare semplici spettatori disinteressati è quasi impossibile.
Lo scrittore Will Blythe ne faceva una questione di passo.
Un uomo di Duke passeggia per la strada come se il mondo fosse suo.
Un uomo di North Carolina cammina come se non gliene importasse nulla.
L’Università di North Carolina (UNC) è statale (la maggiorparte degli iscritti è del posto, qualche anno fa però uno scandalo ha messo in luce dei corsi fantasma seguiti dagli studenti atleti), mentre Duke è privata e piena di figli di ricchi della East Coast (cioè vengono da fuori), pronti a sborsare fior di quattrini perché i loro figli possano iscriversi.
North Caroline è un'università storica avendo sul groppone più di 2 secoli, Duke invece è il nuovo che avanza (fondata negli anni 20 del 1900).
Dai Tar Heel, tanto per intenderci, è uscito Michael Jordan, James Worthy (super campione dei Lakers di Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar) e Vince Carter (forse il miglior schiacciatore di sempre), Bobby Jones e Bob McAdoo e menti del gioco come Dean Smith (a cui è da anni intitolato il palazzo dove giocano i Tar Heels, nonostante lui sia tuttora in vita), Doug Moe, Billy Cunningham e George Karl.


INDAGINI E GIOCATORI ODIATI DI DUKE
Tornando a parlare di Duke, si ricorda l'indagine di Grantland quando fece un tabellone/classifica estrapolando 8 giocatori degli anni 80, 8 dei 90, 8 dei 2000 e 8 di Duke per determinare il giocatore più odiato della storia.
Il bimensile Complex ha diramato la lista della top 10 bianchi più odiati e la top 20 dei giocatori di Duke più odiati.
Ai primi due posti: J.J.Redick (2002-2006) e Christian Laettner (1988-1992)
J.J. Redick oggi ai Clippers bianco, cattivo ed antipatico, amato da mezza America e odiato dall'altra.
"Gli chiedevamo, dove vuoi andare all'università?"
E lui "A Duke".
"E la seconda scelta? "A Duke".
È titolare dal primo anno, segna 15 punti a partita. I liberi li tira col 91%. È il 2003: il torneo della Atlantic Coast Conference è trionfale: Duke anzitutto batte la rivale North Caroline in semifinale.
Le due università si detestano come detto.
JJ viene spesso preso da parte da coach K. "Troppe feste, ragazzo, cambia vita se vuoi diventare un campione".
È sovrappeso.
Guarda le foto delle superiori JJ, e se ne accorge pure lui. La notte mangia da Bojangles.
E fa "compagnia" ai compagni di stanza che fumano mariujana, quando la polizia li becca e ha qualcosa da ridire.
Lui "controllava le mail". Perdonato.
Redick crede in coach K. Quello tra lui e Duke è il matrimonio dei sogni, non può buttare via tutto. Coach K gli farà una sorpresa tanti anni dopo quando con un volo privato, si presenterà proprio al matrimonio di JJ 5 ore prima, per bere un bicchiere di vino, fare gli auguri.
Clay Travis di Cbs Sport lo definisce: "Il giocatore più odiato d'America".
Gli studenti di Maryland diffondono il suo numero di cellulare: i tifosi delle altre scuole lo chiamano, e non per complimentarsi.
Perché lui segna e poi fa vedere le 3 dita: un'altra tripla in faccia, ragazzi.
In America lo chiamano smirk. Il ghigno. Segna, e parte automatico.
I Cameron Crazies, i suoi tifosi, i più pazzi d'America, si innamorano ogni secondo di più: "JJ is better", urlano forte. Il resto del mondo lo detesta. Nascono siti internet contro di lui.
Gli insultano in coro la sorella di 12 anni.
Lui ricorda, anni dopo, al sito Grantland: "Ero un coglione, ma ero insicuro, volevo farmi vedere intoccabile".
In seguito viene scelto al draft alla 11, dagli Orlando Magic.
E vede così premiata la scelta di non lasciare Duke prima del tempo. Di laurearsi.
Senza rinunciare ai soldi.
Christian Laettner tanto per intenderci fu colui che calpestò il petto di Amuni Timberlake (ala di Kentucky) durante un quarto di finale del 1992 (i Blue Devils vinsero alla sirena proprio con un canestro di Laettner).
Fu tra i più grandi giocatori di college di tutti i tempi (battè diversi record), al punto che venne convocato nel Dream Team USA nel 1992 (suscitando però diverse critiche, in quanto furono lasciate a casa diverse stelle NBA che avrebbero potuto prendere il suo posto).
Anche la sua carriera in NBA fu buona, almeno sino a fine anni 90.
Poi nel 2003 la sospensione per doping.
In seguito tentò di acquistare i Memphis Grizzlies, non ci riuscì ed ebbe anche qualche problema legale.
Oggi invece c'è Grayson Allen che tra febbraio e dicembre 2016 è stato protagonista per aver messo 3 sgambetti intenzionali nei confronti di altrettanti avversari.
Allen arrivava in questa stagione dopo una super annata, gli occhi NBA erano tutti su di lui, vacillò nel periodo del draft, ma Coach K e tutto il sistema Duke lo fecero restare ancora per una stagione con la reale possibilità di poter vincere il tanto sognato titolo NCAA.
L’inizio di stagione se pur carico di aspettative non è stato pari alla sua fama, peggiorato praticamente in tutte le sue statistiche ha dato spesso segni di insofferenza, come se volesse finire la stagione il prima possibile, a dicembre 2016 c'è finalmente riuscito.
Sul finire del primo tempo nel match poi vinto contro Elon...Grayson, preso da un raptus di follia, commette un fallo che ci sta ma poi scalcia Steven Santa Ana facendolo cadere: fallo e scenata isterica in panchina.
Grayson come detto non è nuovo a queste scorrettezze, stando alle statistiche dell’NCAA è il 3° sgambetto negli ultimi due anni, già lo scorso anno in più di una occasione era stato graziato prima dalla stampa e poi da Coach K e vuoi un po’ per ancora la poca attenzione mediatica, un po’ per la mano morbida del coach si era sempre passati sopra a questi fatti negativi.
Questa volta però le cose sono andate in modo diverso, non solo perchè recidivo ma anche perch'è l’attenzione su Allen è massima, candidato a giocatore dell’anno, vero leader di Duke e con un piede già in NBA
I vari media subito si sono schierati contro Allen e come si sa la potenza mediatica fa miracoli e cosi coach K ha preso la giusta decisione di sospendere Allen a tempo indeterminato, perché prima di tutto gli allenatori del college sono degli educatori.

giovedì 9 marzo 2017

Il Mitchell Report e Il Doping In MLB: Lista Giocatori Coinvolti (2007)

Nelle 409 pagine del "Mitchell Report" (redatto dall'ex senatore USA uscito nel 2007 ed inerente il Doping in MLB (PED=Performance Enhancing Drug) vennero fatti un'ottantina di nomi.
In realtà il vaso di pandora venne scoperchiato nel 2005 quando Josè Canseco (ex giocatore degli Oakland Athletics) ed MVP dell'American League nel 1988 ammise l'utilizzo di steroidi anabolizzanti (assieme a Jorge Delgado, Damaso Moreno e Manuel Collado) in una autobiografia chiamata: "Juiced: Wild Times, Rampant 'Roids, Smash Hits & How Baseball Got Big".
Canseco scrisse che l'85% dei più forti giocatori di Baseball ha fatto uso di doping.
Nel libro, fece il nome di ex compagni di squadra come Mark McGwire, Jason Giambi, Rafael Palmeiro, Iván Rodríguez e Juan González.
Scrisse inoltre di aver personalmente iniettato steroidi a McGwire e che aveva anche visto quest'ultimo farlo reciprocamente con Jason Giambi.
Non solo, ma nel 1992 quando era con i Teaxs Rangers, Canseco aveva anche fatto conoscere le sostanze anabolizzanti a Palmeiro, Rodriguez e Juan Gonzalez.
Canseco si era definito come una sorta di "padrino del doping" sostenendo che "da solo aveva cambiato il gioco del Baseball portando alla ribalta gli steroidi".
Nel 2008 lo stesso Canseco pubblicò il seguito del suo libro, intitolato Vindicated, in cui continuò a parlare dell'uso di steroidi nel Baseball.
Infatti dopo aver esaminato il report, Canseco che compare 105 volte, più di Bonds (103) o Clemens (82) ed il suo avvocato rimasero delusi dall'assenza di alcuni nomi come Rafael Palmeiro e Ivan Rodriguez.
"Tutto quello che posso dire è che il rapporto Mitchell è incompleto"

A luglio, Canseco aveva detto all'emittente WEEI di Boston di avere altro materiale su Rodriguez, che aveva definito come un 'ipocrita.
Un altro tema affrontato nel libro di Canseco sarà di come il suo ex-compagno di squadra Mark McGwire chiese l'immunità prima di comparire davanti al Congresso nel 2005.
Ai tempi molti giocatori negarono, inoltre nessuno della MLBPA, l'associazione dei giocatori, ha contribuito ha scoperchiare in modo oggettivo il vaso di pandora.


HALL OF FAME
Cosa si farà con la Hall Of Fame quando arriverà  il momento dell'elezione di Bonds o di Clemens?
Il punto è che sappiamo che ce ne sono stati tantissimi altri, ma solo alcuni sono stati sfortunati e quindi beccati.
Punirli o guardare al futuro facendo valere l'assunto "non colpevoli sino a prova contraria"?
O comunque "puliti perchè valgono le regole del tempo quindi i controlli in vigore all'epoca e non post-datati".
Al di là di ciò, tantissimi sono stati beccati ma non possiamo dire che gli scagionati siano innocenti.
Una conclusione indiretta del Mitchell Report è che i giocatori sempre rotti e che perdono efficacia da un giorno all'altro possano essere ex-utilizzatori di prodotti dopanti (specie per guarire dagli infortuni).
E' il caso di Donnelly e Gagne.
Va comunque considerato che sino ad un 12/13 anni fa il doping era legale (come accennato sul caso Guillen).
Sino ai primi anni del 2000 non c'era un test per l'HGH.
Il THG è diventato illegale solo nel 2004 e gli steroidi anabolizzanti pochi anni prima.
I test non ci sono stati fino al 2004 e le sospensioni erano ridicole.


BOSTON RED SOX
Non pare che ci sia stato doping di squadra ma se ai tempi le squadre probabilmente non spingevano a doparsi, è altrettanto vero che non facevano assolutamente nulla per impedirlo.
Si ricordi ad esempio che i Red Sox acquisirono Donnelly e Gagne nonostante avessero forti dubbi sul loro passato.
La loro inefficacia ed i loro infortuni successivi all'acquisizione corroborano i dubbi, e se da una parte in teoria dimostrerebbero come il doping sia cessato una volta arrivati a Boston, dall'altra mostrano anche il menefreghismo della squadra nei confronti delle precedenti abitudini dei giocatori. Ovviamente Boston è un esempio, ma pare che fosse un comportamento diffuso tra le squadre.
I Red Sox, nei confronti dei quali si temeva che Mitchell potesse essere generoso, hanno visto più di 10 giocatori o ex implicati, e sono una delle squadre più toccate.
Prevalentemente questo è anche dovuto al fatto che Radomski lavorasse per i Mets e rifornisse molti clienti sulla costa orientale.


NEW YORK YANKEES
Gli Yankees furono la squadra più colpita in termini di giocatori.
Alcuni quali Sheffield o Giambi, si sono dopati altrove, mentre altri lo hanno fatto tra la fine degli anni '90 e l'inizio di questo millennio.
Se tanti nomi appaiono degli Yankees di quel periodo (come Clemens, Knoblauch, Pettitte), è anche perché una delle fonti principali è stato Brian McNamee, ex preparatore atletico di Toronto e New York Yankees, uno dei principali clienti di Radomski.
Andy Pettitte avrebbe potuto utilizzare l'ormone della crescita in varie situazioni, ma poi l'ha utilizzato solo per recuperare più velocemente dagli infortuni.
Roger Clemens, venne distrutto da 9 pagine dedicate appositamente a lui.
Da allora la sua carriera, in particolare dal passaggio ai Toronto Blue Jays in poi, è sempre stata vista sotto un'altra luce.


BALTIMORE ORIOLES
Un'altra squadra particolarmente colpita fu quella degli Orioles, soprattutto a seguito delle ammissioni di Grimsley, oltre che di Radomski.
Inutile criminalizzare alcune squadre più di altre: tutte sicuramente sapevano, forse nessuna incoraggiava, tutte sicuramente chiudevano entrambi gli occhi.


GIOCATORI COINVOLTI
Chad Allen, Mike Bell, Gary Bennett, Larry Bigbie, Ricky Bones, Kevin Brown, Ken Caminiti, Mark Carreon, Jason Christiansen, Howie Clark, Roger Clemens, Paxton Crawford, Jack Cust, Brendan Donnelly, Chris Donnels, Lenny Dykstra, Matt Franco, Ryan Franklin, Eric Gagne, Jason Grimsley, Jerry Hairston, Phil Hiatt, Matt Herges, Glenallen Hill, Todd Hundley, Ryan Jorgensen, Wally Joyner, Mike Judd, David Justice, Chuck Knoblauch, Tim Laker, Mike Lansing, Paul Lo Duca, Exavier "Nook" Logan, Josias Manzanillo, Cody McKay, Kent Mercker, Bart Miadich, Hal Morris, Daniel Naulty, Denny Neagle, Rafael Palmeiro, Jim Parque, Luis Perez, Andy Pettitte, Adam Piatt, Todd Pratt, Stephen Randolph, Adam Riggs, Brian Roberts, F.P. Santangelo, David Segui, Mike Stanton, Ricky Stone, Miguel Tejada, Derrick Turnbow, Mo Vaughn, Ron Villone, Fernando Vina, Rondell White, Jeff Williams, Todd Williams, Kevin Young e Gregg Zaun.


RIFERIMENTO A SOSTANZE DOPANTI TRAMITE INTERNET
Rick Ankiel, David Bell, Paul Byrd, Jose Canseco, Jay Gibbons, Troy Glaus, Jose Guillen, Darren Holmes, Gary Matthews Jr., John Rocker, Scott Schoeneweis, Ismael Valdez, Matt Williams e Steve Woodard.


SCANDALO BALCO
Marvin Benard, Barry Bonds, Bobby Estalella, Jason Giambi, Jeremy Giambi, Benito Santiago, Gary Sheffield, Randy Velarde.
Per approfondire: Scandalo BALCO e Scandalo Biogenesis